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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
sabato 5 febbraio 2005 - ore 20:45
inizio a sentirmi veramente VIP
(categoria: " Vita Quotidiana ")
- sono arrivata a 16.000 visite nel blog
- sono tra i veterani della biblio e i giovIni mi portano rispetto
- bevo 4 spritz e non vado in balla
- so i cazzi di mezza Treviso, ma senza fare domande, mi vengono recapitati a casa come il Postalmarket
- ho un vestito di carnevale spaziale che non mi è costato praticamente nulla in quanto ho preso solo una maglia

- riesco a camminare con le decoltè con i tacchi alti senza cadere [anche se
entro in fase e ondeggio su e giù come uno stantuffo]
- vengo rimorchiata da dei giovincelli davanti a un bar del centro di venerdì sera
- mia mamma fa scegliere a me cosa cucinare a cena perché la mia dieta viene prima
- un mio amico cerca di limonare con mio moroso – ergo ho un moroso desiderabile
- quando uno non sa una cosa la viene a chiedere a me
- mi vengono a prendere ogni sera – ma è perché sono sempre senza macchina, non so se vale…
- ho un sacco di contatti su MSN
- sto dando esami e riesco comunque ad avere una vita sociale
- leggo saggi sulla teoria dell’arte di Gombrich e libri di un neurologo americano
- mi hanno detto che somiglio a Lana Lang di Smallville
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venerdì 4 febbraio 2005 - ore 20:34
Piccolo spazio pubblicità
(categoria: " Pensieri ")
Il bluetooth ha rotto. In biblioteca non esiste altro. I cellulari ultra tecnologici dei miei amici ne sono provvisti, e loro come dei quindicenni impazziti per una nuova diavoleria inutile e pacchiana si scambiano foto, file audio e film per tutto il tempo che rimaniamo chiusi nelle sale di lettura. Le ultime novità che viaggiano via bluetooth sono un’assurda pubblicità
Telecom Italia riadattata per farci passare tutti per dei cretini, un dialogo angosciante fra
Sergio e una radio locale a proposito del sesso orale, la sigla di
Gigi la Trottola e la pubblicità del
Pesto Pronto Buitoni.
Non ci avevo mai pensato fino a oggi, ma il testo della pubblicità che naviga via bluetooth sarebbe la logica continuazione di quella televisiva, una specie di battuta tagliata, perché è effettivamente un cosa che fa raggelare il sangue.
Tu, donna genovese, decidi di invitare a pranzo i tuoi amici di fuori città, probabilmente provenienti da altre province e altre regioni, forse dall’estero. E quando li chiami per telefono gli dici
“venite a mangiare da me domenica, vi aspetto a mezzogiorno per un aperitivo tra amici.. e faccio le trenette al pesto!”. Questi partono alle 7 di mattina dal Molise per venire a Genova a trovarti, magari fanno pure fatica a trovare parcheggio perché sotto casa tua non c’è un buco e devono andare a parcheggiare a La Spezia, prendono il treno e arrivano da te. Tu prepari gli aperitivi e gli piazzi davanti una dozzina di ciotole di
patatine e bibanesi che aprono lo stomaco. Li fai sedere a tavola all’una e quarantacinque – e quelli che vengono da Alghero devono prendere il traghetto alle 4 - con le bave alla bocca, sciupati e affamati come iene. I tuoi ospiti pregustano le tue trenette al pesto, iniziano a mangiare e sono decisamente buone. Ti fanno i complimenti perché insomma, cucinare per 10 persone adulte e stremate dalla fame dopo aver percorso l’Italia con una Fiat Tipo è comunque una fatica e tu? Lieta e gioiosa con un sorriso da mamma degli stolti sempre incinta cosa commenti?
Grazie, è un Sugo Pronto Buitoni.Minimo minimo uno dei commensali si strozza con la pasta e per tornare a respirare umanamente ti sputa una trenetta sulla messa in piega. Poi ti starebbe bene che una si alzasse e ti mandasse a cagare te e il tuo pesto pronto visto che si è alzata alle 6 per venire a pranzo da te e ha lasciato i figli alla vicina 87enne. E tu le presenti un pesto pronto? Questi scavalcano gli Appennini all’alba e tu non hai tempo per fare il pesto in casa per i tuoi cazzo amici che tu hai invitato nella tua cazzo di casa tua con la proposta di un tipico cazzo di piatto tradizionale della tua cazzo di città? Almeno menti! Spudoratamente e se ce la fai con un po' di vergogna che non guasta!!
