Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza più una lieve malinconia ...ma di altre sensazioni la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato, io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è "NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"
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ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
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lunedì 30 giugno 2008 - ore 21:21
Unsichtbare Gegner
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Green shadow Water wait all o- all over me The end will shelter me away from me Can we meet again Meet and meet and meet and meet again Can you fill the can If you can feel me
Who you following Who you starting to move like Who you falling for Who you falling for, whos lies Who you following Who you falling for This sounds on your side
Secret blue purple pink and green right over it Hold on cause the coldest hasnt thawed yet Well if we meet again Meet and meet and meet and meet again Can you catch the can If you can fill it
How will you want something to hit with Spinning again and again and again and again Whats your crime Whats your crime Well how will you want How will she sit Whats spinning again and again and again and again Whats your crime Whats your, whats your, whats your, whats your Whats your crime, crime, crime Whats your, whats your, whats your, whats your Whats your crime
(I più piccini e quelli con la morale incollata sotto le palpebre, si chiudano gli occhi, perfavore) Puttanieri e madonne e santi e puttane andatevene a fare in culo...and I’m feel lost anf found.
Am I wild, wild, wild, wild?
Well I am most dissatisfied you can tell this looking in my eyes She looks like a lovely piece of art But pills plus must tear us apart
I took myself out walking by the evening I was running I hadnt done this for a long while My friends said cheer up it was high time
but cant you see Im lovesick I need a cure so bring it real quick this time Im fearing heartbreak look at the time its almost daybreak
well I dont want to settle down I dont want to leave this town Im feeling lost and found Am I wild, wild, wild, wild?
Against brain marketing
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Lo spunto me lo da Satisfaction, un magazine che lo trovate in omaggio appena oltre la porta anti nani della Feltrinelli, l’anti nani sta ad indicare le tarature dei sensori per poter far aprire le suddette porte…e oggi ho anche la fissa della porta…chissà perché. Dicevo, un articolo di Filippo Tuena, “Manualetto pratico ad uso dello scrittore ignorante” mi ha aperto il mondo all’osservazione partecipata dello scrittore, e alla sottocategoria scrittrice da blog…mi ci sono anche rivista in parte, nell’epoca delle complessità attitudinali vendute come acqua santa agli svariati concorsi e delle conseguenti ingiustizie calate sulla sciabola di una crociata contro il sistema letterario italiano contemporaneo. Il paradosso sta nella presunzione, nell’appiccicarsi sull’identità uno ruolo che in teoria andrebbe apposto posteriori…mi imbatto in miriade di parole e aggettivi, figlie mie quanti cazzo di aggettivi usate in una frase!, messi in maniera finto approssimativa a formare un testo con una posa myspace invidiabile che più che raccontare esaspera le allusioni connotate in maniera positiva di un’esacerbante complessità. Seminavo aggettivi una volta, la mia milano mi ha insegnato come farne parsimonia. Tutto sembra un autocelebrarsi e mi fa schifo. In tempi di guerre notturne si pensa alla quotidiana utilità dell’immediatezza del linguaggio. Non mi sento più di guardarmi sul palco delle mie autocelebrazioni come muovermi meglio o come risultare l’immagine di me che vorrei…se fossi un racconto sarei quello di una serata e se fossi uno scrittore sarei Alberto, che si muove si contorce non celebra complessità ma le esibisce con un’urlata partecipazione ironica e beffarda… Una questione di attenzione, la differenza sta nel porre attenzione a sé stessi, qualsiasi ruolo si ricopra, o verso sé stessi alle prese con qualcosa. Nel primo caso andatevi a leggere scrittori e scrittrici che si auto compiacciono, e magari ascoltatevi manuelito milanese, nel secondo avete qualche chance di poter essere lunatici e sensibili. “Siamo molto lunatici e anche molto sensibili. Ogni piccolo problema per noi può diventare gigantesco o grave. Può avere diversi effetti. Il fatto è che forse ci teniamo veramente tanto a quello che stiamo facendo, a suonare in giro…Ogni piccola cosa che non va per noi può diventare molto grave.”
Intenti programmatici
(categoria: " Vita Quotidiana ")
T. R.
"A nascere sono bravi tutti... Persino io sono nato! Ma poi Bisogna divenire! Divenire! Crescere, aumentare, svilupparsi, ingrossare... (senza gonfiare) accettare i mutamenti (ma non le mutazioni) maturare (senza avvizzire) evolvere (e valutare) progredire (senza rimbambire) durare (senza vegetare) invecchiare (senza troppo ringiovanire) e morire senza protestare, per finire!" D. P.
e aggiungo... fregarsene "di dio, del demonio, dei sacramenti e di te” ...
