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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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martedì 18 novembre 2008 - ore 16:31
Bambinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il bambino che fa malanni ha sempre la stessa faccia, da che mondo è mondo. Rovescia un vaso di biscotti? Entra con le scarpe sporche? Lancia giù dalle scale la sorellina? Dimentica di chiudere il rubinetto? Il viso, gira e rigira è sempre lo stesso. Ti guarda con gli occhioni santi e scuote piano la testa. Al massimo poi apre le braccia e guarda sotto i piedi il fango che si deposita dove hai appena pulito. E si esibisce nel broncio più dolce del mondo. Allora, a quel punto, cosa vuoi fare, sono bambini.
E hanno sempre tutti indistintamente la stessa espressione.

Ma ci sono anche i bambini grandi. Che poi stringi stringi sono uguali a quelli piccoli. E hanno la stessa faccina dolce e soffice. Fanno i loro bravi malanni e poi, con gli occhi spalancati e le manine davanti alla bocca, cercano di capire se davvero vuoi punirli. O se il loro sorriso l’avrà vinta di nuovo.
E l’avrà vinta di nuovo.
PS - Siccome a nessuno di voi interessa quello che ho scritto prima, vi dico qualcosa che forse vi interessa relativamente di più. oggi avevo voglia di spendere quei due soldi che mi sono rimasti nel bancomat, e sono andata a comprarmi dei libri. Quelli che volevo in realtà non c’erano, così ne ho presi altri due. Uno è il logico acquisto del mio quinto Jonathan Coe,
Circolo Chiuso. Mi mancava, ed era una scelta obbligata. Dovevo farlo, mi serviva per completare la collezione.
Il secondo è
Igiene dell’assassino, di Amelie Nothomb. L’ho comprato perché sul retro di copertina c’è scritto che un premio nobel stronzo (ma neanche tanto) si prende gioco di alcuni giornalisti, annientandoli sul piano personale e su quello professionale. E mi è piaciuto. E l’ho comprato. E siccome parlavo della Nothomb l’altro giorno con la mia editrice, e ho supposto che anche lei l’avesse letto recentemente, l’ho comprato. E spero non mi deluda.

Macy Gray – I Try
Games, changes, and fears
When will they go from here
When will they stop
I believe that fate
Has brought us here
And we should be together, babe
But we’re not
I play it off, but I’m dreaming of you
And I’ll keep my cool but I’m feelin’
I try to say good-bye and I choke
I try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it’s clear
My world crumbles when you are not near
Good-bye and I choke
Try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it’s clear
My world crumbles when you are not near
I may appear to be free
But I’m just a prisoner of your love
And I may seem alright
And smile when you leave
But my smiles are just a frown, just a frown (hey!)
I play it off, but I’m dreaming of you
And I’ll keep my cool but I’m feelin’
I try to say good-bye and I choke
I try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it’s clear
My world crumbles when you are not near
Good-bye and I choke
Try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it’s clear
My world crumbles when you are not near
Here is my confession
May I be your possession
Boy, I need your touch
Your love, kisses, and such
With all my might I try
But this I can’t deny, deny
I play it off, but I’m dreaming of you (but I’m dreamin’ of you, babe)
And I’ll keep my cool but I’m feelin’
I try to say good-bye and I choke (yeah)
I try to walk away and I stumble (yeah)
Though I try to hide it, it’s clear (try to hide it)
My world crumbles when you are not near (when you are not near)
Good-bye and I choke (yeah, yeah, yeah)
Try to walk away and I stumble (hey, hey, yeah)
Though I try to hide it, it’s clear (stumble down)
My world crumbles when you are not near (your love, kisses, and)
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PERMALINK
lunedì 17 novembre 2008 - ore 19:10
Paranoismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Com’è che certe canzoni ti vengono in mente all’improvviso? E non le senti da una vita. Non ci pensi da una vita.
Eppure comincia l’intro, senti l’arpeggio, la melodia ti entra nella testa, e la canti come se non avessi fatto altro che cantarla fino all’altro ieri. Se ne stavano rannicchiate in un angolo fra mente e cuore. Ad aspettare di venir fuori col rullo di tamburi. Ricordi che zampillano.
Ci sono giorni in cui proprio non ne puoi più. In cui ti sembra di aver sbagliato tutto. In cui ti senti sulla testa il peso di mille delusioni, fallimenti. Guardi dietro e non c’è niente, e davanti a te è ancora tutto da disegnare. Cerchi di convincerti che questo non basta a fare di te una perdente. Solo devi faticare più degli altri per arrivare allo stesso risultato. E vorresti essere in qualsiasi altro posto.
