Questo Blog lo dedico a Marco Dionigi, alla sua stupenda capacità di dare emozioni forti tramite la sua unica e inimitabile musica. Mi ritengo uno dei suoi principali estimatori, e un suo profondo conoscitore.
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:50
Parte XI (Ultima)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Ben presto l’alone di magia sparì, le celebrità smisero di frequentarlo e gli anni Ottanta ne sbiadirono il lustro. Un numero sterminato di procedimenti legali lasciava chiaramente intendere che il club non sarebbe durato a lungo. E la chiusura arrivò poco dopo che Fleischman lo cedette in gestione a un altro consorzio, a sua volta convinto di poterne ancora sfruttare il nome. Tre mesi più tardi lo Studio 54 non esisteva più. Rubell e Schrager tentarono di ricreare l’atmosfera e la mistica dello Studio 54 al Palladium, che aprì i battenti nel 1985. Ma l’operazione non riuscì. Ormai per i frequentatori dei club mainstream l’era disco era tramontata e a quel punto i due imprenditori pensarono bene di riciclarsi nel nascente mercato dell’industria alberghiera. Grazie all’aiuto e all’esperienza di Fleischman aprirono a New York una serie di Hotel alla moda, come il Morgans e il Royalton. Ma il 25 luglio 1989 Rubell morì di Aids a soli quarantacinque anni. La sua pietra tombale reca la scritta "The Quintessential New Yorker" e i partecipanti al suo funerale passarono tra due transenne di velluto accuratamente presidiate. Schrager è attivo ancora oggi nell’industria alberghiera. Lo Studio 54 è stato il punto più alto del mondo disco, un colossale fuoco d’artificio che ha reso incandescente il cielo di Manhattan prima di esaurirsi nel bagliore ipocrita dei riflettori di quegli stessi media che tanto avevano fatto per crearlo. Come suo epitaffio rimangono la discoteca a tema che porta il suo stesso nome a Las Vegas, alcuni versi sparsi di canzoni popolari dell’epoca (Fashion Pack di Amanda Lear, Le Freak di Chic), Il libro The Last Party di Anthony Haden Guest e il film Studio 54. Ma per coloro che tra quelle mura hanno ballato, ansimato e sudato, che là si sono stravolti e hanno fatto sesso, il "54" resta soprattutto un’esperienza indimenticabile. Il punto d’origine di un’infinità di leggende disco urbane.
Fonte: "Love Train"
© Alan Jones e Jussi Kantonen
© 2000 Arcana srl
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:49
Parte X
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Ma dopo il 28 febbraio 1980, scaduta la licenza, il club rimase chiuso per quindici mesi. Ormai in brutte acque finanziarie, Rubell fu costretto a vendere il locale e dalla prigione Rubell ne contrattò la cessione allalbergatore Mark Fleischman, per cinque milioni di dollari più il pagamento delle tasse arretrate del club. Fleischman divenne così il nuovo proprietario dello Studio 54, mantenendo Rubell e Schrager nel ruolo di consulenti. Trasferiti alla Maxwell Airforce Base in Alabama per scontare la pena, Rubell e Schrager furono liberati il 21 gennaio 1981, dopo aver passato in carcere meno di un anno, anche perché avevano collaborato con le autorità, fornendo informazioni sulla gestione di altre discoteche, in particolare su Maurice Brahms, il proprietario del club rivale New York New York. Il ritorno alla bagarre del mondo discotecaro fu duro per entrambi. Gli ex componenti di quello che era stato soprannominato il "duo cosmico" si ritrovavano ora come due semplici stipendiati, per di più evitati da tutti, dal momento che la gente temeva di venire compromessa dalla loro cattiva reputazione. Inoltre il movimento "Disco Sucks" guadagnava terreno, in città il punk era ormai fenomeno di tendenza, lAids cominciava a manifestarsi in forme allarmanti, i nottambuli - ormai esausti - se ne stavano a casa e cerano chiari segni di rottura nella cultura popolare, che stava prendendo rapidamente le distanze dallo spavaldo edonismo anni Settanta. Inizialmente lo Studio 54 continuò ad essere affollato. La gente ci andava spinta dalla curiosità e perché, dato che ormai era solo un business e non più uno stile di vita, tutti potevano entrare.
