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2) ...amare tanto qualcuno ed avere paura di dirglielo.
3) Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere ke non l'avrai mai

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La foto qui sotto è opera di NINFEA (grandeeeee)



DICONO DI ME:
Tu sei un libro aperto. Però al contrario.
il mio amico Emiliano

Sezione FRASI DELLA SHAULA:
Io che un libro di trenta pagine lo riassumo in quaranta.
per gentile richiesta della Lisaè
I tramezzini di San Leonardo si presentano sotto le mentite spoglie di tramezzini.
...ho riso per 5 minuti, ed ero in biblioteca
Ma chi può dire di non essere stato felice, se credeva di esserlo.
Shaula versione filosofa.
Scusate, vado a completare il mio pezzo sulla mostra bovina. Entrare nel mondo della zootecnia era il mio sogno nel cassetto.

Vi ricordo che studio arte. Grazie.
Micidiale



FRASE LETTA SU INTERNET: "Te lo do subito" è lectio difficior"

VARIE: Ceres-Jeff 1-0


I miei libri!!!

e LINK PERMANENTE ALLA NUOVA VELINA: La Shaula bionda! Accorrete numerosi!



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domenica 14 gennaio 2007 - ore 15:30


Ventinove
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi sento molto toga, perché mi è venuta una bella idea. Anche quasi originale.

Stavolta il mio compleanno cade di domenica. Festeggiare in pizzeria di sabato? Noooo porta sfiga festeggiare in anticipo. A pranzo la domenica? Nooooo palloso come un matrimonio.
Quindi domenica pomeriggio. Enoteca sui colli. Vini a nastro e affettati come se piovesse. Con quelli più affettuosi e affamati si può restare anche a cena, che io e il Pork ci mangiammo veramente bene. E poi c’è il caminettus, e i bibanesini, e la carne di asino, eccetera.
E se qualche spritzino, non potendo sopportare di vivere oltre senza riuscire a farmi gli auguri di persona per il mio ultimo compleanno prima dei 30, volesse aggregarsi e bere un bicchiere, sarà graditissimo. Lascerò istruzioni al momento opportuno.

Dai, ditemi che è un’idea eccezzziunale, che sono tutta gasata

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venerdì 12 gennaio 2007 - ore 00:39


Confessioni
(categoria: " Riflessioni ")


Da quando era nato, quel moccioso non faceva che piangere, la mattina, la sera, la notte. Quando lo allattavano, quando lo staccavano, quando gli davano il biberon e quando no, quando lo passeggiavano e quando no, quando lo cullavano, quando gli facevano il bagno, quando lo cambiavano, quando lo portavano a spasso, e quando lo riportavano a casa. E io dovevo finire quell’articolo. Avevo promesso di consegnarlo alle dodici. Era un impegno preciso, che avevo preso con il mio amico Ríos. E io sono di parola. E questo marmocchio che piange, piange e piange. E sua madre... Beh, di sua madre meglio non parlarne. Lo gettai dalla finestra. Vi assicuro che non c’era altra scelta.

Uno dei primi libri che ho comprato senza input scolastici è stato Delitti esemplari di Max Aub. Prima di tutto perché era molto piccolo e poi perché il titolo mi intrigava. La sorte è stata simpatica, perché il libro è veramente prezioso. Dentro ci sono brevissime narrazioni dei moventi di decine di delitti, tutti paurosamente banali, come quello qui sopra. Delitti immaginari, che l’autore spaccia per veri, ma avvisando il lettore che è un gioco. Fanno paura per la crudeltà, l’assenza di morale, forse anche l’assenza di logica. C’è uno che ammazza un altro perché gli rovescia per sbaglio dell’inchiostro sul progetto. Un altro uccide il vicino perché russa. Un altro ammazza il medico perché gli fa male strizzandogli un brufolo. Se uno è portato all’aggressività, o è esasperato, sono pensieri che vengono: ma non sono progetti, sono frasi fatte. "Roba da ammazzarlo". Oppure io, quando vado dal macellaio e gli pago due euro e mezzo di braciole con una banconota da cento, e gli dico: "Non mi uccida, ma non ho cambio!".
Cazzo.

E oggi in tv ci dicono che due tipi fanno una strage dei vicini perché "facevano rumore". Io penso di leggere un libro satirico, e invece sto guardando il telegiornale. Non esistono commenti per storie così, si può solo rabbrividire.

