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Gli occhi di chi incontro.

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Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


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Il suono del mondo.

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

E’ già tanto che ci sia l’abbigliamento...

ORA VORREI TANTO...

Volere davvero.

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Un putsch mondiale

OGGI IL MIO UMORE E'...

Il migliore che mi venga di avere.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo.
4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

MERAVIGLIE


1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra...
6) Straparlare abbracciati in colloqui notturni ubriachi di vino e stanchezza


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morto da quindici giorni,
dimenticò il grido dei gabbiani,
e il flutto profondo del mare,
e il guadagno e la perdita.
Una corrente sottomarina
gli spolpò le ossa in sussurri.
Mentre affiorava e affondava
traversò gli stadi della maturità e della gioventù
entrando nei gorghi.

Gentile o Giudeo,
o che volgi la ruota e guardi
nella direzione del vento,
pensa a Fleba,
che un tempo è stato bello e ben fatto
al pari di te."


Thomas Stern Eliot
"Death by Water"
da: "The Waste Land"



Edwar Moran, "Shipwrecked", 1877

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venerdì 29 giugno 2007 - ore 11:07


Lettera aperta a Radio24
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gentile direttore,

ha sentito? Anche Veltroni, nel suo discorso di ieri a Torino, si è unito all’ammirevole schiera di illustri opinionisti che sostengono e si augurano il ritorno in auge dei giovani nella società e nella politica italiana. Una causa certamente ammirevole, a cui anche Lei e molti commentatori della sua radio avete coraggiosamente prestato i vostri microfoni in tempi recenti. Dal Lingotto Veltroni ha fatto sapere – e immagino che su questo Lei si trovi d’accordo - che i giovani italiani si sentono <giustamente delusi> e che <non si fidano più dell’esempio degli adulti>. A questo proposito, in qualità di giovane italiano, vorrei portarLe la testimonianza dell’esperienza mia e quella di una mia coetanea che credo possano essere di Suo interesse.

Sia io che la mia amica – che chiamerò Maria - stiamo attualmente svolgendo un corso universitario post-lauream all’interno del quale siamo tenuti a svolgere, in periodo estivo, tre mesi di stage all’interno di un’azienda. Per questa estate, entrambi avevamo preso accordi con un’azienda con sede a Milano. Si trattava di una realtà che stimavamo molto, e a cui saremmo stati molto felici di prestare servizio, seppur gratuitamente. Purtroppo, questa azienda non si è dimostrata altrettanto entusiasta di una nostra possibile collaborazione e, con una telefonata dell’ultimo minuto, ci ha fatto sapere di non avere più bisogno di noi. Può immaginare l’irritazione mia e della mia amica nel ricevere un tale rifiuto ad appena quattro giorni della nostra partenza per Milano, con tanto di appartamento affittato per tre mesi nella città meneghina e necessità di trovarsi un nuovo luogo di lavoro per l’estate.

A fronte di questo inaspettato e ingiustificato rifiuto, la mia amica Maria si è recata presso l’azienda in questione per chiedere le ragioni del loro comportamento. Una volta lì ha chiesto di parlare con il dipendente dell’azienda che avrebbe dovuto farle da tutor. Questi si è inizialmente rifiuto di riceverla o di dare spiegazioni ma, data la comprensibile insistenza di Maria, alla fine ha acconsentito ad incontrarla sul pianerottolo. Qui il “mancato tutor,” visibilmente scocciato e sorpreso dalla protesta della mia amica, le ha fatto sapere che <non aveva il diritto di sapere i dettagli per cui il suo periodo di stage era stato rifiutato, che le grandi aziende non possono perdere tempo a parlare con i singoli dipendenti (figuriamoci con i giovani stagisti), e che se non era in grado di capire questa cosa era solo perchè giovane, inesperta>.

Ecco, gentile Direttore: questa è la storia di due “giovani italiani delusi”. Riprovevole, no? Perché ho detto che dovrebbe interessarLe? Perché questa azienda era proprio quella da Lei diretta: Radio24. Dopo tutti i vostri appelli a dare maggiore credibilità e attenzione alla nostra generazione, credo che dovrebbe, a nome della sua radio – e forse della sua generazione -, cercare almeno di recuperare con un messaggio di pubbliche scuse e spiegazioni un poco di quella stima e credibilità che ha inevitabilmente perso nei confronti di due giovani italiani. Alla sua redazione il coraggio e il talento giornalistico non è mai mancato: spero che ne abbiate abbastanza per rendere pubblica questa segnalazione e per rispondervi.

