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Rozzo, 29 anni
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STO LEGGENDO

Premettendo che leggo UN SOLO libro alla volta, gli ultimi acquisti sono:

Le nozze di Cadmo e Armonia - R. Calasso
Poesie - E. Dickinson
Dexter il vendicatore - J. Lindsay
Il trono di spade - G.R.R. Martin
Quando Teresa si arrabbiò con dio - A. Jodorowsky
La spada di Shannara - T. Brooks

HO VISTO

Un ammasso di merdacce sioniste ANNICHILIRE una popolazione, e passare da gente perbene.

STO ASCOLTANDO

Gli altri IO, dentro di me, che urlano per venire fuori...

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

C’è chi, con molto talento, sta pensando di portare migliorie, sotto questo aspetto... ma questo è... solo aspetto.

ORA VORREI TANTO...

Avere il coraggio...

STO STUDIANDO...

Me stesso, ma niente da fare non riesco ad andare oltre la pagina 11

OGGI IL MIO UMORE E'...

Rosso, rossissimo, quasi nero.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata



...e mi costrinsero a vagare in questa terra da solo, io sono Nessuno...

"le persone che parlano per metafore, dovrebbero farmi uno shampoo allo scroto"

Sono manganelli e sassi, ma alla fine ti ritrovi a far parte del sistema contro cui manifestavi...
Ma lui amava la sua diversità, che non lo voleva posto dentro questa società...





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giovedì 17 aprile 2008 - ore 16:48


Potrei parlare di tante cose, perciò non parlo di niente.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi è venuto in mente un aforisma che la dice lunga:

“Avevo un complesso d’inferiorità nei confronti del mondo, ma l’ho vinto, io sono migliore”

In sos muntonarzos, sos disamparados
chirchende ricattu, chirchende
in mesu a sa zente, in mesu
a s’istrada dimandende.
Sa vida s’ischidat pranghende
bois fizus ‘e niunu
in sos annos irmenticados
tue n’dhas solu chimbantunu
ma paren’ chent’ annos.
Coro meu, fonte ‘ia, gradessida
gai purudeo, potho bier’sa vida.



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sabato 15 marzo 2008 - ore 11:46


Ci sono cose che non mi riesco a spiegare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Qualche giorno fa, a un operaio dell’indotto della Thyssenkrupp, che lavorava in una fabbrica nel Canavese, non è stato rinnovato il contratto interinale: in parole povere è stato licenziato perché il suo posto doveva essere preso dagli operai della fabbrica torinese di acciai speciali, chiusa dopo il rogo e la morte di sette operai. Luigi Roca, si chiamava quest’uomo, uso il tempo passato perché ha avuto la brillante e drammatica idea di suicidarsi, adducendo nella “lettera dei saluti” la perdita del lavoro che ha lo stesso significato della perdita della dignità. Ora, io ne ho fatte tante di cazzate, ho fatto cose che di dignità neanche puzzavano, atti di cui non mi vanto ma che comunque ho compiuto, ma non mi sono mai sognato di suicidarmi (e qualcuno non avrebbe disdegnato sta scelta). Dico io, se perdere il lavoro implica la perdita della dignità, lasciare una vedova con due bambini piccoli che cos’è? Magnanimità? Intelligenza? Moralità?
Non parlo di cazzate come quelle che spara quel frocio tedesco di Ratzinger o qualche suo accolito, che il suicidio è un peccato mortale e che non si può essere sottoposti al giudizio di Dio, secondo me alcuni suicidi sono pieni, sprizzano di dignità.
Se Brusca si suicidasse sarebbe un atto dignitoso, se quei due pezzi di merda che hanno compiuto il massacro di Erba si suicidassero sarei contento e li perdonerei, se tutti i pedofili e i preti pedofili e i papponi e i politici si suicidassero sarei certo della loro ritrovata dignità.
Ma quando compi un gesto del genere, e scrivi una cosa del genere, è chiaro che di dignità non ne hai mai avuta, sei un uomo di merda, un irresponsabile, un fantoccio, un materialista del cazzo e un povero schiavo. Giudico senza conoscere la vicenda, è vero, ma non venitemi a parlare di dignità quando ci sono persone che si rompono il culo sui campi da coltivare a trenta (quando va bene) euro al giorno, non mi parlate di dignità quando vedo una donna senza braccia volere e riuscire a vivere una vita normale, cazzo QUELLA E’ DIGNITA’! Non il suicidio per la perdita del lavoro!



