********************
Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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mercoledì 21 dicembre 2005 - ore 09:13
Innamorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non te ne rendi neanche conto. Ridi e scherzi e passa
un anno, non te ne accorgi, ti scivola addosso lasciando segni indelebili - vola il tempo, quando sei felice. Così, all’improvviso guardi il calendario e siamo già a dicembre.
Come corre questo tempo. Questo, intendo, quello di questo anno qui. Guardi il calendario, è iniziato dicembre, ed ora è finito, ed è quel giorno. Quel giorno uguale a un anno fa.
Passano 12 mesi, passano le stagioni, maglioni di lana, poi canottiere e ciabatte, poi di nuovo cappotti. E quante gonnelline a fiori, quanti costumi colorati, quanti ombrelli rotti e quante sciarpe di lana ci aspettano ancora. Quante cene, quante risate, quanti libri, quanti film.
Quante cose cambiano in
un anno, e invece noi siamo qui. Sempre qui, sempre noi, sempre uguali.
Sempre innamorati come il primo giorno.
E pensare che potevo perderti, potevi scappare, potevi non essere mio. Mi sono svegliata appena in tempo. Potevi scappare e non tornare più. Potevo essere senza di te, adesso. Invece ci sei, grazie a me, grazie a te, grazie a quell’entità astratta, quella divinità provvisoria chiamata in causa occasionalmente – amore.
Come sono felice…
Il tempo prima di te era un’attesa – infinita, interminabile, impalpabile infinita attesa. Questo invece è il tempo che voglio. Non ore, non minuti, non giorni. Ma tempo che sia mio,
nostro.
Un anno.
Il nostro primo compleanno. Auguri amore mio.

Barry Manilow Cant Smile Without You
You know I cant smile without you,
I cant smile without you,
I cant laugh and I cant sing,
Im findin it hard to do anything.
You see, I feel sad when youre sad,
I feel glad when youre glad,
If You only knew what Im go ing through,
I just cant smile without you.
You came along just like a song
and brightened my day,
Whodve believe that you were part of a dream
Now it all seems light years away.
And now you know I cant smile without you,
I cant smile without you,
I cant laugh and I cant sing,
Im finding it hard to do anything.
You see, I feel sad when youre sad,
I feel glad when youre glad,
If you only knew what I"m going through,
I just cant smile.
Now some people say happiness takes so very long to find.
Well Im finding it hard leaving your love behind me.
And you see,
I cant smile without you,
I cant smile without you,
I cant laugh and I cant sing,
Im findin it hard to do anything.
Y ou see, I feel sad when youre sad,
I feel glad when youre glad,
If you only knew what Im going through,
I just cant smile without you
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PERMALINK
lunedì 19 dicembre 2005 - ore 10:25
imparismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Voglio imparare a fare una cosa perfetta. Una cosa, una sola, ma che sia il mio cavallo di battaglia, qualcosa che io faccio meglio degli altri. Sentirsi bravi in qualcosa è di enorme aiuto per l’
autostima.
Tipo diventare la più brava di tutti a fare le polpette. Chessò, essere la migliore al mondo a fare i regali di Natale per esempio (rasento la perfezione ma ho ancora da imparare...). Oppure essere la migliore negli studi, tipo avere sempre il massimo dei voti.
Essere raggiungibile, ma
non superabile. Tipo avere un record, uno qualsiasi, anche di volte in cui si inciampa sul porfido del Calmaggiore, o nelle gare di freccette.
Vorrei un
guinnes tutto mio, tipo la vista più acuta, o l’alluce più grosso (anche li sfioro il record) ma non sono ancora diventata superlativa. Potrei anche partecipare all’
Isola dei Famosi in questo modo...
O magari cantare Bohemian Rapsody al karaoke meglio degli altri, o disegnare meglio degli altri, o scrivere sms più veloce degli altri. Ho bisogno di autocompiacermi, di autocomplimentarmi.
Tutto questo perchè mio padre è il migliore di tutti: in
pacchianate.
Il re del KITSCH.
Ho un delizioso Babbo Natale appeso davanti all’uscio di casa, si cala con un paracadute in pizzo ed organza rosso e dorato. Se lo avesse trovato credo ne avrebbe preso uno parlante e lanciante piccole stelle filanti.
