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ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
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3)

MERAVIGLIE
1)
2)
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4)
5)
6)
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| Da parte mia, contro il male di vivere del topo nel tostapane o della falena spiaccicata sul radiatore non posso oppormi, ma contro il male fatto di proposito dai miei simili su altri miei simili, sì, mi sento di dover combattere: è poca cosa e non so a quali risultati porterà, ma so che è mio dovere farlo.
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martedì 13 gennaio 2004
ore 15:49 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cagnolino evirato mentre si accoppia
Billy, un cane meticcio di tre anni, è stato evirato mentre si accoppiava con una cagnetta. Caselle di Roncoferraro (MN) Uno sconosciuto ha usato una forbice che gli ha prodotto lesioni gravissime. Ad accorgersi dell'accaduto sono stati i padroni, di Caselle di Roncoferraro, nel Mantovano. Hanno visto rientrare il cane sanguinante: hanno chiamato il veterinario che, solo dopo l'aggravarsi di Billy nella notte, si è reso conto della mutilazione. Il meticcio è stato operato: l'intervento è andato bene ma la convalescenza sarà lunga. I carabinieri indagano contro ignoti.
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lunedì 12 gennaio 2004
ore 14:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
IL VEGANISMO, UN MOVIMENTO CHE SI ESPANDE!
"Che cos'è il movimento vegano?" Il veganesimo è uno stile di vita che esclude l'uso di prodotti animali, sia per nutrizione che per l'abbigliamento e che in generale rifiuta ogni forma di sfruttamento animale. Una persona vegana quindi non consuma carne, né prodotti caseari, né uova, non usa accessori di pelletteria, né cuoio e lana e si oppone a pratiche come la caccia, la pesca, le corride o la sperimentazione animale.
 Tutti gli esseri viventi hanno diritto di vivere e di essere rispettati Da un punto di vista storico e ideologico, lo stile di vita vegano rappresenta un passo avanti nella lotta contro tutte le forme di discriminazione verso gli altri esseri viventi. La società in cui viviamo è già giunta alla condanna di forme di ingiustizia quali il razzismo e il sessismo. Il movimento vegano va oltre perché rifiuta lo sfruttamento animale e contesta l'ideologia specista, che discrimina gli esseri viventi in base alla specie di appartenenza. Così, contrariamente agli specisti, che riconoscono all'uomo, in quanto essere superiore, il diritto di torturare gli altri animali nei laboratori di vivisezione, di massacrarli nei macelli o di imprigionarli negli allevamenti intensivi, i vegani riconoscono a tutti gli esseri viventi, umani e non, il diritto alla vita e al rispetto. Se l'aspetto etico è basilare nella scelta vegana, anche i motivi di ordine ecologico sono egualmente importanti: i costi ambientali per la produzione di vegetali sono decisamente inferiori a quelli causati dalla produzione di carne, latticini e di pesci d'allevamento.
Perché non consumare prodotti animali provenienti da allevamenti biologici
 Il problema della produzione del latte ... Spesso al scelta vegana è fonte di sorpresa. Molte persone non sanno che la produzione di latte biologico non porta alcun progresso reale al benessere degli animali. Molto spesso essa perpetua le forme di sfruttamento in vigore ... Nell'industria del latte, biologica e non, perché un mucca produca latte, è necessario che ogni anno metta al mondo un vitellino. Una parte dei vitelli è uccisa subito dopo la nascita per prelevare il caglio con il quale sono prodotti la maggior parte dei formaggi. Una parte di maschi alla nascita viene allontanata dalle proprie madri e quindi messa all'ingrasso per l'industria della carne. Le femmine sono utilizzate come mucche da latte. Ancor peggio, dato che nei paesi europei vi è una sovrapproduzione di vitelli, fondamentalmente a causa dell'industria del latte, gli animali in sovrappiù sono esportati in Medio Oriente, in condizioni atroci.[...] Il legame tra l'industria del latte (bio o non bio) e l'industria della carne è dunque ben dimostrato. [...]