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giovedì 13 marzo 2008 - ore 11:30


Into the wild
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Finalmente ho visto “Into the wild” di Sean Penn: un film da titoli di coda, uno di quelli che finite le immagini, ti ritrovi a pensare a te stesso durante i titoli di coda, un film che mi ha scosso profondamente. E’ pura poesia, in un tempo che di spazio all’arte ne da veramente poco, quel ragazzo è riuscito a realizzare quello che rappresenta l’ideale di molti, gente come me, intendo. Riuscire a mandare affanculo i soldi e i cosiddetti valori per essere pienamente vivo, per godere appieno della vita, e del fantastico mondo che ci circonda, dimenticando imposizioni morali che non fanno presagire altro che l’indoratura di una gabbia, in un mondo incellophanato e diviso in schemi: mentale, sociale, culturale ed etico, ma dimentico dei veri valori della vita che non si sono mai potuti comprare tramite i soldi. Quello di Alexander Supertramp è un atto d’amore: l’amore è forse l’unico vero sentimento che resta nella modernità, e lui ha voluto porre questo sentimento al di sopra di tutto, ha voluto vivere in funzione di questo sentimento, con grande coraggio e tanta libertà che gli scorreva nelle vene. Un film bevuto tutto d’un fiato, forse un po’ troppo romanzato, ma più che piacevole. Però la storia del protagonista è l’emblema e la tragedia della specie umana moderna, che ha dimenticato tutte le nozioni che ci hanno fatto evolvere dallo stadio di scimmie antropomorfe, per raggiungere il livello di dominio sulle altre specie animali. È brutto a dirsi, ma non poteva finire diversamente, le prime cose che hanno emancipato l’uomo sono state agricoltura e allevamento, non puoi pensare di vivere in un posto come l’Alaska, sommerso dai ghiacci per buona parte dell’anno solo con un fucile (tra l’altro, quanti proiettili aveva?): lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente che ci circonda è proprio degli statunitensi, che hanno vista e memoria corta. Se invece di sentire le voci di Thoreau, Tolstoj e compagnia, avesse pensato di ascoltare qualche voce del popolo che ha colonizzato il suo continente per primo, forse adesso sarebbe ancora vivo. Ma forse è giusto così, ha voluto vivere seguendo il cuore e non la ragione, diventando libero. Latcho Drom, Alex.

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martedì 11 marzo 2008 - ore 18:15


LA VITA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La vita è come il sole:
certe volte ti si para davanti
in tutta la sua magnificenza,
il suo colore, il suo calore.
Altre volte cerca di scappare,
dietro una nuvola che la smorza,
o si rispecchia mille volte in
un albero bagnato,
o ti arriva filtrata dalla fata morgana.
La stagione più difficile
è la prima e l’ultima,
quando il calore della vita
è nascosto dal freddo,
o è truccato di nebbia,
ed è difficile vivere…
Ma vivere è anche
la speranza che la primavera
prima o poi faccia la sua comparsa…



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martedì 11 marzo 2008 - ore 12:13


Femminismo, un odio giustificato...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quante volte.
Quante volte, amore, abbiamo percorso
quel medesimo sentiero prima di ritrovarci?
Pensavamo di raggiungere la medesima mèta
solo insieme e sospinti da un unico amore.
Ma, qualcosa d’imponderabile e imperscrutabile,
s’è d’un tratto frapposto atrocemente tra noi.
(A.F.)