Mio padre e gli eccessi - capitolo 1. Potrei scrivere un’enciclopedia. Tipo abbiamo appesi in casa nel raggio di 5 metri ben 3 orologi a pendolo che talvolta, se sincronizzati a dovere, suonano all’unisono con melodie differenti. Nessuno può immaginare la tortura. Eppoi ho una splendida mini bicicletta ultraleggera (altezza al garrese 50 cm) che mio padre ha comprato perchè era in offerta - mai utilizzata nell’arco di un anno, giustamente, è impossibile salirci.
Come potrei parlarvi dei regali che porta a casa a Natale, ma non è bello criticare i regali di Natale.
Ne avrei da raccontare fino a fine anno e tutto il 2006.
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PERMALINK
venerdì 16 dicembre 2005 - ore 10:04
shaulismi - notizie dal fantastico mondo di Shaula
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando credi che certe cose non esistano più, ecco che la mente umana ti stupisce con la sua varietà miracolosa. Ad esempio uno pseudo ventenne in treno, con i capelli a tazza, davvero, con la frangetta corta corta tagliata alla "Scemo e più scemo", o frate
Cionfoli.
Poi quando credi di avere finalmente un esame da 5 crediti e sei contento boffonchiando dai che stavolta studio meno, ti ritrovi una bibliografia di facciamo conto un paio di migliaia di pagine, e l’esame vale metà degli altri.
Quando leggi un blog perché ti è stato consigliato perché lei scrive bene, poi vai a leggerlo e ti trovai davanti a serie di banalità che nemmeno tuo fratello che è in prima liceo e non ha voglia di fare i temi, autocelebrazioni e narcisismo allo stato brado. Da esorcista. Ma è la
teoria dello schifo. E non scrive neanche bene - forse lei per bene intende non far capire niente di quello che scrive a chi legge.
Quando credi che il limite di quoziente intellettivo sia unico vanto di alcuni tuoi lontani parenti che ancora ti accarezzano le guance, informati di quanta gente va all’
IKEA solo per mangiare. Un italiano che va a cibarsi in un grande magazzino svedese è come un francese che compra formaggio confezionato in Inghilterra.
Non ci si stanca di imparare, ma ci si dovrebbe stancare di fare sempre la stessa cosa per vincere due partite di seguito. Non giocate mai a
Shanghai, diventa una droga e la dipendenza è molto fastidiosa in quanto non sviluppa ma inibisce le capacità cerebrali sottraendo loro aria e sole in luogo di onde nocive agli occhi.
Da qualche giorno porto gli occhiali. Erano anni che non mi rimorchiava nessuno, ed è successo il primo giorno che avevo addosso gli occhiali. Era il figlio del macellaio, mi ha regalato delle uova e mi ha salutato togliendosi il cappello. La
galanteria esiste ancora.
Quando pensi che non troverai mai il regalo perfetto, prova a fingere di non dover fare regali. Passeggiando verrai catturato da una vetrina o da un’idea folle ( da un lampo di genio che poi è la stessa cosa) e avrai il tuo regalo perfetto. Non mettere tempo allo shopping natalifero. E non ti fermare se i negozianti appendono in vetrina una tua foto con la dicitura
io non posso entrare, cercando di boicottarti perché sei entrata mille volte e non hai ancora comprato. C’è tempo per tutto.
Se pensi che il vero Babbo Natale fosse vestito di rosso
vai a chiederlo alla
Coca Cola.
E poi dai, non è vero che a Natale siamo tutti più buoni. A Natale qualcuno si arrabbia perché gli altri sono più buoni. Qualcun altro di conseguenza si arrabbia perché non tutti sono più buoni. Qualcuno si arrabbia perché vede gli altri felici. La vita è ciclica, anche il Natale è ciclico. Torna e ritorna. Corsi e ricorsi.

Oggi sono simpatica.
Di che giorno viene Natale quest’anno? Il 25.
Ma non fa ridere come quella di Pasqua: quando viene Pasqua quest’anno? Di domenica.
