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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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mercoledì 5 ottobre 2005 - ore 12:06
Parigismi: luoghi comuni su Parigi (o forse no)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il Louvre è grandioso, imponente, è storia pura. Ma l’Orsay è straordinario: il contesto, l’architettura, l’organizzazione, la collezione interna, il migliore.
C’erano due ragazzi su un piccolo ponte di ferro davanti al Louvre in costume da bagno, che prendevano il sole. Avevano anche il frigo con le bibite e l’ombrellone.
Poi quando sei in metropolitana può salire chiunque, come quel signore che è entrato con lo stereo e un’enorme borsa della spesa con le casse, e si è messo a cantare
dragostea vresnavresna yummayummaye. Una violenza, un sopruso, noi obbligati a starlo ad ascoltare, con quella base essenziale di soli bassi e quella sua voce stonata.
Italiani una faccia una razza, e puoi camminare in silenzio per qualsiasi via di Parigi che ti riconoscerano,
italiani venite dentro mangiare, amici Italia mangiare buono!! I parigini non sentono le stagioni: ti passeggia a fianco una signora in pelliccia accompagnata da un ragazzino in maglietta e pantaloncini. E non si bagnano con la pioggia: non usano ombrelli ma non si bagnano, camminano sotto la pioggia ma non si bagnano, li riconosci perché sotto l’acquazzone vanno avanti a passo spedito senza curarsi del diluvio – francesi una faccia una razza.
Inoltre mangiano a qualsiasi ora del giorno e della notte: riconosci un parigino perché ha sempre un panino in mano. Una
baguette , di solito, ma piena. E calda, e profumata.
I ristoranti francesi sono piccoli, e hanno un sacco di tavoli, tutti stretti. E per passare sulla panca interna devi scomodare i vicini. I caffè a Parigi costano dai 2 € in su. La mia regolarità quotidiana mi è costata 5 euri. Onesti…
I
croissant francesi sono fatti solamente di burro. Sanno solo di burro, non ci mettono il ripieno perché si senta meglio il burro. E le crepe sono fenomenali. Ma la zuppa di cipolle del Maraton rimane la migliore. Anche delle galette.
I parigini non sanno fare foto. Ma inutile chiederle anche ad altri stranieri. Le poche foto che io e Maury abbiamo insieme potrebbero essere state fatte ovunque nel mondo. C’è un’incapacità di fondo nello scatto digitale.
Quando un parigino parcheggia, per uscire deve aspettare che se ne vadano quello davanti o quello dietro, o non ci si spiega come è entrato. Dai tombini francesi esce sempre acqua.
I letti francesi sono da una piazza e mezza. Così il matrimoniale è da
3 piazze, ma con letti separati. Ne fanno una di buona e una di cattiva. Comunque vive la France.
Al Pompidou vendono per 29 € legna da fuoco. E li davanti c’era una bambina con una piccola bicicletta di legno senza pedali. I bambini francesi parlano francese, anche le donne francesi, e anche gli uomini. Invece i baristi e i tizi dei panini e delle crepe parlano tutte le lingue del mondo. Ogni parola francese ha almeno un altro significato, neuf vuole dire 9 e nuovo. Cambierà l’articolo, dico io. E Maury: si, come
caso e casa.
Ma a Maury suonano i calzini nel metal detector, quindi la sua parola non vale.
Per prendere la metro bisogna correre. Se non corri non puoi prendere la metro. I parigini corrono, i turisti no: i parigini prendono sempre la metro al volo, i turisti no. Noi ci mescoliamo ai francesi, e prendiamo la metro in tempo. Tranne quando la prendiamo in tempo ma nella direzione sbagliata. Capita anche ai migliori. Per fare shopping devo vedermi bella la mattina, ed avere i capelli puliti: appurato ciò è stata l’apoteosi.
Davanti a Notre Dame, dall’altra parte della Senna, c’è un negozietto di libri che si chiama
Shakespeare & Co. E all’interno c’è un libro con un biglietto attaccato, con scritto "do not remove", perché serve a tener su una mensola.
