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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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giovedì 3 novembre 2005 - ore 10:10
Viaggismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Si torna a Treviso dopo aver praticamente girato l’Italia, io e il mio Maury, due giorni a Roma e due a Trento. Finalmente un po’ soli, finalmente aria nuova, paesaggi nuovi, mura nuove. Staccare, per sentirci noi. Si approfitta del
“week-end lungo dei morti” e si parte, via veloci, ringraziando al volo la Ryanair, valigie leggere e tutto di corsa per non perdere un solo minuto.
Trento scoperta, Roma riscoperta – ma con l’entusiasmo della prima volta. A Roma è sempre un po’ la prima volta. Come i giochi
trova le differenze: c’è sempre qualcosa che non hai ancora notato.
Ma il tempo è infinito. A Roma non passa mai. Eterna.
No, non sono ricca, anzi ho le tasche sfondate in questo momento. Il mio bancomat piange e la mia banca ride [contenti loro]. L’economia intera ride, perché io faccio girare l’
economia italiana come suggerito dalle pubblicità del ministero.
Ma, sinceramente, se devo scegliere in quale modo spendere i soldi che ho tanto sudato e faticato, preferisco farlo così. Non mi compro magliette risolleva morale o futili orpelli con cui adornarmi ormai da mesi. Sto risparmiando come una formica, e poi viene fuori la
cicala che c’è in me quando esco da Treviso. Metto via soldi con parsimonia e convinzione, i miei acquisti si limitano al necessario e al decoro.
Poi arrivo a Roma perché c’è un mega concerto di Richie Kotzen che non si può perdere. Approfittiamo e stiamo un paio di giorni, così ci godiamo Roma, e soprattutto la cucina di Roma, l’arte di Roma, la vita di Roma e la gente di Roma.
Poi andiamo in treno a Trento, Roma – Trento in 6 ore e qualcosa, perché si laurea Franz e non ce la possiamo assolutamente perdere. E ne approfittiamo per vedere la mai citata e sempre sotto silenzio Trento, la deliziosa Trento, la profumata Trento, la città che sa di Natale anche ad Agosto. C’era odore di
Natale, l’abbiamo sentito.
Franz che si laurea, che meraviglia. Avere così tanti amici che ti sono vicini, in un giorno così importante. E fare un
papiro in due [io e la Ale] ma senza peso e senza affanno, divertite e felici di fare qualcosa che a lui piacerà. E gli è piaciuto tanto (sono la regina dei papiri, inchinatevicisi). Sono molto felice per lui.
Bisogna dimostrare ogni giorno alle persone quanto le ami. Noi a Franz lo abbiamo dimostrato in gruppo, in trasferta a colonizzare il Trentino, e chi se lo sarebbe perso? E ridere come matti alla lettura di quel papiro con la sua vita scritta sopra. E lo capiamo solo noi, noi che siamo
amici veri.
Mi piace sapere che tutto quello che faccio è merito mio, che me lo merito e che me lo sudo. Che bello guadagnarmi i miei soldi e non vivere su quelli dei miei genitori – o sul loro nome- e non spenderli da Max Mara, ma al mercato quando serve, e non chiedere gioielli al mio amore, ma un fiore, o la nostra tradizionale borsa ricordo da ogni viaggio, e per lui Cd o riviste di chitarre.
Sentirmi fiera di me e di quello che sono, della mia macchina fotografica e dei miei scatti solari, delle mie pose sempre uguali, della mia tipica espressione da foto che Maury odia. E io lo amo. Sono la regina della mia vita.
AH... GIUSTO PER... OGGI E’ DAVVERO SANTA SILVIA.
AUGURATEMI, E’ IL MIO ONOMASTICO.
RINGRAZIANDOVI ANZITEMPO PORGO CORDIALI SALUTI.
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PERMALINK
giovedì 27 ottobre 2005 - ore 12:00
sfighismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Proprio oggi che volevo stare chiusa in casa e pregare con il rosario che mi ha donato il mio padre confessore, proprio oggi che avevo deciso di uscire solo per fare l’elemosina a quel povero ragazzo all’angolo della strada con la richiesta di aiuto scritta al computer, oggi che volevo mollare mio moroso e rendere felice quel tizio che mi perseguita ma è tanto buono e tanto innamorato di me...
