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MuzziSan, 38 anni spritzino di palayork CHE FACCIO? Ingegneria Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito. HO VISTO Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no. STO ASCOLTANDO Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile) ABBIGLIAMENTO del GIORNO Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna. ORA VORREI TANTO... Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ? STO STUDIANDO... Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor. OGGI IL MIO UMORE E'... Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: di0 vel BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Destinato a volare, non riesco a decollare. venerdì 30 gennaio 2009 - ore 22:52 LA FESTA DELLA LUCE Scintille di luce Impazzano nell’aria Fiamme iridescenti Rischiarano l’algida Mattina invernale. Il rigagnolo scorre Insolitamente maestoso. Stamani, infatti, è la festa della luce. Nessuno si azzardi a negarlo. Il sole d’inverno, fatuo come Un battito di ciglia, illumina le cupole delle chiese e i tetti delle case. Un uccello solitario vola Nell’aria luminosa. Poche auto ancora scorrazzano in giro. Neanche però il loro rumore Può rovinare la festa della luce. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 20 gennaio 2009 - ore 22:34 ITALIA Italia paese Smidollato, smembrato, smandrappato, smemorato, superstizioso, inutile, iracondo, autolesionista, furbo, sospettoso, credulone, guardingo, superficiale, arruffone, ignorante. Italia terra di Astronauti, affittacamere, notai in carriera, evasori del fisco militanti, avvocati senza clienti, carabinieri senza pistola, mafiosi senza manette, assegni senza firma, mariti con le corna, mogli con le pellicce, nani con le mutande, barboncini senza guinzaglio, spazzini senza scopa, poetastri senza penna, preti senza ostia, sagrestani senza chiesa, morti senza loculi, pastori senza greggi. Italia nazione Che fa cagare, vomitare, da stitichezza, mal di pancia, mal d’orecchi, mal di mare, mal d’auto. Fa urlare, tacere, piangere, ridere, disperare, sperare, vaccinare, curare ammalare, quasi sempre persino, morire. Italia lembo di terra Con troppe montagne, troppe isole, troppi laghi, troppi fiumi, troppe frane, troppe spiagge, troppi palazzi, troppi alberi, troppi fiori, troppe grotte, troppi cartelli, troppi divieti, troppi treni, troppe auto, e troppi respiri. Italia, Italia, Italia. Ma cosa è in fondo quest’Italia? Una gran puttana, questo di sicuro. Vecchia, perlomeno due millenni. Ne dimostra la metà e ne dichiara un quarto. E li porta pure bene. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 8 gennaio 2009 - ore 23:27 IDENTITA VARIABILI A dieci anni ero con John Wayne, a sedici suonavo insieme a Mark Knopfler, a venti calciavo accanto a Van Basten, a trenta ero ammesso, tra i pochi, nella ristretta cerchia di un magnifico misantropo come Salinger. Adesso a quaranta, sono precario e pellerossa, e cavalco al fianco di Cavallo Pazzo. Che ridere quelli Che dicono Di essere persone Tutte di un pezzo. Siamo esemplari unici, una accozzaglia sgangherata di identità diverse messe insieme dal caso e dal passare dei giorni. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 24 dicembre 2008 - ore 23:02 FINE DI UN SOGNO Babbo Natale è arrivato su una slitta ma io gli ho sparato perchè lho scambiato per un ladro. AUGURI A TUTTI PER DELLE BUONE FESTE ( QUALUNQUE SIA IL SIGNIFICATO CHE CIASCUNO DI VOI DIA ALLA PAROLA BUONE. CI VEDIAMO NEL 2009 IN PAZIENTE ATTESA CHE QUESTO ANNO DI MERDA BISESTILE SE NE VADA). LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK sabato 20 dicembre 2008 - ore 23:04 IL RE E LO SCULTORE Il re inviò I propri emissari A cercare lo scultore. Lo trovarono in una Catapecchia. Costruirai il mio busto, ordinò all’artista. Lo scultore, povero in canna, eseguì. Il regno finì, il potere spirò, fagocitato dal caos, il potente esercito evaporò come brina davanti al sole di aprile. L’unica imperitura memoria Del regno rimase il busto. Così succede con la vita Di quasi tutti. Sono le quisquilie Quelle che ci Sopravvivono. