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acanale, 32 anni spritzino di Buenos Aires, Altavilla Vic.na, Cannes, etc etc. CHE FACCIO? EXPORT AREA MANAGER Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Runners HO VISTO vivere le emozioni, ho visto negli occhi e nei sorrisi di mio figlio il significato della gioia di vivere, negli occhi della mia donna la forza del superare gli ostacoli, negli occhi delle persone VERE, LA VITA VERA. STO ASCOLTANDO il rumore del silenzio...devastante ABBIGLIAMENTO del GIORNO Casual ORA VORREI TANTO... Fare un viaggio STO STUDIANDO... ...LA VITA.... OGGI IL MIO UMORE E'... Autunno ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) svegliarsi accanto alla persona che si ama BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Alessio Canale, 37 anni. Uno che non si nasconde. La vita è un dono prezioso, in ogni essenza. Con la calma e la pazienza i frutti verranno ma nascono da un seme che bisogna amare e nutrire ogni giorno senza dare troppo nè dare nulla giovedì 26 aprile 2007 - ore 22:00 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,44-51. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nellultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 26 aprile 2007 - ore 00:13 “Egli ci ha amati per primo” La Parola di Dio Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio, perché Dio è amore. … Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: “io amo Dio” e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello. Dalla Prima Lettera di san Giovanni apostolo, capitolo 4, versetti 7-8. 16-21. La nostra riflessione sulla Parola 1. Dio è amore, dunque chi ama è in Dio. Questa è la migliore “dimostrazione” dell’esistenza di Dio, perché non è una semplice riflessione, ma un mostrare diretto. 2. Amare Dio senza amare il prossimo è impossibile. Attenzione alle ipocrisie di chi crede che ci si salvi l’anima con molte preghiere, invece che con molto amore. 3. L’amore scaccia il timore, perché non si aspetta un premio, non ragiona in termini di premi e castighi, ma agisce immediatamente per pura solidarietà. Non solo nel campo umano, ma anche nei rapporti con Dio. 4. San Giovanni dice che in noi l’amore ha raggiunto così la sua perfezione. “in noi”, proprio noi qui presenti? Siamo sicuri di saper amare davvero? 5. Conosciamo, comunque sicuramente, qualcuno che è capace di amare davvero, senza secondi fini. Lì vediamo insieme l’amore, l’esempio, e Dio. Allora ringraziamo. La riflessione del Papa Chiariamo le idee Tre parole chiave da comprendere: 1. SENTIMENTO: che l’amore sia sentimento lo sanno tutti, perché è qualcosa di spontaneo, che si sente con una modificazione piacevole di tutte le funzioni anche fisiologiche. Ma l’amore sentimento non è la sola passione: è l’emozione che unisce all’altro, non è egoistica come la pura passione. 2. INTELLETTO: molti pensano di essere già molto progrediti quando superano la fase della passione amorosa e raggiungono quella del sentimento che è tenerezza, delicatezza ecc. Ma c’è altra strada da fare: altro passo è capire che nell’amore c’entra anche l’intelletto, perché la passione acceca l’intelligenza: ci fa vedere tutto rosa e poi si scopre a proprie spese che c’erano anche i difetti. L’intelletto ragiona e intuisce in modo lucido, ma non freddo. L’amore al suo terzo grado di elevazione implica l’uso dell’intelligenza per vedere pregi e difetti insieme e amare ugualmente con tutto il sentimento. Cioè amare senza illusioni, nella verità: premessa indispensabile per un amore duraturo. 