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NICK: il_poetO
SESSO: m
ETA': 20
CITTA': Around Cittadella. Onara nolla conosce nisciuno.
COSA COMBINO: Lettere e Filosofia
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STO LEGGENDO
Sigmund Freud - Il Sogno, Also Spracht Zaratustra - Nietzsche, Poesie - Andrea Zanzotto (2a volta), Il Garofano Rosso - Vittorini, i due manuali di storia contemporanea.


HO VISTO
La Città Incantata, Shrek 2, Fuoco Cammina con Me, L’ora di religione.


STO ASCOLTANDO
The Future Sound Of London, Mark Hollis, Mouse on Mars, Flaming Lips, Sonic Youth.


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Nu ginz e ’na maglietta.


ORA VORREI TANTO...
Guardare la capovolta del cielo.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Storia contemporanea, Letteratura contemporanea, Filmologia.


OGGI IL MIO UMORE E'...
So, why so sad?


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
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MERAVIGLIE

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“"Per limina effrangessi per lumina arachnea" ”

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ULTIMI 10 messaggi
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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


lunedì 31 gennaio 2005
ore 19:44
(categoria: "Vita Quotidiana")


Il comune senso della poesia
E' sbagliato. Ho pubblicato la poesia di cui sotto nella "famosa" vetrina del Club dei Poeti LINK
, ricevendo tutto sommato commenti non offensivi. No, specifico ché poi mi si dice "eh, normale che ti lamenti di quelli che ti dicono male" ecco, no. Non sono tipo.
E' che leggiucchiando qualcosa di questi miei critici e commentatori mi accorgo che bene o male spesso cadono ancora nel sole cuore amore, mare vento tempesta, ghiaccio nel mio cuore dolore del mio amore, tutto è buio e sangue dalla cotenna dei polsi.
Cioè, si deve capire che i sentimenti, il sentimentalismo e il sensualismo, c'entrano nulla con la poesia, ecco. Ma proprio niente.
Ciao.


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lunedì 31 gennaio 2005
ore 00:42
(categoria: "Vita Quotidiana")


Par de qua, Petrarca!
Ecco, mi pare di rivivere la paranoia del poeta aretino; no, niente Laura né lauree. Parlo di una sfrenata ricerca di stile piano e medio, epurando parole sensualmente pesanti, espressioni palesemente evocative, eccessi di ogni qualsiasi passione. Forse più che medio, viaggio sul medio basso, vedi le TV, le cantine, rafforzativi tipici del parlato. E le uniche parole di non quotidiano utilizzo sono "Prometeo" e "trino"; comincio a essere soddisfatto, e mi stupisco del cambiamento -non necessariamente in meglio- rispetto a soli due mesi fa.
Mi sono invaghito del minimalismo.
Buonanotte.


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lunedì 31 gennaio 2005
ore 00:33
(categoria: "Vita Quotidiana")


La Trinità (v. definitiva) 30/01/05
Forse ti lascerò la mano,
domani, prima che il sole ti porti la veglia,
e con essa un pigiama che corre,
di cantina in cucina,
per fuochi e caldaie,
svegliando il cane / annaffiando il giardino
e poi TV, cereali e proclami,
conversazioni allo specchio del bagno
-di quelli speciali che fanno
di un viso tre lati di sé.

E non occorre che dica di questo
mio piccolo Prometeo quotidiano
a quale stirpe di dei faccia conto
e quali virtù tenga nel cuore;
perché se Dio fu –e dico fu-
uno e trino, io / nel mio piccolo
di certo posso essere un tre:
un Uno che fa, più un Uno che è
e un ultimo Terzo, accanto, che ama.

E in quei giorni in cui non si fa
altro che fare –e l’imperativo è
“non prima, non dopo”- la prima persona,
ecco che sono, quei giorni, un poco mortale;
e allora forse domani
ti lascerò la mano / mia vita parziale
e porterò arti e mestieri lontano,
cedendoti me,
e tutto quello che amo.


