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sabato 3 maggio 2008 - ore 07:55


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Riflessioni ")


MEMENTO VIVERE
La lezione di un bambino: "coraggio, svegliatevi!"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 3 maggio 2008, pag. 6

Mi piacerebbe averlo come professore per un giorno!
Ti procura tenerezza perché è poco più che un bambino. Ha 13 anni: l’età in cui si collezionano i francobolli, le figurine della Panini, i soldatini di piombo. L’età in cui, tornati da scuola, ci si stravacca sul divano, s’accende la tv e ci si addormenta sentendo la voce della De Filippi a Uomini e donne, facendo zapping tra Cento Vetrine e O.c.. Poi quando Zack e Cody, Ned e Occhi di gatto t’hanno logorato, ti giri e c’è sempre la Play station 3 a disposizione, l’Ipod già carico e il cell che vibra in tasca, Emule e Youtube per rubare cinque minuti di gloria. Il bambino di cui vi parlo ha proprio quest’età. Questo lui è un bambino di cui non si conosce il nome. Una sera d’agosto mangiava un gelato con mamma e papà. Vicino a lui Mario Buono, 22 anni, preme il grilletto e uccide Nunzio Cangiano. Lui vede tutto! Ma non può vedere nulla…


13 anni è l’età in capisci che la tua compagna di banco è più bella di Barbie, che i bambini non nascono sotto la foglia di cavolo, che il tuo bellissimo corpo inizia a mettersi in moto: l’età dei pianti, delle meraviglie, dei litigi. Della pasta al sugo che inizia a stancarti, della scuola troppo barbosa, della mamma del tuo amico che sembra uguale a “una mamma per amica”. E’ l’età in cui capisci che la vita non è sempre bella. Lui per tre mesi non sognava le All stars, le Prada o le magliette De puta madre che ti fanno sentire macho. Vedeva l’indice premere il grilletto e uccidere. L’altro giorno non ce l’ha più fatta. Ha chiamato mamma e le ha detto: “Vado dalla polizia e lo denuncio”. La mamma forse tentò di dissuaderlo, di spiegargli che non crederanno ad un bambino. Lui, testardo come tutti i bambini innocenti, rispose: “Faccio un disegno, mamma. Poi lo metteranno in macchina e vedrai che lo prendono”. Entra in commissariato, a 13 anni rilascia la sua deposizione, disegna il volto del killer e se ne va ringraziando per averlo ascoltato. Nel pomeriggio, a Napoli, viene arrestato quel killer che una sera d’estate aveva ammazzato un papà rendendo poco appetitoso il gelato ad un bambino.
Mentre stamattina sto raccontando la sua storia, questo bambino (del quale la Polizia copre il nome), se ne sta nascosto con mamma e papà in una località segreta. Scortato e protetto perché lo vogliono morto. Era stato avvisato. Ma lui rispose: “Non m’importa: io voglio dire la verità”.
A sogno alto, vita alta. A sogno basso, vita bassa.
Come se avesse detto: “Gente, svegliatevi!"


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venerdì 2 maggio 2008 - ore 00:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


XXII^ MEETING GIOVANI POMPEI
"Avrete forza dallo Spirito Santo"

de "La Carovana di Emmaus"







"Pompei (Napoli) - Quando lo Spirito Santo opera miracoli! Erano più di 5.000 i giovani radunati nella spianata del Santuario della Madonna di Pompei il 30 aprile e il 1 maggio per il XXII^ Meeting Giovani di Pompei. Un successo inatteso che conferma - per l’ennesima volta - la voglia di incontrare Cristo nascosta nell’animo dei giovani.
Una grande soddisfazione pure per don Marco Pozza, sacerdote vicentino sempre più alla ribalta nei meeting giovanili per quel suo stile "fuori le righe", provocatorio e affascinante nel parlare di Cristo ai giovani. Stavolta ad essere sorpreso è pure lui: "Non capita tutti i giorni - risponde di ritorno dal meeting - di poter fare una catechesi a due voci con un prete del genere (don Giovanni d’Ercole, ndr). E’ come per un bambino, che sogna di fare il calciatore, poter imparare a fare i primi palleggi sotto la guida di un mostro sacro come Roberto Baggio". D’altronde la sua stima per il conduttore de Sulla via di Damasco è cosa ormai attestata: fu lui ad apprezzare la "pastorale di fantasia" del prete vicentino presentandolo alla grande in una sua puntata nel febbraio dell’anno scorso.
Da subito "adottato" dall’immensa folla di giovani, è tornato alla ribalta pure nel pomeriggio quando - spalleggiato dalla giovinezza e bravura di Francesca Fialini, volto del programma A sua immagine di Rai Uno - ha riacceso la grinta con uno dei suoi interventi impregnati d’attualità. "Da sacerdote del Nord Italia, di una cosa mi devo ricredere: - ammette con la sua solita sincerità don Marco - i ragazzi del Sud hanno qualcosa che li rende speciali. Forse la semplicità, la non-complicatezza, la solarità. Mi son sentito subito a casa!"






