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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

CLICCA QUI





60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



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CONTR-AZIONE

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EINSTURZENDE NEUBAUTEN

WIM MERTENS - EINSTURZENDE NEUBAUTEN

DEEP PURPLE

STIGMATHE

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OPERATION IVY

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SVAGO (Aneddoti, curiosità, storie di vita quotidiana, vacanze, escursioni, ecc...)

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Jobs and Careers - I

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venerdì 20 ottobre 2006 - ore 15:22


LORDS OF THE LOGISTIC
(categoria: " Vita Quotidiana ")
















































LEGGI I COMMENTI (12) - PERMALINK



venerdì 29 settembre 2006 - ore 10:42


ANEDDOTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sulla presunta incredibile memoria di Dante Alighieri si racconta una storia. Una volta un cuoco lo incontrò per strada e gli chiese “Maestro, qual è secondo lei la pietanza più buona?”.
E Dante rispose “L’uovo”.
Il cuoco non lo rivide più per un pezzo, e nel frattempo si era accorto che avrebbe dovuto essere un po’ più dettagliato nella sua richiesta. Tuttavia, sei mesi dopo accadde che il cuoco incontrasse di nuovo Dante per strada. Nell’euforia gli chiese: “Sì, ma fatto come?” e Dante rispose “Con il sale”.
Così, come se tra una domanda e l’altra fosse passato un minuto, come se i sei mesi trascorsi non ci fossero stati, una conversazione riprende esattamente da dove si era interrotta.

Nonostante lo scopo di questa storia sia appunto darci un esempio della grande memoria di cui fosse dotato il sommo poeta, ricorro spesso a questo aneddoto quando penso all’amicizia. Proprio di recente, questa volta devo ringraziare internet, ho ripreso alcuni contatti con amici di vecchia data, tra cui uno di vecchissima data (eravamo compagni di asilo, è la persona che conosco da più tempo dopo i miei genitori). Questo amico è un mezzo giramondo, ora vive all’estero (per ora). Ci frequentavamo spesso durante il periodo del liceo, cambiavamo amicizie ma finivamo sempre per incontrarci di nuovo. Ricordo qualche anno fa, dopo tanto che non ci sentivamo, che mi chiamò una sera dalla stazione di Roma “Marci sono in stazione, ho il treno che parte domattina. Se vuoi possiamo vederci e andare a bere qualcosa”. E io “Ma dove dormi?” E lui “In sala d’aspetto”
“Ma vaffanculo va’, fammi il piacere. Prendi il 60 e scendi al capolinea, ti vengo a prendere e dormi da me”. Poi un altro paio d’anni, poi l’ultima volta che ci siamo beccati ci siamo scambiati i contatti skype, ora ci salutiamo quasi tutti i giorni.
In questi casi mi viene sempre in mente la storiella appena raccontata. Ci sono persone, rare, con le quali non “riallacci” i rapporti, proprio perché scopri che non si “slacciano” mai. Persone che non incontri per mesi, forse per anni, ma la cui amicizia è talmente ferma e stabile, che quando finisci per incontrarti di nuovo, tutto riprende esattamente dal momento esatto in cui ci si è salutati, senza dover ricostruire niente, semplicemente aggiornandoci su quello che è successo nel frattempo. Il tenore dei dialoghi resta sempre lo stesso di quando ci si vedeva tutti i giorni e si parlava del più e del meno.
E ci si aggiorna dunque. “Ciao F. Che fai? In quale parte del mondo sei?”
“Per adesso in Estonia. Ti do il contatto Skype di A. ”
“Ciao A. sono Marcello. Dove sei adesso?”
“Sono in Finlandia, tu?”
“Io a Roma”
“Bene, vado a prendere i bambini a scuola, ciao a presto”.
Così, come se ci fossimo sentiti due giorni fa. Questo A., che è un altro amico, non lo sentivo da tre o quattro anni. Ho saputo che ha due bambine, ero rimasto a una.
Di fronte a tanti cambiamenti e a ritmi di vita frenetici imposti dal progresso; di fronte ai mutamenti che vedi ogni volta che torni nella tua vecchia città, e alle mille facce nuove che vedi là dove i tuoi occhi cercano volti conosciuti, senza trovarli; di fronte alle mille persone che perdi di vista, a mille lavori cambiati, alle mille persone nuove che incontri; di fronte a tutto questo, è bello poter pensare che ci sono cose che non cambiano mai.

Concludo così. Si può essere vicini pur essendo lontani. Si può avere la certezza che una persona C’È, anche se lontana migliaia di chilometri, anche se ci si incontra una volta all’anno, anche se non ci si sente per mesi. Da lontano, si può essere vicini più di tante persone che ci vivono accanto. Ma qui mi fermo, perché rischio di andare fuori dai binari, ciò che ho appena detto non vale solo per sentimenti come l’amicizia. E questa è un’altra storia …


LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK



giovedì 28 settembre 2006 - ore 14:04


The New World Order - Parte IX: Imperialismo americano
(categoria: " Vita Quotidiana ")


60 anni per un nuovo ordine mondiale

Jacopo Barbarito – tratto da “Rinascita” - www.rinascita.info


Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti – coadiuvati o meno dai propri alleati – si sono messi immediatamente all’opera per la creazione di un “mondo nuovo”, un nuovo sistema di stati, di potenze e di rapporti internazionali che garantisse la propria supremazia. Nacque così un progetto – ispirato a quello dell’ormai estinto nemico nazionalsocialista forse? – teso al raggiungimento di tale obiettivo. Nonostante la presenza del rivale sovietico, la “piovra a stelle e strisce” non si è mai fermata e, dal 1989 in poi, ha allungato ancor più i suoi tentacoli. Molti dei piani statunitensi sono andati in porto, basti pensare al mondo economico, militare ed energetico, ove attualmente incontriamo sempre la presenza egemone nordamericana. Non basterebbe un’intera enciclopedia per riassumere le tappe di questa progressiva conquista ed espansione. Quello su cui voglio far soffermare l’attenzione del lettore, sono i modi in cui alcuni di questi processi si sono potuti realizzare.