Il problema della produzione delle uova Per la produzione delle uova la situazione è simile a quella dell'industria del latte. Negli allevamenti di galline ovaiole, i pulcini maschi sono considerati inutili: essi sono uccisi, gassati o triturati appena dopo la nascita. In più la durata della vita di una gallina ovaiola è limitata a 18 mesi, età dopo la quale sono considerate improduttive e vengono mandate al mattatoio. [...] I vegani condannano per motivi etici ed ecologici l'industria della carne, e non intendono sostenerla nemmeno indirettamente acquistando latticini o uova.
Lo stile di vita vegano: un passo avanti sulla via del vegetarismo Certo il veganesimo si differenzia dal vegetarismo, che nella sua definizione più ampia prevede l'uso di latticini, uova e cuoio, ma questi due movimenti non sono antitetici. Al contrario, giacché si tratta di uno stesso processo, il veganismo costituisce un passo avanti sulla via del vegetarismo. Si può notare che la maggior parte delle associazione vegetariane incoraggi sempre di più lo stile di vita vegano.
Il movimento vegano è recente Di vegetaliani, ce ne sono stati in tutte le epoche, ma lo stile di vita vegano, come concetto più ampio, in ragione della filosofia che sottointende, è recente. Il movimento vegano è nato negli anni Cinquanta del XX secolo in Inghilterra, dove alcune donne vegetariane constatarono con orrore gli effetti della nascente industria per la produzione del latte e delle uova, chiamate a rispondere alla sempre crescente domanda di prodotti animali. Esse conclusero che il modo migliore per mettere fine a queste forme di sfruttamento animale e alle disastrose conseguenze ambientali, fosse il boicottaggio dei prodotti derivati da tali pratiche, compresi il cuoio e la lana. Queste donne inventarono dunque una nuova definizione: VEGAN, che traeva origine dalla parola VEGETARIAN. Esse fondarono in Inghilterra la VEGAN Society, associazione che organizza tuttora la giornata mondiale del veganismo il 1° dicembre.
 I paesi anglosassoni sono i pionieri Essendo l'Inghilterra la culla del veganismo, non sorprende che conti il maggior numero di vegani: circa 250.000 mila. Altri paesi stanno ricalcando i suoi passi: in primo luogo gli Stati Uniti, che grazie all'opera di associazioni come la PETA e Medici per una medicina respondabile, contano sempre più vegani. Nei paesi del Nord Europa, soprattutto in Svezia, il veganismo è molto diffuso tra i giovani. [...]
Il veganismo affronta problemi radicali con soluzioni radicali Il veganismo non fa alcuna concessione. A problemi tanto gravi quanto l'illimitato massacro e sfruttamento degli animali operato dalle industrie della carne e del latte, dalla ricerca con la sperimentazione animale, dai circhi, ecc., i vegani rispondono in modo radicale con il boicottaggio totale di tutte le attività violente che utilizzano gli animali. Questa radicalità è la ragione del suo successo presso una parte dei giovani e più in generale presso tutti coloro che promuovono il vegetarismo e i diritti animali.
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sabato 10 gennaio 2004
ore 16:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Torturati a morte per una scatoletta:
il "modello sperimentale intraspecifico"
e la vivisezione in veterinaria.