Se c’è un Dio non li rivedi più fino al prossimo giubileo.
Il testo della pubblicità, alla rivelazione dell’identità gastronomica del condimento, recita più o meno le sottostanti parole, che io sostituirò con delle X per rispetto alla nobiltà d’animo e di spirito dei fruitori del blog:
“un sugo pronto? Porca mxxxxxx, te me ga fatto vegner fin qua da Vicensa e te me fa un sugo pronto? Eora diseo che el tu unico intento se de rompar i cxxxxx, xxx xxx, brutta strxxxx, vaffxxxxxx!!”..lo rendo noto per la precisione!
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giovedì 3 febbraio 2005 - ore 20:50
Esami
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ieri trasferta bolognese per l’esame di psicologia dell’arte, esame che mi ha impegnata su vari fronti - la mia sete di conoscenza mi aveva addirittura spinta a ricercare notizie su romanzi e scienze applicate più di quanto non mi fosse già richiesto dal programma del professore.
E quello che poteva essere l’unico trenta della mia opaca carriera universitaria si è rivelato invece un discreto ma non soddisfacente 27. Pazienza, ma ci tengo a rendere nota la mia performance con il prof per il voto definitivo.
Prima si passa sotto le grinfie dell'assistente, una biondina laureata l'altroieri che ha praticamente un semestre più di me. Domande impegnative e me la cavo con 20 minuti di interrogatorio. Poi passo da lui, facciona buona e un Frejus fra gli incisivi superiori. Esordisce con una domanda sul diario e sulle sue particolarità secondo Freud. Io inizio parlando di scrittura privata dell’Io, desideri, inconscio, traumi, destinatari, forma e grafia. Mi interrompe dopo poco con la frase
“lei sa che esistono diari anche su internet.. ne ha mai sentito parlare? Ne ha mai letto uno?” Non credo alle mie orecchie. Con gli occhi a punto di domanda rimango qualche secondo in silenzio, poi sorrido [permettete, mi veniva troppo da ridere] e gli rispondo: certo, ne ho uno anch’io. Da li il sorriso si impadronisce anche di lui:
“Me ne parli, è un universo di cui so poco. Mi racconti di questi.. come si chiamano?” E io rispondo a questa domanda con una certa sicurezza [direi quasi arroganza e presunzione] “Si chiamano
BLOG”.
E mi interroga sui blog, capite?

Mi chiede cosa si scrive, mi chiede cosa scrivo, e per chi, e tutte le implicazioni che seguono. Ho competenze necessarie per rispondere a modo dopo mesi di studio fisso, quindi inserisco nel mio monologo sui diari interattivi termini estratti direttamente dall’essenza della psicoanalisi e della psicologia - diciamo pure che ci butto dentro tutto quello che so. Discorriamo per qualche minuto, poi continua l’interrogazione con noziosismi e domande puntigliose sulle pagine dei suoi libri – suoi, scritti da lui.
Ma io ancora nell’estasi provocata da una domanda che mi preoccupava quanto una sulla mia data di nascita rispondo più che discretamente, e mi guadagno un voto sul libretto.
Un esame in meno. Ho fatto un esame sul blog.
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domenica 30 gennaio 2005 - ore 19:52
Blog lungo - ode alla Biblio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La biblioteca di Borgo Cavour è rimasta chiusa in semi restauro per un mese, gettandomi nell’abisso dello sconforto come una povera
homeless. Dovevo controvoglia andare a studiare alla moderna Università degli Studi di Treviso, tra fighe di legno e manichini di Prada. Poi la mia biblio ha finalmente riaperto.