Distinti saluti,



Riccardo Maggiolo,
23 anni




Radio 24: la passione si sente


Update 02/07: nell’edizione di oggi, nessuna traccia della lettera. L’ho rispedita, comunque: voglio essere sicuro che la ricevano.

Update 03/07: Niente anche oggi. Aspettiamo ancora l’edizione di domani per dire ufficialmente che sono dei minchioni.

Update 05/07: Sono ufficialmente dei minchioni.

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mercoledì 20 giugno 2007 - ore 15:32


Radio Days
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Avevo promesso che, se avessi potuto, vi avrei informato sugli sviluppi milanesi. Dunque mi prendo qualche minuto di pausa in redazione per buttare giù qualche riga.

L’appartamento che ho preso a Milano è piccolo ma molto confortevole e ben attrezzato. Per 250 al mese a Milano per me è un affarone. Credo che mi ci troverò molto bene anche in futuro, quando i chiassosi ma allegri e tutto sommato simpatici coinquilini se ne andranno per le vacanze e io resterò solo nel caldo meneghino.
Già: il caldo. Oggi a Milano è sul limite del sopportabile, ma penso che in futuro sarà sempre peggio. Inoltre, la zona del mio appartamento sembra essere prelibata zona di caccia per zanzar: ieri ne ho fatte fuori sette in meno di un’ora, prima di desistere.
A parte questo, non credo di avere alcun diritto a lamentarmi: l’appartamento per me solo sarà una reggia e già adocchio vicine di casa con buoni argomenti. L’altro ieri mi son messo sul terrazino piedi all’aria a leggere un libro e bere amaro, e mi sono sentito un po’ scapolo felice, un po’ yuppie in carriera.

Il lavoro: all’Agr mi hanno parcheggiato alla radio. La redazione è giovane e piuttosto disponibile (pare), ma qui sembra che un po’ tutti si facciano gli affaracci propri: devo andare di qua e di là a chiedere se mi danno qualcosa da fare.
Grazie alle mie conoscenze di programmi per la cura audio acquisite attarverso i gruppi musicali ho già fatto un bel po’ di interviste telefoniche registrate per i più svariati gr nazionali. Liberazione Hanefi, rapimento di padre Bossi, Maturità tra i temi più interessanti. Devo dire che qui ti danno subito fiducia, e la cosa è ottima. E poi soprattutto ho intervistato al cellulare lui, il Pannella nazionale, sulla questione della moratoria internazionale sulla pena di morte. Euforico e fumato come non mai, il Pannellone mi regala uno scoop - che emossione! - parlando di "pericoloso fuoco amico" e "improbabilità di approvare la moratoria alle nazioni unite in settembre". Beh, la cosa è andata nientemeno che sul corriere on-line, come testimonia questo LINK.

Insomma, più o meno è tutto. Stasera ceno con una vecchia amica del mare, e direi che il bilancio finora è veramente positivo. Speriamo continui. Ciao a tutti.


(i poetici e ispiratori navigli milnaesi)






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domenica 17 giugno 2007 - ore 15:00


Time to say goodbye
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bene, infine il momento è giunto. Da domani comincia una nuova esaltante "esperienza" lavorativa per il sottoscritto. Tre mesi di stage - leggi: lavoro gratis - all’Agr di Milano, agenzia stampa della Rizzoli. Orario di lavoro: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18. Non voglio essere pessimista prima di partire: non è nel mio carattere e non serve a nulla, ma dopo l’affair Sole non sono proprio ben disposto verso questo tipo di esperienza. Beh, speriamo solo di riuscire a lavorare e imparare a sufficienza. Già mi pregusto la Milano d’agosto... un sogno (pensatemi quando andrete al mare a fare gite rinfrescanti).