"L'alimentazione animale è il lavoro della nostra vita, ma non rappresenta che uno dei fattori che contribuiscono al benessere di un animale da compagnia. È per questo che abbiamo costruito la Paul F Iams Technical Care Facility. È la casa di un gruppo di cani e gatti che ci aiutano a comprendere le esigenze fisiche e psicologiche degli animali d'affezione. I cani e i gatti che vi sono ospitati vengono trattati con il massimo rispetto. Proprio come gli animali che teniamo in casa, vengono chiamati per nome e hanno qualcuno che li cura e gioca con loro ogni giorno. [...] Finanziamo anche ricerche al di fuori dei nostri centri. I finanziamenti della Iams sostengono studi sulla nutrizione, la dermatologia , la geriatria, le disfunzioni renali, le allergie e molto altro." Sono affermazioni tratte dal sito della Iams (www.iams.com/aboutiams/aboutrd.html), una delle più importanti tra le aziende che producono cibo per animali (è loro tra l'altro anche la linea Eukanuba). Ma quello che il sito non dice è che dal 1991 al 2000 la Iams ha eseguito direttamente o finanziato esperimenti raccapriccianti su almeno 460 cani e gatti. I dettagli degli esperimenti, sepolti in riviste specialistiche diffuse solo tra i professionisti, sono stati portati alla luce dal gruppo animalista inglese Uncaged (http://www.uncaged.co.uk; la pagina sulla Iams è http://www.uncaged.co.uk/iams.htm), che è riuscito ad interessare al caso uno dei più diffusi quotidiani popolari britannici, il Sunday Express, che il 27 maggio 2001 ha pubblicato in prima pagina un articolo ("PET FOOD CRUELTY EXPOSED - Cats and dogs suffered in experiments for top brand": Smascherata crudeltà nel cibo per animali - una grande marca tortura cani e gatti per esperimenti ) in cui vengono descritti i seguenti esperimenti.
A 24 giovani cani venne asportato il rene destro e gravemente danneggiato il sinistro per determinare l'effetto delle proteine in cani con disfunzioni renali; l'intervento ebbe come effetto quello di ridurre la funzionalità renale a 1/8 di quella normale. La riduzione della funzionalità renale negli animali, come nell'uomo, è fonte di sofferenze atroci: se i reni non funzionano a dovere le tossine che dovrebbero essere eliminate attraverso le urine finiscono in circolo; questo avvelenamento del sangue causa depressione, vomito, convulsioni, ulcere alla bocca, perdita dell'appetito, sete insaziabile e infine la morte. I cani vennero divisi in due gruppi e studiati rispettivamente per 7 e 14 mesi; i loro sintomi non vennero alleviati in alcun modo per non interferire con i risultati dell'esperimento. Gli stomaci di 28 gatte di età tra i due e i cinque anni vennero esposti durante un intervento chirurgico della durata di due ore per studiare l'effetto di un'alimentazione ricca di fibre. Dopo l'esperimento le gatte vennero uccise. 24 gatte vennero sterilizzate e poi ipernutrite per ottanta giorni fino a renderle obese; appena non ingrassavano più vennero sottoposte a una dieta rigidissima che fece loro perdere un terzo del peso corporeo. Durante lo studio vennero sottoposte a tre biopsie epatiche; infine vennero uccise per esaminare il fegato nel tentativo di dimostrare un nesso tra la perdita di peso e le disfunzioni epatiche. A 14 cuccioli di husky vennero ripetutamente somministrati, sia per via sottocutanea che tramite iniezioni nella parete dello stomaco, vaccini e altre sostanze allergeniche per verificare la gravità delle reazioni allergiche. Non sorprendentemente, i cuccioli manifestarono prurito, lesioni cutanee e gonfiori. A 12 husky, 12 barboncini e 12 labrador vennero inflitte ferite sul petto per verificare l'influenza della dieta sulla ricrescita del pelo. L'esperimento venne giustificato con questa considerazione: "i cani sono piacevoli da toccare e da guardare. I cani con problemi al mantello non vengono accarezzati quanto gli altri". 18 cuccioli di danese vennero alimentati con due diverse diete; a diciotto mesi di età le ossa delle loro zampe destre anteriore e posteriore vennero esposte e poi sforzate fino a spezzarle. Esperimenti simili furono eseguiti su maiali.