Non mi sono mai piaciuti gli schieramenti contrapposti, il “muro contro muro” è una caratteristica propria solo della razza umana, il voler parteggiare per un determinato gruppo di persone è sinonimo di paura della solitudine, purtroppo, invece della volontà di essere solidali. Come per ogni argomento del “passato”, nel nostro bel presente industrializzato ed anestetizzato da tutto ed il contrario di tutto, si infervora una polemica: si rivaluta il duce, Castro, Tse-Tung, perfino quell’imbianchino austriaco coi baffetti strani e una paresi al braccio destro, esponendo le loro giuste colpe e le altrettante virtù (?). Allora orde di politicanti a part-time, con contratti “co.co.co.” (probabilmente delle migliori forme contrattuali sarebbero loro destinate se elevassero, non di tanto, la loro tronfia dialettica al livello minimo dei primati, intesi per scimmie):
-Quello era un grande statista, ha fatto questo, questo e quest’altro progresso!
e di contro l’altro gli risponde:
-Macchè! Era solo un assassino! Invece guarda quel grande uomo che era quest’altro qua, che ha fatto evolvere la popolazione fino a questo punto!
e così via.
Ora, io credo di essere l’esempio più lampante di “anestetizzazione da media liberi”, solo in forma negativa: non mi stupisco di niente, semplicemente perché un sistema come questo è il peggiore, me ne scandalizzerei se popolassimo il migliore dei mondi possibili, dove meritocrazia, crimini razzisti e capacità ed incapacità varie sarebbero riconosciuti e chiamati come meritano. Ma non è così.
Nei passati giorni m’è giunta alle orecchie molte volte la parola “femminismo” descritta come emancipazione della povera donna nei confronti del dispotico uomo, ponendo le basi per una nuova classe dirigenziale femminile, destinata al miglioramento di una società in declino per colpa del testosterone. Tutti quelli che hanno capito come ragiono, avranno poi capito dove colloco la donna e cosa ne penso, il punto è un altro:
quale molla spinge la donna a diventare femminista?
La risposta, secondo me, è molto semplice: l’incapacità.
L’incapacità di accettarsi per come si è, di farsi accettare per come si è, credendo in un ideale ed in un “gregge” che non fa altro che violentare la propria capacità di autocritica e di libero pensiero, degradando anche il cervello più capace ed allenato allo stato della comune materia organica anfibia, comunemente detta “merda”.
Non mi venite a dire che c’è del giusto nelle loro manifestazioni, nel loro pensiero, perché mi vengono in mente alcune storie di donne come quella di mia nonna, la madre di mio padre:
rimasta vedova con cinque figli a carico (il più grande aveva cinque anni), è riuscita a tirarli su da sola, e si è imposta loro come un’autorità, e nessun uomo s’è mai sognato di imporle qualcosa. Femminista oltranzista? Tutt’altro…
Io credo che noi stessi, intesi come unità, siamo in grado di far fronte ad ogni sfaccettatura della vita, non serve nascondere il nostro cervello dietro un’ideologia o peggio ancora dietro ad un simbolo politico o religioso. Sinceramente una classe dirigenziale di persone fallite, siano essi uomini o donne, non fa troppa differenza. Purtroppo la paura del diverso al giorno d’oggi è tale e gravemente radicata, che anche se il modello d’ispirazione è maschile, la donna non cerca di distinguersene, ma cerca di impadronirsi di quel modello, dimenticando quelle doti che la rendono unica e non riuscendo ad acquisire quelle doti che rendono unico l’uomo. Ma è così brutto, essere diversi? Platone diceva che siamo incompleti e che in altre persone (parlare di altro sesso, mi sembra arcaico, di questi tempi) c’è la metà che ci completerebbe, se trovassimo una persona con un’anima uguale alla nostra, non solo non saremmo completi lo stesso, ma saremmo doppiamente carenti…


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mercoledì 20 febbraio 2008 - ore 15:46