Per adesso vi lascio - tornerò solo nei weekend - e non so quanto riuscirò ad aggiornare questo blog in futuro, ma se sarò in grado di metterci le mani vi farò sapere sugli sviluppi della mia trasferta meneghina. Comunque sia, segnatevi un appuntamento, se non sarete già su bianchi lidi estivi per allora:

27 luglio 2007

(se volete un antipasto, qui c’è il link: LINK)

Forse, dopo un anno e mezzo o quasi di attesa, finalmente torno a calcare un palcoscenico. Non vedo l’ora. Spero sarà quella l’occasione per rivederci tutti.

Buona estate e buona vita a tutti!





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domenica 10 giugno 2007 - ore 23:44


Realtà stuprata
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si può commettere violenza sessuale con una manciata di pixel? Evidentemente sì, se in Belgio è stata aperta in questi giorni un’inchiesta vera per uno stupro virtuale. Le aule belghe sono state aperte dopo che due utenti tedeschi dell’oramai popolarissima community virtuale “second life” sono stati espulsi – sia “violentatore” che “violentato” - per essersi resi protagonisti di “violenza carnale su minore”.

Alla fine, dunque, è successo davvero: fatti virtuali le cui conseguenze vengono ritenute reali generano conseguenze altrettanto reali. Ad un fatto informatico rispondono con serietà da prima pagina veri autorevoli quotidiani, politici in carne e ossa ne traggono moralistiche arrighe, e - come già detto - veri fantasiosi giudici ne danno giusto risalto pubblico e mediatico.

Questa vicenda che a molti potrà sembrare una scemenza, la classica operetta giudiziaria da rotocalco di prima estate, a mio parere potrebbe essere interpretata come un segnale epocale. E’ la vittoria definitiva dell’idealismo sul razionalismo, la campana finale che segna come i confini della nostra realtà si stiano espandendo, e non siano più gli stessi.

A lacerare il velo di questi confini è stato, grottesco a dirlo, un pene composto da pixel, un pisellino fatto di codice binario. E un pene virtuale, con ogni probabilità, appartenente ad uno scemo. Un organo che ha lacerato carnalmente gli indifesi (ma consenzienti: ad ogni operazione interattiva tra utenti su second life bisogna aderire con un “ok”) byte di un giovane, improvvido utente. Ma un organo che ha anche abbattuto, una volta per tutte, il limite fra informatico e reale.

Con buona pace dei fratelli Wakosky (gli ideatori di “Matrix”) e grande giubilo di George Berkeley (primo filosofo idealista), il grande passo è già stato fatto. Allegria!



P.S. L’evento, facendo entrare enti di giustizia reali in un mondo virtuale, ha anche infranto per sempre il sogno di una democrazia informatica gestita dagli utenti: un tipo di governo che in molti, tra secondlifer e non, agognavano. Ma questo non ci deve sorprendere più di tanto: a differenza dell’idealismo, sapevamo da tempo che la democrazia pura era un’idea che non avrebbe mai funzionato.


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giovedì 7 giugno 2007 - ore 23:24


Evoluzioni... possibili?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi è arrivata la nuova macchina della famiglia, al posto di una lancia zeta data via con più di dieci anni di utilizzo. Panda nera, 11.000 euro con 2.000 euro di rottamazione e con tutti gli accessori: aria condizionata e tettuccio apribile compresi. E soprattutto va a metano (con innesto benzina)


Un pieno che dura per 250 km e costa 8 euro (senza contare l’innesto a benzina, che comunque dura due secondi). Emissioni zero.



Piglio da quattroruote LINK:

Il metano é un combustibile pulito. Nel metano sono completamente assenti benzene, piombo, composti di zolfo e idrocarburi policiclici aromatici; gli idrocarburi incombusti rilevabili allo scarico risultano quasi totalmente composti da metano puro, che é un gas non tossico. Inoltre la produzione di anidride carbonica é del 25% inferiore rispetto agli altri combustibili. La combustione del metano non provoca formazione sensibile di odori. Questo comporta un inquinamento praticamente nullo da parte delle auto alimentate a metano.