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK mercoledì 17 dicembre 2008 - ore 23:45 TENTATIVI DI ESISTENZA Vedo me stesso Che sorride Chiedendo informazioni Ad una commessa Di libreria, e che attende pensoso in coda al supermercato, o che annuisce diligentemente alle chiacchiere inconcludenti di un collega di lavoro. Mi guardo da lontano, Quasi fossi Un osservatore neutrale, Delle mie modeste gesta quotidiane. Assisto ad i miei goffi Tentativi di esistenza Da distanza di sicurezza. Ma è davvero vita questa ? Non saprei, di sicuro è il meglio che riesco a combinare. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 11 dicembre 2008 - ore 22:51 VEGLIA E SONNO Veglia e sonno Si alternano senza interruzione, cosucce da nulla e grandi eventi vengono fagocitati con la stessa sbadataggine , dolori e piccoli piaceri sedimentano in un animo che come pozzo inghiotte la luce e frammenti di luna. Difficile capirci qualcosa, ci si limita ad attendere, senza fretta, il proprio turno. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 1 dicembre 2008 - ore 21:46 JEROME KAPPA JEROME C’è poco da fare La vita congiura Contro di te Fa di tutto per fotterti. Si dice che Jerome kappa Jerome, l’autore di Tre Uomini in barca, avesse un carattere gioviale. Fu spedito a fare il reporter Nel mattatoio della prima guerra mondiale. Tornò distrutto e amareggiato. La vita fa di tutto Per fotterti. Solo nei film e nelle canzoni Lo sventurato che cade a pezzi Riesce a trovare Un ancora di salvezza nel viaggio O nelle sbornie. Nella vita reale invece La gente che cade a pezzi, già fottuta, non può scappare da nessuna parte imprigionata in una tela di ragno di dolore, noia e responsabilità inutili. La vita ti fotte E tu sei lì, come un animale ferito stretto in un angolo senza speranza, senza più dolore. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 4 novembre 2008 - ore 10:19 URBUS, OVVERO LA RICERCA DELLA VERITA 7/A PARTE Come accadde per l’esistenza e la presenza di Urbus accanto a me, anche questa ossessione guarì. Non so come ma un mattino mi dissi che mi sarei potuto anche alzare e lavarmi cercando di salvare la daga dalle scimmie, e poi andare a fare un giro in centro, e chissà, avrei fatto anche a tempo per la fine dell’ENNESIMO DUELLO. Feci tutto quanto con molta calma, poi mi incamminai per il centro. Rimasi colpito da una cosa, stamani che non avevo più alcuna intenzione di procedere nelle mie ricerche in ben due persone mi era parso di scorgere i tratti del mio amico. Due uomini mi erano passati davanti, con fare indaffarato, e mi avevano squadrato da sotto in su. Dopo il secondo non seppi resistere. Lo seguii. Ma non appena entrammo nell’intrico delle viuzze del centro lo persi di vista. Intravidi una scena dell’ENNESIMO DUELLO, con l’uomo più robusto che veniva caricato sul carretto per essere portato via, mentre l’uomo più piccolo infieriva sul cadavere quando si trovava già sul carretto. Evidentemente ero arrivato tardi. Comunque continuai a camminare un po’ alla cieca e mi parve di riconoscere la figura del mio barbuto amico in quella di una persona che stava entrando in una libreria. Vi entrai. Gli occhi scettici della proprietaria mi seguirono per un bel pezzo. Del mio obiettivo però nulla. Cominciai così a girare un po’ alla cieca fra gli scaffali. Apprezzai soprattutto i disegni, poiché non potevo leggere non avendo mai imparato a farlo. Tra tutti i disegni fu qualcosa a colpirmi molto chiaramente. In un libro mi pareva di riconoscere il volto del mio Maestro *****, l’autore del capolavoro. Aprii il libro. Vidi molti quadri, vidi anche ritratti del mio maestro. Ma i caratteri scritti sul libro mi erano sconosciuti. Mi parve in parecchi ritratti di vedere ripetuti ossessivamente alcuni caratteri: barba, lineamenti marcati, tinte forti. In una parola Urbus. Urbus compariva a ripetizione e pur non essendo lui (ma poi chi mi aveva detto che si chiamava Urbus?), era sempre se stesso. Era proprio lui. Non c’erano dubbi. Fu in un attimo nel quale il mio sguardo cadde sullo specchio che avevo di fronte, che un folle balzo della mente mi portò finalmente alla fine dell’enigma. Il mio volto era glabro, eppure con una sottile barbetta sarebbe stato uguale a quello del Maestro ******. Compresi qualcosa, eppure volevo esserne certo. Guardai daccapo il volto di Urbus e poi quello del maestro. Al mio aggiunsi un po’ di barba. Vidi un ragazzino che chissà perché bighellonava in libreria, e porgendogli il libro, gli chiesi di leggermi quella pagina del libro, questi, piuttosto di malavoglia, mi lesse quanto segue: …. Di sicuro oltre al genio che ha