Questo elenco di orrori potrebbe continuare molto a lungo, ma è forse più utile esporre alcune considerazioni di principio. La ricerca clinica sulle disfunzioni renali ed epatiche è ovviamente importantissima per la salute degli animali. Ma allo stesso modo in cui per gli esseri umani non può essere considerata lecita una ricerca che non sia effettuata: 1) in condizioni di assoluta necessità per il paziente sul quale si effettua, 2) nel rispetto dei dovuti limiti etici, ovvero nel rispetto del soggetto su cui si sperimenta, 3) con il suo consenso informato, allo stesso modo vanno rispettati per l'animale non umano che non è in grado di esprimere il suo consenso, inderogabilmente almeno i primi due punti. Alla Iams sarebbe stato sufficiente contattare i proprietari di animali affetti dalle patologie che la interessavano e coinvolgere medici e pazienti in un programma di ricerca condotto nel rispetto della salute e dell'integrità fisica degli animali: la base dati sarebbe stata molto più ampia, e i risultati ottenuti molto più attendibili. Infatti, prescindendo completamente da considerazioni etiche, la creazione di "modelli sperimentali" per qualsiasi patologia è un'operazione scientificamente insensata. Un cane giovane e in ottima salute a cui venga asportato un rene e tre quarti non diventa con questo un buon modello delle disfunzioni renali nel cane, per il semplice fatto che la disfunzione renale vera discende da altre cause, che hanno un effetto anche sul resto dell'organismo, e inoltre, prima ancora di venir diagnosticata, ha già cominciato ad esercitare un'azione sistemica sulla funzionalità dei più vari organi e apparati; questo insieme di effetti, che costituisce la vera malattia, non ha paralleli nel "modello sperimentale", per cui anche le cure che eventualmente si dimostrassero in grado di migliorare le condizioni dei cani con lesioni renali indotte chirurgicamente non danno alcuna garanzia di essere applicabili ad esseri della stessa specie affetti da disfunzioni di origine organica. Non è superfluo a questo punto ricordare che le attuali linee guida che disciplinano la sperimentazione clinica sull'uomo sono state introdotte in conseguenza degli esperimenti condotti nei lager nazisti, esperimenti che, pur se effettuati nella più completa libertà, non hanno fornito alla scienza medica alcun risultato utilizzabile. Un esempio particolarmente grottesco degli assurdi a cui può portare la mentalità del modello animale "intraspecifico" si trova nella prefazione di uno dei migliori trattati sulla rianimazione cardiopolmonare veterinaria: l'autore fa riferimento a dati ottenuti in due modi: dai pazienti messi in rianimazione nella sua grande clinica per animali da compagnia e dagli animali della stessa specie sottoposti a rianimazione a scopo sperimentale, e osserva con sorpresa che mentre nel primo gruppo la percentuale di successi è molto bassa, il secondo presenta un quadro decisamente più confortante. Evidentemente il luminare in questione non arriva a rendersi conto che un animale malato portato in clinica d'urgenza per un ultimo disperato tentativo di prolungargli la vita non ha niente in comune con il tipico animale da esperimento, giovane e in ottima salute, in grado di sopravvivere anche alle procedure più atrocemente traumatiche.
Questo quadro generale, non coinvolge soltanto gli esperimenti della Iams ma tutto l'establishment medico-veterinario.
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venerdì 9 gennaio 2004
ore 15:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 9 gennaio 2004
ore 15:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Massacrati macachi
La BUAV ha presentato oggi i video relativi ad agghiaccianti esperimenti sulle scimmie
 La BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection) ha appena pubblicato il resoconto di una coraggiosa inchiesta all'interno della Covance, a Monaco in Germania. La Covance è la rivale più agguerrita della Huntingdon, ed effettua lo stesso sporco lavoro per conto dei soliti clienti. Ogni anno in Europa, fino a 10.000 primati non umani (scimmie) soffrono e muoiono negli esperimenti del laboratorio. Pricipalmente sono usati nella prova 'di sicurezza 'dei prodotti farmaceutici e di altri prodotti chimici, nella produzione e nel controllo di qualità dei vaccini (prova compresa di neurovirulence dei vaccini di poliomelite), prova dei materiali dentali e nella ricerca biomedica fondamentale. Nel 1999 (statistiche dell'EU più recenti disponibili) il Regno Unito e la Francia erano gli utenti principali delle scimmie del laboratorio (35% e 25% degli esperimenti totali della scimmia dell'EU rispettivamente). La Germania ha segnalato un aumento di 21%, posizionandosi come terzo utente principale dell'EU nell'uso di scimmie del laboratorio (23% del totale dell'EU).
Per 5 mesi un infiltrato del BUAV, Marcus, ha vissuto nell'inferno della Covance...assistendo alla sofferenza inaudita di numerosi macachi.
