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![]() galvan, 36 anni spritzino di buona volontà CHE FACCIO? do i numeri a spizzichi e Bocconi Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO e non voglio dimenticare. STO ASCOLTANDO L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... eh, cazzo, sì. STO STUDIANDO... Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) veder morire la goliardia 3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!! 4) i siti ottimizzati per explorer MERAVIGLIE 1) insegnare 2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga 3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore... 4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti. 5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela |
![]() (Thanks Sanja, anche se lo preferirei senza "d" eufonica) Mi piace che il mio blog sia un porto franco, riposo per il navigante stanco, finestra da cliccare rilassati e a volte, forse, un po’ disimpegnati; se pure qualche giorno resta in bianco, non sono io che della voglia manco: viviamo infatti in tempi concitati, non sempre si può stare collegati. Ma in quello che ci scrivo, sono vero: scrivo di getto, scrivo senza ingegno sia ai nomi noti, sia agli sconosciuti; se mi si lascerà, passando, un segno, che il commento lasciato sia sincero, amici e ospiti: siete i benvenuti. ![]() Le mie rubriche:
E, se non fosse che le musichine di sottofondo dei blog mi danno l’orticaria, qui ci sarebbe questa.
lunedì 29 maggio 2006 - ore 12:38 La killer delle palle veloci La notizia della settimana scorsa è che Erika (la "fidanzatina di novi Ligure"), che è stata condannata a 16 anni per l’omicidio della madre e del fratellino, ha ricevuto un permesso per disputare una partita di pallavolo intercarcere. Il 23 maggio (lo so, sono in ampio ritardo, ma del resto questo non è certo il primo post che se ne sta in lista d’attesa per qualche giorno...) "Leggo" ha dedicato un’intera pagina ai commenti dei lettori. Come era prevedibile, se ne sono letti di tutti i tipi, in un senso e nell’altro: Mi dispiace, ma per me Erika, dopo aver massacrato la madre e il fratellino, dovrebbe rimanerci a vita in carcere! La sig.na Erika, unitamente alle istituzioni sono la vergogna della nostra Patria italiana. Spero e confido che nel futuro non si vedano queste porcherie! La politica italiana spesso e volentieri si fa carico di alcuni modelli esteri, allora, perché non prendere in esame e attuare tali modelli, come in America, dal punto di vista della giustizia? Quello che ha fatto Erika ha dell’innaturale ed è difficile capirla o giustificarla, ma a quanto pare si impegna nel proprio recupero. Lasciatela in pace. Se gioca a pallavolo vuol dire che fa parte della terapia e la legge lo consente. Lasciando perdere la constatazione che, come era altrettanto prevedibile, il numero dei commenti negativi è soverchiantemente maggiore di quelli positivi, una cosa mi ha colpito: il modo di scrivere è indubbiamente più corretto e appropriato nei secondi che nei primi. Guardate i primi due commenti che ho messo a mo’ di esempio e confrontateli con il terzo: il primo scrive "dovrebbe rimanerci a vita in carcere", stridente tautologia; il secondo ha addirittura un errore di concordanza ("la sig.na Erika sono la vergogna"); in entrambi le virgole sembrano tirate fuori da un sacchetto e buttate lì a caso. Manca soltanto "fà" con l’accento, ma ho il sospetto che ciò possa dipendere dai correttori del giornale. Il terzo, invece, a parte una veniale mancanza di un altro "che" prima de "la legge lo consente" (che comunque potrebbe non essere nelle intenzioni di chi ha scritto: magari lo voleva coordinare al "vuol dire" e non al "fa parte della terapia") è scritto, oserei dire, perfino in buon italiano. Da ciò sono nate un bel po’ di riflessioni. Sarei tentato di distillarne una precisa serie di opinioni, ma forse è meglio evitare, come da un bel po’ cerco di fare. Menzioniamo piuttosto il fatto che a Ragusa, tra caponate, carpacci di "pisci spara", varie e eventuali, ne è venuto un convegno complessivamente molto