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2) Essere disprezzato in quello che ritieni ti renda speciale.
3) dare l'anima per aiutare gli altri e prendersela sempre in quel posto!!!!!!!!
4) la vita è come una lavagna..dove lasperanzascrive la realtà cancella..

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2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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SONDAGGIO: UN NUOVO GOVERNO MIGLIORERÀ LA SITUAZIONE DELL’’ITALIA?


E’’ caduto il governo Prodi. Il futuro sarà migliore? A mio avviso no. Per migliorare la loro vita gli italiani devono fuggire all’’estero.

SI
NO

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giovedì 1 febbraio 2007 - ore 23:28


I cristiani nelle terre dell’islam
(categoria: " Vita Quotidiana ")





MOLTE DIFFERENZE FRA CRISTIANESIMO E ISLAM

Segue lo stralcio di un capitolo dell’ultimo libro scritto da P. Piero Gheddo, intitolato "La sfida dell’islam all’occidente" (San Paolo edizioni), nelle librerie italiane in questi giorni.


In quasi tutti i paesi a maggioranza islamica, anche quelli che più si dichiarano "laici" e "liberali", i cristiani e gli appartenenti ad altre religioni non sono liberi e vengono considerati cittadini di seconda categoria; a nessun musulmano è permesso di cambiare religione, ad esempio, convertendosi al cristianesimo. Nel dicembre 2005 ho visitato il Senegal e il Mali, gli unici due paesi a maggioranza islamica nei quali i cristiani sono veramente liberi e, tra l’altro, gli unici in cui avvengono alcune conversioni dall’islam al cristianesimo alla luce del sole e senza suscitare reazioni negative. Il mistero è storicamente spiegabile. In questi due paesi c’è un islam molto diverso da quello che conosciamo nel Nord Africa e nel Medio Oriente: un islam che non viene dalla conquista militare e dalle conversioni forzate ottenute con la spada, ma è nato dai commercianti arabi e dalle confraternite spiritualiste fondate dai "sufi" (predicatori itineranti, monaci e mistici); un islam molto mescolato con la religione naturale africana che è naturalmente superstiziosa e tollerante. Tutti gli altri paesi a maggioranza islamica non praticano l’autentica libertà religiosa. In molti di questi paesi, i libri di testo scolastici sono pesantemente anti-occidentali e anti-cristiani. Un italiano in Egitto, studioso di arabo e di islam, mi diceva che i giornali egiziani hanno spesso articoli e vignette violentemente anti-cristiani e nessuno interviene o dice nulla. In Indonesia un missionario italiano mi traduceva da un testo scolastico delle elementari gli esempi riportati per insegnare la grammatica, spesso contro il cristianesimo e l’Occidente, specie gli Stati Uniti.
DIRITTI NEGATI
Nel 2004 ho visitato la Malesia, dove i musulmani sono meno del 65% della popolazione; lo stato si proclama laico, ma l’islam è la religione di stato e segno dell’identità nazionale malesiana: per cui gode di tutti i privilegi, mentre le altre religioni sono discriminate. La Malesia è un paese ricco (per il petrolio), evoluto, passabilmente democratico con alternanza al potere di partiti diversi, ben organizzato, con governi filo-occidentali, ma mentalità anti-occidentale diffusa nel popolo islamico. La vera libertà religiosa in Malesia (paragonabile alla libertà di cui godono i fedeli dell’islam in Italia) non esiste. Ecco alcuni esempi.
1) Se un cattolico sposa una musulmana, deve prima convertirsi all’islam. Una donna islamica non può sposare un cristiano.
2) Pronunziare o scrivere il nome di Allah è riservato ai musulmani, i cristiani non possono pronunziarlo. La stampa cattolica deve stare ben attenta a come parla dell’islam, può essere accusata di sentimenti anti-nazionali.
3) Per la stampa locale, che gode di una certa libertà, l’islam è argomento tabù: non può essere minimamente discusso o contestato o riformato. Un vescovo mi diceva che Giovanni Paolo II aveva fatto molto bene a condannare l’intervento americano in Iraq nel 2003-2004 e la piccola Chiesa malese aveva sostenuto con convinzione questa condanna. Però, aggiungeva, bisogna dire che qui in Malesia questo intervento militare «ha avuto un effetto positivo. Prima l’islam era argomento tabù, ora si incomincia timidamente a discutere, nella stampa e nell’opinione pubblica di un certo livello (studenti, professionisti), perché guerre e terrorismi succedono quasi solo in paesi islamici».