I macachi sono stati alloggiati da subito in piccole gabbie metalliche completamente nude..e trattandosi di animali abituati a correre anche diversi chilometri al giorno ed a vivere in un constesto sociale molto sviluppato, hanno sofferto moltissimo..erano terrorizzati. A numerose madri è stato strappato il figlio dalle braccie..le madri hanno lottato disperatamente per proteggere i loro figli, ma i tecnici non hanno esitato ad usare la violenza..le madri hanno urlato, compattuto, si sono fracassate contro le sbarre...ma la malvagità di questi "uomini" non si è fermata.
Gli esempi di crudeltà verso gli animali sono stati numerosi, la BUAV parla di pesante violazione delle labili norme a favore del benessere animale sancite dalla direttiva CEE 86/609.
Una scimmia ha cercato di resistere all'introduzione di un tubo (con il quale sarebbe stata introdotta la sostanza tossica da sperimentare)..il tecnico l'ha sbattuta a ritmo di musica..dopo aver terminato l'introduzione della sostanza, l'ha letteralmente sbattuta nella sua gabbia.
Nel video girato dalla BUAV è possibile vedere il clima di violenza e terrore in cui sono state tenute queste scimmie. Le scimmie venivano maneggiate con incredibile violenza, sbattute, tirate, picchiate, usate come manichini con cui giocare..sottoposte ad una musica assordante, vilipese ogni volta che cercavano di difendersi.
In questo ambiente di violenza i "ricercatori" praticavano sulle scimmie ogni giorno esperimenti estremamente dolorosi, per esempio:
Alimentazione mediante sonda gastrica orale
 Secondo la guida di riferimento UE, è il sistema di alimentazione più stressante, la sonda infatti può indurre l'infiammazione o l'ulcerazione nella gola o nello stomaco, può lacerare casualmente la gola o lo stomaco conducendo all'infezione interna o entrare nel polmone dall'errore. Dato che le scimmie tentavano di difendersi, queste "persone" non si sono fatte scrupolo di sbatterle a terra, immobilizzarle contro le gabbie, dare loro pugni, tappare loro il naso..in certi casi il tubo ha lacerato i polmoni, provocando una morte atroce.
Prelievi di sangue
>Spesso il personale ha avuto difficoltà a fare questi prelievi, perchè le scimmie si agitavano...perciò l'operazione si è trasformata in una prova stressante e dolorosa per le scimmie che spesso sono state lasciate con ferite sanguinanti, Per inniettare i liquidi tossici, molte sono state messe nella sedia da primate, completamente immobilizzate e terrorizzate. Anche alle scimmie gravide è spettato lo stesso trattamento, per vedere la tossicità sul feto.
Campione fluido spinale (CSF)
>Le scimmie anestetizzate sono state allungate attraverso una rastrelliera grezza e le loro mani bloccate con stringa. Un ago è stato usato per perforare un foro da cui estrarre liquido spinale. Successivamente sono state ributtate nelle loro gabbie spoglie, in attesa che si risvegliassero.
Prelievo campione fluido dello sperma
Le scimmie sono state anestetizzate e tenute a faccia giù su un piano. Gli è stata data una scossa elettrica (attraverso un elettrodo nell'ano) per forzare una erezione ed un tecnico provvedeva a provocare una eiaculazione per prelevare lo sperma. Nel video BUAV si sente un tecnico deridere la scimmia, e nemmeno il suo responsabile lo riprende in questo atteggiamento offensivo.
Prelievo campione di latte materno
Delle femmine sono state lasciate digiune per 12 ore, quindi separate dal figlio (che è stato depositato in una piccola gabbia con un barattolo di vernice che doveva fingere da madre), per prelevare campioni di latte materno.
Esame interno
le scimmie sono state anestetizzate con il ketamine e un obiettivo della fibra ottica è stato infilato in un'incisione addominale per l'esame interno mentre la scimmia era appesa per i piedi. Sul video che di BUAV le scimmie sono disposte come in una catena di montaggio. Al termine dell'esame le scimmie sono state semplicemente disinfettate, nonostante le evidenti irritazioni presente sulla pancia.