Proprio oggi porca miseria che volevo inseguire ideali di carità e fratellanza da brava ragazza e non essere più traviata dalle
FDL, proprio oggi…
Mi sono comprata un cappotto per l’inverno. E pure un paio di scarpe.
Allora un raggio luminoso ha squarciato le nuvole: la voce della mia coscienza ha parlato. Le vere
martiri della castità e serietà camminano scalze, o con i sandali di San Francesco. E non soffrono il freddo perchè la loro bontà le pervade scaldandole anche al gelo.
Salvatemi, devo essere redenta.
Si parlava tra amici l’altro giorno, di quali siano le attività più gratificanti, di quali siano le gioie della vita. La classifica vedeva sul podio
mangiare, dormire e cagare – ordine diverso per ogni mente diversa.
La conclusione: l’ideale sarebbe rimanere neonati in eterno.
Ma poi abbiamo tutti acconsentito alla valida proposta di Carlo, di piazzare al terzo posto pari merito anche un’altra essenziale e molto gratificante attività fisica, ovviamente sconosciuta a qualsiasi bambino. Che effettivamente ha il suo piacevole effetto sul corpo e sulla mente, finisce per
are e non vuol dire pulire per terra.
E anche li, in quel preciso momento, la mia coscienza ha parlato. Non sarò mai una
BR (brigate rosse?) e rimarrò per sempre una FDL.
Come sono superficiale. Forse sono irrecuperabile.
Vi prego, qualcuno mi aiuti...
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PERMALINK
sabato 22 ottobre 2005 - ore 13:54
finestrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando schiaccio il naso sul finestrino dell’autobus, e guardo con attenzione, mi sembra di avere un occhio solo. Piccole cose come questa mi fanno stare bene, trasformano un viaggio in un sorriso, e alle 8 di mattina spesso sorridere è difficile.
Ero in autobus che cercavo nella mia testa un motivo valido per giustificare l’essere già in partenza per studiare, e non riuscivo a staccare il naso dal finestrino e guardarmi
ciclopica. Studiare poteva scomparire dal mio vocabolario in quel momento. La sorpresa di uno strano enorme occhio in mezzo alla fronte - da 24 anni una
sorpresa sempre nuova.
La giornata iniziava bene, non era necessario trovare altre motivazioni a una partenza così mattiniera. Così ero lì e sorridevo osservando il mio monoocchio grandissimo. E non mi fregava di quelli che mi guardavano spauriti.
Straniti.
E’ strano qualcuno che sorride da solo? A me piace, mi piacciono le persone che sanno godere di un naso sul finestrino e le due scie di respiro appannato, e quel ciclope che risulta dalla riflessione su un vetro. Mi piacciono le persone che sanno sorridere.
Quando cammino per strada cercando qualcosa per qualcuno, quando attraverso il Calmaggiore scrutando le vetrine imbandite che già sentono il natale, quando un passo dopo l’altro percorro strade e vie alternative per farla più lunga, per avere un po’ di tempo mio solo mio, preferisco farlo sorridendo. Mi godo di più la passeggiata, la vivo come fosse una scoperta continua. Una
sorpresa. Io adoro le sorprese.
E allora mi concentro sui piccoli particolari, sulle donne che hanno ancora l’etichetta della sciarpa incollata in un angolo, sugli uomini con le spighette slacciate, i bambini con una briciola di biscotto sulla guancia, i cagnolini con il maglione abbinato al cappotto della padrona. Basta saper guardare e decifrare i piccoli segnali che una città autunnale mette a disposizione dei suoi visitatori.
Un
teatro e mille spettatori, che lo show abbia inizio. Prendete posto, signore e signori, senza pubblico il teatro non esiste – teatro in cui ogni gesto, ogni espressione, ogni frase ha un senso. Tutto ha senso. Non cè nulla che non abbia senso sulla scena.