ricreativo. Forse è riuscito un po’ avventuroso il ritorno, considerando che viaggiavo con bagagli a mano per complessivi 23 kg dei quali cinque soltanto di pasta di mandorle e pistacchi per fare gli analoghi "latti" (direi che, in compenso, ho fatto scorta per tutta l’estate). Ha fatto seguito una fine di settimana splendida ma, come nelle mie migliori tradizioni, senza un istante di calma, tra passeggiatine in montagna, inaugurazioni di nuovi locali, festoni più e meno buei, cantine aperte (quest’anno Valdobbiadene, oh yeah!), cìmeni in buona compagnia, chipiùnehapiùnemetta. Constato con meraviglia e piacere che sono riuscito a trovare spunti per dei pensieri tutt’altro che banali anche vedendo X-men 3 e Shaolin Soccer. E questa sera si va in scena: il Rubio e il Galvan si produrranno nell’ultima puntata del corso di cucina multietnica "ringraziando" tutte le cuoche delle giornate passate con risotto ai bruscandoli, "sépe coi bisi" e rotolo alle fragole. Seguiranno fuochi d’artificio, tamburi, trombe, elefanti, pattuglie acrobatiche e forse anche qualche ornitorinco, ma non sono sicuro. Buona giornata a tutti. LEGGI I COMMENTI (9) - PERMALINK martedì 23 maggio 2006 - ore 18:36 Viva l’Italia (l’Italia del valzer e l’Italia del caffè) Bene, mi trovo in Sicilia per questo famoso convegno. Ricevo una telefonata urgentissima dal mio superiore bocconiano, il quale mi comunica che il mio seminario di valutazione (quello sulla base del quale decideranno se assumermi o no, per capirci) è il primo giugno. Tel chi. E non basta: entro tale data devo anche fornire un elenco di possibili "referee" ai quali domandare "spot" (per favore, non chiedetemi che cacchio voglia dire) un parere su di me. In qualche modo sono riuscito a concepire tale elenco, a recuperare una connessione uàirless e a spedire agli interessati un breve e-mail per avvisarli che potrebbero essere contattati in qualsiasi momento. Va da sé che non ho il tempo materiale per aspettare la loro conferma e che, di conseguenza, potrebbero trovare estremamente spiacevole il fatto di dovermi "sponsorizzare" con così poco preavviso e senza che io attenda il loro consenso. Ma, in fondo, è bello vivere pericolosamente. Va parimenti da sé che il post ispirato da quel vecchio commento di Zilvio (cui accennavo nei commenti al post di ieri) è rinviato a un momento di maggiore tranquillità. Ah, mi accorgo anche che siccome il collegamento fornito dall’organizzazione del convegno è impostato per bloccare le pagine che contengono una parola di cui qui si fa largo uso (quella che comincia per caz e finisce per azzo), non posso nemmeno seguire il blog. Per scrivere questo post ho dovuto fare cose veramente improbabili. A sabato, quindi. Buone giornate a tutti. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK lunedì 22 maggio 2006 - ore 12:07 Lets pull the additions (Ovvero, il post sui "galvantipi" già citato dal biondo, con qualche minimo aggiornamento) Corrono tempi strani. Un caro amico è stato lasciato dalla morosa dopo otto anni, di cui raqquanti di convivenza. Magari cerano anche delle ragioni legittime, ma la decisione è stata comunicata quando era già stata irrevocabilmente presa, con un rispetto per le opinioni del compagno decisamente perfettibile. Bisogna riconoscergli che ha provato a farsene una ragione e ripartire, ma non ce lha ancora fatta troppo bene; del resto, la cosa è tuttaltro che facile. Un altro caro amico sta aspettando da giorni una risposta importante in mostruoso ritardo, senza nemmeno sapere bene in quale risposta spera. Un "no" lo lascerebbe nellattuale limbo, nel quale non sta affatto comodo, ma un "sì", che pure gli darebbe unottima occasione di fuga, lo costringerebbe a spostarsi lontano da molte persone che gli vogliono bene e alle quali ne vuole. Unamica sente evidentemente e prepotentemente il peso della sua singolite (come direbbe il secondo amico). Non si può certo fargliene una colpa, ma i suoi legittimi tentativi non stanno risolvendo la situazione; anzi, limpressione è che a volte rischino soltanto di creare attriti, imbarazzi e