Prelievi vaginali
Ogni mattina le femmine venivano sottoposte a prelievo vaginale...ma ricercatori poco scrupolosi sembravano fare tutt'altro con i loro bastoncini di cotone.
 Trattamento post-operatorio
Secondo la direttiva CEE 86/609, la convalescenza post operatoria dovrebbe essere fatta in modo da far riprendere l'animale. Ma alla Covance questo non viene fatto: le scimmie venivano buttate ancora incoscienti nelle loro gabbie..con grave pregiudizio per loro incolumità. Spesso ancora semi-incoscenti le scimmie cadevano e si ferivano..lasciate dissanguarsi venivano poi private degli organi vitali e quindi disfatte come rifiuti.
Questa è la vivisezione, questo è quello che fanno le industrie farmaceutiche agli animali, comprare medicinali (il più delle volte se non dannosi, inutili) e prodotti testati in genere significa finanziare queste barbarie, non fare nulla significa accettarle.
Pensaci la prossima volta che entrerai in un supermercato per comprare lo shampoo...o quando avrai troppo da fare per partecipare ad un'azione diretta.
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mercoledì 7 gennaio 2004
ore 17:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Corriere della Sera
Milka, esemplare di pastore tedesco uccisa a colpi di vanga dal padrone - 24 dic 03 Denunciato l’uomo: «Mi ha fatto la pipì sulle scarpe Ho perso la testa». Uccisa con ripetuti colpi di vanga e poi sotterrata in giardino. Unica colpa, aver fatto i bisogni sulle scarpe del proprio padrone, A.S., residente ad Azzano San Paolo, un comune alle porte di Bergamo. Così lo scorso 13 dicembre è morta Milka, 6 anni, uno splendido esemplare di pastore tedesco. Una fine crudele, assurda. Che sarebbe rimasta sotto silenzio se la vicenda non avesse avuto un testimone: un vicino di casa del proprietario del cane. «Quei lamenti della povera bestia - spiega, ancora turbato, il testimone - mi sono rimasti nelle orecchie anche dopo che la bestia era stata soppressa. Uno strazio. Sono andato per denunciare il caso prima dai carabinieri e poi dai vigili urbani. Ma non è successo nulla. Poiché non volevo che quell'individuo restasse impunito il lunedì successivo sono andato dalla Forestale e ho raccontato quello che era accaduto quel sabato. La data la ricordo benissimo perché era il giorno di Santa Lucia». L'indagine, questa volta, è scattata immediatamente e ieri mattina gli uomini del Corpo forestale, accompagnati da un veterinario, si sono recati sul posto segnalato dal testimone, una villetta di via Vivaldi, e hanno effettuato un sopralluogo. Non è stato difficile trovare i resti di Milka. Nel giardino erano ben visibili i segni di uno scavo recente. E appena sotto trenta centimetri di terra c'era la carcassa del cane con i segni dei colpi che ne avevano provocato la morte. Il proprietario dell'animale, sulle prime, ha cercato di depistare gli agenti. «L'ho investita per sbaglio con l'auto, ho cercato di soccorrerla ma è morta quasi subito. Così l'ho seppellita in giardino». Presto però, messo alle strette, ha dovuto ammettere: «Sì l'ho uccisa a colpi di vanga. Stavamo giocando in giardino e Milka, forse per l'emozione, mi ha fatto la pipì sulle scarpe e sui pantaloni. Non ci ho più visto: ho perso la testa e ho cominciato a colpirla». Il referto del veterinario, Nico Pavan, non lascia dubbi. Milka è stata uccisa da una violentissima serie di colpi, alcuni dei quali le hanno fracassato le ossa del cranio. Ha pagato cara la gioia di poter giocare con il suo padrone che, da amico, si è trasformato in carnefice. A.S. è stato denunciato alla magistratura per maltrattamento di animali. E.N.
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lunedì 5 gennaio 2004
ore 20:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
quanta gente di merda!
