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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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venerdì 11 marzo 2005 - ore 20:11
Sognismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho sogni strani nella testa, ultimamente.
La cosa straordinaria è che riesco a ricordarmeli da sveglia, ma non sono completi, mancano dei particolari, forse insignificanti ma forse no.. del sogno di stanotte ad esempio ricordo solo che la Valevally voleva andare a
New York City, e io le davo tutte le dritte possibili, gli itinerari – come se ci fossi vissuta sempre, a NYC!, sui posti da visitare, in cui mangiare, in cui bere eccetera. Così quando lei andava all’aeroporto, io la accompagnavo e lei continuava a chiedermi notizie e informazioni. Che nostalgia. Mi veniva il magone.
I sogni, secondo Freud, sono
residui diurni, nel senso che trasformiamo in materiale onirico cose, persone, o parole che abbiamo udito o visto nei giorni precedenti, o di cui abbiamo parlato, o a cui abbiamo pensato.
In questo caso il sogno può essere logico, perché pochi giorni fa ho letto il blog della Vale e ho riguardato le foto del mio viaggio a NYC, cosicché tutto quadra. Posso dirmi soddisfatta dei miei studi, della mia interpretazione e soprattutto del mio sogno che non ha caratteri di anormalità. Ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola – frase che non mi è mai piaciuta ma i luoghi comuni piacciono e io mi adeguo.
L’altra notte ho sfidato la
psicoanalisi con un sogno/incubo ignobile. Il peggio non era la sua inconcepibile e incredibile composizione formale, stilistica e espressiva, ma il suo contenuto, il contenuto per Dio!
Casa di mia nonna era in mezzo a una prateria, alberi secchi, infinita pianura arida e rocciosa, gomitoli di sterpi e rami (come nei film western) che spinti dal vento si facevano largo nel giardino di mia nonna, senza più orto e garage, ma con una specie di capanno per gli attrezzi, fatto di legno. Dalla collina che si allungava all’orizzonte sento provenire un rumore strano, grida e stramazzi. Sono gli indiani! Mia nonna corre nel retro a mettere in salvo i conigli e poi si barrica in casa. Io spingo Maury dentro con lei e lo chiudo, e gli dico “non potrei mai permettere che qualcuno ti facesse del male”. Che donna eroica. Pensavo: “lui avrebbe fatto lo stesso se non lo avessi chiuso in casa, se lo faccio uscire mi mette in salvo ma poi lui rimane fuori e non posso permettere che qualcuno gli faccia del male” e non aveva senso. Non ne venivo fuori...
Gli indiani sono sempre più vicini, le loro frecce arrivano potentissime a scagliarsi sui muri del capanno e della casa della nonna, io e gli altri uomini rispondiamo al fuoco con armi di vario tipo, io prendo l’arco. Alcuni miei compagni vengono colpiti dalle frecce indiane, e io sotto una pioggia di punte infuocate vado da loro ed estraggo le frecce dai loro corpi, e poi anche dalla mia spalla. Da sola, eroica, stoica.
Mentre gli indiani imperversano nella vasta prateria e sbucano da ogni collina, mi ritrovo dentro casa senza volerlo: allora mi avvicino al portoncino a vetri, per vedere cosa succede fuori. E c’è
Fede F. con la faccia schiacciata sui vetri che fa l’imitazione di
mister Bean.
La Dany mi ha detto che potrebbero essere problemi di digestione.
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martedì 8 marzo 2005 - ore 13:34
la mimosa puzza
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non si festeggia facendo le allupate nei locali o in passeggiata in città, a guardare culi.
Te le vedi a braccetto che passeggiano e sbirciano sotto i cappotti degli uomini oggetto, ma solo l’8 marzo, come se ci fosse un’autorizzazione non scritta a essere sceme. Io lo trovo squallido.
Cosa succede, prendono coraggio tutto in un giorno? Io i culi li guardo tutto l’anno, ho già parlato della mia fissazione per i culi maschili.
Ho visto Maury ieri, e gli ho detto di non andare in centro stasera, che sarà pieno di donne frustrate, segretarie scollate e professioniste ridotte ai minimi termini di dignità. La festa della donna ha tutt’altro significato, storicamente parlando, e mi pare davvero superficiale ridurla a una cena tra amiche che lasciano i mariti a casa coi figli, o a un rametto di fiori gialli.