fastidi. Unaltra amica ha finito per mettersi con un uomo che, se pur assomiglia vagamente a unaltro a cui ha fatto il filo per un bel po, non fa minimamente per lei. Non lo sappiamo soltanto noi, beninteso, siamo convintissimi che lo sappia anche lei, ma che stia dedicando tutte le sue forze a cercare di convincersi del contrario. Ora dobbiamo decidere se concludere che è meglio così che peggio e sperare che duri (per tutta la vita, a questo punto) oppure se augurarci che, visto che non può funzionare come dovrebbe, finisca il prima possibile e con meno danni possibile per entrambi. Unaltra amica ha troncato proditoriamente una storia appena nata, confondendo le legittime ritrosie a abbandonare una vita da single impenitente con lassenza di passione e sentimento che invece cerano, e pure in quantità ammirevoli. Non passa quasi giorno senza che, nonostante un suo certo egocentrismo di fondo, le venga il dubbio di aver preso la decisione giusta, e non passa giorno senza che lui senta la mancanza di lei. Ma lei è troppo orgogliosa (e forse anche lui è un po troppo gigione), per cui non ci sono metodi per far loro percorrere lunica strada giusta che avrebbero davanti. Un altro amico si professa innamorato di una ragazza che conosce (per modo di dire) da ben poco tempo. Non si è mai fatto avanti in nessun modo e, sia come sia, alla fine lei sta intrallazzando con qualcun altro. A prescindere dalle valutazioni di merito, lui sta come un cane, anche se fa finta di no, un po per superficialità un po per orgoglio; di certo, ora come ora, si trova nella tragica situazione di non poter fare nulla, il che lo porta inevitabilmente a mitizzare ciò che non può conoscere direttamente. Un altro caro amico ha incontrato e perduto la possibile donna della sua vita: dopo che lei laveva incoraggiato e fatto sentire speciale in tutti i modi, improvvisamente gli ha girato le spalle dichiarandosi ancora legata al suo ex. Pensarci prima no, vero? Comunque lui è stato da buttare per un mesetto, dopodiché pare che abbia conosciuto una donna con la quale si trova decisamente bene. Speriamo. Una cara amica sta ancora pensando a un suo ex che lha trattata in modi inenarrabili. Per carità, forse cerano delle ragioni legittime anche in quel caso, ma un po di senso di responsabilità e di maturità sarebbero stati apprezzati. Sia come sia, la forte impressione è che la grande disinvoltura che lei cerca di sfoggiare sia soltanto un timido e malriuscito tentativo di mascherare la sua confusione e la sua tristezza. Ma magari funziona, e in quel caso meglio per lei. Un altro caro amico, dopo aver finalmente sistemato uno zoppicantissimo rapporto con la sua ragazza, nel momento in cui pareva che tutto potesse filare liscio si è trovato a inciampare contro la donna che aveva sempre cercato. Come è tendenzialmente naturale in questi casi, anche lui è luomo che lei aveva sempre cercato; peccato che lei sia sposata e abbia due figli. Ora sono tutti e due dilaniati tra il desiderio e la passione, da un lato, e le responsabilità dallaltro. Vedi bene che cosa può succedere quando ci si sposa senza convinzione. Anche qui non sappiamo che cosa sperare, se non che la morosa di lui non venga mai a saperlo. E io? Beh, io ho apparentemente un po di tutti questi problemi e faccio un po tutti questi errori, mutatis mutandis. Per fortuna ho gli amici di cui sopra, con cui parlare e ai quali cercare di dare sostegno e consiglio: confortarli ed esserne confortato è tutto uno. Forse è per questo che gli amici, così come i buoni libri e i buoni film, sono così importanti, proprio perché esaminare le situazioni altrui, reali o immaginarie che siano, aiuta a trovare il nord nel labirinto dei propri problemi. Ciò detto, me ne parto per Scicli (RG), causa convegno scientificamente forse non esaltante, ma logisticamente in riva al mare. Cannoli, latte di mandorle, cassatelle, caponatina: arrivo! Buona settimana a tutti. LEGGI I COMMENTI (17) - PERMALINK domenica 21 maggio 2006 - ore 09:46 La vampa dagosto Alla voce "Sto leggendo" cera un altro libro e, in effetti, così era. Ma fermarsi