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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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sabato 26 novembre 2005 - ore 14:14
Pensierismi - Shaulismi o quel che sia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Meno male che ho un amore bellissimo e che posso fare a meno di pensare ai problemi. Meno male che sono una persona intelligente, e che me ne ricordo nei momenti importanti. Meno male che non perdo più totalmente la fiducia in me stessa e che non mi colpevolizzo inutilmente dei fallimenti altrui.
Meno male che ho imparato a sopportare le angherie di un uomo che mira solamente a rimproverarmi, che chiude la bocca solo quando mi ha vista
piangere, che esce solo quando soddisfatto è riuscito ad umiliarmi, che inventa questioni per ferirmi e sentirsi il
padrone.
Meno male che non ho solo una casa, ma tante case quanti sono i miei amici. Meno male che riesco ancora a ragionare con la mia testa, che non seguo pedissequamente quelli più forti. Meno male che non sono una bambina, e la mia
ingenuità mi rende solamente più esposta ai pericoli, ma non cieca.
Meno male che so appigliarmi alle cose belle, perché ce ne sono tante in una vita, meno male che le noto, e che me ne accorgo prima che scappino via.
Meno male che ho un amore infinito, con cui posso sfogarmi, con cui posso parlare, a cui posso aprire cuore e mente e parlare, parlare finalmente parlare. A cui posso raccontare quello che mi succede, che non mi giudica senza aver compreso appieno la situazione, che mi consiglia, che mi conosce. E mi conosce perché mi ama. E mi ama perché mi conosce. Così mi amo di più anch’io.
Poi si chiedono perché passo le ore a
scrivere, perché ho sempre dietro un pezzo di carta e una penna, perché ho assegnato una ricompensa a chi dovesse trovare il mio
Moleskine in caso di smarrimento, si chiedono perché mi piace inventare mondi immaginari, perché mi emoziono scoprendo un dizionario di lingue inventate, perché mi commuovo su un libro che non parla d’amore, perché le canzoni più mi fanno piangere più mi piacciono.
Si chiedono perché sono diversa da loro, eppure mi hanno cresciuta, mi hanno insegnato, hanno cercato di modellarmi, di fermarmi, di rendermi come loro. Ma non ce l’hanno fatta, e si chiedono perché.
Perché io ho dentro qualcosa che loro non avranno mai, e parlo da presuntuosa senza presunzione. È vero, io ho qualcosa che loro non hanno. Io posso vivere di solo pensiero, non mi fa paura. Riesco a stare ore inerme solo pensando, inventando, immaginando di essere altrove, creandomi una vita che un giorno, se mi impegno, diventerà quella vera. Invece c’è chi ha
paura di ciò che pensa, di ciò che sa – paura di non sapere niente, di sapere poco, di non sapere tutto. Io so di non sapere, ed è questo che mi da la forza di andare avanti. Ogni conoscenza acquisita mi da orgoglio, mi da coraggio, mi fa vivere qualcosa di diverso.
Vorrei poter scappare a volte, correre via e non vergognarmi della fuga, e non chiedermi cosa lascio lì dietro, e non chiedermi come staranno senza di me, e su chi si sfogherà quando non ci sarò io. Vorrei scappare via, come una
pazza, scappare dal manicomio e ritrovare serenità e sanità mentale.
Giudizi Universali - Samuele Bersani
Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate.
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene laquilone,
togli la ragione e lasciami sognare,
lasciami sognare in pace...
Liberi comeravamo ieri,
dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e
andare fuori
come Mastroianni anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza calpestare il cuore,
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi
come sulle aiuole.
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra lodio,
Torre di controllo aiuto,
sto finendo laria dentro al serbatoio...
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non ce
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera e non ci sei più...
Vuoti di memoria, non ce posto
per tenere insieme tutte le puntate di una storia,
piccolissimo particolare,
ti ho perduto senza cattiveria...
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene laquilone,
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace...
Libero comero stato ieri,
ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi,
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori...
come Mastroianni anni fa,
sono una nuvola, fra poco pioverà
e non ce niente che mi sposta
o vento che mi sposterà...
