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Gli occhi di chi incontro.

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Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


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Il suono del mondo.

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

E’ già tanto che ci sia l’abbigliamento...

ORA VORREI TANTO...

Volere davvero.

STO STUDIANDO...

Un putsch mondiale

OGGI IL MIO UMORE E'...

Il migliore che mi venga di avere.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo.
4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

MERAVIGLIE


1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra...
6) Straparlare abbracciati in colloqui notturni ubriachi di vino e stanchezza


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Una corrente sottomarina
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Mentre affiorava e affondava
traversò gli stadi della maturità e della gioventù
entrando nei gorghi.

Gentile o Giudeo,
o che volgi la ruota e guardi
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venerdì 31 marzo 2006 - ore 14:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Centrosinistra, economia globale, riforme

Il coraggio di cambiare

di Gianni Riotta

Per elencare i progressi dell’umanità concepiti in Italia e in Europa non basterebbero le colonne di questo giornale. Dalla stampa alla penicillina, dalla scuola e sanità pubblica alle regole del gioco del calcio e le note musicali, al Parlamento e la Riforma cristiana, Italia ed Europa hanno passato secoli a innovare la vita con gusto e felicità. Adesso noi europei abbiamo paura del nuovo, viviamo accovacciati nel presente come fosse l’età ultima della storia. Nel 1968 la Sorbona era occupata da una generazione che sognava l’utopia del «Cambiamo tutto!», oggi le stesse aule vedono una generazione malinconica implorare «Non cambiamo nulla!». I leader politici soffrono di questa paura, il futuro nel mondo globale percepito non come opportunità ma incubo, e riluttano a proporre le riforme che porterebbero il nostro Paese e l’Unione Europea a competere felicemente con Stati Uniti ed Asia. Ricordano la sorte di Alain Juppé, primo ministro francese ghigliottinato dagli elettori per avere provato le tanto temute riforme economiche e non vogliono condividerne la sorte.

La nostra campagna elettorale è combattuta, a destra come a sinistra, sulla colonna sonora de «le cose non andranno peggio», mentre sarebbe cruciale chiedere agli elettori un impegno perché le cose vadano, finalmente, meglio.
Se, come suggeriscono i sondaggi oscurati, sarà il centrosinistra di Romano Prodi a governare il Paese lo spirito da impugnare è quello - ricordate? - del primissimo centrosinistra all’alba degli anni Sessanta, quando «il nuovo» era promessa, non minaccia.

Negli ultimi giorni di battaglia elettorale il pessimismo invece trionfa come bandiera coreografica dei comizi. L’11 aprile, quando la realtà tornerà protagonista, vedremo che non tutto è così cupo. In Germania l’indice Ifo dice che la fiducia nel futuro, di aziende e famiglie tedesche, risale in alto come non mai negli ultimi 15 anni e in Italia la fiducia vola a quota 94,2, toccata l’ultima volta nel febbraio 2001, prima che il volto di Osama diventasse ubiquo (fonte Isae).

La brezza di ripresa non basta ma è piacevole. Lorenzo Bini Smaghi, della Banca centrale europea, sostiene che i miasmi di protezionismo (vedi caso Enel) «falliranno», ma che senza rendere efficiente il mercato del lavoro la disoccupazione non calerà. La Germania ha riformato bene l’industria, ma senza creare lavoro, frutto pregiato che nell’economia di oggi cresce soprattutto sull’albero dei servizi. Lo status quo lascia senza stipendio i disperati delle periferie, gli emigranti primi tra loro, e i laureati, alla Sorbona di Parigi e alla Sapienza di Roma. Ma se la nostra classe dirigente si ostinerà a dividersi tra chi cela i propri privilegi nel mercato di oggi, e chi propone le riforme con arcigna grinta, come fossero una medicina amara che il popolo bue non vuol trangugiare, il declino è assicurato.