Consiglio il libro a tutti quanti.

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domenica 7 gennaio 2007 - ore 03:27


Post-cena
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo plurime pietanze e alcolici sovrabbondanti di varie specie e provenienze, arriva l’ora del talamo concubinario (assai casto per questa notte, mercè il tasso etilico).

Se mi sveglio prima del pomeriggio, domani mi fiondo a vedere

e anche

, che tanto sono nello stesso palazzo. Punto la sveglia e speriamo bene.

Comunque buon 2007 a tutti quelli che si sono scazzati perché non gli ho mandato il sms di auguri. Non l’ho mandato a nessuno, speriamo che a qualcuno importasse riceverlo (se ancora badiamo a queste formalità).

P.S.: so che sono minchiate, ma si avvicina il contatto al blog numero 12345. Che, come tutti sappiamo, è la combinazione che un idiota userebbe per la valigia.

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giovedì 4 gennaio 2007 - ore 17:33


Arieccome
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siete tornati al lavoro? Avete finito di gozzovigliare e abbuffarvi come animali?

Da brava disoccupata, io sono tornata solo ai lavori domestici, ai libri e ai miei 14mila svaghi improduttivi. E prima di andare a stendere il bucato vi propino una selezione delle mie vacanze natalissie:

spiaggia di Mari Ermi, tramonto



Oristano, piazza Roma cum torre


fratello cum amica Barbara


Uinnipù messo a 90°


degli strani compagni di traversata



nota cupola


sabina&Sabina


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sabato 23 dicembre 2006 - ore 01:27


Preparativi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo aver sostenuto un esame di Dialettologia da bestemmie e aver fatto le corse per accattarmi gli ultimi regalini, finalmente si parte!

Ho esattamente dueoremmezza di tempo per:
  • finire di lavare i piatti;

  • stirare le due cosette appena ritirate dallo stendino ASSOLUTAMENTE NECESSARIE per sei giorni in Sardegna (notare l’ironia);

  • scegliere le borsette e i cappelli da portarmi dietro;

  • sistemare in una busta a prova di urti i numerosi doni che porterò oltretirreno;

  • ricordarmi caricabatterie del cellulare, del palmare, lo spazzolino, il biuticheis, i libri da propinare a mio fratello, varie ed eventuali.

E, fatto questo, sveglierò il Pork, lo convincerò ad alzarsi, vestirsi, a tirarmi giù le valigie dall’armadio e a portarci con decisione a Livorno per le sette e mezza.
È dura, lo so. Ma oggi non sono sola in questo ingrato compito. Oggi ho un’arma in più. QUESTA:



Chi non ce l’ha non può capire.
Prima stavo lavando i piatti e l’ho messa su. L’aroma che viene fuori da questo affare è qualcosa di inebriante, celestiale, mozzafiato; anzi, mi tocca rispolverare un termine fuori moda da almeno venticinque anni e dire che è una LIBIDINE.

... poi ho provato a berlo, e ovviamente era una vera cagata, perché la caffettiera è nuova/non sapevo quanto caffé ci voleva/ho messo troppa acqua. Ma la ritualità necessaria a prepararlo, la lentezza con cui il sottile rivolo di caffé vien giù dal beccuccio e pian piano riempie la tazzina di profumo, il vedermi come ennesima ancella di questo aggeggio nemico del progresso e della fretta, mi ha messa in pace col mondo. Ora capisco perché i napoletani prendono tutto con calma.

Da stanotte mi sento più italiana
(giuro che ci ho messo solo caffé eh)

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mercoledì 20 dicembre 2006 - ore 19:46


Alla tua età saltavo i fossi par longo
(categoria: " Riflessioni ")


Ho appena letto che un tale dell’università della Pennsylvania si è inventato uno zaino ergonomico, per cui se pesa 27 chili alle tue spalle sembra che ne pesi meno di 22. Immagino che questo qui venga considerato intelligente.
È come se nel 2058 tutte le case avessero problemi di infiltrazioni dal tetto, e un ricercatore dell’università di Stacippa si inventasse un controsoffitto con grondaia, invece di far presente che bisognava riparare il tetto e impermeabilizzarlo.