Non bisogna attraversare fuori dalle strisce in Place de la Concorde e sugli Champs Elyses, ma per il resto se vedi libero buttati se no spingono.
A Parigi non ci sono i bidè. Probabilmente i francesi si domandano cosa ci facciamo in Italia con quel secondo piccolo lavandino vicino al cesso.
Parigi ha i tetti azzurri, e dall’alto, dal Sacro Cuore per dire, è bellissima. Ma anche da sotto.
Quindi Parigi è bellissima. È vero, a Parigi ci dovevo andare con la Miss e la Lauvar, ma ragazze, vi ricordate che quando lo abbiamo deciso eravamo tutte e tre single!?
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lunedì 26 settembre 2005 - ore 20:03
parigismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E’ arrivato il giorno. È il mio momento, il nostro momento.
Sarò super baldanzosa domani pomeriggio.
L’aereo parte da Venezia alle 17.20, mettiamo che dobbiamo essere li alle 16.00 per sicurezza, quindi siccome ci porta mia mamma e mia mamma in autostrada non riesce a passare i
90 all’ora, diciamo che partiamo da Fontane alle 15.
Appurato ciò, io domani in una mattina devo: lavare i capelli, depilare le gambe, asciugare i capelli, compilare la lista bagagli, tagliare le unghie e mettere lo smalto rinforzante, sistemare sopracciglia e baffi, fare la valigia con sottomano la lista bagagli, andare in banca a prelevare, controllare la lista bagagli, preparare il bagaglio a mano con guide e vouchers, rifare la valigia perché avevo dimenticato di scrivere una cosa in lista bagagli e ovviamente l’ho dimenticata.
Tempo stimato dell’operazione ore 3 (a farla grande, molto grande).
Solo che poi devo spiegare a mia madre
come si va a Tessera, e poi spiegare a mia madre
come si torna da Tessera.
Tempo stimato ore 4 – sarà necessario un
disegno, con l’autostrada e la tangenziale da Treviso Nord a Venezia. Con anche il disegno delle corsie. E dei caselli, conoscendola è capace di non accorgersene e sfondare tutto. Torno e mia madre è ricercata, dopo una rapina all’autogrill. Con un rapido calcolo, grazie alle mie straordinarie competenze matematiche, per andare sul tranquillo, mi devo svegliare alle 7. Per prendere l’aereo alle 5. Manco mal che son in ferie.
No se ga mai visto. Parigi mi aspetta. Mi aspetta da febbraio, se è per questo, mi aspetta da un bel pezzo, ci dovevamo andare ancora per il mio compleanno. È da New York che non mi faccio un viaggio come si deve. Anzi, è da New York che non mi muovo da Treviso. Bel confronto,
NYC e
TV. E’ quasi una cattiveria rapportare Treviso e New York, è un affronto, un’offesa – a Treviso, sia chiaro.
E adesso ha finito di aspettare. Con tutto il mio entusiasmo, con la mia euforia, con le mie sciarpe enormi e i miei sorrisi, con le mie scarpe nuove e tutte le diecimila foto che farò in tutte le pose possibili!! Non vedo l’ora! Voglio tenere su un palmo di mano tutti i monumenti e tutti i palazzi e tutti i giardini e tutti i cittadini di Parigi!!
Scusi stia fermo li che mi faccio una foto con lei che mi entra in un orecchio. Scusi, si sposta che faccio una foto mentre salto l’arco di trionfo? Grazie, gentile per essere un francese. (Scarpe e sciarpe sono scritti quasi uguali… inquietante vero?)
E soprattutto, non essenziale ma di importanza epica, devo comprarmi una borsa.
Che bella borsa! Grazie, l’ho comprata a Parigi.
"Vorrei essere una lacrima per nascere nei vostri occhi vivere sulle vostre guance e morire sulla vostra maglia pulita".
Ma tanto acqua e sale non macchia. La frutta invece macchia. Non credete a chi sostiene il contrario.
Mia mamma ha detto che macchia, punto. E che “el limon strense”.
Mia nonna l’ha confermato. Non ci resta che piangere.