Chi non ha mai guardato non può che vedere. Solo passivamente vedere.
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PERMALINK
mercoledì 19 ottobre 2005 - ore 11:44
dizionarismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi divido tra pensieri coerenti all’universo dello scibile e ingegnosi filosofeggiamenti su assurde teorie che mi sfidano quotidianamente sotto forma di libri scritti da professori in cerca di gloria. Mi chiedo: perché teorizzare tutto e trasformare tutto in scienza?
Manie di protagonismo, tipico. Intuito ed estro non sono scienza, come non lo sono la fantasia e l’immaginazione. Allora perché codificare ciò che è sogno e non scienza? Esistono cose che non rientrano in categorie ed elenchi puntati, ci sono contaminazioni continue e innumerevoli eccezioni, e la mia preplessità aumenta.
Professori... Mi costringono a studiare teorie inventate
(cristoddio non stanno nè in cielo nè in terra) per sentirsi scopritori di arche perdute, eletti, eccelsi. Quando basterebbe chiamare le cose col loro nome.
Mi sono recentemente imbattuta in un dizionario favoloso:
Dizionario delle Lingue Immaginarie, Aga Magèra Difùra si chiama, edito da Zanichelli. Ci sto perdendo le ore. Perdendo in senso metaforico, tutto di guadagnato. Gente che si siede alla scrivania, accende la lampada da tavolo, carta e penna e butta giù un alfabeto, una grammatica, un lessico, così dal nulla.
Poi parla dei Pazzi Letterari, e allora li gaudio magno. Scritto a misura di Shaula. Viaggio in mondi inesistenti ma reali, diventati reali, nati dalla follia. O dal genio. E la mia idea su
genio e follia si rafforza giorno dopo giorno. Dare vita a un sogno, un’isola che non c’è, e costruirle un popolo, una lingua, una storia. Senza sentirsene padroni, ma cittadini onorari.

Nel momento in cui dovessi vedere un libro simile, e rimanere impassibile, sparatemi.
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PERMALINK
lunedì 17 ottobre 2005 - ore 10:10
shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Forse non avrei dovuto farlo, forse potevo starmene dov’ero; era semplice, bastava ascoltare tutte quelle voci, -
l’università, il lavoro, la strada da seguire - ciecamente fidarmi e affidarmi a loro. Bastava così poco, era tutto li in bella copia, in bella grafia per di più, chiaro e conciso –
per non sbagliare per non confondere - carta bianca e inchiostro nero, poche semplici parole che non potevano essere fraintese; tu noi tu noi, verbi coniugati tutti allo stesso modo -
imperativi, impegnativi. Eppure io, nonostante le pressioni, nonostante i consigli, nonostante le voci -
mille voci e mille suoni - … non me ne sono resa conto all’inizio, credevo di essere esattamente come avevo deciso di essere, come era stato stipulato, come era stato prefisso –
da loro, non da te. Credevo di essere come volevano che fossi, mi comportavo come se quello fosse stato il mio percorso –
linea bianca continua non sorpassare divieto di svolta.
Solo che poi, senza accorgermene, senza nemmeno pensare a cosa stavo facendo, istintivamente, ho iniziato.
Non se lo aspettava nessuno –
e chi volevi che ci pensasse con tutto quello che ti avevano messo in testa per fartela pesante - ho cominciato ad alzarmi nell’aria, a camminare a un metro da terra. Alcuni non se ne accorgevano, vedevano solo il capo ancora ben ancorato alle spalle –
anche l’anatomia diventa un’opinione. Non guardavano i miei piedi… i miei piedi leggerissimi su due nuvole, che se ne andavano per conto loro, che non gliene fregava niente di farsi vedere la sopra. Tanto avevo deciso, senza saperlo –
senza avvertirti – di
volare.
Adesso volo. Forse un giorno la mia immaginazione si esaurirà, e smetterò di fantasticare, di sognare ad occhi aperti. Non avrò più tutto questo entusiasmo galattico di imparare conoscere e studiare, scrivere sarà un compito e non un piacere. Forse quel giorno sarò una persona finita.