L’alimentazione a metano, rispetto a quella a benzina, comporta una perdita molto limitata nella potenza delle auto. Viaggiando a gas non si avvertono molte differenze rispetto ai "benzina": si può forse notare un leggero rallentamento in ripresa, mentre nel traffico cittadino migliorano notevolmente dolcezza e regolarità di funzionamento"

Il costo del metano é molto inferiore (636 lire al metro cubo) rispetto a quello della benzina; questo permette di ottenere un enorme risparmio nella spesa per il carburante. In generale si può comunque affermare senza dubbi che il risparmio che si ottiene sul carburante é di circa il 65% rispetto all’ utilizzo della benzina (e del 40% rispetto al GPL), ma può toccare anche il 70%. Questo comporta una minore spesa anche di alcuni milioni ogni anno, a seconda del proprio chilometraggio.


Perchè non ne viene amplificato e potenziato l’uso del metano? Magari anche a livello governativo? Forse perchè stiamo aspettando la macchina ad energia eolica con tanto di elica sul tettuccio.

LINK



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sabato 2 giugno 2007 - ore 02:01


Incontri ravvicinati
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stamattina ero nella sede vicentina di Apindustria per seguire una premiazione di un concorso per studenti delle superiori per conto del giornale. Tra gli ospiti, inaspettatamente, c’era anche lui: mr 60%, il plebiscitario neo-eletto presidente della provincia, fiero portatore della bandiera della padania (notare il minuscolo).





Attlio Schneck


E’ alla sua prima apparizione pubblica, figuriamoci se mi lascio sfuggire un occasione del genere: chissà mai che non sfugga la dichiarazione da prima pagina. Mi sorbisco tutti i noiosissimi sproloqui degli oratori fino alla fine e lo aspetto all’uscita.


Io: Presidente! Salve, il Giornale di Vicenza
AS: Ancora!
Io: Perchè? Ci siamo già visti? - sorridendo -
AS: - Passa oltre con espressione noncurante e senza dire una parola. Ovviamente lo inseguo -.
Io: Ha tempo per qualche battuta veloce?
AS: Veramente devo andare a Campo Marzio... ho un incontro... - si accende una sigaretta -
Io: Beh, la seguo mentra va verso la macchina...
AS: E va bene... - con faccia e tono tra l’annoiato e il sufficiente si ferma vicino ad un posacenere a fumare. Io sto di fronte a lui.
Io: Grazie. Dunque, mi chiedevo quali sono le politiche che intendete seguire durante il suo mandato riguardo la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani.
AS: Non so, domandi all’assessore.
Io: Sì ma ha sentito l’opinione di Dalla Verde (Nota: presidente Apindustria Vicenza che aveva appena affermato che la sua generazione sta bloccando egoisticamente i posti di lavoro ai più giovani)? Che ne pensa?
AS: Ah lo chieda a lui...
Io: Sì, ma si sarà fatto un’opinione a riguardo.
AS: Non mi occupo di queste cose io... Comunque oggi i giovani hanno... milion... mialiard... di possibilità. Ecco, presente all’ennesima potenza? Di più!
Io: Ma secondo lei c’è un problema degli istituti di formazione o no? Crede che vadano modificati certi meccanismi?
AS: No... basta monitorare... ma io non mi occupo di queste cose.
Io: Va bene. Quali sono i principali obiettivi che conta di raggiungere durante il suo mandato?
AS: Mi sono insediato ieri... mi dovete lasciare tempo.
Io: D’accordo, ma avrà pure qualche tema che le sta particolarmente a cuore...
- Silenzio -
Io: Non so... mi pare che il principale nodo politico della provincia oggi sia il referendum di Asiago che si vuole staccare dalla provincia e andare in Trentino...
AS: Penso di aver risposto mille volte a queste domande.
Io: D’accordo, ma gli elettori si aspetteranno presto un segno forte in merito a questa vicenda.
- Silenzio. Schiaccia la cicca nel posacenere e si avvia verso la macchina -
AS: Sì, le elezioni son finite... Son finite con una vittoria schiacciante.
- Silenzio. Entra in macchina -
Io: Grazie.



Attilio Schneck: ricordate questo nome. Persona squisita, capace e dalle idee chiare. Farà strada.