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non ce
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera e non ci sei più... non ci sei più...
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PERMALINK
giovedì 24 novembre 2005 - ore 20:00
mercatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E’ una legge di mercato, perentoria -
puntare sugli idioti. E questa logica legge di mercato sta dando i suoi frutti, inconcepibili a mente sana ma effettivamente prevedibili per chi ha studiato per anni il fenomeno.
Infatti la
Trudy ha fatto e sta facendo i soldi con i fidanzati senza fantasia. Elementi tipo mio fratello, che regalando un orsetto alla sua morosetta si mette in pace con la coscienza e con il portafoglio in ogni occasione regalifera. Ripeto "OGNI". La Trudy lo sa che la fantasia scarseggia nella mente maschile, e gioca d’astuzia. Ogni anno spara peluche nuovi, così si possono collezionare o far collezionare, vincendo la classifica dei teneroni. Significa esperienza.
Esperienza di vita. Sembrano scemi alla Trudy ma fanno i soldi, è quello che conta: castorini, scoiattolini, cagnolini, micini, cucciolini. Chi l’avrebbe mai detto.
Fosse un regalo significativo ok, anzi meglio, anzi è l’unica motivazione possibile, tipo ti regalo un
pappagallo perché parli per il cazzo, oppure ti regalo un
orsetto lavatore così magari ti ricordi di sciacquarti le ascelle prima di uscire di nuovo di casa.
Ma smettiamola con i cuccioli della Trudy.
L’uomo può anche proferire parola e dire -
Tieni amore, ti ho preso un orsetto dolce buono bello come te, mi faceva tanta tenerezza e ho pensato di comprarlo per te che sei il mio cucciolo – ma nella mente di una donna questa affermazione fasulla riecheggia -
non mi veniva in mente niente da regalarti perché non ho tempo di andare per negozi o informarmi su ciò che davvero ti piace così vado sul classico che non stanca mai e anche se non ti piace perché è squallido te lo tieni in camera lo stesso, ti regalo un peluche come un uomo dolce comprensivo che sa dare e ricevere amore e adora gli animali, ma in quanto a regali sono un idiota, accettami per quello che sono.
E le donne, inguaribili romantiche, tengono sulla sedia della scrivania in camera uno
zoo di peluche che il fidanzato non si ricorderà mai di aver regalato. “Che bello, tesoro,
un altro orsetto bianco. Sei proprio un amore, come farei senza di te…”.
Per il bene della coppia, qualcuno deve pur abbassarsi. E comunque, in ogni caso, ci sono anche le donne Trudy, ossia quelle che vanno pazze per i peluche. Poi Dio li accoppia tra loro, uomini Trudy e donne Trudy, e libera mezza umanità da queste perversioni.
Queste parole siano un monito per tutti voi, ma soprattutto sono un promemoria per mio moroso, dovesse venirgli in mente di regalarmi un peluche.
Allora a quel punto sparami e facciamola finita.
UPLOAD delle ore 10.45, Treviso lì 25/11/05:
STA NEVICANDO. FUORI DALLA MIA FINESTRA STA NEVICANDO.
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PERMALINK
martedì 22 novembre 2005 - ore 20:06
capellismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non è un mondo facile, per nessuno. Ma soprattutto non è facile capire cosa si può fare per renderlo un mondo più semplice, per togliersi di torno i problemi, per vivere sereni e in pace.
Non si può neanche farsi una doccia tranquilli.