...the rainbow c’era davvero...per il momento basta questo...e il fatto che sono uninguaribile egoista ed i concerti larghi con il cantante alto 3cm (allincirca, giusto?) non mi piacciono...
You are all I need You are all I need I’m in the middle of your picture Lying in the leaves
Non ho paura dei fantasmi, sono loro che hanno paura di me, che voltandomi li faccia sparire....
"Molto spesso mi dico: "vorrei fare una foto in cui non succeda nulla." Ma, per togliere, bisogna che all’inizio qualcosa ci sia. Perché non succeda nulla, bisogna che prima qualcosa sia successo."
Ho la fissa delle foto, ma prima ancora ho partorito la prematura sensazione che tutto voltandomi sparisca...Piaget, lo so, queste cose sono percezioni da bambini piccoli piccoli, la realtà esiste anche, e soprattutto ancora, se nascosta dietro quella copertina, o come qualcuno aveva detto prima di te, dietro il velo di Maya...ma non ci credo, mi giro ed il resto sembra una realtà diversa che si apre senza continuità con la precedente...così fotografo ultimamente, l’immagine rimane fissa, rimane con me.
Qualcuno è assente
"Perché tutto questo è talmente breve, che subito dopo non si è più sicuri. Ad un certo punto, dico a tutti: "Ecco, abbiamo finito", ma gli propongo di fare ancora un altro rullino, per ogni evenienza, e poi un altro ancora. Perché ho paura che mi sia sfuggito qualcosa, di fronte a tutte quelle condizioni riunite così laboriosamente e che domani non saranno più là. So che nel mio modo di lavorare c’è come un terrore del tempo. Quando sono commossa dalla bellezza di una ragazza, è per ciò che ha di effimero, per il senso dell’attimo che bisogna cogliere. Sento la bellezza che passa e sfiorisce, e questo mi fa disperare, perché mi chiedo se sono stata all’altezza di questo privilegio e se ho saputo fare quello che bisognava per renderne conto. La nostra angoscia, il nostro senso di colpa, deriva dal fatto che noi sappiamo che tutto ciò dipende da noi, dallo sguardo che rivolgiamo alle cose. Non è solo l’istante in cui si fotografa che è troppo breve, non solo la giornata di lavoro, ma tutta la nostra esistenza di fotografi: abbiamo sempre questa paura che sia già finita. Forse dovrei semplicemente dirmi che non bisogna restare troppo tempo senza lavorare, che bisogna far girare la macchina, perché, se non gira, non mi dò una possibilità che tutto questo succeda. Dovrei accettare la possibilità di sbagliare, dirmi che alla fine questo non ha nessuna importanza, che, se non posso permettermi di sbagliare un lavoro su commissione, ho quanto meno il diritto di sbagliare ciò che faccio per me stessa. Dovrei dirmi: "Ogni giorno farò una foto." Intervista a Sarah Moon, di Frank Horvat
Fotografia ( fra 1984 e il 1988) risalente al gruppo fondatore di Ipotesi Cinema, laboratorio di cinema e televisione nato da un’idea di Ermanno Olmi e Paolo Valmarana. Da Ipotesi Cinema , oltre a Maurizio Zaccaro, sono usciti anche Francesca Archibugi, Giacomo Campiotti e Giorgio Diritti. Nella fotografia EDDY CARLI.
11_Giugno_2008...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"....mentre ascoltavo gli interventi di quelli che mi hanno preceduto, mi stavo chiedendo che cosè che sempre mi chiama in questi luoghi, le tavole rotonde, dove spesso mi sale su un sentimento di insofferenza verso le solite dichiarazioni, ambizioni e smanie produttive che tendono più a riprodurre le cazzate dei film di cassetta piuttosto che a interrogarsi sulla necessità di liquidare quei linguaggi e comportamenti che il mercato produce, ecco... poi pensavo pure che questo è comunque uno di quei luoghi dove si incrociano vite e mestieri che sono o che sarebbero quelli di ridisegnare il futuro del comunicare. Ognuno viene a raccontare qualcosa che è frutto di un lavoro collettivo ma anche di un insieme di solitudini.
...E infatti quando i processi rivoluzionari falliscono nella vita che la creatività ripiega sullattività artistica. Ed è proprio quando la creatività si concretizza in opera che il capitale la mette sotto controllo, mercificandola, organizzandola in spettacolo, rendendola impotente. Al contrario, in una società in rivoluzione è la realtà stessa che diviene il luogo della creazione permanente. A condizione che la nuova vita non cada mai al di sotto dellintensità dei momenti più alti della vecchia arte. Per me era ora di buttare nel cesso le sceneggiature scritte in un linguaggio la cui sola sintassi è la regola del mercato. Per realizzare il cinema che ho sempre amato, bisognava liquidarlo, trasformare i sogni che contiene in vita vivente, in una vita nuova."