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![]() galvan, 36 anni spritzino di buona volontà CHE FACCIO? do i numeri a spizzichi e Bocconi Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO e non voglio dimenticare. STO ASCOLTANDO L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... eh, cazzo, sì. STO STUDIANDO... Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) veder morire la goliardia 3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!! 4) i siti ottimizzati per explorer MERAVIGLIE 1) insegnare 2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga 3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore... 4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti. 5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela |
![]() (Thanks Sanja, anche se lo preferirei senza "d" eufonica) Mi piace che il mio blog sia un porto franco, riposo per il navigante stanco, finestra da cliccare rilassati e a volte, forse, un po’ disimpegnati; se pure qualche giorno resta in bianco, non sono io che della voglia manco: viviamo infatti in tempi concitati, non sempre si può stare collegati. Ma in quello che ci scrivo, sono vero: scrivo di getto, scrivo senza ingegno sia ai nomi noti, sia agli sconosciuti; se mi si lascerà, passando, un segno, che il commento lasciato sia sincero, amici e ospiti: siete i benvenuti. ![]() Le mie rubriche:
E, se non fosse che le musichine di sottofondo dei blog mi danno l’orticaria, qui ci sarebbe questa.
lunedì 6 agosto 2007 - ore 11:25 Holy mish-mash #4 (Diario sparso e caotico di un viaggio in Terra Santa, con vari e incidentali annessi e connessi) Venerdì 22 giugno (3/8): la Terra Santa La colazione dell’albergo non è niente male. Va da sé che mancano i grandi classici dell’English breakfast, tipo pancetta, salsicce, wurstel, prosciutto e simili. Non credo che serva spiegare perché. In compenso, però, c’è pieno di cose apprezzabilmente interessanti, tipo aringhe in varie salse e, soprattutto, l’hummus. Comincio da subito a rendermi conto che molto probabilmente nella settimana che ho di fronte mangerò abbastanza hummus da farci affondare l’Andrea Doria; capisco anche che questo avrà delle conseguenze probabilmente dirompenti sui miei processi digestivi. Ma è troppo buono, che ci posso fare. Alle sette e pochi minuti il fuoristrada della nostra guida ci aspetta fuori dall’albergo. La guida assomiglia in modo impressionante all’istruttore del diving di Hurghada (solo con la pelle un po’ più chiara, e evidentemente ebreo e non mussulmano -- ma in fondo non è così diverso, anche lui scrive da destra a sinistra), ma forse non è il caso di dirlo a nessuno che altrimenti rischio di fare la figura di quello che "i negri sono tutti uguali". La prima cosa che mi colpisce, salendo a bordo, è l’odore. Non si può definirlo davvero una puzza, ma è decisamente penetrante: un misto di cumino, sale, acqua di lago e erba secca. Mi renderò conto nei giorni successivi che esistono luoghi che hanno un odore inconfondibile e che quello che sto sentendo è l’odore inconfondibile della Terra Santa. Già questa è un’esperienza che mi fa sentire contento di essere qui. Si parte e si infila l’autostrada. Ci rendiamo conto che Israele è davvero piccolo: in pratica, andare da Tel Aviv alla riva del Mar Morto significa attraversarlo da ovest a est nel punto più "largo", eppure in tutto si parla di un centinaio di kilometri (da Nord a Sud ne misura poco più di quattrocento e fa circa 20500 kilometri quadrati di superficie: il Veneto, per capirci, ne fa più di diciottomila). Passiamo di fianco a Gerusalemme e il panorama toglie il fiato: non ci fermiamo nemmeno per fare una foto, avremo abbastanza occasioni per farne domani. Proseguiamo ancora verso est in un’autostrada di costruzione evidentemente recente. (Oh mio Dio, non sarà mica IL muro, quello?) Attorno a noi c’è il deserto (una distesa di segatura, minuscoli frammenti della fatica della natura) ![]() e si vedono lungo la strada le