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![]() algot, 30 anni spritzino di Padova CHE FACCIO? Giornalista Sono single [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO Più cose in cinque anni di giornalismo dell’androide di Blade Runner STO ASCOLTANDO il battito del mio cuore e il rumore dei miei pensieri che ultimamente convergono sovente sull’amore ABBIGLIAMENTO del GIORNO sempre casual, tendente allo straccione, è che mi affeziono ai miei vecchi capi di vestiario ORA VORREI TANTO... Poter ascoltare la mia donna quando mi dice "Ti amo", ma anche semplicemente tre orete di sesso andrebbero benone STO STUDIANDO... un benemerito cazzo OGGI IL MIO UMORE E'... generalmente buono, le uniche cose che mi preoccupano sono di carattere sentimentale, ultimamente frequento una bella donna dal carattere molto ma molto instabile, il che mi rende instabile ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Chiederti se riuscirai mai a innamorarti ancora... ricordare che l'ultima volta che hai detto "ti amo" risale a tanto di quel tempo fa da farti pensare che forse non riproverai mai + quella stupenda sensazione... e chiederti se forse non sei uno scemo a voler cercare l'amore nelle chat, illudendo gli altri ma soprattutto te stesso... MERAVIGLIE 1) ...i "Desfo Sprissss Party"... BLOG che SEGUO: Davidoff RickyM. Momo raggioverde narra lucy lasvampita BOOKMARKS Il 13 aprile nessuno al voto (da Informazione / Agenzie di Stampa ) Appunti universitari padovani (da Studiare a Padova / Guide Universitarie ) UTENTI ONLINE: |
Ciao io sono Alberto Gottardo, alias AlGot: sono un uomo di 30 anni e sto decidendo cosa fare da grande. Sono corrispondente per Padova e provincia per l’agenzia ANSA e collaboro anche col Corriere del Veneto e qui di seguito immetterò gli articoli che verranno pubblicati, un pò come leggere il "giornale di domani" venerdì 20 giugno 2003 - ore 18:06 I cobas del comune, no ai vigili a tempo determinato «Assumere quattro vigili urbani a tempo determinato è una follia, vuol dire buttare via come minimo sessantamila euro». Parola di Stefano Pieretti e Gianfranco Peron che ieri a mezzogiorno per ribadire con forza il concetto hanno indetto una improvvisata conferenza stampa di fronte all'ufficio dell'assessore alla sicurezza Maurizio Saia. «Il problema sta nel fatto che per avere un vigile urbano effettivamente in servizio bisogna prima addestrarlo per sei mesi e fornirgli tutto l'equipaggiamento: due conti e salta fuori la cifra che abbiamo calcolato - sottolinea Pieretti - Perchè invece con una cifra simile non si assumono degli impiegati più utili al servizio del cittadino? Ci sono praticamente tutti i settori del Comune che soffrono di un cronico sottodimensionamento dell'organico. Di vigili in più non mi sembra proprio che ce ne sia bisogno, basta non far compiere a quelli che già ci sono mansioni improprie come avviene con il Sis. Molti nostri colleghi invece sono praticamente costretti a non prendersi ferie per non far interrompere il servizio nei rispettivi posti di lavoro. Questo l'amministrazione lo sa?». L’Adl Cobas promette battaglia su questo punto, infatti sembra che all’orizzonte ci siano le determine per altri dieci agenti con contratto a tempo determinato per un anno COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 20 giugno 2003 - ore 18:05 traffico bestiale, ma neanche tanto, in città Attraversare Padova da nord a sud, in auto impiegando pochi minuti non è mai stata una impresa facile. Il percorso più normale in andata dal piazzale della stazione al Prato della Valle era costituito dalle riviere, ora chiuse. Per bypassare il tratto chiuso ci sono fondamentalmente tre scuole di pensiero e lo si vede in particolare la mattina presto. Alle ore 8.00 il viale dell'Arcella è percorso da un numero notevole di biciclette e motorini: complice la bella stagione e la necessità di arrivare puntuali in ufficio, sono moltissimi i padovani che lavorano in centro storico o che lì devono recarsi, che hanno scelto le due ruote quale alternativa all'automobile. Al semaforo ai piedi del cavalcavia Borgomagno sembra di essere sul