Perché i libri pesano tanto? Io in casa ho i libri di mio padre: sono fatti con carta leggerissima e sono piccoli, e le opere letterarie oggetto di studio sono a fascicoli. Cosa ci vuole a fare dei libri più piccoli con carta meno patinata e meno pesante? Perché ogni singolo tomo che superi le centocinquanta pagine e pesi più di tot non viene stampato in più volumi, e a scuola ti porti solo quello che ti serve? Alle superiori avevo un libro di letteratura italiana che solo a vederlo ti faceva passare la voglia di studiare: 5 volumi per tre anni, circa 1300 pagine per volume, pesantissimo; ne ho pesato uno, tanto per provare, e sfiorava i due chili. Prima parte storia della letteratura, seconda parte testi. Chiaramente a scuola ti serve solo la parte dei testi, l’altra la usi a casa per studiare: e allora perché non dividerli? Perché bisogna usare per forza quella carta bianchissima che appena entrava il sole dalla finestra faceva riflesso e non leggevi più una mazza? E questo inventa lo zaino che distribuisce meglio il peso. Tanto vale comprarsi uno zaino da campeggio: sono già ergonomici, e senza bisogno dell’università della Pennsylvania. O prendersi un trolley. Chi lo dice che a scuola si va per forza con lo zaino?

Quando avrò la mia casa editrice () stamperò libri scolastici a fascicoli, e in carta umana. Vaffanculo.

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giovedì 14 dicembre 2006 - ore 23:12


Autobiografia
(categoria: " Accadde Domani ")


Devo fare l’autobiografia. Linguistica, beninteso.
Il 22 c’è il preappello di Dialettologia, peraltro fuori piano, per quanto mi riguarda, e per farlo è obbligatorio consegnare un’autobiografia linguistica. Dire che lingua si parla in casa tua, che lingua parli tu, che lingua parli coi tuoi amici, col fruttivendolo, col postino e col controllore del treno. Il tutto restando nell’ambito dell’italiano e del dialetto, chiaramente. A meno che tu non sia di Meran/Merano e limitrofi, ché allora si tratta di tedesco e non di italiano: ovvio.
La prof ci ha anche letto degli esempi. Tipo una che all’asilo coi compagnetti parlava solo in veneto, e quei pochi che parlavano italiano li snobbava. O quell’altra che non ha mai sentito i proprio genitori rivolgersi la parola in italiano (questo è già più normale).

Mi sento un po’ emarginata. In casa mia non si è mai sentita una parola di dialetto, o quasi. I miei amici parlavano quasi esclusivamente italiano, i genitori idem. A Genova stessa cosa. A Sassari un po’ più di dialetto, ma non fra amici. Qui l’apoteosi del dialetto: sempre, ovunque, comunque, a qualunque livello. Lo schema del Berruto va a farsi fottere, qui in Veneto.



L’altra sera vado al Billa a fare la spesa e mi ferma un giovine senegalese che vende calzini: "Ciao, vuto calseti? I xe bei, dei tortene un paro!" (o qualcosa del genere); io: "Dai, non parlarmi in dialetto che non sono veneta"; e lui: "Eh, ma te ghe da imparare setto!".
Se me lo dicono pure i vu’ cumpra’, cosa posso fare io?

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giovedì 14 dicembre 2006 - ore 09:29


Pensierini del mattino
(categoria: " Riflessioni ")


C’è in giro tutta questa voglia di diritti&doveri. E i PACS, e il matrimonio per questo e per quell’altro, e io dico che tu non sei una famiglia, e tu chi sei per adottare figli etc.

Ma cazzo. Ormai sposarsi è diventata una bomba a orologeria, visto che in caso di divorzio l’uomo deve rassegnarsi a perdere casa figli stipendio soldiperlavvocato. E una percentuale scandalosa di matrimoni (e dire che non sono mica combinati come cent’anni fa) non dura. È chiaro che se le cose non vanno, o uno dei due si scoccia per qualunque motivo, è meglio rompere: ma allora perché insistere col matrimonio "per sempre"? Perché non abolire il matrimonio civile e sostituirlo con un contratto a scadenza, rinnovabile tacitamente di anno in anno ma che si possa disdire senza conseguenze disastrose? Perché non si fa un bel contrattino tipo assicurazione della macchina? È assurdo fingere che sarà per sempre, perché in molti casi non lo è. E allora finiamola con questo capestro, perché non è nient’altro, e adeguiamo il contratto matrimoniale ai tempi. Che lascino il matrimonio indissolubile alla Chiesa e occupiamoci della realtà. E questi vogliono i PACS per poter subentrare nel contratto d’affitto? E non si può fare (se non c’è già) una clausola nel contratto d’affitto per cui si ha diritto di prelazione se residenti?