Credevo di aver ritrovato il mio tempo perduto e il mio universo ludico e culturale ma ora, nonostante abbia le pareti linde e bianche e sia pulita come non accadeva da tempo immemore, non mi soddisfa pienamente. Non mi piace come l’hanno rifatta, né i mobili che ci hanno buttato dentro, parrebbe alla rinfusa. Intanto è troppo ridotta: hanno tolto quasi metà dei posti, eliminando un’intera sala per metterci degli anonimi scaffali in metallo corredati di squallide urlanti faccine rosse. Qualcosa di aberrante, non esagero, scaffali da biblioteca per l’infanzia o libreria dei bambini, che ovviamente non si addicono all’atteggiamento goliardico ma contemporaneamente e necessariamente serioso di noi assidui frequentatori. Inoltre le sedie sono troppo scomode, troppo alte e troppo ergonomiche: prima di trovare la giusta posizione mi devo rigirare come una dormiente in stato confusionale e in preda a incubi perturbanti – per non dire di quando rimangono solo i posti “in castigo" a rotelle, e li è grave perché la mia
instabilità fuoriesce in tutto il suo splendore. Poi i nuovi tavoli, la cui disposizione e conformazione è moderna, giovane e alternativa, ma decisamente sprecona perché potevano starci altri posti stringendo un po’ di più come succedeva prima. Si stava accalcati come pecore nell’ovile, ma ci si scaldava l’uno con l’altro nel preparare la sessione invernale, e ci stringevamo a vicenda le mani dopo la necessaria pausa
caffè/sigaretta che congela dita ed espressione facciale - come è logico sia in pieno gennaio.
Hanno sistemato, dicono Loro, e hanno levato tanti posti a sedere e le comode anche se rumorose e cigolanti vecchie sedie, togliendo alla mia biblio il fascino della vera biblioteca, e soprattutto della biblioteca che amavo io. Da dire che a breve – sempre a detta Loro, ma doveva succedere ancora un anno e mezzo fa – apriranno quella nuovissima,
nuova di pallino davvero, e avrà 200 posti, grandi finestre, distributori automatici e maggiori strumenti di consultazione. Ma io alla mia vecchia biblio ci sono parecchio affezionata. O ci ero. Non capisco a che tempo devo scriverne - e parlarne.
“Cicca e ci vediamo dentro”. Tessera già in mano appena salivo le scale e varcavo l’atrio, per non perdere tempo li davanti al casello che poi si faceva coda e ovviamente di conseguenza brutta figura. Truffaldina che non sono altro facevo scivolare la borsa dalla spalla e la tenevo in mano quasi a sfiorare il pavimento, abbastanza bassa da passare inosservata sotto il bancone dei vigili controllori della biblioteca (con la nobiltà di una
baronessa, schiena dritta e petto in fuori per non destare sospetti) mentre portavo abusivamente con me tutto l’ambaradan di fogli agende fazzoletti e quant’altro. Da sottolineare che dopo 4 anni di presenza fissa i bibliotecari, per un probabile tacito accordo di omertà e probabili sentimenti di pena nei miei confronti, non commentavano la mia fuga per la vittoria con il trofeo nascosto, e fingevano di avermi vista chiudere la borsa a chiave nell’apposito armadietto (io apprezzavo il bel gesto e mi sentivo capita, significava fiducia). Arrivavo dalla porta di vetro che dava sulla sala centrale e sbirciavo dentro per trovare conferma in qualche sguardo - distratto dal mio maldestro e trascinante passo - della momentanea disponibilità di posti. Magari due posti dirimpettai, per potermi espandere in pieno
regime colonialista con i milioni di libri e quaderni che mi portavo appresso. Sala centrale preferibilmente, ed evitare che Gabry ti si sieda di fianco [tanto poi arriva lo stesso a scocciare, tesoro]. Anche se abbiamo poi scoperto essere il posto migliore, quello vicino a Gaby, perché non sta dentro più di 10 minuti e passa le restanti ore a comprare cellulari e palmari che poi rivenderà per mancato utilizzo o incomprensioni tecniche. E poi c’è Steven che, quando non ti sorprende alle spalle con nuove foto di tir scaricate da internet durante la notte, lo vedi cambiare posto quando le patate escono, e ne cerca una più pata-teens che nel dubbio non si sa mai, e trasloca lui, con le sue enormi dispense di estimo. E quando arriva Fede Hotel si fanno la sfilata per controllare la situazione con occhi indagatori, e di corsa escono a fumare perché stare dentro dopo tutto questo non ha veramente più senso. E Maury che si porta gli esercizi di armonia e tamburella le dita sul tavolo, e Fede Piscina che fa collezione di numeri di telefono e costumi da bagno, e Pappa con il computer, e Silvio con il lettore MP3 bianco e le cufie, e Annibal che fa i video col telefonino, e Dado che in un giorno ti saluta 15 volte all’andata e 15 al ritorno, e Edo che entra ed esce telefonando dalla sala lettura e sparisce per lunghe interminabili mezzore, e Fox che cammina per il corridoio come quel video dei Blur, Coffee and TV, e quelli che vengono solo per farci compagnia con lo spritz, arrivo sulle 7 non andate via prima.
