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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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martedì 6 dicembre 2005
ore 12:58 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Donne e manager: binomio possibile Se si sacrificano figli e affettività
Più sono sole e più vengono pagate e fanno carriera. E così finiscono per scegliere la solitudine e per rinunciare alla maternità in misura decisamente superiore ai colleghi maschi. Il 90% dei dirigenti delle aziende industriali italiane è coniugato o convivente, a fronte del 73% delle colleghe donne. Solo il 13,9% dei dirigenti maschi non ha figli, a fronte del 43% delle donne "che hanno dichiarato di non potersi concedere questo privilegio". E il risultato più significativo di unindagine condotta da Federmanager, la Federazione Nazionale dei Dirigenti delle Aziende Industriali, che oggi celebra con un convegno a Roma il sessantesimo anno di attività.
Il tema dellindagine, condotta su 1200 dirigenti, è "Donne e manager: un binomio possibile". Ma in effetti i risultati sembrano dimostrare il contrario. A cominciare dalla percentuale generale: in Italia i dirigenti delle aziende industriali sono 82.000. Tra questi, il 95% sono uomini.
"Le 1200 donne che hanno risposto al questionario - spiega Federmanager - tracciano un quadro impietoso delle difficoltà che hanno dovuto affrontare per arrivare ad ottenere un giusto riconoscimento delle proprie competenze, molto spesso costrette a sacrificare la famiglia e gli interessi personali per acquisire prima e conservare poi il loro ruolo".
E infatti la capacità di sacrificare del tutto o in parte la famiglia gioca un ruolo fondamentale anche nella retribuzione: le donne separate, divorziate o single hanno una retribuzione superiore alle colleghe "coniugate o conviventi"; lo stesso risultato si registra per le donne senza figli rispetto a quelle con figli. La retribuzione media del dirigente italiano è di 95.000 euro lordi lanno, ma per le dirigenti donne si ferma a 83.340 euro. Tra queste le single o quelle che hanno un matrimonio alle spalle raggiungono una retribuzione media di 92.000 euro, quelle con figli si fermano a 80.500 euro lanno, le coniugate a 81.000 euro. Bisogna però anche considerare il fatto che quasi il 30% del campione femminile occupa posizioni di vertice la cui retribuzione media supera i 100.000 euro.
Il 64% delle manager pensa che le opportunità di carriera per le donne siano scarse e si sentono comunque discriminate: ancora oggi è necessario un impegno doppio per conseguire i medesimi risultati dei colleghi uomini. E anche il tipo di impegno richiesto discrimina le donne: infatti ancora oggi le aziende valutano con maggiore attenzione la "presenza" piuttosto che la produttività, lamentano le intervistate. Gli uomini ovviamente possono attardarsi in ufficio al termine della giornata di lavoro e stringere relazioni fra loro, le donne no. Anche i fenomeni di delocalizzazione e di internazionalizzazione delleconomia penalizzano le carriere femminili, per la minore disponibilità delle donne a temporanei trasferimenti allestero.
Le dirigenti donne dellindustria hanno unetà media di 45 anni, e sono arrivate al top della carriera a 38 anni. In media sono più colte degli uomini: il 70% delle manager ha una laurea e almeno 20 anni di lavoro alle spalle, di cui 10 da dirigente, mentre per gli uomini letà media è di cinquanta anni e solo il 62% possiede una laurea.
Il numero più elevato di laureate è presente nel settore informatico; il più basso in quello amministrativo. Linglese è ovviamente la lingua più conosciuta (il 40% lo parla in modo fluente), seguono francese, tedesco, spagnolo e in misura minore altre lingue come il cinese, larabo, il romeno e lolandese.
Nella maggior parte dei casi il livello sociale della famiglia dorigine delle donne manager è molto elevato: il 50% del campione ha infatti dichiarato che il padre è o è stato dirigente o imprenditore, e nel 33% dei casi ha conseguito una laurea. Anche per quanto riguarda il partner il profilo scolastico e lavorativo è di alto livello: il 60% è laureato e il 30% riveste a sua volta un ruolo manageriale.
