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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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mercoledì 25 giugno 2008 - ore 21:54


NON SAREBBE BELLO NON FARCI PIù DEL MALE?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Voli da prenotare. O almeno queste sono le intenzioni.
I soldi si trovano sempre. Gli anni passano e non tornano più.
Che forse è solo un tentativo di lenire il panico per le distanze temporali.
Che era così difficile un tempo spiegare ai bambini che cos’era un intervallo. Sono diventata maggiorenne prima che Beatrice imparasse la differenza tra semitono diatonico e cromatico.
Perchè non si ammette che nella musica ci siano distanze. O almeno fino a quando non ti trovi faccia a faccia con gli accordi di Shumann che ti delocalizzano le dita. È allora che anche la geografia ha un senso sul bianco e nero del tuo amante quotidiano.
Stasera provo a dare un senso a quel riprendere Berlino. Stasera penso che in fondo al calendario ci sono quei giorni cerchiati d’arancione e partire per Bruxelles costerà poco. Costerà molto, troppo, se sulla carta d’imbarco risulterà a lettere cubitali che la destinazione porta il suo nome. Troppo se tornerò ancora con finto disinteresse ad impegnare un posto in quella comunità, al solo scopo di vederlo invecchiare infelice di anno in anno. Di vederlo invecchiare senza di me.
Ma non infelice. Senza di me.
Infelice e basta, mentre io consumo le mie ore di sonno a riprendere quel poco che mi resta di Zagabria. Ed è un tram di notte. Ed è della cera seccata sulle unghie. È una moleskine scritta fitto fitto. È la suora polacca che lanciava caramelle di zucchero.
E allora decido che voglio riprendermela, ad ogni costo.
Tu chiamala vita, o Berlino.



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mercoledì 25 giugno 2008 - ore 15:17


PER CHI LANCIA CERVELLI DAL CAVALCAVIA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(E c’era anche quella frase di Pavese “Li hai trovati tu i compagni?”.
E c’era la risposta di Paolini, quando raccontava dei primi tempi alla sede del partito, quando i dirigenti dicevano che medici e braccianti erano compagni. E lui pensava che anche le scarpe si dice siano “compagne” in dialetto. Ma medici e braccianti sono compagni come “na scarpa e un soccoeo”).
Tu che continui a spaccare con i tuoi commenti non richiesti.
Tu che non sai nulla di me. Tu che usi aggettivi non autorizzati.
Tu che hai la visione del mondo di un film dei fratelli Muccino.
Alternativa? Io ne vorrei una, di alternativa. Non uno rompipalle che vuole dipingermi come una disobbediente dei poveri. Come una studentessa sensibile, fancazzista ed intollerante.
Che ai mercatini dell’usato ci vanno tanto le figlie dei ragionieri, quanto le mogli dei direttori di banca.
Che qui, nel mio blog, non è permesso distinguere il mondo in buoni ed alternativi.



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martedì 24 giugno 2008 - ore 01:06


TI SEI SALVATO O SEI ENTRATO IN BANCA PURE TU?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La notti che non c’è mai abbastanza buio per dormire.
Questa stanza che tossisce pensieri. Questa stanza indisposta. Questa stanza da certificati medici e pressione bassa. Berlinguer sempre a fumare nel suo angolo.
Stanchezza post esame. Post registrazione surreale o forse surrealista del prof che dice “Si sieda” senza accorgersi che non c’è la sedia. Che poi, quando mi vede ancora in piedi e realizza l’empasse, si mette ad imitare Fantozzi attingendo ai miei più vecchi ricordi sbiaditi relativi a "Fracchia, la belva umana".
Pellicole di evidente rilievo artistico-culturale.
Io che ho sempre portato per la signorina Silvani.
Stasera, un gran malditesta, la prospettiva Nevskij, niente serenate all’istituto magistrale.
Stasera penso a che sapore mi ha lasciato in bocca questo giorno. E non sa di niente.
O forse della naftalina sui vestiti dei ragionieri.
Stasera: come se non dovesse mai arrivare domani.