circuito del mugello, gli scooter in prima fila inforcati da avvocati ed impiegati - centauro sfrecciano veloci alla luce verde e c'è chi si diverte a disegnare traiettorie fluide sul lucido asfalto della prima curva. Le biciclette invece scompaiono sulla sinistra preferendo la pista ciclabile del lato sinistro del cavalcavia, più larga e meno ripida. Una volta entrati nella cerchia delle mura ogniuno di questi ex automobilisti si infila poi con disinvoltura nelle corsie preferenziali di taxi ed autobus, grazie ad una ritrovata comprensione dei vigili urbani che chiudono un'occhio anche sul parcheggio non proprio sempre ortodosso dei mezzi. In piazza Garibaldi ad esempio le motociclette arrivano ben oltre gli spazi appositamente delimitati sul selciato e le biciclette abbondano un po' dovunque sotto i portici di tutto il centro. I fedelissimi dell'auto incontrano invece i primi problemi di circolazione all'altezza delle porte Contarine, lì infatti si convoglia anche il traffico in entrata della parte est della città, quelli che sono riusciti a passare dal piazzale della Stanga, sempre congestionato anche con le riviere aperte, figurarsi in questi giorni. Sono trascorsi già dieci minuti buoni dalla partenza all'Arcella: i centauri e i ciclisti saranno già arrivati a destinazione, l'automobilista invece, nonostante i tentativi più disparati riesce a immettersi in corso Milano dopo 7/8 minuti di colonna buona, dovuta soprattutto agli scarichi e carichi dei furgoni in largo Europa che complicano il passaggio delle auto. Parcheggiare in piazza Insurrezione è impossibile, lo si capisce dalla fila che fa il giro della curva già a quest'ora, ci sarà più fortuna in Prato? Va un po' meglio a chi sceglie di percorrere via frà Paolo Sarpi da una parte e via Trieste dall'altra, circumnavigando il centro interno della città. Anche in questo caso però i nodi vengono al pettine: in via Cavalletto bisogna attendere almeno quattro semafori prima di vedere il Prato della Valle, altrettanto accade procedendo da via Manzoni e ancora prima in via Gattamelata, dove arriva la coda del semaforo dell'ospedale. Un segnale confortante: nessuno si spazientisce e suona il clacson in colonna. Rassegnazione o ritrovato senso civico? Il nodo gordiano dell'intasamento in prossimità del Prato è data dal grosso problema del parcheggio in zona: già alle 8.30 quando si arriva in zona Piazza Rabin si capisce che trovare un posto per l'auto non è così facile. Parcheggiata l'auto scatta il problema autobus: quelli che partono dal Prato sono quasi tutti stracolmi, fortunatamente ce ne sono molti e prima o poi un posto a bordo lo si trova. Durante la mattinata ed il primo pomeriggio non ci sono intasamenti o code da segnalare, quasi tutti i semafori si percorrono "al primo colpo", d'altro canto con le scuole chiuse e il popolo delle due ruote a bordo strada, sarebbe preoccupante che non accadesse il contrario. Nettamente migliore della mattina il deflusso dalla città nel tardo pomeriggio: alle 17 salvo qualche problema nei punti già citati, nel resto della città il traffico risulta abbastanza fluido esclusi i punti critici del Cavalcavia della stazione e del piazzale Stanga, con il concorso anche della rotatoria del Bassanello, ma questi sono nodi che tutti ricordano bene per la congestione del traffico anche prima dell'inizio dei lavori del metrobus, e, c'è da temere, saranno intasati anche dopo l'introduzione del nuovo mezzo che dovrebbe decongestionare il centro: chi decongestionerà questi veri e propri "buchi neri" che inghiottono il tempo di centinaia e centinaia di cittadini in colonna? La prima settimana lavorativa di Padova senza le riviere si è conclusa, c'è da scommettere che molti da lunedì opteranno per le due ruote, sperando che non piova, o almeno, che non piova durante il giorno. