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Beltane, 31 anni spritzina di arcella city CHE FACCIO? l’elementari Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) Il gelato di Bepi nelle sere d'estate. BLOG che SEGUO: una maestra d’arte: sharaz-de un astronomo: rigel una moracciona: xstarlight cuoco preferito: tientela! il nemico: Belele ancora arte: maestron BOOKMARKS test (da Tempo Libero / Umorismo e Satira ) concentus musicus patavinus (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
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Rimaniamo incastrati in quella serpe umana che cerca di riversarsi, in possesso di regolare biglietto, dentro l'angusta sala Tecnicolor. A rischio di linciaggio la "maschera" dell'astra, che ci fa scocciato: "ma voi che biglietto avete? fate i furbi?"....to be continued... e' subito polemica. Gente che tira fuori lo scontrino del telepass per farsi rimborsare. Ci si mette anche un trenino della stampa, due tizie che si fanno largo a suon di "stampa, stiamo lavorando, fateci passare". Allora francy gli fa "Ci mostri il tesserino", "C'è l'ha lei " (ed indica l'altra giornalista). E Francy :" la stampa all'estero non passa avanti, è come tutti gli altri " (se lo inventa al momento ma fa un certo effetto). La giornalista sta per scoppiare a piangere: "Non sono di padova, non trovavo parcheggio, non conosco nessuno". Poi Sabina se ne va, la sala si vuota ed entriamo a vedere il film AL mio fiano ad un ragazzo scende la lacrimuccia guardando lo spezzone su Montanelli che piange alla redazione del COrriere (sarebbe il mio moroso...ma che ci fa con una come me?). to be continued... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 14 settembre 2005 - ore 18:48 Oggi sono... Oggi sono andata a vedere il pezzo di biennale che sta nell'Arsenale col mio amico che fa l'Hdemia (kikka89 mi fai una pippa, tu c'hai la K io l'H!). La cosa più figa, e non solo in senso metaforico, sta all'entrata: ![]() Acciaio inossidabile, assorbenti interni. Lampadario stile Liberty con 14.000 assorbenti OB In tutte le recensioni dell'opera di matrice iper-femminista dell'artista portoghese Joana Vasconcelos, si parla di assorbenti Tampax. Le recensioni devono essere state fatte da uomini. A colpo d'occhio qualunque donne vede che gli assorbenti sono quelli OB. Se fossi l'OB io mi incazzerei. ![]() Insomma, è come quando chiami il mascara Rimmel. Non sarà mica una figura retorica dei nostri tempi? LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 14 settembre 2005 - ore 00:23 roba da donne Questa sera voglio parlare di un argomento diverso dal solito. Non so se avete presente cos'è una "casa del detersivo". Hanno vari nomi, ma il concetto è quello. Sono catene della grande distribuzione di prodotti per l'igiene/igene della casa e del corpo. Io ho ingaggiato una lotta all'ultimo sangue con quella della mia zona. Tutto è nato quando sono andata a comprarmici uno spazzolino da denti, diversi mesi fa, e alla cassa ho scoperto che invece di 2€ costava 5€. Allora io ed il cassiere siamo tornati alla corsia degli spazzolini e lui trionfante mi ha mostrato che la targhetta del prezzo mancava, e che io avevo erroneamente fatto riferimento ad un altro modello di spazzolino della stessa marca. Il cassiere mi ha chiesto subdolamente se volevo cambiarlo. Ed io gli ho risposto: "se costa così tanto sarà il migliore, ed io per la mia igene/igiene orale non bado a spese". Ma avendo mangiato la foglia le volte successive mi sono resa conto che in quella casa del detersivo c'era l'abitudine di non mettere il prezzo a più di un prodotto dall'aria inutilmente costosa. Senza contare che i prezzi erano mediamente tutti esorbitanti. Quindi ogni volta che passavo davanti al negozio, se ero in compagnia, proclamavo ad alta voce che in quel negozio ti pelavano ed erano autentici ladri, in maniera tale che mi sentissero tutti. Ma in questa crisi mistica da casa del detersivo ora ho finalmente visto la luce, che