E io, la Dany e la Fede che per non disturbare chi studia davvero ci scriviamo quintali di bigliettini, con commenti acidi e/o rassicuranti precisazioni sulla salute sentimentale dei nostri vicini di posto.
Le cose sono cambiate, la sala centrale non c’è più, e nessuno mi squadra dalla testa ai piedi mentre varco la porta: ci hanno messo quelle insipide file di scaffali grigi. E non mi è più possibile eccedere nell’ampliamento della mia postazione in quanto i banchi sono stretti e a malapena contati, e per rispetto non mi approprio di spazio che per studenti più diligenti della qui presente sarebbe di vitale importanza.
Quattro anni della mia vita li dentro: a marcire tra i libri non direi; piuttosto a confrontare pareri e stringere amicizie, a preparare esami e costruire castelli di relazioni pubbliche da fare invidia a un PR professionista. Ho conosciuto persone validissime tra le enciclopedie, i volumi introvabili e i preziosi manoscritti del piccolo universo trevigiano della biblioteca comunale: alcuni sono diventati i miei migliori amici - li ho incontrati proprio tra quelle mura. Ho ricordi legati a ogni angolo di quell’edificio e a ogni centimetro di quelle pareti, in cui si affilava la mina della matita, si scarabocchiavano cerchi concentrici o si lasciavano messaggi ai postumi. Postumi un corno, hanno imbiancato tutto, anche le 2 scritte di Gaby della sala in fondo:
Maury mona. Erano parte integrante della mia biblio, quella che era casa mia ogni pomeriggio. Fosse stato per me io ci avrei anche dormito, se avessi potuto, così avevo il posto prenotato per la mattina successiva.
Ci vogliono spostare tutti nella nuova sede più spaziosa e vanto della giunta, che è effettivamente figa e sprona allo studio. Ma non la sento mia, non so come dire, è diversa, è semplicemente diversa, e ci allontana dai nostri bar, da Mario e Gian, e dalla Ale e la Maria, parti integranti anche loro dell’organigramma biblioteca ormai, visto il trasferimento ingente di moneta e persone dalle sale polverose ai caffè con tanta schiuma grazie. Nuova sede non lontana in linea d’aria, ma che ci allontana dalla tradizione, dagli esami superati e festeggiati con gli amici e compagni di studi, dalla familiarità con un luogo che per tutti noi era un focolare: con i bagni sporchi, i termosifoni spenti, l’aria condizionata rotta, le finestre senza tende con la luce che distrae, le campanelle tipo ricreazione delle medie che scattavano all’ingresso personale dalla porta di servizio per non fare il giro.
E ci allontana da quello che per tanti di noi era un luogo di ritrovo, un ingresso privilegiato alla vita universitaria, un codice di accesso alla conoscenza inutile e superflua delle ore sulle panchine rovinate dal tempo e dalla pioggia, a buttare cicche in terra e schivare le ghiande che cadevano dagli alberi, a raccogliere pezzi di burrocacao gusto mango, a imprecare davanti a una chiesa che a Natale espone il presepio “rastafari”.
E arrivare a casa la sera tardi con gli occhi rossi tra lacrime di riso e sforzo letterario, e trovarsi una chiave con allegata targhetta numero 42, e pensare
“cavolo mi sono portata via la chiave dell’armadietto.. ma tanto torno domani”. Più di qualcuno deve ancora restituirne una manciata. Io però non faccio nomi, perché adesso finirà e io mi tengo tutto nella testa, tra i ricordi più belli.