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:49
Parte IX
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Ma un giorno Rubell semplicemente si dimenticò di avviare la trafila e gli fu immediatamente proibito di vendere alcol allinterno del locale, gettando nello sconforto la clientela del locale. Dopo aver chiesto aiuto ad alcuni dei personaggi influenti che frequentavano lo Studio, il bellicoso avvocato di Rubell, Roy Cohn, trovò un giudice disposto a lasciar cadere lordinanza. Ma da quel momento in poi le autorità cominciarono a tenere docchio il locale. Non dovettero attendere molto prima che Rubell incappasse in unaltra gaffe, causata principalmente dalla sua arroganza. In unintervista al New York Magazine Rubell arrivò infatti a dichiarare: "I profitti del club sono astronomici. Solo quelli della Mafia ci superano!". La cosa attirò lattenzione di Frank Trattolillio della divisione criminale dellErario, e, in coincidenza con una denuncia per evasione fiscale la parte di un ex-dipendente, fu emesso un mandato di perquisizione firmato dal pubblico ministero Peter Sudler. Il raid allo Studio 54 ebbe luogo alle 9.30 di mattina del 14 dicembre 1978. Quaranta agenti perquisirono il locale sotto lo sguardo sconcertato dei dipendenti riuniti in attesa di ricevere la paga. Furono rinvenuti doppi libri contabili e sacchi pieni di denaro nascosti dappertutto. A Schrager fu trovata una busta di cocaina nel borsello e sia lui che Rubell vennero arrestati. Neppure la diabolica astuzia di Cohn poté salvarli quando si scoprì che non avevano denunciato più di un terzo degli introiti, pagando soltanto 8.000 dollari di tasse sul reddito per lintero 1977. Dopo una richiesta di patteggiamento sul procedimento per frode fiscale, limputazione a Schrager per detenzione di cocaina fu lasciata cadere e i due furono condannati a tre anni e mezzo di detenzione. Le autorità ritennero infatti che era necessario dare un esempio di severità, per mettere in guardia dalle trasgressioni gli altri proprietari di discoteche. il primo febbraio 1980 Rubell e Schrager furono incarcerati al Metropolitan Correctional Centre - naturalmente dopo una favolosa festa intitolata Going-Away-To-Prison (partendo per la prigione) allo Studio 54. Anche i proprietari erano dietro le sbarre, almeno per un pò gli affari continuarono ad andare avanti.
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:48
Parte VIII
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Lo Studio 54 diventò famoso anche per i suoi party a tema. Non cera limite a quanto erano disposti a spendere Rubell e Schrager per trasformare il loro club in un ambiente totalmente diverso. Ci fu una notte in chiave Folies Bergère, completa di motociclisti acrobati e trapezisti seminudi. Ci fu una serata in cui quelli che riuscivano a entrare venivano accolti da venti violinisti che suonavano una serenata a chiunque sbucasse dal corridoio. Una volta, in occasione della festa di compleanno di Tina Chow, moglie del ristoratore Michael Chow, lo spazio fu trasformato in una strada di Shangai. Per non parlare delle serate di gala in cui si esibivano Grace Jones, il travestito Angel Jack o il balletto gay. O la festa per la première di Grease. Nessuno sapeva che cosa avrebbe ancora escogitato Rubell e fin dove si sarebbe spinto per continuare a stupire i suoi ospiti. Un carnevale di Rio, un luau hawaiiano, un safari africano? Tutto ciò che faceva parte del fascino cool del posto, che trasformava lo Studio 54 in una sorta di "fantasyland" felliniana dove rifugiarsi lasciandosi alle s***non dire parolacce***, dietro le porte girevoli del locale, lo sconcertante paesaggio anni Settanta. Tutti sapevano che non poteva durare. Era troppo meraviglioso, troppo esagerato e troppo illegale. Le prime avvisaglie dellincombente disastro si ebbero con la rivelazione che lo Studio 54 non aveva una licenza permanente per gli alcolici. Ogni santo giorno Rubell doveva richiedere una licenza provvisoria di ventiquattrore, procedura che costituiva già di per sé una flagrante violazione della legge.
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:48
Parte VII
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Ma una volta entrati nel Sancta Sanctorum, si era parte alla più esclusiva serata del mondo. Avevate superato la prova di iniziazione del Guardiano della Porta, avevate spalancato il Sipario di Velluto e volevate che tutti gli altri adepti lo sapessero. E se non eravate esattamente dello spirito adatto per partecipare a unorgia degna degli antichi romani, Rubell era pronto a mettervi a disposizione gli omaggi della casa per trasformare la serata in uno schianto. Qualunque fosse il vostro vizio il maître del locale era pronto a soddisfarlo. Droghe? Potevate scegliere tra quaalude, marijuana, hashish, polvere degli angeli, eroina e cocaina. "Assaggia la coca..." - nel 77 tutti erano convinti non desse assuefazione... Sesso? O rimorchiavi uno sconosciuto in pista (bastava dire "ciao!" a qualcuno per avere libero accesso alla sua cerniera lampo), oppure chiedevi a uno dei ragazzi del bar - gay, eterosessuali o bisex, nudi fino alla cintola - di accompagnarti nella zona della balconata dove potevi farlo nella penombra, continuando ad ammirare lo spettacolare fermento giù nella pista. Potevi fare come i personaggi celebri e accomodarti nel seminterrato, sempre sottoposto a stretta vigilanza, dove non cera pericolo di essere disturbati da occhi indiscreti o da fotografi camuffati. Rubell sapeva che nel progetto Studio 54 il sesso aveva la stessa importanza dellimpianto luci e faceva di tutto per incoraggiarlo. Persino nei gabinetti, dove potevi fottere o farti fottere sul water in tutta tranquillità.