Nessuno vuole più assumersi la responsabilità di stare con una persona per tutta la vita nonostante tutto, non si può far finta che non sia vero. Non mi sembra così difficile da capire.

...mica male come inizio di giornata vado a lavare i piatti va’!

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mercoledì 13 dicembre 2006 - ore 02:54


Karaoke
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da quando avevo tre anni sogno di fare la cantante. La cantante e la giornalista, ma poi ho cambiato idea. Quindi solo la cantante.
Amo cantare, anche se questo non vuol dire che il canto ami me.
E odio il karaoke.

Col sopraggiungere del mio approdo al ginnasio, venne introdotto in casa mia un diabolico lettore cd ad integrare l’impianto stereo di mio padre; lettore che aveva la piacevole caratteristica di potersi connettere a un monitor qualunque, fungendo così da lettore cd, consolle per videogiochi e KARAOKE. Naturalmente con l’apposito cd in dotazione, il quale constava di basi musicali quali Diana, Generale, La donna cannone, Uomini soli, Oh Carol, l’immancabile Albachiara e altri titoli che ho felicemente rimosso. Col risultato che le mie feste di compleanno, una volta orge di dolciumi, Fante e pettegolezzi, si tramutarono per magia in sedute apocalittiche di Silvie in versione Fronte del Palco, Emanuele trasfigurate in degregori e Simone in preda ad attacchi di gorgheggio fulminante. E io, all’epoca metallara convinta, succube del maledetto aggeggio mi imbozzolivo in un cantuccio accanto al caminetto a divorare i raviolini di crema pasticcera, meditando su un più opportuno compleanno in pizzeria, a prova di Paul Anka, per il futuro.

Insomma, non parlatemi del karaoke. Non voglio nemmeno saperne di cantare davanti a un microfono.
Però la Ingrid vuole cantare al karaoke. E io, sedotta dal suo amichevole entusiasmo e dalla tequila, cedo, producendomi in una performance vocale ai limiti del vergognoso. In ordine: Father and son, Nobody’s wife in coppia con la suddetta, Bella stronza e What’s up. Sono felice che non esistano registrazioni o filmati a testimoniarlo, e che nel pub non mi conoscesse nessuno.

Se dieci anni fa mi avessero detto che avrei cantato What’s up senza avere conati di vomito e che mi sarebbe piaciuto ascoltare le canzoni di Marco Masini, lo avrei preso come il più grave degli insulti. Ma se avessero aggiunto che avrei cantato le loro canzoni al karaoke mi avrebbero dovuta ricoverare dalle risate. Mi sento vecchia. Finirò come mio fratello, che va a latino-americano dopo aver passato la vita ad ascoltare Pink Floyd e Dire Straits?????

Guardate che sono interrogativi inquietanti. E poi, per un metallaro la coerenza è tutto.
Dev’essere il ventunesimo secolo che mi fa male.





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sabato 9 dicembre 2006 - ore 01:55


Nuovo corso
(categoria: " Riflessioni ")


Ora che sono saldamente disoccupata ho un sacco di tempo per lasciare le mie sinapsi libere di elaborare le loro cretinate più solenni. Così le infingarde si sbizzarriscono, producono le loro pensate sconcertanti e io, vinta&inerme, mi arrendo alla loro demenza. Questo per avvisarvi che presto comincerò a ingolfare il blog di elucubrazioni assurde e totalmente prive di interesse per l’utente medio, oltre che preoccupanti per l’utente medio-superiore. Magari dopo il terzo discorso delirante qualcuno di voi, stremato dalla fatica di leggere i miei post, busserà alla porta di qualche amico fornito di attività produttiva e mi offrirà un lavoretto, e le mie sinapsi torneranno a dormire il sonno dell’incosciente.

Ora termino l’impasto per i bignè, nei prossimi giorni avrete mie notizie. Adiosu.

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