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venerdì 28 gennaio 2005 - ore 10:07
barza mattiniera che mette di buon umore
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un camionista sta guidando il suo veicolo lentamente lungo le strade della città. Quando si deve fermare ad un semaforo rosso nota nello specchietto una bionda che scende velocemente dalla sua auto e corre verso il suo camion. Si arrampica sul predellino e comincia a bussare sul finestrino.
Il camionista tira giù il finestrino e lei gli dice concitata
"Salve, mi chiamo Enrica volevo avvertirla che sta perdendo per
strada il suo carico!!". Il camionista la guarda per un attimo, senza dir nulla tira su il finestrino e riparte con il semaforo verde.
Al semaforo successivo butta un'occhiata allo specchietto e vede arrivare dietro di lui la macchina della bionda. Come in precedenza la bionda scende di
corsa, raggiunge il finestrino del camion e bussa con lo sguardo preoccupato. Il camionista apre il finestrino e la ragazza gli dice
"Salve, mi chiamo Enrica, volevo avvertirla che sta perdendo per strada il suo carico!!".
Lui continua a guardarla senza emozione, scuote la testa, chiude il finestrino e al verde riparte.
Al terzo semaforo la scena si ripete di nuovo, la bionda ferma la sua auto, esce e si precipita al finestrino del camion bussando concitatamente. Il camionista tira giù pazientemente il vetro ed ascolta per l'ennesima volta la stessa storia. Come in precedenza, senza regire in alcun modo, al verde riparte.
Al quarto semaforo, il camionista arresta bruscamente il camion e si precipita fuori, corre fino all'auto
della bionda, che è sempre dietro di lui, e comincia a bussare al finestrino. Quando la bionda lo apre le dice
"Salve! Mi chiamo Giuseppe, siamo in inverno, e io guido un camion spargisale!
Aldo Baglio in "Chiedimi se sono felice"

meglio calvo che biondo
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giovedì 27 gennaio 2005 - ore 10:54
Alla Roger Rabbit
(categoria: " Accadde Domani ")
Dialogo surreale e paradossale fra me, mio padre e mio fratello a cena l’altra sera. Giusto per sottolineare che se mi manca qualche venerdì la colpa non è solo mia. La convivenza si fa sempre più difficile. A proposito di film chiedo a Giovanni se ha voglia di venire al cinema con me una volta, visto che l'ho paccato per Aldo Giovanni e Giacomo e al cinema con lui mi diverto sempre.. e li la catastrofe, l'immane tragedia, il buco nero dell'intelligenza..
Silvia: Anni! Sai che tra poco esce al cinema “mi presenti i tuoi”?
Anni: e che film è?
Silvia: prova a pensare.. cosa ti ricorda? Mi presenti i tuoi..
Anni: il film che mi avevi fatto vedere tu! Ti presento i miei! Sfigatto!! Andiamo a vederlo?
Silvia: certo! Ci avevo già pensato! Sei contento?
Anni: che bello! Fa ridere come l’altro?
Silvia: credo di si ho visto il trailer e mi pare buono! Vanno a conoscere i genitori di Fotter, che tra l’altro sono D. Hoffman e B. Streisand!
Padre: mpf.. mpf.. mpf..
Anni: ma quando andiamo?
Silvia: esce il 12, non ricordo bene. Ma se vuoi prenoto pure i posti!
Anni: si! Posso chiamare anche Simone e Luca? Che anche a loro era piaciuto Ti presento i miei!
Silvia: va bene, per il giorno ci mettiamo d’accordo insieme..
Padre - con aria superiore e l'esperienza di critica cinematografica di Giada de Blank: ma varda ti. Gnanca a fantasia par far un titoeo diverso. Americani teste de XXX ma varda che XXX e a zente va anca vedar sti film del XXX al cinema dio XXX..
S e A: ... - allibiti, agghiacciati. non credevamo fosse un delitto..
P: e po.. chei attori la fa soeo film del XXX..
S:
Dustin Hoffman!!??
P: ti presento i miei, mi presenti i tuoi.. ma come se fa a far do titoi compagni, no ghe se pi a fantasia, i ga finio e idee, desso i sa soeo copiarse.
S: papà, è un seguito. Hanno solo ripreso il titolo, stanno copiando un film che è già loro, non c’è motivo di far storie, si copiano da soli.. è la seconda parte del film di 3 anni fa e ne riprende il titolo.. tutto qui..
