![]() |
|
|
![]() |
![]() elenia, 20 anni spritzina di padova CHE FACCIO? ...università misto mare.... Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS altro mio blog (da Pagine Personali / HomePage ) eldalie (da Arte e Cultura / Narrativa ) UTENTI ONLINE: |
venerdì 27 agosto 2004 - ore 22:41 Vi voglio tanto bene. A tutti quanti. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 27 agosto 2004 - ore 22:24 Ho scritto tre poesie. Tre in tutto. La prima era d'amore grana netta di melagrana le parole guardavano il sole. La seconda poesia nasceva nella guerra correvo nell'ombra e le lettere con me. La terza era per te sorella grande di guerra e amore insieme. Ma le parole non mi hanno seguita. Forse sapevano più sagge di me di essere solo un errore. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 22 agosto 2004 - ore 21:07 cose inarrestabili spingono nelle viscere delle nostre vite sospetto e paura segreti tremendi - forza cattiva in lui? - inconfessabile terrore - segreti tremendi - forza dolceamara in me? - inconfessabile conflitto - forse nulla forse è tutto ok forse andrà tutto bene ma ho paura ---------------------------- fragile la sua anima quanto la mia fiducia ma va tutto bene il mio destino non mi ha tradita non mi ha tradita lui che amo - e nulla ha tradito lui tranne forse la sua anima troppo grande per la sua pelle sottile ma ho fiducia nel suo coraggio e un po' anche nel mio. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 18 agosto 2004 - ore 19:34 sabato per la festa me c'è LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK martedì 10 agosto 2004 - ore 13:21 anvedi li romani LINK la gnappa fa pubbliche relazioni ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 8 agosto 2004 - ore 16:15 via per il mondo mi mancate LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 30 luglio 2004 - ore 11:48 Umberto Eco - Il Pendolo di Foucault Vive in un’epoca di sogni, il giovane Cassaubon. La storia passa per le strade, intorno all’ università, e scorre tra gli avventori del bar Da Pilade. Il sessantotto è passato da poco, e la sua utopica eredità aleggia ancora sulle vite dei giovani e dei meno giovani, che intorno ai tavoli passano da un Martini a un Gin Lemon. E’ da Pilade che Cassaubon incontra Jacopo Belbo, piemontese, poche occasioni alle spalle, perse per paura. Jacopo lo porta a conoscere Diotallevi, appassionato di cabala, il cui più grande desiderio è provare una sua improbabile origine ebraica, o almeno non essere contraddetto quando la vanta. I tre stringono presto una solida amicizia, lavorando insieme per una casa editrice- barzelletta, costruita per truffare scrittori ingenui disposti a pubblicare a proprie spese il frutto della loro fatica. L’arrivo del Colonnello porta tra le mani dei tre il seme di un gioco mortale. Il Piano inizia a prendere corpo, nella forma di un messaggio in codice, che il Colonnello ha tradotto e interpretato come un complotto storico di respiro millenario. Il matto lo riconosci subito, aveva detto Belbo, poco tempo prima, da Pilade. E’ uno stupido che non conosce trucchi. Lo stupido la sua tesi cerca di dimostrarla, ha una logica sbilenca ma ce l’ha. Il matto invece non si preoccupa di avere una logica, procede per cortocircuiti... E le parrà strano, ma il matto prima o poi tira fuori i templari. Ma questo avveniva al banco di un bar, dopo qualche whisky, a notte fonda. Così il trio si dispone a creare il suo piccolo Golem. Il messaggio del Colonnello pare trovare continue conferme nei manoscritti dei Diabolici, le vittime dello spietato quanto ignorante editore Garamond. Tra le abili mani dei tre, il Piano cresce e si espande, ingoiando man mano la Storia stessa, il passato, il presente e il futuro. Intorno ruotano figure vive e al tempo stesso irreali: l’enciclopedico Agliè, dall’età dubbia e dall’ancor più dubbia identità, e tre donne, ognuna simbolo e persona. Amparo, sudamericana, vitale e aperta al sogno in tutte le sue forme, amata e persa; Lia, materna e amata, sicura nella sua saggezza terrena e corporale, ultima certezza e guida; Lorenza Pellegrini, oggetto di tanti desideri, pomo della discordia, Sophia, cortigiana, vittima. E intanto il Piano cresce, e quello che era solo un gioco