La maggior parte ritiene che il lavoro sia soprattutto una necessità per la propria autonomia personale, ma anche unopportunità di crescita professionale; il 31,3% lo considera semplicemente unesigenza di natura economica e soltanto il 12,2% pensa che sia unoccasione per lo sviluppo dei rapporti interpersonali. E tuttavia il 52% del campione dichiara di avere problemi nei rapporti di lavoro in primo luogo con i superiori, ma anche con colleghi e collaboratori.
Il sondaggio è anche unoccasione per porsi il problema sui passi da compiere per permettere alle donne di superare le difficoltà oggettive che impediscono una carriera in condizioni paritarie con gli uomini. Il 75% delle intervistate ritiene che le oggettive difficoltà incontrate nel proprio percorso di carriera sia da imputare alla quasi impossibile conciliazione tra impegni professionali e lavoro di cura familiare. E quindi chiedono servizi di supporto quali asili nido (aziendali o in prossimità dellazienda stessa) e assistenza domiciliare per figli minori e anziani.
Nel frattempo, affrontano queste questioni come possono. Per far fronte al doppio carico di lavoro, aziendale e familiare, il 70,2% delle dirigenti dispone di una colf part-time, mentre per la gestione dei figli minori le soluzioni risultano più articolate, in prevalenza lausilio dei familiari oltre che di una baby sitter part-time.
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martedì 6 dicembre 2005
ore 10:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 6 dicembre 2005
ore 10:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Addio Aracateca, arriva Macondo" Il paese di Marquez cambia nome
"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre l’aveva condotto a conoscere il ghiaccio". E’ sufficiente l’incipit di "Cent’anni di solitudine" per entrare subito nel magico mondo di Macondo, uno dei luoghi letterari più noti del pianeta. Sicuramente meno conosciuto, invece, è Aracataca il villaggio che diede i natali a Gabriel Garcia Marquez.
"In Europa molti non sanno cosa siano esattamente Bogotà e Medellin, ma tutti ti domandano di Macondo o di Aracataca", ha detto al ritorno da un viaggio nel vecchio continente Pedro Sanchez, sindaco del paesino del Magdalena. E allora, preoccupato dalla crisi economica e dalla povertà in cui vivono i suoi concittadini, il primo cittadino ha avuto l’idea: ribattezzare la cittadina da lui amministrata con il nome di Macondo.
"La questione è semplice - ha detto con estrema franchezza il sindaco ai giornalisti - si tratta di sfruttare turisticamente l’ingegno del nostro più illustre concittadino e di trasformare in realtà l’immaginaria Macondo, nata dalla sua fertile fantasia e dall’attività di Josè Arcadio Buendia". Per questo Sanchez ha presentato ufficialmente martedì scorso all’Assemblea del Magdalena un progetto in cui propone di mutare il nome di Aracataca, creato nel 1915, in quello di Aracataca-Macondo, in chiara allusione al villaggio inventato dal Premio Nobel della letteratura colombiano nei romanzi ’La Hojarasca’, da noi conosciuto come ’Foglie morte’ del 1955 e ’Cent’anni di solitudine’, pubblicato nel 1967.
Davanti ai responsabili dipartimentali, il sindaco ha ricordato che le finanze cittadine sono in bancarotta e che un accresciuto flusso di turisti forse può contribuire ad una ripresa. "Non abbiamo un acquedotto - ha detto - l’acqua di cui disponiamo non è adatta al consumo, e l’agricoltura non è ancora uscita dalla crisi in cui l’ha gettata lo scontro fra i paramilitari e le Farc". Da parte sua Rafael Dario Jimenez, assessore alla cultura, ha osservato che "se esiste Illier-Cambray, il villaggio immaginato da Marcel Proust in ’Alla ricerca del tempo perduto’, perché non può essere realtà Aracataca-Macondo?".
Problemi giuridici per questo cambiamento esistono, ma Sanchez è convinto che possono essere superati, e per questo ha già ordinato ad un falegname un enorme cartello da mettere all’ingresso del villaggio con la scritta: ’Benvenuti a Aracataca-Macondo, terra del realismo magico’.