Non permetterò che accada. Ho imparato a volare –
volare. Il sogno di Icaro io l’ho realizzato senza fatica.
Un giorno prometto che scendo. Ma non sarà mai per sempre. Giusto un ciao. Sono sempre io.
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PERMALINK
venerdì 14 ottobre 2005 - ore 18:35
consiglismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oggi, dall’alto della mia incommensurabile magnanimità e clemenza, dono che ho ricevuto alla nascita, vi do piccole ma utilissime indicazioni, semplici
regole di convivenza pacifica con l’universo e fondamentali consigli per vivere serenamente e in salute fino al giorno del giudizio.
E se sarete molto ma molto bravi io vi salverò.
Non attraversate fuori dalle strisce. Succede che arriva un poliziotto e ferma voi, sì solo voi fra tutti, e vi guarda come foste un comune ladruncolo di periferia.
L’accoppiata
caffè-cicca prima di un viaggio di 3 ore potrebbe non essere il massimo della simpatia. Va evitata caldamente.
Quando prendete un treno, ricordatevi che sarà comunque in ritardo e che con ottime probabilità il viaggio sarà
sudato – come il vostro vicino. Quindi non correte, avete tutto il tempo per sentire odori ascellari durante il tragitto.
Le parole crociate possono essere straordinariamente efficaci in termini di fama eterna. Una signora con la vostra stessa
Settimana Enigmistica potrebbe chiedervi se vi è riuscito un difficilissimo crittografato, che lei proprio non riusciva a terminare. Se vi va bene la signora sarà pure sorda, e dovrete urlare che l’avete finito in pochi minuti, che bastava individuare la parola
BISETTIMANALE. Portate sempre con voi un cruciverba. Se non siete capaci di farli fatevelo fare da un amico fidato e vantatevene, nessuno scoprirà mai la verità.
Non fate oggi quello che potete fare domani. La fretta è cattiva consigliera. Ma il
ritardo è proprio stronzo.
Non parlate delle cose belle che probabilmente vi succederanno perché vi hanno detto che potrebbe succedere. Non succederanno. Statevene invece zitti nel vostro giaciglio casalingo, non aprite bocca, nemmeno se la notizia vi fa schizzare al settimo cielo come l’ascensore dell’Empire. Appena fiatate un
destino un po’ porco si abbatterà su di voi.
Almeno una volta al giorno ripensate a qualcosa che vi ha fatto ridere, ma deve essere una cosa passata, una cosa che devi dire
“ti ricordi”. Tipo i pantaloni vita alta, o il primo autostop, o le
Lollipop, o il sangue da naso a mezzanotte a capodanno, o SMS pieni di errori di ortografia. Ce ne sono tantissime se ci pensate. Sforzatevi. Ridere è bellissimo. E se ridi mentre dici
“ti ricordi” è ancora più bello.
Accertatevi che non ci siano un sacco di telecamere del
Grande Fratello intorno a voi prima di vestirvi di viola. Il viola in TV porta male. A volte malissimo.
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PERMALINK
mercoledì 12 ottobre 2005 - ore 19:43
fessismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non sono ancora riuscita a piangere, eppure è tutto qui, deve solo uscire. Devo solo accettare la delusione, il dolore, perché ancora non ci riesco. Devo rendermene conto, ed è dura.
Devo sfogare, devo piangerla tutta questa tristezza dentro, così poi ripartirò alla grande, come quando mi ero fermata. Ma c’è un momento giusto anche per piangere, e voglio essere da sola. Qualcuno però sentirà che sto piangendo, e il telefono suonerà.
Su che scala si misura il
dolore? C’è un modo per definire quanto una persona soffre? C’è il dolore che gli altri comprendono, e quello che le persone attorno a te non possono capire.
Se dico che sto male, vuol dire che sto peggio? Che sto meglio perché riesco a parlarne? Sono dolori diversi?
È uguale stare male per aver perso qualcosa o per averla buttata via? Come si decide chi sta peggio? Sono cose differenti, e ti restano dentro allo stesso modo.