4) Nelle scuole e nei lavori, i cristiani (come gli indù e i buddhisti) sono cittadini di seconda categoria, discriminati in vari modi.
5) Il governo favorisce in ogni modo i villaggi islamici e penalizza quelli cristiani e di altre religioni (strade, acqua, scuole, elettricità, ecc.).
6) È quasi impossibile costruire nuove chiese e cimiteri cristiani: non danno il permesso. Ma lo stato finanzia almeno in parte la costruzione di moschee, scuole coraniche e altre istituzioni islamiche.
7) Le librerie cattoliche (ho visitato quelle delle Paoline a Kuala Lumpur e a Kota Kinabalu nel Sabah) non possono esporre libri cristiani in vetrina e nell’interno del negozio; li tengono in una saletta separata, dove è proibito ai musulmani di entrare; soprattutto è proibito vendere libri cristiani a un musulmano.
8) I cristiani non possono far parte dell’alta burocrazia statale né dell’esercito e della polizia, hanno gravi difficoltà ad essere ammessi nelle università: vanno a studiare a Singapore e ad Hong Kong o emigrano all’estero. Ecco perché i membri di religioni non islamiche diminuiscono di numero: chi può emigra.
L’uso della violenza ha caratterizzato l’espansione islamica fin dalle origini e lo stesso Maometto ha condotto guerre contro le tribù che non volevano convertirsi. L’uso della violenza in nome di Dio occupa un posto centrale nella tradizione islamica e la jihad (guerra santa) è ancor oggi un termine ricorrente nell’islam in molti testi e predicazioni con questo preciso significato. Alcuni libri di autori italiani, con la retta intenzione di dare un’immagine positiva dell’islam, affermano che jihad significa "sforzo", "impegno" e il significato originario «si riassume nell’impegno con cui i musulmani mettono in pratica l’insegnamento di Dio», cioè nella lotta contro le proprie passioni e deviazioni dalla Legge di Dio.
IL SIGNIFICATO DELLA JIHAD
Questo è vero, ma jihad significa anche "guerra per Dio". Giuseppe Scattolin, missionario comboniano esperto di islam, parlando dei movimenti islamisti sorti per restaurare l’islam come "governo di Dio" sulla terra attraverso la più stretta applicazione della legge islamica, scrive: «Termine chiave della loro lotta religioso-politica è jihad, cioè la "guerra per Dio" contro i poteri della non-credenza e dell’ignoranza religiosa. Il termine jihad infatti, contrariamente a quanto una certa propaganda islamica di stampo irenista diffonde volentieri (tesi molte volte accolta anche da una certa informazione occidentale superficiale), include e non esclude il ricorso alla lotta armata, come tutta la storia islamica sta a dimostrare. Questa ideologia militante e militare ha dato origine ad un grande numero di movimenti islamisti che hanno insanguinato le terre islamiche dall’Oriente all’Occidente». Parlo con un missionario italiano del PIME in Costa d’Avorio, che vive ai confini fra Nord islamico e Sud animista e cristiano. Mi racconta che la recente guerra civile (2004-2005) ha danneggiato molto l’espansione dell’islam nel paese. Non solo, ma si sta verificando un limitato ma significativo abbandono dell’islam in seguito alla diversa immagine che hanno dato di sé la missione islamica e quella cristiana. Il capo tradizionale della cittadina in cui il missionario abita ha parlato ai suoi correligionari dicendo: «Annunzio che abbandono l’islam e divento cristiano. Nella situazione di guerra che stiamo vivendo, ho visto che la Chiesa cattolica ha sempre lavorato per la pace e ha aiutato gratuitamente i profughi e i poveri di ogni parte, anche musulmani; gli unici impegnati nell’assistenza ai profughi e alla popolazione sofferente sono i fedeli della Chiesa cattolica. Noi musulmani cosa facciamo? Nulla, e nelle nostre moschee si tengono le armi. Io sono un uomo di pace e divento cristiano». Il missionario aggiunge che quel vecchio saggio, rispettato da tutti, ha avuto il coraggio di dire chiaramente quello che molti pensano, specie i più giovani, che sono attratti dalle Chiese cristiane.