Modi disumani, violenti, repressivi, ingerenti. I dati che seguono fanno ormai parte della storia: sarebbe assurdo negarli e solo pochi sciocchi o ciechi – magari volutamente – si ostinano a volerli mistificare. Abbiamo voluto riportare solo cifre sicure (omettendo gli eventi di questi ultimi anni che, purtroppo, sono in continua evoluzione), nella speranza che l’elenco non debba essere aggiornato. Queste cifre, questi eventi, non hanno colori politici. Sono semplicemente numeri, che documentano gli interventi degli USA nella politica nazionale, il sovvertimento di regolari elezioni, la pianificazione di colpi di stato, lo scatenamento di guerre e la fomentazione di odi intestini. Non vengono risparmiati gli stessi statunitensi. Tutto in nome del profitto, del potere. Questi sono solo numeri, ma dietro questi numeri ci sono milioni di uomini, che hanno avuto la sfortuna di veder cambiato il proprio destino da una ristretta elite di politici, banchieri, militari e affaristi senza scrupoli. Costoro vedono in ogni uomo solo una pedina di scambio: consumatori, lavoratori, pedoni di una grande scacchiera. Per noi, invece, l’uomo ha in sé tante caratteristiche che convivono alla perfezione: da quella economica, a quella politica, a quella guerriera a quella religiosa. Ma forse questo è troppo anche per loro

Interventi USA nel mondo: bombardamenti

Cina 1945-6
Corea 1950-3 (Guerra di Corea)
Guatemala 1954
Indonesia 1958
Cuba 1959-61
Guatemala 1960
Vietnam 1961-73
Congo 1964
Laos 1964-73
Perù 1965
Cambogia 1969-70
Guatemala 1967-69
Grenada 1983
Libano 1983-84
Libia 1986
El Salvador anni ‘80
Nicaragua anni ‘80
Iran 1987
Panama 1989
Iraq 1991-2002
Kuwait 1991
Somalia 1993
Bosnia 1994-5
Sudan 1998
Afghanistan 1998
Jugoslavia 1999
Afghanistan 2001-200?
Iraq 2003-200?

Utilizzo di armi non convenzionali

Uranio impoverito utilizzo nella guerra del Golfo 1991 e in Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001-200?
Bombe a grappolo utilizzo in Laos 1965-73, Vietnam 1961-73, Cambogia 1969-70, Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001-200?, Iraq 2003-200?

Aggressioni chimiche e batteriologiche su paesi stranieri

Bahamas anni ‘40-50 esperimento: segreto di stato
Canada 1953 esperimento: diffusione di solfuro di zinco-cadmio sulla città di Winnipeg
Cina e Corea anni ‘50 attacco batteriologico, bombardamenti con napalm
Corea anni ‘60 cospargimento dell’erbicida diossinico Agente Orange
Vietnam anni ‘60-70 cospargimento dell’erbicida diossinico Agente Orange, bombardamenti con Napalm
Laos anni ‘70 utilizzo del gas nervino Sarin (CBU-15 o GB)
Panama anni ‘40-’90 svariati test di Agent Orange, Iprite, VX, Sarin, Cianuro di Idrogeno e altri gas nervini ed erbicida
Cuba anni ‘50-60 probabile diffusione di zanzare portatrici di febbri dengue e febbre emorragica poi effettivamente verificatesi, contaminazione dello zucchero, contaminazione di allevamenti di tacchini con il morbo di Newcastle, contaminazione degli allevamenti di maiali con virus della febbre del maiale africano, diverse contaminazioni delle coltivazioni


Appoggio ad aggressioni chimiche e batteriologiche di altri paesi

Egitto anni ‘60 addestramento e supporto all’attacco con gas venefici sullo Yemen
Sudafrica anni ‘70 addestramento e supporto
Iraq 1984-89 addestramento ed esportazione dei progetti e delle attrezzature necessarie a produrre virus e batteri e installarli su testate missilistiche, nonchè degli stessi virus e batteri Bacillus Antracis (Antrace), Clostridium Botulinum (Botulino), Hitoplasma Capsulatum, Brucella Melitensis, Clostridium Perfringens , Clostridium Tetani (Tetano)

Test chimici sulla popolazione interna

New York 1950 test per provocare epidemia di ruggine dei cereali
San Francisco 1957 test di attacchi batteriologici di Bacillus globigii e Serratia marcescens
Minneapolis 1953 test di rilasci di zinco-cadmio
St. Louis 1953 test di rilasci di zinco-cadmio
Washington DC 1953 test di rilasci di zinco-cadmio
Florida 1955 test di epidemia di pertosse
Florida 1956-58 test di diffusione di zanzare
New York City 1956 test di irrorazione nella metropolitana del Bacillus subtilis variant niger
Chicago 1960 test di irrorazione nella metropolitana del Bacillus subtilis variant niger
Sperimentazioni dirette su persone migliaia di esperimenti di sostanze chimiche e batteriologiche, agenti nervini, radiazioni nucleari, droghe su persone parzialmente inconsapevoli

Tortura

Grecia anni ‘40-’70 CIA: addestramento e attrezzature per la tortura
Iran anni ‘50-’79 CIA: costituzione e addestramento alla tortura del SAVAK (servizio segreto)
Germania anni ‘50 tortura direttamente praticata dalla CIA
Vietnam anni ‘60-’70 tortura direttamente praticata dalla CIA e dall’Esercito
Bolivia 1967 CIA: supervisione e addestramento
Uruguay anni ‘60-’70 CIA e Agenzia internazionale per lo sviluppo: addestramento
Brasile anni ‘60 CIA e Agenzia internazionale per lo sviluppo: addestramento
Guatemala anni ‘60-’90 CIA: addestramento e attrezzature
El Salvador anni ‘80 CIA: addestramento e attrezzature
Honduras anni ‘80 CIA ed Esercito: addestramento, attrezzature e ‘operatività’
Panama anni ‘90 tortura direttamente praticata dall’Esercito USA

Sovvertimento delle elezioni in paesi stranieri

Filippine anni ‘50
Libano anni ‘50
Indonesia 1955
Vietnam 1955
Guyana 1953-64
Giappone 1958-anni ‘70
Nepal 1959
Laos 1960
Brasile 1962
Repubblica Dominicana 1962
Guatemala 1963
Bolivia 1966
Cile 1964
Portogallo 1975
Australia 1974
Giamaica 1976
Panama 1984, 1989
Nicaragua 1984, 1990
Haiti 1987-88
Bulgaria 1990-91
Albania 1991-92
Russia 1996
Mongolia 1996
Bosnia 1998