Un Meeting spettacolare, onorato dalla presenza di ospiti di spicco del mondo italiano (da Magdi Allam a Roberto Bignoli, Walter Bagni, Tosca d’Aquino, Mons. Giovanni D’Ercole, Alessandro Meluzzi), che ancora una volta riporta alla ribalta l’interrogativo provocatorio di don Marco: "Cristiano: sfiga o sfida?". A sentire le voci è certamente una sfida!.
A vedere i volti, una sfida commovente!
Anzi:una sfida divina"


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mercoledì 30 aprile 2008 - ore 06:16


Collaborazione con Epolis Roma
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
Adesso ballate con i lupi!

di don Marco Pozza
da EPolis Roma, mercoledì 30 aprile, pag. 6

Domenica se ne stavano sdraiati per terra. A ricordo della nullità umana senza la potenza di Dio. Distesi per terra perché dalla terra sono stati creati: da Mani divine. Mentre venivano consacrati i 29 nuovi sacerdoti il silenzio dominava: silenzio austero, celeste, potente. Il silenzio dell’attimo in cui la terra s’accinge a toccare il cielo.
Assorto nella liturgia, pensavo che il giorno prima qualcuno lo incrociavo nei corridoi della Gregoriana. Vicini di banco sentivamo parlare del pluralismo religioso, della teologia dialettica ed ermeneutica, dell’antropologia e del metodo trascendentale, della Teodrammatica di Von Balthasar e dell’ecclesiologia di Padre Ratzinger. Tomi di libri, enciclopedie di sapere, trattati e summe da perderci la vista. Riflettevamo sul valore dell’identità religiosa, della sfida dell’Islam alla teologia cristiana, del metodo di Lonergan in teologia. Dei modelli di chiesa, dei cerchi concentrici del dialogo. Dei concili ecumenici: da quello di Gerusalemme al Vaticano II. Cioè discutevamo di cose grandi, giganti, teologiche! E nella discussione ci scaldavamo pure.


La Basilica di San Pietro, nel frattempo, rimbombava di applausi: per una volta dedicati a tutta quella giovinezza fasciata di Santo Spirito. Una realtà inspiegabile il sacerdozio: un mistero che, a pensarci, ti congela il cuore. Ti scalda l’anima. T’accende i sogni.
Domenica erano commossi. Lunedì c’è stato un piccolo imprevisto. Gli applausi vennero sostituiti da un biglietto che recava scritto: “Da oggi si balla con i lupi”.


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lunedì 28 aprile 2008 - ore 00:10


La Parola di Dio della domenica
(categoria: " Riflessioni ")


STAR CUP - PERUGIA 2008
Polvere. Incontri. Provocazioni

de "La Carovana di Emmaus"


"Perugia - Una partecipazione inaspettata. Più di quattrocento ragazzi - dai 14 ai 18 anni - hanno partecipato all’incontro con Don Marco Pozza all’interno dell’affascinante cornice della Star Cup 2008 organizzata con encomiabile fantasia dalla Pastorale Giovanile della Diocesi di Perugia. Invitato personalmente dall’Arcivescovo Mons. Chiaretti, don Marco ha dialogato in maniera spettacolare e provocatoria (com’è nel suo stile) con i ragazzi per un’ora e mezza in una palestra gremita all’inverosimile. "Stiamo facendo qualcosa di stra-ordinario:- ha rassicurato il sacerdote ad una platea ammutolita e commossa - stiamo dimostrando che Maria de Filippi e il Maurizio Costanzo Shock non conoscono per nulla il mondo dei ragazzi! Altrimenti non sarebbero così banali nelle loro proposte". Un viaggio tra le nuove cattedrali dei ragazzi, la sfida della giovinezza, il rischio della virtualità, l’attualità di Cristo e la battaglia Verità-Menzogna sono stati alcuni dei passaggi colti nel suo discorrere appassionato e coinvolgente.
Un’ovazione da brivido ha accolto la sua conclusione - costruita ad arte sulle note della canzone Che fantastica storia è la vita di Venditti - quando sul maxi schermo compariva il volto di Giovanni Paolo II: "L’uomo che mi ha parlato di Cristo con uno sguardo" - ha concluso il prete vicentino.
Difficile intuire da dove provenga tutta quella grinta, voglia di vivere e passione per Cristo. Di certo, vedendo i volti dei ragazzi (che dopo un’ora e mezza non ne volevano sapere di alzarsi), quel giovane prete s’è dimostrato ancora una volta un grande comunicatore.
Per conto di un Dio Spettacolare!"








Pubblichiamo una delle email arrivata alla nostra redazione ieri.

"Ciao don Marco. Non so se ti ricordi di me. Sono quel ragazzo con i capelli a spazzola che, prima di entrare in palestra, ti ha raccomandato di fare presto. (...) Che ti devo dire? Dopo un’ora e mezza mi sembrava di essere appena entrato. Perchè non hai continuato a parlare? E’ la prima volta che nessuno apriva bocca.
Ma come fai a parlare così? Si vede che sei un prete felice!
Ti abbraccio. Ho sentito che a giugno ritorni: ti voglio far conoscere i miei amici. Preparati: non sono nemmeno battezzati.
Ma forse sarà ancora più bello vedere come parlerai loro di Dio.
Sei forte, don! Michele"


VI^ DOMENICA DI PASQUA
Smettila con quella testina inclinata, per favore!