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 16 giugno 2003 - ore 19:25 primo giorno di chiusura delle riviere Il primo giorno di chiusura delle riviere non è stato digerito bene dagli esercenti il cui negozio si affaccia su quelle che fino a domenica erano il punto di transito privilegiato per migliaia di persone ed ora sono deserte, trasformate in una notte nel più grande cantiere stradale che Padova abbia mai avuto. In ogni negozio, in ogni bar le risposte sono sempre più o meno le stesse: un sorriso dolente ed un allargare le braccia a spiegare prima ancora delle parole la rassegnazione ad un evento ineluttabile come una calamità piovuta dall'alto. «Non so proprio come farò a pagare i costi fissi - spiega Paolo, da undici anni proprietario del bar "Antico desiderio" - E' stato veramente un inizio difficile di settimana, fino ad adesso avrò battuto una trentina di scontrini, una miseria rispetto a quando qui correvano gli autobus». Il bar è proprio alla prima fermata d'autobus di riviera Ponti romani, l'ultimo autobus che Paolo ha visto fermarsi ha scaricato qui diecine di persone giusto due giorni fa, ma Paolo ne parla come se fosse passato un secolo, dove c'era la fermata ora ci sono le transenne che impacchettano per chilometri le riviere, sul selciato le ruspe hanno già iniziato a portar via i cubetti di porfido: di qui l'autobus non passerà più. «Sono convinto che il metrobus porterà magari dei vantaggi - continua Paolo - Intanto però dobbiamo superare questi tre mesi di traversata nel deserto: di questo passo non ce la farò mai a recuperare i diecimila euro di costi fissi che dovrò affrontare con il bar vuoto e quindi a guadagno zero. Quello che fa più male è che nessuno degli amministratori che abbiamo votato ha avuto il coraggio di farsi vedere. Se Menorello o Perlasca vogliono, un caffè glielo offro volentieri». Poco distante si è posizionato Massimo, gestore assieme alla moglie Patrizia dell'edicola a fianco al Bo': «Da oggi ho iniziato a dare informazioni alla gente sui nuovi percorsi degli autobus - spiega Massimo seduto sotto il gazebo di tela in piazza Garibaldi - Domani spero di poter iniziare a vendere i biglietti, altrimenti sarà dura farcela per tre mesi con questi magri incassi». Conferma il crollo delle vendite dei quotidiani la signora Patrizia: «Avre4mo venduto sì e no un terzo dei giornali che vendiamo in un lunedì normale - spiega la moglie di Massimo seduta nel chiosco - Inoltre qui c'è da svenire, con questi cassonetti qui di fianco». Tra l'edicola e il Milk bar c'è una piazzola di cassonetti in pieno sole: una ventina di bidoni in tutto da cui provengono miasmi ammorbanti. «I cassonetti sono un'indecenza - sentenzia la signora Ginetta, proprietaria del bar - La cosa che dà fastidio è che siamo stati avvisati neanche un mese fa: l'avessimo saputo prima almeno avremmo potuto programmarci meglio. La chiusura delle riviere è una grossa mazzata per noi, qui abbiamo diversi dipendenti quindi non possiamo nemmeno pensare di chiudere». Sta pensando invece di chiudere Massimo del bar Al Bo' dall'altra parte della strada: «Io ho rilevato questo bar un anno fa, per me è molto dura con i debiti da pagare, oltre all'affitto e alle utenze. Oggi riuscirò a incassare se va bene 100 euro. Forse chiudo». Carlo, panettiere lì di fianco sorride rassegnato «Ormai siamo in ballo, l'unica cosa che spero è che rispettino i tempi di consegna dei lavori in maniera che a settembre si possa recuperare. Io ho un po' di clienti affezionati che abitano qui vicino, conto su questi per tirare avanti». Và un po' meglio a Barbara, del panificio all'angolo con via Rudena: «Qui abbiamo una piccola piazzola davanti al negozio, e poi via del Santo è aperta, certo qui sembra di essere in trincea». Almeno i residenti delle riviere se la godono e prendono il sole in terrazzo, affacciati sulla strada fino a ieri ingombra di autobus e macchine ed ora deserta. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 16 giugno 2003 - ore 19:24 il progetto Excelsior L'economia è in frenata, se non addirittura in recessione, nonostante il dato congiunturale non buono in Italia, ed ancor più nel Veneto il mercato del lavoro ha mostrato nel 2002 risultati complessivamente positivi. La controtendenza delle assunzioni in aumento rispetto a fatturato ed ordinativi in calo un po' in tutti i settori è destinata a perdurare anche per quest'anno, stando alle stime fatte dal progetto Excelsior. Lo studio, realizzato dall'unione regionale delle camere di commercio del Veneto è stato presentato ieri presso l'archivio antico del palazzo del Bo', sede dell'università di Padova. Alla presenza del sottosegretario al lavoro on. Maurizio Sacconi e del rettore dell'università Vincenzo Milanesi, è stata tracciata una fotografia delle tendenze emrgenti nel mercato del lavoro e dei nuovi profili professionali più appetibili per le aziende. Il tasso di variazione tra entrate ed uscite dal mondo del lavoro dovrebbe essere positivo anche quest'anno, segnando un incremento percentuale di + 2,4%. Le imprese del Veneto oggetto dello studio fanno prefigurare per l'anno in corso un saldo attivo in valore assoluto di circa trentamila nuovi posti di lavoro, per effetto di settantaduemila assunzioni e di quarantaduemila uscite di personale dipendente dalle aziende prese in esame. Il profilo del candidato tipicamente più richiesto dal tessuto economico veneto è giovane, con formazione che deriva da studi superiori, non per forza universitari: il carattere che le aziende prediligono, a parità di formazione, è infatti l'esperienza sul campo piuttosto che studi di grado elevato approfondito. «Proprio per accettare questa sfida ci stiamo aprendo sempre di più in maniera importante al mondo dell'impresa e dell'industria - ha sottolineato il rettore Milanesi - La sfida è già stata raccolta e i primi frutti del lavoro di integrazione tra mondo della produzione e mondo della scienza si possono già vedere. Certo questo non vuol dire snaturare la nostra tradizione di culla dello studio e della libera ricerca». L'alternanza tra mondo dello studio e mondo del lavoro è stata al centro dell'intervento del sottosegretario Sacconi: «Stiamo cambiando le norme della formazione professionale che si accompagnano alla riforma Moratti - ha ricordato il viceministro - Non è pensabile infatti governare i cambiamenti epocali del modo di fare impresa e industria nello scenario di una competizione globale senza ammodernare il sistema di norme e leggi sul lavoro di impianto fordista che vige in Italia. La voglia di cambiamento è chiara nel paese, basta dare un'occhiata all'esito del referendum sull'articolo 18». COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 16 giugno 2003 - ore 18:03 E' ritornata l'acqua in via Duprè Alla fine, dopo un intero fine settimana all'asciutto, le venti famiglie che abitano al civico 24 in via Duprè, hanno potuto rivedere l'acqua scorrere dai rubinetti solo alle dieci di ieri mattina, dopo più di quaranta ore all'asciutto. Quaranta ore che sono state veramente pesanti per gli abitanti degli ultimi tre piani del condominio "Grazia" di proprietà dell'Ater: hanno dovuto sorbirsi diversi viaggi carichi di taniche e secchi pieni d'acqua, necessaria per preparare il pranzo e le pulizie minime della casa e del corpo, difficilmente proprogabili in questi giorni in cui il termometro sfiora i quaranta gradi. Un'odissea metropolitana finita con il ripristino del motore che innalza l'acqua fino al settimo piano, ma le polemiche non accennano a sopirsi. « E' ora che qualcuno si prenda le proprie responsabilità - spiega la signora Giovanna, una delle residenti dei piani alti del condominio a cui non arrivava l'acqua - I guasti in questo condominio sono un po' troppo frequenti, ma pazienza. Quello che non è tollerabile è che ogni volta che c'è un problema non ci sia mai uno straccio di responsabile a cui fare riferimento per segnalare i guasti ». I residenti lamentano una serie di guasti che ha dell'incredibile: la rottura dell'autoclave e la conseguente "siccità" degli ultimi tre piani sembra essere solo l'ultima di una serie di disagi con cui quotidianamente gli inquilini dello stabile devono convivere. La settimana scorsa i tecnici degli ascensori sono intervenuti per ben tre volte nel giro di quattro giorni a seguito di chiusure e blocchi delle porte dell'ascensore che in un attimo diventava una vera e propria trappola per chi vi si trovava dentro. A gennaio invece le famiglie erano rimaste senza riscaldamento a causa della rottura