Aurevoir. Prego il signore che si scriva così. Mi sento già in un vicolo cieco. Siamo due italiani, in Francia, che parlano solo inglese. Praticamente con un piede nella fossa.
Non dovessi tornare, lascio tutte le mie mutande super colorate e i miei calzini iper colorati alle persone che mi hanno voluto bene. Ma solo se non sanno il francese. Se no è troppo una presa per il culo.
Io ci lascio le penne e questi magari mi ridono dietro. Ma vedi un po’ te.
Bacios.
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giovedì 22 settembre 2005 - ore 13:09
shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il mio blog è proprio figo. È davvero un gran blog. Devo dire che sono proprio brava a sintetizzare e pertinentizzare argomenti fra i più vari in modo simpatico e piacevole. Mi sono accorta anche che il mio blog è splendido. E ne vado molto orgogliosa. È spiritoso, pungente, intelligente. Che bel blog.
Mi piace scrivere il mio blog, mi piace vedere le mie paroline scritte li, tutte vicine vicine.
Sono molto orgogliosa del mio blog. E poi il mio blog è utile: tira su il morale. Posso deludere i miei lettori? No, perchè sono orgogliosa di loro.
E poi sono molto orgogliosa del mio
esame di geografia (finalmente la sfiga ha smesso di perseguitarmi) e sono molto orgogliosa del mio ultimo regalo al mio amore – 9 mesi e sembra ieri.
Sono molto orgogliosa del mio senso dell’umorismo e del mio senso della realtà, che mi permette di comprendere quello che succede attorno a me senza farne drammi universali, tragedie umane o esaltanti prospettive future, nonché di viaggiare con la fantasia mantenendo un piede per terra.
Sono orgogliosa delle mie unghie: crescono bene, averle divorate per anni le ha fatte rinvigorire, sono dure come il cemento.
Inoltre il mio corpo inizia ad amarmi, e sono molto orgogliosa di lui. È finito il periodo degli scherzetti, ora mi da una mano, il
tempismo non mi è più sfavorevole. Grazie, corpo mio. Perfino il mio metabolismo mi è amico: ho scoperto i gran cereale della Mulino Bianco e ho scoperto che
“el mosto move”, e la mia regolarità quotidiana ne ha guadagnato. Ne sono molto orgogliosa.
Non sono orgogliosa invece di una borsa che ho visto oggi in un negozio e che volevo assolutamente comprare, una tracolla capiente, colorata e comoda: perfetta per visitare
Parigi la prossima settimana con tutto il mio necessario equipaggiamento. Entro baldanzosa e sorrido alla commessa: posso vedere la borsa in vetrina? Certo, mi fa eco lei, la può vedere. Me la prende, la guardo, mi innamoro e mi vedo (mi vedo chiaramente) con la mia borsa azzurra e rossa davanti alla torre Eiffel, che mi faccio la foto da
giapponese tenendola su un palmo di mano sfruttando la prospettiva. Commozione.
Che bella, sorrido e viaggio con la mente fino in Francia, mi sento realizzata (le borse per le femmine sono come la macchina nuova per un maschio – non avremo mai la parità dei sessi in questo modo) e sorrido inebetita, è amore.
“Scusi, quanto viene?”
“Bella vero? Questa è appena arrivata, viene
290 €…”
Questa cifra mi rimbomba ancora nel cervello: Biancaneve e i 290 nani, le 290 meraviglie, 290 leghe sotto i mari, le 290 e una notte. Come la pubblicità del 7, o delle 4 paperelle di Adriana. E una canzone in testa:
i’m walking on sunshine... ooh ooh!! – bisogno di sdrammatizzare.
Torno nel mondo reale. Duecentonovanta punti di domanda nei miei occhioni verdi (e botte a chi sostiene il contrario). Salvataggio in extremis della Fede: sa, dobbiamo fare un regalo, ma siamo fuori budget, grazie lo stesso.
Io continuo a vedermi a Parigi, che stringo la torre Eiffel fra le pollice e indice nella mia foto ricordo. Con una borsa del
Conad in mano.
Qui si che ci vorrebbe Mastercard.