Il lavoro del XX secolo, che appare come un sogno ai ragazzi del XXI, soffriva di tanti mali da ispirare al filosofo Herbert Marcuse il saggio su «L’uomo a una dimensione», infelice e alienato. Può la sinistra al governo ripetere l’impresa di Bill Clinton, rassicurando la società civile che l’economia globale non è la giungla, che è possibile competere senza ferocia sociale e che scuola e ricerca possono trasformare deserti di arretratezza in laboratori produttivi, vedi triangolo di Raleigh negli Usa? La trincea dello status quo può magari dare alla coalizione di Prodi un’effimera vittoria: perché il nostro futuro sia all’altezza del nostro passato occorre competere con le nuove regole globali, abbandonando ogni nostalgia.

30 marzo 2006



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giovedì 30 marzo 2006 - ore 01:07


E’ spaventoso...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Credo di aver composto la prima canzone delle mia vita.

Mi si sta già sgonfiando il pancione...

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lunedì 27 marzo 2006 - ore 00:31


Barcelona!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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mercoledì 22 marzo 2006 - ore 18:44


Elezioni? No, grazie
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ovvero: perchè Berlusconi era a tanto così dal vincere di nuovo, ma ha buttato tutto alle ortiche.





-Lettera appena mandata ad un amico. Ora sono di fretta e non ho voglia di rileggerla, adattarla e correggerla... lo farò più tardi. Intanto, però , la posto-


Allora: anzitutto io non parlo (o parlo poco) di contenuti. Quelli mi interessano relativamente poco in periodo di campagna elettorale, dove non si può certo sperare di votare una parte o l’altra per conoscenza di tutti i contenuti. Io mi riferisco ai metodi, principalmente comunicativi, utilizzati dalle parti in causa. Metodi che mi sembrano davvero rozzi e di bassissimo spessore, oltre che poco lungimiranti, per tutta una serie di ragioni che derivano dalle mie conoscenze in ambito comunicativo nonchè alle mi convinzioni personali.

Ecco dunque che, pur non condividendo l’affermazione "destra e sinistra tutta merda uguale", mi trovo tristemente a doverla dichiarare plausibile poichè, seppur è vero che in Italia destra e sinistra partono da ideologie, preconcetti e paradigmi quasi opposti, il "modus operandi", l’"azione politica" che utilizzano (e che è quella che conta), è verosimilmente la stessa.

Cosa è successo in questa campagna elettorale? Per una serie di ragioni sociali e fattuali, l’Italia sta uscendo da un periodo di governo che, almeno a parole, garba a pochissimi. Ciò dovrebbe far prevedere facilmente una vittoria della parte avversa ma, ovviamente, la cosa non è così semplice. Il fatto è che da parecchi anni nelle elezioni italiane vale la regola del "voto negativo"; ovvero "non voto per premiare una coalizione ma per punire l’altra". La situazione è molto simile a quella delle elezioni americane passate, dove uscente era l’amministrazione Bush, in pre-campagna elettorale invisa alla stragrande maggioranza degli elettori (quasi il 60%!)

Cosa è accaduto in america? I democratici di John Kerry hanno pensato bene di cavalcare l’onda di questo "voto negativo" e di puntare la propria campagna sull’attacco dell’altrui fazione, relativamente trascurando la parte propositiva e di coesione e arrivando a punte parossistiche del tipo "Farenheit 9/11". La controparte, invece, ha fatto ben poco, limitandosi a perseguire la sua discutibile linea politica. Dati questi presupposti, tutti erano convinti della vittoria dei democratici (tanto che, il giorno dopo l’election day, il manifesto usciva, toppando clamorosamente, con in prima pagine un "good morning america" a caratteri cubitali). E invece... sorpresona! Vince Bush Jr con una maggioranza tra le più alte registrate nel dopo guerra.

Cosa era successo? Si ipotizzò che, demonizzando Mr.Bush, i democratici avessero convertito il non-voto di protesta in un "voto di protesta al voto di protesta". La gente, in definitiva, non ama farsi dire cosa votare. Insomma: poichè il voto è un meccanismo molto più emotivo che razionale, più personale che pubblico, molta gente si era sentita di votare in maniera diversa da quello che pur gridava in piazza, e cioè che non voleva Bush alla presidenza per altri quattro anni.