dell'impianto centralizzato del riscaldamento: risultato, all'interno degli appartamenti si era raggiunta la tamperatura record di appena cinque gradi sopra lo zero. «Ora abbiamo deciso che la nostra pazienza è finita, qui abitano molte famiglie con bambini piccoli e diverse persone anziane - continua la signora Giovanna - Giovedì pomeriggio abbiamo appuntamento con il difensore civico: chiederemo in quella sede di vedere tutelati i nostri diritti di inquilini verso l'Ater da cui ci sentiamo abbandonati, e verso l'amministratore del condominio che non vediamo da due anni. Credo che il fatto di essere dovuti passare attraverso i Carabinieri per ottenere un sopralluogo di un tecnico che desse un'occhiata all'autoclave dell'acqua spiega la nostra situazione più di mille discorsi ». COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 15 giugno 2003 - ore 17:14 acqua ed elettricità con il contagocce Grande caldo, grandi disagi: per alcuni padovani quello appena trascorso è stato un fine settimana di autentica emergenza afa. Il clima già torrido di per sè diventa insostenibile se vengono a mancare il sollievo del condizionatore o peggio, se in casa manca l'acqua. In zona S.Carlo, negli appartamenti dell'Ater di via Duprè sono una ventina le famiglie che da sabato pomeriggio si sono trovate con i rubinetti a secco. La situazione è perdurata sino a questa mattina quando è stato promesso ai residenti, arriverà un tecnico ad aggiustare il guasto che ha colpito i due pompe per l'innalzamento dell'acqua che sono andate in corto per il gran caldo. Risultato, quaranta ore senza l'acqua corrente in casa, niente doccia, niente lavatrice, difficoltà per le più essenziali pulizie o per preparare da mangiare, cosa resa possibile solo armandosi di taniche e secchi e facendo la spola sette piani più sotto dove l'acqua arriva per la legge dei vasi comunicanti. I residenti degli appartamenti sono parecchio amareggiati soprattutto per il fatto che l'intervento di un tecnico comunale è stato possibile solo dopo aver chiamato in causa i Carabinieri: «Non è possibile essere sempre abbandonati dal nostro amministratore - sbotta la signora Giovanna, una delle abitanti dei piani senz'acqua - Ricorreremo al difensore civico perchè cose del genere non capitino più». A Tencarola, e più precisamente tra le vie Postumia e Spalato capita puntualmente nelle ultime tre sere che venga sospesa l'erofgazione dell'energia elettrica: come in un rituale programmato alle chiamate dei cittadini il centralino dell'Enel risponde che il tecnico passerà di lì a poco a riattivare il servizio. Il tecnico puntualmente arriva a distanza di tre o quattro ore e riattiva la luce nel quartiere. Grossi i disagi in questo caso per le famiglie che restano al buio e ancora più ingenti i danni per una pizzeria della zona che si vede costretta ad abbassare la saracinesca e a buttare via le derrate conservate nei frigoriferi fermi per mancanza di energia elettrica. Buio fitto sui motivi delle interruzioni di corrente, e buio fitto per gli abitanti della zona. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 15 giugno 2003 - ore 15:53 doppia sconfitta per il Bellamio in terra udinese Doppia sconfitta come da pronostico per il Bellamio, sabato scorso in trasferta sul difficilissimo campo del Buttrio: la formazione udinese è tra le più quotate per la promozione in A2 ed è in corsa per chiudere in testa il girone di andata del campionato. Il Bellamio se ne è accorto subito nel primo incontro, finito anzi tempo 10 a zero all'ottavo inning per manifesta superiorità. Nella seconda partita le cose sono andate meglio, almeno fino a metà partita grazie anche ad un sempre ottimo Enrico Greggio sul monte di lancio e alle buone giocate della difesa padovana. Fino al quarto attacco i padovani infatti erano sotto di un solo punto a zero, con i giochi ampiamente aperti. La partita è girata a favore degli udinesi al sesto inning con un fuoricampo da due punti più un altro corridore portato a casa per un parziale di 4 a zero per il Buttrio: l'attacco successivo altro fuoricampo ed altri tre punti portati a casa sempre dagli