Allarme! Il
fon rovina i capelli, me lo hanno detto sempre, in mille lingue diverse, mille persone diverse, da quando sono piccola. I miei bellissimi lunghissimi capelli non meritavano una morte veloce tramite getti maligni di aria calda, che nel giro di pochi anni mi avrebbero ridotta calva. Io allora, che ero non solo una bambina molto timida ma anche molto rispettosa dell’autorità e soprattutto pigra da morire, decisi di non usare mai più il fon: due piccioni con una fava, la smetto di perdere tempo ad asciugarli e li salvo da morte certa. Ma con cosa li asciughi allora? All’aria, col caldo dell’umidità post doccia, e con il mio
asciugamano arrotolato in testa, un turbante di spugna. Allarme! L’asciugamano rovina i capelli! Li strappa, li schiaccia, non li lascia respirare! Quindi di nuovo cambio di strategia, e lascio i capelli all’aria dopo averli semplicemente tamponati con una salvietta, e ci do una leggera passata di fon. Compromessi.
I capelli col passare del tempo diventano corti, caschetti o tagli radicali per sentirmi a posto con la mia voglia di cambiare e sentirmi diversa, nuova. I capelli corti diventano presto intrattabili, bisogna correre ai ripari col
gel. Allarme! Mi avvertono che il gel rovina i capelli, che li indebolisce, li soffoca, li spezza. La
lacca idem. La
schiuma non ne parliamo - dopo due mesi di schiuma sei Kojak.
[Inizio a sbattermene delle parrucchiere e delle amiche di mia madre.]
I capelli crescono di nuovo. Abituata com’ero però coi capelli corti, mi sento molto più a mio agio se li tengo raccolti con un
elastico, adoro le code di cavallo alte sulla testa. Allarme! Quei piccoli sottili elastici strappano, spezzano, rovinano i capelli. Prendi quelli di cotone, di spugna, sono più morbidi. Ma allarme! Anche quelli rovinano i capelli. Cosa si fa in quel caso? Mollette, fermagli a molla che raccolgano i capelli. Quei fermagli che le nonne usano per fare la doccia (mia nonna ancora si chiede perché vado in giro
co e moette in testa). Allarme! I
forchettoni per raccogliere i capelli in modo morbido, senza strappare i capelli, senza sciuparli e facendoli respirare, uccidono i capelli e li strappano, li rovinano, li deturpano. La
piastra è un disastro, una tortura pilifera. La piastra è il Jack lo squartatore dei capelli. Non cè soluzione: un buio tunnel di cui non si vede e mai si vedrà la luce.
Fatemi capire. Devo rasarmi a zero?
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PERMALINK
sabato 19 novembre 2005 - ore 19:47
vecchismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Se ci penso forte riesco a vedermi. Se ci penso con attenzione, se lo sforzo diventa facile e la mente vola rapida, riesco a vedermi vecchia. Riesco a vedermi con i capelli raccolti dietro la nuca, fili d’argento per non rinnegare la mia età.
Mi vedo, con gli occhiali sulla punta del naso, una giacca di lana fatta a mano – o vendutami come tale – e scarpe basse, col tacco a cilindro e la punta grossa, rotonda, e le frange davanti. Ma mi stanno bene, sono nel mio stile. Con la gonna tweed verde e marrone, le calze di lana con i pelucchi, le mani secche e le dita stanche, mentre con le mie amiche di una volta raccolgo pezzi di ricordi per trascriverli domani.
Mi vedo vecchia mentre spiego a un ragazzino che non vuole lezioni di vita come mi sentivo alla sua età, e poi penso a quante volte non ho lasciato parlare mia madre. Mi vedo vecchia davanti a una minestra fumante, tornando con gli occhi agli odori delle fiere, della domenica mattina in centro, del cantiere dietro casa, dei prati di mia nonna, dei libri dell’università. Mi vedo aprire scatole di biglietti aerei, pensando ai risparmi per i viaggi e alla gioia delle partenze. Mi vedo vecchia senza rimpianti e senza rimorsi, ad un tavolo a scrivere quello che è passato ed ha costruito il mio presente.
Mi vedo seduta su una poltrona di velluto, davanti a un caminetto acceso, con una morbida coperta a quadri che sfoglio un album di foto, ripensando senza lacrime a giorni passati da quasi una vita. Mi vedo passeggiare lungo il fiume, con l’ombrello sempre in borsa, mentre penso a quando ero giovane, ai desideri e alle speranze della giovinezza. L’entusiasmo, le rincorse ai sogni, la ricerca dell’amore infinito e i giri di parole per non dire per sempre, perché avevo paura che non si sarebbe avverato. Mi vedo seduta su un prato mentre canto canzoni che mi fanno piangere proprio come tanti anni prima, e provare le stesse emozioni.