Ingerenze in paesi stranieri

Cina 1949-51 addestramento, logistica, organizzazione, reclutamento a sostegno dei nazionalisti di Chaing Kai-Shek nella guerra civile contro Mao
Francia 1947-50 ostacolata la presenza politica e sindacale dei comunisti tramite finanziamenti, consulenze, addestramento ai socialisti e ai sindacati non comunisti e ricorrendo ad operazioni segrete dirette e tramite gli indipendentisti corsi
Isole Marshal 1946-1958 trasferita la popolazione per consentire i numerosissimi test di bombe nucleari
Italia dal 1947 finanziamento della Democrazia Cristiana e organizzazione dell’apparato politico e propagandistico per influenzare l’elettorato
Grecia 1947-9 intervento decisivo nella guerra civile a favore dei neofascisti e organizzazione dell’agenzia per la sicurezza interna, KYP
Filippine 1945-53 combattimento diretto contro le forze di sinistra Huk e pilotaggio delle elezioni fino alla dittatura di Ferdinando Marcos
Corea 1945-53 soppressione delle organizzazioni popolari precedentemente alleate e sostegno alle forze conservatrici precedentemente collaborazioniste con i giapponesi
Albania 1949-53 tentativo di organizzare il rovesciamento del governo comunista
Europa Occidentale anni ‘50-’70 costituzione dell’organizzazione segreta Stay Behind, finanziamento da parte della CIA tramite fondazioni e istituzioni a favore di partiti, riviste, agenzie di stampa, sindacati, gruppi studenteschi, associazioni di giuristi e avvocati
Iran 1953 rovesciamento di Mossadeq
Guatemala dal 1953 rovesciamento del governo, istituzione e protezione di un governo filo Usa responsabile di 200 mila vittime
Costarica 1955, 1970 tentativi di rovesciare Figueres
Medioriente 1956-8 tentativi di rovesciamento del governo siriano, pressioni sui governi di Libano e Giordania, sbarco di 14 mila soldati in Libano, cospirazione per rovesciare Nasser
Indonesia 1957-8 tentativi di rovesciare Sukarno
Haiti 1959 uso di forze armate USA per fermare la rivolta contro il dittatore Duvalier
Guyana 1953-64 rovesciamento di Jagan
Iraq 1958-63 organizzazione del colpo di stato contro Kassem
Cambogia 1955-73 assassini politici, organizzazione del rovesciamento di Sihanouk, sostegno a Pol Pot e ai khmer rossi
Laos 1957-73 organizzazione di colpi di stato nel 1958, 59 e 60; costituzione della milizia clandestina
Thailandia 1965-73 invio di consiglieri militari per il mantenimento della dittatura e per la repressione della popolazione civile e della guerriglia; finanziamento, armamento e addestramento della polizia e dell’esercito
Ecuador 1960-63 estromissione del leader Josè Velasco
Congo/Zaire 1960-65 e 77-78 estromissione ed assassinio del premier Patrice Lumumba; sostegno all’insediamento e al mantenimento della dittatura Mobutu
Francia Algeria anni ‘60 appoggio all’insurrezione dell’OAS, per impedire che De Gaulle concedesse l’indipendenza all’Algeria; tentativo poi abortito della CIA di assassinare De Gaulle
Brasile 1961-64 approvazione e supporto del colpo di stato contro Joao Goulart; sostegno della dittatura militare
Perù 1965 eliminazione di formazioni di guerriglieri ad opera dell’esercito americano
Repubblica Domenicana 1963-65 sostegno al rovesciamento del governo Bosch e invio di 23 mila soldati per sedare la rivolta contro i golpisti
Cuba dal 1959 quarant’anni di attacchi terroristici, attentati dinamitardi, invasioni militari sanzioni, embargo, isolamento ed assassini
Indonesia 1965 sostegno all’insediamento della dittatura Suharto e consegna ai militari indonesiani della lista di 5000 nomi di comunisti da eliminare
Ghana 1966 colpo di stato appoggiato dalla Cia per rovesciare Nkrumah
Uruguay 1969-72 addestramento e organizzazione della repressione contro i Tupamaros
Cile 1964-73 sabotaggio della campagna elettorale di Allende nel 1964, destabilizzazione del governo Allende dal 1970 e sostegno al colpo di stato e alla dittatura Pinochet
Grecia 1967-74 attiva collaborazione della CIA e delle forze armate USA al colpo di stato
Sudafrica anni ‘70-’80 intensa collaborazione della CIA con i servizi segreti per la repressione dell’African National Congress e per la cattura di Mandela; violazione dell’embargo sulle armi verso il Sudafrica disposto dall’ONU
Bolivia 1964-75 aiuto della CIA e del Pentagono nel rovesciamento del governo Paz; conduzione da parte della CIA dell’operazione di eliminazione di Che Guevara
Australia 1972-75 USA e Inghilterra riescono a far allontanare dal governo il premier laburista Whitlam
Iraq 1972-75 Gli USA dispongono ingenti aiuti militari agli oppositori Kurdi per indebolire l’Iraq coinvolto nella guerra con l’Iran, tranne ritirare loro ogni aiuto nel momento in cui gli USA approvarono il riavvicinamento Iran-Iraq
Portogallo 1974-6 destabilizzazione del governo nato dalla rivoluzione dei garofani e intimidazione della popolazione fino al successo dei candidati appoggiati e finanziati dalla CIA
Timor Est 1975-99 sostegno del governo degli USA all’invasione da parte dell’Indonesia e del successivo genocidio attuato nei confronti della popolazione
Angola anni ‘60-’80 Il governo USA entra in sostegno di una delle parti in causa nella guerra civile, inducendo l’URSS a sostenere l’altra parte; la guerra provocherà più di 500 mila morti
Giamaica 1976 tentativo di impedire la rielezione di Manley
Honduras anni ‘80 invio di migliaia di soldati per sostenere le operazioni antiguerriglia in Salvador e Guatemala e per servire come centro di addestramento e rifornimento per i contras del Nicaragua; stretto controllo sulla politica interna honduregna da parte dei diplomatici americani
Nicaragua 1978-90 sostegno attivo alla guerriglia dei contras, oppositori del neogoverno sandinista; interferenza massiccia nelle elezioni del 1980 che videro la sconfitta dei sandinisti
Filippine anni ‘70-’90 finanziamenti e sostegno alla stabilizzazione del governo responsabile di repressioni, miseria e torture
Seychelles 1979-81 coinvolgimento della CIA in un tentativo di invasione
Yemen del Sud 1979-84 sostegno aiuti e addestramento alle forze paramilitari che miravano a far cadere il governo
Corea del Sud 1980 attivo sostegno al governo di Chun responsabile della repressione della contestazione studentesca, sfociata nell’uccisione di duemila persone
Grenada 1979-83 destabilizzazione e invasione dell’isola per il rovesciamento di Maurice Bishop
Suriname 1982-84 organizzazione di un invasione poi abortita da parte della CIA
Libia 1981-89 abbattimento di due aerei libici nello spazio aereo libico, bombardamento della residenza di Gheddafi, tentativi di assassinio del leader, sanzioni economiche
Isole Fiji 1987 organizzazione del colpo di stato Rabuka contro il governo Bavrada
Panama 1989 invasione di Panama con centinaia di civili uccisi e migliaia di feriti ufficialmente per catturare l’ex alleato, il dittatore Noriega, in realtà per intimidire il Nicaragua alla vigilia delle elezioni
Afghanistan 1979-92 massiccio sostegno ai Talebani opposti al governo laico filosovietico
El Salvador 1980-92 coinvolgimento effettivo di truppe americane nei combattimenti della guerra civile, finanziamenti per 6 mld di dollari alle forze filo regime
Haiti 1987-94 sostegno alla dittatura Duvalier e condizionamento del governo Aristide
Bulgaria 1990-91 finanziamento per 1,5 mld di dollari al partito di opposizione; organizzazione da parte dell’organizzazione USA NED di sommosse popolari per rovesciare il risultato delle elezioni fino alle dimissioni del governo
Albania 1991-2 organizzazione da parte del NED del rovesciamento del risultato delle elezioni fino alle dimissioni del governo
Somalia 1993 intervento diretto delle truppe americane contro il ‘signore della guerra’ Aidid, volto in realtà a ripristinare il controllo delle compagnie americane sui campi petroliferi
Jugoslavia 1999 bombardamenti sulla Serbia per consentire la secessione del Kosovo dalla Federazione Jugoslava
Iraq 1991-2002 bombardamenti per 40 giorni e notti sull’iraq pari a 80.000 tonnellate di esplosivo, tra cui molti con uranio impoverito; un milione di bambini morti in dieci anni a causa delle sanzioni economiche e della distruzione delle infrastrutture; continuano le ‘missioni’ da parte di USA e Gran Bretagna, in attesa dell’attacco finale
Perù 1990-2000 sostegno tramite consulenza e addestramento militare, fornitura di armamenti e finanziamenti al governo repressivo Fujimori, responsabile di violazione dei diritti umani e uso della tortura
Messico 1994-1998 addestramento finanziamento e approvvigionamento di armi alle forze paramilitari e ai servizi segreti opposti agli zapatisti
Colombia 2002 terzo paese destinatario di aiuti militari americani, centinaia di militari USA presenti nel paese, invio di armi, coordinamento e addestramento dell’esercito e delle forze paramilitari opposte alle FARC, sostegno al governo responsabile di violazione dei diritti umani e di tortura