allAutogrill sulla strada per Firenze, vedere lultimo romanzo sul commissario Montalbano e decidere di comprarlo è stato inevitabilmente tuttuno. Altrettanto inevitabilmente, poco più di quattro ore dopo lavevo già finito, per cui eccomi qui a parlarne. La storia, come sempre, parte quasi sotto tono. Montalbano trova una villetta sul mare per la breve vacanza di una famiglia di amici di Livia, la sua storica ragazza ligure. Dopo qualche giorno di permanenza ci si rende conto che la villetta ha un piano abusivo sotterrato, il che non è certo scioccante (come dice il geometra Spitaleri durante un interrogatorio a cui Montalbano lo sottopone, "labusivismo da noi direi che è doveroso per non passare da imbecille agli occhi degli altri"); tale piano abusivo contiene però un baule, il quale contiene però un cadavere; questo inizia a essere già più fastidioso. La prosa sicilianeggiante di Camilleri si fa sempre più sicilianeggiante. Mi sono chiesto più di una volta, nel corso della lettura, se il fatto che io sia "allenato" dagli altri suoi libri è soltanto un leggero vantaggio oppure sta diventando una necessità. A parte questo, comunque, i tratti psicologici e gli spunti di riflessione che Camilleri butta qua e là (forse sempre più alla rinfusa, ma in effetti anche questo è un po il suo stile) sono sempre più grandi e sempre più apprezzabili. Forse la conclusione del romanzo (che un amico, professore a Verona, ha definito deludente, ma che io invece ho trovato splendida nella sua struggente inevitabilità) era immaginabile, ma non è detto che debba essere così per tutti e in ogni caso ci sta perfettamente. Insomma: anche questo, come tutti gli altri romanzi montalbaneschi di Camilleri, è un libro da consigliare a tutti, senza riserve. -- Ma mi spiega pirchì battono le mano ai morti? -- Forse pirchì hanno fatto bene a mòriri. -- Dottore, babbìa? -- No. Quannè che si battono le mano? Quanno una cosa ti è piaciuta. A filo di logica, dovrebbe perciò significare: mè piaciuto assà che ti sei livato finalmente dai cabasisi. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 18 maggio 2006 - ore 12:17 Definizione Pigmento, n.. Parte del muso di un maiale inglese. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK mercoledì 17 maggio 2006 - ore 12:49 Mi pare consono Mussi alluniversità. Il che, dal punto di vista di un veneto, ha tutto il suo senso. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK martedì 16 maggio 2006 - ore 09:50 Sgrunft (era: Monetine allhotel Raphael) Uno è lì che sta rileggendo il suo blog, per sbaglio sfiora il touchpad del computer (occhei, lo ammetto, è regolato con la sensibilità di una ventunenne vergine, ma del resto il tocco delle mie mani è così) e si rende conto di aver cliccato erroneamente "Cancella" in corrispondenza del post sullhotel Raphael e Previti. Sono riuscito a salvarlo soltanto grazie a dei riflessi ancora buoni nonostante il rincoglionimento senile, al tasto Esc e al copia e incolla. Mi scuso con chi aveva lasciato commenti e prometto che tenterò di non ripetermi più. Monetine allhotel Raphael Non parlo di politica da un po’ di tempo, ma sto pensando con insistenza a questa cosa già da qualche giorno, quindi tanto vale scriverne. Nei primi mesi del 1992 iniziò un’inchiesta apparentemente innocua su una serie di tangenti intorno al Pio Albergo Trivulzio. Il pubblico ministero era Antonino di Pietro. Rapidamente ci si rese conto che, attorno a quella storia, si stavano scoperchiando una dopo l’altra una serie impressionante di tombe rimaste molto ben sigillate fino a quel momento. Rapidamente furono chiamati a testimoniare, o addirittura iscritti nel registro degl’indagati, decine e decine di politici particolarmente in vista. Tra questi ci fu Bettino Craxi, presidente del Consiglio dei ministri due volte consecutive (dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987), per il quale la Camera negò per quattro volte l’autorizzazione a procedere il 29 aprile del 1993. Il tutto avveniva undici giorni dopo una schiacciante vittoria dei "sì" a una serie di referendum pur