Poi mi giro, ti guardo, ti sorrido, e scopro di non aver mai desiderato nulla che non avessi già.

SHOULD HAVE KNOWN BETTER – Jim Diamond
And I shoulda known better
To lie to one as beautiful as you
Yeah, I should have known better
To take a chance on ever losing you
But I thought youd understand
Can you forgive me
I saw you walking by the other day
I know that you saw me, you turned away
And I was lost
You see, Ive never loved no one as much as you
Ive fooled around but tell me now just who
is hurting who
And I should have known better
To lie to one as beautiful as you
Yeah, I should have known better
To take a chance on ever losing you
But I thought youd understand
Can you forgive me
I-I-I-I-I-I-I-I-I-I Shoulda known better
I-I-I-I-I-I-I-I-I-I Shoulda known better
Its true, I took our love for granted all along
And trying to explain where I went wrong
I just dont know
I cry but tears dont seem to help me carry on
Now there is no chance youll come back home,
got too much pride
And I should have known better
To lie to one as beautiful as you
Yeah, I should have known better
To take a chance on ever losing you
But I thought youd understand
Can you forgive me
I-I-I-I-I-I-I-I-I-I love you
I-I-I-I-I-I-I-I-I-I-I love you
No-no-no-no-no-no I love you
No-no-no-no-no-no, yeah
And I should have known better
To lie to one as beautiful as you
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PERMALINK
giovedì 17 novembre 2005 - ore 10:59
profumismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ripropongo questo post di mesi e mesi fa, perchè mi fa ridere, e perchè sono tornata al mercato l’altra mattina con la Dany e la Fede, e non è cambiato niente. Solo un italianismo di Veleno Ipnotico, qualche nuova sfumatura goliardica [perchè secondo me ci prende tutti per il culo] e un enorme omone barbuto di fianco a lei, nulla di più ad adornare la ludica bancarella.
Grazie di esistere. Grazie. Le mie rughette della felicità ai lati della bocca vi sono eternamente riconoscenti.Straordinario andare al
mercato di sabato mattina. Una di quelle cose che ti riportano indietro di un decennio almeno… compravo magliette scadenti della durata di una settimana o un lavaggio, e caramelle da mille lire al sacchetto. Finivano subito, ma era una gioia indescrivibile.
L’odore dei formaggi e delle soppresse al banco di fronte a Galliano, e spingersi, cercarsi, rumare selvaggiamente fra le ceste di vestiti. Perdere la mamma e ritrovarla. Perdere la nonna e ritrovarla. Perdere Marco e sospirare “speriamo no si ricordi il numero di casa”.
Ma a 10 anni non mi rendevo conto della vera
magia che solo il mercato offre, del teatro del mondo, della creatività e della fantasia dei venditori. Fra la bancarella di borse in
simil-pelle simil-plastica e la bancarella dei barettini de lana, immersa nella calca dei commercianti c’era lei, quella signora enorme con gli occhiali a fondo di bottiglia, con quel terrificante giaccone verde a quadri, con i capelli (ben pochi) raccolti in tre ciuffi non di più. La vedo sempre e la adoro, la amo si, la amo. Vedete, lei non si limita a vendere magliettine in carta velina o cinture di cartone, no. Lei vende
profumi.
Io mi fermo sempre. Credo che ormai di vista mi conosca. Mi fermo leggo e rido, un classico. Oggi poi avevo la Ari, ed eravamo in due. A ridere dico. Io la trascino con me nel mio vortice di demenza e lei cade, rotola giù con me. Meglio bene accompagnata che sola… insomma, ogni volta io mi fisso li, e non riesco a muovermi. Davvero, ipnotizzata leggo tutte le etichette, estasiata e sconvolta. Ma colpita al cuore. Meraviglia delle meraviglie.