Poche certezze
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ma fra quelle poche certezze, resiste quella che mi vuole fuori da quest’epoca:
io non sono fatto per un mondo che s’è dimenticato la solidarietà, che fa girare il proprio asse sul denaro, che lascia che migliaia di persone muoiano ogni giorno perché le condizioni minime di sopravvivenza vengono a mancare. Non posso credere di appartenere ad un’epoca che tollera che mafia e pedofilia siano incise a caratteri cubitali nella classe dirigente, non voglio credere di appartenere ad un sistema che strappa l’infanzia a dei bambini per fargli imbracciare un mitra, quando sono fortunati e hanno entrambe le braccia per poter sparare.
Sono sempre stato anacronistico, la mia vita è regolata da un orologio vecchio di secoli, fermo e impolverato, esattamente come le mie idee… Vivo di utopia, vorrei che delle linee sulle carte geografiche fossero cancellate, per potermi ricongiungere coi miei fratelli, coi miei fratelli africani, americani, asiatici e quelli dispersi su delle isolette avvolte da un mare che l’uomo ancora non riesce ad esplorare, tanto meno a dominare.
Sono serio, questa deve essere l’ennesima tentata evasione dalla realtà, un tentativo che immetterebbe luce alla stanza nera della mia vita, da dove hanno strappato una parete, quella del futuro. Voglio tornare a centinaia di anni fa, voglio faticare per vivere, ma vivere veramente, faticare per sfamarmi, per dissetarmi, per dormire al caldo e all’asciutto. Ho paura, perché non so se saprei farlo, adesso come adesso, purtroppo il mio corpo e la mia educazione è figlia di questa epoca, anche se l’anima mi dice il contrario.
Lo chiedo a voi, dov’è che sbaglio?

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venerdì 8 febbraio 2008 - ore 10:45


Perdita dell’incoscienza
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sera, tra il serio e il faceto (cioè, quel momento in cui si sparano le cazzate più grosse) è uscita fuori questa frase, parlando del “lontano” 1997: “a quei tempi ancora dormivo tranquillo”.
Di per sé, come tutte le altre cazzate, non mi ha colpito, ma essendo io un ruminante di pensieri, e ricordando un pezzo alla volta, rimugino sulle frasi celebri e sulle mie tante frasi non dette o dette a sproposito. Quand’è che si è deciso che diventare adulti debba coincidere con la perdita della serenità giovanile? A quei tempi si pensava “quando sarò grande farò tutto quello che voglio”, perché non è così? Perché l’uomo crescendo deve sbattersi per campare quando in realtà basta molto meno per condurre una vita felice e molto più semplice? È proprio necessario dividersi in Peter Pan e matusa? Non sarebbe migliore la vita, se questi due aspetti collidessero e coincidessero?
Credo proprio che se ci si prendesse MOLTO meno sul serio, sarebbe un mondo notevolmente migliore… sbaglierò… a voi la risposta…



APDEIT:

Di una roba del genere, parlavo...




da quella sera ho capito due cose:

-mel gibson è più bello, più pettinato è più in forma di me, ma mi fa una sega, sono io Wallace

-gli scozzesi dovevano essere perennemente ubriachi, perchè è dura stare nudi con una coperta di lana a due gradi e al novanta percento di umidità...

che frutto l’uva!

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mercoledì 30 gennaio 2008 - ore 12:41


Svaghiamo, ogni tanto...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vorrei farvi conoscere un film che m’era rimasto impresso per motivi differenti e che, rivedendolo, mi ha conquistato letteralmente. Il film si chiama “Man on the Moon” e racconta la storia di Andy Kaufman, intrattenitore americano degli anni settanta. Questo personaggio, diventato molto noto per varie trasmissioni comiche come “Saturday Night Live” era il maggior esponente del cosiddetto “anti-humor” un genere comico che potrebbe assomigliare allo stile di qualche personaggio di Antonio Albanese (giusto ieri sera ho visto uno spezzone di blob, tratto da “che tempo che fa” in cui l’attore si rifiutava di continuare a interpretare il comiziante politico siciliano, affermando che lo avevano superato, che la realtà ha superato la fantasia). Kaufman è stato interpretato da Jim Carrey, suo grande fan, sul quale grava un alone di mistero per le molteplici affinità col personaggio:
erano stati contattati diversi attori per la parte, da Nicolas Cage a Edward Norton (protagonista di American History X), che aveva ricevuto il benestare dal regista Milos Forman, ma venne scartato dalla produzione. Carrey per il provino si esibì con le congas che erano appartenute a Kaufman e ottenne la parte. Kaufman morì nel 1984, per un raro cancro ai polmoni (anche se non-fumatore), e molti credettero che avesse solo inscenato la propria morte, come ultima ennesima beffa, alcuni pensarono che potesse aver cambiato i propri connotati grazie alla chirurgia plastica per diventare un’altra persona, e qualcuno crede che Jim Carrey possa effettivamente essere lui. Oltre alle macchinazioni superflue, resta un film molto bello, che ti lascia spiazzato per buona parte della durata, e ti ritrovi a chiederti se sia la realtà o solo un’altra burla… Lo apprezzo molto, una persona veramente fuori degli schemi, che aveva un senso dell’umorismo molto spiccato, ma totalmente diverso da quello che ci si aspettava da lui…

