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MuzziSan, 38 anni spritzino di palayork CHE FACCIO? Ingegneria Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito. HO VISTO Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no. STO ASCOLTANDO Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile) ABBIGLIAMENTO del GIORNO Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna. ORA VORREI TANTO... Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ? STO STUDIANDO... Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor. OGGI IL MIO UMORE E'... Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: di0 vel BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Destinato a volare, non riesco a decollare. venerdì 30 maggio 2008 - ore 23:18 FANTASMI Ne ho visti pochi Camminare spediti. Alcuni apparivano Sicuri Ma incespicavano All’improvviso, Altri apparivano intonsi Ma si vedevano Subito ad una seconda occhiata Le ferite che avevano Dentro. Il dolore li ha cambiati senza che se ne siano resi conto. La morte Potrebbe afferrarli All’improvviso Ma non può più Ormai Spaventarli. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 15 maggio 2008 - ore 22:23 ULTIMO VIAGGIO Dopo qualche attimo arriva un uomo di colore, anche lui indossando una divisa piuttosto malmessa, ed un fazzoletto blu al collo. I due si salutano con una calorosa stretta di mano. Il nero indica all’altro un buco nella pancia. La ferita è oramai secca, non esce più sangue. L’uomo bianco in divisa arrivato per primo, si alza dalla panchina e gli mostra con il dito un buco nel collo. Il nero fa un cenno di assenso. L’uomo bianco dopo aver mostrato il foro fa spallucce, quasi a volersi giustificare, come se ci si fosse aspettato molto da lui ed invece, in modo del tutto ingiustificato, egli stesso sapesse di aver tradito le attese. LONORE DELLA GUERRA pag. 167 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 10 maggio 2008 - ore 20:38 PRIMO CAPITOLO Sono qui, ma a quanto pare, sono oramai di troppo. Srotolo daccapo la strada alle mie spalle, spero di trovare subito l’appuntamento con l’ascensore. Mentre ripasso da vicino ai due anziani che sono sempre seduti immobili chiusi in un dolore rassegnato, provo una stretta al cuore ed una grande nostalgia per il mio amico. Amava la musica Pito, la trovava acconcia alla mitezza del proprio animo. Mi aveva fatto scoprire Piazzolla mesi fa, ed io di rimando gli avevo descritto le meraviglie dei Dire Straits. Ultimamente avevo comprato un cd con una mitica esecuzione dal vivo di “Telegraph Road “ . Per quanto mi fossi ripromesso di farlo tante volte, non sono mai riuscito a parlargliene. È la cosa di cui, bizzarramente, mi dispiace di più in questo momento. L’ascensore dopo un attimo si apre. LONORE DELLA GUERRA pag. 166 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 5 maggio 2008 - ore 23:21 FINE CONTRATTO Eppure a ripensarci credo di aver fatto la cosa giusta. Come un vecchio attore cercava il modo più onorevole possibile, per uscire di scena. Un lungo applauso e fine della recita. Ed io l’ho aiutato. Nel paradiso dei commados, ne sono sicuro, quando ci incontreremo mi ringrazierà. LONORE DELLA GUERRA pag. 143 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 30 aprile 2008 - ore 23:33 LA BATTAGLIA PERFETTA Marco ci mise qualche attimo per riprendersi dal boato dell’esplosione. La cosa che notò subito fu che lo schieramento nemico sembrava in preda al caos e alla paura. Vide confusamente alcune sagome armate immergersi nella boscaglia. Decise che era questo il momento di coprire coloro che sul ponte stavano avanzando a fatica. Cercò un punto focale sul quale esplodere una raffica del suo G36. Si vedevano sbuffi di terra alzarsi. Dall’altra sponda e i suoi commilitoni stavano prendendo di mira lo schieramento nemico, cercando di metterli in fuga, cosa che al momento sembrava peraltro superflua, visto che tutti quanti gli avversari badavano a mettere in salvo la pelle e nessuno più pensava a combattere. Marco decise di esplodere un paio di raffiche a casaccio nella boscaglia. Gli altri esploratori che gli stavano arrivando alle spalle fecero lo stesso, per poi gettarsi all’inseguimento dei nemici, in preda ad un delirante