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

(Vangelo di Giovanni cap. 14 vv 15-21)

di don Marco Pozza

“Caro diario, ieri due frasi mi hanno messo in crisi. Mia sorella più grande, durante un litigio, mi ha urlato: “Cresci, và, che è meglio!” E l’Anto, una mia amica, mi ha rivolto questa domanda a bruciapelo: “Ma tu sei felice?”. Ho letto che in Messico esiste un anfibio che, a differenza di tutti gli altri animali, decide lui se e quando diventare grande. Mentre un girino si trasforma automaticamente in rana, questo animaletto può scegliere di rimanere girino per tutta la vita. Può fare tutte le cose degli adulti, però non crescere mai. Io a volte sono contenta, ma non posso dire d’essere felice. Forse sono un po’ come quell’animaletto: un girino perenne. Vorrei cominciare a crescere. Caro diario, hai qualche ricetta?”


A Filippo di Betsaida la sicurezza del cenacolo stava stretta. O, meglio, diciamo che la sacrestia non era l’habitat che sognava negli ultimi anni. Domenica scorsa s’inventò quella strana domanda. Strana, ma semplice e spontanea. Quasi tenera: “Maestro, mostraci il Padre e ci basta!”. Poca cosa, secondo Lui. Il tempo di sentir tornare la risposta – “Chi ha visto me ha visto il Padre" – e intuisce che il momento è arrivato. I sandali vanno allacciati, le paure messe in tasca, i sogni spalancati perché salgano sulle ali del tempo. Parte, Filippo. Ed è un successo. Le strade della Samaria lo applaudono, lo incoraggiano, lo accompagnano. Miracoli, segni grandiosi, parole infuocate di tenerezza. Spiriti cacciati, grida emesse, paralitici che camminano, storpi che guariscono. Appena giunge la notizia dell’exploit contagiante di Filippo, dal cenacolo parte addirittura una coppia intera per dargli man forte: Pietro e Giovanni decidono che l’ora x è scoccata. Insomma: il cenacolo da rifugio contro la paura, diventa la base di una squadra di gente pazza che comincia a disturbare la quiete del mondo. D’altronde il Maestro li aveva scelti proprio per questo. E, guarda caso, tutta gente strana. L’aveva dimostrato più volte: non aveva bisogno di gente composta, disciplinata, con il collo inclinato verso destra, le manine giunte e la schiena diritta. Non sapeva che farsene di scolari disciplinati, ammaestrati, diligenti, mansueti. Di bambini che fanno tutti i compiti per casa alla perfezione. La normalità non l’ha mai incantato più di tanto! Lui voleva gente infuocata: non importava la professione – pescatore o notaio, ladro o brigante, estroverso, introverso o instabile – aveva bisogno di gente capace di infiammarsi per un ideale, di ardere a causa della passione. Pretendeva degli innamorati: di Lui, del suo sogno di rovesciare il mondo, della sua smisurata voglia d’amare. Voleva gente disposta a perdere la testa, a rischiare il cuore. La faccia, La storia.
Gerusalemme è la base di partenza, il mondo diventa il loro campo di battaglia, i confini della terra il limite da raggiungere. Partono infuocati, disposti a pagare il prezzo della solitudine,del disprezzo, dell’abbandono, della derisione (come non sono mai cambiati i tempi!). In un’epoca in cui si predicava la normalità a tutti i costi – dopo tre anni di scombussolamento generale – pure loro erano normali. Ma la normalità del Vangelo: una logica che sfiora la follia. Ad accettare la sfida non puoi mai dire “sono a posto”, “tutto sommato mi ritengo soddisfatto” “più di così sono soddisfatto”. Il Maestro non aveva mai stabilito un minimo, un massimo, una misura.



Esagerato. Ma esagerato ovunque: anche con se stesso. Quanta dolcezza racchiude il Vangelo questa domenica! Sembra quasi che il Maestro abbia paura che i suoi discepoli soffrano la solitudine: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà, ma voi mi vedrete”. Non vuole che soffrano – che soffriamo – la solitudine, la malinconia, la tristezza, l’abbandono. Non li vuole immaginare sconfortati appena Lui tornerà Lassù. Immagina gli sguardi finché diceva questo: qualcuno si sarà grattato pensieroso la barba, qualche altro avrà stretto la mano dell’amico vicino, qualcuno avrà spiato l’espressione di Maria. Qualche altro avrà chiesto spiegazioni, o forse asciugato una lacrima. O semplicemente ascoltato, magari con un nodo alla gola. Ma Lui assicura che appena vedrà il Padre, gli presenterà la lista delle cose più urgenti da mandare ai suoi figli. Non pane, olio e verdura fresca. Datteri, olive e pane azzimo. No: quello lo troveranno dai mercanti lungo le strade. Lui, rimanendo in mezzo a loro, s’è accorto che l’uomo non può vivere senza qualcuno vicino. Che l’incoraggi, lo faccia sentire prezioso, l’accompagni. Lo addomestichi. Anche Lui se ne era scelto. Non uno. Dodici! Scelti “perché stessero con lui” (Mc 3,14). Prima vive assieme, poi li manda nel mondo. Non terranno né borsa, né bisaccia, né sandali. Ma un amico sì! Senza cose: ma non senza amici. A due a due busseranno alle porte del mondo. Per questo dice: “Non vi lascerò orfani… Il Padre vi darà un altro Paraclito che resterà sempre con voi”. Quante rassicurazioni perché non abbiamo a demoralizzarci! Sembra quasi che nemmeno Lui riesca a fare a meno di noi. Sembra che voglia trovare un modo per tornare Lassù pur rimanendo assieme a loro. Di partire restando. Di abbracciare il Padre con una mano e l’altra stringere il loro petto.
Manderà lo Spirito: una potenza della Natura celeste! I discepoli sono figli della fantasia. I santi sono i figli della fantasia. Tu puoi essere figlio della Fantasia celeste. Lui manda lo Spirito Santo: cioè la fantasia, l’inventiva, la creatività, l’immaginazione. L’estro, il genio, l’ingegno! E noi passiamo una vita, c’impegniamo al massimo, le studiamo tutte per essere uguali agli altri. Ci vergogniamo d’essere originali. Cioè ci vergogniamo d’essere figli della fantasia. Cioè figli dello Spirito. Ci vergogniamo d’essere i pazzi di Dio!
Pietro questa domenica si dimostra elegantissimo. Dimenticata per un pomeriggio la rozzezza del pescatore, la durezza dei modi, la veemenza dei gesti guarda i suoi fratelli e, prima di partire, fa una raccomandazione: “siate pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Poi aggiunge: “con dolcezza e rispetto”! Non sembra nemmeno lui oggi…!


