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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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mercoledì 25 giugno 2008 - ore 20:01
Dovere di cronaca
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da oggi sono in linea con le medie nazionali: la foto sulla mia carta didentità fa cagare.
Sono entrata a far parte di quelli che non la mostrano per vergogna, io che negli ultimi 5 anni ho avuto una foto carinissima da mostrare con orgoglio e simpatia. Ora sono invece di quelli che vengono presi in giro per quellespressione fra lebete e il ricercato dalla cia, fra il clandestino uruguaiano e il narcotrafficante.
Ovviamente non vedrete mai la mia carta didentità.
Mi faccio lasciare quella vecchia da mostrare agli amici, e laltra da mostrare alle istituzioni. Nessuno dei miei amici controlla mai la data di scadenza.
Dai però, non è giusto. Io sono sempre stata una di quei fortunatissimi che hanno una foto decente sul documento. E adesso mi trovo con quella faccia sudaticcia e gonfia di sonno. E con i capelli sparati perchè sono arrivata dal fotografo in bici. E meno male che quei grossi brufoli se nerano andati nottetempo.
Oddio, la foto della mia carta didentità nuova farà davvero cagare.
E domani in comune sarà di nuovo
"Chiudi gli occhi". Chi ha orecchie per intendere, intenda.
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PERMALINK
martedì 24 giugno 2008 - ore 08:39
Silvismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Silvia ieri sera è andata a letto alle undici, si è infilata sotto le soffocanti coperte del suo letto con "La banda dei brocchi", che la sta illuminando più dell’abatjour sul comodino. Silvia non riesce a dormire se non ha almeno le lenzuola, anche se fa caldo, perchè le piace tirarsi su qualcosa sulle spalle, quando si mette pancia in giù a leggere sul letto. Si è addormentata presto, aveva da recuperare alcune ore di sonno, e così è stato.
Silvia si sveglia presto tutte le mattine. Non così presto, ma a un orario che le permetta di utilizzare una giornata interamente. SIi stiracchia, apre la finestra e guarda se cè il sole. Scende in cucina, prepara il caffè per lei e per il fratello, sfoglia qualche settimanale femminile che la mamma si ostina a comprare salvo poi lamentarsene, o legge il giornaletto dei programmi tv mentre aspetta che la moka faccia il suo dovere e si metta a fischiettare. Silvia se capita mangia qualche biscotto ai cereali, i suoi preferiti, ci mette sopra la marmellata di arance, che anche se non ci credi è dolcissima, oppure mangia una fetta di torta, se ce ne sono di avanzate dal giorno prima. Versa i caffè, prende il suo e comincia.
Silvia scende giù, accende il computer trascinando con se la sua tazza di caffè bollente, legge qualche quotidiano on line e sorseggia scottandosi la lingua, controlla se il suo lavoro di ieri è stato premiato e pubblicato, poi da un occhio ai blog che segue per vedere se ci sono aggiornamenti e infine apre il suo. E pensa a cosa metterci dentro, a cosa raccontare di sè, a cosa potrebbe comunicare oggi. Se solo ne avesse voglia. E modo, e tempo.
E così, anche oggi, ci scrive sopra una canzone.
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Silvia ha 16 anni e non li dimostra. Forse.
Silvia riposa dentro la stanza
con una mano sotto il cuscino
mentre di fuori spunta il mattino
che fra non molto la sveglierà
Silvia si veste davanti allo specchio
e sulle labbra un po’ di rossetto
andiamoci piano pero’ con il trucco
se no la mamma brontolerà
Silvia fai presto che sono le 8
se non ti muovi fai tardi lo stesso
e poi la smetti con tutto quel trucco
che non sta bene te l’ho già detto
Silvia non sente oppure fa finta
guarda lo specchio poco convinta
mentre una mano si ferma sul seno
è ancora piccolo ma crescerà
Silvia fai presto che sono le 8
se non ti muovi fai tardi lo stesso
e poi la smetti con tutto quel trucco
che non sta bene te l’ho già detto
Silvia non sente oppure fa finta
guarda lo specchio poco convinta
mentre una mano si ferma sul seno
è ancora piccolo ma crescerà
Silvia ora corre oltre lo specchio
dimenticando che sono le 8
e trova mille fantasie
che non la lasciano più andar via
che non la lasciano più andar via
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PERMALINK
domenica 22 giugno 2008 - ore 10:47
Country road take me home...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Cominciamo con l’oroscopo della Tribuna, che oggi ha veramente dato il meglio di se e che mi ha regalato minuti di ilarità.
Pesci: Non vi mettete dalla parte del torto dicendo quel che pensate senza il minimo tatto. In amore è arrivato il momento di sfoderare le vostre armi segrete. Svagatevi.Per la serie "ricordati il filtro tra cervello e bocca".
Oggi mi sono svegliata con le voci roche e assonnate di cinque diciassettenni che uscivano dal letargo due piani più sotto della mia camera. Allora mi sono alzata e con impavida spavalderia sono scesa in cucina, pronta ad assumermi i miei compiti di maggiorenne presente e pensante. E ho deciso di preparare loro la colazione. Realizzando solo quando li ho visti con i capelli arruffati e le occhiaie viola che due di loro giravano per casa mia ancora in mutande. Sì, è vero, sono la sorella di Giovanni e in quanto tale sono sempre stata anche un po’ sorella loro, ma di lì a gironzolare per la mia cucina in mutande ne passa.
Però l’hanno fatto. E mi sento molto una sorella figa, perchè io lo so che i suoi amici hanno un debole per me, e fanno sempre i carini, e ogni tanto Giovanni mi dice che i suoi amici gli dicono (oddio che linguaggio da teenager) che è fortunato ad avere me come sorella. E scusate se me ne vanto.