Ma non si tratta di una mera, se pur comprensibile e giustificata, operazione commerciale. Nelle sue memorie del 2002 - ’Vivere per raccontarla’ - Garcia Marquez lascia intendere che c’è una relazione tra il villaggio immaginario con quello che gli ha dato i natali. E così descrive l’origine di Macondo: "Il treno fece una fermata in una stazione senza centro abitato, e poco dopo passò vicino all’unica coltivazione di banane del percorso, ed essa aveva il nome scritto all’ingresso: Macondo".
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lunedì 5 dicembre 2005
ore 17:26 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 5 dicembre 2005
ore 16:54 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Croce rossa, nuovo emblema: riunione storica a Ginevra
Un simbolo in più per identificare la Croce rossa e la Mezzaluna rossa. Il Movimento internazionale terrà oggi una riunione a Ginevra per decidere lintroduzione di un emblema aggiuntivo alla croce e alla mezzaluna rosse, che sia esente da qualsiasi connotazione nazionale, religiosa o culturale.
Paese depositario delle Convenzioni di Ginevra sul diritto umanitario, la Svizzera ha infatti convocato nella città elvetica una Conferenza di due giorni tra i rappresentanti dei 192 Stati firmatari delle Convezioni di Ginevra per approvare un protocollo addizionale sul nuovo simbolo, un "cristallo rosso", che si sommerà a quelli esistenti. La sua adozione dovrebbe aprire la strada alladesione al Movimento internazionale dellassociazione israeliana di soccorritori "Magen David Adom".
Il nuovo emblema (un quadrato bianco con cornice rossa che poggia sullangolo) ha la forma di un cristallo rosso e sarà a disposizione delle società nazionali di soccorso. Allinterno del "cristallo" è possibile inserire il proprio simbolo nazionale. In situazioni "eccezionali", anche il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) e la Federazione internazionale potrebbero fare ricorso al "cristallo", in particolare per quelle zone dove lutilizzazione degli emblemi esistenti non garantisse una protezione sufficiente del personale umanitario. Ma croce rossa e mezzaluna rossa continueranno a essere usate.
Lapprovazione del nuovo simbolo non dovrebbe incontrare ostacoli. Dallavvio in marzo dellultimo giro di consultazioni condotte dalla Svizzera, un "largo consenso" sembra essersi delineato in favore del "cristallo rosso", anche se la Siria si sarebbe recentemente detta incerta.
La Svizzera ha approfittato del parziale miglioramento della situazione in Medio Oriente per riprendere il dialogo sul nuovo simbolo. Un primo tentativo elvetico era invece abortito nel 2000 a causa dello scoppio della seconda intifada.
La necessità di adottare un emblema aggiuntivo ha per origine una clausola degli statuti del Movimento in virtù della quale solo le società di soccorso nazionale che utilizzano la croce rossa o la mezzaluna rossa sono riconosciute. Il Magen David Adom (Mda) ha invece adottato la stella rossa (o scudo) di Davide. Il Mda aveva tentato di far riconoscere il simbolo israeliano, ma anche a causa dellostilità a tal riguardo dei paesi arabi il tentativo è fallito. La pressione è salita nel 1999 quando, in segno di sostegno al Mda, la Croce rossa americana decise di sospendere i contributi alla Federazione internazionale.
La Conferenza diplomatica di è stata preceduta dalla firma lunedì scorso a Ginevra di un accordo di collaborazione mediato dalla Svizzera tra Mda e società della Mezzaluna rossa palestinese. Il terzo protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1949 entrerà in vigore sei mesi dopo le prime due ratifiche.
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lunedì 5 dicembre 2005
ore 15:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sfrattati occupano San Giovanni: per tre ore sit-in nella basilica
Si è conclusa la protesta degli sfrattati romani che dalle 11 di stamane avevano occupato la Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma. Poco prima delle 14 le famiglie che avevano inscenato la dimostrazione, sono uscite dalla chiesa dopo aver avuto rassicurazioni che prenderanno parte ad un incontro oggi col Prefetto di Roma e un rappresentante del Comune di Roma.