Sono troppo stanco. Depresso. Confuso. Nessuno mi capisce. Nessuno mi vuole bene. Tutti ce l’hanno con me! Figurati se me ne va bene una. Lui si che è intelligente. Lei si che è bella. Non ne sono capace. Non ci provo nemmeno. Non ci riuscirò mai. Tanto non serve a niente! Ma poi: cosa dirà la gente? E’ tutta colpa vostra! Ah, se avessi. Se fossi. Se diventassi. Sarebbe terribile. Se mi capita, mi sparo.
Mi son chiesto: se i primi cristiani avessero ragionato così, che fine avrebbero fatto?
Forse sarebbero finiti pure loro nel casting di Amici 2009!

"Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1Pt 3,15)
GOD BLESS YOU!
Buona settimana


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domenica 27 aprile 2008 - ore 07:03


Collaborazione con Il Mattino di Padova
(categoria: " Riflessioni ")


SULLA STRADA DI EMMAUS
Alessandro Filippide Zanardi

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, domenica 27 aprile 2008

World Trade Center, 11 settembre 2001: il giorno divenuto emblema della sconfitta dell’umanità. Da quella volta di ogni sconfitta. Il giorno più nero: non per tutti. Quattro giorni più tardi, il 15 settembre 2001 (che per lui rimarrà più triste dell’11) sulla pista di Lausitzring, alle porte di Dresda (Germania), divenne polvere la storia di uno sportivo: Alessandro Zanardi.
Quando la luce si riaccese, trovò un corpo mutilato.
Ma non arreso.



Oggi alla partenza della maratona di Padova, scortato dalla sua handybike, ci sarà un atleta rinato. Ringiovanito. Irrobustito: nel cuore, nel fisico, nell’anima. Non fosse altro che per l’amicizia che ci lega, stamattina ho pregato per lui a messa. E, nel silenzio di un’alba impreziosita dall’Eucaristia, ho rivisto Filippide partire da Maratona ed arrivare ad Atene gridando: “Rallegratevi, abbiamo vinto!” La prima maratona della storia. Il primo grido di gioia, di sudore, di passione. Sarà Alex il Filippide della giornata: correrà, faticherà, piangerà. Stringerà i denti, cancellerà il dolore, accenderà la passione per portare in Prato della Valle la sua certezza: “Quando pensi che sia finita, è proprio allora che comincia la salita. Che fantastica storia è la vita!” (A. Venditti).
Perché vivere “tre metri sopra il cielo?” Che vigliaccheria! Lassù ci vivono gli esuli, coloro che rimpiangono la pentole piene di cipolle in Egitto, coloro per i quali è meglio subire la storia piuttosto che correre il rischio di scriverla, per cui è meglio arrendersi che combattere, dormire appisolati piuttosto che rischiare di imparare a volare!“Venite e vedrete” (Gv 1,35-44). Cristo non offre sconti, soluzioni veloci, prestiti bancari: la concorrenza non l’ha mai sofferta quell’Uomo! Lassù perché ci fa paura la Bellezza, proviamo paura quando vediamo il mare in tempesta o il firmamento nelle notti d’agosto, il colore dei fiori che spuntano nei crepacci o l’incantesimo delle vette innevate, lo struggimento degli alberi che si torcono nella bufera o lo splendore degli occhi di una donna… Ci fa paura annunciare la bellezza di Dio su tutta l‘arcata della cattedrale dell’universo!
Ci fa paura ripeterci che per fare il tavolo ci vuole il legno; per fare il legno ci vuole l’albero; per fare l’albero ci vuole il seme; per fare il seme ci vuole il frutto; per fare il frutto ci vuole il fiore. Per fare il tavolo ci vuole un fiore. E il fiore è il simbolo della bellezza. Della vita. Della ri-partenza!
La vita t’ha spezzato le gambe? C’è sempre una bici a disposizione.
Per chi ha voglia di risorgere!