Il primo è stato Escapede, un colpo di genio. Non Escape, no troppo semplice.
Escapede. Ma è stato proprio Escapede a catturarmi. Li vicino c’era Diune. Sopra una scatola, dall’alto a scrutare gli altri c’era Cartie, altero e arrogante, a braccetto con
B&G. Eccezionale. Chissà come gli vengono in mente...
Cocco Chantal invece di Coco Chanel mi ha fatto sorridere, ma non quanto Arvani, presente anche in versione Armanio - duplice, non si sa mai. Hanno dato una botta di originalità. E come non ricordare
Fen-day? Uno spettacolo. Devastante, ma sempre uno spettacolo. Mi stavo dimenticando Dolcekabana, in confezione rossa e nera.
Il mio profumo invece era un indicibile Puason di Dioer. Ho avuto una crisi epilettica. Sono rinvenuta sniffando una boccetta di Verlace Gin. La Ari voleva portarmi via, ma no, devo affrontare i miei fantasmi. Truxardi mi ha un po’ deluso, mi aspettavo qualcosa di più. E mi aspettavo di più anche dal Rusc, parodia di Gucci, avrebbero potuto fare di meglio e con un po’ di milioni in diritti d’autore sparare sul mercato un
Bush. Avrei apprezzato di più l’ironia. Un posto privilegiato al mitico Firenight, portato ai miei occhi dalla Ari piegata in due dietro di me, che segnavo i nomi dei profumi incredibili –o inverosimili- sul mio taccuino. E la signora enorme mi guardava di sbieco, neanche fossi stata una comune ladra di profumi d’alta sartoria!
La vera perla però è stata
Scianel. Ha vinto con il massimo dei voti, non potevo non essere entusiasta della genialità e dell’astuzia di quel gesto. Per alzata di mano, due su due, vince Scianel.
Sabato prossimo torno. Vedo se è uscito Ugo Bos.
A me fa ancora sorridere. E ogni volta che vado al mercato, tappa obbligata. Tutti coloro che mi hanno accompagnata almeno una volta lo sanno, e ne rimangono ammaliati. Diventa una droga, diventa assuefazione. Provate anche voi. Ne vale davvero la pena.
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PERMALINK
lunedì 14 novembre 2005 - ore 13:49
prontismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non sei pronta per una
dieta se mangi regolare, ipocalorico e leggero e poi sequestri un furgoncino di surgelati con tanto di autista ogni volta che si fa sentire un po’ fame senza resistere alla tentazione.
Non sei pronta a comprarti un cappotto bianco finché non ti abitui a camminare composta da signorina, senza appoggiarti a muri e pareti esposte alle intemperie padane.
Non sei pronta ad iscriverti in
palestra se dopo una corsa di 60 metri per rincorrere l’autobus hai il fiatone e sali in vettura completamente madida di sudore. E sostieni che a te la palestra non piace perché sei pigra: ammissione di colpa che non ti scagiona dall’essere un bradipo.
Non sei pronta per avere un animale domestico se il cagnolino di tuo fratello che divide casa con tutti voi viene semplicemente nutrito da tua madre e riceve coccole a scadenze trimestrali.
Non sei pronta per indossare scarpe con il
tacco alto che costino più di 60 euro finché non accetti il fatto che il tacco può essere indossato senza problemi anche durante il giorno.
Non sei pronta a laurearti se alla laurea dei tuoi amici sbraiti perché la smettano di tirare uova e ti opponi alla ceretta sull’inguine maschile.
Bolero di Ravel : Prego, resti in attesa.
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PERMALINK
giovedì 10 novembre 2005 - ore 19:18
Radicchismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un trevigiano è un apolide. Un trevigiano che parla con un qualsiasi italiano non–veneto, all’affermazione “sono di Treviso” si sente replicare:
e dove cavolo sta Treviso? Con la parola cavolo prontamente sostituita da esclamazioni di provenienza regionale. L’incognita, la sconosciuta, Treviso.