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PERMALINK
giovedì 15 dicembre 2005 - ore 09:49
bloggismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vi siete accorti che il mio blog è diverso, che ha cambiato colori? E vi siete accorti che è pieno di radicchio??? Radicchio everywhere!!
beh... Io non ho fatto niente. Vi pare che sono capace di fare una cosa del genere? Io che ho preso 27 in informatica in un esame orale??
Sono stata, diciamo, una cavietta, una specie di esperimento genetico.
Modificata geneticamente, ecco. Come altro potrei spiegare quelle enormi orecchie di radicchio??
Sono molto orgogliosa del mio vestito nuovo. Mi vesto di radicchio.
Grande Enrico, che gran bel lavoro. Gli applausi sono tutti per te.
E grazie, soprattutto. E’ bellissimo, nonostante le piccole discussioni che abbiamo avuto durante la gestazione.. Mi piace, lo sento mio. Ed è solo mio.
Shaula’s Radicchio Blog.
[ps - Magari adesso che c’è il giuoco nuovo dei template qualche lobotomizzato la finirà di disturbare su Messaggi IN Bottiglia o Forum. Dai, dillo che hai inventato sta cosa dei bew-blog solo per tenerli impegnati!] Rimando tutti al blog
Radicchismi per capire finalmente il senso...
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PERMALINK
lunedì 12 dicembre 2005 - ore 12:08
Gioiellismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La vera sfiga di nascere femmina (in una generica ma universalmente riconosciuta distinzione dell’essere umano in base al sesso) è ricevere regali, nella fattispecie regali di battesimi, comunioni e cresime. Ai maschietti, ai miei amici maschietti, parenti nonni e amici tutti facevano la busta. Oppure un braccialetto, dei gemelli con le
ancore, al massimo una catenina, giusto per, non di più, cosicché i maschi dopo una cresima potevano comprarsi un’abbinata con giardino.
E le femmine (a quell’età si parla ancora di maschi e femmine, la divisione è abbastanza categorica)? Ricevevano, ricevono e riceveranno gioielli. Gioielli d’oro,
oro giallo. Anelli con incastonati pietroni blu e verdi, braccialetti del peso di un frullatore e orecchini enormi che neanche i cerchi per far saltare i leoni al circo. Gli zii lontani non ci pensano due volte, e tra uno stereo e un collier scelgono il secondo, come se fosse più adatto a una 14enne che non vorrebbe essere lì ad aprire quel pacchetto per nulla al mondo, sforzando un sorriso e sospirando un grazie che sa più di apocalisse.
Mia madre ha recentemente tirato fuori i regali che ho ricevuto dagli zii negli ultimi 24 anni. Oro, tutto oro. Pacchiani orribili esagerati magnificenti ma opachi gioielli d’oro, giallo. Ho selezionato accuratamente i superstiti (un bracciale finalmente leggero e un po’ diverso dai soliti rettangolini incatenati, l’anello che mi regalò la nonna poco prima della partenza per quel paradiso lì sopra e una terribile medaglietta con il faccione rubicondo della Madonna che odio ma a cui mia madre tiene tanto) e il resto è stato altrettanto accuratamente inserito in un sacchettino, pronto per la vendita. Accetterei anche uno scambio primordiale, un
baratto, ma non voglio più avere intorno quei cosi.
Tantopiù che io non sono una grande appassionata di gioielli. L’oro bianco e l’argento li accetto in piccole dosi, le pietre preziose mi angosciano, il regalo di Maury dell’anno scorso mi è piaciuto un sacco perché è una stellina lucente e discreta – gli è andata troppo bene a mio moroso con questa cosa che non mi piacciono i gioielli.
Si parlava con la Ale, come sempre. Gioielli, come spesso succede. Lei mi spiega cosa vuol dire taglio diamante, la
caratura, mi spiega perché quello vale più di quell’altro. Mi spiega come funziona il meraviglioso mondo dei gioielli. Io la ascolto cantando come mio solito
Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri. Non lo faccio con cattiveria, ma non riesco proprio a starle dietro. Non ci capisco nulla. Maury estasiato si rende conto che con me si è salvato da una banca perennemente in attesa di veder rimpinguare un conto rosso vermiglio.