[come al solito la coerenza non è il mio forte - i've been missing U all]
[not all]
[a very little part of you all]
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martedì 13 settembre 2005 - ore 13:25
salutismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sempre a fare polemiche, su qualsiasi cosa. Sempre a parlare sopra gli altri, sempre a gridare più forte. Da come uno scrive si capisce se grida, se ti prende per il culo o se pensa di averti fregato, o di averti intrappolato, o di averti smascherato nella tua ignoranza.
Uno parla seriamente e crea conflitti interni degni di un
golpe di stato. Se invece la butta sull’ironia l’umorismo finisce in un bidone della spazzatura. Di una cosa simpatica e leggera bisogna fare un problema come di un argomento pesante e complicato. Questo sito mi ha stancato.
Una volta non era così. Gente che si permette di stilare classifiche su persone mai viste: ma siete stati lobotomizzati da piccoli? Gente che parla male di foto, perchè alcuni qui dentro sono solamente foto senza voce e senza espressione. Ma come vi permettete? Gente che vive per arrivare prima nelle graduatorie di visite, o di post scritti. Sta diventando deprimente. Quasi
perversione: ci sono delle personalità disturbate.
Polemiche, pubbliche offese, arroganza all’ordine del giorno. E chi si fa gli affari propri e vuole solo scrivere perché gli piace scrivere viene inquadrato in una categoria, una classifica, una graduatoria. Forum idioti, messaggi in bottiglia che vogliono solo provocare, blog irritanti, puro narcisismo, pura immondizia. È diventato un
porcaio.
Tutti intellettuali, tutti geni, tutti sanno più degli altri, tutti più colti, tutti più scienziati, tutti più preparati, tutti più sfortunati ma tutti più personaggi.
Saluti a tutti, per un po’ mi levo di torno. Mi spiace solo per le persone valide che c’erano qui dentro. Al mio ritorno spero non siano state contagiate da tanta presunzione o costrette alla fuga.
Godetevi la città, godetevi i viali, i passanti, i palloncini, il mercato, i libri, la musica. Le piccole cose, i sorrisi, l'odore dei cavolfiori nella pentola a pressione, le unghie dei piedi con lo smalto rosso, le camicione di flanella, i calzini antiscivolo, le padelle a doppio fondo, gli scampoli di tessuto, i tappetini per l’ingresso, i lombrichi per strada dopo la pioggia. Qualsiasi cosa al momento mi interessa e mi piace più dell’atmosfera che si respira in questo sito.
Ci sono tante, tantissime alternative per chi ha voglia di fare della sua vita qualcosa di sensato.
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domenica 11 settembre 2005 - ore 11:05
testismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Bastano una semplice iscrizione, una foto in primo piano chiara e di grandezza accettabile, un breve questionario con dati essenziali da compilare e pochi minuti del tuo tempo... e avrai il tuo
sosia famoso.
www.faceanalyzer.com LINKLa mia sosia è davvero figa. Devo solo capire cosa ci accomuna. Credo che abbiamo gli stessi lobi. Ma anche le unghie dei piedi sembrano discendere dallo stesso ceppo. Si chiama
Elisha Cuthbert.
LINK LINK

Il test ti dice anche quali sono le tue caratteristiche caratteriali basandosi su una probabile obsoleta scienza fisiognomica. Io discendo da una stirpe per il 53% jappo-koreana e per il 47% cinese. Sono molto educata ed intelligente, amo poco il rischio e sono abbastanza socievole e poco ambiziosa. Il mio fattore di omosessualità è molto basso. Come pure il mio fattore di promisquità. Interessante.
Tutto ciò mi ha fatto dormire molto più tranquilla stanotte...
YOUR ARCHETYPE: BETA ARTIST
Your main drive is to be admired by those with similar interests to you. Money and influence is not of your concern. You are interested and may be active in certain political movements which you consider to be moral. You may act or dress in a unique way to reflect your eccentric personality. Your emotions fluctuate fairly often resulting in you going through incredible highs and devastating lows. When someone is attacking you personally you tend to ignore them, for you do not like to argue with those who you consider to be barbaric. You may however simply be fearful and timid. You generally enjoy interacting with other and have some acquaintances.