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venerdì 22 settembre 2006 - ore 14:39


CHI L’HA DETTO CHE NON SERVE A UN CAZZO?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
REBOC – COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA SU COCA-COLA IN COLOMBIA

COLOMBIA, COCA-COLA COSTRETTA ALLA TRATTATIVA CON IL SINALTRAINAL PER FERMARE IL BOICOTTAGGIO.

ROMA, 22 SET 06 – Dopo 3 anni e 2 mesi di boicottaggio internazionale, la Coca-Cola Company accetta di trattare con Sinaltrainal, il sindacato colombiano che l’ha accusata di essere responsabile in Colombia di una feroce strategia antisindacale, attuata con la complicità degli squadroni della morte dei paramilitari e che ha portato dal 1990 ad oggi all’assassinio di 8 sindacalisti e a 179 gravi violazioni dei diritti umani.

‘In questi giorni – afferma la REBOC - è in corso a New York una serrata trattativa tra Coca-Cola e Sinaltrainal, che ha già portato alla firma di un pre-accordo, secondo quanto riportato dal comunicato del sindacato colombiano’.

Il pre-accordo contiene la strategia generale per risolvere l’annosa disputa e afferma che le trattative riguardano: 1) una politica generale sui diritti nei luoghi di lavoro della The Coca-Cola Company, non solo in Colombia ma in tutto il mondo; 2) un metodo per il risarcimento proporzionale dei sindacalisti e dei loro familiari che dal 1990 ad oggi hanno subito violazioni dei diritti umani e sindacali; 3) un accordo generale per la creazione di un procedimento che consenta alla Coca-Cola e alla ONG statunitense International Labor Rights Fund di trattare le questioni relative al rispetto dei diritti sindacali che dovessero presentarsi all’interno del Coca-Cola System.

Commentando la notizia, la REBOC dichiara: ‘Quando nel Luglio del 2003 abbiamo iniziato questa campagna di boicottaggio in pochi ci credevano, e invece stiamo dimostrando ancora una volta che la solidarietà internazionale tra lavoratori e consumatori critici può battere anche un gigante come Coca-Cola e dare un contributo essenziale per la globalizzazione dei diritti. Da parte nostra siamo pronti a fermare il boicottaggio se e quando si arriverà ad un accordo di dettaglio soddisfacente’.

Oggi a Roma si è tenuta anche la riunione del Comitato Verità e Giustizia su Coca-Cola in Colombia, che si appresta a inviare una commissione d’inchiesta nel paese. Le sigle FIM-CISL, Confederazione COBAS, ARCI e Centro Nuovo Modello di Sviluppo che hanno partecipato all’incontro dichiarano: ‘Si tratta di un importante passo avanti. Vigileremo sul prosieguo delle trattative per garantire che sui colloqui non pesi il clima di pesante intimidazione e le ripetute e costanti violazioni dei diritti umani a cui fino ad oggi è stato sottoposto il Sinaltrainal. Rimaniamo pronti a partire per la Colombia in qualsiasi momento per dare il nostro contributo al processo di verità e giustizia’. E’ invece previsto oggi un incontro al Campidoglio tra Comune di Roma, Regione Lazio e Coca-Cola Italia per dare seguito all’impegno preso a Novembre 2005 di consentire l’inchiesta negli impianti colombiani.


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sabato 16 settembre 2006 - ore 11:25


TOFANA DI ROZES - mt. 3225
(categoria: " Vita Quotidiana ")