Scheda del film su Wikipedia

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venerdì 25 gennaio 2008 - ore 11:35


Di bene in meglio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questi fantomatici governatori della pubblica piazza, che si elevano a bardi della democrazia, difensori strenui dell’ordine pubblico e della legalità, non possono che rendere facile ad un anarchico, far capire il proprio punto di vista e instillarlo dentro a quei pochissimi crani che contengono ancora materia grigia ricettiva, non ancora angosciati da quale telefonino prendere il mese prossimo o a quale autolavaggio fare lavare il SUV del papi, senza che venga graffiato.
Mi rendono sempre più facile il compito nel fare capire al prossimo la loro completa inutilità, e anzi, riescono ogni giorno a raschiare il fondo che hanno raggiunto da molti anni ormai…
E fra dissidenti ipocriti che citano Neruda, attirandosi addosso le critiche di quelle poche persone che ancora credevano in loro, facendo pubblico vilipendio dell’arte, e vecchi uomini che ritornati bambini stappano una bottiglia per festeggiare la sconfitta del nemico, l’Italia comincia a puzzare di morto, dopo che si è vegliato il suo cadavere per decenni, e come in “Weekend col morto” si cercava di farla credere ancora viva e, anzi, prosperante col famigerato “made in Italy”.
Recenti sondaggi hanno delineato perfettamente il malcontento che gira in noi membri del “popolino”, la fiducia verso magistratura, chiesa e governo è scesa ai minimi storici, e anche quelli che credevano di non appartenere alla schiera dei “coglioni”, stanno ricredendosi e cominciano ad avere dei dubbi qualunquisti.
Io ritengo di avere dei valori: credo nell’amicizia, credo nella pace, credo nella solidarietà verso qualsiasi essere che vuole vivere in pace, credo nella cultura e nello sviluppo dell’umanità. I nostri politici hanno smesso di credere a queste cose, le hanno vendute per quel denaro che si ritroveranno a palate e che si potranno tranquillamente “dare in faccia” perché non servirà a nient’altro. L’umanità al grido di tecnologia, progresso e futuro sta indietreggiando come un gambero e sta ritornando ad avere pensieri di duemila anni fa, quando la legge del più forte vigeva incontrastata, guardando al proprio orticello come all’unica forma di sostentamento.
La televisione ha compiuto il lavoro maggiore, lobotomizzando uomini che hanno dato i natali al mondo, e li ha uniformati alla peggiore feccia del paese che domina il mondo, creando una testa di ponte che ha fatto si che l’Italia diventasse un sobborgo di Washington DC.
Non esiste più oggettività, non si tratta di più di giusto o sbagliato, ma di quanto si è disposti a pagare perché una cosa sia considerata giusta o sbagliata. L’Italia, è noto, ha la memoria corta: si accinge a dimenticare i mali del passato con una facilità disarmante, perciò ci si dimentica del 68, delle regole sul lavoro, di scandali come tangentopoli che avrebbero dovuto far piazza pulita della merda mafiosa che ci governa. Al giorno d’oggi, tremila persone l’anno muoiono sul posto di lavoro, e invece di indignarsi e migliorare le cose, la gente preferisce piangere i morti e dimenticare le battaglie fatte a colpi di sciopero, quarant’anni fa, per far si che quelle morti smettessero di esserci.
Ci saranno le elezioni fra poco, quando sarete nella cabina elettorale pensate bene a quello che farete: scegliete bene, fra un rametto od una bandierina, quale sarà il vostro prossimo problema…