LIBERO 26 gennaio 07



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giovedì 1 febbraio 2007 - ore 23:26


FIGURACCIA MONDIALE.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


FIGURACCIA MONDIALE.

Dalla finanziaria sono sparite le risorse da destinare alla lotta contro l’Aids, ma aumentano gli stanziamenti per le armi…

di ANTONIO SOCCI

Che figuraccia quella del governo italiano a Davos! "Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa", c’informava ieri la Repubblica (in un remoto articoletto nelle pagine economiche) "confessa tutto il suo ’imbarazzo’ per i pochi fondi che il Paese assegna al Sud del pianeta in percentuale del pil: appena lo 0,12 %...". Già questo svela un’altra bugia elettorale (dopo quella sull’aumento delle tasse). Infatti nel voluminoso programma dell’Unione, con cui hanno vinto le elezioni di aprile, si attaccava il centrodestra perché dedicava alla Cooperazione allo sviluppo solo lo 0,1 % del Pil. E il centrosinistra arrivato al potere cosa fa? Resta inchiodato a quel deprecato 0,1 %. Ben lungi dall’utopistico 0,7 % del pil che sta scritto nel loro programma ("dobbiamo dunque armonizzare le nostre risorse... per raggiungere progressivamente l’obiettivo dello 0,7% del Pil"). E lontano anche dallo 0,3 % prescritto dalla direttiva europea. «Ma soprattutto» scrive Repubblica «Padoa Schioppa (a Davos) rende pubblica la sua personale "sofferenza" perché dalla Finanziaria sono sparite le risorse da destinare al Global Fund contro l’Aids, col risultato che l’Italia è l’unico moroso all’interno del G8, i Paesi più industrializzati».
UN PAESE PITOCCO
Questa figuraccia da Paese pitocco, che non rispetta gli impegni (su materie gravi), è uno scandalo politico. Oltretutto il governo italiano, negando l’aiuto ai più disperati del mondo tramite il Global Fund (non sono stati versati i 130 milioni di euro dovuti per il 2006 e non saranno versati i 130 del 2007) provoca un disastroso effetto a catena perché - secondo le clausole - adesso anche gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi. Pare che 3 milioni di malati così perdano la possibilità di curarsi. Il governo dei "buoni" si è mostrato sordo agli appelli. E se ne infischia pure dell’appello del Papa che proprio all’Angelus di domenica scorsa ha incitato a un’azione più incisiva per fermare l’Aids (milioni di ammalati, 8 mila morti al giorno, 1 nuovo contagiato ogni 8 secondi). C’è un curioso paradosso. Questo Fondo mondiale fu istituito al famoso G8 di Genova del 2001. Ricordate quel turbinoso vertice? Fu guidato dal premier italiano Berlusconi. Il nostro governo fu quello che spinse di più per istituire questo Fondo per combattere Aids, malaria e tubercolosi, anche per dimostrare ai no global che si tentava di governare i problemi del pianeta aiutando il Sud del mondo. Infatti Genova in quelle ore era messa a fuoco dai no global che accusavano gli statisti del G8 di ogni nefandezza. Il vertice - secondo la vulgata di allora - riuniva i "Cattivi", mentre fuori protestavano i "Buoni", quelli che avevano a cuore i dannati della Terra. Ebbene, dall’aprile 2006 la Sinistra "buona" e no global è tornata al potere in Italia e cosa è accaduto? È accaduto che da due anni il nostro Paese non manda più un euro per curare quei disperati. E dire che il 21 dicembre il governo aveva accettato un Ordine del giorno della Camera in cui si riconfermava di voler rispettare l’impegno internazionale sul Fondo globale contro l’Aids. Parole al vento, allegramente snobbate. Valdo Spini, pur essendo dell’Ulivo, riconosce che è "scandaloso". E aggiunge: «Da un governo di centrosinistra, mantenere gli impegni umanitari è il minimo che ci si possa aspettare». Invece nulla. Era il governo di centrodestra che prendeva quegli impegni e li rispettava. Il viceministro degli Esteri Patrizia Settimelli, di Rifondazione comunista, involontariamente fa un monumento al governo Berlusconi, proprio quello del G8 di Genova, perché invita il governo Prodi a ripensarci «garantendo all’Italia quel seggio che si è conquistata nel 2001 con il primo contributo per la lotta all’Aids». È un paradossale rovesciamento politico. I "Cattivi" si dimostrano buoni e i "Buoni" cinici. Con qualche lacrima di coccodrillo. Padoa Schioppa - come si è visto - a Davos ha dichiarato il suo "imbarazzo" e la sua "sofferenza". Col cuore in mano gemeva: «Mi sono trovato in conflitto con le mie convinzioni», ma «dovevo fare delle scelte e quelle non erano delle priorità».