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domenica 22 giugno 2008 - ore 23:39


ANNE GEDDES è L’UOMO NERO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Al posto di studiare, salvo bambini pelle avorio da macchine in corsa.
Ed era così bello. Quelle manine scure che mi accarezzavano le guance. Gli occhi grandi.
Quel corpicino e la sua maglietta verde.
Non parlava italiano.
Non parlava proprio.
Due anni al massimo.
Res nullius che per l’incoscienza tipica dei bambini vede una linea bianca sulla strada e gioca a superarla.
È stato un attimo.
E quando l’ho abbracciato così com’era, di nessuno, spaventato, quando non si faceva vivo nessun grande dai cespugli del parchetto...ho pensato che se nessuno veniva a reclamarlo sarebbe potuto essere mio. Ho sperato che non fosse di nessuno per come mi sorrideva.
Ma di qualcuno era.
Maschio non caucasico e semi-ubriaco.
Non si era accorto, ha detto.
Io sì, ho risposto.

(Chi trova una cosa mobile (812) deve restituirla al proprietario, e, se non lo conosce, deve consegnarla senza ritardo al sindaco del luogo in cui l’ha trovata, indicando le circostanze del ritrovamento).

Dei bambini non se ne saprà niente. Ma dell’incoscenza dei grandi, ancor di più.
E per quanto attiene la mia demenza incosciente e giovanile...un mistero.
Tutto perchè da piccola non mi hanno mai regalato Baby Mia.
Ma mi raccontavano sempre dell’Uomo Nero.



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domenica 22 giugno 2008 - ore 15:28


L’ESTATE CHE HA CREATO IL NOSTRO AMORE, PER FARMI POI MORIRE DI DOLORE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Pomeriggio nauseabondo. Ripasso con sonnolenza.
(Odio l’estate. Forse con qualche anno di ritardo rispetto a Martino).
(Le mie estati in cui non succede niente di niente. Questi mesi di giorni identici, pura metodicità. Il corpo che non si sente più a suo agio nei vestiti. Il mio che non si sente a suo agio nemmeno poco vestito).
Io che odio le infradito e lo smalto verde sulle unghie e le polo dei trentenni.
Io che il mare non lo posso vedere. D’estate.
Io che il mare lo preferisco d’inverno. Forte e freddo come questo dicembre, a mangiare dolcetti al pistacchio e pane alle olive.
Io che abito a cinquecento metri da questa cazzo di piscina privata che mi dà il tormento di giorno e di notte, d’estate. Che arriva l’odore nauseabondo delle creme solari fino alla mia finestra, e il rumore della loro musica scadente e di quell’impietoso ciabattare su piastrelle verdognole.
Io che dell’estate posso tollerare ed amare in segreto solo i film di notte gentilmente offerti da raitre. Cinema d’autore che battaglia con le zanzare nel tuo salotto all’una e mezza.
Che ti viene solo da chiederti...tornerà un altro inverno?

Monsieur metereologo stamattina disse che l’estate finirà verso il 10 di agosto.
Merci.
Che i piromani devono essere tutti eredi di Martino.



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sabato 21 giugno 2008 - ore 02:01


SOMMINISTRARE BERLINO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Notte a Bluvertigo in pillole e quesadillas.
Il conforto di sapere Companera in linea a quest’ora.
Radio Sherwood che pugnala con la solita mail-porta sbattuta in faccia, a quest’ora.
Che a questo punto devo pensare che sia indigesto Bertolucci. Che a questo punto non mi resta che progettare aquiloni per bambini poveri. Che a questo punto opto anch’io per un taglio di capelli e tinta nero superpunk arcimondano per dimenticare tutto, come la tipa nel film di prima.

Ho sempre rifiutato, io, di essere compreso
perchè essere compreso vuol dir prostituirsi
preferisco essere preso, io, molto seriamente
per quello che non sono, io, ignorato umanamente.

Le parole non pagano.
Ed io continuo a firmare cambiali.
(Berlino. Non pervenuto.)