You may enjoy using drugs to escape reality and explore different perspectives. You spend much of your time doing what you love. You are employed for the sole reason of sustaining yourself. You may even be unemployed. But you may be great at your passion and making good money off of it.
Your view of other types - - You consider Boss type to be egotistical and selfish so you may only interact with them during your employment. For the most part you do not interact with Academic types for you rather take it easy. You may like certain Academics because of their knowledge of interesting subjects. You tend to avoid Charmers because they may attack you verbally. You consider Gambler types to be duplicitious loners. You do not interact with the White collar or Blue collar types, for you consider them to be slaves of conformity. You sympathize with Drifters.
Other types' view of you - - You do not concern Boss types for they look down on you; they believe that you waste too much time. For the most part Academic types do not respect you, however there are some Artists that they give some credit to. Blue collar and White collar types think that you are unrealistic and immature. Charmer types see you as an attention seeker and are often the people who criticize you. Gambler types see you as a fool who has no focus on financial success. Drifter types may enjoy your relaxed personality; they believe they can relate to you.
Alpha Artist: Most intelligent and ambitious.
Expected Occupations: Designer, Computer Graphic Artist, Painter, Professor, Professional movie critic
Beta Artist: Somewhat intelligent. Adopts styles like goth; styles that are unconventional and are intended to show their uniqueness.
Expected Occupations: Social Worker, Chef, Music Producer, Theater Actor, Theater/Film Director, Physical Therapist.
Theta Artist: Adopt new styles quickly. Not concerned with being looked down on.
Expected Occupations: Cashier, Unskilled laborer [Per sbaglio nella prima iscrizione Female era diventato Male in un aggiornamento automatico: risultato inquietante, i miei tratti somatici sono quelli di
Adam Sandler.]
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giovedì 8 settembre 2005 - ore 20:23
shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La vita è bella.
La vita è un ragazzo che ti guarda e rimane in silenzio. E sorride.
La vita è arrivare in biblioteca e dover studiare più per desiderio che per necessità.
La vita è vedere un libro enorme con tutti i dipinti e i disegni di Leonardo.
La vita è mangiare un chilo di gelato strawberry cheesecake in due guardando un film.
La vita è prenotare un viaggio per Parigi e ogni giorno scoprire che puoi visitare qualcos’altro, puoi vedere qualcosa che non era ancora nel programma provvisorio, e ampliarlo ogni giorno.
La vita è cantare insieme una canzone alla radio mentre sei in macchina.
La vita è correre perchè l'autobus è già arrivato.
La vita è lo spritz con le amiche e gli ultimi scoop.
La vita è pensare a cosa farai domani per cambiare idea fra venti minuti.
La vita è andare al cinema sperando di avere dei bei posti, la vita è svegliarsi ogni mattina pensando di aver fatto mille errori nell’arco di 24 anni, ma senza quegli errori non saresti dove sei ora.
Il
destino riserva sorprese. Sono orgogliosa di tutto ciò che ho fatto e non rinnego nulla, non rimpiango niente. Sono quello che sono grazie a tutti i miei sbagli e a tutte le mie esperienze, perché hanno fatto di me quello che sono ora. E, sinceramente, non sono così male.
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lunedì 5 settembre 2005 - ore 10:23
forumismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non credo sia obbligatorio rispondere ai forum del sito, vero? Cioè, si può fare a meno? Se lo leggi per caso non sei obbligato a rispondere e a dire la tua… o scrivere nei messaggi in bottiglia, insomma, credo non sia un obbligo dell’essere iscritti.
Cioè, rispondi solo se sai di cosa si sta parlando, o se hai qualcosa da commentare, o una risposta vera da dare, o se la tua ironia non è fuori luogo. Insomma, intendo dire, non ti prendono a cinghiate sulla schiena se non rispondi.