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sabato 27 dicembre 2003
ore 15:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Da sapere
vivere vegan: la scelta
La ragione fondamentale per diventare vegan è il rispetto per gli animali. Chi segue questo stile di vita li considera esseri sensibili con un loro valore intrinseco e non semplici oggetti. I vegan non mangiano prodotti di origine animale come carne, uova e latticini, non indossano pelle o lana, non usano prodotti sperimentati sugli animali. Non comprano animali e non li tengono in gabbia, non visitano zoo e acquari, non vanno al circo e agli spettacoli con l'impiego di animali. Evitano insomma tutto quello che comporta la morte e la sofferenza per gli animali. Ogni anno miliardi di esseri sensibili sono trasformati in prodotti alimentari, dopo una breve vita fatta solo di sofferenza. Chi sceglie di vivere vegan non può fermare da solo tutto questo: rifiuta di parteciparvi e di esserne la causa.
Per vivere sani I dati epidemiologici parlano chiaro: mediamente i vegan godono di una salute migliore rispetto agli onnivori. Una dieta senza prodotti animali può ridurre l'incidenza di numerose patologie, in particolare quelle cardiache e tumorali che sono le prime cause di morte nei paesi industrializzati e le più difficili da curare. Inoltre aiuta nella prevenzione e nel trattamento di numerose patologie: l'ipertensione, il diabete, l'asma, l'artrite, le malattie renali, gastrointestinali e della cistifellea
Per nutrire tutti
Se tutti diventassero vegan si potrebbe nutrire senza problemi l'intera popolazione mondiale. Il motivo è semplice. Gli allevamenti consumano enormi quantità di vegetali che gli animali convertono in carne, latte e uova. Ma questo processo di trasformazione comporta una grande perdita delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali: la maggior parte serve semplicemente a sostenere il metabolismo degli animali e non si converte in tessuti commestibili. Insomma se i vegetali fossero destinati direttamente al consumo umano potrebbero sfamare un numero più alto di persone. Solo un esempio. Se destiniamo un ettaro di terra all¹allevamento bovino otteniamo in un anno 66 Kg di proteine; se invece ci coltiviamo la soia abbiamo un raccolto di 1848 Kg di proteine: 28 volte di più
Per difendere l'ambiente Se è necessaria meno terra per sfamare un vegan è chiaro il minore impatto ambientale di questa scelta alimentare. Non si devono abbattere foreste per creare nuovi pascoli, si deve usare meno energia per coltivare i campi (con la riduzione dell'emissione di gas che provocano l'effetto serra), meno pesticidi e meno fertilizzanti. Solo qualche dato. Nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati è adibito a pascolo e dal 1960 un quarto delle foreste dell'America centrale sono state abbattute per creare spazio agli allevamenti. Ogni 16 Kg di cereali e soia dati agli animali producono 1 Kg di carne; il resto del "prodotto", composto principalmente di escrementi, finisce nei fiumi. Una persona che segue uno stile di vita vegan risparmia, ad esempio, 0,5 ettari di alberi in un anno
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sabato 27 dicembre 2003
ore 15:16 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Spesso mi domandano perchè sono vegan. Ecco le mie ragioni. 1) Amo gli animali e una dieta vegan causa molto meno sofferenza di una dieta basata sui prodotti animali 2) Gli animali sono creature senzienti con una volontà propria e mi sembra sbagliato imporgli la nostra solo perchè possiamo farlo 3) Un gran numero di studi medici dimostra che una dieta basata sui prodotti animali è terribile per la salute, causando cancro, disturbi cardiaci, obesità, impotenza, diabete, ecc. 4) La dieta vegan è di gran lunga più redditizia. Si possono nutrire molte più persone direttamente con i cereali piuttosto che nutrire le mucche con i cereali per poi ucciderle. In un mondo dove le persone muoiono di fame mi sembra criminale nutrire mucche con cereali che potrebbero tenere in vita degli esseri umani. 5) Gli allevamenti sono disastrosi per l'ambiente. Tutti i rifiuti che producono si riversano nelle acque, avvelenando l'acqua che beviamo e inquinando fiumi, laghi e oceani.