P: no i ga idee! I fa i film compagni! Se i cambia el titoeo almanco i fa bea figura! Gnanca queo!
S – contrattacco o implodo: già.. meno male che Rambo 1, Rambo 2, Rambo 3, Rambo 4 e Rambo seimila sono diversi..
P: cosa dittu!!??
S: sono i film che guardi tu no? Li si c’è fantasia di titoli.. meno male che c’è Rambo.. o l’ennesimo Rocky
P: … - il silenzio dell’imbarazzo
S: beh.. magari hai ragione.. potevano trovare altri titoli.. Potevano chiamarlo tipo “ci presenti i nostri”.. o Magari “vi presento i loro medesimi”.. o “ti presento i miei 2” tanto era quello il significato..
Nel frattempo io e mio fratello ci scambiamo occhiate e risate.. ma senza che il grande capo dell’universo ci veda.. alla fine mi stanco di sentirlo lanciare accuse su un film che non ho ancora visto, e di cui lui non ha visto la prima parte. Non ho voglia di ripetergli che è una commedia, che deve solo fare ridere, che non ha nulla a che fare con Fellini o Spielberg o Truffaut e che nemmeno gli interessa competere. Allora cerco di spegnere il fuoco.
S: hai ragione, che film del tubo. Non hanno un briciolo di fantasia.
P: no, no i ga idee.
S: infatti ho detto che non hanno fantasia..
P: no!! Te go ditto che no i ga idee! Ghe manca e idee!
S: che è praticamente la stessa cosa..
P: no!! i ga a fantasia! No i ga e idee!!
S: ma prima hai detto che non hanno fantasia.. e allora io ho detto che..
P: no!! Ze che no i ga fantasia, no i se tutti compagni! Ze e idee che manca..
Roger Rabbit. Un cartone animato qualsiasi, da Homer Simpson a Willy Coyote a Duffy Duck. Basta dirgli il contrario per farlo accettare. Vedi che anche i cartoni animati hanno il loro fondamento reale.. non c'è fine al peggio.

Mio padre ha 55 anni.
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martedì 25 gennaio 2005 - ore 20:41
anni ottanta - per il Lem
(categoria: " Musica e Canzoni ")
sono due giorni che ascolto in macchina un cd fatto dal Lem, e mi sono bastati per innamorarmi follemente di questa canzone. molto anni '80, vivacissima, allegra, mette di buon umore..
io gli anni 80 li ho vissuti tra asilo e elementari. cosa devo essermi persa.. il Lem e Maury ne parlano sempre con tanto entusiasmo. ci sono particolarmente affezionati, ma hanno appena 4 anni più di me.. neanche un lustro.. neanche un decennio.. tipo gap generazionale.. li descrivono come l'epoca d'oro della musica e della moda..
fottuti metallari!

POISON - Fallen Angel
She stepped off the bus out into the city streets
Just a small town girl with her whole life
Packed in a suitcase by her feet
But somehow the lights didn’t
Shine as bright as they did
On her mama’s tv screen
And the work seemed harder
And the days seemed longer
Than she ever thought they’d be
But you know you got to stick to your guns
When it all comes down
Cause sometimes you can’t choose
It’s like heads they win
Tails you’re gonna lose
Chorus:
Win big--mama’s fallen angel
Lose big--livin’ out her lies
Wants it all--mama’s fallen angel
Lose it all, rollin’ the dice of her life
Now she found herself in the fast lane livin’ day to day
Turned her back on her best friends, yeah
And let her family slip away
Just like a lost soul
Caught up in the hollywood scene
All the parties and the limousines
Such a good actress hiding all her pain
Trading her memories for fortune and fame
Just a step away from the edge of a fall
Caught between heaven and hell
Where’s the girl I knew a year ago
Chorus
Too much too soon
Or just a little too late
Cause when her ship came in
She wasn’t there and it just wouldn’t wait
Angelo caduto
scese dall'autubus in città
la piccola ragazza di provincia con tutta la sua vita
racchiusa nella valigia ai suoi piedi
ma in qualche modo le luci non erano così brillanti
come le vedeva nella tv di sua mamma
e il lavoro sembrava più duro
e i giorni più lunghi
di quanto avrebbe mai creduto.