Ma chi lo capisce? Soffrire per un tradimento, una delusione, un fraintendimento, che senso ha se poi finisce tutto li? Qual è il dolore più grande? Oggi ci sono andata vicina.
Devo solo capire se sono
ingenua, buona o fessa. In ogni caso il termine acquisterebbe una connotazione molto negativa, perché per questa mia indole non ho ferito la persona che mi aveva ferito, che ha cercato di screditarmi, che ha mentito per denaro, e non mi sono fatta valere.
Sono buona, ingenua o fessa? Avevo l’opportunità di mettere a tacere una discussione nata per pura ipocrisia, pura arroganza, semplice e pura presunzione. L’avrei lasciata senza parole, senza nulla da ribattere, le avrei mostrato tutta la verità che si ostina a non voler vedere, e forse adesso non sentirei questo peso in gola. Lacrime che salgono dalla gola.
Ma io sorrido, perché nessuno ti chiede mai perché stai sorridendo. Nessuno ti chiede mai perché sei felice, come se fosse normale, come se fosse giusto così.
Quando piangi invece sono tutti li, i
buoni samaritani, quando vorresti unicamente mangiarti dentro, da sola. Invece tutti li, a condividere un dolore che non vuoi esternare, perché non capirebbero.
E allora sorridi mentre crolli, per aver perso, dal primo all’ultimo minuto, perché non hai voluto pungere quando era il momento giusto per farlo, cristoddio, la dignità, un po’ di
orgoglio Silvia! Credevo che un compromesso fosse la soluzione migliore. E invece sa di amaro, perché è stato come credere a una bugia.
I
compromessi non tengono conto del dolore. La nota spese è solo per chi sa di aver perso, senza aver perso. Per chi sa che il compromesso è diventato un mondo peggiore di quello che poteva essere. Per chi sa che la ragione sta nel mezzo, ma il mezzo è impegnato.
Spiacente, bisognava prenotare prima.
...adesso mi sento molto meglio. scrivere è l’unica cosa che mi aiuta davvero. vorrei solo non rimanere una debole in eterno.
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PERMALINK
lunedì 10 ottobre 2005 - ore 20:44
vecchismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Poi ci sono i vecchi, non gli anziani, proprio i vecchi dico… che non è la stessa cosa. I vecchi si distinguono dagli anziani, non sono sinonimi. Intanto i vecchi sono più simpatici. Si dice un caro vecchietto, non un caro anzianetto. Anziano sa di presa in giro. Anziano è come dire non voglio dirti che sei vecchio, o non voglio sentirmelo dire. I vecchi sanno di essere vecchi e non gli dispiace, gli anziani vorrebbero sempre avere un tot di anni in meno.
I
vecchi si distinguono dagli anziani perché hanno delle caratteristiche particolari e determinanti. Nel senso che ne determinano l’essere vecchio.
I vecchi hanno il
cappello in testa. Scuro d’inverno e chiaro d’estate, con la banda di stoffa in tinta. Cappello da anni 50, o 60, quando erano ragazzi. Hanno questo cappello insomma, e mi fa impazzire. Lo portano con una naturalezza disarmante, non lo sentono nemmeno. È un gioiello, il loro gioiello, e ci tengono un sacco, si vede.
I vecchi si vestono con i completi spaiati. Che è un controsenso ma rende bene. I vecchi sono in giacca e pantalone, abbinati a modo ma non dello stesso colore, con la camicia o il maglione sotto, e a volte la cravatta: allora, quando hanno tutto coordinato, vado proprio fuori di testa, adoro i vecchi con la giacca, la camicia, il maglione sopra e che si intravede la cravatta. Mi immaginavo così
mio nonno, col maglione a quadri e gli occhiali calati fin sulla punta del naso. Ma questa è un’altra storia.