Oppure capita di parlare con provetti geografi:
si la conosco, è vicino a Trieste. Oppure:
è in provincia di Venezia vero? O ancora:
mi pare che sia in Veneto… o mi sbaglio col Friuli? I trevigiani non si arrabbiano più se la gente non conosce Treviso, la
Marca Gioiosa. Non si offendono se l’Italia tutta pone Treviso alla stregua di Rovigo o Campobasso, o nello stesso circolo meridiano di Bombay.
I trevigiani hanno capito che da tempo immemore la loro esistenza è legata unicamente ad una
insalata rossa. Che non piace neanche a tutti. Un trevigiano è un apolide, non ha cittadinanza né identità, la sua patria natia non viene riconosciuta: un trevigiano è semplicemente e solo
radicchio.
Chissà quanto radicchio mangerete dalle vostre parti.
No, ad esempio la mia migliore amica lo odia. I miei fratelli lo mangiano solo in occasioni speciali, e mai più di una volta ogni due settimane, se no si risentono emotivamente con mia madre. Ovviamente pochi mesi all’anno, il radicchio non è un
sempreverde. Verde tra parentesi, oltretutto.
Io sono orgogliosa del radicchio. Mi vestirei di radicchio. Magari metterlo in testa no, e ovviamente con un cespo di radicchio al posto di Maury non ci faccio niente. Ma mi vestirei di radicchio. Amo il radicchio.
Chi ha orecchie per intendere, ha orecchie per intendere.
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PERMALINK
martedì 8 novembre 2005 - ore 18:02
capellismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Avete presente quella pubblicità di shampoo e balsamo? Lei è appena stata assunta in una nuova azienda, si mette la camicetta carina e la gonna, ha due belle gambe e per far colpo su capo e colleghi possono essere utili. Durante il giro di presentazioni però il dramma. "Ciao sono Stefano, la mensa non è fantastica ma è sempre meglio dei tuoi capelli". Sono io. Sono terribilmente paurosamente
inequivocabilmente io.
Non avete idea di cosa significhi per una donna essere ritenuta incapace di gestire i propri capelli. Non potete nemmeno immaginare quanto sia umiliante ricevere consigli (non richiesti) sul look da un “maschio”, che propone un repentino colpo di testa per dare una sistemata a quei capelli. I miei capelli, nella fattispecie. Trasandata,
sciatta, poco curata. Me le sono beccate tutte.
- Prova a fare qualcosa
– avevo pensato di cambiare colore
– no, Silvia, non è tanto il colore
– dici di no?
- no, io sistemerei proprio i capelli, vedi… e via col walzer delle
pillole dolci: “ma come sei dimagrita! Come stai bene... davvero! ...Dovresti solo dare un tocco in più a quei capelli.“ Vergogna, colossale vergogna.
I
mpara a tirarli con la piastra che stai bene coi capelli dritti. No, non ho pazienza, non ho voglia, non mi interessa passare ore a spazzolare e rispazzolare i miei capelli ricci e
crespi. Che se fosse un bel riccio sarebbe già diverso, invece è un riccio molliccio (volontaria assonanza, sono una poetessa), un riccio cadente, scialbo. Sciatto, trascurato.
Valorizza di più i tuoi riccioloni allora, prova con una schiuma più forte. No, non ho pazienza, non ho voglia, non ho tempo di andare a cercare nei vari negozi di parrucchieri una crema adatta a questi maledetti capelli.
E allora tienili così, di cosa ti lamenti? Mi lamento eccome del fatto che i miei capelli sono ingestibili, intrattabili, inconcepibili e malefici e che, se il Signore mi avesse voluto bene, mi avrebbe dotata di capelli lisci come spaghi. Sottili, morbidi, lucenti e voluminosi. Ma soprattutto dritti.
Invece si sta sbellicando dal ridere, e pensa:
ma guarda quella. Forse dovevo farla maschio. UPDATE 9/11/05 - oggi pomeriggio vado a spuntarmi i capelli. e cambio colore. e vedo di darci una sistemata. lo faccio per la pace nel mondo.