ipertecnici (dal finanziamento pubblico dei partiti alle nomine bancarie, dalla legge sulla droga all’abolizione del Ministero dell’agricoltura) e solo un giorno dopo il giuramento del primo Presidente del Consiglio non politico della storia d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi. Il giorno dopo, il 30 aprile, una folla inferocita era riunita in piazza Navona davanti all’hotel Raphael, residenza romana di Craxi. Nel momento in cui l’ex "potentissimo" uscì dalla porta, iniziò una vera e propria grandinata di monetine, mentre alcuni brandivano a mo’ di bandiera la prima pagina de "La Repubblica" che titolava "Vergogna!" e altri cantavano, sull’aria di "Guantanamera": "Vuoi anche queste? Bettino, vuoi anche queste?". Ricordo con enorme nitidezza quel giorno. Ricordo anche le mie riflessioni, senz’altro un po’ indignate per una reazione popolare molto al di sopra delle righe e al limite del linciaggio, ma senz’altro ottimiste e speranzose. Forse la nazione sta finalmente insorgendo, pensavo; forse abbiamo davvero aperto gli occhi sulla situazione di merda nella quale siamo, forse finalmente la gente inizierà a radunarsi nelle piazze a manifestare spontaneamente le proprie opinioni su cose un po’ più importanti di chi ha vinto l’ultimo scudetto. Forse l’indifferenza con cui la nazione ha accolto la morte del giudice Falcone è stato l’ultimo episodio di catatonia popolare. Forse, finalmente, imboccheremo la strada per diventare un paese civile. Poi, invece, iniziarono a capitare cose che non capivo. Gardini e Cagliari furono trovati "suicidi", l’uno in casa sua, l’altro in carcere. Il presidente del Tribunale di Milano, Curtò, fu arrestato. Berlusconi entrò in politica, spinto, a suo dire, dal terrore che il paese potesse trovarsi sotto il controllo dei "comunisti" (quattro anni dopo il crollo del muro di Berlino) e vinse clamorosamente le elezioni del 1994. Iniziò l’approvazione di una serie improbabile di leggi e di decreti (ricordiamo soltanto quello passato alle cronache con il nome di "decreto salva ladri"), che portarono alle dimissioni di tutti i membri del pool "Mani Pulite" (escluso Borrelli). Lo stesso Di Pietro si dimise dopo un’ispezione ministeriale, che pure non trovò riscontri. Di Pietro tentò di darsi alla carriera accademica presso l’Università di Castellanza, ma non fu lasciato in pace neanche lì: l’unica strada percorribile diventò per lui la politica, in cui entrò come ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodi. Si dimise anche da quella posizione, in seguito a un’indagine su di lui da parte della magistratura bresciana, che non avrebbe portato nemmeno al rinvio a giudizio. Nel frattempo i governi Prodi, d’Alema, d’Alema bis e Amato non prendevano in mano la situazione. Tutte le vie di azione che si sarebbero potute percorrere furono trascurate; a dire delle malelingue, lo scopo era quello di scambiare l’impunità di Berlusconi e dei suoi amici con un "vasto consenso" nella commissione bicamerale per le riforme istituzionali. Sia come sia, le elezioni successive furono vinte dal polo delle libertà e ricominciò l’approvazione di una ridda di leggi e decreti al limite del credibile. La nazione era di nuovo silenziosa e inerte, dimostrando un disinteresse sempre maggiore a ciò che stava capitando e un attaccamento sempre maggiore ai telefonini e ai reality show. I giornali, lentamente ma inesorabilmente, iniziavano a adeguarsi a un lessico talmente artificiale e irreale ("anarco-insurrezionalisti", "disobbedienti") da non poter sembrare casuale. Continuava il tormentone sulla paura dei comunisti, sapientemente condito con una progressiva delegittimazione di tutto quanto si opponesse allo strapotere di quello che appariva sempre più chiaramente come il gotha italiano. Nemmeno i giudici furono risparmiati, venendo definiti "toghe rosse" e venendo accusati di fare un "uso politico della giustizia". I figli di Craxi assunsero un ruolo di co-protagonisti della scena politica italiana, lamentando un’ingiusta "criminalizzazione" della figura di loro padre e bollando la folla del Raphael