PROLOGO - I ricordi del colonnello Ettore Martini


[…]
Nondimeno, anche mercé questi incessanti acrobatismi bellico-alpinistici, che ci valsero l’ambito nome di “aquile delle Tofane”, potemmo alla fine aggrapparci su quasi tutte le montagne, che costituivano i nostri nuovi obiettivi. Ma, nonostante la nostra ostinata perseveranza e la nostra indomita tenacia, non ci riusciva per l’appunto di strappare ai difensori le tre Tofane. Quelle eccelse cime cioè che, ergendosi imponenti e maestose al di sopra dei 3.200 metri, avevano una particolare importanza tattica e ci procuravano ininterrotti e gravi fastidi.
Già l’intrepido generale Cantore […] incominciava […] a rivolgere il suo sguardo di lince e le sue mire ben risoluto su quelle cime. Ma purtroppo mentre il 20 luglio 1915 esaminava, a brevissima distanza, le posizioni tedesche, cadeva, colpito in fronte presso Forcella Fontana Negra.
Tuttavia i suoi alpini […] lo vendicavano […] Così la sera del 1 agosto veniva carpita tale forcella. […] Nel seguito, giocando d’astuzia e di audacia, occupavano di sorpresa pure le Tofane Seconda (di mezzo) e terza (di fuori). Rimaneva perciò in possesso del nemico la sola Tofana di Roces (prima).
[…] Il presidio della vetta, della cui forza approssimativa venimmo a conoscenza solo dopo averla occupata, era costituito da una quarantina di cacciatori dell’Alpenkorp germanico.
[…] Per l’occupazione della punta della Tofana di Roces occorreva un reparto allenato e pieno di slancio […] il Comando rivolgeva alla fine e con felice intuito, il pensiero alla compagnia volontari alpini di Feltre, che, composta di audaci arrampicatori, rimaneva ancora, sulle immediate retrovie, nell’ansiosa attesa di subire la prima prova del fuoco. […] La sua forza iniziale era di 6 ufficiali e 190 uomini di truppa provenienti da diverse classi sociali, tra cui molti riformati, per deficienza fisica, giovani di 18 anni e anziani di 50. Nonostante ciò, si presentava compatta e omogenea moralmente per l’atavico odio contro lo straniero, per l’ardore invitto e per quell’entusiasmo che avevano saputo trasfondervi gli ufficiali.
[…] L’operazione, già decisa per il 18 seguente, avrebbe dovuto fare, per avere, se non la certezza, quanto meno le maggiori probabilità di riuscita, il massimo assegnamento sulla sorpresa.
[…] Il carico di ciascun uomo di truppa era, per causa di forza maggiore, veramente eccessivo. Consisteva difatti, oltre che dell’armamento, dotazione di cartucce quasi raddoppiata e bombe a mano, dello zaino completo, tre giornate di viveri a secco, tre coperte, quattro sacchi da terra, piccozza e attrezzo leggero, che, per gli zappatori, invece era quello pesante della relativa dotazione.
Alle 5 iniziava l’avanzata […]
Tutti, e specialmente gli esploratori, procedevano cauti, guardinghi e nel massimo silenzio, cercando di evitare, nel limite del possibile, qualunque rumore. Trattenevano perciò, con le mani, con le gambe e persino con i piedi, i massi e le pietre, staccatisi ad ogni passo, per impedire che ruzzolando lungo l’ertissima china richiamassero con il conseguente frastuono l’attenzione del sovrastante nemico.
L’ascesa si presentava, causa il ripidissimo e scabroso terreno, talmente dura e snervante da lasciare in diversi momenti quasi il dubbio che la cima fosse accessibile. Ma i feltrini erano ormai temperati alle più ardue prove e così sereni e risoluti che nulla poteva arrestarli.
Incidevano lungo numerosi tratti, con le piccozze e con gli attrezzi leggeri, gli indispensabili gradini sul ghiaccio e sulla neve gelata.
[…] In tal modo […] giungevano inosservati alle 8, a circa duecento metri dalla tanto sospirata meta.
[…] Parecchi erano i contusi, numerosi i trafelati, molti avevano le mani lacerate e sanguinanti, le calzature guaste e la divisa a brandelli. Tutti però si sentivano maggiormente attratti da una forza arcana e irresistibile, che li spingeva verso l’alto, in una mischia, che ivi ritenevano imminente e inevitabile contro un nemico del quale ignoravano la forza, i mezzi e lo scaglionamento.
Ad essi constava solo che era formato dagli elementi più scelti dell’esercito tedesco, contro i quali necessitava adunque lanciarsi con maggiore impeto e con più ardore, per avere l’assoluta certezza di batterli e di scacciarli di lassù.
[…] Il rimanente tratto, non meno difficile di quello già percorso anche perché le rocce erano ricoperte da un denso strato di ghiaccio, si presentava affatto scoperto alla vista e alle offese avversarie.
Però i volontari, dopo l’indispensabile respiro d’una decina di minuti, lo scvalcavano ugualmente, giungendo alla base del torrione. […] mentre già incominciavano ad addossarvisi al coperto, le vedette tedesche […] emettevano tosto il grido di allarmi. Ma questo lontano dall’intimidire gli assalitori, li incitava invece ad inerpicarsi […] Il piccolo presidio della vetta veniva ormai quasi sorpreso nel momento in cui una parte dei suoi uomini stava giocando tranquillamente e spensieratamente a dadi […] e lasciandosi cogliere da un ingiustificato e inesplicabile timor panico, non si rendeva affatto conto della situazione reale dimostrando di avere in quella circostanza più agili le gambe che saldo il cuore.
Sicché, senza opporre la benché minima resistenza e senza sparare neppure un colpo di fucile, volgeva tosto in fuga precipitosa e sventata, abbandonando sul posto armi, munizioni e molti altri materiali.


Tratto da “GLI ALPINI ALLA CONQUISTA DELLA TOFANA DI ROZES; LA MINA SUL PICCOLO LAGAZUOI; LA CENGIA MARTINI” a cura di Mario Dell’Eva.


6 SETTEMBRE 2006



Il Monte Antelao. Quando vado in Cadore, non c’è giorno in cui il suo profilo non si stagli imponente davanti ai miei occhi. La seconda vetta più alta delle Dolomiti è uno dei miei obiettivi ormai da qualche anno. È in cima alla lista, che aggiorno continuamente man mano che scopro nuovi sentieri.
Quest’anno ho avuto l’opportunità di una giornata di bel tempo sicuro, il fisico abbastanza riposato, e soprattutto ero libero di andare senza vincoli di tempo, da solo. Sarebbe stato perfetto. Sveglia alla mattina presto e via verso la vetta.
Da quando avevo due anni ho sempre vissuto in una città di mare. Per 10 lunghe stagioni ho anche lavorato in spiaggia tra ombrelloni e lettini, e se c’è una cosa che ho imparato è che non importa quanto sei bravo, il mare è sempre più forte di te, e se torni sulla terraferma incolume è solo perché il mare te lo ha permesso.
Credo che lo stesso valga per la montagna, anche le escursioni più semplici possono riservare brutte sorprese se si è imprudenti, e bisogna in primo luogo comprendere i propri limiti.
“Itinerario lungo e difficile, da non sottovalutare”; “Passaggi di II grado”; “Si procede ad attrito su roccia, conviene procedere senza corda”; e ancora “Si procede per un caminetto (corda fissa) fino alla vetta”. Così descrive l’itinerario alla vetta dell’Antelao la mia Guida ai Tremila metri delle Dolomiti, e io non mi sono sentito pronto, non ero molto allenato per farmi 1600 metri di dislivello in quelle condizioni, e soprattutto ero solo. Ci sarebbe voluta la compagnia di una guida alpina.
Così, ho cercato nella lista, e ho trovato una montagna che volevo scalare da tempo: la Tofana di Rozes.