si chiama Balea. La Balea è una linea di prodotti per il corpo tedesca che unisce alla economicità l'innovatività. La Balea produce creme idratanti all'aroma di PiÑa colada con estratto di elicopobio che ritardano la crescita dei peli, mousse depilatorie al gusto di fragola, perline per le occhiaie, creme anti-età, creme viso indratanti per pelle giovane con filtro solare, senza contare i soliti bagnoschiuma e shampoo...e con il costo di un detergente per il visto della viscì ti rifai un intero beauty-case, oppure ti costruisci il kit di sopravvivenza della donna scimmia. Basta prosciugare i vostri stipendi e le vostre paghette con prodotti inutilmente costosi, convertitevi anche voi! (li hanno al dm-market) LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 8 settembre 2005 - ore 12:33 Il Festival del Libro di Mantova per onorare degnamente il mio compleanno , ho deciso di trascorrere il resto della giornata a Mantova, città elegantemente protesa su un lago, ove il fiume Mincio divaga in un ampio specchio d'acqua, ai confini tra Lombardia, Emilia e Veneto. Ieri era giornata inaugurale del festival del libro di Mantova, una sorta di festa paesana che coinvolge piazze vie e maggiori palazzi storici della città, disseminata dei giovanissimi volontari della manifestazione che, equipaggiati di polo azzurra e pass, paiono essere quelli che se la spassano più di tutti. Ne becco uno che avrà si e no 12 anni. Scusa, per il "cortile dei cavalli?". Stiamo cercando la presentazione di Nick Hornby all'interno di quella piccola città nella città che è il borgo formato dal Palazzo Ducale e dal Castello S. Giorgio. Quello mi guarda come se fossi una deficente, coi i suoi riccioli biondi e con l'aria di chi la sa lunga: " il cortile della cavallerizza vuole dire!". Ci spiega con grande professionalità come arrivarci e ci mette la pulce all'orecchio: "dove c'è un sacco di gente". In realtà il nostro è un tentativo disperato. Alla biglietteria ufficiale del festival ci hanno già riso in faccia, i biglietti sono finiti ad agosto dopo 10 minuti di prevendita! Giungiamo all'apice di una lunghissima coda di persone. Sarebbero quelli come noi, senza biglietto, arrivati all'ultimo minuto. "In genere fanno entrare tutti, ci si può sedere sull'erba...ma con la pioggia...", ci spiega una attempata signora con zainetto e capelli corti senza tintura , dall'aria intellettuale. Sono le sei e mezza ed è tutto il pomeriggio infatti che cade una fastidiosa pioggerellina. Dietro di noi si sono già aggiunte delle persone. Ci sono due donne che dicono di essere appena arrivate da Modena. Hanno l'aria di quelle appena uscite dall'ufficio, con il loro costoso vestiario casual, di quelle che dicono "Sono una ragazza di trentotto anni", "Sono stata in vacanza con il mio ragazzo". La bionda tempesta di domande un bel trentenne abbronzato, con gli occhiali dalla montatura d'osso. "I primi anni non c'era alcun problema ad acquistare i biglietti il giorno stesso, ma adesso che la manifestazione è famosa...". Ad un certo punto gli addetti ai lavori ci fanno rompere le file davanti al botteghino, ed improvvisano una biglietteria direttamente all'accesso, posti e biglietti sono ormai finiti e si paga per entrare e basta. L'evento si svolge nella corte di un castello, con ampi finestroni che danno sul lago. Sotto un tendone davanti ad una grande platea, ci sono tre persone sedute al tavolo. Al centro un giovane pelato, a sinistra una traduttrice, e a destra un signore caciarone non meglio identificato, probabilmente a fare da anfitrione. Nick Hornby, il giovane pelato, sta finendo il suo discorso. Ci posizionamo dietro la platea sotto il bordo del telone tra la bionda e il trentenne con cui eravamo in coda. Iniziano le domande del pubblico. Il signore caciarone si incarica di dare la parola a coloro che alzano la mano, inviando i volontari in polo azzurra con il microfono. La prima domanda è proprio del genere che mi aspettavo. La voce è