Si parlava insomma l’altro giorno di quella bella pubblicità,
gioielli XXX non chiedetemi anche il nome. Lui che porta lei sotto un albero con una chioma immensa, una specie di cappello di Natale con miliardi di luci che paiono un
universo sceso sui rami, lei è al culmine della gioia e si lascia scappare una lacrimuccia mentre lui, galante romanticone d’altri tempi, le regala un anello (o bracciale o collana non me lo ricordo, cantavo ancora Sarà perché ti amo): a vedere la reazione di lei era proprio quello che le piaceva tanto. A me piaceva un sacco questa cosa dell’albero, alla Ale quella cosa dell’anello. Alla Ale i regali piacciono piccoli e sostanziosi, così dice. Per queste cose è fantastica.
Insomma, si parlava di questo albero – dai che adesso concludo senza perdermi nel contesto della campagna pubblicitaria – e commentavamo che sarebbe emozionante, davvero spettacolare ricevere così un regalo, Natale compleanno pasquetta festa della Repubblica o quel che sia. Trasognate ci immaginavamo i rispettivi uomini che ci accompagnavano sulla collina, tenendoci la mano sugli occhi per non rovinare la sorpresa, e poi quando la toglievano…
tadadadan!! Fuochi d’artificio. Carlo e Maury fingevano di parlare di trattori e cambio automatico.
La Ale si illumina al solo pensiero di un bracciale di
Tiffany su cui sbava da tempo. E tu cosa vorresti trovarci, mi chiede, sperando in un mio radicale cambiamento – o augurandosi di essere in qualche modo artefice del mio rinsanimento.
Occhio sbieco, viso di tre quarti, indice sulla guancia e aria assorta, pensierosa, pensosa. riflettosa. Cosa ci vorrei trovare? Chessò. Una prima edizione di Pitigrilli. O un autografo di Baricco non ancora rilegato, con l’impuntura bianca sulle pagine di panna o un bozzetto di
Calvino che si scriveva le sue città invisibili, o un quadernino di schizzi su cui Monet faceva prove per capire cosa cavolo erano queste ninfee, troppo per essere semplicemente fiori.
La Ale ha detto che ha ancora molto da insegnarmi. Ma non sono una buona alunna.
[che confusioooone - sarà perchè ti amooo - e vola vola si sa - sempre più in alto si vaaaaa]
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martedì 6 dicembre 2005 - ore 21:13
mostrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Invece è stata interessante. Molto interessante. Non me lo aspettavo.
Certo, alcune nozioni non erano di ovvia conoscenza e sarebbero state necessario delle spiegazioni più approfondite, tutto era dato troppo per scontato nelle didascalie accompagnatrici.
Certo, se uno vuole saperne di più si prende la guida e la tempesta di domande finché non sviene esausta su un drago in bronzo di 92 chili. Ma interessante. e poi è bello ragionarci su.
Questi erano poveri, veramente morti di fame, ma avevano la seta, una stoffa grezza, non delicata come la seta di oggi, ma preziosa, nuova. E prima di farci i soldi se la sono guardata bene, tra loro, non se la coccolavano neanche, era tipo la pelle di
foca in Antartide (o circolo polare Artico, uno dei due, faccio sempre confusione). Poi sono diventati famosi per la seta, e ci hanno fatto i soldi con i veneziani che credevano di aver trovato l’
America. O forse faccio ancora confusione.
Rappresentavano meglio gli animali degli esseri umani, cosa parecchio interessante. E come sempre ho trovato deliziosa l’assenza di prospettiva nelle incisioni e nei bassorilievi. Mi affascina la prospettiva a salire che utilizzavano una volta, con le case una sopra l’altra, bambini che arrivano al tetto, animali che si tengono in un palmo di mano.
I loro morti li infilavano in sarcofagi sagomati totalmente rifiniti in giada e filo d’argento (d’oro per i nobili), e le uniformi militari erano di pietra, e anche gli elmi (mi immagino un cinese che si mette l’elmo di fretta e va in battaglia con un occhio nero).
La Ceres sostiene che non sarei mai andata alla mostra se lei non mi ci avesse invitata. Invece no, ci sarei andata, di sicuro ci sarei andata, perché per odiare bisogna conoscere, e adesso odio i cinesi un po’ meno di prima. Breve ma intensa.