Preso atto di questo stupefacente risultato, la sinistra ha cercato di guardarsi bene dal demonizzare Mr.B ma, alla lunga, non ha saputo parlare d’altro. Berlusconi è stato irriso, compatito, disprezzato, ma non demonizzato. Pensavano potesse andar bene; non si accorgevano che, in fondo, stavano facendo lo stesso errore dei democratici americani: avevano comunque lasciato al centro dell’attenzione l’avversario.

Ecco perchè, fino al momento dell’incontro televisivo con Prodi, Berlusconi aveva la vittoria in mano: gli bastava amministrare con la sua proverbiale maestria i mezzi di comunicazione e continuare a ripetere le sue solite tiritere rassicuranti. I comizi alla Scalfari, quelli, per intenderci, più impegnati a sbraitare o a criticare più che a costruire, non potevano che fargli comodo, perchè altro non facevano che affermare, sotto le righe, che LUI era il vero centro della politica italiana; l’unica fonte di sicurezza. Anche le cadute di stile su "comunismo" e "toghe rosse" non potevano più intaccarlo, perchè oramai tipiche del personaggio. Gli elettori Mr.B lo conoscono ma, in mancanza di sufficiente luce sull’alternativa, avrebbero votato per lui lo stesso; se non altro per sentirsi rassicurati.

E invece cos’è successo? Il cavaliere toppa proprio dove non te l’aspetti; proprio nel suo punto forte: la comunicazione. Si mostra debole e imprepararto nel confronto televisivo, e riesce a farsi a tratti soprassare da una "nullità comunicativa" come Prodi, che magari come politico se la potrà anche cavare, ma di certo non sa come agire di fronte ai media.

Qual’è stato il grossolano errore di Mr.B? Il cavaliere ha ceduto alla sua egotistica aspirazione di andare all’attacco; non si è accontentato di giocare in difesa sotto le righe, come fece il suo amichetto George Walker. Si è sentito insicuro, e ha pensato bene che, data la debolezza comunicativa di Prodi, l’occasione del confronto televisivo fosse il momento di andare all’attacco, magari coi famosi "numeri" del governo. E ha perse la bussola. Peggio ancora: ha rimarcato il suo errore con le sue spettacolari uscite esibite nel convegno di Confindustria a Vicenza. Ora gli elettori vedono Berlusconi infervorarsi, e non si sentono più tranquilli. Lo vedono agitato e pensano che lo faccia perchè ha cominciato a sentire la sua sedia che scricchiola, e non riescono a trarre da lui l’unica cosa che gli chiedono: sicurezza.

Ecco perchè, oramai, la sinistra vincerà le elezioni. Vincerà ma andrà al governo con una risicatissima maggioranza che, unita alle ben note incertezze interne (impossibile detrarre di 5 punti il cuneo fiscale senza toccare l’apparato pensionistico. E i sindacati chi li sente, poi? E l’articolo 18 o la tassa di successione? Come verrano spiegate a confindustria?) tutto ciò, dicevo, farà si che avremo un governo debole, e forse nemmeno duraturo. Esattamente quello che dovremmo evitare come la peste, visto il clima politico nazionale e internazionale odierno.

Ora: questa la situzione. Che fare? Non sentendomi rappresentato da alcuna delle forze in campo, e non volendo restare inerme e silenzioso di fronte a questo scempio, compirò l’unica azione che reputo compatibile con le mie convinzioni: annullerò il mio voto. Una democrazia, a parer mio, deve saper dare al cittadino anche il potere di rifiutarla formalmente (anche se non fattualmente). Il non votare deve essere una scelta, rispettbile e separata, tanto quanto il voto. Una scelta che non merita di essere confusa col disinteresse dell’astensione.

E’ una scelta cosciente la mia, e responsabile. Vorrei che in ogni scheda elettorale ci fosse una casellina, a fianco di quella di tutti i partiti, per poter dire "così com’è, non mi sento rappresentato" e, qualora questa casella raggiungesse la maggioranza relativa, che fossero indette nuove e lezioni con nuovi schieramenti politici. nella vita si può dire "sì", "no" oppure stare in silenzio. Il silenzio è una risposta; a volte anche più forte di un no. Deve essere così anche per la democrazia: deve contemplare come forza il silenzio; la non aprtecipazione democratica.