Dicevamo. Ieri sera hanno festeggiato il compleanno del mio ciccio, e si sono fermati qui a dormire i suoi quattro più cari amici. Si sono ubriacati, hanno guardato programmi porno in tv, hanno mentito sull’orario della nanna e probabilmente si sono anche fumati una cinquantina di cicche in giardino. Come ogni adolescente che si rispetti.
E stamattina li ho svegliati scendendo le scale della taverna e gridando
"Ciurmaaaaaa!!!", ma erano già quasi tutti tornati nel mondo reale, non c’è stato gran gusto. Allora ho fatto caffè latte e biscotti per tutti, suddividendo i resti di pannacotta nel frigo.
E lì scatta la supremazia della cuoca, che si è mangiata una fetta tutta da sola mentre preparava la cambusa,
de scondòn, e a loro ha lasciato dividere a metà le restanti. Dopotutto ieri si sono fottuti una quintalata di tiramisù senza lasciarmene una sola fettina, i bifolchi, si meritano di perire sotto i colpi di una porzione mignon di panna cotta. Se lo meritano. Non mi hanno lasciato neanche un po’ di crema di mascarpone da leccare dalla teglia, niente. Allora mangiatevi un cubettino di pannacotta e morite di voglia perchè la porzione è piccolissima. E la mia era doppia della vostra.
Avrò 10 anni in più di loro per qualcosa.
O no.

Ma ora parliamo di ieri. O meglio, facciamo parlare le foto che dicono tutto benissimo da sole.
Una cosina però la sottolineo perché è giusto che sia così: la sposa più bella che io abbia visto in tanti anni di lacrime a matrimoni di amici. Stilosa come solo lei sa essere.




Lei è il mio guru in fatto di scarpe

Linda e Andrea consacrati nell’unione del sacro vincolo del matrimonio

Io e la mia bionda preferita

E poi tutti insieme col mitico gruppoteatro
E quindi il nostro rinfresco fra teatranti, alla gelateria di Spresiano dopo la cerimonia, quando gli sposi coi parenti sono andati a pranzare. E noi lì, tutti in tiro, eleganti ma poco raffinati, con rivoli di sudore sulla fronte, con spritz patatine e granite all’anguria.