come "attivisti di sinistra sapientemente mobilitati". Così siamo arrivati ai giorni nostri. La sentenza di condanna a Cesare Previti per corruzione è stata depositata il 28 marzo 2006. Il 6 maggio l’ex ministro della difesa si consegnò spontaneamente al carcere di Rebibbia; questo suo gesto, insieme con la sua età (superiore ai 70 anni) gli davano diritto a una procedura abbreviata per la concessione degli arresti domiciliari, che arrivò puntuale il 10 maggio. La legge che gli garantiva questo diritto è stata chiamata dai giornali "l’ex Cirielli": pochi o nessuno hanno mormorato a mezza voce che, in realtà, si tratta della cosiddetta "legge Previti". Anzi, qualcuno è arrivato a titolare "La vendetta delle toghe rosse". Così Previti deve passare le giornate nella sua modesta abitazione di Piazza Farnese a Roma, con in più il diritto di uscire liberamente per due ore il giorno, dalle 10 alle 12. Da quattro giorni mi chiedo perché non c’è nessuno a attenderlo con la tasca piena di monetine in piazza Farnese alle dieci di mattina, ogni giorno per i prossimi sei anni. Forse dipende dal timore che quelle monetine possano diventare un fondo cassa per la corruzione di qualche altro giudice. Forse, e più probabilmente, quando speravo che avessimo preso la strada per diventare un paese civile, mi sbagliavo di grosso. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 15 maggio 2006 - ore 14:30 Programmi per limmediato futuro Bon. Fatto il giro dei blog. Impostato un sondaggio del cacchio tanto per. Controllata le-mail. Scaricata lopera omnia di CarlettoFX, destinazione backup. Ora resta soltanto da pensare ai prossimi giorni: domani manutenzione moto piacevole pranzo di lavoro colloquio con possibile tesista spritz con ex collega, dopodomani milano due chiacchiere sui prossimi corsi per il dottorato ritorno prestino graditi ospiti a casa mia, giovedì milano ricevimento studenti serata da destinarsi, venerdì Firenza causa convegno, sabato ritorno ma non in tempo per la motata cazzo, domenica e lunedì pausa, da martedì a venerdì convegno a Scicli (RG), venerdì sabato domenica banda beehivesca in Camporovere atto quinto. Ciò detto, vedo di mettermi al lavoro su quel ricettario, va. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK sabato 13 maggio 2006 - ore 13:53 Brava a letto e L’infinita letizia della mente candida Brava a letto Di solito decido di leggere un libro perché me ne ha parlato bene qualcuno che conosco. Non soglio leggere recensioni; anzi, per evitare di rovinarmi il piacere di scoprire il significato del libro a mano a mano che la lettura procede, tendo a non leggere neanche la quarta di copertina e i risvolti (se non quando ho finito l’ultima pagina). Ogni tanto, in compenso, mi capita di vedere un libro su uno scaffale (o più spesso in una vetrina, perché ho imparato a evitare le librerie come la peste per non spenderci regolarmente mezzo stipendio) e di sentire, in modo del tutto irrazionale, che voglio leggerlo. Con "Brava a letto" di Jennifer Weiner è successo proprio così: non sapevo nulla né dell’autrice né del libro (ho scoperto soltanto dopo averlo letto che lei è una giornalista e che questa è la sua opera prima), ma avevo deciso che l’avrei affrontato alla prima occasione. Apprendere dal blog della dottoressa I che lei lo stava leggendo e chiederglielo in prestito, quindi, è stato naturalmente tutt’uno, e la ringrazio per aver accettato. Candace ("Cannie") Shapiro è una giovane giornalista molto intelligente ma estremamente formosa, anzi, per dirla tutta, decisamente grassa. Vittima incolpevole di una storia familiare travagliatissima (il rapporto col padre in particolare) e del suo aspetto fisico tutt’altro che attraente, ha trascorso i suoi primi venti e passa anni di vita sostanzialmente senza mai essere veramente amata. All’inizio del libro la troviamo in un momento in cui ha rotto da poco la relazione con un uomo che le voleva bene per quello che era, ma di cui lei proprio non riusciva a sopportare alcuni massicci difetti, e la vediamo furente perché lui, giornalista come lei anche se meno