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PERMALINK
lunedì 7 novembre 2005 - ore 20:18
stellismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io ho due stelle. Brillano giorno e notte, le vedo anche nella nebbia. Mi indicano la strada, sono il mio nord e la mia meta. Allo stesso tempo loro si basano su di me, Shaula, costellazione dello Scorpione, sto lì da milioni di anni. Forse aspettavo loro.
Da più di 7 anni, sette meravigliosi anni, divido la mia vita con loro. Senza queste due creature meravigliose, il loro appoggio, i loro sorrisi, non sarei completa.
Acqua e fuoco, terra e aria, così diverse e così immancabili – sempre presenti, sempre disponibili. Così perfettamente complementari tra loro che completano anche me. Siamo
una e trina, e scusatemi la citazione biblica. Una cosa sola, siamo noi tre, un’amicizia delle più solide, delle più sincere. Da più di 7 anni queste due stelle mi sono accanto, mi danno tutto.
Capirsi con uno sguardo. Possiamo non vederci per qualche giorno, anche sentirci solo via SMS, possiamo stare a duecento km di distanza per una settimana, ma al primo sguardo è tutto come prima, come è stato per gli ultimi
7 anni della nostra vita. Sapere cosa l’altra sta per dire solo sentendola respirare -
un po’ più piano, un po’ più forte, vuole dire tutto per chi si conosce come noi. Cercarci sempre, venirci incontro, guardare in direzioni diverse, com’è normale quando ci si pone degli obiettivi nella vita, nello studio e nel lavoro, ma sempre con un occhio alle altre. E pensare, ogni istante ogni momento, chissà cosa combinano quelle altre due, quando non ci sono io a controllarle.
Ci accendiamo solo insieme. Una serata qualsiasi, se siamo insieme, diventa una festa. Possiamo passare ore ed ore solo ricordando e ridendo del passato, di quanto siamo maturate, di quanto eravamo stupide, di quanto ancora lo siamo e di quanto ci manca per essere davvero mature. Bambine in eterno, ci scambiano per adolescenti, ma senza accorgercene diventiamo donne.
Noi tre: Dany, Fede, Silvia. Lucry, Marty, Amy. Semplici, solari, entusiaste. Chi lo dimostra di più, chi lo dimostra meno. Una ragionevole, logica, essenziale. Una impulsiva, forte, caparbia. Una irrazionale, ingenua, sognatrice. Così perfette insieme da essere inseparabili. Una timida e silenziosa. Una affascinante e coinvolgente. Una loquace ed espansiva. Una stratega, un’attrice, una scrittrice.
A ridere per niente, o per tutto, che poi diventa lo stesso. E metterci sempre in primo piano,
al primo posto, davanti a tutti. Perché non esiste nulla di più forte di noi.
Le avevo perse, il cielo non era più lo stesso. Ma è durato il tempo di capire che non potevamo esistere distintamente. Siamo tre, siamo una.
Questa è per noi. Non sapevo quale canzone scegliere. Volevo mettere
Sex, dei Negrita: la ascoltavamo in macchina mia, appena presa la patente, l’estate della maturità andando al mare e cantando a squarciagola. E repentinamente un nuovo pensiero ad altre canzoni.
Tutte le canzoni del mondo le abbiamo ascoltate insieme. Ognuna con il suo significato solo nostro. Allora ho scelto questa, che per noi era
Bravo. Estate 2001. Tragica, ma insieme abbiamo superato tutto. Insieme. Vi adoro stelline mie, vi adoro.