I vecchi si fermano per strada a guardare i lavori in corso. Sempre e comunque. Intralciano il traffico, bloccano il marciapiede, con le braccia dietro la schiena, la gente deve passare e loro niente, fermi immobili ad osservare. Si fermano e osservano, non è un guardare, osservano con attenzione, con aria critica pure, hanno gli occhi che regalano consigli silenziosi, lo so che dentro pensano
“secondo me non si fa così”. Oppure fanno commenti sulla giunta comunale, sulla ditta appaltatrice, conoscono sempre tutti, i vecchi, e hanno visto crescere quasi tutti. Anche quelli più vecchi di loro. Tanto, quando sei vecchio non hai età, sei vecchio e basta.
I vecchi attraversano la strada sulle strisce o fuori dalle strisce, non è un problema loro, e tengono la mano alzata o l’ombrello puntato avanti. E vanno piano, piano come non so cosa. Sono lenti, hanno tempo da vendere. Hanno la precedenza, che vengano da destra da sinistra o da sotto o da sopra. Hanno la precedenza in ogni caso, e ti viene da tirare una caterva di porchi, ma non lo fai perché non c’è motivo, non ti sentono. I vecchi sono sempre sordi.
I vecchi chiedono sempre permesso, e se li fai passare avanti, perché hanno
fretta. Poi non hanno niente da fare, ma devono assolutamente passare avanti perché hanno più fretta di tutti.
I vecchi si trovano all’osteria, non al bar. Oppure da Nanni, o dalla Sporca, o dai Onti, che sono osterie e non bar. Il supermercato non ha nome, non è Billa o Conad: è Zoppè, o dalla Mora. Quella casa lì non ha una collocazione nello spazio geografico del pianeta, è vicino alla casa del Mancio e a quella de so fia dea Pacee. Si capiscono molto meglio così. Il blu è
blè.
Starebbero a giocare a carte fino a mattina, ma quando sono le 10 gli viene sonno e vanno a casa, e si gingillano le chiavi in tasca senza tirarle fuori, e poi pagano il rosso con le monetine contate. I vecchi fumano una volta ogni tanto, un po’ di pipa, un po’ di tabacco.
No go pi el fisico.
I vecchi vanno a fare la spesa in bicicletta, quella arrugginita ma che ti ci affezioni perché hai la stessa da trent’anni. Hanno voglia di vedere gente, escono fin che possono. E sorridono quando fai una battuta perché sono vecchi.
Gli anziani non ridono. Sono antipatici. Preferisco i vecchi. I vecchi fanno ridere e sanno ridere.
I nonni sono vecchi, non sono anziani.
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PERMALINK
lunedì 10 ottobre 2005 - ore 09:23
tradizionismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
blog alternativo, non sono solita a questi appelli massificati.
ma sento il bisogno di manifestare il mio
disappunto nei confronti dei blog ipercolorati. il mio rimane ancorato al consueto abbinamento cromatico, non mi schiodo. non fanno effetto su di me le scrittine rosse o ingrandite. per più di due anni mi sono affidata a questa pagina. onore e rispetto a un blog che mi accompagna nel bene e nel male.
la tradizione, la sana buona strada vecchia.
vorrei scriverlo in francese, miseria vacca, ma non ho imparato una sola parola di francese una settimana a Parigi. ah si...
galette, oui, merci, madame, bonjour, aurevoir, si vu plè.e poi sta storia di tour e nouf non mi va giù.
persevero con l’italiano che, non di molto e forse non per molto, ma mi riesce un pochino meglio.
[...suona in lontananza l’Inno di Mameli...] questa canzone qui sotto a me piace da morire. Maury non la sopporta, io la adoro. la musica, intendo. mi è alquanto nemica a livello testuale. e non ho ancora la voglia di impegnarmi a cercare di tradurla. astio. idiosincrasia. ragassi, capita.