capace, ha diffuso pubblicamente alcuni dettagli della loro relazione nella rubrica "Brava a letto" di una rivista a diffusione nazionale. Per tutto il libro seguiamo l’evoluzione della psicologia di Cannie tra il bisogno di affetto, l’insicurezza di se stessa, la struggente mancanza dell’affetto del padre e le difficoltà di comunicazione con la madre, mentre le càpitano diverse avventure e disavventure a mo’ di colpi di scena. L’autrice merita davvero un cestello di complimenti, sia per il suo splendido e gradevolissimo stile narrativo, sia per la profondità con cui esamina un vasto campionario di situazioni psicologiche tutt’altro che banali. Anche il finale è da salvare, sia pure quasi hollywoodiano, proprio perché a quel "quasi" manca (come sempre) il "tutto". Credo che questo libro dovrebbe essere letto da chiunque abbia superato la giovinezza e scelto il lavoro da fare fino alla pensione: ci si troveranno tantissimi spunti che aiutano a valutare le proprie scelte di vita. Da parte mia, a questo punto, sono curiosissimo di leggere gli altri romanzi della Weiner. L’infinita letizia della mente candida I distributori italiani hanno deciso di intitolare "Ricomincio da capo" il film che, in lingua originale, si chiamava "Il giorno della marmotta". Con un po’ di impegno, forse, posso immaginarne la ragione: il nome di quella manifestazione può essere evocativo per qualcuno negli Stati Uniti, mentre certamente qui in Italia non lo è. Non riesco invece in nessun modo a capire perché, invece che con lo splendido verso di Alexander Pope che dà il titolo a questo post (curiosa coincidenza, tra l’altro, il fatto che io abbia citato lo stesso Pope in questo blog molto di recente), i distributori italiani abbiano deciso di commercializzare questo film con il titolo "Se mi lasci ti cancello". Dal titolo (e non sapendone nulla, come amo fare anche per i film oltre che per i libri... e un po’ per tutto, in realtà, a dirla intera), mi aspettavo che "Se mi lasci ti cancello" fosse una qualche commedia un po’ stupida e buffa, tipo su qualcuno che finge ostinatamente di non riconoscere una ex con cui non vuole avere più nulla a che fare. Invece, già dalle prime scene ci si rende conto che non è così: ho trovato questo film un vero e proprio acquerello, del quale il titolo "Eternal sunshine of the spotless mind" (endecasillabo, peraltro, e chi mi conosce sa quanto io ci sia affezionato) è una perfetta pennellata. Spero che dietro questa titolazione non ci sia il tentativo di richiamare più pubblico, ma piuttosto il fatto (più comprensibile) che la traduzione del verso in questione è tutt’altro che facile: "L’eterna letizia della mente candida" perde, in effetti, quella connotazione calda e solare che, per come la sento, dà la parola "sunshine"; "spotless" non significa soltanto "candida" ma sembra evocare anche un significato tipo "piatta" nel senso di "priva di spunti"; "mind", infine, non significa "mente" in senso lato, ma soltanto limitatamente alla parte dell’attività conscia, dei pensieri, delle riflessioni. Forse (dico forse) una traduzione decente potrebbe essere "l’immutabile serenità di chi non ha pensieri"; gli riconosco però una notevole debolezza dal punto di vista del marketing (oltre a un’imperdonabile sovrabbondanza di sillabe). Insomma, valutate un po’ voi: ecco la parte in questione della "Lettera di Eloisa a Abelardo", con una mia modesta traduzione dei primi quattro versi (dopo inizia a diventare troppo difficile ).The world forgetting, by the world forgot. Eternal sunshine of the spotless mind! Each pray’r accepted, and each wish resign’d; Labour and rest, that equal periods keep; "Obedient slumbers that can wake and weep;" Desires compos’d, affections ever ev’n, Tears that delight, and sighs that waft to Heav’n. Grace shines around her with serenest beams, And whisp’ring angels prompt her golden dreams. For her th’ unfading rose of Eden blooms, And wings of seraphs shed divine perfumes, For her the Spouse prepares the bridal ring, For her white virgins hymeneals sing, To sounds of heav’nly harps she dies