E soprattutto vissuta attivamente, ponendoci vicendevolmente domande. Tipo se decoravano a fresco o a secco. O qual è stato il primo popolo ad usare la sella. O cosa cavolo vuol dire
palafreniere - me lo sono dovuto cercare sul dizionario. Scrivono palafreniere ma non ti dicono a cosa serve un poker di omini a cavallo alti 30 cm. Misteri irrisolti.
Ah. E per parlare un po’ per niente: la Ceres sostiene anche che i buddisti somiglino a quelli di
Guerre Stellari.
fino al 30 aprile 2006, Ca dei Carraresi, Treviso
Le Vie della Seta e la Civiltà Cinese
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lunedì 5 dicembre 2005 - ore 20:25
immaginismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ti immagini se tutte le scale fossero mobili, e i bambini si divertissero a salire e scendere correndo da quelle ferme invece che su quelle che vanno su da sole, perché sono così statiche e marmoree…
Immagina come si starebbe se i neonati potessero scappare dai genitori che non gli piacciono, e scambiarsi tra loro “senti, a me piacciono di più i tuoi, facciamo cambio?”…
Immagina se si potesse raccogliere e mettere via in boccette gli
odori dei posti, collezionarli come figurine, per annusarli quando ne senti la lontananza – gli odori delle persone, per annusarli quando ti mancano…
Ti immagini se dalla bocca della gente uscissero le parole che pronuncia, come nei fumetti, una dietro l’altra e dopo un po’ a svanire nell’aria. così ci si accorgerebbe degli errori, e quando invece si dice una cosa bella la si può mettere in tasca per ricordarla meglio e usarla di nuovo, un altro giorno…
Immagina come sarebbe se vedessimo tutti colori diversi, ma senza saperlo. Li abbiamo appresi da piccoli, era tutto codificato a priori, quella foglia è verde. Ma immagina se quello che io chiamo rosa agli occhi di qualcun altro fosse quello che io chiamo verde, e viceversa. Noi chiamiamo la stessa sfumatura con lo stesso nome, ma solo perché abbiamo deciso che quello è il suo nome, senza accertarci di cosa realmente vediamo…
Ti immagini se fossimo tutti intonati, e ognuno avesse il suo cd, e l’unica cosa importante sarebbe quello che ci scrivi, nelle tue
canzoni, o la musica che ci scrivi sotto, perché una bella voce ce l’abbiamo tutti,…
Immagina se si potesse leggere nelle teste degli altri invece che le riviste nelle sale d’aspetto: le file dal dottore sarebbero meno noiose…
Immagina
scienza e arte che si incontrano, acqua e fuoco: lui coi suoi numeri, lei coi suoi disegni. Immagina che si innamorino, lui così essenziale e logico, lei così complessa e irrazionale. Sembrano non avere futuro. Ma immagina che lui spieghi a lei tutto quello che lei non sa, formule e assiomi. E che lei gli parli come se fosse tutto etereo, trasparente, onirico, fantasia. E immagina che riescano a vivere due diverse dimensioni contemporaneamente. Sembrano incompatibili, ma essere così diversi, così distanti, li unisce. Quanti argomenti sempre nuovi… parlare per ore, senza mettersi d’accordo, litigare perché ciò che ha senso non dovrebbe averne, e ciò che non ne ha meriterebbe di averne uno. E non smettere mai di confrontarsi, due
universi paralleli – ma che belli…
Timmagini - Vasco Rossi
TIMMAGINI
la faccia che farebbero
se da domani davvero
davvero tutti quanti "smettessimo"!!
TIMMAGINI
quante famiglie sul lastrico
altro che crisi del dollaro
questa sì che sarebbe la Crisi del Secolo!!!
TIMMAGINI
se fosse sempre DOMENICA
tu fossi sempre libera
e se tua madre fosse meno "nevrotica"!!!
A meno che
non siate già tutti daccordo con me
che cè qualcosa che...
QUALCOSA che non va...
NON SO...PERÒ...MAH!