coraggio. Tutti avanzavano a piccoli balzi esplodendo colpi verso il bush, che stava occultando la fuga nemica. Nel frattempo il fuoco della seconda squadra si stava soprattutto accanendo sulla parte bassa della sponda. Probabilmente alcuni nemici, si erano organizzati lì per tentare una ultima resistenza. Nel ritmo della mitragliatrice Marco riconobbe la cadenza dei colpi di Romeo. Il giovane mercenario rimase in ginocchio per qualche attimo a riprendere fiato. Vide i suoi uomini lanciare urla disumane prima di entrare sparando nel bush. Li amò teneramente. LONORE DELLA GUERRA pag. 133 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 25 aprile 2008 - ore 23:13 LODORE DEL SANGUE Sembrava che il gruppo in avanscoperta avesse scovato su un sentiero sterrato un gruppo di Nemici in fuga ; era scoppiato l’inferno immediatamente. Gli uomini si affollarono immediatamente attorno al pick-up ; cercavano, spintonandosi a vicenda, di avvicinarsi il più possibile a ciò che in quel momento gli sembrava il centro dell’universo: la radio. Il Tranquillo Professionista riacquistò immediatamente tutta la propria autorevolezza. Chiese con voce ferma quale fosse la posizione della squadra, quindi impartì alcuni ordini. Divise gli uomini che si trovavano nella spianata in tre squadre d’attacco e la torma caotica che aveva bivaccato per quasi due ore in quel fazzoletto di terra arida, ridivenne dopo alcuni ordini decisi una unità disciplinata e funzionale. Alcuni salirono sui pick-up, aiutandosi a vicenda in modo solerte. Altri invece avevano già cominciato ad incamminarsi in direzione del luogo dove si stava svolgendo il conflitto a fuoco. Marco riprese con la sua squadra di esploratori la vecchia disposizione che avevano tenuto quella mattina prima di raggiungere la spianata dei pozzi, cioè fila indiana e distanza di tre metri l’uno dall’altro. Improvvisamente però alla mente di molti si affacciò un problema imprevisto sino a quel momento: cosa farne dei tre prigionieri, che erano ancora inginocchiati nel mezzo della spianata mentre tutto intorno a loro fervevano i preparativi per la battaglia. A Marco osservandoli sembrò quasi che i tre stessero pregando,officiando una sorta di misterioso rito pagano, nel tentativo inutile di rendersi invisibili. Romeo si avvicinò a passi lenti, verso i tre, non aveva il fucile in mano, ma la pistola nella fondina. La estrasse con calma olimpica, si fermò dietro al terzo da destra, quello più lontano dal pick-up. Un colpo secco risuonò nell’aria, il prigioniero colpito alla nuca si accasciò con un movimento goffo. Una pozza di sangue si allargò lentamente sotto la sua testa. Gli altri due continuando a tremare aumentarono il tono dei loro lamenti. Per loro era finita, dunque, e lo avevano capito. Altri due colpi secchi, una esecuzione in piena regola, senza infingimenti o eccessi sanguinari. Chirurgica ed ineccepibile. Come una sentenza divina. Dopo che il terzo prigioniero si fu accasciato tristemente al suolo, un urlo tremendo si alzò dalla gola delle Blu Tigers; a Marco ricordò l’urlo del popolo di una curva da stadio dopo un gol. LONORE DELLA GUERRA pag. 110 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 20 aprile 2008 - ore 19:00 DIETRO LE LINEE NEMICHE L’aveva visto cadere. Un attimo dopo aver esploso una scarica di cinque colpi; di questo era sicuro, poiché aveva contato i colpi, e dopo il quinto aveva visto cadere l’uomo. Una bella imboscata, condotta dietro le linee nemiche; il primo incarico veramente significativo affidatogli da Romeo. Marco, mentre riusciva a stento a raccapezzarsi nell’intrico di foglie del sentiero che stava seguendo, comprese che aveva ucciso il suo primo nemico in combattimento. LONORE DELLA GUERRA pag. 81 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 15 aprile 2008 - ore 23:07 IL BATTESIMO DEL FUOCO Comparve all’improvviso al margine del campo, ma nessuno riuscì a comprendere quando fosse arrivato e da dove provenisse. Si trattava di un lebbroso, con la mano ed il piede destro oramai ridotti ad una poltiglia informe, e con il resto del corpo che sembrava dovesse subire la stessa sorte. Molti guerriglieri sembravano avere una paura quasi atavica del contagio della lebbra e fecero capire