Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza più una lieve malinconia ...ma di altre sensazioni la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato, io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è "NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"
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martedì 25 agosto 2009 - ore 15:04
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Roberta Ridolfi
Certi giorni penso proprio di non farcela, le paranoie esistenziali mi assalgono...non tanto quelle del genere che ci faccio qui o esistono altre forme di vita, quelle di questo tipo le ho sepolte sotto il velo dello scetticismo possibile, paradosso comodo per ogni eventualità. Quelle che vengono a me son del tipo, dove sto andando a parare, che direzione sto prendendo, se sarei potuta essere diversa e felice in modo diverso...così pian piano mi sento scollare come un palloncino che si alza da terra. Arrivata a mezz’aria, inizio a perdere elio, mi ricordo che sono cresciuta a pane e pare mentali, che mi è costato di più il percorso fatto per saperle gestire che non quelle per partorirle e basta, e mi rendo conto che alle volte ci penso solo per inspessire un fondo di introspezione che è tutta apparenza, come gli specchi per le allodole. Il palloncino l’avevamo lasciato che era a mezz’aria, adesso è per terra senza fiato. Il suo bel giro nel niente esistenziale se l’è fatto. A me è andata bene anche questa volta. Avrei potuto scrivere meglio, essere più contorta volutamente, richiamare supplizi di versi di canzoni, girare dietro l’angolo delle perifrasi ben riuscite, ma preferisco così, con una foto in più e qualche cazzata in meno da dire.
Mi ricorda il David Lynch di Una Storia Vera... Il primo giugno David Lynch ha lanciato, assieme al figlio, il suo nuovo progetto: Interview project. È un documentario suddiviso in 121 parti da cinque minuti: ogni parte racconta la storia della vita di uno degli americani incontrati dal regista durante i 70 giorni e i 30mila chilometri che sono stati necessari alla lavorazione.
Lestate che cola via dai collant che non mi sono mai tolta è una strana estate. Fatta di mondiali di atletica, immaginandomi in qualche specialità da longilinea velocista, o paziente maratoneta. Fatta di mare filtrato da una passeggiata in bici giù al nord. Fatta di montagna e api coach e di tè freddo e colazione in centro. Ah...Manuel è rinsavito. Io non so.
Quattro e mezza di mattino per la radio sono troppo triste e il dj non mi parlerà sembra avere tutto così chiaro questo scemo sembra sempre una sola la realtà
che qui non ho il diritto di non essere felice di non sentirmi vivo nella mediocrità che mi propini.
Se volessi modificherei il mio viso e ripartirei da zero ma sarebbe come arrendersi a quello che non sono e non sentirsi libero
Fatto, esame e valigia... Saranno settimane strane, nonostante le conosca alla perfezione, tutto mi destabilizza...un pò. Si va.
"Questo artista svedese vive nel suo mondo da quando era bambino. "Perché quei pesci? Immagino sempre quello che può succedere alle mie spalle quando non guardo. Poi ti giri e puf! Tutto svanisce". C’è molta natura nel suo immaginario: "È la nostalgia per il posto in cui sono nato, con gli alci e le mucche, vicino ai boschi". E bambine che si mettono in testa cappelli da orsi, conigli, cervi... "È come quando ti svegli e ti senti aggressivo e allora ti metti un cappello da squalo. L’oca? Certo a volte ci si sente proprio come lei!". Ma spiegare non gli va molto: "Mi sembra di banalizzare. C’è già tutto nel disegno". Cosa che fa dall’asilo. Pensate all’irritazione dei maestri di scuola per questo bambino un po’ solitario che pasticciava ovunque: libri, quaderni, banco... "Avevo una fantasia malinconica. Appena mi sentivo triste prendevo i colori e disegnavo". Egneus è nato a Falkoping, vicino Göteborg nel ’72. Autodidatta assoluto, ha lasciato la scuola a 15 anni e a 17 è andato a Stoccolma "per vendere i miei disegni". Fa vari lavori: commesso in libreria, operaio alla catena di montaggio, pulizie in ospedale. Di notte disegna, ossessivo. "Le case editrici dicevano che il mio tratto non era ancora maturo". Illustra libri per bambini (Il gatto con gli stivali) e ragazzi (I racconti di E.A. Poe) e viaggia: Praga, Venezia, Bologna, Milano. A Londra fa fortuna: passa alle illustrazioni per Time, Il Sunday Times, le campagne per Hageen Daaz e Nike, le T-shirt per H&M, i disegni di architettura. Oggi lavora in tutta Europa, ed è impegnato in una mostra top secret. "Cerco di raggiungere la cosa a cui tengo di più: essere me stesso. Faticoso", dice, "perché ci sono giorni in cui sei ispirato e hai voglia di scoprirti e altri in cui non lo sei e vuoi nasconderti". Sotto un cappello da orso?"
Gli attentati ad una notte buia e al caldo. Al caldo che ritorna e cala poi giù sul collo quando ti svegli. Stare male nel cuore della notte quando tutto timpone di far silenzio, è un attentato. A questo periodo che son semplicemente stanca. Le coliche no, dai. Che comunque vada, tra un pò si va. Tipo le barche, per intenderci.
Sono giornate strane, in cui sento quel piccolo solletico che la paura mi fa nell’uscir fuori dalla mia piccola vita quotidiana, nell’immaginarmi altrove, nel pianificare qualcosa. “Nonostante ci siano molti motivi per giustificare un uguale scetticismo sul futuro dell’umanità, pensoche la nostra situazione non sia senza speranza. Siamo gli unici esseri sulla terra capaci di crearci i problemi da soli, e dunque il risolverli è certo nelle nostre capacità. Il linguaggio, l’arte e l’agricoltura non sono poi carateristiche umane così uniche; invece, siamo gli unici fra gli animali ad essere in grado di imparare da altri individui della nostra specie che vivono in luoghi lontani o che sono vissuti nel lontano passato".
Quell’anno non eravamo in vacanza al mare, io già da qualche mese ero stata inizata alle pulizie di casa, avevo undici anni, mi pesava un pò sta cosa ma poi col tempo passa. Una mattina calda, questa mami panzona iniziò ad agitarsi, in quel momento non ti caga nessuno, per cui evitai di fare domande. Poco dopo sei nata. A quanto pare più bella degli altri due, "questa somiglia alla nonna", non da vecchia, s’intende. Altrimenti saresti stata una da romanzo di Fitzgerald. Ed era vero, sebbene spelacchiata come gli altri nanetti neonati, tu avevi già un colorito rosa e ridevi. Poi io, papà e Matteo tornammo a casa. Quello che ricordo di quel giorno di 16 anni fa, eri tu piccolina sorridente e papà che cantava in macchina al ritorno, però, non è Francesca. Chi sta sbagliando son certa non sono io. Sei tu. Auguri piccina.
Se una colpa hanno avuto non è stata quella di aver dubitato...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...ma quella di aver creduto.
Yuli S
Altro bel libro.
“Non era mai stata benvoluta dalle compagne di scuola: troppo bella era, lei, troppo pigra, non sufficientemente conscia di essere una Futura Moglie e Madre, a lettere perpetuamente maiuscole. …le compagne erano convinte che avrebbe fatto una brutta fine, inconsapevoli che nessuna fine può dirsi brutta e che neppure loro, al pari di lei, erano padrone del proprio destino.”