away, And melts in visions of eternal day. Quant’è lieto della vestale il fato! La scorda il mondo, e lei il mondo ha scordato; sempre è sereno chi non ha pensieri: le preci accolte, niente desidèri. Kaufman (ammirabilissimo autore della sceneggiatura) sembra suggerire tramite una frase della protagonista che, forse, siamo tutti semplicemente persone "incasinate che cercano la loro pace mentale". Può sembrarci, come replica immediatamente il protagonista, di non riuscire a vedere in una persona cose che non ci piacciono, ma, inevitabilmente, prima o poi se ne vedono. E allora la domanda è quasi spontanea: non sarebbe bello poter cambiare strada, ripulire e spianare la propria mente, magari cancellando completamente i propri ricordi, e ripartire da capo? Non ne guadagneremmo in serenità, in tranquillità, forse perfino in felicità? Forse il film suggerisce una possibile risposta a questa domanda, in un modo delizioso e sottile: ho la forte impressione che abbia approfondito un po’ la leggera cicatrice che mi ricorda che cosa voglia dire vivere. Complimenti per il risultato a Kaufman, oltre che a tutto il cast (impeccabile Jim Carrey, anche se forse non al livello dello show di Truman, eccellente Kate Winslet, straordinaria Kirsten Dunst nel solito ruolo della ragazza qualunque che, questa volta, proprio qualunque non è; menzione particolare per Eljiah Wood che in qualche modo inizia a tirarsi fuori dal ruolo di Frodo). Non voglio spingermi fino a dire che questo film è al livello dello stesso "Ricomincio da capo", o del già citato show di Truman, o di "The butterfly effect", o di "Pleasantville"; di certo ci va molto vicino e sembra volerci ricordare ancora che, come dice James Bruges all’inizio de "Il piccolo grande libro sulla terra", Only dead fish float with the current; live fish swim against it. Buona fine di settimana a tutti. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 12 maggio 2006 - ore 12:16 Donne, uomini e topi Ricevo da un amico, sempre bravo a non lasciarsi sfuggire notizie interessanti di questo genere, il link a una notizia ANSA secondo la quale le donne sono in grado di valutare a una prima occhiata il livello di testosterone di un uomo e la sua attitudine verso la riproduzione. In altre parole, pare che le donne siano in grado di capire in un istante se luomo che hanno di fronte è potenzialmente divertente a letto oppure no, e anche se è potenzialmente un buono o un cattivo padre. Credo che questa cosa dovrebbe dare da pensare, forse alle donne ancor di più che agli uomini. Stimolato dalla lettura di "Brava a letto", cerco invece in rete (e non trovo, cacchio) di un altro esperimento interessante, per il quale mi fiderò delle fonti di Jennifer Weiner. Tre (gruppi di) topi vengono piazzati in tre gabbiette, tra loro completamente separate, ognuna delle quali contiene unasta mobile. Tre azioni diverse sono associate alla pressione dellasta mobile: nella prima gabbia il topo riceve ogni volta una pallina di cibo, nella seconda gabbia non succede mai nulla e, nella terza gabbia, la pallina di cibo viene elargita soltanto alcune volte, a caso. Ebbene, il risultato è che i topi sicuri di ricevere la pallina di cibo, dopo un po, si stanca di premere lasta (come anche quelli che non ricevono mai nulla, che si stufano ben prima), mentre i topi della terza gabbietta non si stufano mai di premerla, sperando continuamente che il miracolo si ripeta. Anche questa seconda cosa, credo, dovrebbe indurre a riflettere. A parte che se fossi un topo della prima gabbietta sono certo che non mi stuferei mai di premere quella cazzo di asticella (beh, certo, lo farei soltanto quando ho fame, ma tendo a avere sempre fame...), credo che in molti (sperimentatori compresi, fidandosi che la ricerca sia vera) abbiamo pensato alla stessa cosa leggendo di questo risultato. Ebbene, può darsi che listinto spieghi tutta una serie di comportamenti; credo però che dovremmo scegliere con un po più di cura se essere uomini o topi. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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