ma sai che devi affidarti solo a te stessa*
quando tutto va a rotoli
perché a volte non puoi scegliere
è come: testa, loro vincono
croce: tu perderai
Ritornello
vinci alla grande - angelo caduto di mamma
perdi alla grande - vivendo lontano dalle sue bugie
vuole tutto - angelo caduto di mamma
perdi tutto - lancia il dado della sua vita
adesso ha trovato se stessa nella corsia veloce
vivendo giorno per giorno
ha voltato la schiena ai suoi migliori amici, si
e ha lasciato
ha lasciato la sua famiglia scivolare via
come un'anima perduta
catturata dalla scena hollywoodiana
tutta party e limousine
come una buona attrice che nasconde tutto il suo dolore
trafficando i suoi ricordi per i soldi e la fama
solo a un passo dall'orlo del precipizio
stretta fra inferno e paradiso
dov'è la ragazza che conoscevo un anno fa?
Ritornello
troppo troppo presto
o solo un po' troppo tardi
perché quando il suo treno arrivò
lei non era là, e il treno non l'avrebbe aspettata* you got to stick to your guns" letteralmente "devi affidarti ai tuoi fucili" significare fare affidamento solo su se stessi
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martedì 25 gennaio 2005 - ore 12:04
bibliotechismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Pausa cicca. Sfidando il gelo che incombe sulla nostra salute io, Maury e Edo (detto anche Edola – diminutivo di Edo la Troia) usciamo dalla biblio e ci accendiamo una sacrosanta sigaretta sui gradini davanti all’ingresso, sacrosanta
cicca soddisfazione dopo pagine e pagine di verità soggettive, ma solo per me: io dopo 1 ora e 45 di studio ininterrotto, loro dopo 20 minuti di ciaccole tra gli scaffali della sala centrale. Poveri, erano stanchi.. In ogni caso la situazione non promette bene, Edo in settimana deve consegnare la tesi, io e Maury sotto con gli esami – io tra l’altro con uno a breve, e che Dio me la mandi buona..
Che si fa tra amici fuori dalla biblio in pausa cicca? O si parla di
esami (e fra noi 3 non ce n’era uno che avesse intenzione di parlarne) o si dicono
cazzate. Indovinate per cosa eravamo più propensi.
S: sai che figo fare il lavoro di Babbo Natale.
E: eh si.. figo..
S: lavori solo una volta all’anno! Tutto in una notte!
E: si, si ho capito, ma sai che mazzo che si fa in una notte?
S: non ci avevo pensato.. si deve girare tutto il mondo. povero!
M: e poi sta la sopra.. è per quello che si fa crescere la barba..
S: già, sai che freddo..
M: così in alto, poveretto..
E: già..
S: sapete che abbiamo 25 anni in media..
E: già..
M: già..Il fatto è che la voglia di studiare che mi stava assalendo non aveva minimamente sfiorato loro due. Problema, perché la mia forza di volontà se contrastata da due volontà altrettanto forti cede. Ho un esame tra poco più di una settimana.
S: va beh, detto questo, andiamo dentro? dai..
M: a fare cosa?
S: a studiare tipo.. no?
M: mpf.. andiamo al bar? Edo vieni a prendere un caffè?
E: si, aspetto la Chiara e arrivo.
S: la Chiara?
E: si, la Chiara tettona, ha detto che scende e arriva.
M: va bene ci vediamo al bar.
S: aspetta vado a prendere la borsa.
M: no, ci metti troppo. O peggio scappi dentro a studiare. Lascia stare, andiamo al bar, te lo offro io il caffè. Ci vediamo la Edo. Non credo sia produttivo andare a studiare dove ci sono anche i miei amici che mi possono portare sulla strada della perdizione quando vogliono e come vogliono. Forse dovrei nascondermi. O camuffarmi.
Figurati. Mi vengono a cercare. Per non farmi studiare questo ed altro. Amici.
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domenica 23 gennaio 2005 - ore 13:31
Imbarazzismi
(categoria: " Riflessioni ")
Odio l'imbarazzo. Il mio soprattutto. Quello degli altri a volte mi da soddisfazione se ha senso e se mi diverte, il mio invece mi irrita.