giovane, femminile, giornalistica, accenna ad argomenti da cultori della materia, a rubriche letterarie americane dove Nick svolge l'attività di recensore. In parole povere la ragazza vuole sapere in che modo il Nick recensore dei libri degli altri, influenza il Nick scrittore. La traduttrice traduce l'italiano ad Hornby in tempo reale, mentre lascia rispondere ad Hornby in inglese, traducendo alla platea in un secondo momento. Sono affascinata dalla traduttrice. Mi ricorda un'attrice famosa italiana che ha fatto dei film con Muccino. Quando parla sembra stia recitando un copione teatrale, da corpo e tono alle frasi accentuandone ogni sfumatura, producendo nel pubblico riso isterico, stupore, ammutolimento, a a seconda dell'ilarità o della profondità del discorso di Nick. Secondo Nick, la rubrica letteraria in cui scrive, "The Believer", è una sorta di isola felice per gli scrittori. La critica letteraria specializzata è una sorta di disciplina sportiva alla demolizione più originale, all'epiteto più offensivo. Ma lui invece si limita a leggere e recensire quello che gli piace veramente, e di cui può parlare bene, cercando di non mettersi nella situazione di leggere un libro veramente brutto e di doverne parlare male per amore della verità, o bene per soldi. Una volta però ha recensito sua sorella. Al mio fianco la tipa bionda ride in maniera fastidiosa ad ogni parola di Nick. Ha una risata veramente strana, innaturale. Poi mi viene in mente che fa così soltanto per far sapere a tutti che lei riesce a capire quello che dice Nick in inglese e addirittura a capire le battute umoristiche, perchè ogni tanto si gira a guardarci. Ma questo complesso tutto italiano per le lingue è piuttosto diffuso. Seguono altre domande poste direttamente in inglese, che la traduttrice deve perdere tempo a tradurre per il pubblico. Un tizio chiede a Nick cosa ne pensa della new wave musicale inglese, citando una sfilza di band. Nick risponde che dal '62 in poi non si fa altro che parlare di new wave e che non conosce nessuna delle band citate. Ci informa di quali sono le sue preferite e c'è gente che prende appunti. Avviene cosa analoga quando risponde alla domanda sui libri. Nick preferisce gli scrittori americani, ai connazionali, perchè "nei loro libri ci sono più battute". Un ragazzo chiede cosa ne pensa del trasferimento del famoso giocatore dell'Arsenal (di cui lo scrittore è tifoso) alla Juve. Nick risponde puntualmente, aggiungendo alla fine che spera di aver offeso qualche tifoso juventino così avrà meno libri da autografare all'uscita. Ma la vera protagonista è un signora dalla voce querula, probabilmente insegnante delle superiori, che ricorda di aver letto una volta una recensione molto bella di Nick su Carles Dickens. Poi aggiunge che non è molto preparata, perchè è arrivata per miracolo, senza biglietto, che è in viaggio da quella mattina con la pioggia. Noi tutti avventori semi-casuali la capiamo e le facciamo un'ovazione. La signora trova che tra la maniera di scrivere di Nick, "parlata", e quella di Dickens ci siano delle affinità. Nick Hornby non se lo fa ripetere due volte, si gongola con il complimento e fa il pagliaccio: "Io sono meglio di Charles Dickens". Più seriamente afferma che Dickens è l'ultimo scrittore inglese ad aver messo d'accordo pubblico e critica, e che il problema di oggi è proprio la frattura tra la critica e ciò che vuole leggere il pubblico. Il dibattito si conclude. Ci spargiamo per le strade di Mantova, scrutando l'elite di quelli che vanno ai festival della letteratura. Entriamo sotto i tendoni libreria. Oh, si, Artie Spiegelmann, stupendo, bisogna comprarlo, assolutamente si! Si comprano l'ultima opera del noto autore di Maus "L'ombra delle torri". Vorrei anche io entrare nelle elite, ma mi mancano 25 euro! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 7 settembre 2005 - ore 10:16 VAFFANCULO Ho sempre trovato cretino scrivere le proprie cose personali nel blog, ma in questo momento ho assolutamente voglia di sfogarmi esponendo al pubblico ludibrio una serie di sfighe deprimenti. Innanzi tutto OGGI COMPIO 24 ANNI, e per la prima volta in vita mia non sono affatto contenta di compiere gli anni. E' come se la mia età fosse diventata un variabile indipendente, a cui il mio essere è del tutto indifferente. In poche parole, come tutte le donne, ho smesso di contare gli anni. D'ora in poi farà testo l'età biologica, e mentale, e non quella anagrafica. Però è anche vero che 24 è un numero orribile, e che averne 25 non mi dispiacerà affatto. Il fatto è che per me compiere 24 anni significa fare un salto al di la della barricata che mi separa dal mio IO di teenager, il mio IO di 19 anni che inzia l'università, così duro a morire. Ma una volta uscita da questo bozzolo informe dei 24 anni, troppo vecchia per essere una teen-ager, troppo giovane per essere una donna, sarò una splendida venticinquenne che inizia la sua carrierra di donna indipendente. E quì si apre la seconda questione. Oggi oltre a compiere 24 anni, avrei anche dovuto passare il mio 28esimo ed ultimo esame, forte del massimo punteggio nella prova scritta. Ho passato tutta la settimana tra lo scritto e l'orale a programmare in Fortran, per preparare le esercitazioni la cui discussione sarebbe stata il punto cardine dell'esame. O così credevo. Mi era anche venuto in mente che avrebbero potuto farmi qualche domanda teorica, ma sinceramente, avendo deciso di programmare sul serio, e non di farmi passare i programmi dagli altri, non ho avuto un briciolo di tempo per ripassare la teoria, che comunque avevo già dovuto studiare per lo scritto, visto che anche nello scritto c'erano domande di teoria. E poi, cazzarola, ultimo esame, compleanno, troppe ricorrenze per mettersi a anche a fare i pignoli. Ma sta mattina, appena chiamata dal docente, ho capito subito che le cose si mettevano male. Il docente sembrava essersi svegliato con la luna storta e magari covare pure un odio per quelli del vecchio ordinamento come me, che devono ancora sostenere metodi numerici, tra l'altro non avendolo come esame obbligatorio. Inutile dire che alla banalissima domanda di teoria che mi ha fatto, i sensi di colpa per aver creduto fino alla fine che l'orale fosse solo una formalità, mi hanno fatto andare nel pallone e per non abbassare il voto dello scritto sono stata subdolamente invitata a ripresentarmi. Insomma, così questo dannato settembre oltre a cominciare la tesi e sistemare un altro esame in sospeso, avrò anche da studiare teoremini di geometria del mio cazzo che non ho, con l'ansia da prestazione del voto. Bella maniera di compiere 24 anni, dando prova di eccessivo zelo ed onestà, completa mancanza di furbizia. Perchè sono così? Non potevo impegnarmi di più con la dimostrazione, trasudando onniscienza, come fanno tutti i furbastri? Invece come al solito, la mia mancanza totale di memoria, la mia lentezza di riflessi, il mio terrore degli orali mi hanno dannatamente complicato la vita. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK lunedì 29 agosto 2005 - ore 23:21 Le difficoltà che oggi molti musulmani devono affrontare per adeguarsi alla realtà non nascono dalla scarsa duttilità delle loro idee; nel corso della storia l'islam ha infatti dimostrato un'enorme capacità di adattamento, accogliendo al suo interno elementi culturali provenienti dall'ebraismo e dal cristianesimo (che, con l'islam, costituiscono la famiglia abramitica delle religioni monoteiste mediorientali). La crisi dell'Islam moderno - di cui non si può negare l'esistenza - non è tanto una "crisi spirituale", quanto di autorità politica, intellettuale, giuridica. Lo stato occidentale si formò quando la Chiesa - la comunità ideale, incarnazione di Cristo - diede alla luce una prole laica, sotto forma di città e di altre entità collettive. Lo stato islamico, al contrario, non si lasciò mai del tutto alle spalle la matrice tribale.