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sabato 26 aprile 2008 - ore 23:54


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Riflessioni ")


MEMENTO VIVERE
500.000 euro per furto aggravato

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 26 aprile 2008, pag. 6
da www.donboscalnd.it

Per una strana associazione, sulla mia scrivania l’altra mattina due articoli abitavano come condòmini dentro la stessa busta trasparente. Mostrando due foto assai diverse tra di loro che sembravano regalarsi la buona giornata: su una campeggiava Benedetto XVI intento a discutere dinanzi all’ONU e sull’altro si stagliava la figura di Mario Ferretti (un signor nessuno che in diretta si autodefinisce “ignorante”), muratore umbro, vincitore dell’insipida edizione del GF8. Un articolo esaltava la grandiosa affermazione di “uomo” presentata dal papa tedesco – “il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia” – dall’altra la sapiente conclusione di 100 giorni di vita tolti alla cazzuola, alla carriola e al cemento: “con i cinquecentomila euro vinti smetterò di fare il muratore, costruirò un agriturismo, aiuto qualcuno che ne ha bisogno”. Per poi concludere con un piglio di concretezza: “e un po’ me li magno pure”.


Per Ambrogio di Milano “l’uomo è il culmine e quasi il compendio dell’universo, e la suprema bellezza dell’intera creazione”. Pur non demonizzando nulla ma cercando di cogliere il bello, il vero e il buono da ogni cosa che incrocio, non ho nascosto la mia soddisfazione nel sentire che – dopo sette edizioni in cui ci hanno offerto i medesimi “quattro salti in padella” contornati di scopate, pianti, bestemmie e pentimenti – è stata un’edizione sotto tono. Sia ben chiaro: ascolti altissimi! Come potrebbe essere diversamente? E’ attestato all’anagrafe che la “mamma dell’ignoranza è sempre incinta”. E tutti i suoi figli, durante il continuo concepimento di altri, li sistema davanti alla TV. Kierkegaard parlava dell’uomo che esiste davanti a Dio, che parla con il suo Re. Alessia Marcuzzi ha fatto da balia a gente disposta a spogliarsi della propria personalità, a perdere l’anonimato, ad accedere al tritacarne del copione già scritto. A spettacolarizzare i propri sentimenti. D’altronde non s’ammettono soluzioni diverse: la coppia in crisi si rimette insieme o si lascia definitivamente. La richiesta di perdono, di amicizia è esaudita oppure delusa. Con quest’offerta anche troppo hanno raccolto!
Capisco poi che Mario non trovi altre parole che dire: “e un po’ me li magno pure”. Farebbe bene a magnarseli tutti! Perché qualcuno, con una telecamera nascosta, s’è magnato pure la sua semplice dignità di muratore!
Tanto che, per paura di essere denunciati per furto aggravato, gli han dato 500.000 euro di buonauscita.


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venerdì 25 aprile 2008 - ore 08:03


Collaborazione con Il Mattino di Padova
(categoria: " Riflessioni ")


BUON ONOMASTICO
"Pax tibi Marce, evangelista meus"


Nel giorno di San Marco Evangelista, i/le ragazzi/e de La Carovana di Emmaus porgono gli auguri più affettuosi di buon onomastico a don Marco con le parole di Luca e Paolo de Le Iene: "Il problema non è che i cervelli vanno all’estero. E’ che che teste di minchia rimangono qui".
Siamo con te, don Marco. Cristo ieri, oggi e sempre!
E lungo la strada di Emmaus i lavori sono quasi ultimati!
Ti vogliamo bene, piccolo don!


SULLA STRADA DI EMMAUS
Karim, il bagno di casa e un mondo macho

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, venerdì 25 aprile 2008

Un bidè, un lavandino, una vasca, rotoli di carta e asciugamani. Dentifricio, saponetta e lametta da barba. Il bagno di casa: che familiarità! Ma attenzione: proteggiamolo! Perché c’è chi, vista la sua privacy, rischia di invaderne la cubatura. Avverto preoccupazione perché sento che quell’oggetto - che lo Zingarelli definisce “televisione – vuole invadere l’ultimo spazio rimasto per la formulazione e l’elaborazione del pensiero. Sembra un eccesso, eppure capita sempre più spesso di doversi rinchiudere in bagno per raccogliersi. Così, tra beauticase, after-shawe e shampoo, capita d’imbattersi in romanzi di fantascienza, manuali di architettura, libri di storia e geometria, fotocopie di temi di maturità. O post-it affissi sullo specchio come promemoria.