A parte il fatto che all’epoca potevano benissimo scegliere un altro fiore… ma visto che il significato moderno della festa è tutt’altro rispetto a quello del momento storico in cui è stata istituita… cambiare simbolo pare brutto?
La mimosa
puzza. È l’unico fiore che puzza anche fiorito. Quando poi appassisce si salvi chi può.
E sporca, la mimosa
sporca un sacco. Perché regalare alle donne un fiore che sporca e puzza?
Inoltre la mimosa
è brutta: è uno dei pochi fiori brutti. Perché alle donne il giorno della loro quanto vuoi patetica festa vengono regalati fiori che sporcano, puzzano e sono pure brutti? Non me ne capacito. Orchidee, tulipani, mughetti, margherite, o
glicine se proprio si voleva regalare fiori a grappolo.
Ma non palline spugnose che perdono polverina gialla su tutto il tavolino.
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lunedì 7 marzo 2005 - ore 20:19
prospettive
(categoria: " Cinema ")
Ottimi presupposti per stasera. Siccome non posso uscire causa genitori imparziali, il mio uomo viene a casa mia e ci guardiamo un film. Pensa e ripensa il dito è stato puntato su un film d’annata, un classico che non stanca mai, e che non ci faccia sentire una caramellosa coppia da film d’amore…
era il
1984. Grande annata…

Che ricordi, e non solo il film in se. A NY quest’estate abbiamo visto il palazzo in cui è stato girato, solo che nella realizzazione sono stati aggiunti al computer alcuni piani per farlo svettare di più e per rendere il tutto più inquietante. In realtà l’edificio si affaccia su Central Park, ed è tutto tranne che spettrale.
Anzi, è proprio elegante... un gran bel posticino in cui vivere: la mattina apri le finestre e ti da il buongiorno non solo New York City, ma Central Park tutto, con i colletti bianchi in tuta da ginnastica che fanno un po' di jogging prima di andare al lavoro.
LINKChe nostalgia..
New York.. dopo vado a rileggermi i miei blog di settembre, e vado anche a rivedermi le foto, così mi faccio un bel pianto. Eccheccavolo..
A settembre io ero a New York.Le prospettive cmq sono buone, super buone, buonissime e oltre.
Magari faccio anche un po' di cioccolata calda, o del latte con la schiuma tipo da cappuccino ma senza caffè. E certo, latte ho detto.. magari con dei biscotti. O un dolce, o direttamente il vasetto di
Nutella.
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venerdì 4 marzo 2005 - ore 19:50
ragazzinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Uno torna a casa dopo 7 ore di biblioteca, con un orrendo libro di
Storia della Cartografia che a tratti sembra un libro di geografia delle medie. Meridiani, paralleli, geoide, carte, mappe e scale come se piovesse.
Uno torna nel suo nido con un freddo polare addosso(oltre a un bellissimo
berrettino di lana bianca con frontiera vorrei sottolineare) e in cosa inciampa? Paia scoppiate di scarpe da ginnastica ammucchiate selvaggiamente, numeri dal 39 al 40, non di più. E ignaro domanda “Mamma cosa succede? Perché la tavola è apparecchiata per 8?” Scoprire di avere 4, dico 4 compagni di classe del fratellino a cena dopo una giornata di studio massacrante è come colpire forte in testa con un
badile una vecchietta che è appena caduta ruzzolando da dieci piani di scale: un colpo di grazia che non uccide perché il sollievo della morte sarebbe troppo gradevole.
Ho a che fare con 5 ragazzini di terza media che urlano, giocano a pallone in taverna e sudano come
facoceri – vi risparmio la descrizione dell’odore delle scarpe da ginnastica ammassate. Sono a cena a casa mia, mio fratello e quei 4 esseri malefici, che mi guardano come se fossi vecchia cent’anni e ridono di me e del mio culone.
Cicciona, mi dicono, quando mia mamma non sente.
Io faccio finta di nulla perché sono superiore. Ma avrei una voglia di mettergli le mani addosso che Dio solo sa.
e un fracco di bacioni alla Lauvar..

dai, su col morale stea..