La democrazia non può ridursi a scelta per il male minore: non è questa la sua natura, e non possiamo permettere che lo diventi.

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lunedì 20 marzo 2006 - ore 15:50


Week-End (A)gordo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Volevo ringraziare il 25 per essersi ubriacato e aver suonato astrorobot coi grissini, la Dott.ssa_I per aver offerto la sua deliziosa casetta e i suoi "cioè", ChrisRubio per aver fatto tunnel e cucinato, Nickyts per aver acceso la luce.







Bea fioi! Piacevolissimo. Speriamo di ripetere presto.

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giovedì 16 marzo 2006 - ore 14:41


This is the end... my only friend (?)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Prima o poi doveva accadere. I Soul Blade, almeno così come sono conosciuti ora, non esistono oramai più. Due importanti membri del sestetto, Dario e Matteo (chitarra e basso), hanno deciso, per motivazioni personali - che però non riguardano gli altri membri della band - di lasciare il gruppo.





Si conclude qui, dunque, un percorso iniziato due anni e mezza fa, in una taverna a Torri di Quartesolo, e che ci ha portati a cogliere diverse soddisfazioni, a suonare per molte persone in posti anche importanti e, soprattutto, a divertirci un sacco.





Non so se i Soul Blade continueranno ad esistere (sotto questa forma) anche nel futuro, grazie all’inserimento di altri strumentisti. La voglia dei "sopravvissuti" di continuare c’è, ma non sarà certo facile trovare membri sostitutivi altrettanto validi e che condividano la linea musicale e interpretativa del gruppo. Staremo a vedere.





Intanto, per celebrare questo lungo percorso insieme, i Soul Blade, quelli che si sono fatti conoscere in grio per le province di Vicenza e Padova, quelli di Nicola, Dario, Matteo, Piero, Mauro e Riccardo, suoneranno, un’ultima volta, tutti e sei insieme, sabato primo aprile, alla Red House di Novoledo. Speriamo tutti che ci possiate essere anche voi, per aiutarci ad affrontare il ricordo di quello che questa band è stata con lo spirito che, in definitiva, l’ha sempre contraddistinta: il divertimento e il sorriso.







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giovedì 16 marzo 2006 - ore 12:05


15.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mentre sfrecciavamo via dai confini della città, piccoli pezzettini di Las Vegas svolazzavano attorno alla nostra scassatissima decappottabile gialla in un tremolio eccitato di colori al neon. Il vento del deserto si scontrava a muso duro contro il cofano appuntito della macchina. Ci scompigliava i capelli, grattando via dalla vernice poco lucida piccole schegge euforiche di pazzia, trascinandole in un vortice di lucciole danzanti; scintille che precipitavano via dalla carrozzeria e s’arruffavano dietro i tubi di scarico, salvo poi precipitare a terra sul budello di asfalto scuro e grasso che ci lasciavamo velocemente dietro. Un piccolo microcosmo in formazione schiacciato tra il nero scuro dell’universo oltre la luce della città e il nero scuro di un suolo millenario deflorato dalla strada.

O almeno: così sembrava da dietro il parabrezza.

Io ero al volante; Eva sul sedile del passeggero, con la cintura di sicurezza che le arrivava quasi al collo; il nostro profeta millenario lungo disteso sul sedile posteriore. Non delirava più; versava ora in uno stato di semi-incoscienza, con la fronte sudata premuta contro la similpelle degli interni della macchina. La camicia era aperta, le mani posate docilmente sul torace. Non era stato facile spingerlo dentro in macchina al parcheggio del casinò, quando avevo dato al ragazzo del parcheggio il talloncino trovato nelle sue tasche e ci eravamo visti parare davanti quella scatola di latta, che tossiva e sputava come una vecchia bisbetica col catarro. Il ragazzo-parcheggiatore aveva fatto una faccia strana, ma un biglietto da dieci ne aveva facilmente cancellato ogni traccia nel raggio di pochi secondi.