Secondo me
qui cè qualcuno che ha sbagliato mestiere...
non voglio mica dire che sia in mala fede...per carità....
pero...pero qui qualche cosa NON VA!!!
Fantasie, fantasie che volano libere
fantasie che a volte fan ridere
fantasie che credono alle favole...
TIMMAGINI
la fregatura che han preso
quelli che son partiti
tutti di corsa, tutti quanti per il Messico...
TIMMAGINI
se fosse sempre Domenica
tu fossi sempre libera
e se tua madre fosse meno Nevrotica!!!
Fantasie, fantasie che volano libere
fantasie che a volte fan ridere
fantasie che credono alle favole...
....favole, favole, favole, favole,
favole......FA! FA! FAVOLE!!!!!
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PERMALINK
venerdì 2 dicembre 2005 - ore 13:36
dedichismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Silvia, ti dedico questi versi, tratti da un’opera del tuo Will che ti piace tanto, anche se ora che lo devi studiare così approfonditamente inizi a stimare meno qualsiasi drammaturgo esistito.
Silvia, te la dedico perché se non riesci a studiare
Semiotica del Teatro e tutte quelle puttanate varie ed eventuali non è colpa tua: sono quei saccenti studiosi arroganti che credono di poter inserire ogni istinto dell’uomo in un dogma. Tipo il Vangelo, a cui devi credere a prescindere, o tipo i Miti, o tipo Siddharta, che tutti hanno letto e tra tutti l’unica a cui ha fatto schifo sei tu.
Silvia, quesi versi sono per te, sono per dirti che
- anche se nessuno ti dedica mai poesie
- anche se la vostra canzone è una specie di virtuosismo per chitarre di
Mike Stern senza un testo comprensibile ma con solamente alcune sillabe confuse che sembrano dire
"se non lavorate ti morti" (te lo sei scelto tu il moroso musicista fissato)
- anche se l’ultimo regalo che hai ricevuto dal tuo lui hai dovuto implorarlo
- anche se non ti regala un cazzo di fiore da 9 mesi
io ti voglio bene.
Con affetto,
te stessa
Qual luce è luce, se Silvia non appare?
Qual gioia è gioia se Silvia non è li?
A men di immaginarla a me vicina e far
Mia una parvenza di perfezione.
Se nella notte mi trovo accanto a Silvia
Non sento più nemmeno l’usignolo.
A men di contemplar Silvia di giorno
Non c’è più giorno ch’io voglia contemplare.
Non vivo più se lei - di me l’essenza -
Mi toglie la benigna sua influenza che
Mi da vita, cibo, luce e affetto.
Non evito la morte, se sfuggo a tal verdetto:
Se qui mi attardo, corteggio certa morte,
Ma dalla vita fuggo, se fuggo dalla corte.
Da “I due gentiluomini di Verona”, di W. Shakespeare [Quanto mi piaccio quando mi faccio le auto-dediche]
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PERMALINK
mercoledì 30 novembre 2005 - ore 13:39
palestrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il nostro pianeta, la nostra galassia, la nostra Via Lattea: prendono forma in uno spazio dicotomico,
vecchio nuovo, grande piccolo, bello brutto, povero ricco. Ma le antinomie non sono finite e, se vogliamo dirla tutta, una delle accoppiate più vincenti del nostro millennio è
magro ciccione. Eh si, perché come l’abito fa il monaco, anche il grasso cutaneo e sottocutaneo fa il figo. Che poi a me la pancetta sull’uomo piaccia, e che io detesti con tutto il mio cuore quei muscolosi fisici privati di materia grigia che trasudano olio e steroidi non fa testo.
Parto da lontano per giungere infine ad un argomento che mi tocca molto intimamente e che da tempo immemore mi angoscia, croce e delizia:
la palestra - Se la conosco la evito.
Storico passo indietro. Ho smesso di giocare a pallavolo nel 2000, dopo 9 anni di onorata carriera. L’università mi impegnava su più fronti, e vivendo fuori casa mi era impossibile allenarmi durante la settimana. Inoltre avevo alcune cose da fare, che non sto ad elencare per mantenere un po’ di tono.
Insomma, mi ritrovo a neanche 25 anni con il fiato di un ottantenne – lungi da me incolpare per la mia pigrizia le mie
sigarette, quella è una scelta ponderata!