Sveglia alle sei di mattina. È davvero una bella giornata. Il Pelmo davanti alla finestra mi saluta come sempre, tingendosi del rosso dei raggi di sole dell’alba.




Parto in automobile verso il rifugio Dibona, che si trova dopo Cortina verso il Passo Falzarego. La stradina si inerpica tra mille curve fino al rifugio, che si trova a 2.083 metri. In agosto non è accessibile in auto, per fortuna siamo a settembre.

Ore 7.45: l’attacco

Che brutto termine, quello usato dagli alpinisti per indicare il momento in cui si parte per raggiungere la vetta. Se la montagna avesse una coscienza, sarebbe legittimata a “difendersi”, e sarebbero guai per chiunque. Comunque, quella è la Tofana di Rozes, o Tofana Prima, protagonista del breve racconto in premessa. Quello è il versante sud




Gli appassionati di arrampicata sanno che da quella parte c’è una via per la vetta, un IV grado con 800 metri di dislivello.
Ora, il sottoscritto si è cimentato un paio di volte in un quarto grado, ma si è trattato di una ventina di metri di parete in una palestra di roccia, con l’assistenza di persone più esperte. Ero lì quasi per caso, non avevo neppure l’abbigliamento adatto. Questa foto di archivio mi ritrae in una posa non certo plastica mentre sbuffo e ansimo per trovare un cazzo di appiglio per superare quel passaggio. Ci sarò stato 5 minuti buoni in quella posizione, ma alla fine sono riuscito ad arrivare in cima a quella cazzo di parete. Dovrò riprendere a fare qualcosina del genere …




Tornando alla Tofana, la via normale per la vetta è invece dalla parte opposta, a nord. Si piega a destra aggirando la montagna e si sale fino alla Forcella Fontana Negra. Lì c’è un vecchio rifugio degli alpini ormai chiuso, il rifugio Cantore, e un altro rifugio, il Giussani, a 2.580 metri.
Mi metto in cammino e raggiungo quest’ultimo in un’oretta circa. È un sentiero comodo e largo, con una pendenza ragionevole. Sono le 8.50, la T-shirt è madida di sudore specie sulla schiena, dove è a contatto con lo zaino. Decido di fare una sosta un po’ più lunga per asciugarmi: man mano che salirò farà più caldo, e quando il sentiero piegherà sarà esposto al vento freddo da nord. In fondo, sono in anticipo sui tempi, la guida prevedeva 1h e 30’.
Guardo la parte del cammino che mi aspetta, la più difficile




Faccio finta che la montagna abbia davvero una coscienza, e invece di partire “all’attacco” le chiedo mentalmente di consentire a questo alpinista dilettante di raggiungere la sua cima e di non giocarmi brutti scherzi.
Aspetto di incrociare la guida alpina che gestisce il rifugio per chiedere informazioni sul sentiero. Vorrei evitare di sbagliare e di imboccare la strada che conduce ad una ferrata piuttosto impegnativa, e io non sono attrezzato per affrontarla.
Finalmente lo trovo. Lui mi dice di stare attento ai segnali: il pallino rosso è il segnavia per la ferrata, quello blu è la via normale per la vetta. Il sentiero in alcuni punti è segnalato solo da “ometti”, quindi un po’ di attenzione. Il ghiaccio non c’è più, si è squagliato. “È una bella escursione” mi dice, “è divertente, e oggi è una bellissima giornata. Vai tranquillo, puoi andare su anche di corsa”.
Se lo dice lui …

Ore 9.30. Riparto dopo un caffè. Seguo il sentiero con passo regolare, si fa sempre più ripido, e il caldo della giornata comincia a farsi sentire. Una parola inizia a rimbombarmi nella testa: Dilettante.
Ogni tanto mi fermo per controllare il sentiero, che in effetti è piuttosto ripido ma non così pericoloso. I tratti più esposti sono su solida roccia, mentre i tratti su ghiaino, più scivolosi, non sono molto esposti. Comincio a tranquillizzarmi. Dilettante.
Mentre salgo il panorama comincia ad aprirsi davanti a me




Controllo la strada che ho fatto per rinfrancarmi: sono salito parecchio, quella lì sotto è la Forcella Fontana Negra di cui nel prologo.



Davanti a me, ancora svariate centinaia di metri da affrontare, sempre più ripidi, e io ho già il fiatone. Dilettante. L’ultimo pezzo, a occhio e croce circa 200 metri di dislivello, è ripidissimo. Dovrei essere più o meno alla stessa distanza raggiunta dagli alpini alle 8 di mattina (vedere sopra). Faccio due conti: è come salire le scale di un grattacielo di circa 80-90 piani in cui gli scalini siano alti il doppio del normale e più stretti. Questo è quello che vedo davanti ai miei occhi, stando in piedi sul sentiero.



Comunque, non è che devo andare dritto, il percorso si snoda a serpentina. Intanto l’orizzonte si apre sempre di più



Esco dal tratto riparato, e un vento freddo e pungente mi investe da nord. Infilo il K-Way e proseguo.
L’ultimo tratto è davvero faticoso, sono fuori allenamento e devo fermarmi ogni 15 minuti per riprendere fiato. Ripenso alle parole della guida alpina (“vai su di corsa”). Dilettante. Tra infiniti sbuffi e imprecazioni arrivo, alle 11.20 circa, alla vetta.




Ne valeva la pena. L’orizzonte è libero e il mio sguardo spazia a 360°. A est, le altre due Tofane.



A nordovest butto l’occhio sui sentieri che qualche anno fa erano nella “lista: il Piccolo Lagazuoi, il Sasso di Stria, il Col di Lana, il Settsass. Tutti lì, parecchie centinaia di metri sotto di me.



Mi riposo, riprendo fiato per una ventina di minuti seduto sotto la croce a mangiarmi un panino, in compagnia di altri 5 o 6 escursionisti.
Penso che per salire ho impiegato circa 3 ore e mezza, compresa la pausa di mezz’ora al rifugio. La guida considerava 3h e 20’ senza pause. Una parte di me cerca di autoconvincersi che tutto sommato sarò un dilettante ma non sono da buttar via. Mi riaffaccio verso il pendio che ho percorso per salire, e lo guardo con una certa soddisfazione. È il momento di pensare alla discesa.




Al ritorno, il meritato riposo.