udinese. A quel punto ai padovani non restava che la prova dell'orgoglio, superata con due punti segnati nell'ultimo attacco che chiudeva la partita 9 a 2 per i padroni di casa, che rimangono così saldamente al vertice del girone. Questa la formazione di difesa partente in entrambi gli incontri: in ricezione Enrico Petranzan (Stefano Panozzo nel secondo incontro), sulle basi Alessandro Vaccato, Massimo Turioni (Marco De Lazzari), Leopoldo Busa, Gianluca Moccia. Esterni Alberto Botteri, Marco Tomasetti e Andrea Sabbadin. Nel primo incontro sul monte di lancio Andrea Maniero (sostituito al quarto inning da Andrea Furegon). Nel secondo incontro a lanciare Enrico Greggio. Allenatore Roberto Medina Arencibia. Domenica prossima il Bellamio affronta sul diamante di casa l'Athletix Bologna nalla gara di recupero della prima giornata di campionato. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 15 giugno 2003 - ore 09:22 Razzismo stop, no agli sgomberi Gli attivisti di Razzismo Stop hanno incontrato ieri mattina il vice prefetto Giampiero De Simone: tema della riunione, a cui hanno partecipato anche una delegazione di cittadini extracomunitari, le sorti delle sei famiglie di origine africana che da domenica scorsa abitano nella palazzina occupata di via S. Pio X in zona Città Giardino. Gli attivisti e le famiglie hanno consegnato nelle mani del vice Prefetto un appello, in uno dei passaggi di questo documento si legge: «Siamo sei famiglie, in tutto 20 persone, alcuni di noi sono scappati dal ghetto di via Anelli, altri sono scappati dalla strada, siamo uomini donne e bambini con regolare permesso di soggiorno, e alcuni di noi con lo status di rifugiato, che abbiamo deciso di lottare insieme per un diritto fondamentale: la casa! Lavoriamo e paghiamo le tasse come tutti, abbiamo chiesto una casa al Comune e alle agenzie immobiliari, senza ottenere risultati, ed esasperati dalla vita in via Anelli, e dalla vita in strada dove non era più possibile vivere, soprattutto per i nostri figli, spinti dalla disperazione abbiamo deciso di lottare insieme con coraggio e determinazione per un diritto che è fondamentale, per tutti, ed è di tutti: la casa! Sicuramente i principali responsabili del fatto che tante persone vivono senza casa, o in situazione di sovraffollamento e ghettizzazione come via Anelli, sono le Istituzioni e le realtà economiche e produttive interessate al fenomeno immigrazione, incapaci di esprimere una politica adeguata alla gravità del problema e, tra questi, anche tantissimi proprietari privati che tengono le case o addirittura intere palazzine, vuote per anni. Noi, domenica 8 giugno, occupando una palazzina di proprietà privata, vuota da 10 anni, abbiamo voluto aprire un nuovo fronte all’interno della battaglia per il diritto alla casa, abbiamo voluto far capire alla città e alle istituzioni che il problema della mancanza di case è tragicamente serio, perché ci sono migliaia di persone senza casa, perché senza una casa dignitosa dove vivere, non c’è vita, non c’è futuro, perché di fronte ad un così grande bisogno di casa è una vergogna che le case restino vuote. Ci auguriamo che la città di Padova sia in grado di guardare al di là della questione legale- illegale, non pretendiamo che tutti condividano, semplicemente chiediamo di capire i motivi che ci hanno spinto ad occupare, e la battaglia che stiamo portando avanti». Una soluzione pacifica dell'occupazione, con un contratto di affitto comunitario a canone calmierato per sei mesi o un anno: questo chiedono gli attuali occupanti della palazzina di Città Giardino. Ora si attende risposta, che potrebbe essere un sì con un accordo oppure un no, con conseguente sgombero da parte della polizia. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 15 giugno 2003 - ore 09:15 Saia deve dimettersi Saia deve dimettersi e il Sis, il braccio speciale della polizia municipale va smantellato: è incardinato su questi due principi il documento redatto ieri dagli attivisti del Cso Pedro. Il documento recita in un passaggio: «La logica dello Sceriffo di provincia Saia sta deviando e contaminando gli interventi dell’attuale amministrazione comunale nella direzione della repressione. Non è possibile affrontare con metodi repressivi tutte quelle problematiche che riguardano situazioni dovute al disagio sociale. Tutto ciò rende impossibile continuare ad accettare i metodi squadristi e paramilitari del SIS e di Saia. Il problema di ordine pubblico è rappresentato dalla presenza del SIS, dalle sue scorribande e dalla violenza messa in atto dai metodi di repressivi, sicuramente non dalla presenza di migranti, di spazi di socialità, spazi liberati o di tende della pace. Crediamo che la sicurezza in città sia un’altra cosa, per questo chiediamo l’immediato smantellamento della squadra speciale del SIS e le dimissioni di Saia da Assessore alla Pubblica Sicurezza». Il documento è stato sottoscritto dai Verdi e Rifondazione Comunista, Partito Umanista. Numerose le associazioni vicine all'area del Pedro che hanno sottoscritto il comunicato, tra cui: l'Adl Cobas, le associazioni "Ya Basta" e Razzismo Stop, l'Opera Nomadi, Collettivo studenti Scienze politiche, Movimento per il diritto alla casa, Sherwood comunicazione e circolo lesbico "Drasticamente". Sopite le polemiche, il popolo dei disobbedienti si è dato convegno alla festa di Radio Sherwood che ha aperto i battenti giovedì sera: unica nota polemica tra i tavoli e le bancarelle del villaggio no global, molti militanti con appiccicato un adesivo dove è effigiato "l'onorevole sceriffo e mitomane" - come lo definiscono i pedrini - Maurizio Saia, con cappello da vigile urbano con a fianco la scritta "dimettiti". Già giovedì migliaia di giovani hanno gremito gli spazi della festa, intasando le vie vicine allo stadio di macchine parcheggiate dovunque. Non risulta la presenza di vigili urbani, come invece annunciato, per cui è filato tutto liscio. Manca ancora un mese alla conclusione della festa, sperando che continui ad essere solo una festa. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 15 giugno 2003 - ore 09:14 manifestazione An Siete l'orgoglio della vostra città e dell'Italia, a voi si contrappone una gioventù persa nell'oblio della droga e della violenza dei centri sociali. Per loro è scaduto il tempo, voi siete la speranza del nostro paese». Con queste parole cariche di soddisfazione l'on. Filippo Ascerto ha salutato ieri pomeriggio in piazza i trecento giovani che hanno risposto all'appello di Azione Giovani padovana che assieme ai vertici del partito ha voluto ricordare con un grande corteo Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, uccisi dalle Br nella vecchia sede di via Zabarella il 17 giugno di ventinove anni fa. A fianco della la pide che commemora gli attivisti di quello che allora si chiamava Msi, Enrico Pavanetto, responsabile regionale di Azione Giovani ha posto un mazzo di fiori, a cui è seguito un breve minuto di raccoglimento ed il "presente" tributato dai giovani partecipanti con tanto di saluto romano. Il corteo era partito a piedi sotto il sole cocente delle cinque del pomeriggio, con Filippo Ascerto in bici a fare da staffetta per dissetare i manifestanti con bottigliette d'acqua, distribuite a diecine. Nessuna tensione durante il corteo con l'unica eccezione di una secchiata d'acqua piovuta da un balcone sui manifestanti in piazza Garibaldi, più ristoratrice che sgradita. « Il ricordo oggi dei nostri caduti è stimolo per noi per dire forte il nostro no alla concessione di spazi a chi pratica l'illegalità - commenta Raffaele Zanon riferendosi alla festa di Radio Sherwood - Giustina Destro ha sbagliato nel concedere il parcheggio dello stadio a chi sempre più spesso balza agli onori della cronaca per fatti criminosi. Bisogna trovare il modo ed avere il coraggio di eliminare queste sacche di violenza e di ideologie devianti che sono state sconfitte dalla storia, ma che rimangono nella nostra città». L'on. Ascerto, in chiusura della manifestazione in piazza Cavour ha preannunciato la presentazione di un disegno di legge che prevede la chiusura di tutti i centri sociali al cui interno si fomenti e organizzino atti di violenza. 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