Brava – Vasco Rossi
Ti sei accorta di me quasi per caso
quasi per caso hai deciso poi
di commettere un piccolo peccato
quando sei riuscita a farmi cadere
con la tua logica di calze nere
ti sei voluta prender gioco di me
ti sei voluta divertire
ed hai voluto vedere
fino a che punto potevi arrivare
fino a che punto mi potevi umiliare
fino a che punto mi avresti potuto anche cambiare
e sei riuscita a farmi credere che tu fossi pulita
mentre in realtà giocavi solamente
spero che ti sia divertita
Certo è un peccato però sai, allora ero puro
allora forse avrei potuto anche amarti, davvero
e adesso invece non ci credo più
non credo più a niente
e la mia vita non la rischio più
per nessuno e per niente
Certo eri brava però tu sai
a fare l’amore
sembravi nata per farlo
ricordo bene .. ricordo bene
ricordo bene .. lo ricordo bene
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PERMALINK
venerdì 4 novembre 2005 - ore 20:20
Lottismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’era una volta l’infinita lotta del bene contro il male.
C’erano una volta principi coraggiosi contro infuocati draghi, turchine fate contro streghe malvagie, elfi contro orchi, Duffy Duck contro Bugs Bunny e Wil Coyote contro Beep Beep. L’
ordine degli addendi è volontario e non casuale. Non è vero che invertendo l’ordine il risultato non cambia, soprattutto perché non sono addendi.
La lunga lotta tra il bene e il male è iniziata quando hanno cercato di intortarci con questa storia di Eva che frega Adamo e gli fa mangiare la mela, e poi Abele buono ucciso da Caino cattivo. Io ho sempre cercato (e infine trovato) una strana assonanza tra le parole
Caino e
Cattivo, ma non ho mai trovato positivo riscontro nella vecchia signora che mi insegnava catechismo alle medie, docile e pia ma non ferrata in semiotica, lingua italiana e licenze poetiche da evangelisti.
Da piccola, forse come un po’ tutti, portavo per i
"cattivi". No beh, non per Caino o i draghi che si mangiano le principesse, ma per gli altri cattivi si. Non era tanto per sentirmi diversa, trasgressiva e alternativa (a una bambina che gliene frega di pensare diverso, se non sa cosa pensano gli altri?) ma perché provavo un’innata, singolarissima simpatia per i "perdenti".
Ho sviluppato questa particolare (secondo alcuni sarcastica) propensione in tenera età e tuttora detesto saltare sul carro del vincitore.
Ma sentite un po’, sarà più simpatico un geniale micio che inventa
razzi supersonici e macchinari d’alta ingegneria, piuttosto che un misero patetico canarino che non si schioda da una gabbia e sa dire solo
“mi è semblato di vedele un gatto”.
Capisco il significato/valore pedagogico, insomma, non rendere crudele il cattivo ma presentarlo come uno sfortunato buono che ha sbagliato strada, ma quel Titty mi sta davvero qui.
Per non parlare di Tom & Jerry!! Mi chiedo se sia normale che vinca un minuscolo inutile topolino di campagna contro un gatto con i contromaroni, più umano di tanti ragazzi che conosco: mangia dorme e va a fighe. Il fatto che quel topo si metta sempre in mezzo, gli rovini i piani, gli rubi il cibo, lo faccia passare per un poco di buono coi padroni mi fa provare un affetto infinito per Tom.
Tom for president. Cattivo non è sinonimo di peggiore. Meno male che questo
libero arbitrio mi ha salvata dall’incorporazione in una massa poco variegata di pedissequi divani e televisioni. Io scelgo, io valgo.
Ad esempio, io sono dei buoni, ma spesso porto per i cattivi. Nella nostra materna Via Lattea (e colgo l’occasione per portare come esempio il mondo di Spritz.it) c’è qualcuno che si atteggia da buono, e qualcuno che si atteggia da cattivo.
Ma è meglio atteggiarsi da cattivo e sotto essere buono, che atteggiarsi da buono e sotto sotto essere cattivo – o mona, che a volte è peggio di cattivo.
Io quasi quasi porto ancora per i cattivi.
Consiglio utile per tutte le età.
Mondo di Spritz, comprate il libro “Mona”, scritto da un simpatico signore padovano (di cui al momento non ricordo il nome); è un opuscolo estremamente divertente che spiega in modo semplice e chiaro questo ambiguo termine della lingua veneta, nei suoi 2 significati più noti ed usati. Imperdibile.
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