Man mano che uscivamo dalla città, il rombo imbarazzato della macchina si faceva sempre più presente, quasi riuscisse ad aver ragione sulla distanza del concerto di suoni, rumori e voci che incarna Las Vegas. A poco a poco, il mondo attorno a noi, quelle schegge impazzite fuori dalla macchina, stavano sparendo, a tutto vantaggio della surreale situazione che si stava concretizzando all’interno del veicolo: un vecchio, un mitomane e una bambina che puntano senza remore verso il vuoto senza memoria del deserto dentro una vecchia macchina gialla.

Proprio mentre stavamo varcando i confini della città, un colpo di tosse provenne dal retro. Zarathustra sembrò svegliarsi. Era ancora debole; con evidente sforzo, abbassò il finestrino posteriore a fianco a lui e vi cacciò la testa fuori; come un cane in gita sulla macchina dei padroni, lasciò che l’aria di fuori gli spalmasse il viso. Non disse nulla, e io feci altrettanto.

Seguimmo la strada principale per dieci minuti circa, poi imboccai una via secondaria: una striscia sonnolenta e diritta che sembrava tagliare in due il deserto come un antico solco ancestrale. Dopo qualche tempo avvistai uno slargo della strada, accostai e spensi il motore. Guardai fuori: tutto intorno solo il rumore del vento che suonava passando attraverso quegli spazi apertissimi senza luce. Ci eravamo allontanati a sufficienza. Scesi dalla macchina e aprii lo sportello posteriore, lasciando accesi i fari per fare un po’ di luce. Feci segno a Zarathustra di scendere. Era ancora molto debole, e dovetti aiutarlo ad uscire dall’abitacolo trascinandolo per le ascelle. Una volta fuori lo posai a terra, con la schiena contro il cerchione posteriore della macchina. Eva ci aveva raggiunto e, come al suo solito, guardava silenziosa e attenta lo svolgersi degli eventi.

Restammo qualche minuto a guardare il volto e il torace sudato di Zarathustra, che ansimava forte ma che riprendeva colore ad ogni boccata d’aria che prendeva. Sapevo che l’aria del deserto gli avrebbe fatto bene. O meglio: ci speravo.
Finalmente, aprì gli occhi con decisione. Sembrava essersi ripreso, ma il suo sguardo era ancora immobile, quasi allucinato, fisso oltre di noi all’altezza della sottile linea che divideva il cielo stellato e la terra. Poi disse:

<Era una notte molto simile a questa. Le stelle brillavano allo stesso modo, e il periodo era quello del sacrifico al Saggio Signore… era una notte così quieta…. il sacro braciere bruciava silenzioso e l’haoma pervadeva l’aria… nessuno poteva immaginare come l’ombra del disastro stesse per sopraffarci >.

<Di cosa stai parlando?> domandai io, perplesso.

<Io ero Zoroastro, il profeta vivente del grande Dio, il Saggio Signore, il padrone del tempo del grande ciclo. Ero adorato a da tutti; il sacro tempio della antica città di Ur era il più grande del mondo, e io ne ero il sommo sacerdote. Chiunque mi temeva, perché in me, sulla cima del grande tempio, davanti al braciere sacro, il Saggio Signore mostrava a me la via della verità e del destino, a cui nemmeno i re vi potevano sottrarsi…>.

Riprese fiato lentamente. Sarò onesto. Visti i precedenti e il suo stato di salute, non vi era alcuna vera ragione per ritenere che non stesse delirando; e pur tuttavia, come era già accaduto al casinò, ebbi la netta sensazione che egli intendesse più di quanto dicesse, e dicesse più di quanto intendesse. La sua voce sembrava arrivare da un corpo lontano, un corpo non suo, e creava onde sonore così potenti e immagini così vivide da risultare quasi terrificanti. Restammo in ascolto.