Moby Musicista Tratto da: PLAY, libretto del cd,1999 Gli animali umani, che incarcerano, mangiano e sfruttano gli animali non umani, fingono che questi non sentano dolore. è necessaria infatti una netta distinzione tra noi è loro, se vogliamo farne ciò che vogliamo, se li indossiamo è li mangiamo senza avvertire rimorsi o sensi di colpa. Gli umani, che spesso si comportano con crudeltà verso gli animali, vogliono credere che essi non possano soffrire. In realtà il comportamento degli animali dimostra il contrario: essi sono troppo simili a noi.
Carl Sagan e Ann Druyan Scienziati Tratto da: Shadows of Forgotten Ancestors, 1992
Gli allevamenti intensivi sono una minaccia per la Terra. Inquinano l'ambiente e consumano enormi quantità d'acqua, frumento, petrolio, pesticidi e farmaci. I risultati sono disastrosi.
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venerdì 26 dicembre 2003
ore 21:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Telethon: cani da vivisezionare
Vi siete mai domandati che tipo di ricerche e quali grandi risultati si ottengono con i soldi di Telethon? Intanto va detto che si è chiusa con la cifra record di 25 milioni di euro la maratona televisiva Telethon 2003 per la raccolta dei fondi destinati alla ricerca sulle malattie genetiche. In testa alle donazioni la città di Roma, seguita da Napoli e Milano. E ora, a cavallo del successo, Telethon ha annunciato il via a un’altra campagna: il finanziamento di esperimenti per la rigenerazione dei muscoli umani che, dopo i topi, nei prossimi due anni saranno condotti sui cani da un team dell’Università «La Sapienza» di Roma. La rivolta. Inevitabile che gli animalisti, appena appresa la notizia, siano rabbrividiti. In campo è scesa subito la Lav: «I cittadini italiani, nel momento in cui vengono coinvolti in una raccolta fondi, hanno il diritto di conoscerne il destino. E il destino - precisa la Lega - è quello di vivisezionare animali superiori, come il cane o la scimmia, con risultati scientifici non solo criticabili ma addirittura inaffidabili e pericolosi per l’uomo». La genetica. «Il nuovo progetto di ricerca presentato da Telethon conferma il fatto che l’unico modello adatto a studiare patologie umane è l’uomo stesso - dichiara Roberta Bartocci, responsabile Lav del settore vivisezione - Finora la ricerca Telethon si è infatti basata su topi transgenici, ovvero topi manipolati geneticamente in modo da riprodurre sperimentalmente malattie umane. Esistono così topi malati di diabete, di Alzheimer, di sclerosi multipla, tutte patologie che gli animali non conoscerebbero per natura se non per colpa dell’uomo che le crea in soggetti altrimenti sani. Telethon decide ora di passare a una sperimentazione su mammiferi superiori, cioè cani. Ma non esistono cani geneticamente manipolati correntemente utilizzati nella ricerca. Forse il topo transgenico ha cessato di essere un modello ottimale per l’uomo?». Gli errori. «Qualsiasi specie animale diversa dall’uomo non può essere considerata un suo modello e qualsiasi ipotesi sperimentale nella ricerca non può essere confermata o confutata sulla semplice base di un’analogia, quella tra uomo e animale non umano – precisa l’esperta della Lav - in altri termini non si può parlare di scienza. Il grande vantaggio dell’uso di animali rimane sempre quello per i ricercatori di poter lavorare con meno difficoltà, produrre pubblicazioni più velocemente e quindi più velocemente fare carriera che non svolgendo ricerche direttamente sull’uomo, il quale diventa cavia inconsapevole nel momento in cui riceve terapie appena prima testate su animali». Le canches. «Le alternative all’uso di animali esistono, sono scientificamente attendibili ed eticamente sicure - spiega la studiosa - Oggi inoltre, esiste un ente che si occupa di diffondere i metodi alternativi alla ricerca su animali, la neonata Piattaforma italiana per i metodi alternativi costituita da ricercatori di diversa estrazione, industrie e associazioni animaliste tra cui la Lav».
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