È solo per sapere, mi volevo informare…

Questa polemica vi è stata gratuitamente offerta da
Shaula,
c/o Spritz.it, Treviso.Per quanti volessero sottoscrivere l'abbonamento a "Le Polemiche di Shaula" è facile. Firmate la petizione contro l'iscrizione libera al sito senza test d'ingresso che limiti l'entrata a neuroni effettivamente funzionanti, e avrete in omaggio uno spremiagrumi.
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sabato 3 settembre 2005 - ore 09:47
bambinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un bambino sa quello che vuole. Pare di no, dici è solo un bambino, ma un bambino sa quello che vuole. Poi ti cambia idea dopo una settimana, ma per quella settimana sa esattamente cosa vuole.
Un delle certezze più longeve e allo steso tempo il punto di domanda più marcato dei bambini, ad esempio, è il
lavoro che vogliono fare nel loro futuro. Cambieranno idea decine di volte nella vita, ma quando scelgono un lavoro credici ma per 5-6 mesi è quello, e guai a chi glielo tocca.
Si interesseranno al mestiere, ce la metteranno tutta, si atteggeranno, si comporteranno come si confà alla loro scelta. Finché un nuovo lavoro più gratificante, più prestigioso, più nobile, più interessante, più redditizio, più affascinante non apparirà a sconvolgere le loro menti e deviare le loro decisioni. È dura essere bambini con molta
fantasia…
Parlerò espressamente del mio caso, dal quale si possono trarre delle chiare e semplici verità sui bambini e la loro indole sognante.
Io da piccolissima, alla veneranda età di 4 anni, volevo fare la
ballerina. Ero sicura di me, convinta, decisa e orgogliosa del mio prospero futuro a teatro, ma ero davvero una piccola bimba ingenua, mi piaceva il rosa e allora decidevo a sentori cromatici (in questo caso la divisa della ballerina): in poche parole impazzivo per i tutù, rosa per la precisione. Frivolezze.
Poi, quando la concretezza si impadronì di me, intorno ai 6 anni, volevo fare il pompiere (dopo una breve parentesi in cui volevo fare la segretaria come mia madre). Credevo fosse il mio destino, spegnere incendi e salvare le persone portandole in braccio, e sarei stata un ottimo vigile del fuoco.
Solo che poi la concretezza si impadronì di nuovo di me, e volevo fare il dottore. Breve incontro con la professione (cerotti garze e disinfettanti mi saltavano in braccio praticamente da soli), sezionavo lucertole da bravo chirurgo cardiaco per prendere confidenza con bisturi e forbici (i bambini sono fondamentalmente degli psicopatici) e passavo le giornate estive adoperandomi a soccorrere animali malati – non mi era permesso toccare umani – quando improvvisamente la noia e la decisione di fare l’insegnante. Ma bambole troppo silenziose e un fratello poco dotato mi dissuasero quasi immediatamente. Ritorno sulla strada del comodo ufficio per passare in breve alla carriera di
giornalista. Un sogno che mi sono portata dietro finché son durate le illusioni (laltro ieri, praticamente).
In prima media la scoperta del mondo del mistero, dei traffici illeciti e delle menzogne grazie alle serate in compagnia del Tenente Colombo, e per anni il sogno nel cassetto di entrare nella scuola di polizia, o nelle forze armate, ma soprattutto di diventare un
investigatore privato. Li ci vollero anni per farmi capire che non era la mia strada.
E siccome non volavo alto, e siccome avevo 14 anni e non capivo molto del mondo, la decisione capitale: voglio diventare il primo
presidente della repubblica donna. Eccessi di femminismo mi capitavano a settimane alterne fino al raggiungimento del 16 anno di età, quando mi resi conto della superiorità maschile in qualsiasi campo. Ma questa cosa del presidente della repubblica affascinò molto i miei insegnanti. Mi proposero degli approfondimenti di storia politica ed economica.
Risultato: odio la politica e in economia sono sempre andata malissimo. Ripiegai sull’allenatore di calcio, sui quaderni disegnavo schemi di gioco e scrivevo formazioni da fantacalcio.