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mercoledì 2 marzo 2005 - ore 21:08
IkEa
(categoria: " Fotografia e arte.. ")
Non serve andare su un altro pianeta per sentirsi smarriti, soli e lontani da casa. Non serve prendere una navicella spaziale per ritrovarsi in un mondo incomprensibile da cui non si riesce a scappare, un mondo complesso, caotico, fatto di angoli angusti e panorami sempre uguali, abitato di creature sgradevoli ed estranee al dialogo: basta prendere la macchina e andare all’
IKEA.
Partirei dall’inizio a raccontare della nostra odierna gita bolognese, perché la perla è stata sfornata subito, a poche ore dalla partenza.
Arriviamo al casello dell’autostrada, uscita Casalecchio. Meno male, siamo quasi arrivati, ci sorridiamo e paghiamo il dovuto al casellante. Non si sa mai che il casellante di dia una dritta, così chiediamo affacciandoci al finestrino: “Scusi, per l’Ikea da che parte dobbiamo andare?” – e lui corrugando le sopracciglia “Ma oggi l’Ikea è chiusa..”
Panico. Muti come pesci muti. Neanche le bollicine dell’aria. Silenzio tombale. Mi stavo per strozzare con la cintura di sicurezza quando ecco che il casellante fa a Maury:
“Ha ah ha! Volevo solo vedere la faccia di lei!” Ah davvero? Ti credi simpatico, piccolo ridicolo esemplare semi-umano che fa scherzi idioti a gente che ha fatto 2 ore di strada e si sta tenendo la
pipì da metà delle medesime? Simpatico certo, l’ironia bolognese.. la prossima volta mi devo ricordare di portarmi un pugno a molla e sganciarglielo in muso. Maledetto. Se ho perso 5 anni di vita la colpa è di quell’omino insulso pelato e ciccione che stava al casello oggi. Se ci mettevano un musone brutto e sporco mi incazzavo meno. Ci ho messo almeno 20 minuti a recuperare le mie funzioni vitali.
Comunque.. superato il trauma iniziale crediamo di aver superato il peggio, ma non eravamo stati informati dello stato mentale confusionale dell’
urbanista che ha progettato la zona commerciale - industriale di Maranello: siamo ancora indecisi se immaginarlo come un pazzo schizzofrenico ossessionato dalle rotonde o un bambino di 5 anni affascinato dai cerchi.
Per trovare l’
entrata dell’Ikea abbiamo dovuto ipotizzare che la scritta
entrata dell’Ikea fosse sotto lo scarabocchio di spray nero che ricopriva l’esatta metà di un cartello di indicazioni. Ci è andata bene.
L’Ikea non è un luogo umano: è un luogo
diabolico. Si ripetono gli stessi oggetti e le stesse vedute per un miglio quadrato, provocando negli sventurati avventori un sentimento tra il perturbante e l’angoscioso. Dopo i primi 3-4 giri di perlustrazione seguendo un itinerario totalmente personale (i depliant distribuiti all’ingresso insieme alle matite e i foglietti per annotare gli acquisti sono di una inutilità pressochè totale) credevamo di aver capito abbastanza e di saperci orientare decentemente all’interno del grande universo Ikea. Ma non eravamo stati messi al corrente del fatto che lo stupido urbanista o ingegnere che ha progettato le rotonde che tempestano le strade al di la della tangenziale, aveva anche progettato l’interno del magazzino. Un coacervo di viuzze, vicoli, strettoie, passaggi segreti, stanze dei misteri e corridoi ampi ma sempre immancabilmente identici.
Se non puoi batterlo fattelo amico, così abbiamo ragionato io e Maury. Ma la sesta volta che siamo passati contro la nostra specifica volontà davanti a una cameretta con le pareti fucsia e i mobili bianchi che avrebbe potuto essere abitata solo da
Barbie ci siamo infervorati. Stavo per esplodere, avesi avuto sotto mano una mitragliatrice mi sarei fatta largo tra i corpi sanguinanti dei miei persecutori: chiunque era mio nemico. Digrignavo i denti come un cane idrofobo.