[...] Con l'eccezione degli sciiti, che rimasero legati all'idea di una autorità spirituale trascendente, la mancanza di un'istituzione centrale detentrice della sovranità religiosa impedì l'emergere della sua controparte sotto forma di stato secolare. La legge si sviluppò separatamente dalle forze deputate a garantirla, e così la forma di governo tribal militare divenne la norma. Come hanno scritto Patricia Crone e Martin Hinds "un governante che non ha voce in capitolo sulla formulazione della legge sotto la quale i suoi sudditi hanno scelto di vivere non può governare questi sudditi se non in senso strettamente militare". (dal saggio "Islam" di Marise Ruthven) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 20 luglio 2005 - ore 21:06 La gelataria Gargoille Gargoille, la nuova gelateria di via Ostia, vi attira con il suo design retrò per poi pugnalarvi direttamente allo stomaco ed al portafoglio. -Buonasera, un cono con due palline, chiedo io, ignara di quanto mi aspetta. -Da quanto? 2 euro, 2 euro e 50 , 3 euro?, risponde la demoniaca gelataia. -Du-due euro e 50, rispondo allibita, pensando che nemmeno a Venezia ho mai pagato tanto un cono gelato e chiedendomi se per caso la gelataia è un cyborg in grado di misurare con la vista il diametro delle palline per farle corrispondere ad uno dei tre prezzi, visto che i coni sono tutti delle stesse dimensioni. Ma ben presto i miei dubbi vengono risolti. La dipendente di Gargoille lavora di spatola con perizia, come un muratore che sta centellinando le ultime dita di malta, per produrre delle palline perfettamente sferiche da icona gelato. La crema Gargoille alla base del cono è anche in quantità accettabile, ma la pallina gianduiotto alla sua sommità è talmente striminzita che mi si stringe il cuore. E mi chiedo come sarebbero state le palline da 2 euro. Passando dall'aspetto quantitativo all'aspetto qualitativo, i prestigiosi gusti che ci sono stati proposti dalla casa sono: -tassa di caffelatte vomitata dal nonno (alias caffè) -fior di panna del supermercato rimasto in congelatore per tutto l'inverno e reduce di diversi processi di decongelamento-ricongelamento, con pezzettini di cioccolato raccolti dalle briciole di cremino (alias stracciatella) -Cioccolato fondente del discount ammorbidito con olio di fegato di merluzzo (alias gianduiotto) -Biscottino plasmon ciucciato da neonato e pastella del gelato fritto del ristorante cinese mantecato con la chiara d'uovo (alias: crema di Gargoille) E si che il mio palato è abituato al biologico, al macrobiotico, alla cucina di sopravvivenza di mio padre, alla cucina "cucchiaio verde" di mia madre, ma Gargoille mi ha fatto capire una cosa: se il gelato naturale fa così schifo e costa così tanto, credo che continuerò a mangiare quello a base di farine non meglio identificate e coloranti LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK lunedì 18 luglio 2005 - ore 20:05 STEVIA ![]() Questa pianta del Nuovo Mondo si chiama Stevia e nella sua versione naturale ha un potere dolcificante circa 10/15 superiore a quello dello zucchero senza dare alcun apporto calorico. Non è stata diffusa industrialmente perchè in quanto specie spontea, non è brevettabile, ed il suo prezzo non è quindi soggetto alle logiche monopolistiche dei brevetti, come l'aspartame. Questa pianta è stata bandita come dolcificate anche all'interno della comunità europea, ma per ragioni che certamente non hanno a che fare con il vantaggio dei consumatori. Noi Padovani però siamo fortunati. Con due euro possiamo portarci a casa una piantina dal vivaio di Galzignano Terme, uno dei pochissimi vivai in Italia che continuano a produrla. Io oggi ne ho comprate tre. E' pazzesca, 'sta pianta. Stacchi una foglia, te la mastichi, ed è assolutamente paragonabile ad una caramella alle erbe! Il sito dove potete trovare tutte le informazioni sulla pianta ed il suo utilizzo domestico è LINK La famosissima ditta produttrice del padovano a cui le leggi hanno rovinato il business ma dove potete acquistare qualche piantina: Euganea Floricoltori scrlLINK LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK sabato 16 luglio 2005 - ore 11:33 tg terrorismo Cuocio gli hamburger col sottofondo di un noto telegiornale, quello con l'uomo e la donna nello stile dei channel, quando mi giunge alle orecchie un servizio che mi fa letteralmente accapponare la pelle e rischiare di bruciare le piccole rondelle di carne bovina che sto malamente bruciacchiando. La notizia è quella del momento: la strage di Londra. Tra qualche settimana cadrà nel dimenticatoio, ma per il momento, per i professionisti dell'informazione mediatica, è come la gallina, tutto fa brodo. Perciò ecco che parlano di moschee lombarde chiuse per instabilità strutturale e di reparti maternità del vicentino dove è stata instaurata la separazione tra mamme italiane (con marchio cee per capirci) e mamme extracomunitarie, con annesse le interviste di passanti imbambolati che non sanno nemmeno di essere al mondo. Ma la cosa che mi fa veramente venire da vomitare è la citazione, neanche fosse l'angelus del Papa, dell'articolo della Fallaci che uscirà domani sul corriere. Posso anche capire che il telegiornale decida di informarci dell'uscita dell'articolo della famosa Fallaci, così chi vuole lo andrà a leggere, ma mi fa venire i brividi che ce lo leggano testualmente durante un telegiornale...insomma, il telegiornale che dovrebbe, per finta o per davvero, informarci sui fatti, adesso si è messo a propagandare un pensiero altamente estremista, che di informativo non ha nulla. Una condotta che contribuisce ad insinuare nella gente terrore ed odio. In una parola, il gioco dei terroristi. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK giovedì 14 luglio 2005 - ore 10:45 Quel bar al Carmine E' impressionante la folla che si crea davanti a quel bugigattolo privo di attrattive. A meno che questi poveri diavoli si divertano ad occupare la corsia di ritorno dal centro, vivendo il brivido di essere investiti da qualcuno che sbuca da ponte Molino a folle velocità perchè è stato in coda dietro al 15, al 9 e al 24 fin dalle porte Contarine e adesso non gli pare vero di uscire dalle mura del centro storico. Dietro al cerone e alle magliettine, i frequentatori di questa fortunana attività ristorativa, celano l'età che avevano i miei genitori quando erano alle prese con i concorsi pubblici ed i pannolini sporchi (dopo un decennio di gozzovigliamenti, a dire il vero). Ebbene, la realtà è questa. La generazione tra i 30 ed i 40 anni nel nostro paese, non conta nulla. Siccome non gli fanno fare nulla, eccoli là tutti quanti agli spritz a fare finta di avere ancora venti anni. Possibile che non abbiano nulla di meglio da fare, con tutte le battaglie che ci sono da combattere? A proposito di battaglie "Di livello internazionale è anche la realizzazione di “Memoria e luce - World Trade Center Memorial”, un’opera architettonica concepita intorno ad una trave appartenente ad una delle Twin Towers donata nel 2002 dal Dipartimento di Stato americano al Veneto. L’opera, commissionata dalla Presidenza della Regione a Daniel Libeskind, grande architetto vincitore della ricostruzione di Ground Zero, sarà realizzata a Padova presso il Giardino delle Contarine ed è stata presentata alla Biennale 2004. Un progetto di prestigio internazionale in cui la sede di Bruxelles ha avuto un importante ruolo di pubbliche relazioni." dal sito della regione veneto:LINK Ecco, io non lo so se l'abbiate già visto. Quell'enorme struttura di metallo che forse, starebbe bene si in una Berlino o Copenhagen dagli enormi spazi ricostruiti, ma che nel suggestivo cantuccio delle porte Contarine non è altro che un pugno in un occhio che contribuisce a spingere sempre più nella fossa la morfologia suggestiva che ci arriva dalla Padova storica. E pensare che Padova è piena di posti che gridano un'identità, uno straccio di monumento. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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