Se ci ripenso… essere bambini è una delle cose più belle che ti possono capitare. Rimanere bambini poi non è così bello. E io lo so. È un mondo difficile per i bambini grandi. Ma non mi sono mai tirata indietro. Ho ballato alla Scala, ho spento incendi, ho salvato vite, ho redento studenti incapaci, ho smascherato assassini, ho riportato il Paese alla prosperità, ho trascinato la mia squadra allo scudetto.
Non ci penso nemmeno a mollare adesso.
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venerdì 2 settembre 2005 - ore 12:23
shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Autisti degli autobus, motociclisti, corridori. Cos’hanno in comune a parte fare cose che non mi attirano per niente?
Si salutano quando si incontrano.
Sempre. Si incrociano per strada e alzano la mano, gli autisti, poi un leggero cenno col capo e via, giusto un saluto perché sì, perché sono della stessa razza, con la stessa uniforme, lo stesso lavoro, gli stessi orari, gli stessi mezzi.
I motociclisti si suonano, o fanno un gesto con la mano, perché hanno scelto la moto, hanno scelto uno stesso stile di vita.
E i corridori, nei parchi e nei giardini pubblici, o in restera, o lungo il fiume, sudati, con le tute colorate, la doppia maglietta, i doppi pantaloni
[e nel mio caso le cicche nel marsupio, vergogna]. Si salutano, anche se non si conoscono, si salutano perché sì, e basta.
È bello pensare che ci sono delle cose che succedono
perché si, per consuetudine, per tradizione, per una forma di solidarietà e di amicizia convenzionali. Perché sì, perché così ha deciso qualcuno tempo fa, e non si può più farne a meno.
Mi piace rispondere ai perché: perché si e perché no, a modo loro, sono risposte estremamente complesse e complete. C’è sempre qualcosa dietro, qualcosa che va oltre un sì o un no. E sì o no, così brevi e così complicati, così profondi, così sintetici e concisi, vogliono dire tantissimo.
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giovedì 1 settembre 2005 - ore 09:24
bambinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Attento, sveglierai la Bambina. Non ho il coraggio di dirlo al Ragazzo. Il Bambino sta mettendo i dentini. Eccetera e via dicendo. Fino alla pubertà cinematografica maschi e femmine sono simili a oggetti, sono personaggi indefiniti, sono semplicemente bambini, bambine, ragazzi e ragazze. O genericamente
Il Piccolo. Ma in televisione i bambini non hanno nomi?
La Bambina viene usato come nome proprio. Sul certificato di nascita c’è scritto Jane, ma tutti la chiamano La Bambina, i genitori, i nonni, i vicini di casa, il macellaio. Anche la maestra, guarda la madre negli occhi e le dice:
La Bambina non fa i compiti, senza mai nominarla. Tabù, proibito.
Il Ragazzo è il figlio di qualsiasi attore protagonista, il padre stesso lo chiama Ragazzo. Vieni qui, Ragazzo. Come dire Vieni qui, Pietro. O Joe. Come se Il Ragazzo fosse più breve, più facile. Più semplice da memorizzare. Cristoddio è tuo figlio, saprai come cavolo si chiama!
Un giorno ricordo, guardavo la TV insoddisfatta dal palinsesto Mediaset, e capitavo su Beautiful. C’era la figlia di una bionda, era dolcissima, in fasce, con delle deliziose tende bianche che la avvolgevano, pizzi e merletti ovunque. La chiamavano
La Piccola. Qualche tempo dopo, sempre insoddisfatta del palinsesto televisivo, ricapitavo su Beautiful, e la stessa piccola dolce creatura era diventata La Piccola Logan.
Con il cognome!! Come i colleghi d'ufficio, questi chiamano una bambina di tre mesi col cognome!!!
Come se mia madre mi chiamasse mentre sono al computer: Ragazza, è pronto. Ho passato la fase
“odio il mio nome voglio che mi chiamiate Molly” (giuro che è successo). È frustrante, quasi nessuno viene chiamato L’Uomo, i casi sono molto limitati, tipo il detective che parli di un cadavere o di un sospetto.
Non riesco a capire come possano certi
giovani divi crescere sani di mente.



Meno male che io ne sono stata fuori.
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