“Ovunque altro”, ti verrebbe da dire. E questo ti inumidisce ancora un po’ la faccia.
Ma non scappi, e anche se scappassi non saresti sola. Mai.
E anche oggi è stata trincea, e domani lo sarà. E non puoi farci niente. Solo non smettere di lottare. E arrancare, come hai sempre fatto e come sempre farai.
Samuele Bersani
Felicità
improvvisa vertigine
illusione ottica
occasione da prendere
parcheggiala
senza frecce o triangolo
tutti dormono già
e si è spento il semaforo.
Ieri a te
oggi io sono il prossimo
quanto durerà
io lo chiedo agli altri ma
si vede che
c’era un filo invisibile
se n’è andata via
resta la scenografia.
Felicità
ricordare è un pericolo.
Come si elimina
un quintale di fosforo?
E infatti, infatti non dimentico
la mia fotografia
e l’amore se non ce l’ho.
Ripeterei
tutto quello che è passato
comprese le tue bugie.
Perché le scoprirei
molto prima e senza aiuto.
Precipita dallo spazio un giocattolo
di alta robotica
è il futuro fantastico.
Ripeterei
tutto quello che m’hai dato
comprese le tue bugie.
Perché le scoprirei
molto prima e senza aiuto
Felicità dichiarata facsimile
dal giudizio che ha rilasciato un orefice
quella vera sarà senza un graffio di ruggine.
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PERMALINK
domenica 16 novembre 2008 - ore 14:02
Girl were starcrossed and cant escape, were condemned and can only wait
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quanto giusto è che per stare meglio si scarichino sensi di colpa sugli altri? Si fa quel che si può, dite voi. Ma è giusto? No, io non lo credo.
Non voglio problemi inutili. Ci sono quelli che ti vai a cercare per poterli superare. Quelli che ti insegnano, quelli che ti lasciano dentro qualcosa. Ci sono le domande a cui devi rispondere, quelle a cui cerchi di dare un senso. E io di problemi ne ho già in abbondanza. Sono i miei problemi utili, quelli che mi servono nella vita per prendere delle decisioni, per capire da che parte andare.
Non voglio problemi inutili. Non voglio problemi che non mi competono. Ho già i miei. Ne ho tanti. Non ho bisogno di aggiungerne altri alla lista, non voglio quelli che non sono miei. Che non mi insegnano, che non mi danno. Che stanno lì solo per farmi male. Non li voglio.
E allora non è giusto, no. Non si fa così.
E cè chi mi conosce troppo bene, perché io sono un libro aperto, porcamiseria, e sa che basta poco per farmi un male infinito. Ed è talmente facile che ci prendono gusto. E mi fanno male come se farmi male fosse l’unica cosa che sanno – o vogliono – fare.

Il Pescatore Di Asterischi - Samuele Bersani
Cè un quaderno che nascondo
ma non ho mai scritto cosa sei
per me, perché è facile
tu mi leggi dentro, io no
se gli errori li cancello
resta la peggior calligrafia
che ho avuto in vita mia
nuda lì sul foglio
io sono un pescatore di asterischi
sotto unonda a forma di parentesi rotonda che mi porta via
non si può partecipare
subito a un concorso di poesia
che idea, intitolarla apnea
vale un primo posto
in questo gioco di pensieri sporchi sopra a un letto
prima di abbracciarti mi connetto e penso insieme a te
i tuoi capelli neri a punta di inchiostro
si aggrovigliano ai miei
io polipo tu seppia non vuoi farti mangiare
però nella vita cè sempre un però
un cielo che si appoggia sul mare
e tu impari chi sei
come un giocoliere spendi tutto il tempo a cercare
il senso gravitazionale che non cè
e cè un grillo che nascondo
ogni tanto esce e dice che chissà
chissà se anche lei è pura fino in fondo
in questo gioco di pensieri sporchi sopra a un letto
prima di abbracciarti mi connetto più vicino a te
e tu sei bella come quella Madonna che un giorno qualcuno pescò
anche il polipo e la seppia non si fanno più male
eh no, son saliti a guardare
il cielo che si spegne nel mare
laggiù dove sono gli Dei
siamo giocolieri non sprechiamo il tempo a cercare
il senso gravitazionale che non cè
il senso
siamo giocolieri non sprechiamo il tempo a cercare
il senso gravitazionale che non cè
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PERMALINK
venerdì 14 novembre 2008 - ore 17:53
mari e terre il pensier rapido varca, e dovesser vorrebbe, e pensa, ed è
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non è possibile. Ogni volta che qualcosa inizia a girare bene, succede sempre qualcosa che fa andare tutto male. Si sistemano i problemi di qua? Arrivano da lì. Proprio lì in fondo, dove non avevi guardato. Ecco, proprio in quellangolo. Brava. E adesso arrangiati.