Gli sguardi degli addetti ai lavori e dei dipendenti Ikea ci avevano seguito costantemente, anche nel nostro vagabondare inebetiti tra gli angusti spazi soffocati di gente sperduta e alla ricerca di un filo d'aria salubre, ma senza il barlume di intelligenza di fermarsi alle nostre richieste di aiuto. Non riuscivamo a trovare l’area ristorante: qualsiasi dipendente Ikea ci diceva “seguite le indicazioni”. Testa di divano in noce del Madagascar, da dove sono io vedo 4 cartelli che indicano l’area ristoro, e indicano tutti e 4
vie diverse! Cosa significa? Che ci sono già e si sono finiti tutta la roba da mangiare? O che la nuova dieta svedese prevede comodini per primo e cornici di plastica metallizzata per contorno?
Arrivati trionfalmente al bar dopo un pellegrinaggio di mezz'ora, il menù ci ha creato qualche problema solo con la
cheesecake, che volevo prendere per ricordare NY: ma l’aspetto di quella cheesecake non aveva nulla che ricordasse NY, e probabilmente nemmeno il sapore. Ho rinunciato per amore della mia cellulite.
Un attimo, rendiamo giustizia e diamo a Cesare quel che è di Cesare: i mobili e l’oggettistica presenti non erano affatto male, e le poche stanze arredate erano spesso dei capolavori di intarsio per la mole straordinaria di materiale inserito fra mensole e tavoli, mai esagerata, l’estetica non pesante e i delicati abbinamenti cromatici. Lavori ben fatti sul serio, arredi di buon gusto e basso costo. Ma quando ti sparano le cifre del trasporto fuori Bologna ti carichi il tuo
armadio 12 ante sul tettuccio della 500, piuttosto.
All’Ikea non vendono solo mobili per tutte le stanze della tua casa e quelle dei tuoi vicini: vendono tutto quello che ci può essere in una casa e che sia inanimato. Ogni oggetto presente nel magazzino ha un’etichetta e può essere comprato. Se avessero messo un tagliando giallo o rosso alla signora bionda che stava al punto informazioni della zona letto credo che qualcuno l’avrebbe comprata, magari chiedendo un
finanziamento. Dai porta foto alle pentole, dalle lenzuola a righe alle piante grasse, dai cesti per la frutta alla carta da parati, dai mobili per la televisione ai pouff a forma di tartaruga per la cameretta dei bimbi. Avrei comprato di tutto. C’erano delle meravigliose plafoniere azzurre e rosa a forma di fiori – sono fuggita dopo aver dato in consegna a Maury il mio bancomat. Ma davanti a un’altra porcheria non ho resistito, e sono 7 euri che ho speso con immenso piacere, nonché l’approvazione del mio uomo, che non voleva rinunciare al mio sorriso duecentoquarantasei denti di quando ho notato quei meravigliosi 10 pupazzi da mettere sulle dita, uno diverso dall’altro: principessa, drago, mago, gufo, e qualsiasi personaggio per costruire una fiaba! Sono fiera di me e dei miei finti 24 anni.
Gli abbiamo lasciato giù un mezzo patrimonio perché Maury deve riarredare la camera ed aveva bisogno di fare più spese possibili. In compenso mi sono portata a casa
24 mini matite dell’Ikea: se ne trovavano a ogni angolo, e ogni volta che mi perdevo ne prendevo una per penitenza, o per scaramanzia, alternamente. Anche ogni volta che vedevo la scritta uscita senza che ci fosse realmente l’uscita ne prendevo una. Poi passava Maury e me ne prendeva una. Un signore che abbiamo conosciuto al deposito ci ha sorriso e ci ha detto, estraendone una dalla tasca: “tranquilli, lo fanno tutti!” Si, si certo, ma lei ha visto solo le ultime 2. Se coloro i bordi coi pennarelli mi sembra di avere la serie completa di pastelli
Giotto. Ad ogni modo mi crogiolo delle mie multiple matite dell’Ikea. Non è molto, non ho fregato il sistema e non ho irrimediabilmente danneggiato l’economia italiana e mondiale con i miei furti, che poi furti non sono. Ma sono pienamente soddisfatta del mio operato.
Se qualcuno ha bisogno di matite venga da me, o per liberarmene dovrò aprire una
cartoleria.