Piuttosto e anzichennò. Quando sono imbarazzata ho delle reazioni pazzesche: sia facciali che comportamentali che psicopatologiche (ci tenevo a mettere questa parola che ho imparato studiando Freud).
- ci sono le volte che divento rossa e mi chiudo nel mutismo.
- ci sono le volte che inizio a sproloquiare e non mi fermo finché non ho placato il distributore automatico di cazzate che è dentro di me.
- ci sono le volte che mi incazzo, e quelle sono peggio, perché oltre ad arrabbiarmi con me mi arrabbio anche con chi ha visto o notato il mio imbarazzo perché mi imbarazza ancora di più e io odio l’imbarazzo.
Ovviamente non so scegliere volta per volta, né prevedere queste sfumature. Arrivano e io devo agire di conseguenza.
Odio essere imbarazzata, e fare errori mi irrita. L'altro giorno in biblio volevo fare la splendida e mi sono versata dell’acqua dalla mia bottiglietta per bere sulle mani, e poi ho schizzato Gabry: cosa carina e simpatica nel silenzio di un'aula studio. Solo che girandomi ho rovesciato tale bottiglietta sopra il mio telefono, ho letteralmente inondato il cellulare, e mentre si spargeva fissavo l’acqua che rovinava fogli e quaderni e libri nel raggio di mezzo metro. Che grazie a Dio ho scoperto il mio telefono essere impermeabile per quel po’, se no adesso ero in un
centro Omnitel a cercare di lucrare sulla garanzia.
Insomma. Ero talmente agitata che ho trattato male tutti. Era una cosa che faceva ridere perché era una figura di merda, ma io ho impedito a tutti di ridere perché ero imbarazzata.
Sono una brutta persona quando sono imbarazzata, di solito non sono cattiva, e rido di me stessa. Ma se sono imbarazzata è diverso.
Avevo la
tachicardia, e l’ho avuta tutto il pomeriggio. Perché mi sembrava che quelli dietro di me – e io non li conoscevo – continuassero a ridere di me. E volevo andare dietro li e rovesciare l’acqua rimasta sopra i loro quaderni, e rovinarli tutti. Tutto questo perché ero imbarazzata.
ah.. ho imparato anche
scopofilico. Freud mi insegna un sacco di parole nuove. sto arrichendo il mio vocabolario. peccato che sia misogino, complessato, ossessionato dagli organi genitali, paranoico e fissato col sesso. a parte questo.
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giovedì 20 gennaio 2005 - ore 14:27
oggi Mac
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ogni tanto porto mio fratello Giovanni a mangiare al MacDonalds. Gli piace mangiare quelle porcherie (credo gli sembri anche parecchio
figo mangiare in quel postaccio) e a me piace fare qualcosa insieme che non sia solo guardare le partite di calcio in tv e fare ricerche di geografia, temi di italiano e disegni di artistica. Ultimamente, quando andiamo in centro al Mac, gli dico che può invitare qualche amico: generalmente gli amici prescelti sono Simone e Luca. Condivido per un solo motivo:
sono i meno peggio.
Così io, Anni, Simone e Luca verso l’odierna ora di pranzo ce ne siamo andati al rinomatissimo profumatissimo Mac – che io adoro quasi quanto la
sabbia sul letto – per cibarci delle meravigliose offerte. Lo ammetto: con questa squallida maleodorante buona azione spero anche di guadagnarmi una fetta di paradiso, visto che mi porto dietro
3 acerbi 13enni che non hanno ancora idea di come ci si comporti nei luoghi pubblici e per strada. Ma uscire con il mio fratellino adorato è una di quelle gioie di cui non mi priverò finché non sarà lui a deciderlo. E cioè quando non sarò più la sorella grande, ma la
sorella vecchia, antica e fuori moda.
Non mi do molto tempo ancora.
Ma quello che ho me lo godo più che posso.

..ti voglio bene Anni!!
sulla tabellina di marcia dei miei blog noto parecchi buchi. scrivere meno, connettermi meno significa che ho ben altro da fare. e che la mia vita procede così veloce da non aver tempo per scrivere.
e anche se mi dispiace scrivere meno..
SONO FELICE!
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