Lo immagino triste il giorno in cui, varcata quella porta, scoverò pure lì l’immagine e la voce della De Filippi nazionale, il sorriso di Pippo Baudo e i passaggi a Nord – Est della coppia Angela, le sesso-acrobazie del Grande Fratello e la dotta informazione di Studio Aperto. Sarà traumatico perché anche in bagno – oasi di serena concentrazione – rischierò di confondere la finzione con la realtà. Li accoglierei volentieri a casa mia gli autori del programma Amici che, come ultima mossa, hanno catalizzato più di 80.000 giovani (e non solo, purtroppo) in Piazza del Popolo a Roma per chiudere la trasmissione. Chiudere momentaneamente. Forse nel bagno - ultima “terra di confine” rimasta tra la virtualità e la realtà - riuscirebbero a fiutare la sciagura che stanno volutamente pianificando. Qualcuno osò definire la De Filippi “madre dura ma giusta, orgogliosa ma ironica” e il suo programma “l’unica scuola che funziona” (W. Siti, La Stampa). Se è vero, la prossima pubblicazione dello psichiatra Andreoli avrà come titolo “Lettera ad un autore televisivo” in cui dimostrerà che le vecchie maestre delle elementari – che anni fa potevano guadagnare un milione di lire – non hanno fatto nulla di male per apparire sminuite al cospetto della De Filippi. Lo scrisse Brecht in una sua poesia: “l’uomo ha un difetto: può pensare”. Con il pensiero si costruiscono rivoluzioni, intuizioni e altezze artistiche. Ma anche polvere da sparo. Additare “Amici” come l’unica scuola che funziona, significa far passare per pura ingenuità il bullismo della maestra con il perizoma di Lecce, della classe che fa la òla mentre la prof spiega, del gatto che scoppia perché vittima di un petardo in retro-postazioni. Il fatto è che tra le pubblicità del Mulino Bianco e altre degne di una puntata di Sex in the city lor signori c’hanno “ficcato” la smania di arrivare. A tutti i costi. Deviando note, musiche e forme che viaggiano nell’immaginazione giovanile.
Due appunti stanno appesi nel bagno: dove è finito il vincitore di “Saranno famosi 2001” Dennis Fantina? Perché Karim (figlio televisivo della De Filippi) a Milano inscena da ubriaco una rissa? Forse pensa che tutto il mondo sia un trono in cui apparire macho?
Difendiamo il bagno: confine tra essere e apparire.


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mercoledì 23 aprile 2008 - ore 07:35


Collaborazione con Epolis Roma
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
La De Filippi e Gesù di Nazareth: tra finzione e realtà

di don Marco Pozza
da EPolis Roma, mercoledì 23 aprile, pag. 6

Piazza del Popolo. L’urlo di 80.000 ragazzi - assiepati per bere il concerto di chiusura di Amici - copre le voci di una città abituata a convivere con una pluralità di sogni. Successo inaspettato, imprevisto, studiato. Merito dell’astuzia manageriale – ampiamente dimostrata - della De Filippi che, anno dopo anno, vuol far credere che la sua lettura della generazione giovani calzi a pennello. Dati auditel alla mano.


Spiace constatare che, anche grazie ai suoi programmi televisivi, si stia insinuando in troppi cervelli giovani l’illusione che la vita sia tutta una finzione. Dai tronisti di Uomini e donne alla statura dei concorrenti del Grande Fratello, passando per il “mielismo” di C’è posta per te fino alla falsa illusione di Saranno Famosi. Prendono forma dentro quei muri di cartone i personaggi pirandelliani (perché mostrano una, nessuna, centomila personalità) che andranno a ruba nelle sfacciate campagne pubblicitarie. Che a tanti giovani regalano ambizione confondendo il reale con il virtuale. Perché quello che costruiscono lì dentro sono stralci di vita reale, facilmente imitabili. Alla portata di tutti. In apparenza!
Peccato che la “generazione De Filippi” tenda più al fashion che alla semplicità del quotidiano. Ma tra quel bambino che in via del Corso vende i suoi giocattoli per beneficenza e Karim (ex tronista) che ubriaco fa a botte con un tassista a Milano…non ho dubbi su chi scegliere.
D’altronde il massimo che promette lei è: “Saranno famosi”.
Conosco un Uomo che osò oltre dicendo: “Sarete beati”! (Lc 6).


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lunedì 21 aprile 2008 - ore 07:50


La Parola di Dio della domenica
(categoria: " Riflessioni ")


www.sullastradadiemmaus.net
COMUNICATO STAMPA


"Con l’avvicinarsi dell’estate, da più parti arrivano telefonate a don Marco Pozza circa l’organizzazione dei campiscuola estivi della parrocchia nella quale ha operato per tre anni nella città di Padova.
Il diretto interessato ritiene opportuno informare - visto l’equivoco generato da qualche persona attraverso delle notizie volutamente falsate - che non sarà più lui il responsabile diretto di suddette attività.
Dal momento che il Vescovo l’ha destinato in altre direzioni.
Preso atto che la sua pastorale non rientra più in tale parrocchia dall’11 settembre 2007, si pregano gentilmente i diretti responsabili di non usare il suo nome per fini strettamente riservati ad attività inerenti ad organizzazioni esterne a lui. Che avranno come garanti gente del posto che il parroco (o chi di dovere) riterrà opportuno nominare a suo piacimento.
L’unico camposcuola organizzato e condotto da don Marco Pozza sarà quello che si terrà presso il Rifugio Cima Bianca di Colere (Val di Scalve - Bergamo) dal 6 al 16 agosto 2008 assieme al Movimento Tra Noi che opera a livello nazionale con sede a Roma.
Cogliamo l’occasione per ringraziare della fiducia attestata alla nostra "pastorale di fantasia".

"La carovana di Emmaus"


V^ DOMENICA DI PASQUA
Troppo bello per non essere vero!

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

(Vangelo di Giovanni cap. 14 vv 1-12)

di don Marco Pozza

Un missionario in Nuova Guinea si accorse che uno dei nuovi cristiani, un fiero capo della tribù Kanaka, alla fine di ogni messa andava davanti al tabernacolo e vi rimaneva a lungo, dritto come una palma, a dorso nudo. Il missionario, incuriosito, un giorno gli chiese cosa facesse, così fermo e silenzioso davanti al tabernacolo. A torso nudo. Il kanako, ridendo, rispose: “Tengo la mia anima al sole”.
Pazzo, squilibrato o innamorato?