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lunedì 24 gennaio 2005
ore 22:08
(categoria: "Vita Quotidiana")


Telefonata
-Hey finalmente! Che fai stasera?
-Beh, sai com'è, stasera avevo deciso di spararmi; ho appena finito la lettera ai miei.
-Ah, ed è bella? Me la farai leggere allora. Sai, stasera vado in discoteca con Luuuuca! Dìo, mi arrapa tantissimo, ma proprio tanto! Ma tanto! E poi è così dolce quando fa lo stronzo... ma taaanto! Lo sai che mi considera la sua farfallina preferita? Ha detto che ha riservato un angolino tutto per me nella sua teca! E dovresti vederlaaa! La sua collezione di farfalle; bellissima!
-Beh, wow; sono felice ti sia nuovamente innamorata. Dopo la settimana scorsa, cioè dopo che ti ho lasciata... pensavo l'avessi presa male, ecco.
-Oooh, che caro, sempre a preoccuparsi per gli altri tu; no guarda, io adesso sto benissimo e sono felicissima; ma proprio tanto! Sai? La prima volta che sono uscita con Luca mi ha fatto il più bel complimento della mia vitaaa! Mi ha detto che nessuna l'ha mai toccato meglio di me, e che il mio culetto profuma di pesca! Non è dolcissimooo?!
-Sì, certo. Senti, che dire se non che sono felice per te? Ora però scusami: devo staccare. Devo prepararmi sennò poi arrivano a casa i miei, e la lettera per chi l'ho scritta? Capisci?
-Oh, sì, certo. Oddìo scusami! Come al solito parlo troppo. Ma sono felicissimaaa! Ok, allora buona serata, fatti sentire quando ne hai voglia. E ricordati di portare la lettera, domenica, ché sai che mi piace leggere le tue cose vere.
-Ah, quella penso la sentirai anche in chiesa domenica sera; ne ho preparata una copia anche per il prete.
-Eeeh, hai visto che anche il prete sa che sei bravo?! Beh, buona serata ancora, dài. Vado a sciegliermi l'intimo! Ciao!
-Ok, buon divertimento. Ciao.

/Click


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mercoledì 19 gennaio 2005
ore 23:12
(categoria: "Vita Quotidiana")