baracche dei pastori nomadi palestinesi. ![]() E’ davvero questa la stessa gente che si lega una cintura esplosiva alla vita e va a farsi saltare per aria nei ristoranti di Tel Aviv? Venendo da lontano, tutto questo sembra ancora più assurdo vedendolo da vicino. "Emir, are we in the West Bank here?" "Oh, well, technically yes." Tecnicamente siamo nei Territori occupati, ma non c’è stata una vera e propria frontiera, non si percepisce nessuna tensione. C’è un posto di blocco, ma ben al di là del confine, più una pattuglia stradale che una frontiera. Iniziamo a scendere. Scendiamo parecchio, decisamente parecchio, proprio tanto. Non avrei creduto che qualche centinaio di metri di dislivello (il Mar Morto si trova a quattrocento e passa metri sotto il livello del mare) si sentisse, ma l’aria è percepibilmente più densa. Arriviamo in fondo e alla nostra sinistra c’è Gerico. Già qui il clima è differente, attorno alla città aleggia una cappa di ostilità quasi palpabile. La nostra guida ci dice chiaramente che è un posto dove non è consigliabile andare. Proseguiamo fino alla riva del Mar Morto, che seguiamo procedendo verso sud. Lo spettacolo è incredibilmente suggestivo. Le montagne al di là sono giordane, il senso di terra di confine ora è incontestabile. ![]() Arriviamo a Qumran, dove sono stati trovati i "rotoli del Mar Morto": è un sito archeologico molto ben curato, ma la cosa più impressionante è che si sente che questi sono i posti dove sono accadute cose che hanno cambiato il mondo. In qualche modo, la Storia diventa quasi palpabile, è come se la si respirasse. ![]() Siamo tutti praticamente senza parole, e non dipende soltanto dal fatto che ci sono 35 gradi all’ombra (e che, naturalmente, non c’è ombra). Proseguiamo verso l’oasi di Ein Gedi. Fa colpo vedere, in mezzo al deserto, una striscia di vegetazione così lussureggiante. Facciamo una camminata lungo uno dei rivi che scendono dal deserto di Giudea. Uno di noi si butta in una delle pozze, dobbiamo praticamente portarlo via a forza. L’acqua è calda, praticamente a trentasette gradi. ![]() Scherziamo con la guida sul fatto che nelle nostre Alpi e Prealpi ci sono paesaggi simili, ma l’acqua è ben più fredda: concordiamo che avrebbe molto più senso avere acqua calda da noi e fredda da loro. Un po’ come il discorso che il sole sarebbe più utile di notte, quando è scuro, che di giorno, quando tanto è già chiaro. Non fa una piega. (Probabilmente è il caldo). Scendiamo in spiaggia e ci tuffiamo nel Mar Morto. La sensazione di galleggiamento è perfino buffa, l’acqua è così oleosa e densa da sembrare satura (anzi, forse un po’ più che sembrare, visto che tutti gli scogli sono pieni di incrostazioni di sale). Nuotare è quasi impossibile, non c’è pescaggio. Quando usciamo, ci sembra di essere coperti di olio come un gladiatore. Facciamo in tempo a allungarci fino a Masada, antica città ebraica in cima a una collina isolata che fu conquistata dai Romani dopo un assedio memorabile. I resti della città sono incredibili, la rampa che i Romani hanno costruito per portare la torre da assedio fin sotto le mura (diverse decine di metri sopra la base della montagna) fa ancora paura. ![]() E questo è niente, dice la nostra guida, ma per apprezzare tutto quanto dovreste venire qui con un archeologo. Eh. La mente corre inevitabilmente dove è ovvio che corra, ma poi torna. Torniamo a Gerusalemme. Lungo la strada passiamo di fianco a un quartiere ortodosso: la nostra guida ci indica un semaforo e ci spiega che domani sarà spento, perché in Shabbath non si guidano motori a scoppio e, quindi, non ci sarà nemmeno un’auto che entra o che esce da quella strada. Di qui iniziamo una lunga discussione sulla cultura e sulla religione ebraiche, che continueranno per tutta la sera. Sembra impossibile per chi è cresciuto in ambienti a egemonia cattolica, ma per gli ebrei il fulcro della religione sta nelle azioni, non nelle intenzioni. Insomma, non importa che tu trovi intelligente o stupido