Sono stanca dellinverno.
Non è ancora cominciato, dite voi.
Non è quello linverno che dico io.

Quando sembra che sia tutto sbagliato, forse, un motivo cè.
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PERMALINK
giovedì 13 novembre 2008 - ore 17:53
H2Oismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un attento (e bellissimo) lettore di notizie on line mi segnala
questo grazioso e
divertente articolo, per il quale vi fornisco versione italiana e inglese. Fantastico, riesco davvero a immaginare la scena. I bambini che tornano dalla gita, i genitori orgogliosi dei loro eredi che si fanno mostrare i ricordini portati a casa. Risate da spanciarsi – ma dipende dai punti di vista, ovviamente, i genitori ridevano un po’ meno. Ma io ragazzi me la sto ridendo di gusto.
La cosa che mi colpisce, in realtà, è che sul giornale di oggi ho scritto un interessante articolo in nome del risparmio e del rispetto del mondo idrico. Parlavo di doccia e di vasca da bagno, di rubinetti, di limitare gli sprechi – sono una giornalista attenta all’ambiente e all’ecologia, non lo sapevate? Beh, sapevàtelo.
Però, cavolo. Dico io. A scoprirle prima, queste cose, veniva fuori un pezzo niente male. Altro che chiudi il rubinetto quando ti lavi i denti. Altro che lava i piatti con l’acqua della pasta. E potevamo avere anche una bella immagine da mettere, cavolacci. Pronti per la querela. Favoloso.
E va beh. Persa anca questa.
Doors – People are strange
People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone
Women seem wicked when you’re unwanted
Streets are uneven when you’re down
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When you’re strange
People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone
Women seem wicked when you’re unwanted
Streets are uneven when you’re down
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When you’re strange
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When you’re strange
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PERMALINK
mercoledì 12 novembre 2008 - ore 18:30
Non voglio mica la luna, voglio soltanto un momento
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Piove e la gatta non si muove. La Silvia invece sì. Non tanto, ma si muove. Vorrebbe anche uscire per un aperitivo visto che ha finito presto, ma non trova nessuno disponibile per passare unoretta in compagnia.
La Silvia farebbe, direbbe, andrebbe. E invece sta.
La Silvia oggi boccheggia nel freddo, nel grigio e nellumido, scartando cioccolatini e rivedendo pezzi che credeva finiti. E invece niente. Ma oggi ha la battuta pronta, una straordinaria verve comica, sete, un crampo al piede e i capelli morbidi.
E si prepara ad accogliere a casa sua il portatore del quarto segreto di Fatima, del quale neanche il Papa è stato messo al corrente.
Dicono tutti che i giornalisti sono chiacchieroni e parlano, parlano, parlano. Ma quando hanno una cosa importante da dire non la dicono mai.

Summertime
Summertime and the livin is easy
Fish are jumpin and the cotton is fine
Oh your Daddys rich and your ma is good lookin
So hush little baby, dont you cry
One of these mornings
Youre goin to rise up singing
Then youll spread your wings
And youll take the sky
But till that morning
Theres a nothin can harm you
With daddy and mammy standin by
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PERMALINK
martedì 11 novembre 2008 - ore 17:53
Martinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A casa mia funziona così, ci si ruba il cibo da sotto il naso.
Ogni pomeriggio, quando mi metto a scrivere i miei articoletti, decoro la scrivania di alcuni biscotti. A volte interi pacchi, a volte li seleziono qualitativamente e quantitativamente, di modo da non eccedere negli zuccheri assunti.
Ieri giustamente ho ecceduto, perché dopo essermi ingozzata di Grancereale mi sono ricordata che avevo comprato sabato mattina dei biscotti multipiano ripieni di cioccolata. E mi è venuta una voglia pazzesca. Il fatto è che sono grandi come le ruote di un Ciao e uno basterebbe a sfamare il Triveneto in periodo di carestia. E io che sono notoriamente poco sveglia e poco attenta alla linea me ne sono portati al computer tre. Al primo biscotto mi sono sentita furba e arguta. Al secondo biscotto stavo per vomitare, così ho incartato il terzo in uno strappo di Scottex Casa e l’ho accantonato dietro le casse.