MALATI DI SERIE B
Che milioni e milioni di vite umane sull’orlo dell’abisso non siano "una priorità" già stupisce, ma la Sinistra dovrebbe spiegare ai suoi elettori (sempre fanaticamente pacifisti) perché mai - al contrario - il governo ritiene "una priorità" aumentare gli stanziamenti per le armi. Perché così ha deciso questa Finanziaria. Il capogruppo del Pdci alla commissione Difesa della Camera, Galante, ha testualmente dichiarato: «Nessuno sciagurato taglio è stato effettuato dal presente governo al bilancio per la Difesa, che è stato invece portato da 19,9 miliardi dell’anno precedente a 21,1 miliardi, pari ad un incremento del 5,69 per cento». Infatti il ministro della Difesa Parisi ha comunicato che «la percentuale del pil dedicata alla Funzione Difesa è passata dallo 0,84 per cento del 2006 allo 0,96 per cento del 2007». In tempi di tagli drastici, nei quali perfino milioni di morenti di Aids "non sono una priorità", questa mi sembra davvero una scelta politicamente significativa: da governo pacifista. Anche perché nel famoso Programma dell’Unione si criticava proprio la tendenza dei Paesi sviluppati a spostare miliardi «sulla sicurezza e l’emergenza» togliendo alla Cooperazione allo sviluppo «quote enormi di risorse». E al popolo di Sinistra - sempre pronto a bere tutto - in quel Programma si giurava solennemente: «L’Unione si impegna, nell’ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti». Hanno fatto subito l’esatto contrario. E alcune scelte particolari sono ancora più sconcertanti: il Fondo per lo sminamento umanitario è stato dimezzato rispetto ad alcuni anni fa, mentre per investimenti come il caccia Eurofighter sono stati stanziati 520 milioni di euro per il biennio 2007-2008 e 310 milioni per gli anni successivi. Ci sono altri progetti analoghi. Ma quello che più colpisce riguarda la produzione dei nuovi aerei caccia F35 che ha rivelato il ministro Parisi - sono in grado di portare testate nucleari. A quanto pare questi «bombardieri da guerra aerea costeranno ai cittadini italiani da 150 a 250 milioni di euro l’uno per un totale da 20 a 30 miliardi di euro: è prevista l’ordinazione di 131 velivoli!».
I PACIFISTI TACCIONO
È una follia far pagare le medicine ai cittadini e buttare i miliardi così. Dove sono i pacifisti? Il Pdci di Galante e Diliberto, Rifondazione comunista e i Verdi, protestano, ma non per questo, bensì contro l’allargamento della base americana di Vicenza che non minaccia la pace (sono appartamenti civili), non costa una lira a noi (paga il governo Usa) e porta lavoro e ricchezza. C’è un altro paradosso. Leggo sul Manifesto del 7 ottobre: «I tecnici del ministero della Difesa hanno spiegato che il governo Berlusconi aveva ridotto decisamente gli investimenti sulle milizie. Se l’ultima Finanziaria (2001) del governo di centrosinistra assegnava al bilancio del ministero l’ 1,45 per cento del pil, i tagli dell’implacabile Giulio Tremonti avevano ridotto questa spesa allo 0,85 per cento». Capito? Il governo più pacifista era quello di centrodestra. L’altroieri Berlusconi si è definito "un premier di sinistra" e scherzava. Ma di certo con Prodi (che sulla questione, secondo il Manifesto, si è impegnato personalmente) tornano, fra i tanti sprechi, pure le grandi spese militari, perfino per aerei da guerra nucleare. E al diavolo il Terzo Mondo e i malati di Aids. Gli italiani sono stati presi per il collo (dalle tasse), ma il "popolo di sinistra" è stato preso anche per il fondoschiena.



LIBERO 28 gennaio 07



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martedì 30 gennaio 2007 - ore 00:03


Burqini
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ragazze, ecco come ci vestiremo per andare al mare tra qualche anno...