non mangiare maiale o non accendere lampadine il sabato: l’importante è che tu lo faccia e se lo fai sei un buon ebreo, indipendentemente dalle intenzioni. Prendiamo possesso delle nostre stanze allo Sheraton, ci facciamo una doccia veloce e andiamo a cena in un ristorante libanese (il che suona un po’ paradossale, ma in fondo la cucina israeliana è fortemente ispirata a quella di quei vicini). Scherziamo un po’ con le cameriere, entrambe estremamente carine, ci facciamo spiegare un po’ degli alfabeti arabo e ebraico. Assaggiamo i (le?) Baklawa, dolcetti a base di miele e pistacchi: tremila calorie per morso, ma semplicemente deliziosi. Il vino del Golan si lascia bere molto amichevolmente, torniamo in albergo un po’ brilli tutti e cinque, ma questo non basta a cancellare l’emozione di essere a Gerusalemme, che domani visiteremo. LEGGI I COMMENTI (11) - PERMALINK mercoledì 1 agosto 2007 - ore 08:51 Holy mish-mash #3 (Diario sparso e caotico di un viaggio in Terra Santa, con vari e incidentali annessi e connessi) Primo intermezzo: Eragon Ho attraversato la fase di passione per il fantasy più o meno verso la metà del liceo, quando ho letteralmente divorato Tolkien e, naturalmente, la saga di Shannara secondo Terry Brooks e quella di Dragonlance secondo Margaret Weis e Tracy Hickman. Poi la cosa si è notevolmente affievolita e si è definitivamente spenta quando ho scoperto Terry Pratchett: da allora, non ho più letto nessun fantasy oltre alle sue stupende contaminazioni demenziali e satiriche. Perciò ho affrontato questo libro, pur prestito di un amico assolutamente degno di fiducia, con una certa diffidenza, sostanzialmente soltanto per capire se secondo me meritava di essere il fenomeno mondiale che è stato. Ebbene: anche se la risposta non è un "sì" netto, siamo decisamente più vicini a quello che al no. La storia è congegnata abbastanza bene, lesagerazione che non manca mai nelle storie eroiche è tenuta a un livello di plausibilità ben più che accettabile. Certo, alcuni "colpi di scena" sono assolutamente prevedibili e perfettamente "ordinari" secondo i crismi classici del genere, ma nel complesso la cosa è decisamente perdonabile. Anche lo stile narrativo non è affatto malvagio, ben più che apprezzabile considerando che si tratta dellopera prima di un sedicenne. Anzi, forse questo è proprio il principale punto di forza, visto che il risultato è un fantasy scritto con la scorrevolezza di un romanzo moderno. Probabilmente la cosa più saggia da fare è rimandare unopinione più precisa a dopo la visione di "Eldest" (che a questo punto, nonostante il pesante commento negativo di Void, mi sento moralmente obbligato a leggere). In ogni caso, mi sento di dire che il tempo dedicato a "Eragon" non è stato sprecato. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK lunedì 30 luglio 2007 - ore 16:43 Holy mish-mash #2 (Diario sparso e caotico di un viaggio in Terra Santa, con vari e incidentali annessi e connessi) Giovedì 21 giugno (2/8): da Milano a Tel Aviv Sono completamente sveglio e lucido al primo squillo della sveglia. La cosa mi sorprende sempre un po’ quando, come oggi, ho dormito soltanto due ore e mi sono pure addormentato abbastanza avanti sulla strada dell’etilismo. Il mio ospite non si gira nemmeno nel letto. Speriamo che si svegli, l’ultima volta che abbiamo passato una serata assieme ha fatto tardi al lavoro. Zompo sul taxi, passo a recuperare il capo al suo albergo (ovviamente era sveglio e scalpitante da chissà quando, per fortuna sono puntualissimo) e ce ne andiamo a Cadorna. Vado io a fare il biglietto per entrambi e becco una bigliettaia il cui modo è così affabile che, al confronto, Lucy dei Peanuts sembra Lucia Mondella. Se è così già alle sei del mattino, mi chiedo, che cosa diventerà prima di fine turno? Probabilmente a metà mattina fa uno spuntino sgranocchiando le braccia di un lattante. Il capo sta già fumando una sigaretta (e scommetto che non è nemmeno la prima, oggi). Per me è ancora