I tentativi di iscrivermi in palestra sono stati molteplici; ogni volta mi circondavo di amici diversi, in modo da appurare chi di loro avesse il maggior ascendente su di me, e chi tra loro potesse convincermi ad iscrivermi realmente in una palestra. Sempre tragicomico il finale, con colpi di scena assolutamente paradossali. Tipo me che ballo con delle
principessine in scarpette di raso rosa, o me buffona fino all’osso che frego il mio istruttore e dico che ne ho già fatti 40, di addominali, e invece sono a 15. Vergognosa, ma si trattava di mera sopravvivenza.
In 4 sono arrivati vicini al traguardo, solo in 4 sono riusciti a parlare con me di palestra senza che io fuggissi al primo minimo segno di distrazione del mio interlocutore. In 4 ci sono andati vicini così…
* Al 4 posto la
Elisa P., morosa di Ale D., con cui sono arrivata a discutere persino gli orari più consoni ad entrambe facendo combaciare perfettamente impegni di studio e lavoro di due ragazze coetanee ma con interessi e affari totalmente differenti. Non è durata più di 2 giorni, ma mi aveva portato anche un opuscolo in cui avrei potuto scegliere non solo il corso che preferivo, ma le attività fisiche più congeniali. Lei faceva aerobica. Dopo le mie traumatiche esperienze di ballerina ho preferito abdicare in modo drastico.
* Al terzo posto si collocano
Ale D. e Maury. Questo fatto risale ad almeno tre anni fa, quando eravamo semplicemente 3 amici cicciottelli e volevamo fare qualcosa per sistemarci fisicamente (e di conseguenza sentimentalmente – era un periodaccio). Per mesi abbiamo parlato di iscriverci tutti e 3 ad un corso di fitboxe, volevamo sfogare gli istinti animaleschi propri dell’uomo e riattivare le nostre funzioni vitali, da troppo tempo assopite. Essendo io la regina incontrastata dei bradipi, ho lasciato ai due uomini la questione organizzativa e valutativa delle offerte della palestra. Conclusione: ancora Ale ci chiede che ne è stato di quel corso che avevano trovato a Fiera, e come mai non ci siamo mai iscritti. Misteri, l’universo non è mai abbastanza grande.
* Al secondo posto con onore la
Morena, una mia ex amica di Bologna (lei era di Reggio ma abitavamo per studio a Bologna, va chiarito). Con lei ero addirittura giunta al passo successivo, dal mio dottore a fare il certificato medico e giro per le palestre della Dotta a cercare il corso più adatto a noi. Abbiamo infine deciso per il corso di Judo. Esperienza traumatica, io ho fatto solamente la lezione di prova gratuita, ma ho mollato dopo essermi fatta atterrare da una ragazzina di 15 anni.
* Al primo posto non poteva esserci che la
Fede. Abbiamo fatto palestra insieme per 2 mesi abbondanti - io ero già iscritta da tre o quattro mesi, ma non ci andavo regolarmente. Andava tutto liscio, si iniziava lentamente ad ingranare, i muscoli si rassodavano e avevo due polpacci da Gattuso – a recuperare la forma ci metto davvero poco, a discapito della mia femminilità. Ma quando abbiamo cominciato a bruciare palestra per andare al bar mentendo come due adolescenti ai genitori, quando abbiamo scoperto la bellezza di una cicca prima di entrare e la fatica di mezz’ora di corsa sul tappeto, abbiamo smesso e siglato un tacito accordo di non belligeranza: semplicemente non ci siamo più fatte vedere, ho ancora in una borsa la tessera magnetica per entrare in quella verdosa sudosa palestra.
Tanto, scusate, io ho sulle gambe dei muscoli che una ragazza normale non avrà nemmeno dopo 2 anni di palestra, frutto di una vita di salti a rete, maledetta pallavolo. I miei amici sono spaventati dalla forza che dimostro nel sollevare pesi, e dalle mie poderose braccia poco eleganti. Gli addominali fiacchi e mollicci fortunatamente sono ben coperti da uno strato non indifferente di ciccia e vestiti, quindi non si vedono; e nessuno a occhio può stabilire che ho il fiato di un neonato. Dove sta il problema?
