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"Per me, ciccino mio"





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la vergine suicida.

i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






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ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


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"NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"


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domenica 4 maggio 2008 - ore 21:03



(categoria: " Vita Quotidiana ")




La colonna sonora dell’armistizio...dopo una ventina di giorni...è quasi pace...sottovoce, però.

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sabato 3 maggio 2008 - ore 13:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")






Dicevano che dovevano stare attenti per non perdere la strada ma che l’avessero già persa nessuno s’accorse mai, gli sembrava di non sapere già più dove erano stati e dove avevano sentito la musica, dicevano che una volta usciti dal locale venivano subito dispersi e disorientati dalla luce diurna e così finivano per ritrovarsi lontani, a camminare per una strada che non riconoscevano più come quella che avevano trovato la sera prima… o un anno o più, cosa importa. Dopo tanta luce elettrica guardata di notte camminavano smemorati, non sapevano più cosa ricordare e tutte le parole si mischiavano spente nel cielo diurno come era accaduto il giorno prima, ritrovandosi nel parcheggio di un palasport, palasport 2008, direbbe Benni.
Mi scivolano parole di lato, traboccano in una casa che sente assenze ma che delle presenze non saprebbe che farsene, con il tavolo imbandito da ospedale credo mi sia già passata la paura, deposte le armi, l’armistizio quasi pronto. Mi sono odiata in questo recinto, guardata allo specchio e scaraventato preoccupazioni e bicchieri (un bicchiere rotto contro una parete il bilancio dopo il bollettino di guerra) per la rabbia di non sapere veramente cosa fare di me stessa, il dolore sopito nel basso ventre e la finestra d fronte per cercare ispirazione, e l’ho promesso a me stessa di essere sempre fragile, ma di non confessarlo ai santi al padre eterno e nemmeno a mia madre.
Non sono per niente pacata con i giudizi, mi spiace Manuel, così come mi dispiace per tutti gli incontri falliti dal mio giudice col pepe al culo. Non è istinto, bada bene, ma è come un puzzle di emozioni, e tu manchi di qualche pezzo. Non ti do margini per rielaborare i miei pareri da scarto frettolosi ma sappi che mi piace, sebbene mi costa una fatica immane, venire poi a dirti, sai mi ero tanto sbagliata. La parola che ho imparato ad odiare a cena con Thierry è stata la tolleranza. La tolleranza come comunemente la usiamo è qualcosa che fa ribrezzo, io ti tollero perché la premessa che ti affido è quella di una disuguaglianza tra me e te. Se c’è tolleranza saluta l’uguaglianza, anche se suona da discorso da internazionale. Ma non ti tollero, me ne sbatto le palle di dover tollerare qualcuno, quello che posso fare è conoscerti.


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giovedì 24 aprile 2008 - ore 20:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Scegliete la vita Scegliete un lavoro Scegliete una carriera Scegliete la famiglia Scegliete un maxy televisore del cazzo Scegliete lavatrice macchine lettore cd e apriscatole elettrici…buon caro vecchio Trainspotting…ed io non solo avevo scelto tutto o quasi ma ho deciso anche di reclamizzarlo di spacciarlo di venderlo. Mi chiamo Uto e sono un pubblicitario, ebbene si, io sono quello che vi vende tutta quella merda.
Qunado, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l’auto dei vostri sogni, quella che ho lanciato in una delle mie ultime campagne pubblicitarie, io l’avrò già fatta passare di moda, sarò già avanti riuscendo a farvi sentire sempre insoddisfatti.
Perché sono qui? Non lo saprei spiegare nemmeno io esattamente, le sedute di psicoterapie di gruppo mi hanno sempre attirato, o forse semplicemente avevo vogli di raccontarmi con effetto.
Tutto si compra: l’amore, l’arte, il pianeta Terra, voi, io.
Certo ho una vita piena di agi, confortevole, donne, lusso, soldi…ma attorno a me i miei colleghi muoiono come mosche: overdose di cocaina fatta passare per infarto del miocardio, incidenti stradali per abuso di alcool, ingestione di calmanti…ecco io ho deciso di farmi fuori da solo…non guardatemi così quelli che stanno peggio siete voi, io ho deciso solo di mollare tutto in anticipo perché non riesco a stare a galla. Tutto è provvisorio e tutto si compra. Ed io deciso di farla finita…non prima però di accettare l’ultimo incarico che mi affiderà domani il mio capo redattore…





"Ti sei alzata prestissimo stamattina con una nuova illusione. Mi hai telefonato per parlare ad occhi chiusi. Dormivo. Hai visto quella pubblicita’ che lascia intendere che un cellulare ti porta fuori i confini di un rapporto? Stupidita’ televisiva o marketing indovinatissimo poco importa. Anzi NON importa. La verita’ e’ che qualcuno o qualcosa sta dirigendo la nostra attenzione verso quel grosso castello di carta in cui un giorno ci scopriremo dimoranti e NON essere viventi. La resistenza e’ finita piu’ di sessant’anni fa. Qui non si parla del conseguimento della maggiore eta’. Anzi qui NON si parla. Non ha piu’ senso farlo. Il Papa va in America mentre dietro l’angolo stanno sottoponendo una persona X a iniezione letale. NON c’e’ Mumia Abu-Jamal che possa sensibilizzare. Il fruttivendolo al mio paese ripete una frase si e una no che "le donne sono tutte delle grandi…(giassai)" ma soprattutto che "era meglio quando si stava peggio". Lui e’ il capo. Che’ ha imparato a convincersi di due cose oltre il tedio domenicale. Qui invece e’ la terra della guerra. La questione privata. E non vendiamo frutta. Sappiamo solo che giorno e’. E il senso che NON ha. Non sappiamo nemmeno da cosa liberarci. Sai che c’e’? Forse me lo compro quel cellulare. O forse vaffanculo. Levami le mani dagli occhi, lasciami vedere."