Gli occupanti hanno anche incontrato e parlato con il vice capo di gabinetto del Campidoglio, Luca Odevaine, che ha rassicurato il Comitato popolare di lotta per la casa spiegando che il Comune si occuperà della loro situazione. "Il dramma sociale degli sfratti - ha detto Gino Chiapparelli del comitato - non può essere risolto con la solita pausa natalizia decretata nei giorni scorsi dal prefetto Serra. Dobbiamo metterci tutti intorno ad un tavolino per trovare una soluzione". Una richiesta, questa, che verrà soddisfatta nel pomeriggio.
"Comunicherò al sindaco che il comitato ha richiesto la sua presenza - ha detto Odevaine - noi non possiamo decretare il blocco degli sfratti perché è una decisione che spetta al Governo. Chiederemo insieme alla Regione, che venga effettuato il blocco generalizzato di un anno degli sfratti". Il comitato ha comunque minacciato linizio dello sciopero della fame se dopo lincontro di oggi non sarà data loro una risposta soddisfacente.
Nella tre ore di occupazione della "madre di tutte le Chiese", in quanto cattedrale del Vescovo di Roma, donne e bambini si erano seduti in terra nella navata centrale della Basilica e inizialmente avevano esposto striscioni con la scritta: "Governo Berlusconi, sindaco Veltroni, blocco degli sfratti senza condizioni"; "Compagno Berlusconi, giù le mani dal dramma degli sfrattati". Poi, come segno di rispetto verso il luogo di culto, gli striscioni erano stati tolti.
"Non ci basta il contentino natalizio, perché noi chiediamo il blocco degli sfratti per almeno un anno e che gli sfratti vengano ripresi solo al momento in cui sarà garantito - avevano spiegato gli occupanti - il passaggio da casa a casa".
"Sempre più persone nella capitale rimangono senza un tetto - ha adetto Odevaine al termine della protesta - per questo il Campidoglio sta adottando diverse misure per far rientrare questo problema come per esempio una delibera sulla casa in Consiglio comunale o ancora la possibilità di acquistare gli enti anche se al momento ci sono problemi di nulla osta da parte del governo". Il vice capo di gabinetto ha inoltre spiegato "il problema dei buoni casa che mentre prima erano per 14 mila famiglie, ora si sono abbassati a 5-6 mila; ancora il Campidoglio ha promosso un bando, che scade oggi, per reperire alloggi da destinare a famiglie senza casa".
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lunedì 5 dicembre 2005
ore 15:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Violenta scossa di terremoto al confine tra Congo e Tanzania
WASHINGTON - Una forte scossa di terremoto tra il sesto e il settimo grado Richter è stata registrata nellAfrica orientale. Lo ha reso noto il centro geologico degli Stati Uniti. Secondo quanto rilevato dallosservatorio europeo di Strasburgo, la scossa è stata di 7,5 gradi Richter alle 13:19 italiane, vicino alla riva orientale del Lago Tanganica, non lontano dalla frontiera tra Congo e Tanzania. Lepicentro è stato identificato non lontano dalla città di Mpanda, in Tanzania. La scossa è stata avvertita distintintamente anche in Kenya e in Ruanda. A Nairobi, la capitale del Kenya, i principali edifici del centro della città sono stati evacuati.
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lunedì 5 dicembre 2005
ore 11:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Gb, entrano in vigore i matrimoni gay Le prime nozze tra due settimane
Da domani mattina, lunedì, sarà possibile per i gay britannici unirsi civilmente con un contratto legale in tutto e per tutto simile al matrimonio. Per assistere alle prime nozze omosessuali sarà necessario però aspettare il 19 dicembre, quando i riti saranno celebrati in Irlanda del Nord, che anticipa di un giorno i tempi previsti dalla Scozia e di due quelli di Galles ed Inghilterra. La nuova legge in vigore dalla mezzanotte di domenica stabilisce infatti un periodo di due settimane per ottenere le pubblicazioni necessarie a pronunciare il fatidico "sì".