<Sì… io ero il sommo profeta del Saggio Signore. Vivevo in cima al più grande tempio mai costruito. Venni dai monti dell’est portando la sua parola, che mi fu in infanzia rivelata, e subito mi prodigai perché statue e tempi eretti ai demoni babilonesi fossero distrutti; i sacri testi strappati; le antiche credenze derise. E fu il Saggio Signore a rendere tutto questo possibile. Sì: Egli mi aveva investito di un potere immenso… un potere sterminato sopra gli uomini, e io lo amministravo saggiamente per lui, sulla via della verità. Ogni quarta luna del mese io e i miei sacerdoti raccoglievamo l’haoma sacro tra le sterpi e lo bruciavamo in onore del Saggio Signore, sulla cima del tempio. Egli dunque mi coglieva in estasi in quella che era la stanza più vicina al cielo che l’uomo avesse mai costruito, la stanza delle rilevazioni, e grazie all’haoma vedevo il destino e la via della verità per la mia gente, affinché vivesse in pace e prosperità. E poi…>

Ripiegò lentamente la tesa sul alto. Poi la risollevò, guardando verso l’alto.

<E poi il destino scese all’improvviso… in una notte come questa… una notte di festa. Nessuno vide da lontano le luci avvicinarsi dal deserto verso le mura della città. Poco prima che la luna raggiungesse il suo punto più alto, ecco che erano già lì. Entrarono spezzando i fumi dell’haoma sacro così come una lama può spezzare un sogno. Rapiti dai fumi dell’estasi … o Saggio Signore… non riuscimmo a reagire. Quattro sacerdoti furono subito travolti dalla furia delle armi. Al suono della profanazione con orrore mi voltai, e vidi la prediletta, la futura sacerdotessa suprema, mia nipote Istapse, correre verso di me. Rapito in un delirio onirico, la protessi istintivamente col corpo, urlando “Fermi! Non osate..!”, ma prima ancora che potessi far risuonare la mia voce tra i saloni del grande tempio, la mia testa fu mozzata di netto da una spada a manico corto, e rotolò giù per le infinite scale del tempio fino alla grande piazza della giustizia dove, sebbene fossi in altro luogo e con la testa mozzata, potei vedere la mia prediletta, Istapse, rapita da quelle amni crudeli…>

Si fermò. Seduto, con il palmo della mano, raccolse un pugno di sabbia tra le dita. Singhiozzò, e facendo scorrere la sabbia davanti a sé, sussurrò:

<Perché Saggio Signore? Perché non hai avvisato il tuo profeta dell’immane tragedia? Avevamo forse lasciato il tuo sentiero della verità? Perché? Perché?!…>

Si asciugò istintivamente le lacrime col dorso della mano, ma la sua voce era ancora soffocata dal pianto come una colomba dentro ad un sacco. Guardò Eva.

<Per millenni mi sono domandato quale fosse stato il tuo destino, Istapse, e adesso finalmente sei davanti a me! Appena ho incontrato il tuo sguardo, il Saggio Signore mi ha rapito nella sua immensità e, riflettendosi nella mia pochezza, mi ha mostrato di nuovo la via della verità e del nostro destino… Oh Saggio Signore ti ringrazio.>

Subito mi fu chiaro. Quel povero pazzo aveva scambiato Eva per la sua nipotina di millenni fa, e l’incontro con lei gli aveva scatenato tutta quella serie di reazioni incontrollate e di smarrimento, la cui entità sconvolgente, però, rimaneva ancora inspiegabile. Come poteva essersi ridotto in quel modo solo vedendo una bimba che assomigliava alla sua defunta nipote? E cosa aveva visto durante quelle crisi deliranti? C’era davvero di che fidarsi di quest’uomo?

<Come fai a vedere il destino degli uomini?> gli domandai.

Rimase in silenziò qualche istante, come se non capisse da dove provenisse la mia voce, poi disse:

<Io sono solo uno strumento del Saggio Signore; Egli vede tutto, segna la strada della verità e vi semina per noi le gemme del destino. La vita sarebbe solo una striscia di sabbia in mezzo al deserto se il Saggio Signore non lasciasse i semi del destino sulla nostra via. La strada della verità diventa così, per ognuno, ad ogni passo un cammino di frutti e fiori>
<E dove porta questo cammino?> domandai.
<Il sentiero della verità non porta a nulla. Noi non andiamo verso il Saggio Signore; non ne siamo degni. Noi solo percorriamo la strada che Egli ha preparato per noi, seguendo le orme del nostro destino>.
<Come può la strada della verità essere dolce se è destinata; senza scelta? Forse il Saggio Signore fa degli uomini degli schiavi senza possibilità di scelta?>.
<Oh no! – rispose Zarathustra, con sorpresa mista ad un pizzico di indignazione -. Il Saggio Signore sceglie la strada, ma l’uomo è libero di percorrerla come meglio gli aggrada>.
<Non capisco… come si può scegliere come affrontare una strada se è l’unica possibile?>