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lunedì 29 gennaio 2007 - ore 19:30


Governo
(categoria: " Pensieri ")



Ma è possibile che sto governo vada bene a tutti? E’ ammissibile che tutte le scelte vengano condivise? Chi non è daccordo si lamenta in sordina, io comunque non sento lamentele in giro.



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giovedì 25 gennaio 2007 - ore 23:25


Meno tasse? Forse solo dal 2009
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Il ministro Padoa Schioppa non lascia speranze. Ammesso che dalla lotta all’evasione, e più in generale dalle entrate derivate dalle imposte, le casse dello Stato ricevano più denaro, la riduzione delle tasse ci potrà essere solo a partire dal 2009. Il presidente della Commissione Lavoro del Senato [...]


da "Il gazzettino" 25-01-’07

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martedì 23 gennaio 2007 - ore 00:26


RIS
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bella questa serie:





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lunedì 22 gennaio 2007 - ore 15:15


Cosa sta accadendo? Stanno alzando il tiro gli immigrati ...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Il gazzettino", Lunedì, 22 Gennaio 2007

Cosa sta accadendo? Stanno alzando il tiro gli immigrati clandestini? Due rapine sono avvenute sabato in città. Un giovane è stato spogliato del telefonino in centro mentre stava raggiungendo a piedi gli amici. Due ragazzini sono stati malmenati e rapinati a loro volta in pieno giorno mentre si trovavano ai giardini di viale Normanni. Gli autori sarebbero due magrebini e una coppia mista, nordafricani-gente dell’Est. Uno dei malviventi sarebbe già stato individuato e lo stanno cercando gli investigatori della polizia.
Il primo episodio è accaduto sabato mattina intorno alle 11 ai giardinetti di viale Normanni. Due ragazzini quindicenni, uno di Legnaro e l’altro di Condanna, si erano sistemati su una panchina in attesa dell’ora di prendere il pullman e rincasare. Presumibilmente avevano "marinato" la scuola.

Insomma, i due minorenni stanno trafficando con i cellulari (inviando smash) quando vengono avvicinati da due individui, un magrebino e uno dell’Est che gli chiedono soldi. I ragazzini non hanno denaro con loro. Allora gli sconosciuti si scagliano sui telefonini. Lì vogliono. Uno dei quindicenni cerca di opporsi e si prende un bel cazzotto in pieno muso. Più tardi, in Questura, i due riconoscono uno dei presunti autori attraverso le foto segnaletiche della polizia.

E rimaniamo sempre a sabato, ma ci spostiamo in serata, alle 21.50. Un ventiseienne di Vigonovo ha appuntamento in città con gli amici. Arriva puntuale e parcheggia in piazzetta Petrarca. Scende dalla macchina e si dirige a piedi in direzione di Largo Europa, dove si deve incontrare con il resto del gruppo. Che fa? Prende il cellulare e avvisa gli amici che è arrivato, che ha parcheggiato e che li sta raggiungendo a piedi. Insomma, il ragazzo sta parlando con il cellulare quando viene aggredito da dietro. Sono due extracomunitari che dopo averlo strattonato si impossessano del suo telefonino. Anche questo episodio è stato denunciato negli uffici della Questura.



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martedì 16 gennaio 2007 - ore 00:45


l’Italia «nella lista dei Paesi non affidabili».
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Botta e risposta tra Berlusconi e il governo ai massimi livelli - il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D’Alema - sulla politica estera italiana e sul ruolo di Roma nello scenario internazionale. «Non siamo antiamericani. Non c’è nessun fatto che testimoni che lo siamo», afferma il ministro degli Esteri Massimo D’Alema in risposta alle affermazioni dell’ex presidente del Consiglio, secondo il quale gli Stati Uniti hanno messo l’Italia «nella lista dei Paesi non affidabili».
Il capo della diplomazia è in Qatar, Berlusconi a Roccaraso per la kermesse di Neveazzurra. In serata interviene da Bologna il presidente del Consiglio: «Questa è un’altra invenzione di Berlusconi. Noi siamo assolutamente affidabili».

L’ex premier era andato giù duro, parlando di un governo che «strizza l’occhio a Hezbollah» e criticando la vicinanza italiana con Francia e Spagna e l’«alleanza euroaraba». Ma la conferma di questo antiamericanismo preconcetto verrebbe anche dalla posizione che il governo sembra assumere con il suo probabile no al raddoppio della base americana di Vicenza.




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