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venerdì 15 settembre 2006 - ore 09:29


MUORE ORIANA FALLACI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dite pure quel cazzo che vi pare...
ma oggi stapperò una bottiglia per festeggiare


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martedì 12 settembre 2006 - ore 14:09


AL SASS DE STRIA - mt. 2477
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una prima escursione di riscaldamento, facile facile, di circa 300 metri di dislivello, è stata quella per la vetta del Sass de Stria partendo dal Passo di Valparola.
I sentieri della zona li ho visitati quasi tutti. In quel punto correva la frontiera austriaca durante la Grande Guerra. Il Passo di Valparola apre la strada verso la Val Badia e da lì verso Brunico e la Val Pusteria. Per mesi italiani e autriaci si sono affrontati su quelle rocce, in una guerra statica, di trincea, di cecchinaggio.
In tutto quel tempo i soldati di entrambe le parti ebbero così il modo di rendere "più confortevoli", se posso usare un eufemismo, le loro postazioni, costruendo impianti di gallerie, postazioni di vedetta, ricoveri riparati dalle roccie, spazi per l’uso della cucina, e poi teleferiche, ponti, scalette, eccetera.
Ma le condizioni di chi stava in prima linea erano comunque al limite della sopravvivenza.

Il turista, oggi, visitando quei luoghi compie un vero e proprio salto nel tempo. Quando il silenzio non è rotto dal rumore dei mezzi e soprattutto delle moto che percorrono la strada sottostante, una strana sensazione ti coglie. Percorrendo quelle trincee, in una calda giornata d’estate, cerchi di immaginare come potessero vivere lì, a più di 2000 metri, in mezzo al ghiaccio e alla neve e sotto il fuoco nemico.

Altro non voglio dire, sulla Grande Guerra voglio scrivere qualcosina in più in un prossimo post un po’ più lungo.

La parola alle foto



Postazione di vedetta con vista sulla Marmolada





In mezzo alle trincee austriache (ripristinate)



Nelle gallerie, con pila e, ovviamente, flash. Questa era corta, appena una quindicina di metri, ma ve ne sono alcune lunghe parecchie decine di metri



E infine, il sentiero verso la vetta









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lunedì 11 settembre 2006 - ore 15:09


DI RITORNO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Eccomi qua, di nuovo al lavoro. Sto sistemando le foto e preparando qualche post su alcune escursioni fatte quest’anno.
Intanto, giusto un assaggino: da ormai tre anni non resisto alla tentazione di recarmi alle Cascate di Fanes, nel Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo. Nei pressi della prima cascata c’è una ferrata corta ma molto suggestiva, che inizia con il passaggio sotto la cascata.
Mi sono accorto che in tre anni non ho mai fatto molte foto. Ho rimediato.



Qui si vede chiaramente il sentierino che passa sotto e che ti permette di restare all’asciutto.



Da dietro la cascata, un interessante e alternativo punto di vista



E per finire, il sottoscritto






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sabato 12 agosto 2006 - ore 15:15


The New World Order - PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale
(categoria: " Vita Quotidiana ")


segue dal post del 15 luglio

Nei precedenti post sull’attentato dell’11 settembre 2001, di cui troverete i link in testata, sono state illustrate, per sommi capi e in sintesi, le teorie alternative contro la versione ufficiale dell’attentato, che è stato la miccia dalla quale è poi esplosa la guerra al terrorismo e tutto quello che è successo e sta succedendo in Medio Oriente.
In base a queste teorie, l’amministrazione americana, e forse lo stesso Bush, sapevano in anticipo ciò che sarebbe successo, e la stessa matrice dell’attentato sarebbe da ricondurre non ad organizzazioni estremiste di stampo religioso, né alla tanto esaltata e inesistente rivalità tra Islam e mondo occidentale, bensì a gruppi di potere che con la religione e con l’Islam non hanno niente a che vedere.
Qualche volta, davanti a un bicchiere di vino con gli amici, può saltar fuori questa ipotesi, alla quale credo fermamente, e la domanda che sorge spontanea e prevedibilissima negli interlocutori è: perché?
Eh già, c’è sempre un movente. Se è vero ciò che dici, devi anche spiegarmi perché mai qualche organizzazione o centro d’affari dovrebbe volere una cosa del genere. Cosa c’è in gioco?

Tratto da "11 settembre, il nuovo ordine" di Laura Giannini, su www.girodivite.com

"L’11 settembre il mondo si è fermato. L’11 settembre ha inaugurato una nuova era di guerre e repressioni scatenate non da un solo impero, quanto, invece, dalla sua legittimazione internazionale. Da quel momento in poi la dottrina di Bush è diventata globale.”

Oggi, a qualche anno di distanza dall’inizio della crociata,

“... la guerra al terrorismo più che una dottrina per il dominio del mondo, si sta dimostrando un facile slogan utilizzabile da qualsiasi altro impero che voglia liquidare l’opposizione. Si può utilizzare anche, però, contro i movimenti di liberalizzazione o di tutela dei diritti umani, estesa a piacimento contro gli immigrati indesiderati, e perché no?, anche nei confronti dei giornalisti "ficcanaso". Il mondo è stato pervaso da una febbre, che noi potremmo definire soltanto paura. Paura di cosa? paura di chi?. Se si prendono in esame i discorsi, le propagande dei leader europei della destra, il nemico, il morbo, il virus da sconfiggere è l’Islam, che si insinuerebbe nelle civiltà occidentali per danneggiarne i valori, le tradizioni, le identità. Da questo sarebbe derivato il terrorismo.
Ma di quale Islam parlano questi politici?. Non fanno certo riferimento a quello dei testi sacri, a quello dell’età d’oro dell’impero arabo, e nemmeno a quei credenti moderati che assistono senza parole e senza fiato agli avvanimenti. No, si ostinano a parlare dell’Islam della Jihad, dell’Islam di coloro che mettono le bombe, dell’Islam di coloro che applicano la legge del taglione, dell’Islam di coloro che rinunciano alla propria vita convinti di aver ricevuto la missione di purificare il mondo... l’Islam come portatore di morte, di sventure, di crimini orrendi. Oggi musulmano è sinonimo di terrorista e proprio per questo l’America di Bush non ha esitato ad attuare leggi anti-terrorismo, varate subito dopo l’11 settembre: chiunque può essere fermato con l’accusa di essere combattente nemico o terrorista. Sono state crate delle zone extra-territoriali, per esempio Guantanamo, dove non vige di certo la carta dei diritti fondamentali, usate come prigioni dei talebani catturati in Afghanistan. Bisogna riconoscere che Bush, pur definendosi uno spirito democratico, ha superato di tanto i limiti della pacificazione. Non va sottovalutato il fatto che dietro l’Islam, percepito soltanto con pregiudizio, ci sono uomini, lavoratori, immigrati, venuti in Europa o in America per sfuggire alla povertà. E se qualcuno offre loro la possibilità di stare meglio o di non soffrire più, non se la lasciano di certo scappare. E forse questa è una spiegazione plausibile del perché l’Islam si sia insinuato nella società mondiale.
Il Cittadino europeo ha paura per la propria vita, ha paura per la propria esperienza democratica, ha paura per l’avvenire dei propri figli. Ma siamo passati dall’attacco all’Afghanistan, presunta patria di Bin Laden, alla guerra in Iraq, che, peraltro, continua ancora con attacchi terroristici verso i militari dei paesi alleati all’America, perché è l’unico modo per sconfiggere il terrorismo dei Kamikaze.
È evidente che la nazione più armata del mondo vuole garantirsi una posizione di prestigio, vuole mantenersi il monopolio della forza e l’attacco al terrorismo non è altro che l’ennesimo tentativo per accaparrarsi le risorse delle terra, e guarda caso proprio quella che oggi giorno conta di più: il petrolio.”