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mercoledì 23 aprile 2008 - ore 09:33



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi mancherai darling...non aver paura...NY...Bon Voyage





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martedì 22 aprile 2008 - ore 17:57


Da Marghera..."Arrivederci a Taranto"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mentre vi trastullate di foto ricordo delle serate in cui vi divertite tantissimo e lanciate sciagure su un governo che non si è fatto da solo ma è lì perchè in fondo il mostro in casa è funzionale per la consapevolezza che esiste la politica ad un’italia in cui per riscoprirsi di sinistra deve avere il fiato dello schifo sul collo e qualcosa di cui indignarsi vi lascio qualcosa che puzza...
-diossina nel latte materno
-diossina nella falde
-avvelenamenti del vino nel principale stabilimento di Massafra...
I telegiornali ne parlano poco o pochissimo..qualcosa c’è sull’espresso...il resto è informazione di chi vuole sapere.



Un lungometraggio per ritornare alla drammatica realtà dell’area industriale.
Le immagini come forza propulsiva per testimoniare la realtà industriale di Taranto e per cercare, come nelle antiche tragedie greche, una forma di pensiero attivo nello spettatore oltre che un estremo coinvolgimento.
E’ stato presentato mercoledì 16 Marzo presso il Cityplex Santa Lucia di Lecce in occasione del Festival del Cinema Europeo il documentario “Arrivederci a Taranto” di Roberto Paolini e Paola Podenzani. Un lungometraggio, girato tra il novembre e il dicembre dello scorso anno, che affronta in circa cento minuti le problematiche legate alla vasta area industriale che circonda il capoluogo ionico.
Dagli anni sessanta ad oggi, dalla storia "gloriosa" dell’ex italsider, le aspettative, le speranze dei primi anni ’60, il boom economico e sociale, attraverso le prime e purtroppo mai cessate morti bianche, fino alle più odierne questioni di inquinamento, dalla diossina alle polveri sottili. Un documento più che un documentario, che svela con chiarezza sia allo spettatore ignaro che a quello più consapevole una realtà trattata dai media spesso con discontinuità o inefficacia, e quasi totalmente sconosciuta al di fuori dei confini della regione Puglia.
E’ la fotografia di una realtà italiana complessa, variegata e quasi del tutto ignorata al di fuori dei confini della regione Puglia. Dagli anni sessanta ad oggi, dalla storia "gloriosa" dell’ex Italsider, le aspettative, le speranze dei primi anni’60, il boom economico e sociale, attraverso le prime e purtroppo mai cessate morti bianche, fino alle più odierne questioni di inquinamento, dalla diossina alle polveri sottili. Un documento più che un documentario, che svela con chiarezza sia allo spettatore ignaro che a quello più consapevole le molte sfaccettature di un’emergenza che supera i confini della nazione per chiamare in causa problemi e questioni che concernono il pianeta intero.
Se il quadro della situazione risulta sconfortante non lo è invece la voce della gente, dei professionisti e non che si sono prestati alle interviste, una piccola rappresentanza di chi a Taranto è stanco di promesse, parole, palliativi e compromessi, che guarda invece ai fatti, che mette mano ai dati, drammatici quanto non confutabili. Ed è proprio la drammaticità del dato, e non dell’"opinione", a dare a questo film il senso finale, quello di essere la fotografia di una situazione allarmante, che coinvolge l’Italia intera, e chiunque abbia dentro un seme di coscienza ecologica, civile o semplicemente umana.
...
S


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domenica 20 aprile 2008 - ore 12:45


Dear HangDj...
(categoria: " Vita Quotidiana ")









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venerdì 18 aprile 2008 - ore 13:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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mercoledì 16 aprile 2008 - ore 20:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi hanno detto che non devi morire, Uto.
In altre circostanze ne sarei felice, ma dove sei nato tu, no non c’è posto per finali declinati tra intenti salvifici e periodi ipotetici lontani dalla banalità del male...non vedo più perchè non debba essere così...banale il male.
Intanto mi chiedo fino a che punto è lecito sostenere la bugia accorata del far finta di niete dell’altro, la bugia condivisa, tu che menti e tu che sai perfettamente che l’altro sta mentendo...non capisco il confine della salvaguardia, se salvo te o me o entrambi...salvo Uto ed uccido me stessa nella bugia condivisa, o ti dico la verità e ti uccido?
...non so...giornate contorte, pesanti...mi rimane ancora però il gusto dell’immaginazione e della bugia come invenzione, quella buona direbbero alcuni, quella che se non altro ci permette ancora di giocare...



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sabato 12 aprile 2008 - ore 15:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")



"Sono fuori di me e sono in pensiero
perchè non mi vedo rientrare"


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lunedì 7 aprile 2008 - ore 20:54


Remember How To Remember To Be
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La discrezione,
i sentimenti da piazza pubblica,
anche due di due in una piazza che è un balcone.
Zitta,
le cose vanno custodite,
e la banda passò
senza ricordare il dovere amorale di serrare finestre.
Bisogna essere attenti,
custodire gelosamente il non detto.



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