Ti dirò che Filippo di Betasida, l’apostolo che torna alla ribalta della cronaca nel Vangelo di oggi, m’affascina ogni volta che l’incontro. M’affascina perché è uno che, con quel fare un po’ sornione, sembra far finta di accontentarsi di poco, di quello che “passa il convento”, delle cose di tutti i giorni. Hai presente quando un bambino piccolo chiede a papà: “papà, mi faresti un regalo?”. E il papà, grattandosi i capelli per decidersi tra il si e il no, pensa a cosa potrebbe chiedergli. S’aspetta di tutto: da un bacio sulla guancia, ad un viaggio oltre oceano passando per l’ultima versione della Play. Ma il bambino lo sorprende: “Mi porti sulla luna. Poi non ti chiedo più nulla. Te lo prometto”. Come per dire: se mi fai questo regalo non ti disturberò più. E il bambino ti getta addosso tenerezza, dolcezza, simpatia. Perché pensa di chiederti una cosa piccola, insignificante, semplice da realizzare. Quando invece ti chiede l’impossibile. Bene: Filippo oggi compie la stessa richiesta. Guarda Gesù e gli dice: “Signore, mostraci il Padre e questo ci basta”. Grazie tante, Filippo! Se buttasse indietro lo sguardo s’accorgerebbe di quanta gente nutriva nel cuore la medesima esigenza. I patriarchi lo avevano spiato. I profeti ne avevano disegnato il volto. I poveri s’accontentarono d’inseguirlo nei sogni. I pastori s’allenavano a tener aperti gli occhi per non lasciarselo scappare. I padri additavano ai figli il corso delle stelle, per rompere gli indugi: ma pure loro s’addormentarono nell’attesa. Le fanciulle ebree sognarono senza essere esaudite. Occhi di vegliardi, di bambini. Di esuli e di oppressi. Di sofferenti e di sognatori. Tanti occhi. Troppi occhi. Delusi per ritardi imprevisti. Stanchi per lunghe vigilie. Fiammeggianti per speranze subitanee. Ma nulla di più. E Filippo - ingenuo al pari di quel compagno che alle elementari pareva sempre con la testa campata in aria - chiede una cosa piccola. Dice: “Mostraci il Padre. Ci basta!”. T’immagini Gesù? Non sembra difficile rubargli l’espressione. Avrà allargato le braccia e, tra lo sconsolato e il comprensivo, battuto la mano sulla spalla di Filippo dicendogli: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?” Cioè gli racconta la sua storia. Nato a Betsaida, cittadina che diede i natali pure all’amico Pietro, fece la valigia, salutò quegli ulivi tremanti sul crostone della collina e s’incamminò sulle tracce dell’uomo di Nazareth. Miracoli e guarigioni; discorsi, aneddoti e profezie; rimproveri, carezze e similitudini; passione, morte e risurrezione. Stupore e meraviglia, nervosismo, inquietudine e serenità. Discorsi di terra, di cielo, d’eterno. “Come puoi dire: mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre?”. Come dire: tutti sognavano di vedere il Padre e non lo videro. Tu ci sei vissuto assieme e non te ne sei accorto. Strani giochi sotto il cielo di Giudea. Anche altrove successe lo stesso: ad Emmaus, sulla spianata del sepolcro, negli occhi di Tommaso al cenacolo. Fatica identificare Cristo! A conforto rimane il fatto che il mondo non poteva udirlo. Perché sente solo quando c’è un po’ di rumore o di potenza. Non sente le parole.


A proposito: Tommaso, il Didimo! Questa domenica pure lui sembra aggrapparsi con fatica alle parole del Maestro. Uomo realista, di una concretezza quasi sfacciata, assetato di trasparenza. Che importa se all’anagrafe del mondo è deriso? Io lo ammiro perché era un insoddisfatto, un precario nell’anima, uno a cui il mondo gli andava stretto, un incontentabile, un insofferente delle mezze misure, uno che trovò il coraggio di perdere tutto pur di non vivere da mediocre. Voleva vederci chiaro, Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?” E Gesù, per nulla infastidito da tanto fraintendimento, ripaga questo discepolo critico e appassionato con una delle più celebri espressioni messe in musica dall’estro di Dio: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. D’altronde Tommaso non aveva mai sentito indicazioni di percorso, svolte a destra o rettilinei sul lungomare di Tiberiade, rotatorie per il cielo, per la terra, per le spiagge. Pertanto chiede. Chiede perché sa che, una volta partito, il Maestro è partito. Era fatto così Tommaso. Non era scettico. E tanto meno incredulo. Voleva solo vederci chiaro. Tanto chiaro che gli occhi non gli bastarono quel giorno: volle usare persino le mani per vedere. Supplicava trasparenza perché lui aveva capito che ad uccidere il suo Maestro non erano stati i santi. E nemmeno i peccatori. L’aveva ammazzato la gente mediocre!