Il Civil Partnership Act (legge sul partneriato civile), prevede per le coppie dello stesso sesso medesimi diritti e doveri delle coppie sposate in materia di pensioni, eredità, tasse, immigrazione. Lunione potrà essere sciolta con un atto legale simile al divorzio. La legge, annunciata nel discorso della Corona dalla Regina Elisabetta nel novembre del 2003, è stata approvata dal parlamento a novembre dellanno successivo senza suscitare particolari controversie o polemiche.
Il provvedimento è stato riconosciuto come un dovuto diritto degli omosessuali tanto dalle forze politiche quanto dalle principali religioni. Solo gli ebrei liberali (una delle tre confessioni ebraiche presenti in Gran Bretagna) continuano a negare la benedizione alle coppie gay.
Il primo matrimonio gay sta diventando anzi un fatto di colore, e la municipalità di Westminster (il cuore politico e turistico di Londra) e quella di Brighton (la capitale gay del regno con 40.000 omosessuali su 161.000 abitanti) sono in gara fra di loro per essere i primi a celebrare ununione gay in Inghilterra.
Una delle prime coppie che si sposerà a Westminster è costituita da due pensionati che hanno atteso questo momento per 40 anni: Roger Lockyer, di 78 anni e Percy Steven, di 66. Si conobbero nel 1966 quando lomosessualità in Gran Bretagna era ancora un reato ed insieme hanno fatto tutto il percorso della liberazione dei gay: dalla clandestinità allunione civile.
"Finora siamo stati cittadini di serie B, abbiamo sempre pagato le tasse, ma ci hanno negato i nostri diritti. Per me il partneriato è lingresso nel mondo moderno", ha detto allIndependent on Sunday Steven. Fra quelli in attesa di dire sì ci sono anche delle celebrità come Elton John, che il 21 dicembre registrerà a Windsor la sua unione con David Furnish. Sarà una cerimonia per pochi intimi senza eccentricità, ha tenuto precisare la famosa pop star.
Chi ha invece deciso di fare le cose in grande è leuroparlamentare Michael Cashman. Si sposerà a marzo con il suo compagno Paul Cottingham ed ha già diramato gli inviti. Fra gli ospiti attesi al grande ricevimento ci sono anche il premier laburista Tony Blair e la moglie Cherie.
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sabato 3 dicembre 2005
ore 09:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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sabato 3 dicembre 2005
ore 09:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Alice tv, la prova è superata: adesso la sfida sono i contenuti
Eppur funziona. La televisione via internet di Telecom Italia, partita oggi, non si blocca, come ancora succede alle esperienze di televisione vista attraverso i vari player su personal computer. Ci ho visto un buon pezzo di Windtalkers, un film di guerra diretto da John Woo (2002). E non si è mai "congelata", non solo, ma le immagini scorrevano su uno schermo di 42 pollici con qualità molto più che accettabile, anzi diciamo molto buona. Merito della "compressione" e dello standard (porta un nome esotico per luomo comune, Mpeg-2) scelto. Va bene, la prova avveniva in un negozio Telecom, ma è difficile, visto che entro il 2006 lofferta si estenderà da 4 a 256 città, che ci sia il trucco. Quindi la "cosa va" e a una velocità internet quasi popolare: 4 "miseri" megabit, sul normale filo di rame.
Loggetto ha un aspetto volutamente famigliare per chi abbia già in casa la televisione di Fastweb o veda i canali satellitari sui decoder di Sky. La grafica del servizio è su sfondo nero, a destra una finestra riporta le immagini di uno dei canali. A sinistra una "pulsantiera" virtuale, cioè un elenco di possibili scelte. Cosa ci sia dentro lo si sa: canali broadcast come la 7 e MTV, ma soprattutto il video on demand: il film lo si può "tenere" per 24 ore. Poi non è più disponibile. Teoricamente, a prova di qualsiasi duplicazione.
Cè un catalogo di film (3 euro il prezzo più diffuso), cè lofferta di calcio (tutta la serie A meno lUdinese), che costa 11 euro al mese. Si compra con un pin, si può controllare da un menù se qualcuno ha comprato a nostra insaputa, si possono escludere i bambini dalla visione di contenuti ritenuti sconvenienti - si chiama "parental control", proprio così, scritto in inglese sul video stesso, controllo dei genitori.