3. VOLONTA’: Non basta ancora, perché l’amore perfetto non fa preferenze di persone, non si limita al coniuge, ai figli, ai parenti e agli amici, ma ama tutto il prossimo, cioè anche gli antipatici e i nemici. Questo è possibile solo se le idee dell’intelletto su che cos’è davvero amare sono chiare, e se la volontà si impegna a metterle in pratica. Così si scopre che al suo più alto livello l’amore può essere comandato, è un comandamento e non solo un sentimento spontaneo limitato a chi è attraente. Ma il comandamento non limita la libertà, anzi, la libera a sua volta: perché ci guida a raggiungere il livello di Dio in cui non c’è divisione. Una volta capito che la volontà di Dio è la migliore, ci disponiamo a farla con gioia e non per forza. Questo è l’amore perfetto. In poche parole, cosa ci vuol dire il Papa? Non c’è contraddizione fra amore e comandamento, perché l’amore pieno è molto più che sensazione, passione, sentimento, ma è sacrificio: il che implica che capiamo per quale motivo dobbiamo sacrificarci, e così poi cresce in noi anche la volontà e la forza di farlo. Chiediamoci 1. Siamo davvero convinti che amare non sia solo una questione di sentimento? 2. Siamo davvero convinti che nell’amore bisogna anche riflettere e cercare la verità? 3. Siamo davvero convinti che al cuore si può comandare, cioè che il comandamento dell’amore per Dio e il prossimo è un vero comandamento e non soltanto un consiglio? 4. La nostra preghiera è fatta di parole, pensieri, silenzi; (ma anche di tante distrazioni); e l’amore? Pregare vuol davvero dire per noi cominciare a leggere o dire qualcosa per finire con un puro atto d’amore? (altrimenti la preghiera è parlare da soli o con gli altri!) 5. E i nostri rapporti col prossimo sono improntati allo spirito di comunione o di competizione, al di là delle parole? 6. L’amore per il prossimo nasce spontaneo o è un atto di volontà? 7. L’amore impegna la sensibilità, la ragione, la volontà, il temperamento, la libertà della persona. Sei d’accordo? Dal testo dell’enciclica La storia damore tra Dio e luomo consiste appunto nel fatto che questa comunione di volontà cresce in comunione di pensiero e di sentimento e, così, il nostro volere e la volontà di Dio coincidono sempre di più: la volontà di Dio non è più per me una volontà estranea, che i comandamenti mi impongono dallesterno, ma è la mia stessa volontà, in base allesperienza che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce labbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia. I santi — pensiamo ad esempio alla beata Teresa di Calcutta — hanno attinto la loro capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal loro incontro col Signore eucaristico e, reciprocamente questo incontro ha acquisito il suo realismo e la sua profondità proprio nel loro servizio agli altri. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento. Lamore cresce attraverso lamore Lamore è « divino » perché viene da Dio e ci unisce a Dio e, mediante questo processo unificante, ci trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia « tutto in tutti ». COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 25 aprile 2007 - ore 23:59 ![]() “Il Decimo Pianeta” (editrice Veneta – 2004), il libro scritto da Domenico Canale, non vedente dalla nascita. Il decimo pianeta è un mondo particolare, il mondo della cecità: è un mondo – si legge nella presentazione – paradossale, fatto di indipendenza e dipendenza, che ruota intorno ad uno svantaggio: quello di non poter vedere. “Secondo la gente comune i non vedenti devono assolutamente suonare e cantare bene. In realtà il cieco, essendo un individuo mancante solo della vista, ha le stesse predisposizioni naturali, positive e negative per la musica di un normodotato qualsiasi.” Il “decimo pianeta” per Domenico Canale è il “mondo dei diversi”, quel mondo che fa tanta paura ai “normali”. Proprio per far conoscere ad un maggior numero di persone questa realtà con tutte le sue difficoltà e problematiche quotidiane, l’autore presenta nel suo libro un carosello di utili notizie e di informazioni sul “pianeta del buio” –come poeticamente lo chiama Canale- che difficilmente da soli avremmo potuto cogliere. Con un discorrere simile ad un colloquio cerca di dare una risposta chiara alle domande più semplici o fuori del comune che chiunque si pone sul mondo del buio o della cecità. Domenico Canale, nato a Carrè in provincia di Vicenza il 3 gennaio 1944, cieco fin da bambino, sposato e padre di due figli, è alla sua seconda fortunata esperienza di scrittore (il