On n’oublie rien - Jacques Brel
On n’oublie rien de rien
On n’oublie rien du tout
On n’oublie rien de rien
On s’habitue c’est tout
Ni ces départs ni ces navires
Ni ces voyages qui nous chavirent
De paysages en paysages
Et de visages en visages
Ni tous ces ports ni tous ces bars
Ni tous ces attrape-cafard
Où l’on attend le matin gris
Au cinéma de son whisky
Ni tout cela ni rien au monde
Ne sait pas nous faire oublier
Ne peut pas nous faire oublier
Qu’aussi vrai que la terre est ronde
On n’oublie rien de rien
On n’oublie rien du tout
On n’oublie rien de rien
On s’habitue c’est tout
Ni ces jamais ni ces toujours
Ni ces je t’aime ni ces amours
Que l’on poursuit à travers cœurs
De gris en gris de pleurs en pleurs
Ni ces bras blancs d’une seule nuit
Collier de femme pour notre ennui
Que l’on dénoue au petit jour
Par des promesses de retour
Ni tout cela ni rien au monde
Ne sait pas nous faire oublier
Ne peut pas nous faire oublier
Qu’aussi vrai que la terre est ronde
On n’oublie rien de rien
On n’oublie rien du tout
On n’oublie rien de rien
On s’habitue c’est tout
Ni même ce temps où j’aurais fait
Mille chansons de mes regrets
Ni même ce temps où mes souvenirs
Prendront mes rides pour un sourire
Ni ce grand lit où mes remords
Ont rendez-vous avec la mort
Ni ce grand lit que je souhaite
A certains jours comme une fête
Ni tout cela ni rien au monde
Ne sait pas nous faire oublier
Ne peut pas nous faire oublier
Qu’aussi vrai que la terre est ronde
On n’oublie rien de rien
On n’oublie rien du tout
On n’oublie rien de rien
On s’habitue c’est tout
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PERMALINK
giovedì 6 ottobre 2005 - ore 20:14
Fenomenismi
(categoria: " Scienza e Tecnica ")
Il fenomeno mediatico del terzo millennio non è il Grande Fratello, non è la Fattoria né Bettarini inviato TV. Non è Maria de Filippi, avete sbagliato di nuovo. E nemmeno Tosta. Il fenomeno mediatico del 21 secolo, la piattola dell’intera umana esistenza è la
FDL .
Spieghiamo, per i molti non eletti che serpeggiano qui dentro, cosa significa essere una FDL. Così imparerete anche voi cosa vuol dire avere a che fare con gente del genere. Ve lo dico io che ne so a pacchi.
Partiamo con una nozione semplice, giusto per farvi capire: una FDL è una
femmina. Non esistono FDL maschi, perché i maschi essendo privi di vagina non possono tirarsela, ed essendo privi di ciclo non possono avere periodi negativi. I maschi sono sereni, convivono pacificamente con il loro corpo e la loro mente, non si lamentano mai e non hanno bisogno di guardarsi allo specchio la mattina perché l’aspetto fisico interessa solo ai perdenti
(dal greco mazkijoh che significa letteralmente “non mi guardo allo specchio neanche per lavarmi la faccia”).
La FDL, abbiamo appurato, è quindi una donna che, nella poca pienezza delle sue facoltà mentali, compie ogni giorno delle scelte importanti della sua vita, che variano dal colore dei calzini al rimmel che si abbina al sottogiacca, dalla spesa per tirare avanti la casa, alla sessione di esami, ai mille incarichi tra cui deve districarsi per non essere licenziata.
La FDL ha una sua vita sociale, nonostante non le sia consentito averla: in quanto "donna" (e chiamare "donna" una FDL è un eufemismo) dovrebbe essere pienamente cosciente di quali siano le attività che le competano, e non mi pare comprendano le uscite serali. Una brava ragazza la sera sta a casa e discute con i suoi genitori di cultura e politica.
Il cielo si apre quando arriva una FDL, piove sangue ed è tutto un latrato di cani per almeno un miglio, l’acqua smette di scorrere e la terra trema.
L’ultima eclissi non è avvenuta per motivi astronomici: una
FDL BIONDA aveva fatto soffrire un ragazzo che per lei avrebbe fatto di tutto, che la amava sopra ogni cosa e che per lei scriveva ogni giorno una poesia. Peccato che lui parlasse solo inglese e lei fosse francese. Poteva essere una bella storia d’amore.