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:47
Parte VI
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Uno scenario da incubo che venne stilizzato ironicamente da Dario, Can You Get Me into Studio 54? la canzone di Kid Creole and the Coconuts, di cui uscì anche una cover di DANA and Gene. Si racconta di coppie costrette a separarsi, nellimpossibilità di entrare insieme. Perfino due in viaggio di nozze, arrivati alla porta si sentirono dire che solo luomo poteva entrare. E lui lasciò la mogliettina fuori al freddo! Quel che è peggio, lei rimase ad aspettarlo alluscita. Certi buttafuori abusavano del loro potere in modo fascista; come la volta in cui due ragazze furono costrette a spogliarsi in pieno inverno e dovettero essere ricoverate in ospedale coi capezzoli congelati. Furono intentate cause contro i buttafuori da parte di banchieri di Wall Street inferociti perché gli era stato negato il permesso di entrare. Alcuni si arrampicavano sui muri degli edifici vicini per sgattaiolare dentro attraverso i lucernari. Qualcuno cercò di penetrare attraverso un condotto daria, vi rimase incastrato e fu rinvenuto cadavere qualche settimana più tardi, dopo che la puzza per la decomposizione aveva invaso ledificio. La plebe disco moriva letteralmente dalla voglia di entrare. Tutto il fenomeno venne alla fine ridicolizzato dai suoi stessi inventori, quando il club entrò nel mercato dellabbigliamento, pubblicizzando una linea di jeans con lo slogan "Non tutti possono entrarci".
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:46
Parte V
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Limmagine di Bianca Jagger che galoppava su uno stallone bianco allinterno del club in occasione del suo party di compleanno fu solo la prima di una serie di sbalorditive istantanee che la gente comune divorava, sognando di potersi un giorno spingersi tra le sacre mura di quel santuario. Non era facile. Lo Studio 54 fu la prima discoteca a promuovere lodiatissima politica della selezione allingresso. Il fatto di andare lì con in tasca i dieci dollari del biglietto non significava automaticamente che si fosse sicuri di entrare. Di certo si doveva sostare dietro quelle intimidatorie transenne di velluto, mentre il gran capo dei buttafuori Marc Benecke, o il suo vice Al Corley (futura star di Dinasty e cantante HI-NRG di Square Rooms), decideva se eri abbastanza bello, abbastanza oltraggioso o abbastanza famoso per essere ammesso. Rubell chiamava questa procedura "pulire linsalata". Non voleva che nessun gruppo fosse prevalente allinterno della pista da ballo e aveva istruito il personale alla porta affinché venisse introdotta una quantità equilibrata di neri, travestiti, celebrità, gente normale, modelle, gente dei sobborghi, sballati e anziani. Se ti chiamavi Andy Warhol, Liza Minnelli, Truman Capote, Halston, Calvin Klein e Diana Ross, lingresso era automatico. Ma le transenne di velluto si aprivano come il mar rosso di fronte a Mosé anche se eri uno di quei tipi fantastici con un proprio stile inimitabile come Disco Sally, il settantottenne ex avvocato che era anche un ottimo ballerino di hustle. O come Potassa, il travestito spagnolo, o la Rollerina la stella dei pattini. Tutti gli altri - "la gente grigia", secondo la definizione di Rubell - dovevano mettersi in fila e sperare. Non ti sei sbarbato? Te lo puoi scordare! Indossi un coordinato in poliestere? Vattene e non tornare più! Durante una storica notte fu rifiutato lingresso persino a Cher. Rubell sapeva che non si rendeva esclusivo il club, più la gente avrebbe fatto follie per entrare. Sapeva anche che la folla ammucchiata fuori dal locale era parte integrante della messinscena disco, né più né meno dello spettacolo délite allinterno.