Giuda cane, oggi non c’è più. L’avevo lasciato lì, convinta di mangiarmelo con gran gusto durante questo freddo pomeriggio novembrino. Secca che ieri sera mio fratello, quando me ne sono andata io, lo ha trovato e se l’è mangiato. Ne va ghiotto, lo so perfettamente. Ci somigliamo molto in queste cose, non riusciamo a resistere alle porcherie ipercaloriche. Meno salutari sono, più ci piacciono. Per questo ho nascosto quei biscotti dietro il servizio di piatti che la nonna mi ha dato anni fa per la dote (su questo non voglio commenti) giù in taverna, perché se li vede Giovanni se li fa fuori in mezza giornata, mentre io posso mettercene quasi due. Ma ieri ho lasciato fuori quello. E se ora il mio acuto fratello ha annusato che potrebbero essercene altri potrebbe anche cercarli. E trovarli.
Oh no! Potrebbe trovarli e scoprire il mio nascondiglio segreto! E scoprire i sette pacchi di delizie che tengo nascosti per gli ospiti o per quando ho voglia di dolci mentre lavoro! Oh no!
Devo agire nell’ombra, e iniziare a cercarmi un nuovo posto segreto. E comprare un lucchetto. Un catenaccio. E un doberman da piazzare nell’armadietto se riuscissero a forzarne la serratura. Se quei delinquenti che vivono sotto il mio stesso tetto scoprono il bendiddio che nascondo potrebbero farsi fuori tutto in una settimana e lasciarmi con le mani in mano.
Non accadrà mai. Non glielo permetterò.
E comunque basterebbe che tornassi in taverna a prendermi un altro biscotto col ripieno di cioccolato. Ma non ne ho voglia – sono pigra, non voglio alzarmi, preferisco lamentarmi e stare seduta. Meno male che ho avanzato il culo e un pezzo di pancia del cavallo di San Martino, e posso vergognarmi di me mangiando quello.
Buon 11 novembre a tutti.
Quello che abbiamo mangiato oggi non era così bello, ma era buono. Anche se i cioccolatini avevano i bissetti. E mi ciò mi ha reso terribilmente irascibile. Pensate poi arrivare a casa e non trovare il megasuperbiscotto col cioccolato.
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PERMALINK
lunedì 10 novembre 2008 - ore 10:16
Ti salverò da ogni malinconia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
perchè sei un essere speciale
ed io avrò cura di teMi manca quel momento della mia vita in cui niente mi toccava. Eppure ce lavevo, fino a un attimo fa. Se solo mi ricordassi come si fa a tornare bambina. O a diventare grande e a passare sopra a tutto questo grigio nebbia.
Un passo indietro – Negramaro
Un passo indietro ed io già so
di avere torto e non ho più le parole
che muovano il sole
Un passo avanti e il cielo è blu
e tutto il resto non pesa più
come queste tue parole che si muovono sole
Come sempre sei nellaria sei
tu aria vuoi e mi uccidi
Come sempre sei nellaria sei
tu aria dai e mi uccidi
Tu come aria in vena sei
Un passo indietro ed ora tu non ridi più
e tra le mani aria stringi
e non trovi le parole
e ci riprovi ancora a muovermi il sole
Ancora un passo un altro ancora
Un passo avanti ed ora io non parlo più
e tra le mani stringo
a che servon le parole
amore dai muovimi il sole
Perchè sei nellaria sei
tu che aria vuoi
ma che aria dai se poi mi uccidi
Tu che aria sei
ma che aria vuoi
tu che aria dai se poi mi uccidi
tu come aria in vena sei
Un passo indietro ed io
Un passo avanti e tu
Un passo avanti e noi
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PERMALINK
venerdì 7 novembre 2008 - ore 16:46
Sedismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Giusto ieri sera mi è stato detto
“Ma no, non sei maldestra, tutti lo siamo”, accompagnato da un dolce sorriso.
Non è vero. Io ho qualcosa che mi rende automaticamente un pericolo pubblico. I miei geni contengono un particolarissimo cromosoma che non ho ancora capito se definire
“della sfiga” o
“dell’essere terribilmente e vergognosamente impacciata in ogni movimento”.
