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domenica 8 ottobre 2006 - ore 15:08


Citroën Traction Avant
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il 18 Aprile 1934 André Citroën svela la 7A, rivoluzionaria vettura che passerà alla storia con il nome di Traction Avant. La trazione anteriore, la scocca portante, senza telaio, le sospensioni a barre di torsione, il motore a valvole in testa e camicie amovibili sono solo alcune delle peculiarità di quest’auto. La progettazione dell’auto è stata affidata al giovane e geniale André Lefebvre, mentre il responsabile dello stile è il grande Flaminio Bertoni. Bertoni realizza una carrozzeria dalla grande abitabilità e dalla linea estremamente slanciata e aerodinamica. Le caratterisitche del progetto parlano di carrozzeria-scocca in acciaio, cambio automatico, 7 cavalli fiscali, consumo di 7 litri per 100 km, velocità di 100 km/h, quattro posti, 800 kg di massa, prezzo non superiore ai 15000 franchi. La trazione anteriore ha l’obiettivo di aumentare l’aderenza grazie al peso degli organi meccanici, spostare in avanti il baricentro del veicolo, assicurandone la stabilità in curva e migliorandone la tenuta di strada. Oltre a questo la Citroën adotta anche in questo modello il "moteur flottant" che limita le vibrazioni che si scaricano sulla scocca.
Al momento del lancio il cambio automatico è sostituito da uno manuale, il consumo è di 9 litri per 100 km e il prezzo è fissato in 17700 franchi. La macchina presenta però dei difetti e solo al salone di Parigi del ’34 si dispone una macchina effettivamente convincente e che comincia a riscuotere il successo che merita. Dal ’34 si realizzano varie versioni con modifiche nella cilindrata nelle dimensioni e nella carrozzeria (cabrio, familiare, Limousine, furgone). Nel 1954 viene lanciata una versione con le sospensioni posteriori idropneumatiche che equipaggeranno la successiva DS.
Dopo 759123 esemplari e 23anni, 4mesi e 15 giorni di produzione l’ultima Traction Avant lascia lo stabilimento di quai de Javel il 25 luglio ’57.



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lunedì 14 agosto 2006 - ore 11:01


De Tomaso Mangusta
(categoria: " Pensieri ")


La Mangusta venne presentata nel 1966 ed entrò in produzione un anno dopo. Prodotta in 402 esemplari rappresentò il salto definitivo per la De Tomaso verso il mondo delle macchine di grandi prestazioni, una categoria già ampiamente diffusa nel modenese. L’acquisizione della Ghia nel 1967 dette la definitiva spinta e il prototipo 70P divenne la Mangusta. Il nome venne scelto pensando alla concorrenza: la Ford Cobra. Infatti la mangusta è l’unico animale che il cobra teme.



Il telaio monotrave, un motore da 4729 cc che superava i 250 all’ora gli ingredienti tecnici. La Mangusta subì numerosi cambiamenti prima di entrare in produzione rimanendo però fedele all’impostazione datale da Giugiaro. Una linea estrema a scapito magari dell’abitabilità interna ma mai in contraddizione a un’anima sportiva. Alejandro De Tomaso capì di avere tra le mani il prodotto giusto per sbarcare negli Stati Uniti. I dati gli diedero ragione in quanto ben 250 Mangusta vennero vendute oltreoceano.
Esistono poi due versioni speciali. La prima è una versione spyder, un pezzo unico, che attraverso vari passaggi di proprietà è tornata alla luce. Violentata da questi passaggi era quasi irriconoscibile ma il lavoro svolto per recuperarne le originali fattezze è stato svolto direttamente a Modena e ha dato i frutti sperati. L’altra versione, sempre in esemplare unico, è una spider con hard-top posseduta da un appassionato greco. Tutte le Mangusta montavano un motore Ford tranne una che venne ordinata William L. Mitchell l’allora vicepresidente della GM.
Mitchell mandò un motore Chevrolet a Modena ma il propulsore arrivò mancante di alcuni pezzi. Solo dopo che la macchina venne rispedita a Detroit fu possibile farla muovere grazie al lavoro dei meccanici americani. Ma non fu Mitchell a guidarla. Infatti dopo averla lungamente ammirata da fuori salendoci sopra si accorse di non starci, si ritrovò con la faccia nello specchietto retrovisore. Quest’incoveniente non scalfì però l’amore per la Mangusta che ancora oggi è nel centro studi di design della General Motors. Rimasta in produzione sino al 1971 aprì la via alla Pantera.