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venerdì 20 giugno 2008 - ore 00:48


I BRAMI SENSA SEN
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La notte atomica mi rimbocca le palpebre.
Bevo latte freddo, tempero matite. Sto bene, adesso.
(Me lo sai dire di che cosa sa un bambino? Mi sai spiegare perchè si perde col tempo quel profumo strano, quel misto di biscotto e lenzuola pulite? Forse è l’innocenza...
E’ Giulia che ti dice che ha visto un ta-to nella pancia della mamma attraverso una televisione. È Giuseppe che non fa una lacrima
quando gli mettono tre punti in fronte, perchè lui è grande. È Giovanni che fa un gran casino con le pance delle lettere).
E allora fanculo le Bocconi e la Cattolica e le università bene del mondo.
Fanculo i premi, i concorsi, i primi della classe, i master a Katmandù e le graduatorie per l’Erasmus.
Finirò per non saper riconoscere più gli odori.
Finirò per sentirmi ancora più vecchia.
Finirò.
Quando è tempo di ritornare indietro.
Alle cose buone ed importanti.
(L’alba vista da un treno, l’odore dei campi dietro casa della mia Valeria, le favole inventate ai miei bambini, capire Battiato e anche Sylvia Plath, assolvere et assolvermi, mettere in un cassetto le idee balorde di tornare a Parigi solo per ballare a Pigalle o cercare Rue Jules Verne, guardare al bianco e nero del mio amico più caro con meno tensione negli avambracci e più complicità).
(Ritrovare un senso a questo vivere a metà insoddisfatto. Aspettare con ansia l’autunno e nessun altro.)
È tempo di tornare a leggere Pasolini.



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giovedì 19 giugno 2008 - ore 11:26


LA STIMO MOLTO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Emozioni contrastanti. Prendono il sopravvento. Si superano come alle casse del discount.
(E i cinesi sono sempre i più furbi. Li lasci passare perchè hanno una sola confezione d’acqua. Ti volti e la famiglia intera ha fatto razzia di uova e riso).
Ho dormito troppo stamattina.
E nemmeno per colpa di quella maledetta Corte Costituzionale che devo imparare come le giaculatorie.
(Dio che brutto esame. Dio che brutto professore. Unica nota dolce i suoi trentacinque anni, il volto segnato da secoli passati a fare l’assistente per quei maledetti ciellini, la fretta con cui se ne va cinque minuti prima della lezione, che la graziella bianca lo aspetta per andare a prendere il treno in stazione.)
(No, per lui quelli del front-office non organizzano le autoblu per fare sì e no due chilomentri contromano nel put.)
Forse è stato inconsciamente il mio corpo a percepire nell’aria il pericolo.
Ho dormito troppo. Ma se non avessi dormito così tanto, forse l’avrei presa anche peggio.
Ennesimo concorso in cui mi hanno snobbato. Ennesima porta chiusa. E nemmeno per la gloria...per i soldi signori miei...
Premieranno la solita cinquina di finalisti da trincea, ebbrei, il terzo posto al romano sceneggiatore della rai ed il secondo alla novantenne che viene appositamente a prendersi il premio da Londra...per rendere questo cazzo di simposio più international, più esotico...
Non ce la faccio più.
Mi capisci Siriasun?
Capisci che è INUTILE?
Almeno qualcuno potrà dire che a vent’anni ballava in un locale di Pigalle, a Parigi.
Io non me la sento più di dire e fare e baciare e lettera e testamento...nulla.
Io sono stanca.
Anche se ho dormito così tanto.
Per me niente.
Le faremo sapere.



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martedì 17 giugno 2008 - ore 21:25