Collaborare con un giornale ti mette di fronte quotidianamente a persone di un certo livello istituzionale, spesso anche sociale e culturale. Oggi una conferenza stampa mi ha seduta allo stesso tavolo di un nutrito gruppo di architetti e urbanisti di indubbia fama. Questo non mi ha impedito di lanciarmi in una delle mie classiche, celebri e invereconde figure di merda. Solo che stavolta l’ho fatta grossa, e mi sono inimicata
il Potere.
Con quattro colleghi arriviamo nello studio di un affermato professionista, e subito il primo dilemma: dobbiamo scegliere fra una lunga schiera di sedie per posizionare i nostri creativi fondoschiena. Ovviamente io entro per ultima e la scelta si riduce alla prima sedia a sinistra. Mi accomodo insoddisfatta. Dopo aver dato la mano ed essermi malamente presentata a due illustri giovani e promettenti architetti torno a poggiare le mie nobili chiappe sulla sedia che il destino ha voluto concedermi, ma la mia insoddisfazione si palesa nello scoprire che la mia è molto più bassa di quelle degli altri giornalisti allo stesso tavolo, nonché dei nostri diretti interlocutori dall’altra parte della barricata. Con la mano cerco allora sotto di me la levetta, avete presente, quella che hanno tutte le sedie girevoli, per permettere all’interessato di alzare o abbassare a propria discrezione la seduta di tale sedia. Non la trovo, quindi per evitare di perdere ore decido di infilare la testa sotto il tavolo per cercarla meglio. Niente da fare. Nel frattempo vengo derisa perché ho scelto l’unica sedia difettata.
Allora cosa si sogna questa disgraziata di una femmina che non sono altro? Con una mossa felina metto le mani sotto la sedia e tiro su.
Non l’avessi mai fatto. Si è scardinata. Ho staccato la sedia dal perno. Ciò significa che, per non farla rovinare a terra, mi sono ritrovata a tenermi stretta sotto il popò una mezza sedia, mentre a terra giaceva inutile la sua base. Panico. Come se la stanza si fosse tramutata in una sauna sono diventata improvvisamente rossa – tendente al viola, se mi conosco abbastanza.
La composta risata generale non mi mette a mio agio proprio per niente. Cerco disperatamente e con assoluta mancanza di grazia di infilare la sedia in quel suo maledetto perno. Niente, non ce la faccio mica. Le risate continuano, sempre compostamente.
Allora penso,
“Ma con tutti gli architetti che ci sono qui, non ce n’è uno che sa aggiustare una sedia?”. Poi mi rendo conto che non l’ho pensato.
L’ho detto.
Ad alta voce. Tuoni fulmini e saette. Battuta fuori luogo e commento totalmente superfluo.
Ora immaginate la scena di questa imbecille che ha appena detto una corbelleria davanti al
Potere, con una sedia senza gambe attaccata al fondoschiena, che ancheggia cercando di infilarla in un perno troppo piccolo per essere trovato rapidamente. E nessuno che la aiuta.
Dopo qualche interminabile secondo un architetto angelico e un collega impietosito si avvicinano: uno toglie la morente base da sotto i miei piedi per accantonarla in un angolo dello studio, l’altro mi stacca la sedia dal culo e la appoggia accanto alla sua inutile base.
In tutto questo, il resto dei presenti osserva silenzioso.
A nulla sono valse le mie scuse, il mio colorito paonazzo e il sudore che scendeva angoscioso sulla mia fronte; anzi, hanno solo peggiorato la mia già drammatica situazione.
Forse la mia carriera era già finita prima di cominciare, ma se proprio dovevo metterci una pietra sopra stamattina ho fatto il grande passo.
Lo zio Paolo, quando ce ne siamo andati, mi ha salutata con un monito:
“Non fare altri danni, mi raccomando”. Bello farsi conoscere per quello che si è veramente, senza filtri e senza illusioni, senza modificare di una virgola la realtà.
Che poi il mondo non sia ancora pronto ad avermi in libertà è un altro discorso.
Da oggi solo sedie monoblocco, promesso
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PERMALINK
giovedì 6 novembre 2008 - ore 09:22
S & S
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Che sta per
starnuti e sbadigli.
Due di quelle piccole gioie della vita che sono bipartisan e uniscono ricchi e poveri, belli e brutti, e che quando ti vengono abortite lì, sul nascere o sul crescere, fanno diventare chiunque una furia cieca.