Incontri, nei rari casi d'inverno.
"Incontri, nei rari casi d'inverno": l'ho letto da qualche parte, o forse l'ho pure scritto, qualche anno fa, nel retro di una qualche cartolina. Oppure forse è un relitto di un verso, un relitto di quei rari momenti in cui mi metto a scrivere versi, e forse in quel frangente ce l'avevo proprio con qualcuna, che sai, è dura convincersi sia davvero "qualcuna" quando invece è, ed è stata "una" soltanto. Ma non importa di lei, che oramai è andata e che anzi è un anno che già dovrei averla dimenticata; così è, a volte, persa nella memoria, mentre nei sogni invece mi ricompare tutta intera, nuda, oppure vestita del suo solito velo traditore, pronta a passarmelo sul viso, sì, come un velo ingannatore, privandomi del giudizio e della serenità, impedendomi di pronunciare quella parola che suona come "basta!".
E questo nulla che c'entri con te, o forse sì; nulla certo che c'entri con queste complicanze, ma qualche giorno fa c'era pur sempre l'inverno; e poi c'eravamo io e una persona con la quale non parlavo da tanto; un raro caso, insomma. Però, ecco, l'ultima volta in cui conversai con questa donna (donna, perché "ragazza" mi suona troppo materiale), ricevetti di lei un'impressione profondamente diversa rispetto a questo recente giorno d'inverno; forse perché ancora era estate, e le persone sia dentro che fuori, costeggiano il sole come i fiori e le piante, e si rimpiono di vita, grazia e bellezza, e ne fanno scorta per le rimanenti fasi dell'anno. O forse, ancora, perché sono fatti e accadimenti, più che la giostra naturale, a condizionare l'umore e l'aspetto, la vitalità o il suo contrario, la malinconia.
Insomma, un dieci giorni fa, ti ho trovata bella, come al solito -e anche se non lo sai, pure un mio amico t'ha detto "bella, anzi bellissima"- ma il punto è che ti ho vista come spenta, rassegnata, ancor prima che le tue parole mi confermassero questa impressione; e mi son detto "che strano", e me lo son detto perché ti avevo come idealizzata, come mio solito, e dipinta nella mia mente con tutti i colori della vitalità, della gioia, del divertimento e, perché no, della sensualità. Ed entro questi confini ti ricordavo, che tanta sorpresa ho provato appena hai accennato al tuo momento, diciamo, poco felice; da qui il mio imbarazzo, la mia paralisi facciale che altro non ha saputo produrre che un sorriso ebete e forse, spero di no, ambiguo. Non sorridevo certamente della tua condizione; era un segno di nervosismo il mio; ma non credo serva giustificarmi. Quasi da subito mi son ricordato però di certi tuoi vecchi sms, nei quali ti scusavi per il protratto silenzio, apponendo laconicamente come non te la stessi passando troppo bene; tutti dettagli che avevo rimosso perché avrebbero scalfito l'immagine solare che di te m'ero fatto.
Non ti dico la malinconia, mia, nell'averti sentito pronunciare quelle parole; non dico mi sia caduto un mito -sarebbe obiettivamente troppo, e pure patetico- ma lo sconforto per l'essere venuto a conoscenza che certe cose -e quali cose poi non lo so, ma immagino gravi- avvolgano di nero anche le persone all'apparenza fra le più vitali, beh, un po' mi lascia rammaricato. Certi altri invece sarebbero felici, tutti contenti nel dire "beh, almeno a volte tocca anche a loro"; e la cosa più meschina è come questi sottolineino una fantomatica separazione "noi/loro", a dividere cosa poi, i belli dai brutti? Fortunati e meno fortunati? I timidi dagli estroversi? I deboli dagli aggressivi? Senza rendersi conto poi che discorsi del genere sono il primo passo verso la costruzione di una barriera personale, fatta di rassegnazione e compromessi, dalle pareti in cui sconfitte mai accettate sono appese come quadri, a proporre di primo acchito quest'immagine, grigia, di sé. E reagire alle piccole grandi catastrofi quotidiane, da questa fossa che continua ad inghiottire, giorno dopo giorno, come sabbie mobili tutta la nostra pena, diventa sempre più difficile. Perché nulla è più facile che rinchiudersi in sé, nel proprio castello di convinzioni di comodo, lasciando che il mondo scorra all'esterno, a volte sfiorando, a volte ferendo; ferite che non abbattono nulla, che non spronano alla reazione, ma che nel complesso contribuiscono a rafforzare il muro fra sé e gli altri. Fino a quando si arriva al punto estremo: rifiutare esperienze ed incontri con lo scopo di prevenire la sofferenza.
Ti avevo promesso, nel mio ultimo sms, una mail leggera, magari divertente; rileggendomi mi accorgo di quanto questa sia invece pesante e forse pure un po' supponente. In certi momenti, inoltre, non so nemmeno se stessi parlando a te o invece a me stesso. E c'è tanto di me e delle mie esperienze (e di certo non solo con quell' "una soltanto" di cui sopra): non solo intrighi postumi d'amore perduto, ma anche sciocchezze di ogni genere. Cose brutte e meno brutte, dolorose come lievi; cose appese alle pareti, come quadri, altre invece staccate ma con ancora impressa, sul muro, l'ombra della cornice, e addirittura pareti abbattute. A volte è così, si oscilla; ci si sporge e poi via dentro al riparo, allacciando amicizie oppure prendendo sberle scottanti. C'è che fin che resisto, resisto.
Ultima cosa; voglio scusarmi con te, se da quando ci conosciamo, anzi, se da quando m'hai dato il tuo numero, a volte posso esserti sembrato, diciamo, ambiguo, insistente oppure poco discreto, soprattutto nel periodo che va da gennaio ad aprile scorso. Uscivo proprio allora da "quella" storia importante durata due anni, ed ero del tutto confuso, in preda a un marasma di sentimenti, istinti, passioni, sul quale non avevo il benché minimo controllo razionale. Chiedo venia.
Ora ti saluto, augurandoti le cose migliori, che io non so, ma che tu sai.
Buona Notte.
Simone.


