Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo ma che ci cambiano la vita. Non sono quelle delle fiabe, perché loro qualche bugia la dicono. Le mie sono ignoranti, ma esplicite, anche insolenti a volte, ma non mentono sui sentimenti. Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto, che vivono i propri sentimenti e non hanno paura di manifestarli. Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua, che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie. Spesso passano per "ignoranti", perché sembrano volgari e invadenti per la loro mancanza di buone maniere, ma sono molto spesso delle "fate" perché capaci di compiere il "miracolo" di travolgerci, costringendoci a dare una svolta alla nostra vita. F. Ozpetek
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mercoledì 12 luglio 2006 - ore 14:44
Amandoti - G. Nannini - 2004
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Amarti m’affatica, mi svuota dentro,
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto.
Amarti m’affatica, mi da’ malinconia ...
che vuoi farci, è la vita,
è la vita, la mia.
Amami ancora, fallo dolcemente
un anno, un mese, un’ora, perdutamente.
Amarti mi consola le notti bianche,
qualcosa che riempie vecchie storie fumanti.
Amarti mi consola, mi da’ allegria ...
che vuoi farci, è la vita,
è la vita, la mia.
Amami ancora, fallo dolcemente
un anno, un mese, un’ora, perdutamente.
Amami ancora, fallo dolcemente.
Solo per un’ora, perdutamente.
Non ha importanza per quanto tempo. Ciò che conta è l’intensità.
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martedì 11 luglio 2006 - ore 15:53
Fare lamore
(categoria: " Amore & Eros ")
Iniziamo con il verbo: fare. Non sentite anche voi, subito, un rumor di betoniera? Fare richiama il costruire, e dunque scavi, sudore, calcestruzzo, fatica, e spostati che passa un caterpillar, passami il martello. Caterpillar? Martello? Ma dico, ma stiamo scherzando?
Non avete visto cosa c’è dopo? Amore. Gli unici tecnologici attrezzi da portare in scena dovrebbero essere arco e freccia di cupido. Dopo, solo violini e corse al rallentatore e tramonti e cene al lume di candela.
Invece no. C’è quell’ingegneristico fare di mezzo, che dietro alla sua pomposa e apparentemente concreta natura, ne nasconde un’altra, esibizionista e palazzinara. Perché fare, leggermente di straforo, significa anche fingere, recitare. Lo dicono anche già i bambini: facciamo che tu sei…
Facciamo che io continuo a essere innamorato di te, per esempio. Facciamo che continuo in questo spazio pantofola, dove ho messo drappi agli specchi per non guardarmi negli occhi e tapparelle alle finestre, per non vedere il cantiere lasciato a metà. Facciamo che accendiamo la televisione. Facciamo che quando cammino lascio i miei occhi in altri occhi, e poi sorrido e ti stringo la mano.
Ma allora che cosa ce ne facciamo di questo verbo inutile? Da qualunque parte lo rigiriamo, sembra di provare a infilare un quadrato in un cerchio, gioco educativo che non impariamo mai a giocare.
Questo verbo non è capace di far da locomotiva alla carrozza fatata che lo segue. Non riesce a trainarla, come i cavalli tramutati in topi. Rischia di rendere zucca questo oscuro desiderio universale.
Forse un verbo ce lo dovremmo inventare.
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venerdì 7 luglio 2006 - ore 11:55
Bambina
(categoria: " Riflessioni ")
"Sono una bambina. Non mi aspetto che tu mi capisca. Stento anchio a farlo."
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giovedì 6 luglio 2006 - ore 12:16
Un mondo tutto mio
(categoria: " Lavoro ")
Lavoro: 8 ore davanti al computer, mani sulla tastiera, occhi sullo schermo, orecchie in cuffia che ascoltano voci spesso noiose, la mia bocca che parla parla ...
E poi cè questa finestra ... a volte, vorrei che mi risucchiasse e mi portasse in un mondo tutto mio: avrei te davanti, mani che accarezzano il tuo corpo, occhi nei tuoi occhi, orecchie allietate da sussurri, la mia bocca che sfiora la tua ...
Purtroppo lo squillo del telefono mi riporta alla realtà.