Zarathustra sorrise, ora con una certa tenerezza, quasi a sottolineare l’ingenuità della mia domanda.

<Questa domanda… mi veniva posta spesso dai giovani di Ur durante le mie lezioni nei giardini reali… Il Saggio Signore non vede bivi sulla strada della verità; Egli sa precisamente quale strada sarà percorsa. Sono solo gli uomini a trovarsi davanti a scelte e, sebbene sia già scritto quale sarà la strada che imboccheranno, essi, al momento della scelta, sono perfettamente liberi. Davanti al bivio tu puoi scegliere destra o sinistra, liberamente, ma solo dopo che avrai effettuato la tua scelta potrai vedere il libro del destino in cui sta scritto fin dalle origini che la tua scelta sarebbe stata questa. Ma tu, fino a quel momento, sei stato libero. E’ l’ignoranza di cosa verrà che rende davvero l’uomo libero di scegliere; solo questo conta>.
Una nota malinconica si impadronì della voce di Zarathustra. Egli, evidentemente, soffriva molto del suo dono.

Ci fu qualche attimo di silenzio, durante il quale parlò il vento del deserto; saggiamente.
<Qual è il destino di Istapse?>, chiesi.
<Sei sicuro di volerlo sapere?>
<Sì. Cosa hai visto nelle tue visioni?>

Zarathustra sospirò forte. Poi chiuse gli occhi

<Ho visto scene di caos. Ho visto eserciti immensi fronteggiarsi sotto cieli rossi. Ho visto due forze sconfinate rivaleggiare in una spirale di fatalità. Ho visto creature alate scendere dal cielo e dividersi. Ho visto gli oceani sciogliersi e le montagne sotterrarsi. Ho visto grida, paura, rabbia, speranza e rassegnazione. Ho visto gente di generi diversi mescolarsi fra loro: demoni e spiriti antichi combattere a fianco o contro sé stessi…>

<E Eva dov’era?>
<Chi?>
<Istapse>
<Oh, lei era nel mezzo. Nel mezzo di queste due forze immense, ritta come un albero in mezzo alla radura della grande battaglia, coi due eserciti rivali ai suoi fianchi e le mani rivolte al cielo>.
<E poi? Che succede>
Non rispose.

<Che succede?>, insistei, alzando la voce.
<Non so. Le forze si scontrano. C’è un bagliore accecante. E poi il buio>.
Rimasi qualche secondo impalato, con al bocca aperta.

<Cosa possiamo fare noi?>, dissi.
<Non capisco…> rispose, calmo, Zarathustra.
<Cosa possiamo fare perché ciò non accada?>
Di nuovo sorrise con condiscendenza. <Potete scegliere>, disse.
<Sì, ma qual è l’alternativa?>
Ritornò serio. <Non c’è alternativa. E’ un vizio umano quello di cercare di immaginare un futuro diverso. Ma un futuro diverso non esiste; non ha senso. La scelta è stata fatta, non si torna indietro. Non ci si può neanche domandare cosa avrebbe comportato un’altra scelta, perché si tratterebbe di un futuro completamente diverso, assolutamente insensato, e dunque la domanda perde di scignificato>.

Ebbi un gesto di schizza e mi voltai verso il deserto. Col capo basso, calciai una piccola pietra verso le dune di roccia.
<Non ci si può domandare come sarebbe stata la propria vita se non fossimo nati. Se ciò fosse accaduto, non potremmo porci la domanda, ed essa perderebbe di significato>.