Tuttinsieme

Stefano aka Leonida aka Trecento aka Tony Manero con la granita

I miei angeli custodi

Quello buono e quello cattivo

E un po’ di sano esibizionismo, perchè non si è mai vista una vestaglia così bella.
Damien Rice - The blower’s daughter
And so it is
Just like you said it would be
Life goes easy on me
Most of the time
And so it is
The shorter story
No love, no glory
No hero in her sky
I can’t take my eyes off of you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes off of you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes...
And so it is
Just like you said it should be
We’ll both forget the breeze
Most of the time
And so it is
The colder water
The blower’s daughter
The pupil in denial
I can’t take my eyes off of you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes off of you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes...
Did I say that I loathe you?
Did I say that I want to
Leave it all behind?
I can’t take my mind off of you
I can’t take my mind off you
I can’t take my mind off of you
I can’t take my mind off you
I can’t take my mind off you
I can’t take my mind...
My mind...my mind...
’Til I find somebody new
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giovedì 19 giugno 2008 - ore 19:00
Giornalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ah, che bello. Ah, che soddisfazione. Ah, che bella giornata. Oggi sono piena e soddisfatta, oggi sono tronfia e baldanzosa. Oggi sono felice. Ah, che bello.
Oggi sono stata iperimpegnata, mi sono barcamenata fra mille impegni, conferenze stampa al bar, corse in bicicletta, inseguimenti misteriosi, autobus impazziti, pedoni incoscienti, incontri con personaggi importanti in luoghi di grande importanza con altri personaggi di grande importanza, telefonate ad ogni ora e ogni minuto, quattro pezzi da scrivere in pochissime ore e poi una cosa bellissima che però qui non si scrive.
E oggi ho anche le foto della giornata.
In questa prima foto vedete il mio fotografo.
El xe un bravo tosatto che ga sempre baretti strani. E si merita di essere immortalato nel mio blog perché è sempre buono con me anche se mi deve ancora mandare la foto che mi ha fatto con il signor Filiberto, e se metto la foto qui magari mi ricordo di tormentarlo giorno e notte con le mie richieste di arretrati fotografici.
Io e Jurgen ci sosteniamo a vicenda. Siamo i più sfruttati di tutta la stampa della Marca Trevigiana.
Qui siamo il fotografo furbetto e la giornalista d’assalto.
Notare le espressioni tipicamente furbettesca e d’assaltesca.

*
Aggiornamento nonnesco a fine postE poi qui c’è una Silvia giornalista che secondo me è venuta proprio bene. Cartellina stampa, cellulare, abbigliamento sporty-chic (come dice la Linda, che di moda ne sa a pacchi). Un vecchio Natalino Balasso, di cui alcuni di voi già non ricordano più le fattezze vagamente tondeggianti, invece direbbe:
"Proffescional!!"Anche se qui non si nota che ho le scarpe con la punta gialla come la tracolla della borsa. Ma l’avevate dato per scontato, io non lascio nessun abbinamento al caso. E’ tutto calcolato nei minimi dettagli. Come sempre, del resto.

Ah, come sono contenta oggi. Ah, come sono serena.
Ah, che bello.
Ah.
Eh.