contraddistinto il Maestro ***** e che gli consentito quadri come la famosa Battaglia, anche la sua biografia possiede elementi di grande interesse. Molti storici dell’arte, e del pettegolezzo, si sono sbizzarriti nel corso dei secoli e descrivere l’amore che ha legato per quasi dieci anni il maestro ***** a Urbus de la Collier, un attore che a quanto recitano le cronache dell’epoca si esibì anche davanti al re di Francia. Ebbene il maestro *****, si dice, ma questa ipotesi sembra anche dimostrato dalle sue opere più mature, impazzì a tal punto per l’attore, da immortalarlo in svariate opere. Un uomo barbuto dall’aspetto robusto, campeggia infatti al fianco di un uomo più magro (che non è altri che l’autore da giovane) in tutte le opere dell’ultimo periodo, tra cui anche la famosa Battaglia. Questultimo addirittura sembra sia rimasto talmente infastidito dell’affetto altrui da scappare in giro per l’Europa, sempre inseguito dal pittore innamorato. Aldilà di queste informazioni, che sfociano facilmente nel pettegolezzo storico, il Maestro ***** è ricordato dagli storici dell’arte soprattutto per la nitidezza dei suoi colori, per la grande sen………" Feci tacere il bambino. Questi annoiato, e sollevato dall’incombenza, mi restituì il libro e si allontanò. Ora era tutto chiaro. Adesso finalmente comprendevo sia i miei comportamenti, con il mio folle desiderio di cercare Urbus per tutta la città, il sollievo durante i secoli nellaverlo vicino, ma comprendevo anche il suo sguardo colmo di sfida e di sollievo nel momento nel quale finalmente mi aveva abbandonato quella notte. La mia fuga quindi non era stata una decisione autonoma, ma semplicemente il riflesso di un amore che continuava a vivere a molti secoli di distanza nel cuore del nostro creatore, il Maestro *****. Un amore che era nato quella notte nella quale per la prima volta dopo aver cancellato i tratti di altri personaggi, per la prima volta nella mia vita avevo avuto la percezione che finalmente esistevo. Ed invece no, io non esistevo, ma ero semplicemente il riflesso di un sentimento violento e non ricambiato. Anche la sorte di Urbus adesso mi pareva ben misera. Essere prigioniero per tanto tempo, e non poter sfuggire ad un amore ossessivo ed inutile, di una persona che aveva deciso di immortalare il proprio delirio in una serie interminabile di tele. Eravamo stati due prigionieri, dunque. Due prigionieri e nulla più. Inutile dire che dopo aver trovato la soluzione al mio enigma avevo perso ogni interesse per Urbus e per tutto ciò che lo riguardava. Evitavo di guardare le persone in faccia per paura di incontrare il suo sguardo, evitavo i posti nei quali mi sarebbe parso più possibile incontrarlo. Non potevo tornare nella tela: il suo ricordo sarebbe stato insopportabile, e poi ero troppo abituato a respirare la confusione e la insondabile incertezza della realtà, per poter tornare nell’asettica perfezione di un quadro. Vissi, dunque, tutto il resto della mia esistenza sul Ponte delle Scimmie, immemore, apatico, nullo. Sollevato, persino. In fondo, almeno per questa volta, l’amore non aveva vinto. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 1 novembre 2008 - ore 12:04 URBUS, OVVERO LA RICERCA DELLA VERITA 6/A PARTE Feci del Ponte delle Scimmie la mia base per molte settimane. Al mattino mi svegliavo di buon’ora e mi mettevo subito alla ricerca del mio compagno: le mie ricerche erano purtroppo estemporanee, ma per quanto alternassi a volte anche delle ricerche fatte in modo più sistematico non riuscivo ad ottenere alcuna informazione. La sera sconsolato tornavo al ponte e poi prendevo posto vicino al corso d’acqua dove dormivo. Le scimmie all’inizio presero a disturbarmi in tutte le maniere ma ben presto dopo qualche giorno la piantarono e trovarono altri passatempi più divertenti. Per quanto al Ponte delle Scimmie ci passai solo le ore serali mi fu data l’opportunità di comprendere in qualche modo il loro modello di vita. Notai da subito che si trattava di tipi molto incostanti. Capaci in un momento di litigare selvaggiamente, ed un momento dopo di difendersi a spada tratta. Capaci delle peggiori bassezze anche nei confronti dei passanti, ma anche di gesti di generosità del tutto inattesi. Le scimmie sembravano appartenere ad una specie diversa, non sembravano possedere quei meccanismi di difesa che salvaguardavano gli aesseri umani dai