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venerdì 18 gennaio 2008 - ore 12:17


Solidarietà e lacrime di coccodrillo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo la sventurata “inquisizione” del placido Clemente Mastella, da parte di una schiera estremista di magistrati, il nostro caro e ancor più placido Presidente del Consiglio, ha espresso solidarietà umana per lo sventurato ministro della giustizia.
Solidarietà umana non istituzionale, sia ben chiaro, le dimissioni del segretario dell’UDEUR sono state respinte solo in ragione di questo fatto, non certo per un bisogno di aiuto che questo governo ostenta ad ogni respiro, sono state respinte per solidarietà umana ad un “umile” come si autodefinisce sotto il fuoco incessante del “tiro al bersaglio” della reazionaria magistratura.
Questo fatto, stranamente simile ad un altro di berlusconiana memoria, non è il primo e non sarà certo l’ultimo, nel nostro paese: basti pensare alla strage della ThyssenKrupp, nella quale uno dopo l’altro sono morti ben sette operai: solidarietà piena alle famiglie e Chiamparino che da vecchio amico di famiglia ricuce lo strappo del tessuto sociale dispensando baci e abbracci commossi.
Da tutta la sfera politica (non mi piace il termine CASTA, farebbe rabbrividire anche il più derelitto dei Parìa) ci sono state manifestazioni di solidarietà umana, perché la solidarietà istituzionale avrebbe comportato una drammatica ispezione dell’ispettorato del lavoro, che avrebbe imposto alla multinazionale tedesca l’adeguamento delle misure di sicurezza e la sospensione dei turni da dodici ore a cui erano sottoposti loro malgrado gli operai, e un’ispezione ad una multinazionale che investe nel nostro paese sarebbe stata una cosa del tutto inaccettabile in un paese democratico come il nostro. Meglio allora “indossare” una maschera di sdegno e tristezza e lasciare che le lacrime dei familiari si riuniscano al fiume per passare sotto il proverbiale ponte, e dimenticare la colpevolezza di un’azienda rea di aver infranto le leggi sulla sicurezza del lavoro, di quante? Solo di centosedici volte, e poco importa che l’azienda fosse stata informata dei gravi rischi che si correvano nello stabilimento in dismissione di Torino.
Recentemente, quel buontempone di George W. Bush, fra le battute scherzose rivolte ai suoi soldati stanziati in Iraq, ha trovato spazio per una lacrima: il padrone del mondo ha pianto in ricordo delle miriadi di ebrei sterminati durante il Terzo Reich, da parte del barbaro assassino Adolf Hitler. Anche qua non ho niente da obiettare: un sintomo di umanità che molti mettevano in dubbio potesse mai esserci è sacrosanto pensando ai sei milioni di uomini sterminati tra atroci sofferenze nei campi di sterminio sotto la croce uncinata, quello che mi chiedo è questo: è stata mai documentata una scenetta del genere per GLI ALTRI uomini e donne sterminati nel cosiddetto olocausto? Sto parlando degli omosessuali, dei prigionieri politici, dei Testimoni di Geova e degli zingari. Non credo, come non credo che ci sarà mai un presidente degli Stati Uniti che andrà a piangere per il milione e passa di morti iracheni sotto la piaga dell’esportazione della democrazia, del resto, è risaputo, gli iracheni che non sono terroristi e muoiono, sono quelli che li fiancheggiano ed giusto quindi che muoiano.
Se per una forma di auto-lesionismo siete arrivati fino a questo punto, sarete quantomeno sdegnati di questo mio populismo, della mia retorica e del mio massacro compiuto ai danni della lingua italiana e dell’intelligenza, ma abbiate un po’ di pietà, la mia è solo solidarietà nei confronti della scrittura e del libero pensiero… solidarietà umana, sia ben chiaro.

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