al lebbroso che la sua presenza non era gradita, se non per un tempo molto ridotto. Eppure lui rimase, come tutti coloro che sono talmente disperati da non avere più nulla da perdere, aveva perso la stessa cognizione della parola paura. Gli uomini gli lanciarono pietre ed improperi, ma preda di un timore inspiegabile, non gli spararono. Avrebbero potuto ucciderlo in un attimo con una sola raffica, ed invece nulla. Lo insolentivano, ma la tenace incoscienza dell’uomo li irrideva; addirittura il lebbroso prendendo una vecchia coperta bucata ed un telo verde oramai consunto riuscì a costruirsi una sorta di bivacco per ripararsi di notte e nelle ore più calde del giorno. Dopo che si fu sistemato con tanta tenace insensatezza ai bordi del campo, Marco cominciò ad andarlo a trovare; all’ora di pranzo gli portava una porzione del proprio cibo che metteva da parte. I Fazzoletti Blu lo osservavano da lontano con occhiate insondabili: Marco era diventato in breve l’Uomo delle Tre Gocce, l’uomo bianco che parlava male il francese, che non sparava subito e si imbambolava davanti al tramonto, e per tutto ciò era dispensato dall’ostracismo verso il Lebbroso. LONORE DELLA GUERRA pagg. 58-59 LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK sabato 12 aprile 2008 - ore 18:29 COME SONO ARRIVATO QUI ? Il cielo blu, le zanzare che ronzano avide di sangue, una gamba immobilizzata, il fucile incastrato sullo zainetto, una breve scarica indirizzata verso la minaccia dei cespugli. I Nemici sembra vogliano assicurarsi che Marco abbia finito le munizioni, mentre lui centellinando le pallottole, acquattato al coperto cerca di tenere sotto tiro una linea di tiro la più ampia possibile. La borraccia di Marco è a meno della metà del livello abituale; egli ha deciso che, a qualunque costo, berrà il prossimo sorso fra quarantacinque minuti: gli sembra un buon lasso di tempo, quello, fra un sorso ed un altro. Nel frattempo i Matanga, Marco suppone ma non è sicuro che si tratti proprio di loro, sembrano attendere pazienti la sua fine e si limitano ad indirizzargli frasi di scherno. Sembra che la boscaglia africana, nella sua sovrumana e svogliata bellezza, sia indifferente alla sorte di un goffo uomo bianco. Nella mente di Marco in modo sempre più implacabile si fa strada una domanda : come sono arrivato qui ? LONORE DELLA GUERRA pagg. 33 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 7 aprile 2008 - ore 22:00 SLOBOKLAN Molti minuti del secondo tempo passarono nella più generale apatia. Lo striscione dello Sloboklan era gonfiato dal vento ogni tanto, e poi, svogliatamente si sgonfiava. D’un tratto si udì un botto nel settore riservato allo Sloboklan. Il gruppo, nella sua parte centrale dapprima si dilatò, poi, dopo un attimo di incertezza, si ricompattò e cominciò ad ondeggiare minacciosamente verso la balaustra dove era disposto il cordone dei celerini. Questa volta sembrava che i componenti dello Slobo volessero finalmente scavalcare la balaustra. Ne scaturirono in modo pressoché immediato una serie di tafferugli. I celerini, coprendosi con gli scudi, indirizzavano robuste dosi di manganellate verso l’alto, mentre molti componenti dello Slobo a volto coperto, agitavano verso il basso aste e qualche spranga. La maggior parte dei colpi, però, andava a vuoto. Il tutto assumeva, nella generale indifferenza, bizzarramente la parvenza di una simulazione. Un altro gruppetto dello Slobo, provò per la terza volta una sortita verso il sottopassaggio, ma anche questa volta nonostante la veemenza del loro assalto, dopo qualche attimo, fu respinto dai poliziotti che presidiavano le scale. I componenti dello Sloboklan assiepati sulla balaustra poco alla volta scesero indirizzando verso i poliziotti gesti osceni e pallottole di carta. I loro colleghi che avevano provato con incerta fortuna l’assalto al sottopassaggio rincularono, quasi all’unisono. Il grosso dello Slobo si ricompattò e cominciò ad intonare, battendo le mani, il proprio inno. Tutto lo stadio seguendo l’esempio della curva di casa indirizzò verso di loro una massiccia salva di fischi. LONORE DELLA GUERRA pag. 16 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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