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martedì 29 maggio 2007 - ore 17:36


La vera casta italiana
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ovvero: come diventare giornalisti professionisti in Italia

Nota al lettore: se vuoi semplicemente sapere cose mi è successo negli ultimi giorni, vai direttamente in fondo all’ultimo paragrafo in corsivo. Se invece ti interessa – e secondo me dovrebbe – capire come funziona il giornalismo italiano e quale sia il suo grado di meritocrazia, leggi da qui sotto.



In questi giorni si fa un gran parlare de "La casta", il nuovo libro di Gianantonio Stella e del degno compagno di venture Sergio Rizzo. Il testo racconta, con molta compiaciuta ironia, degli agi e delle prebende del sistema politico italiano. Oltre al fatto che si possano vendere milioni di copie con un argomento di conversazione vecchio ormai tanto quanto quello della metereologia al tavolo del pranzo, il suddetto libro stupisce per due aspetti. Il primo è la scelta del nome: la caratteristica distintiva di una casta, infatti, non è tanto quella di godere di esorbitanti concessioni o favori, ma piuttosto di proteggere la propria astrazione e successione sociale con arcigna se non arrogante determinazione. In quest’ottica, è presto detto il secondo aspetto sorprendente di questo libro: il fatto che lo abbiano scritto due giornalisti. Non esiste, infatti, nel nostro paese, una categoria più protezionista, chiusa, clientelare, controllata e arrogantemente anticoncorrenziale dell’ordine dei giornalisti. Esagero? Ecco qui tutti i vari step che una persona normale, senza "appoggi" di alcun tipo, deve riuscire a percorre per diventare giornalista di professione. Leggete, sono cose che credo si debbano sapere: danno un buon esempio di come funzioni la meritocrazia nella nostra Nazione.

1) Collaborazionismo sfruttato
Un giorno un giovane si sveglia e decide che, nella vita, vuole fare il giornalista. Sorprendentemente per lui, non gli sarà difficile cominciare: moltissime testate provinciali accettano giovani che si presentino in redazione con voglia di lavorare. All’inizio al nostro sembrerà una favola: i suoi (piccoli) pezzi vengono pubblicati nel giornale con firma in calce, e ci si guadagna pure qualche soldino.
Dopo un po’ di tempo, finito il periodo di stordimento dovuto al fatto di vedere il proprio nome su di un giornale, il giovane collaboratore scopre che il suo lavoro serve a fare in modo che il redattore professionista non debba alzarsi dalla sua sedia di redazione per seguire gli eventi qua e là per la provincia, e che tutte le spese di tempo e trasporto per ogni servizio vengono accollate a lui per un compenso di circa 7 euro al pezzo (2-3 ore di lavoro). Inoltre, il collaboratore deve farsi trovare quasi sempre disponibile ad ogni giorno ed ora della settimana se non vuole perdere il posto in favore di altri ruspanti giovani con l’utopia della propria firma sul giornale, e dunque non può prendere altri lavori che gli permettano di guadagnare decentemente.

2) L’iscrizione al primo albo
Scoperto l’inghippo, il giovane aspirante giornalista decide di farsi un po’ di strada entrando nell’albo ufficiale dei collaboratori: iscrizione che gli dovrebbe consentire di poter scrivere in pagine più importanti del giornale e guadagnare qualcosina in più.
Dopo aver prodotto una pachidermica documentazione (fotocopia formato A3 di tutti gli articoli fino a lì prodotti, almeno 60 l’anno), il giovane paga quasi 1000 euro annuali per veder scritto il proprio nome sull’albo: soldi che vanno prevalentemente nelle tasche dei professionisti nominalmente a capo di sindacato e ordine dei giornalisti. E già con questo ha versato molto di più di quanto non abbia guadagnato in tutta la sua attività.