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mercoledì 2 marzo 2005 - ore 09:37
trafertismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
oggi la mia giornata si svilupperà lungo una retta immaginaria da Treviso a Bologna, fermandosi però qualche chilometro prima in un dato punto
X.
il punto
X in questione è questo
LINKho grandi progetti e grandi aspettative, ma anche un po' di angoscia. sono felice perchè una mia amica ci va spesso e porta a casa sempre cose carinissime.
ma sono inquietata perchè
Paolo Migone su Zelig ne parlava come id un luogo immenso, in cui perdere figli in una vasca di palline colorate,

e in cui le mogli acquistano una quantità di mobili che
1- il marito non può pagare
2- il marito non può trasportare
3- non ci stanno nelle stanze prestabilite
e poi sono angosciata dai posti grandi.. ma la curiosità di vedere questo
universo dello shopping casalingo è più forte di tutto.
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domenica 27 febbraio 2005 - ore 12:01
volevo dire che:
(categoria: " Vita Quotidiana ")
- innanzitutto oggi ho 24 anni e 2 giorni -
che non è male- e domani avrò 24 anni e 3 giorni -
chepperò non mi fa nessun effetto- ma ho sbagliato a dire e ieri ho detto che ho 23 anni -
sono abitudinaria..- e una commessa del centro giovedì mattina mi ha chiesto se c'era sciopero a scuola e perchè ero in giro -
a parte farsi i cazzi suoi- poi che mio padre si è dimenticato di nuovo del mio compleanno -
ma lo conosciamo tutti- poi che mi piace il prosecco e avanzo una bottiglia di Franciacorta da Michele -
me la offriva se indovinavo e ho indovinato- ma soprattutto che mio moroso è il migliore di tutti i morosi delle altre, lo dico proprio così senza mezze misure perchè è vero e guai a chi mi contraddice. soprattutto perchè è così e basta, non si può confutare.. il mio è il migliore.
tiè. e ce l'ho io.
tiè.
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venerdì 25 febbraio 2005 - ore 10:00
24 volte Silvia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Bastavano poche ore e nascevo il 26, sinceramente preferisco il 25, che è il numero di Natale ed è un giorno di festa e ce lo si ricorda pure meglio.
Se nascevo prima magari capitava che nascevo il 24, ma col senno di poi preferisco il 25. Se nascevo il 23 poi non vi dico.. era davvero una paranoia continua, 23 non mi piace. E poi li ho già compiuti.
Preferisco il 25 perché l’anno prossimo faccio il quarto di secolo ed è il 25 e i conti tornano. Quest’anno però compio 24 anni il 25 che è sfasato, ma ieri prima della
mezzanotte era il 24 e stavo per compiere 24 anni. Che non è malissimo in effetti.
Buon compleanno a me. Un anno in più e non sentirlo. Credo che ancora per qualche settimana se mi chiedono quanti anni ho rispondo 23. Forza dell’
abitudine.. l’ho fatto per un anno intero.

ps: cereeeesssss!!! le mie amiche mi hanno regalato la WEBCAM!!!

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mercoledì 23 febbraio 2005 - ore 22:45
Compleannismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vorrei spezzare una lancia in favore di quelli che compiono gli anni in
inverno (nascere in inverno col senno di poi è una sfiga) ma per farlo devo partire dall’estremo opposto, e cioè da quelli che li compiono d’
estate, anzi facciamo da metà maggio a metà settembre che comunque è un po’ la stessa cosa.
Se compi gli anni in questo periodo, tarda primavera o estate, il clima ti è tendenzialmente amico e non devi temere nevicate. Al 90% sarà mite, se non caldo, non pioverà e non sarà nuvoloso – a meno che tu non sia uno sfigato e allora tanto vale compiere gli anni in inverno. Se compi gli anni d’estate puoi fare il compleanno quando e dove vuoi: la gente d’estate ha più voglia di stare fuori anche durante la settimana, così se compi gli anni di martedì vengono tutti fuori lo stesso. Puoi festeggiare il tuo compleanno dove vuoi, al chiuso o all’aperto, in un
giardino, in veranda, in salotto, al parco, al
mare, in montagna, sui colli, al lago – senza che sia ghiacciato – e non devi accendere il riscaldamento o cercare un locale con i termosifoni sotto le sedie per le morose freddolose dei tuoi compagni di liceo.