La FDL base già di per se è un personaggio da evitare, ma esistono ulteriori
sottocategorie peggiorative per classificare le FDL, bisogna conoscere il nemico per batterlo – e le FDL sono tremendamente astute quando si tratta di fregare un uomo.
La FDL peggiore è bella, a volte bellissima: per questo è facilissima da individuare. Quando credete che una ragazza sia troppo bella per voi non cadete nel baratro dell’autocommiserazione e risalite la china con fierezza, perché il vostro inconscio vi ha salvato da una FDL, vi ha avvertiti con ultrasuoni non percepibili da menti qualsiasi del pericolo che stavate per correre. Mentre voi nel subconscio pensavate di non essere abbastanza per lei, era in realtà lei che non era abbastanza per voi. Il più delle volte la FDL fuma e tiene la sigaretta in bocca. Addirittura esce dai luoghi chiusi per fumare. Rabbrividisco.
La FDL che ottiene buoni risultati nel lavoro o nello studio (o, attenzione, in entrambi!!) è della più bassa specie: sono tutte abilissime strateghe ma questa in particolar modo. Una FDL è per definizione stupida, i risultati non sono dovuti alla sua forza e alla sua intelligenza, non ha meriti personali. A voi trarre le conclusioni.
La FDL non guarda i maschi; si fa guardare ma rifiuta qualsiasi approccio, anche il più romantico, solo perché ha già un ragazzo o le piace qualcun altro. Non ci si comporta così, un ammiratore non si tratta a pesci in faccia, soprattutto se per avvicinarsi alla FDL ha speso quantità di euri da risanare il debito pubblico del Paese. L’ammiratore della FDL ci prova con lei perché pensa che non sia una FDL (altrimenti non ci proverebbe). La ragazza diventa FDL
dopo che l’ammiratore l’ha conosciuta.
Attenzione a tutti voi: una ragazza interessante può tramutarsi in una FDL con una rapidità che ha dell’incredibile. E tenete bene a mente, ogni ragazza che è amica di una FDL diventerà a sua volta FDL, è solo questione di tempo.
Allo stesso modo è inequivocabilmente riprovevole l’atteggiamento della FDL che ha molti maschi intorno. Non solo quelle che li evitano e li allontanano quindi, ma anche quelle che di uomini si circondano. Per questo bisogna essere pronti a qualsiasi evenienza, le FDL si insidiano ovunque, e la lotta è infinita. State in guardia.
Anche la FDL che ha gusto nel vestire va cautamente evitata: una donna che si rispetti non può tenere così tanto conto del suo aspetto esteriore. Non bisogna portare rispetto alla FDL che segue la moda o che peggio ancora crea un suo stile per dare ulteriore sfogo alla sua personalità. È solo esibizionismo, narcisismo allo stato brado.
Un’altra infima FDL è quella che esce la sera e organizza serate con gli amici, sempre circondata di gente e soprattutto, ricordate, che frequenta locali del
centro o discoteche. Il centro e le discoteche rendono automaticamente delle FDL, qualsiasi sia il locale.
La FDL mente a se stessa e a chi le sta intorno se non ammette di esserlo. Diffidate da chi dice di non essere una FDL, e diffidate anche da chi dice di esserlo, perché sicuramente lo è.
La FDL mente sempre, tranne quando dice di essere una FDL.
Ma allora non fidatevi di lei perché lo è, non so se mi sono spiegata. Fidatevi invece del vostro intuito: basta guardare una ragazza per strada per capire se è oppure no una FDL. Non serve parlare con lei, conoscerla, vedere come si comporta, sapere cosa le piace e cosa le fa venire i brividi. Fidatevi del vostro intuito:
l’intuito di un uomo non sbaglia mai.
Perché vi dico tutto questo? Per salvarvi, o per tenervi lontani da loro. E da me. Io sono una
FDL. Le uniche amiche che ho sono altre FDL. Statemi vicine almeno voi… ho bisogno di altre FDL per sentirmi completa.
E finalmente indissolubilmente
sacrosantamente donna.
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