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mercoledì 5 luglio 2006 - ore 22:59


Alfa Romeo Giulia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Anche questa volta parlerò di un’auto che ha fatto storia. Certo, soprattutto entro i confini nazionali ma ha fatto storia e nessuno può negarlo.
Questa vettura, presentata nell’autodromo di Monza nel 1962, ha subito stupito per la linea innovativa. Con lo slogan "l’ha disegnata il vento" si volle sottolinare il fatto che fu la prima tra le auto italiane a essere studiata in galleria del vento. La coda tronca, il parabrezza inclinato e il frontale con il muso così aggressivo permisero di ottenere un coefficiente di penetrazione aerodianmico assai basso che permetteva alla vettura di toccare i 172 km/h. Il motore in origine era un 1570cc che erogava 92 CV che erano scaricati a terra attraverso un cambio a cinque marce e alla trazione, ovviamente, posteriore. Successivamente (a partire dal 1972) venne introdotta la versione 1300cc e la poco fortunata (e ahime triste anche solo da ricordare) diesel nel 1976. L’estetica invariata non consentì ai potenziali acquirenti di sorvolare sui maggiori difetti di questo allestimento: gli oltre 80 kg in più rispetto alla versione a benzina, l’eccessiva rumorosità e la velocità massima scesa a 135 km/h ne decretarono lo scarso successo.
Innovativa nella linea e nella tecnica si diceva. Alla camera di scoppio emisferica si affiancavano valvole al sodio e il compatto cambio a cinque marce con scatola in alluminio. Da ricordare la struttura a deformazione controllata, una vera garanzia in caso d’urto. Oggi ormai scontata su qualunque vettura ma all’epoca una vera scoperta.



Voglio chiudere questo piccolo racconto ricordando che alle versioni berlina si affinacavano quelle sportive. Le più famose sono la TZ e la GTA. La TZ, versione corsaiola di Zagato, raccoglie numerose affermazioni sia su strada che su pista. La vera bomba è però la GTA, con porte e cofani in alluminio, creata per correre nelle competizioni della categoria Turismo. Importante, e prodotta in pochi esemplari, è la Giulia GTC carrozzata dalla Touring di Milano. Anche se disegnata da Bertone, fu la Touring ad occuparsi dello studio del processo di industrializzazione del prototipo applicando la nota tecnica di "carrozzeria superleggera" che contraddistinse l’azienda fino alla chiusura.



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martedì 4 luglio 2006 - ore 22:32


Volkswagen Kafer
(categoria: " Riflessioni ")


Comincio con il parlare di una vettura che per molti anni, o meglio decenni, è stata al centro del panorama automobilistico mondiale: VW Kafer, meglio noto a noi come Maggiolino.
Voluto da Hitler, per mobilitare il popolo tedesco, e progettato da Ferdinand Porsche, per coronare il suo sogno di produrre un’utilitaria, il Kafer fu un vero e proprio fenomeno di costume. Prodotta dal 1946 al 30-07-2003 (fate voi il conto degli anni) è stata per molto tempo l’auto più venduta al mondo superando anche la mitica Ford T e oltrepassando abbondantemente i 22 milioni di esemplari. Rivoluzionario nella linea e nella tecnica il Kafer si è sempre contraddistinto per il motore posteriore boxer raffreddato ad aria. Il telaio e le sospensioni a doppi braccetti previsti in origine furono sostituiti da carrozzeria a scocca portante e da ammortizzatori McPherson nel 1973 ed andarono a caratterizzare il Maggiolone che presentava anche fanaleria di maggiori dimensioni e cruscotto rivestito in plastica.
Il mito del Kafer risiede nella sua stessa storia. Fu infatti al prima auto ad essere prodotta e venduta in tutti i continenti e a essere soggetto di intense campagne pubblicitarie (cosa assai rara in quegli anni) e perfino di film. Fu la prima auto a toccare il polo sud e la prima a navigare nello stretto di Sicilia. Ebbene sì...
Se possibile, la versione cabriolet riesce ad affascinare ancor più della berlina. Ancora oggi questa vettura riesce a far sognare le persone che la ammirano: segno di libertà e di avventura è come un tuffo nel passato. Riesce con la sua magia ad abbracciare più di quarant’anni di storia cominciando dal dopoguerra, passando per i gloriosi anni ’70 arrivando fino a noi.
Intatta nella sua semplicità e sempre fedele al suo progetto originale.





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