danni della vita, ma sembravano anche poter vivere le gioie dell’esistenza in modo molto più autentico. Erano di un altro pianeta. Lontani dalla mia evanescente adorazione di un amico, ma anche distaccati da qualsiasi requisito morale che potesse avvicinarli agli esseri umani. A parte questo devo confessare che le mie ricerche di Urbus si mostrarono sempre più infruttuose. Sembrava chiaro dal modo nel quale era sparito e dalla mia impossibilità di riuscire scovarlo, che la sua fuga era stata pianificata molto a lungo, e che finalmente quella sera nella quale era riuscita, aveva rappresentato il coronamento di una lunga opera di preparazione. Così l’obiettivo delle mie ricerche si spostò lentamente, e da cercare l’indirizzo nel quale viveva il mio amico, cominciai un’opera non meno difficile e dolorosa per comprendere la ragione che spingeva me a cercare lui. Il motivo mi era sconosciuto, eppure il bisogno diventava di giorno in giorno più urgente. Non capivo due cose: perché io cercassi Urbus con tanto accanimento, e poi non afferravo ancora il pieno significato del suo sguardo il momento nel quale era andato via. Uno sguardo quasi di sollievo, di liberazione. Molte volte ebbi quasi la percezione di essere molto vicino alla verità, ed invece questa ogni volta essa si mostrò sempre lontana. Tantissime volte ebbi la quasi certezza che il mistero mi si sarebbe dipanato, ed invece ogni volta mi dovetti ricredere. Eppure dovevo riuscire a trovare la soluzione del problema, per dare un senso a tutte le esperienze che avevo vissuto sino ad allora. Un giorno finalmente l’ENNESIMO DUELLO ebbe un esito diverso dal solito. Vidi infatti poco prima del tramonto passare da una strada vicina al Ponte delle Scimmie un fastoso corteo di cavalli. Compresi dopo qualche attimo che si trattava di un corteo funebre. Appressandomi ad un gruppo di passanti ascoltai quello che dicevano. Pareva che vi fosse stato un altro ENNESIMO DUELLO, e che questa volta l’Uomo più Grande avesse vinto. Non era accaduto nulla, questa volta, di quello che di solito accadeva per salvare l’Uomo più Piccolo. Questi sembrava fosse stato strozzato. Eppure da quello che ascoltavo dai passanti, l’Uomo più Grande dopo averlo ammazzato non aveva infierito assolutamente sul cadavere. Anzi si era limitato ad andare via lasciando il corpo del suo rivale lì. Ora dietro al feretro dell’Uomo più Piccolo, che era chiuso in una bara lussuosissima, vi era una folla di gente gemente: l’Uomo più Grande seguiva il feretro a rispettosa distanza sussurrando con compunzione: é stato un duello leale, lo giuro, é stato tutto corretto. La gente però non sembrava credergli e lo guardava con odio. Questo fatto mi sorprese oltremodo. Mi era parso durante tutti i loro duelli che la gente parteggiasse per il più forte, ed il più grande, ed ora che questi, senza mezzi illeciti aveva vinto, l’unico misero capitale che riusciva a riscuotere era un odio inestinguibile. Tutto oramai nella città mi appariva misterioso. Se le stranezze della mia esistenza le avevo accettate come un giusto riflesso della mia singolare vicenda, del mio peccato iniziale di essere solamente un personaggio fuggito da una tela, era anche vero che le altre stranezze mi apparivano francamente incomprensibili. Perché l’Uomo più Grande combatteva con quello più Piccolo? E perché la gente che parteggiava con lui, anche se non apertamente era contenta della sua sconfitta? Cosa aveva salvato indirettamente ogni volta, tranne quel giorno, l’uomo più piccolo della catastrofe? E soprattutto cosa mi spingeva come una calamita a cercare Urbus? I giorni si successero in modo sempre regolare. Le solite ricerche infruttuose, le solite situazioni imbarazzanti con le scimmie, i soliti ENNESIMI DUELLI che però vedevano sempre la vittoria del più Piccolo. La mia esistenza sembrava, seppur nella moltitudine delle interazioni, chiusa in un circolo vizioso di situazioni che non sembravano potessero esplicarsi. Tutto si chiudeva, poi si riapriva, poi daccapo si richiudeva. Il ponte delle Scimmie diventava sempre più spesso il posto nel quale passavo il tempo, la città mi respingeva non sembrava mi potesse più rivelare alcun segreto. Il mio segreto, la spiegazione della mia ossessione, rimanevano sempre più oscuri. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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