Quando
sbadiglio io me lo godo tutto. Faccio come mia madre a ottobre quando fa le pulizie di primavera (non sono arteriosclerotica, è così): praticamente arieggio. Faccio circolare aria fino al cervello, mi sgranchisco la schiena inarcandomi e spalancando le braccia. E vi assicuro che ce la metto tutta perché venga bene, perché si possa dire ecco, quello è uno sbadiglio degno di esser definito tale.
E allora, tu, che fingi di lavorare e invece no, e stai a guardarmi mentre preparo il mio monologo. Tu, che scorgi da lontano il mio enorme sbadiglio e me lo fai abortire. Così, a metà, commentando ad alta voce
“Che bocca grande che hai”, fra il sorpreso e lo spaventato. E io mi fermo, è ovvio. Guarda che non è la storia di Cappuccetto Rosso e della nonna e il lupo. E mi hai privata del piacere infinito che regala uno sbadiglio, un piacere come ce ne sono pochi.
La mia vendetta sarà crudele.
E poi ci sono gli
starnuti. Ieri si discuteva con lo zio Paolo sugli starnuti femminili. Lui dice che le donne bloccano lo starnuto, che quello potente, umido e rumoroso è soltanto quello maschile.
Mi sono ribellata a questa catalogazione così rigida ma lo zio Paolo ha insistito che lo starnuto che avevo appena prodotto non poteva essere considerato tale. Il mio
eccììììì acuto e stridulo non conta come starnuto. Io invece sostengo che bloccarlo malamente e farlo uscire con discrezione ed eleganza sono cose completamente diverse. E io appartengo alla seconda categoria di persone. A parte che sopprimerlo in bocca fa proprio male, di per sé. Ma io non lo uccido, io me lo godo. Solo che mi piace farlo piccolo e indisponente, invece che grosso e violento.
Rimane il fatto che perdere lo starnuto quando sei lì lì per darci dentro è molto peggio che farsi strozzare uno sbadiglio. Lo sbadiglio soffocato fa arrabbiare, lo starnuto soffocato fa soffrire. Allora tutti col naso all’insù a guardare una qualsiasi forma di luce, per provare a vedere se un rimasuglio di starnuto ti è ancora rimasto.
E ti viene da sbadigliare.
Ne parlo perché questo è il periodo di sbadigli e starnuti. L’altra sera al corso di teatro abbiamo fatto esercizi di respirazione, bisognava prendere aria a pieni polmoni, inspirare ed espirare. Io li ho fatti talmente bene che ho continuato a sbadigliare per un’ora. Siccome non riuscivo a smettere e mi si stava slogando la mascella, mi sono rivolta con sguardo pietoso a Daniele, chiedendogli un suggerimento su come smettere di sbadigliare. E gliel’ho chiesto sbadigliando, ovviamente.
E mi ha messa a pompare. Flessioni, giù.
Entro fine corso avrò le braccia di
Rambo e, invece di recitare poesie e duettare con i miei teatranti, metterò una gimcana sul palcoscenico e ci farò il passo del giaguaro dopo essermi stretta una fascia rossa in fronte.
Io e Alvise abbiamo fatto un rapido calcolo ed evidenziato che, fra me e lui, abbiamo fatto il novanta per cento delle punizioni corporali che sono state inflitte all’intero gruppo. Forse c’è qualcosa che non va, visto che spesse volte veniamo puniti perché parliamo con o di Sandro. Ma lui non viene punito mai. E allora dev’esserci qualcosa che non va in noi tre proprio, perché non può essere solo una coincidenza.
Foto di repertorio - Sandro, Silvia e Alvise a CastiglioneIl teatro in cui facciamo le prove è un teatro bellissimo e ci piove dentro. Questo lo rende unico e meraviglioso. Un teatro per una compagnia sconquassata come la nostra doveva essere propri così.
La sequenza di frasi a cui vi ho sottoposti, dalla parola
"che" alla parola
"così" era inizialmente una rapida successione di parole concatenate e per alcuni di voi avrebbe potuto non avere senso, ma è proprio questa una delle mie caratteristiche principali. Il mio cervello, solitamente lento annoiato e pigro, in alcuni momenti lavora troppo velocemente e spara una serie di sentenze che per me sono indissolubilmente legate da un filo di logica ferrea, mentre per il resto del mondo sono semplicemente verbi e sostantivi associati senza la minima ragionevolezza. Non volevo lavorarci troppo, ma poi ho pensato che, anche se il blog è mio e ci faccio quello che voglio io, c’è ancora qualcuno che lo legge. E i miei lettori vanno rispettati.
Buon 6 novembre a tutti.
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