FORSE NON ESSENZIALMENTE TU...UN’ALTRA...MA è MEGLIO FOSSI TU
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi ti ho pensata.
Mi sei tornata in mente all’improvviso.
Suonavo. Ho sbagliato accordo. Mi sono ricordata quanto desideravi che suonassi per te, una volta soltanto.
Eppure non è mai successo.
(Tu che mi strappavi promesse con un bacio sulla guancia ed un fiore appassito dentro l’ultimo libro prestato. Tu che sei tornata dall’America con quell’ombra strana negli occhi. Tu che mi hai regalato l’edizione critica dell’Antigone di Sofocle, Anouhil e Brecht...quasi un presagio per come tutto sarebbe finito per le nostre sciocche vanità).
(No, lei ha un nome. Lei non è vanità. Lei è male. Lei è stata veleno su di me. Lei è stata l’unica, sicuramente anche per te.)
Quante cose non sono successe, M.
Quante cose purtroppo sono successe.
Ho la nausea a rimetterle in fila. Bruciano gli occhi a raccontarle a qualcuno. Ora che non c’è più nessuno a cui possa raccontare di te. Ora che i rapporti si sono fatti tesi anche con Serena... l’unica a cui potrei confidare del cuore che si è stretto a trovare il tuo nome su quella locandina, vicino al suo, vicino a quello della persona che si è insinuata tra di noi, appena cominciata la nostra adolescenza difficile. Appena finito quello stare bene.
(Pomeriggi di sole, l’odore dell’erba, Giulio Casale, le tue maglie a righe, le mie all star che non riuscivi a digerire. Le scarpe di Pippo, le chiamavi. Le feste alcoliche, Lucifero, tu che falsificavi i voti di Eugenio purchè diventassi rappresentante d’istituto. Il gruppo letterario. Prima che si chiamasse come quel brutto libro della Gamberale.)
Poi più nulla.
Te la ricordi la Sicilia?
L’ultima notte che ho pianto sulla tua kefhia e credevo di averti ritrovata. Il giorno dopo che ci siamo gridate parole atroci, schizofreniche, taglienti, orribili, lamentose mentre il traghetto ci riportava a Napoli.
Il giorno dopo ancora...ed è l’unico che non vorrei più ricordare. Quel ritorno grigio e sonnolento in corriera senza nemmeno guardarci negli occhi, senza dire una parola.
È da quel giorno che mi manchi.
Dal giorno che hai fatto la tua scelta.
Quel giorno che hai archiviato le mie lunghe lettere piene di citazioni e poche frasi fatte. Il mio bene pulito. I Vander Graaf Generator. La prima sera a sentire gli Estra. Le formule dell’ellissi che mi hai spiegato il giorno prima dell’interrogazione. Che sei capitata a casa mia con il libro di Lucrezio e mentre ripetevo la lezione riempiendomi la bocca di incognite, mi hai trascritto la traduzione sul quaderno.
Quel giorno che mi hai metabolizzato come parte del tuo passato.
Non mi ferisce che tu e le persone cattive di cui ti sei circondata, siate oggi arrivate, abbiate un nome, una reputazione, mentre io ho mandato a puttane tutti i miei sogni sacrificandoli alla fatica di lavorare e a studiare articoli inutili ed indigesti.
(Lavorare stanca, ti insegnavo.)
Mi ferisce soltanto ricordarti. L’amarezza di tutti questi verbi al passato.
Remoto.
(il sole c’è e adesso so che le tue piume sono buone per i voli che farai...)



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lunedì 16 giugno 2008 - ore 22:20


RITORNAVO MASTICANDO LE ALTALENE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Piuma” mi fa male.
Forse più di “Luna” ascoltata di continuo su quel treno che mi riportava a casa da Ginevra, la testa piena di pensieri incerti, quei giorni che ho finito a sfinirti e farti male, la speranza di ritrovarti a Padova ad aspettarmi. E c’era il sole.
Ho pensato ieri di andarli a risentire, i Verdena. Quando a settembre, sono scappata via quasi subito, dopo che Toffolo e compagni avevano tolto la maschera. Perchè non erano più i miei Verdena. E c’era ancora qualche nostalgico ed era pieno di ragazzini. E poi c’era lui. Quello che avrà avuto appena diciotto anni e nemmeno la patente, con quello striscione enorme che recitava “Roberta, vieni qui ...nel mio letto” e continuava ad urlare il suo nome. E lei suonava... a scapicollo, come sempre, e non lo ha mai degnato di uno sguardo.
Stronza.
Mi impressiona. Come la musica fa male.
Più del sangue. (Fa male ed impressiona).
Come le parole.
E nemmeno a me i numeri dicono niente.
Mentre parecchi andavano all’università alcuni si impiccavano in garage, lasciando come ultime volontà le poesie di Vian.
Questa mi uccide.
Perchè mi impone di scegliere. Di cercare ed avere un posto.

Non lo è ora, non lo è stato, e sento che non sarà mai quello giusto.



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