3) Pratica al professionismo
A questo punto, se non se ne è ancora andato incavolato, stufo di vedere i professionisti venir pagati migliaia di euro per bere caffé in redazione e lui in perdita continua spendendo benzina per andare qua e là, il nostro giovane decide di cercare di diventare professionista.
Per raggiungere l’obiettivo, il nostro deve passare l’esame nazionale, e per fare l’esame deve compiere due anni di praticantato in una redazione. Peccato che, per fortissimo volere dei giornalisti professionisti, il praticantato sia retribuito. "Per dare dignità economica ai giovani giornalisti", dicono loro, in realtà è semplicemente per controllare l’acceso alla professione, perchè in questo modo prendere un praticante è come assumere un redattore, e dunque non conviene a nessuno: se hai bisogno di qualcuno che lavori in redazione a stipendio pieno, ti prendi un professionista e non un praticante, no? (a meno che non il praticante non sia un conoscente, ovvio). Considerato tutto ciò, se non si ha la consueta "spintarella" è praticamente impossibile fare il praticato all’interno di una redazione.

4) Master in giornalismo
Registrata l’impossibilità di fare praticantato in una redazione, il nostro testardo giovane viene a sapere che, da qualche anno, è possibile fare praticantato in un Master di Giornalismo, una convenzione fra Ordine dei Giornalisti e Università che gli consentirà di accedere all’esame nazionale dopo due anni di studi.
Questo tipo di scuole sono passate da 3 a 22 in tutta Italia in sette anni. Perché? Perché ci guadagnano tutti: le università che, visto il numero di aspiranti giornalisti, possono riempire le aule e le tasche con facilità; i giornalisti perché sono ben felici di entrare a far parte del ottimamente retribuito corpo docente del Master e di poter sfruttare il lavoro estivo gratuito degli studenti che sono tenuti a svolgere stage estivi nelle loro redazioni. Ovviamente ci perdono gli iscritti. Passate le selezioni e pagato una retta di 10.000 euro circa in due anni, rimane ancora un’altra quota di quasi 1.000 euro per entrare nell’albo dei praticanti. Quota da pagare due volte perchè, ovviamente, è annuale. Anche in questo caso, inchiostro e pennino per far scrivere il proprio nome sull’albo sono molto costosi.

5) L’esame di Stato
Finito il Master il nostro (non più giovane) aspirante giornalista può finalmente preparasi per sostenere l’esame nazionale. Dopo mesi passati sullo studio e dopo aver pagato i 500 euro circa per sostenere la prova d’esame, il nostro va a Roma con tanto di macchina da scrivere meccanica obbligatoria e sostiene la prova.
Una volta era una passeggiata (passava l’85% e più degli iscritti), ma col fiorire di Master in giro per l’Italia gli aspiranti professionisti sono ogni anno sempre di più, e la media di bocciature oggi sfiora il 50%. Infine la sorpresa: se si è bocciati due volte si deve ripetere il praticantato

Finalmente professionisti… e disoccupati
Passato anche l’esame nazionale, il nostro è finalmente professionista. Ora deve solo trovare qualcuno che lo paghi per lavorare. Impresa assai difficile, se non si hanno conoscenze valide. E così i giovani professionisti sono obbligati a diventare free lance, collaborando con le più disparate testate per cercare di arrivare a fine mese e pagare l’esorbitante partita iva che debbono sostenere. Intanto, qualche anziano redattore sarà ancora sulla sua scrivania a sorseggiare caffé.



Fin qui il percorso standard, a cui aggiungo una ciliegina sulla torta tratta da una mia esperienza personale.