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mercoledì 19 gennaio 2005
ore 14:53
(categoria: "Vita Quotidiana")


Ipse dixit, e l'ipse sono io
Ci si innamora dai 13 ai 18 anni; poi è solo compromesso.

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mercoledì 19 gennaio 2005
ore 12:03
(categoria: "Vita Quotidiana")


Sogni, sintomi, segni.
Oggi, le note dell'anima mia, che fanno quella melodia dal nome malinconia, ia, ia, oh, beh, vanno da più a meno infinito. Tristezza totale, universale.
Che ritorni il seccume dei giorni passati.


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sabato 15 gennaio 2005
ore 15:06
(categoria: "Vita Quotidiana")


Chiare fresce e dolci acque.
C'è un mondo là sotto, limpido, vergine, incontaminato. C'è un mondo là sotto che prova a resistere alla devastazione superficiale. E i segnali di questa realtà parallela sono fiochi, deboli e spesso celati.
Scorreva un fiume qui, a poche centinaia di metri da casa mia, e ancora oggi scorre; mio nonno dice che quelle acque, quand'egli era ancora bambino, le si potevano assaggiare, assaporare; addirittura, dopo le corse sfrenate, quando non era lavoro, nei campi, le ore a inseguire il bastone della bianca, la Tergola diventava piscina e altro spazio di giochi, a inseguire le anguille, aspettando che il sole calasse di là, oltre gli onari, oltre le mura di Cittadella e poi ancora più in là, oltre il Pasubio.
Quel fiume scorre ancora oggi, deviato, stuprato; nelle acque limacciose, sature di fosfati, nemmeno i pesci vi fanno più il bagno oramai. Chiusa la peschiera, sparito il bacino, tutta la vita attorno all'acqua decade. La vita nell'acqua è sparita, la vita originaria, selvaggia, sostituita da un'invasione di minuscole alghe usurpatrici, asfissianti. Non più cristallino è il colore dell'acqua; la palude ha messo la veste dell'incubo.
Ma qualcosa là sotto rimane, e regala i suoi ultimi rantoli di vita; e paradossalmente è un'altra violenza alla terra a darne spazio, a concederle un'ultima apparizione nel sipario della storia. Si costruisce qui, mattone sopra mattone; ma prima le fondamenta. E allora mesi e mesi di aghi e sonde per asciugare il terreno che, in questa zona risorgiva, presenta falde già a pochi metri di profondità. Piccoli e grandi fossati vengono costruiti per incanalare questa grande trasparenza d'acqua; è incredibile quanto sia fredda e quanto la sua consistenza, agli occhi, appaia come quella dell'aria. Molte canalizzazioni sfociano nella Tergola; altre si perdono nei più prosaici scarichi fognari -acque bianche le chiamano, ma non hanno colore; una addirittura fa il giro della villa dei signori di Cittadella e quasi sembra un castello allora, guardandolo con la fantasia, assediato da condomini e ragionieri.
C'è che questo nostro fiume canta del canto del cigno; un'ultima confessione, chiara, fresca, dolce.
Prima dell'asfissia.


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giovedì 13 gennaio 2005
ore 22:24
(categoria: "Vita Quotidiana")


Foto Mona
Inserita fotoMona nel profilone.
Il Mona est mort, vive le Mona!


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mercoledì 12 gennaio 2005
ore 11:44
(categoria: "Poesia")


L'acero e l'agrifoglio. 6/4/04
E’ il tuo giusto senhal l’acero rosso
che nelle foglie ha punte, e palme larghe,
come le tue, atte a un gesto commosso
oppure a scagliare punture vaghe

quando le mie non eran che di bosso,
mani, con le tue, strette in certe saghe
sensuali, in cui io, figura di torso,
statua e tu l’artista ornata di targhe.

Sono di creta s’un treppiedi infermo
e tu libera a scolpire cadaveri
abbandonandoli sopra le scale

come cimeli di guerra, ma veri;
non io, amante dal cuore raffermo
che fui per te agrifoglio sleale.


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