Detto questo, canzone.
La marcia dei fiori
Tra i miracoli della natura
che allietano il mondo da tanta sventura
la festa dei fiori è il regalo che vale di più.
E’ una festa di mille profumi
più bella di tutte le grazie del cielo
e perfino del mare.
Ad esempio la rosa
è meravigliosa
e sembra una donna
che muore d’amore
in profumo ed in classe
val più delle dalie
del garofano e delle mimose
del bel tulipano e perfino
del puro e gentile lillà.
Ammirate il geranio modesto
che forse è il più onesto del grande giardino;
nel mondo dei fiori c’è chi soffre di vanità
e ammirate l’ortensia innocente
che placidamente si fa
una fama di verginità.
Sorridente e pulita c’è la margherita
che è la preferita di lui e di lei.
E scordare non posso il papavero rosso
che alle piccole api dà miele
e al mondo crudele dà gioia,
la gioia che c’è nel mio cuor.
Ed adesso parliamo del bel tulipano
e lo salutiamo in verso ed in prosa:
però cosa può in confronto alla rosa?
Ma una rosa non è solo un fiore,
una rosa è una rosa e una rosa
è una donna che muore d’amor.
* Aggiornamento tda - the day after: "Come sei venuta bene, sembra che stai dicendo non fatemi arrabbiare. E poi hai un bel profilo, un profilo greco quasi, non come nell’altra foto che si vede bene ma anche qui, e anche se hai il naso un po’ lungo, ma il labbro sporgente sotto si nota poco. Bella foto".Grazie, nonna.
E come non bastasse, perchè la nonna una ne sa e duemila ne dice.
Stamattina dopo le pulizie me ne sono scesa tutta contenta col mio vestito rosa ancora sulla gruccia, il mio meraviglioso vestito rosa di chiffon, leggero e fresco e superfrivoletto, quello che devo mettere al matrimonio di Linda domani, e volevo chiedere alla mamma se oggi stirava, se no dovevo farlo io domani prima di partire. E la nonna mi fissava, e sentivo che voleva dire qualcosa. E io speravo non dicesse nulla, e invece l’ha detto.
“Che bella vestaglia, è nuova?”.
No, non è una vestaglia nuova. È un vestito. Il mio bellissimo vestito per il matrimonio di Linda.
Poi ovviamente si è corretta dicendo che è bellissimo, e che non ha mai visto un vestito così bello, ma veramente bello.
E io volevo dire già, quasi come una vestaglia di seta rosa.
Il vestito è questo, ma rosa chiaro chiaro. Bellobellobello...
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mercoledì 18 giugno 2008 - ore 09:38
Cosa succede, cosa succede in città, c’è qualche cosa, qualcosa che non va
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Piove sempre. Non va mica bene.
“Se piove el giorno dea Assensa, par quaranta dì no semo sensa”, mi dice mia nonna. E il giorno dell’Ascensione ha piovuto, e i 40 giorni scadevano sabato scorso. Ma ieri pioveva, stanotte è piovuto, oggi pioverà. Vorrei che non piovesse. Il 15 giugno, San Vito, non ha portato buone nuove, perchè
“Se piove a San Vito ogni mosto va fallito”, e qualche goccia è scesa domenica. Non ne va mica bene una. Se poi pensate che
“Se Pietro e Paolo xe piovosi, par trenta dì sarà dannosi”, e cioè il 29 giugno, siamo presi veramente male.
Uno sta lì tutto l’anno ad aspettare di potersi vestire di bianco, di pois rosa, di fiori. Di mettere i sandaletti e le infradito che ti fanno respirara i piedi. E invece no, si trova pioggia costante scrosciante angosciante. Che batte e sbatte sul tetto della mansarda, sulla finestra, e tutta la notte, e un pezzo di mattina.