Questa estate dovevo andare a fare uno stage (leggi, lavorare gratis tre mesi) al Sole 24 ore. Il prestigio della testata almeno mi ripagava del fatto di non fare vacanza quest’anno e di spendere un sacco di soldi per lavorare nel caldo torrido dell’estate milanese per sostituire un redattore che, magari, sarà in viaggio alle Maldive.
Dovevamo andare in due: io e un compagno di master. Peccato che quattro giorni fa, con le valige già in mano e l’appartamento già pronto a Milano, siamo stati bloccati dai giornalisti del Sole che hanno deciso che quest’anno non gradiscono stagisti perchè “non è giusto che gli editori sfruttino gratisi i giovani per fargli fare il lavoro dei professionisti”. Molto caritatevole da parte loro. Peccato che la ragione principale di questa abila mossa, ovviamente, è tutt’altra.
In realtà i giornalisti professionisti da sempre fanno ostruzione affinchè i frequentanti dei master abbiano poche possibilità di fare carriera, visto che sono persone il cui accesso alla professione non hanno potuto controllare direttamente. Hanno così paura, poi, che le giovani leve possano fare il lavoro meglio di loro che hanno minacciato sciopero.
Detto, fatto: siamo rimasti a casa all’ultimo. Sotto pressione dell’Università la redazione del Sole ha dovuto accettare almeno uno di noi due, che comunque dovrà fare fotocopie o poco più perché “non può fare il lavoro del redattore”. Avavano chiesto che scegliessimo noi chi dei due doveva andare, magari tirando una monetina. Ci siamo rifiutati, come se non fosse stato già abbastanza umilinate essere lasciati per strada all’ultimo come spazzatura. Abbiamo puntato i piedi sulla nostra dignità e ottunuto che scegliessero loro, in base ai curriculum, chi dovesse venire a fare servizio di stage.
Hanno scelto. Da un parte c’era un 29enne laureato in giurisprudenza a Napoli l’anno scorso e senza particolare esperienza giornalistica; dall’altra un 23enne laureato in scienze della comunicazione, già collaboratore, con un master in comunicazione delle scienze, 400 articoli economici di una certa rilevanza alle spalle e che per giunta un articolo pubblicato l’anno scorso in un inserto proprio del Sole24 ore.
Chi hanno scelto? Vi dico solo che quest’anno io, le fotocopie, non le faccio a Milano.

VIVA L’ITALIA!



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mercoledì 23 maggio 2007 - ore 15:46


E poi dicono che non c’è sentimento anticattolico in giro...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ebbene sì: Dio può sanguinare.



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domenica 20 maggio 2007 - ore 16:39


C’è crisi, c’è grossa crisi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tre settimane senza uno straccio di post: penso non sia mai successo in diversi anni di vita di questo oramai vetusto blog.

E, in più, voglia di aprire spriss quando passo per internet che è ai minimi storici. Non so: in questo periodo la cosa che più mi verrebbe da scrivere sono delle chicche giornalistiche da lasciare ai più attenti. Ne avevo pensate parecchie di recente: la legge Mastella che sembra voler affossare la cronaca giudiziria italiana, il family day, il Berlusca a Vicenza con relativi retroscena, lo scandalo preti-pedofilia che torna ad emergere, la casta dei politici. Eppure, mi accorgo che queste cose - lecitamente- non sembrano interessare molto a te, caro lettore (o forse mi sbaglio? No perchè se mi sbaglio dimmelo, che mi lancio). Insomma: non vedo una convergenza tra i miei desideri di scrittura e i tuoi di lettura.

Mi rendo conto che, essendo questo un blog, la materia più richiesta da te, caro lettore, possano essere piccole cronache del mio vivere quotidiano. Realizzo con una certa ironia come - anche qui, lecitamente - alcune magagne dell’avventurosa vita del sottoscritto ti possano interessare anche più dell’ultimo disegno di legge truffaldino degli emicicli italiani. Ti interessa di più questo genere di cose? Anche qui qualcosa l’avrei da dire: il mio (probabile) stage estivo al Sole24ore, la mia pur episodica e rapidissima riapparizzione sulle scene musicali dell’altra sera, la scoperta che gli stage del mio master in giornalismo venivano truffaldinamente rediretti in favori di redazioni amiche della dirigenza universitari per evidenti giochi di marchette... Potrei raccontare queste cose, se ti interessa di più, anche se non sento un gran bisogno di scriverne. A me pare che la mia vita, nonostante alcuni bradisismi superficiali, scorra sempre più noiosamente su binari duri e incrollabili. Ma magari, anche qui, mi sbaglio.

Insomma: caro amico lettore, aiutami. Questo blog ha cercato di darti qualcosina nei lunghi anni della sua esistenza, ora è il tuo turno di aiutarlo suggerendomi come tenerlo in vita e verso che lidi farlo approdare (se te ne frega qualcosa, è ovvio). Il sottoscritto è troppo indeciso e troppo asciugato di parola scritta dal suo ultimo romanzo per poter fare una scelta di campo coraggiosa. Opzione A o opzione B? A te la scelta.

Thanks.




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Leonida, 23 anni
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