Se compi gli anni d’estate ci sono i
fiori sui davanzali, sugli alberi e sui prati, l’erba di sera è fresca e di giorno è tiepida, gli alberi sono verdi, e se non abiti in città c’è profumo di frutta che a chiudere gli occhi sembra paradiso. Se compi gli anni col caldo anche se gli ospiti vanno a fumare una
cicca fuori non si prendono la bronchite, e anzi escono con gaudio perché intanto fanno due passi
scalzi sull’erba umida di mezzanotte, che è una delle piccole gioie della vita (e poi d’estate si fuma meno che fa meglio alla salute).
Se compi gli anni d’estate vai sul sicuro con le bibite: ghiaccio a manetta e sono tutti felici, non troppo alcol se no si suda come cammelli, basta un po’ di rum nella coca, o vodka nel succo di frutta, o una bella camionata di caraffe di
spritz. Se vuoi fare il figo prepari pestati come se piovesse e sarai il re dei compleanni. Se compi gli anni col caldo vai sul sicuro anche sul cibo, e fatichi meno a cucinare perché sono tutti meno esigenti:
insalate di riso, antipasti freddi, pasta fredda e piatti freddi, frutta, gelato, ghiaccioli e un sacco di schifezze poco caloriche ma profumatissime. E poi puoi mettere dei centrotavola colorati che d’estate è la sua.
Poi se compi gli anni d’estate puoi fare
gavettoni dopo cena, o fare il bagno in piscina o in mare, oppure ballare in mutande sui tavoli da picnic che aveva comprato tua madre in supersconto al Panorama. Se compi gli anni d’estate la gente viene al tuo compleanno con vestiti colorati e gioiosi, e solo quello mette allegria – e per la felicità dei tuoi amici
erotomani tutte le tue amiche sono scollacciate e con minigonne e sandali da far girare la testa. Se compi gli anni d’estate nessuno si viene a lamentare con te del freddo, o dell’attesa per il cibo o le bevande, tutti hanno più voglia di parlare, e si raccontano e si chiedono vicendevolmente delle ferie. D’estate non si ammala mai nessuno. D’estate poi tutti dimagriscono per la
prova costume e non ti devi sorbire la sorella di tuo cognato che è in dieta perenne e si sente grassa: l’abbronzatura snellisce e anche se non snellisce abbronzati si sembra più
fighi.
Adesso trasportate tutto nei mesi da metà ottobre a metà marzo, anche se basterebbe una cosa sola a rovinare qualsiasi festa:
fa un freddo becco. Tutti si lamentano del freddo, puoi parlare solo del freddo perché se non parli del freddo sei out, la gente va via prima perché ha freddo, non ci sono fiori perché fa freddo, non si può uscire a fumare perché fa freddo, non bevi mojto e caipiroska perché fa freddo, tutti coi maglioni col collo alto di lana perché fa freddo, io non vengo perché fa freddo, mi si è congelata la portiera della macchina perché fa freddo, ho preso l’influenza perché fa troppo freddo.
Volevo nascere a
luglio. Se quella volta aspettavano un altro paio di mesi..
UPDATE - Maury ha l'influenza. L'altro ieri mi ha detto: tranquilla, tanto io non mi ammalo mai. E io: non dirlo che porta male!! E lui: no, davvero!!
Io non mi ammalo mai!!
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lunedì 21 febbraio 2005 - ore 19:06
(categoria: " Musica e Canzoni ")
...come passano in fretta due mesi quando sei felice...

She - Elvis Costello
She may be the face I can't forget
The trace of pleasure or regret
Maybe my treasure or the price I have to pay
She may be the song that summer sings
May be the chill that autumn brings
May be a hundred different things
Within the measure of a day
She may be the beauty or the beast
May be the famine or the feast
May turn each day into a Heaven or a Hell
She may be the mirror of my dreams
A smile reflected in a stream
She may not be what she may seem
Inside her shell....
She, who always seems so happy in a crowd
Whose eyes can be so private and so proud
No one's allowed to see them when they cry
She maybe the love that cannot hope to last
May come to me from shadows in the past
That I remember 'till the day I die
She maybe the reason I survive
The why and wherefore I'm alive
The one I care for through the rough and ready years
Me, I'll take the laughter and her tears
And make them all my souvenirs
For where she goes I've got to be
The meaning of my life is
She....She
Oh, she....
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