E allora ti svegli con ancora una riga di cuscino in faccia, di quando hai trovato una posizione che ti permetteva di ovattare le orecchie, e non sentire la pioggia che batte e sbatte. E ti metti di nuovo una maglia con le maniche lunghe, e ti stiri la giacca che ieri sera hai appoggiato male. E scegli una spilla colorata con un sorriso disegnato sopra, perché porca miseria sto tempo è devastante. Mette di malumore. Come dicevano i miei amici siculi,
"mi fa venire il malosangue".
Voglio il sole.
Chiedo tanto a metà giugno?
Meteoropatia portami via.
Ascoltiamoci una bella canzone, va’.
Era una casa molto carina
senza soffitto, senza cucina;
non si poteva entrarci dentro
perché non c’era il pavimento.
Non si poteva andare a letto
in quella casa non c’era il tetto;
non si poteva far la pipì
perché non c’era vasino lì.
Ma era bella, bella davvero
in Via dei Matti numero zero;
ma era bella, bella davvero
in Via dei Matti numero zero.
AGGIORNAMENTO DELLE 13.40 - Beh, se bastava chiederlo... Il cielo si è aperto, è venuto fuori un bel celeste windows, con le nuvolette e quant’altro. Bello. Sole luce calduccio. Mi manca il mare.
E non solo.
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PERMALINK
lunedì 16 giugno 2008 - ore 13:45
And I said what about Breakfast at Tiffany’s?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non me ne sono resa conto fino a quando non abbiamo visto il video dello spettacolo, tutti insieme, sabato sera:
hey gente, abbiamo fatto un lavoro eccezionale.
Abbiamo creato uno spettacolo tutto nostro, meravigliosamente nostro, con qualcosa di ognuno di noi lì dentro, con un pezzettino di ognuno. Chi ci ha messo la battuta, chi ci ha messo il personaggio, chi la regia, chi quell’idea per renderlo non so, un po’ più uhm e un po’ meno uhm.
E soprattutto, ci siamo divertiti a farlo. E me ne sono accorta guardando il video, e ho visto come me la sono goduta la mia presenza scenica. Io che su quel palco ci sto meno di tutti, eppure me li godo quei pochi minuti che entro, e faccio la scema con Sandro. Me li godo. Me li prendo tutti, perché finiscono in un lampo. E ho visto come se l’è goduta Alvi, che passava pomodori sammarzano e faceva i vapori con gli antidepressivi, e come se l’è goduta Lemon vestito da diavolo, e Linda che saltellava con le mie ali da farfalla, e Stefano
"bianco, brillanti, i miei svarowsky", e Sandro con quella sciarpina di paillettes, e la Ester a fare il burino ignorante, e Violetta che si atteggia da snob, e ognuno il suo. A ciascuno il suo.
Il lavoro di tre mesi, tre mesi di arrabbiature, di fatica, di sforzi, di incomprensioni. Tre mesi di prove, di nervosismo, di intere serate a non concludere niente e poi tutto un colpo vedere che si crea da solo. Tre mesi di risate, di fantasia, di idee buttate al macero perché troppe, non ci stanno, è fantastico ma non ci stanno.
Tre mesi che durano un secondo. Durante le prove il tempo si dilata, non finisce mai, hai il panico che ti mangia lo stomaco, e durano una vita, ti sembra che la tua scena duri tre mesi di lavoro.
Ma quando entra il pubblico, e tu vuoi regalare loro quindici minuti di divertimento, quindici minuti di un pensiero, di qualcosa che tu comunichi loro. Quando fai un regalo così, la tua scena dura quindici secondi. Sali sul palco e sai che è il tuo momento, e te lo devi giocare, e te lo devi godere, perché dura
il tempo di dire uno, come dice Will.
Non tre mesi, ma quindici secondi. Esci da lì e abbracci chi ti ha aiutato a faticare, a creare, a ridere, ad arrabbiarti, a capire. Soprattutto a capire.
E poi, quando smonti tutto, ti giri e guardi il palcoscenico: e ti manca. Vuoto, illuminato a giorno, enorme e piccolissimo. Ma come abbiamo fatto a metterci sopra una cosa così meravigliosa fino a pochi minuti fa?