troppo presto, aspettiamo di arrivare all’aeroporto. Scendiamo dal treno e il capo insiste per fumare una sigaretta prima del check-in. Sia, tanto siamo in anticipo mostruoso. Ci incontriamo con due colleghi di Torino con in quali ci si fa simpatia da sempre: facciamo due chiacchiere e ci mettiamo in coda assieme. Riarrangiando la divisione dei bagagli mi accorgo che il mio amico ospite ha dimenticato i suoi sigari nel mio zainetto. Vabbeh, glieli restituirò al matrimonio. Dico, non ci faranno mica viaggiare in MD80, vero? Vabbeh Alitalia, ho capito, ma almeno per i viaggi intercontinentali avranno ben la decenza di usare, che so, un Airbus, no? L’argomento salta fuori più volte mentre ciondoliamo per l’aeroporto con gli amici torinesi in attesa dell’imbarco (e il capo se ne va periodicamente in bagno a farsi un’altra sigaretta). Così, quando saliamo sul pullman, scrutiamo le piste cercando di capire verso quale aereo ci stanno portando. Ci dirigiamo verso una zona piena di MD80. Poi ci fermiamo di fianco a uno dei due Airbus e tiriamo tutti un sospiro di sollievo. A bordo, signori, si parte. E’ solo mentre sorvoliamo la Grecia (più o meno) che finalmente mi rendo conto di che cosa ho dimenticato di portare: le ciabatte da mare. E vabbeh, le comprerò lì. Se avremo tempo per fare un salto in spiaggia, beninteso. Atterriamo e cominciamo la trafila di controlli israeliani (passaporto, bigliettino da consegnare al poliziotto quattro metri più avanti, poi altro controllo con altro bigliettino...). Già mi sto rompendo i coglioni, ma mi sembrerebbe un giro in giostra se sapessi che cosa mi aspetta al ritorno. Nonostante il percorso a ostacoli, il capo trova il modo di imboscarsi un altro paio di volte. Ma quanto cazzo fuma, quell’uomo? Usciamo con i bagagli e, prima di prendere il taxi, ci facciamo una sigaretta (stavolta mi unisco anche io e il capo si dichiara stupito del fatto che io abbia resistito così tanto senza fumare). Apro lo zaino per mettermi gli occhiali da sole e vedo che la custodia è vuota. Un momento di riflessione e capisco di averli lasciati al bar dove ci siamo trovati a giocare a Risiko l’ultima volta. Sono proprio pampe. Ci mettiamo d’accordo e prendiamo un taxi collettivo a tariffa concordata. Via, alla volta di Tel Aviv. La prima impressione è quella di una città che vorrebbe tanto essere una media città statunitense ma incontra qualche serio ostacolo tentando di diventarlo. ![]() I grattacieli e il traffico sono quelli giusti, ma la gente che si incrocia per la strada (dagli ebrei ortodossi, con i loro immancabili vestiti neri nei quaranta gradi all’ombra della candela pomeridiana, ai musulmani con le loro tuniche e turbanti) tradisce un ambiente diverso. Mi colpiscono i cartelli stradali, rigorosamente trilingue: inglese, ebraico e arabo. L’albergo (il Renaissance Marriott) non è niente male, proprio sulla spiaggia. ![]() Sono troppo stanco per pensare di comprare le ciabatte e farmi una nuotata; facciamo piuttosto due passi sul lungomare. Il capo prende un gelato, io una birra israeliana (non male, peraltro). Facciamo una fatica bestia a capirci in inglese: altro elemento da cui si rafforza l’impressione che la strada per diventare una città US-like sia un po’ tormentata. Ceniamo al ristorante dell’albergo: il rapporto qualità-prezzo è nettamente sbilanciato verso il secondo. Ma poco male, siamo troppo stanchi per farcene un problema. Finisco Eragon e tento di prendere sonno più o meno alle dieci ora locale (le nove, in Italia): il fuoristrada che ci porterà in Terra Santa passa a prenderci alle sette domani, quindi la sveglia deve essere alle sei e mezza, cioè le cinque e mezza nel tempo medio dell’Europa centrale. Questa cosa della sveglia alle cinque e mezza comincia a sembrarmi una specie di nemesi. Ma vabbeh, come sempre ne varrà la pena. A domani. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 24 luglio 2007 - ore 12:14 Holy mish-mash (Diario sparso e caotico di un viaggio in Terra Santa, con vari e incidentali annessi e connessi) Mercoledì 20 giugno (1/8): da Padova a Milano Mi sveglio prendendomela un bel po’ più comoda del solito: stanotte devo fermarmi a dormire a Milano (l’aereo per Tel Aviv mi parte domani alle dieci e il mio capo, al solito ipercauto sugli orari dei mezzi di trasporto, vuole che ci troviamo in stazione Cadorna alle sei), per cui non ho la minima intenzione di arrivarci troppo presto. Tanto più che oggi è una giornata torrida a Padova, figurarci in mezzo al cemento meneghino. In compenso parto pieno di bagagli, pronto per un viaggio di una settimana che prevede, oltre al convegno in quel di Tel Aviv, un giro per Gerusalemme e il Mar Morto, con camminate per le terre desertiche che ivi non scarseggiano. Perciò, dopo un po’ di riflessione, decido sia pure a malincuore di non portare il mio fido portatile con me. Dovrebbe darmi un passaggio in stazione il biondo. In realtà vari suoi ritardi (al limite dell’incredibile, mi ero abituato a pensare a lui come alla persona più puntuale del mondo) fanno sì che perda il treno che pensavo di prendere. Poco male, perché, a bordo del successivo, scopro che il treno dei miei piani era stato soppresso per rottura dell’aria condizionata in sette carrozze su dieci. Non che l’aria condizionata funzioni in quello che poi effettivamente prendo, intendiamoci. Ogni tanto esce qualche sbuffo fresco, ma l’impianto si pente subito e ricomincia a sparare aria tiepida. Il risultato è un viaggio da scioglimento: il mio vicino dice che sono un ottimo benchmark per capire se l’aria condizionata sta funzionando oppure no, perché nel preciso istante in cui si guasta comincio a sudare. Poco male, comunque, inizio "Eragon" e cerco di muovere quanti meno muscoli possibile. Arrivo a casa dell’amico che mi ospiterà la notte. Pensandoci, considero ancora una volta che è incredibile come siamo rimasti legati a vicenda: ci siamo conosciuti nel 1997 a Perugia, dove seguivamo un corso estivo di matematica, e da allora ci siamo visti una ventina di volte in tutto. Ma c’è grande affinità e grande simpatia, tanto che ha perfino deciso di invitarmi al suo matrimonio a fine luglio. E poi è sempre bello sentirgli raccontare perché ha deciso a tutti i costi che voleva conoscermi. Sia come è, mentre arrivo sta organizzando una fine di settimana ligure con la sua futura moglie, che gli telefona da Roma ogni due o tre minuti aggiungendo una qualche richiesta improbabile o chiedendogli di disfare quanto aveva già fatto e prenotato. Mi domando di sfuggita se sono proprio sicuro di voler finire anche io così; poi mi torna in mente che cosa vuol dire essere innamorati e concludo che, se mai mi ci ritroverò, molto probabilmente non me ne importerà nulla. Sono contento per lui. La sera ci troviamo insieme con i "miei" dottorandi di Business & Administration. Visto che era una vita (dalla fine del corso, quindi... ottobre, cazzo!) che mi chiedevano di passare una serata assieme, ho furbescamente pensato di unire l’utile al dilettevole. Ricordo due bellissime ragazze tra loro: ci saranno? Sì, ci sono, entrambe. E una delle due mi guarda ancora in quello stesso modo. Ci penso. Ci ripenso. Decido di vedere come si evolve la situazione senza minimamente tentare di forzarla. Nel frattempo constato che il più brillante degli studenti del corso sta pensando alla carriera accademica. Forse c’è ancora speranza per il mondo, via. Ceniamo in una steak house, la carne è effettivamente buona. Offrono loro la cena a me e al mio amico! Protestiamo e insistiamo per ricambiare portandoli tutti a ballare (avevano comunque l’intenzione di farlo). Tipicamente, mi viene voglia di ballare solo un paio di volte l’anno, se va bene. Oggi, fortunatamente e contro ogni statistica, è una di quelle volte. Il mio amico sostiene che la dottoranda dallo sguardo fatale ci starebbe anche subito, salvo che poi ci balla assieme e aggiunge che ci starebbe anche con lui. Non sarebbe la prima volta che sovrastima le sue possibilità, e le mie con le sue, per cui scelgo l’interpretazione prudenziale e lascio che la serata finisca seguendo il suo corso naturale. Nel caso avremo tempo in futuro, il dottorato è ancora lungo. Arriviamo a casa, etilicamente impegnati, alle tre passate. La sveglia è alle cinque e mezza: dormirò pochino, questa notte. Ma poco male, quando sarò sotto due metri di terra avrò fin troppo tempo per riposare. Buonanotte, mondo. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK sabato 14 luglio 2007 - ore 16:54 Latito e me ne scuso. Infinite cose da fare. Persone con cui parlare Convegni da preparare. Posti in cui andare. Sono tornato da Gerusalemme e Tel Aviv, ma domani parto per Bressanone. Prometto però prossimi aggiornamenti, sia per raccontare la trasferta in Terra Santa, sia perché cè almeno una riflessione che deve assolutamente trovare spazio in questo blog. Non so quando ciò avverrà ma ci provo, cari i miei, ci provo. Per intanto, buona giornata e buona vita a tutti. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK mercoledì 20 giugno 2007 - ore 10:16 Ready to go? "Risk, Utility and Decisions", per gli amici RUD. Il convegno più importante al mondo a proposito di Teoria delle decisioni. L’anno scorso era a Parigi. Quello prima a Heidelberg. Quello prima ancora a Milano. Quest’anno sarà qui e ne approfitterò per fare un salto qui ![]() ![]() anche se non sembre che sia il periodo migliore per farlo. BeN, se non torno o torno mutilato, ricordatemi com’ero. Buona giornata e buona settimana a tutti. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK lunedì 11 giugno 2007 - ore 17:11 Sammorti anca la man Da due giorni mi fa un male cane il polso destro (ma solo quando lo muovo, o muovo le dita della mano). L’autodiagnosi è incerta: potrebbe essere tendinite, oppure una microfrattura (ma non ricordo di aver preso teghe di tali proporzioni), oppure una generica infiammazione di qualche tipo. Di solito, in questi casi, seguo l’antico e scientifico protocollo di "aspettare che mi passi". Il problema è che ci sono soltanto due cose che mi fa piacere fare in questo periodo e entrambe richiedono che la mano destra sia in perfette condizioni. (Per capirci: l’altra è suonare il pianoforte.) Perciò, oggi si parte: scatta la mattinata dal medico (un’oretta e mezza di coda). Anche lui, come me, è indeciso tra le tre possibilità e, come prima cosa, decide che vogliamo escludere che si possa trattare di una frattura (saggio, anche secondo me è la cosa migliore da fare). Quindi, si passa il pomeriggio in radiologia (più indolore, tutto sommato, meno di un’ora comprese andata e ritorno). Mercoledì ritiro i referti e torno dal medico. Altra mattinata a campi. Nel frattempo, niente musica. E soffro, ché stavo ricominciando a suonare un po’ di classica come si deve. Cazzo. Buona giornata a tutti. LEGGI I COMMENTI (9) - PERMALINK giovedì 7 giugno 2007 - ore 13:29 Dati Poche, ma sentite informazioni. Cinque commensali (ero ospite di due "quasi cugini" con i quali stiamo riallacciando i rapporti grazie al fatto che la loro mamma abita di fronte a me). Una sopressa trentina. Una bottiglia di (ex) Tocai del Collio. Cinque costate da circa due etti luna. Una fiorentina da un kilo e mezzo abbondante. Due bottiglie di Barolo, una del 99 e una del 98. Pletore di tortini di cioccolato, leggermente crostosi allesterno, fluidi&cremosi allinterno. Tre bottiglie "mini" di Recioto, Malvasia e Passito di Pantelleria. Una bottiglia di Primitivo di Manduria vinificata in dolce. In poche parole: una cena meravigliosa, me la ricorderò per un bel po di tempo. La compagnia è stata eccezionale. La fiorentina era eccellente: devo trovare il modo di far confessare ai padroni di casa dove lhanno comprata. Il secondo Barolo, Fontanafredda annata 98, era semplicemente perfetto: la teoria insegna che il Barolo ha odore di liquirizia e, annusando questo, non potevano esserci dubbi sul fatto che è così. Buona giornata a tutti. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK martedì 5 giugno 2007 - ore 10:30 Divagazioni sullIC 600 Così, pare che la Cina e lIndia stiano trovandosi daccordo fra loro su millanta cose, in testa alle quali cè il rifiuto del protocollo di Kyoto. Nel frattempo, la Russia si erge a baluardo contro lo strapotere statunitense nella Nato e in Europa. Mentre questa mattina ascoltavo distrattamente queste cose riportate dal telegiornale delle cinque e mezza, mi è tornata in mente la terna "Eurasia, Estasia, Oceania". (Chi non ha mai letto "1984" di George Orwell lo faccia immediatamente e senza passare dal via: senza non si può proprio. Chi lha letto e non se lo ricorda, lo rilegga al più presto: sono certo che vi si slogherà la mascella per lo stupore.) Passando alla vera e propria "vita quotidiana", finalmente inizia lultima settimana di lezione. Per carità, non milludo che questo basti a portare un po di pace tra gli ulivi: ci sono ancora due o tre appelli di esame, un convegno in Israele a fine mese, un altro a Bressanone a metà del prossimo, lauree a fine luglio, un corso estivo a fine settembre e poi sarà già ora di ricominciare. In mezzo o in funzione di tutte queste cose devo sistemare appunti e dispense, preparare lezioni, risolvere problemi, organizzare presentazioni. E fare almeno due regali di nozze. E cambiare la gomma dietro del mio blasonato destriero e rinnovarle lassicurazione. E pagare la quota per il rifacimento del tetto. Insomma: non ci saranno grandi vacanze neanche questestate. Di certo, però, il fatto di chiudere un anno impegnativo (il primo, vero anno da docente a tempo pieno, anzi strapieno) con un bilancio tutto sommato positivo è senzaltro un bel colpo. A occhio e croce, da settembre a oggi (fra lezioni e cose connesse allacquisto di casa nuova e il trasferimento ivi) ho sguazzato in uno stato di perenne "allerta": me ne rendo conto dal fatto che ora, finite le questioni più impegnative, sono praticamente letargico e dormirei quindici ore il giorno, io che di solito non ne dormo più di sei. Anche sul fronte psicologico e spirituale si stanno muovendo un po di cose, anche se, a ben vedere e come il solito, non tutti questi movimenti sono come li vorrei o come li posso apprezzare. Anzi, pare che succedano a capofitto le cose alle quali sono completamente indifferente e che quelle a cui tengo vadano a rilento, o non accadano proprio. Per dirne una, anche se non ho ancora abbandonato le speranze, temo che i tempi siano ormai troppo lunghi per riuscire a portare avanti lambiziosa ricerca (ma forse sarebbe più giusto chiamarla eccelsa speranza) iniziata a fine febbraio. Mi ero stupito di essere disposto a rivoluzionare la mia vita (in realtà non era un vero e proprio stupore, più una forma di piacevole conferma), ma più di tre mesi senza nessun apprezzabile risultato né indicazione di rotta sono un po troppi per i bisogni del mio spirito. Già in passato mi sono trovato a rincorrere tanti obiettivi della mia vita sentendomi Achille che rincorre la tartaruga: non credevo che potesse succedere anche in questo, e certo non ho bisogno che sia così. Allora ecco in quale modo farò le mie ferie: fermandomi un attimo. Sono stanco di rimbalzare come una pallina da flipper da una parte allaltra del cosmo per rincorrere qualcuno o qualcosa che salta qua e là senza nessun altro preciso scopo che quello di vedere quanto bravo sono a rincorrerlo. Io mi fermo qui, grazie. Se vi interessa, sapete dove venirmi a cercare. Se volete portarmi da qualche parte, è possibile che voglia seguirvi, ma per favore ditemi prima qual è la destinazione. Purtroppo, anche la compagnia più bella del mondo non è sufficiente a rendere piacevole un viaggio frenetico, contraddittorio e privo di scopo. Non per me, almeno. Buona giornata e buon giugno a tutti. LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK lunedì 4 giugno 2007 - ore 12:08 Per chi la capisce... 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