Il costo del singolo film o evento si aggiunge peraltro ai 45 euro e centesimi dellabbonamento ADSL che serve per averlo. Migrazione automatica per i clienti Alice (dicono i responsabili), estranei tutti gli altri, compresi i clienti Tin. Se la volete, a casa arriva unaltra connessione internet, vera, ma quella che avete già non potete usarla per questa tv. Perché questo è un "triple play": 1) ci si riceve la televisione; 2) offre la telefonia: si possono avere e fare chiamate in voce, servizio basato su internet, il cosiddetto VoIP. A disposizione più telefoni cordless, da portare in giro per casa (ma, attenzione: anche questo si paga a parte); 3) si può navigare in internet dal computer, teoricamente anche mentre va la tv.
La televisione di Alice costa più di Sky e molto di più del digitale terrestre, ha la "faccia" di Fastweb ma un "tubo" di trasmissione più stretto. Eppure, grazie a internet, si porta dietro i mezzi del comunicare e quindi più servizi sul piatto ce li mette. Anche la navigazione internet da televisore, ci mette. Che è una forma assai immatura nel design dei siti e poco sviluppata, ma permette comunque di vedere un sito in 42 pollici. Abbiamo guardato Repubblica.it: ci fa una bella figura.
Lo strumento per la navigazione internet è una tastierina di uso assai facile, grande come un portamatite, quando si usavano. Ovviamente il decoder non ha hard disk: quindi vi potete guardare la posta, ma non salvare il file allegato. Giocare in diretta, ma non scaricare il gioco sul decoder.
Giochi, servizi, altra televisione, tanta altra televisione: per quelli di Alice è chiaro che questo è il futuro, e dal modo in cui presentano il servizio attuale si capisce che lattrezzo da oggi in vendita - che comprende un decoder, i telecomandi (quello tv e la tastiera internet), un modem e un "router" Wi-Fi, per permettere ai telefoni e al pc di funzionare in tutta la casa - è considerato una sorta di primo nato di una famiglia numerosa.
Fin qui i punti di forza di questo servizio, cui si aggiunge il canale di pagamento, elementare e micidiale: niente carta di credito, va tutto sulla bolletta del telefono ma si può controllare in ogni momento quanto hai speso. Quindi la tecnologia: al contrario di satellite e digitale terrestre, la IPTV (Internet Protocol Television) di Telecom si affida alle potenti spalle della rete e alla sua velocità e forza di sviluppo. Alla sua onda lunga. Già allo stato attuale, il servizio utilizza due tecnologie "povere", come il Wi-Fi e il VoIP che sono figlie della liberazione della banda radio e della flessibilità immensa dellarchitettura internet. Quindi è un cavallo che può andare lontano.
I punti di debolezza sono innanzitutto: 1) il costo: non è un servizio economico ed arriva su un mercato dove per la tv spendiamo tutti già molto. Telecom ha più volte paragonato il servizio on demand dei film a Blockbuster, dove il noleggio costa di più ma la tessera non ti porta via 45 euro/mese. 2) Laccredito in bolletta facilita lacquisto ma la spesa per lutente rischia di crescere davvero molto; 3) Lofferta al momento non è poi questa macchina da guerra, ma potrà essere arricchita; 4) Dal punto di vista dello sviluppo e della consapevolezza di internet, qui la rete e i suoi usi intelligenti (didattici, di lavoro o di sviluppo personale) sono del tutto marginali, mentre il porno potrà essere finalmente visualizzato su uno schermo degno del nome. In compenso il "grimaldello" televisivo potrà fare entrare internet anche in case dove forse non sarebbe arrivata (ma a caro prezzo...).
Non resta che un pensiero, un "sapore" che viene da tutta questa prova: che questo sia un contenitore ancora un po vuoto. Destinato ad essere riempito da altro e da altri. Telecom non si sbilancia ma non lo esclude. Possiamo ospitare qualsiasi programma broadcast, anche se la vocazione del servizio è il video on demand - dicono. E infatti...
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