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mercoledì 5 luglio 2006 - ore 16:06
Retsina - il vino caratteristico delle dolci notti elleniche
(categoria: " Ricette ")

Il vino assomiglia all’uomo: non si sa mai fino a che punto lo si può apprezzare o disprezzare, amare o odiare; nè quanti atti sublimi o crimini mostruosi è capace di commettere. Non siamo, allora, più crudeli con lui che con noi stessi e trattiamolo come un nostro simile. (C. Baudelaire)
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martedì 4 luglio 2006 - ore 14:09
Mondiali ... cattivi pensieri
(categoria: " Pensieri ")

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lunedì 3 luglio 2006 - ore 14:45
Fuoco di paglia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un altro fuoco di paglia ... Perchè sono così volubile?
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venerdì 30 giugno 2006 - ore 15:30
Non ti muovere - 2004
(categoria: " Cinema ")
"Tratto dal bestseller omonimo, Non ti muovere è la storia di una passione travolgente, dei sensi e dell’anima, che rischia con il suo impatto di stravolgere il destino del protagonista, Timoteo, medico chirurgo ormai avvezzo alle sicurezze e alle ipocrisie della vita borghese. L’apollinea moglie Elsa - con la sua perfezione ed equilibrio che è anche freddezza e calcolo - e la dionisiaca amante Italia - che incarna invece la passione, il disordine e il caos dei sentimenti - rappresentano per Timoteo i due estremi esistenziali fra cui non riesce a scegliere. È rimbalzato infatti fra le due possibilità di vita, così diverse e speculari, fra il dover essere e l’essere quello che si è, fra gli obblighi sociali e la libertà del sé, fra la monotonia del quotidiano e l’eccitazione delle possibilità ancora aperte. Come spesso accade, sarà la vita a scegliere per lui. Anche se il ricordo di quell’amore abortito lo accompagnerà a lungo nell’esistenza, almeno fino a quando un segno del destino lo aiuterà a capire che è arrivato il momento di liberarsi del passato, del suo fardello e della sua memoria".
L’amore è cieco, sordo e muto. L’amore non sceglie, siamo noi a essere scelti dall’amore. L’amore è inaspettato, inopportuno, destabilizzante. Non vorremo mai amare, eppure il ricordo di chi ci ha amato ci accompagnerà per sempre. L’amore è un’irrealizzabile utopia, è fonte di sofferenza e pena. Nulla possiamo, l’unica salvezza è abbandonarsi alle emozioni che suscita in noi. A qualunque costo. O, almeno, questa è la scelta che fa Italia. Amare incondizionatamente Timoteo, aspettarlo per ore e ore, vivere per lui. Dargli tutto quello che la moglie Elsa non saprà mai dare: devozione, abbandono, abnegazione. È una donna da poco, forse. Ma è una donna che sa amare.
Struggente è anche la colonna sonora che comprende "Un senso" di V. Rossi e "Gli amori" di T. Cutugno.
Dedicato a tutti coloro che non vogliono, non riescono o non possono scegliere...
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giovedì 29 giugno 2006 - ore 15:27
Promessa - Alekos Panagulis
(categoria: " Poesia ")
Le lacrime che dai nostri occhi
Vedrete sgorgare
Non crediatele mai
Segni di disperazione
Promessa sono solamente
Promessa di lotta
Alekos Panagulis (1939-1976)
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mercoledì 28 giugno 2006 - ore 15:35
Atene ... un tuffo nel passato
(categoria: " Viaggi ")
Come regalo per la sudata maturità classica (anno 1991 ... azz, sono trascorsi ben 15 anni!) ricevetti una vacanza ad Atene.
Ricordo di aver girovagato per le strette viuzze pedonali della Plaka, il centro storico nonché vecchio quartiere turco di Atene, ricco di taverne, caffé e di negozi di antiquariato, souvenir e gioiellerie.
Ed ovviamente fu una tappa obbligata la visita dell’Acropoli, dove ci colpirono la grandiositá del Partenone, la bellezza della Loggetta della Cariatidi, del Tempio di Atena Nike e del teatro di Erode Attico.
Mi sovvengono molte leggende di divinità ed eroi... Ho sempre avuto una simpatia per Dioniso, che incarna tutto ciò che vi è di istintivo, sensuale, caotico e irrazionale nella vita. Dioniso era l’unico dio che concedeva alle donne e agli schiavi, ebbri di vino, di partecipare ai suoi riti, i quali prevedevano una danza sfrenata e liberatoria.
"Bevi e sei in una quarta dimensione ove il cielo è sempre lucido, la terra e le cose sono nuove e vergini; gli uomini tutti leali e le donne tutte amorose, il presente è certezza d’eternità, l’avvenire colmo di piacevoli avventure..." - P. Monelli
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