Pagine di vangelo come queste, che viaggiano quasi ai bordi dell’incredibile, alla fine ti lasciano con l’acquolina in bocca. Oltre che con le cicatrici negli occhi. Quasi a dire: “Troppo bello per essere vero”. Cioè: uno passa una vita con Dio e alla fine chiede di vedere Dio perché non s’era accorto d’aver vissuto con Dio. Ma capisci che bisognerebbe rigirare tutto? Sarebbe meglio dire: “Troppo bello per non essere vero”. E, allora, porca la miseria (nel senso di “maledetta pigrizia”), scopri che il vangelo di oggi ti costringe a sognare: di vedere Cristo e di far vedere Cristo all’uomo. Ma sognare non significa vivere con la testa per aria, tra le nuvole. Sognare significa vedere con il cuore. Prova ad accendere la voce del mondo. Non senti quanta gente sta gridando: “Mostraci il Padre e ci basta”. Cioè: parlateci di Dio. Dateci notizia del suo volto. Dipingeteci il suo sorriso. Poi basta, non chiediamo più nulla! Ma per fare questo c’è bisogno di gente folle, esagerata, bizzarra, squilibrata dalla parte dell’amore. Gente che non si vergogna d’essere originale, di stare fuori: con la testa, con i pensieri, con le azioni. Gente bizzarra, irrequieta, turbolenta, monella, incorreggibile, che procura un fracco di fastidi ai grandi, ai prelati, alla gente tutta composta. La differenza tra chi diventa santo e chi rimane uomo è piccolissima: è questione di fantasia. Il santo mancato è chi è povero di fantasia! Tutti i santi sono un po’ matti, anche se non è vero che tutti i matti sono santi. Del resto si narra che in un colloquio Cristo, comparendo a Frate Francesco, gli disse: “Ma tu sei matto, Francesco!”. Francesco rispose: “Non quante Te, Signore”.


Ricordo una madre che diceva: “Guarda, qui c’è Dio” e la sua voce tremava quando lo diceva. E il bambino cercava il Dio sconosciuto sugli altari, sulle vetrate sulle quali il sole giocava a essere fuoco e cristallo. Ma non lo vedeva. E la madre aggiungeva: “Non cercarlo fuori, chiudi gli occhi, senti il suo battito. Sei tu la Cattedrale più bella”.
Non accorgersi, significa perdere tempo e farsi ridere dietro.
Perchè stai cercando quello che tutti vedono accanto a te.

"Signore, mostraci il Padre e ci basta"
Buona settimana
GOD BLESS YOU!


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domenica 20 aprile 2008 - ore 07:08


Collaborazione con Il Mattino di Padova
(categoria: " Riflessioni ")


SULLA STRADA DI EMMAUS
Mostraci il Padre. Non Erode...!

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, domenica 20 aprile 2008

“Mi vergogno profondamente…”.. Firmato: Benedetto XVI. Adesso che pure il Papa – nella sua conferenza stampa in aereo verso l’America – l’ha gridato, sarà meglio fermarci e riflettere! Perché quando si è in ritardo, è consigliato rallentare il passo. Ritardo imporrebbe d’accelerare. Ma se fosse la strada sbagliata? Meglio rallentare. O fermarsi, e pensare.
Gianni nel 1985 aveva 8 anni e molti problemi in famiglia. Bussa a casa di don Fortunato e gli chiede: “perché la mia vita è soltanto in bianco e nero?” Alla domanda su come la volesse, non esitò: “Come un arcobaleno”. Nasce così Telefono Arcobaleno - poi trasformatosi in Associazione Meter - che nel corso dei suoi quindici anni d’attività ha denunciato e smascherato oltre 165.000 siti pedo – pornografici. Una denuncia che ha valso al suo prete una vita sotto scorta e un’esistenza minacciata. Nessuno ha mai visto don Fortunato arrendersi: alle parole umili di papa Ratzinger risponde con la sua lotta ventennale a difesa dei minori. E ogni volta riparte dalla sua parrocchia di Avola (Sr) per sferrare il suo attacco diretto alle grandi lobby criminali.




Non c’è pace di fronte a questa moderna “strage degli innocenti”!
L’apostolo Filippo, che con Tommaso spartisce la scena nel Vangelo di questa domenica, presenta al suo Maestro una domanda delicata:”Signore, mostraci il Padre e ci basta” (Gv 14,1-12). Ci basta il volto di Papà. Al bambino basta il volto del suo papà. Quanti bambini vogliono vedere il volto quel Papà: negli occhi del loro papà, dei loro sacerdoti, dei loro educatori, dei loro compagni di strada. Negli occhi di chi li circonda! Hanno paura del volto di Erode: vogliono il volto di papà!
“Mi vergogno profondamente…”. E in nome di questa vergogna, allora, che dovremmo accettare la sfida: dal 25 aprile al 4 maggio celebriamo pure noi la XII^ giornata dei Bambini Vittime della violenza, dell’indifferenza e dello sfruttamento. Ridiamo loro la speranza! Dimostra ignoranza arrogante chi pensa che la Chiesa debba riavere il suo spazio nella società! E’ della credibilità che dovremmo metterci alla ricerca. Partendo da un inginocchiatoio: “Gli spiriti vuoti che non hanno pregato e che oggi sono ritenuti grandi luminari della cultura, impallidiscono regolarmente dopo pochi anni e vengono subito sostituiti da altri” (H. de Lubac) Conclude il Papa: “I pedofili saranno completamente esclusi dal sacerdozio ”.
Impeccabile. Perché un prete pedofilo mostra solo il volto di Erode.
Non quello del Padre.


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