Il gruppo, tuttinsiemeappassionatamente.

Il nostro gruppo, Lemon, io, Michela, Ilenia, Linda, Gigi, Sandro

Namastè
D’altra parte, è così.
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PERMALINK
domenica 15 giugno 2008 - ore 13:57
E ogni volta che non sono coerente ogni volta che non è importante
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno."Andava tutto bene, una settimana di Creazione e ogni cosa era buona. Solo che, a un certo punto, a Dio venne una strana idea: mancava un po’ di movimento all’Eden, qualcuno a cui donare fuoco, mele e ruote, e così creò uomo e donna.
Ma siccome la faccenda stava diventando un po’ noiosa ed era sempre tutto buono e giusto, e questi due se ne stavano sempre là a cianciare sotto un albero senza fare un cazzo, decise di vivacizzare l’esistenza di entrambi inserendo un piccolo incidente di percorso mensile.
Fu così che Dio creò la
Pms e tutto quel che segue.
E anche se non era cosa buona e giusta (e forse proprio perché non lo era) gli piaceva un sacco, e decise di inserirla come bug del sistema femminile. Arbitrariamente femminile, senza interpellare la diretta interessata, senza tre mani a pari e dispari o morra cinese,
carta forbice sasso, giusto perché se la giocassero un attimo.
No, se la becca quella troia di Eva, così è deciso.
E così si inserì nell’universo umano questo diversivo vagamente ironico sul quale poi, millenni dopo, si sarebbe potuta sviluppare di prepotenza l’avventura delle suffragette. Poteva avere degli slanci interessanti.
E Pms fu.
E così oggi, se avrete modo di vedermi in tutto il mio laconico splendore, prendete atto del fatto che non l’ho chiesta io, che la mia vita sarebbe stata altrettanto inutile, piena, ricca, stravolgente, eroica o misera anche senza.
E che per essere stanca, nervosa, isterica e ipersensibile non avevo bisogno della provvidenza divina. Mi arrangio benissimo da me.
Questo perché stamattina sono andata a fare colazione coi miei angeli custodi, e abbiamo riflettuto sulle formiche, sui nervetti e sulla poligamia orientale. E sulle scuse delle donne.
Odio pessimismo e fastidio.
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PERMALINK
sabato 14 giugno 2008 - ore 09:27
(categoria: " Vita Quotidiana ")
You are my sunshine
The other night dear, as I lay sleeping
I dreamed I held you in my arms
But when I awoke, dear, I was mistaken
And I hung my head and I cried.
You are my sunshine, my only sunshine
You make me happy when skies are gray
You’ll never know dear, how much I love you
Please don’t take my sunshine away
I’ll always love you and make you happy,
If you will only say the same.
But if you leave me and love another,
You’ll regret it all some day:
You are my sunshine, my only sunshine
You make me happy when skies are gray
You’ll never know dear, how much I love you
Please don’t take my sunshine away
You told me once, dear, you really loved me
And no one else could come between.
But not you’ve left me and love another;
You have shattered all of my dreams:
You are my sunshine, my only sunshine
You make me happy when skies are gray
You’ll never know dear, how much I love you
Please don’t take my sunshine away
In all my dreams, dear, you seem to leave me
When I awake my poor heart pains.
So when you come back and make me happy
I’ll forgive you dear, I’ll take all the blame.
You are my sunshine, my only sunshine
You make me happy when skies are gray
You’ll never know dear, how much I love you
Please don’t take my sunshine away
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PERMALINK
venerdì 13 giugno 2008 - ore 14:13
Cielo grigio su cielo grigio su foglie gialle giù foglie gialle giù
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Perché Sanremo è Sanremo, e perché venerdì 13 è venerdì 13, anche per i non scaramantici.
Le mie disgrazie partono (anzi no, ma lo tengo per ultimo) stamattina presto, quando svalvolata come sono mi sveglio alle 7 e con l’audacia di un coguaro mi metto a pensare alla giornata, organizzando i vari impegni che mi sono prefissa. Mi alzo verso le 7 e 40, perché il buon Morfeo sembra ancora impossessato delle mie capacità motorie e intellettive, dopo essermi crogiolata beatamente fra piumino e lenzuola. Mi alzo, mi stiracchio e sbatto, violentemente sbatto, provocandomi un piccolo ematoma sulla coscia. Mica avevo realizzato che fosse venerdì 13, non ancora. Tant’è.
La giornata è lunga, sono solo casi, e poi maldestra come sono mi capita così sovente di sbattere e procurarmi ematomi. È da me, è tipicamente da me. Proseguo.
Faccio le pulizie, mi doccio e mi asciugo i capelli. Un disastro, non stanno, ho una scimmia di capelli in mezzo alla fronte che non vuole stare, e un mezzo ciuffetto cortissimo che spara in alto. Ma che vuoi che sia non buttiamoci giù, oggi è una bella giornata, aria fresca che entra nella mia mansarda. Apro la finestra che sta sul tetto per far circolare questa brezza da pieno giugno. E piove. Ma cosa vuoi che sia, è solo sfiga.
Piove, devo decidere cosa mettermi. Sono i giorni in cui rimpiango di essermi fatta convincere a non comprare gli stivali da pioggia fantasia. Mi starebbero daddio, e invece non ho scarpe da pioggia estive. E poi devo usare il mio ombrello a pois arancioni rosa e fucsia, devo essere vestita sui toni se no sparo veramente, o se no vestirmi neutrissima per non essere un pugno su un occhio.
Mi vergogno un po’ a dirlo, ma ho premesso che oggi ero svalvolata e volevo fare un po’ la matta stamattina, e volevo abbinarmi all’ombrello.
Decido di vestirmi di nero, con una giacchina rosa antico, orecchini vintage. Carinissima, davvero, mi compiaccio di me, sono la maga degli abbinamenti. Ma il dubbio sorge improvviso: vestita così che scarpe metto? Mica quelle da ginnastica, non ne ho che ci stiano. E quelle rosa sono scamosciatine, mi si inzuppano tutte. La scarpa perfetta è la scarpettina a fiori. Visto che l’anno scorso le avevo pure fotografate, le ripropongo per farvi capire a che livello arriva la demenza da svarionamento precoce.