perde la memoria delle sue origini, e si solleva sulle sue gambe. Ora che tutto conferma tutto, è sempre più difficile negare il suo essere reale. Il Golem si rivolta contro i suoi creatori; è impossibile che possa essere altrimenti. E ora non ha più importanza cosa è reale e cosa non lo è mai stato. Il pendolo oscilla lungo il suo percorso, e non può più essere fermato. Scritto otto anni dopo Il nome della rosa, il Pendolo può essere considerato un capolavoro assoluto. Attraverso un geniale gioco di citazioni la Storia viene messa in discussione. Il confine tra realtà e menzogna si perde, così come si perdono di vista i limiti della finzione letteraria. Severino Cesari, del Manifesto, scrive: Si chiude il libro con la sensazione di aver compiuto un’esperienza necessaria. Forse. Ma non è solo questo. E’ un viaggio al tempo stesso meraviglioso e inquietante (uno di quei sogni che si sente il miele colare nelle vene, dice Belbo), in cui gioie e angosce intense si contendono il primato nella memoria; un incubo dolce e pungente che non lascia nessuno immutato. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 30 luglio 2004 - ore 11:29 ragù bolognese affogato e speziato.-> allora, dose per 4 persone, o tre se mangiate come me... -mezzo kilo di macinato di vitellone, fatevi aggiungere nel macinato un pò di salsiccia, o di prosciutto crudo, io preferisco il primo caso... -olio, una noce di burro -sedano, carote e cipolla -noce moscata, chiodi di garofano, pepe nero, o bianco -un litruzzo di vino bianco, anche non eccelso, di quelli da cucina... -tubetto di doppio concenttao di pomodoro... allora, fate il soffritto con cipolla, sedano e carota, consiglio, lacsiate qualche pezzetto di sefdano un pò più grande, uin coste intere...prenderà un sapore... versate il soffritto in poco olio e burro appena riscaldati in una pentola, ehm, da ragù..aggiungete la carne, e portatela a metà cottura sfiggendola, poi versate un bel bichiere di vino bianco, e lasciate cuocere ed ed evaporare, questa oerazione va compiuta tre volte circa, in modo che la carne si ubriachi per bene. aggiungete un po di doppio concentrato di pomodoro, mescolate e aggingete magari un cucchaio di aqcua, per mesciare meglio. a questo punto, aggiunìgete una decina di chiodi di garofano, e tanta noce moscata, gartuggiata, nanturalmente, sale e pepe, tanto, e lascite cuocere almeno un'ora. mia nonna lo cuoce a fuoco basso tre ore. se tende a seccarsi, altro vinello. alfin, un filo d'olio. ottimo condimento per taglaitelle ruvide, maccheroni grossi, o...come riempimento dei tacos argentini... spero di non avre dimenticato nulla. nel fare i piatti badate che a cisacuno tocchi un pezzo grosso di sedano, è otimo.. buon appetito (ringraziamenti a Cà su iltempiodifebo) LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK mercoledì 28 luglio 2004 - ore 13:58 CAOS! LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK lunedì 26 luglio 2004 - ore 20:47 Gli ultimi raggi obliqui illuminavano quel frammento di marciapiede. Oltre esso, un ampio terreno incolto. L’erba faticava a conquistare quella compatta distesa di polvere, e cresceva grigia e stenta, nonostante la stagione. Pochi alberi proiettavano su di esso lunghe ombre scure, mani scheletriche tese verso il cielo, a chiedere forse di fiorire ancora. I loro rami non facevano nulla per nascondere la facciata della casa. Probabilmente era stata bella, un tempo, ma di quella bellezza restava ben poco. Grigia e triste come sono spesso le abitazioni degli anziani, aspettava lei stessa la fine del disfacimento. Le imposte ai piani bassi erano quasi tutte chiuse, nonostante il caldo. Fuori dalla porta non c’era zerbino. Ad accogliere gli improbabili ospiti, solo una vecchia scopa appoggiata al muro. Nessuna rondine aveva fatto il nido sotto il tetto ingrigito. Nessun pipistrello volava in circolo, nessun gatto cacciava topi tra quelle tegole. Non ce n’erano. Soltanto le finestre del sottotetto avevano un che di colorato – blu profondo, forse tende. Al davanzale di una di esse era appesa una bandiera della pace. A differenza della maggior parte delle bandiere del vicinato, non aveva ancora cominciato a sbiadire. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
|||