Allora si alzò, finalmente. I capelli rossi e arruffati erano scossi dalla sabbia, dal sudore e dal vento del deserto. Avanzò di qualche metro, passeggiando tranquillamente, calcando i suoi piccoli piedi nella polvere.

Era davanti a noi di qualche metro; le mani in tasca, lo sguardo di nuovo alto verso il cielo. Disse:
<Il destino si può anche scegliere, ma non gli si può sfuggire>.


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venerdì 10 marzo 2006 - ore 00:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggigiorno troppa vitalità uccide.


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mercoledì 8 marzo 2006 - ore 23:37


Auguri alle donne (se ne hanno bisogno)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dunque: intanto i miei più calorosi auguri a tutte le donne per la giornata dell’8 Marzo. Auguri che però, in modestia, vorrei unire ad un auspicio e un consiglio a tutte loro:

Non fate di questa data uno strumento di protesta, ma piuttosto incominciate ad interpretarla come una "giornata della memoria", per far sì che il mondo non ripeta più le ingiustizie che ha riservato alle donne nel corso dei secoli.

Perchè dico questo? Perchè se le donne continueranno a creare convegni, organizzare parate, investire in seminari per denunciare la mancanza delle pari opportunità, non troveranno mai il tempo per concretizzare tale parità.

Finchè le donne - alcune - scuoteranno il capo borbottando per le ingiustizie che vengono loro rivolte; finchè continueranno a pretende misure protezionistiche di tipo fiscale; finchè invocheranno misure orrendamente maschiliste come le "quote rosa"; finchè faranno tutto ciò, si proporranno sempre come una componente indifesa e minoritaria della societa, un genere debole che va per questo difeso.

E’ vero: esiste ancora discriminazione sessuale nei confronti delle donne in molti campi. Ma questa discriminazione - a mio parere - è presente soprattutto nelle stesse donne, che ancora stentano a credere nelle proprie capacità e a conquistarsi (e non, si badi bene, a pretendere) quei diritti che sono stati loro per troppo tempo negati.





Auguri ragazze.


Non permettete che il mondo pensi che voi abbiate bisogno di una mano. Lottate silenziosamente per i vostri obiettivi, senza troppo scalpore. Credete davvero nelle vostre capacità. Il mondo non può permettersi ancora per molto di fare a meno di tutte le qualità che potete mettere in campo.

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lunedì 6 marzo 2006 - ore 18:14


The Spirit Carries On (?)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fatta la mia brava esperienza radiofonica. Divertente, molto stimolante. La radio mi sconfiffera proprio. Dà un clima molto più rasserenante e rilassato di ogni altro media: lì veramente conta l’improvvisazione, la creatività del momento. Lo trovo splendido. Nessuno schema rigido o cose da non dire: solo quello che ti viene (ed ero in diretta nazionale! )

Sono stato ancora meno nervoso di quanto lo sono di solito e, durante la registrazione del pilota, ho veramente parlato a ruota libera, anche con una certa (imprevedibile) brillantezza e comicità. Mi sa che considererò il percorso radiofonico come uno dei possibili sbocchi professionali del mio futuro



Intanto però, contentiamoci di questa esperienza. Taddia è stato molto simpatico e disponibile, anche se non sono riuscito a parlare con lui per più di cinque minuti e farmi dare le dritte necessarie (e soprattutto per supplicarlo di farmi fare, gratis, qualsiasi cosa volesse dentro al radio ). Speriamo che il pilota passi e Federico abbia voglia di richiamarmi. Non starò ad aspettare e basta però.

In compenso mi rimane il suo contatto e quello della direttrice di Topolino: una persona davvero straordinaria, simpaticissima; sembra un vero cartone animato. Figuratevi che, chiacchierando mentre uscivamo dallo studio, ha tirato fuori il pass rai che le avevano dato all’ingresso e mi ha detto "Pensa se li facessero di cioccolata".

Che spettacolo di donna! Penso che, adesso che ho la mail, le scasserò le balle un bel po’ e magari le manderò anche una sceneggiatura per una storia.

Un altro sogno antico che si risveglia: fare parte della redazione di topolino.



Ero un po’ a corto di sogni da realizzare ultimamente...

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Leonida, 23 anni
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