Il “movente” sarebbe quindi, naturalmente, quello energetico, e quanto accaduto l’11 settembre sarebbe perciò un tassello da incastrare nel mosaico insieme ad altri, fino ad avere ben chiaro il quadro generale. Il quadro generale è la scarsità di risorse energetiche, che comporta le attuali mire della Superpotenza a sconvolgere gli equilibri politici ed economici del Medio Oriente, giustificato dalla crociata contro il terrorismo.
Prima l’Afghanistan, poi l’Iraq, poi l’Iran (leggere il post di SebackiZ “Il vero obiettivo è l’Iran) e il Libano.
Ma chi sono gli antagonisti?

Tratto da
La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio
di Michel Chossudovsky* - Global Research
su www.comedonchisciotte.org

C’è forse una relazione tra il bombardamento del Libano e l’inaugurazione del più grande oleodotto strategico del mondo, che trasporterà oltre un milione di barili di petrolio al giorno ai mercati occidentali?
Virtualmente ignota, l’inaugurazione dell’oleodotto Ceyhan-Tbilisi-Baku (BTC), che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale, ha avuto luogo il 13 luglio, all’inizio dei bombardamenti israeliani in Libano.
Israele ha una quota nei campi petroliferi azeri, dai quali importa circa il venti percento del suo petrolio. L’apertura dell’oleodotto aumenterà in modo sostanziale le importazioni petrolifere israeliane dal bacino del Mar Caspio. Ma c’è un’altra dimensione che si correla direttamente alla guerra in Libano. Laddove la Russia è stata indebolita, Israele ha buone possibilità di giocare un ruolo strategico importante nel "proteggere" il trasporto e i corridoi dell’oleodotto nel Mediterraneo Orientale fuori da Ceyhan.

La militarizzazione del Mediterraneo Orientale
Il bombardamento del Libano è parte di una road map militare attentamente pianificata e coordinata. L’estensione della guerra alla Siria e all’Iran è già stata contemplata dai pianificatori di guerra statunitensi ed israeliani. La più vasta agenda militare è intimamente connessa al ruolo strategico del petrolio e degli oleodotti. Ed è sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi. In ultima analisi, la guerra mira al controllo territoriale sulla linea costiera del Mediterraneo orientale.
In questo contesto, l’oleodotto BTC, controllato dalla British Petroleum, ha cambiato drammaticamente la geo-politica del Mediterraneo Orientale, che è ora collegata, mediante un corridoio energetico, al bacino del Mar Caspio.
Israele fa ora parte del asse militare anglo-statunitense, che serve gli interessi dei giganti petroliferi occidentali in Medio Oriente e nell’Asia Centrale.
Mentre i rapporti ufficiali dichiarano che l’oleodotto BTC "porterà petrolio ai mercati occidentali", quello che viene raramente riconosciuto è che parte di quel petrolio dal Mar Caspio sarà direttamente incanalato verso Israele. A riguardo, è stato previsto che un progetto di oleodotto subacqueo israelo-turco collegherebbe Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon e da lì, mediante il principale sistema di trasporto petrolifero israeliano, al Mar Rosso.
L’obbiettivo di Israele non è solo acquisire petrolio del Mar Caspio per il proprio consumo interno, ma anche giocare un ruolo chiave nella ri-esportazione del petrolio dal Mar Caspio verso i mercati asiatici lungo il porto di Eilat sul Mar Rosso. Le implicazioni strategiche di questo re-indirizzamento del petrolio dal Mar Caspio sono di vasta portata.
Il re-indirizzamento del petrolio dell’Asia Centrale
Stornare il petrolio e il gas dell’Asia Centrale verso il Mediterraneo Orientale (sotto la protezione militare israeliana) per il re-export all’Asia serve a minare il mercato energetico inter-asiatico, che è basato sullo sviluppo di corridoi petroliferi diretti che collegano l’Asia Centrale alla Russia e all’Asia del Sud, la Cina e il Lontano Oriente.
In ultima analisi, il progetto vuole indebolire il ruolo della Russia in Asia Centrale e tagliare fuori la Cina dalle riserve petrolifere della regione. Ha anche lo scopo di isolare l’Iran.
Nel frattempo, Israele è emerso come nuovo e potente giocatore nel mercato energetico globale."

Lo scorso 8 marzo scrissi un post dal titolo “Buon compleanno”, che concludeva con
“Che succederà nei prossimi anni alle risorse energetiche (e quindi agli equilibri politici ed economici internazionali) quando il miliardo e mezzo e più tra cinesi e indiani che stanno inserendosi nel commercio mondiale reclameranno la loro fetta di torta?
Come dicevo, non ci sono risorse sufficienti per farci vivere tutti nel lusso. Così, aumenterà ancora di più il divario tra ricchi e poveri. Le risorse del pianeta si esauriranno. Ci saranno guerre. E per l’umanità verrà la fine.”

I nodi stanno pian piano venendo al pettine…






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lunedì 24 luglio 2006 - ore 11:06


FANCULO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fanculo alla mentalità del cazzo figlia dell’ignoranza delle persone di bassa cultura.
Fanculo a chi si maschera dietro i luoghi comuni per autogiustificare il proprio comportamento criminale e per nascondere il proprio egoismo.
Fanculo a chi abbandona un cucciolo di gatta di 40 giorni scarsi in mezzo a un giardino pensando che sa badare a sé stessa, che ci sono altri gatti (quelli della MIA colonia), perché tanto tutti i gatti sanno trovare il cibo da soli e anche svezzarsi da soli.
Con il risultato che il sottoscritto deve ancora una volta rimboccarsi le maniche e tirar su un mucchietto disidratato di pelle e ossa, tutto orecchie e occhi (di cui uno con infezione), la cui minuscola superficie è diventata un condominio popolare di pulci.


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