Tanto non piove, penso fra me e me, faccio tempo ad andare alla conferenza stampa e poi rifugiarmi da qualche parte, e poi Treviso è tutta portici. E poi mica può scravassare, pioggerellina passeggera. Parcheggio in centro (fuori dal centro, anzi) con grandi difficoltà dato l’immane traffico e inizia a diluviare. Apro il mio ombrello. Vento. Pioggia. Diluvio. Temporale. Una macchina mi schizza tutta.
Odio pessimismo e fastidio. La città è un’unica pozzanghera, non fai due passi senza annegare in un lago di pioggia, parlare di piedi umidi diventa un eufemismo. I miei piedi non sono bagnati: i miei piedi sono rane e le mie scarpe sono stagni. Ho i piedi freddi e completamente stonfi, e schizzati di fango. Mi fermo sotto la Loggia, arrotolo i pantaloni mentre un nutrito gruppo di giovani mi osserva esterrefatto, mi trasformo in una pescatrice, con degli elegantissimi pantaloni a sigaretta neri arrotolati malamente fin sopra la caviglia. Con le scarpe che ormai emanano vapore acqueo, con la borsa tutta sgiozzolata perchè l’ombrello perde sui lati. Mi lego i capelli perché il vento me li sta sparando in ogni direzione, mi cadono un po’ di cose, le raccolgo disordinatamente, mi lamento imprecando verso il cielo e aspetto che i miei conferenzieri arrivino.
E invece erano quel nutrito gruppo di giovani che si interrogava sul perché mi stessi arrotolando i pantaloni, e soprattutto perché parlassi da sola.
Non può essere solo sfiga, no. Allora mi chiedo perché succeda tutto oggi, e non trovo spiegazioni logiche. Io che di logica non so nulla. Poi inizio a capirci qualcosa. La logica ha sempre un suo deviante simbolismo. L’ematoma, le scarpe, i pantaloni, l’ombrello, la giacca, i capelli, gli schizzi, la pioggia.
Realizzo solo allora. Tutto questo si somma alla disgrazia di ieri sera, dopo mezzanotte, quando ho strisciato la macchina. Era passata mezzanotte, era già
venerdì 13. L’ho strisciata dietro, sul paraurti e pure qualcosina sopra la ruota. Da niente, dici. Eh certo, da niente, visto che navigo nell’oro. E ho mentito alla mamma.
Credo sia per questa mia falsità – l’ho nascosto alla mamma fino a qualche minuto fa, quando le ho detto che mi è successo appena adesso in centro perché l’asfalto era molto, molto scivoloso – che sono stata punita. La mamma è stata comprensiva, le ho spiegato che la pioggia rende l’asfalto pericoloso e via dicendo. E così, siccome rimango anche nell’inconscio una personcina di saldi principi, mi sono autopunita. Andando in giro vestita come una hawaiana con scarpette e giacchina leggera, per il solo gusto di abbinarmi a un ombrello che cristoddio non si abbina con niente.
Detto questo, se l’Italia stasera perde odierò per sempre il venerdì 13, io che a queste sciocchezze scaramantiche non ho mai creduto.
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PERMALINK
giovedì 12 giugno 2008 - ore 17:27
Susanna è una bambina tutta colorata che quando va a ballare sembra un’aranciata
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La Shaula delega la mamma per la questione economico monetaria delle tasse e dichiarazione dei redditi, troppo delicata per una mente così poco pragmatica. Così poco portata per i numeri, soprattutto. La Shaula consegna tutto il materiale alla mamma due mesi fa, e la mamma lo aggiunge al suo. Due in uno, si dice.
La mamma della Shaula oggi va a controllare se è stato tutto conteggiato e manda un messaggio alla Shaula:
"Hanno detto che del cud ti danno indietro xxxx euro. Ciao."Shaula esulta:
"Bene ma quando me li ridanno? Grazie di essere andata, baci!"Mamma di Shaula:
"Fra due anni. Ciao. Baci."Riecheggia ancora nelle mie orecchie.
Dueannidueannidueanni.Detto così, a me quel baci mi sapeva tanto di presa per il culo.
Ma io che me ne faccio fra due anni? Cioè, meglio di un calcio sugli stinchi, ma dico io, fra due anni???? Quelli sono soldi miei! E io li voglio adesso!! Mi servono adesso! Li pretendo!
Sono soldi mieiiiiii!!!!!!!!
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