primo libro si intitolava “Pagliuzze di Bruma”). Canale ha promosso e partecipato all’attività sportiva dei non vedenti per oltre 25 anni, ottenendo anche significativi riconoscimenti sociali; è anche componente del Peba (Piano di eliminazione delle barriere architettoniche). COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 25 aprile 2007 - ore 23:53 NOI DUE ...e la storia eterna si rinnova per ogni coppia innamorata. Noi viviamo il sogno più bello del mondo. Spesso chiudi gli occhi per meglio vedere la realtà. Allora lanima ti trema sulle labbra e vorrei coglierla con un bacio. Così proseguiamo più stretti lungo il piccolo sentiero che ha il palpito delluniverso. Dammi la tua mano: ti aiuterò a camminare. Dammi il tuo cuore: ti insegnerò a cantare. E la storia eterna si ripete con parole sempre nuove. Ti dico: benedetto il giorno in cui ci siamo incontrati. Mi rispondi: benedetta la luce nella quale ci siamo trovati. E vogliamo ricominciare la vita cancellando quello che è stato senza di te e senza di me. Così, nel giuramento, le labbra si uniscono come ali su un fiore solo. E il sogno è vivo dentro di noi, vegliato ormai dallo stesso cuore. E la storia eterna continua. Non temere i distacchi. Quando te ne vai, più profondamente rimani. E poi saremo presenti anche se assenti, vicini anche se lontani, uniti anche se separati. Vi sono fiori che cercano le radici sotterra e stelle che chiamano al di là degli orizzonti. Spesso la lontananza è la prova del fuoco per il vero amore. Nino Salvaneschi "Saper Amare". COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 25 aprile 2007 - ore 18:57 Pagliuzze di bruma ![]() Recensione PAGLIUZZE DI BRUMA di Domenico Canale L’autore, con questi suoi racconti della memoria, ha voluto ricordare non solo il suo paese natale, Carrè, ma soprattutto i personaggi, i luoghi, gli animali domestici, le abitudini di un tempo che, seppur lontano, appartiene al passato. Il linguaggio usato è vivace e puntuale nei particolari e sfocia in dramma nel racconto dell’uccisione dei suoi congiunti da parte dei partigiani nel Secondo Conflitto Mondiale e quando fissa la data del 3 ottobre 1953 come la reale scoperta della sua nuova vita di non vedente. Domenico Canale nel suo narrare, con padronanza e stile, miscela con grande coraggio e con grande maturità momenti lieti e tristi che donano sempre un messaggio di fiducia nella vita e nel futuro. Domenico Canale è nato a Carrè (VI) il 3 gennaio 1944. dopo un’infanzia caratterizzata da situazioni anomale, nell’ottobre del 1953, cieco assoluto da circa un anno, è entrato in un collegio per non vedenti ove ha compiuto i primi passi scolastici. Ha poi frequentato le scuole pubbliche a Padova dove, nel 1965, si è diplomato all’Istituto Magistrale Amedeo di Savoia. Per qualche tempo ha seguito un corso di laurea all’Ateneo patavino. Nel 1968 lo ha interrotto per entrare nel mondo del lavoro. Dal 1995 è in pensione. E’ impegnato da oltre trent’anni nel volontariato. E’ sposato e ha due figli. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 25 aprile 2007 - ore 18:51 Lultimo libro scritto da mio padre disponibile nelle librerie del Vicentino COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 25 aprile 2007 - ore 18:31 AMORE TENERO.... LAmore, in una continua distillazione di istinti e di valori e in una perenne selezione di fattori fisici e spirituali, si fisserà su una tenerezza comprensiva delle reciproche libertà e necessità. La tenerezza è sempre la migliore custode dellAmore. da Nino Salvaneschi "Saper Amare" ..libro finito di stampare il 15 luglio 1966... che io trovo molto attuale... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 25 aprile 2007 - ore 00:08 VALORE DI UN SORRISO Donare un sorriso rende felice il cuore. Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona. Non dura che un istante ma il suo ricordo rimane a lungo. Nessuno è così ricco da poterne fare a meno nè così povero da non poterlo donare. Il sorriso crea gioia in famiglia, dà sostegno nel lavoro ed è segno tangibile di amicizia. Un sorriso dona sollievo a chi è stanco, rinnova il coraggio nelle prove e nella tristezza è medicina. E se poi incontri chi non te lo offre, sii generoso e porgigli il tuo: nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come colui che non sa darlo. P.John Faber ...appeso alla parete della mia "nuova vecchia camera"...da parte di mio fratello. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 24 aprile 2007 - ore 23:10 NON PROVARE RANCORE E VERGOGNA... Nella vita molte volte questi due sentimenti sfociano in incomprensibili dimostrazioni. Il rancore cosè?..Beh, scherzandoci sopra basterebbe guardare il film "Chiedimi se sono felice"..il rancore è una cosa che hai nello stomaco, nei confronti di altre persone che magari lhanno fatta grossa.... ma poi, come in quel film che sembra stupido ma è una grande metafora, il tempo fa passare sopra al rancore e lAmore sboccia più forte di prima... La vergogna invece tante volte è più che un sentimento un male. In prima persona mi sono sempre vergognato, sino a poco tempo fa, di aspetti semplici e genuini del mio carattere. Ora invece la mia vita è cambiata. Ma non è cambiata solo per volere mio. E cambiata per volere di Dio. Ecco. Dio. Lui ci ha creati e Lui, lessere supremo, ha già scritto e previsto tutto, per tutti noi. Ma sta solo a noi decidere da che parte stare, guardia o ladro, medico o paziente.. e per ogni decisione non provare vergogna. Non mi vergogno a dire che sono Credente, anzi, ma fino a qualche tempo fa mi sarei vergognato. Non mi vergogno a dire che leggo il Vangelo, non mi vergogno a dire che sono innamorato, che amo la mia famiglia, che amo mio figlio. Non ci si può vergognare di Amare. Ma solo se lo si fa con Amore VERO. Ecco io AMO con Amore VERO. Amo la mia Principessa, Amo mio figlio, Amo Dio, Amo la mia famiglia. Tutti questi Amori sono al primo posto della mia vita. E lo saranno per sempre. Perchè se si Ama davvero, può esserlo solo PER SEMPRE. Se volete bene non dite Ti Amo ma Ti voglio Bene. Non vergognatevi. Non sarete puniti, anzi. Vivete sempre con fede, sincerità, onestà, trasparenza, chiarezza, purezza. E non vergognatevi MAI di AMARE. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 24 aprile 2007 - ore 19:12 Il vangelo del giorno Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,30-35. Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Traduzione liturgica della Bibbia Commento al Vangelo di : San Colombano (563-615), monaco, fondatore di monasteri Istruzioni, 12,3 « Signore, dacci sempre questo pane » Il profeta afferma: “Voi tutti assetati, venite all’acqua” (Is 55,1). Questa fonte è per chi ha sete, non per chi è sazio. Giustamente quindi chiama a sé quelli che hanno sete, che ha dichiarati beati nel discorso della montagna (Mt 5,6). Questi non bevono mai a sufficienza; anzi quanto più devono tanto più hanno sete. È dunque necessario, o fratelli, che noi sempre desideriamo, cerchiamo e amiamo la fonte della sapienza, il Verbo di Dio altissimo, nel quale, secondo le parole dell’apostolo Paolo, “sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2,3). Se hai sete, bevi alla fonte della vita; se hai fame, mangia di questo pane di vita. Beati coloro che hanno fame di questo pane e sete di quest’acqua, perché, pur mangiandone e bevendone sempre, desiderano di mangiarne, e berne ancora. Deve essere senza dubbio indicibilmente gustoso il cibo che si mangia e la bevanda che si beve per non sentirsene mai sazi e infastiditi, anzi sempre più soddisfatti e bramosi. Per questo il profeta dice: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore” (Sal 3,5). Per questo, o fratelli, seguiamo la nostra colui che ci chiama. La Vita, la sorgente di acqua viva, la fonte della vita eterna, la fonte della luce e sua sorgente ci invita in persona a venire e a bere (Gv 7,37). Lì troviamo la sapienza e la vita, la luce eterna. Lì troviamo l’acqua viva che zampilla per la vita eterna. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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