Il problema è che sono vecchia prima di invecchiare. Ma non riesco ad iscrivermi in palestra. Se vado a ingresso libero rimando finché non mi scade l’abbonamento, penso che ho orari liberi e vado un’altra volta, non oggi, allora mi confondo, mi perdo nella scelta.
Se mi iscrivo ai corsi non ci vado perché mi vincolano con gli orari e limitano la mia
autonomia nonché il mio libero arbitrio. Da sola non ci andrei mai perché mi passerebbe presto la voglia, gli stimoli finirebbero presto; in compagnia ci andrei ma non è detto, inoltre dipende da milioni di fattori, dalla compagnia, dal corso, dalla palestra, dalla distanza metrica, dalla simpatia del titolare, dalla presenza di fighe, dall’attrezzatura dello stabile.
Se mi iscrivo a un corso di martedì e giovedì sono sicura che troverei mille impegni per quei 2 giorni alla settimana mentre mi troverei per i restanti 5 a girarmi i pollici sul divano.
Ma se utilizzo i 3 ingressi liberi settimanali “vieni quando vuoi e fai i corsi che vuoi”, la libertà concessami mi permetterebbe oltretutto di decidere di non andare.
È un dilemma. La dicotomia magro - grasso mi perseguita.
E io non riesco a scappare perché ho il
fiatone.
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PERMALINK
lunedì 28 novembre 2005 - ore 13:41
trombettismo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono arrivata ad una serie di interessantissime conclusioni, attraverso un piccolo studio sociologico di cui mi sono fatta carico nell’ultimo periodo. La ricerca è stata effettuata su un vasto campione di esseri umani di vario genere all’interno di uno stesso circuito sociale. Non essendo portata per la socializzazione data la mia scarsa intelligenza e la mia spiccata ironia che viene così spesso screditata e denigrata, ho scoperto alcune interessanti metamorfosi della
sfiga, che si presenta a noi sotto forme ogni giorno differenti.
Ci sono tanti (meno male) tipi di uomini e donne, così tanti che mille categorie non bastano. Ma quelli che sono qui dentro, in questo sito, per prendere un campione ad esempio, e ho preso un campione a caso, si possono distinguere in due tipi:
quelli che dicono di trombare, e quelli che davvero scopano.
Sostengo – e credo a ragione – che molte persone espongano la loro vita sessuale perché non hanno effettivamente una vita sentimentale (e spesso nemmeno una vita sessuale, per l’appunto).
Quando una persona intrattiene rapporti sessuali, e lo fa regolarmente (e con regolarmente parlo in termini temporali e non di monogamia), non ha bisogno di avere conferma della propria virilità sensualità o quel che sia da un numero tot di sconosciuti, non ha bisogno di palesare ciò che ha fatto e con chi – è anche questione di
signorilità.
I più abili Valentini che conosco dissimulano con straordinaria abilità, agiscono silenziosamente più che parlare, non li ho mai sentiti sproloquiare di cifre, provenienze e denominazioni varie e soprattutto non sentono la necessità dell’approvazione generale.
Credo che chi veramente fa di questa singolare e gratificante attività fisica non abbia bisogno di scriverlo pubblicamente sul muro di una piazza, soprattutto sotto gli occhi del grande fratello internet. L’ostentazione nasconde alcuni gravi problemi psicologici, e qui vorrei riavere una mia cara amica ormai sparita dal sito per una consultazione rapida e istruttiva.
E con questo passo e chiudo, alla prossima. Vi svelerò come mai c’è gente che litiga con tutti e gente che non litiga con nessuno, poi vi illustrerò la mente malata di quelli che usano stereotipi come fossero assiomi matematici, vi condurrò attraverso il misterioso mondo dell’umorismo e dell’apertura mentale, e infine vi mostrerò l’ipocrisia di scrivere messaggi offensivi e cafoni con aggiunto infine un sorrisino giallo e una gran sganassata, così sdrammatizza
il paltano che qualcuno ha nel cervello.

Tutto questo e molto di più su
Shaula Channel.
Arrivedervi.
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