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:45
Parte IV
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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I 1.800 metri quadrati della pista da ballo vennero bombardati da uno spiegamento di 54 differenti effetti luce, fiamme di stoffa svolazzanti, strisce di alluminio che ondeggiavano, neon rotanti, luci stroboscopiche e torri di riflettori colorati che diffondevano luci intermittenti e che si alzavano e si abbassavano sui mille ballerini che potevano accalcarsi sulla pista. Bufere di neve sintetica investivano lintero spazio e palloni di varie fogge e dimensioni venivano lanciati in momenti prestabiliti. Il celebre Uomo sulla Luna veniva fatto scendere allacme dalla frenesia notturna per offrire ai presenti lo scintillante contenuto di un cucchiaino dargento. Tutto era un perfetto esempio di come Rubell si prendesse gioco delle convenzioni, esibendo al mondo i peccatucci illegali consentiti tra le pareti di un club esclusivo. Unardita strategia che avrebbe provocato la distruzione dellimpresa, ma che allinizio costituì un gioco rischioso ed eccitante. La discoteca fu inaugurata la gelida sera del 26 aprile 1977 e sconvolse immediatamente il mondo dei night-club. Non era un locale qualsiasi: laura incandescente che lo circondava e la sua eccentrica collocazione nel cuore della cultura pop fecero subito apparire lo Studio 54 come qualcosa di speciale. Era la prima volta che le foto di personaggi celebri apparivano sulle prime pagine dei giornali per nessunaltra ragione che per quella di aver passato la notte al "54".
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:45
Parte III
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Lo stabile era stato costruito nel 1927 e aveva funzionato durante la Grande Depressione come San Carlo Opera House, era stato poi convertito durante gli anni Trenta nel teatro-ristorante Casino de Paris e infine trasformato in teatro di posa televisivo della CBS nel decennio successivo. I seguitissimi spettacoli Whats My Line?, The $64.000 Question e Captain Kangaroo erano stati tutti realizzati in quello che allora era chiamato Studio 54, dal numero civico di un ingresso situato sulla Cinquantaquattresima Strada. Quando la CBS si trasferì a Hollywood, ledificio finì in stato di abbandono, finché Harden non lo affittò nel 1976, cominciando a darsi da fare per trasformarlo in una discoteca. Finito però rapidamente a corto dei fondi necessari per finanziare limpresa Harden, in preda al panico, si rivolse allamica Carmen DAlessio, una promoter di party. La DAlessio presentò Harden a Rubell e Schrager, che aveva conosciuto quando i due lavevano ingaggiata per lanciare una festa a tema allEnchanted Garden. Dopo una lunga contrattazione Harden fu liquidato da Rubell e Schrager, che riuscirono a mettere insieme i 400.000 dollari necessari allinvestimento, divisi in tre quote, una delle quali detenuta dal loro "socio silenzioso", il magnate del commercio Jack Dushey. Lo Studio 54 fu concepito e progettato in sei settimane dal gay Rubell e dalletero Schrager perché diventasse il più esclusivo e affascinante night-club di tutti i tempi. Larredamento barocco degli interni originali fu salvato, restaurato e abbellito.
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venerdì 28 ottobre 2005 - ore 15:44
Parte II
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Tutto era cominciato con Steve Rubell, figlio di un impiegato delle poste di Brooklyn che arrotondava facendo il maestro di tennis. Rubell - pelle olivastra e occhi scuri - diventò a sua volta un tennista "classificato" per compiacere il padre, ma non ebbe mai passione per questo sport, come non amava i corsi di economia che seguiva alla Syracuse University. Nel 71 Steve ottenne il suo primo lavoro dirigendo un ufficio di mediazioni finanziarie a Wall Street, ma nemmeno qui si trovò a suo agio e finì per mollare. A quel punto si fece prestare 13.000 dollari dagli sconcertati genitori e aprì una bisteccheria a Rockville Center, Long Island. Suo partner nellimpresa era lagente immobiliare Ian Schrager con cui Rubell aveva familiarizzato alluniversità, dopo che aveva scoperto che era cresciuto nella sua stessa zona a Brooklyn. Nel 1974 il duo guidava
già quattro ristoranti, ma la cosa non bastava allinquieto Rubell che voleva qualcosa di più dalla vita. Così i due decisero di trasformare uno dei loro Steak Loft - quello di Douglaston, nel Queens - in una discoteca chiamata Enchanted Garden, nella speranza di sfruttare la voga disco che si stava diffondendo. Ma i rumori molesti prodotti dal locale sollevarono le proteste degli abitanti dei dintorni e il locale fu presto costretto a chiudere. Ormai comunque era troppo tardi: Rubell era stato punto e contagiato dallinsetto della disco. Nel frattempo a Manhattan prendevano forma gli eventi che avrebbero avuto stupefacenti effetti sulla sua vita. Uva Harden, un indossatore proveniente da Amburgo, aveva sempre sognato di aprire un club capace di scioccare la Grande Mela. Dopo aver sposato lattrice Barbara Carrera, aveva scovato un edificio vuoto sulla Cinquantaquattresima Strada, perfetto per il suo progetto.
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