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sabato 12 gennaio 2008 - ore 06:19


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Pensieri ")


MEMENTO VIVERE
"Il salto di un pettirosso. Il tempo e l’Eterno"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 12 gennaio 2008, pag. 6

Gli occhi di un lepre alpino, la geometria celeste della rugiada che s’addormenta sulla nudità dell’erba, lo sguardo severo di uno strifigorme dal volo silenzioso e dall’udito finissimo. E poi le battaglie tutte montanare dei galli cedroni, la maestosità di una scarpata abbigliata di violacei colori, greggi di pecore rannicchiate ai piedi dell’Ortigara, muti raggi di sole in anfratti inesplorati. Storie fragranti di natura, di verità, di saggezza che s’annoda in apprendimenti tramandati di generazione in generazione. Come nelle Scritture Sacre. Come nelle vicissitudini dette dal vecchio al bambino.
L’Altopiano saluta in questi giorni Patrizio Rigoni, naturalista autodidatta. Perché quassù non è esigenza una cattedra: è legge di vita la passione che s’inalbera nel cuore. Genio è chi sa trasformare uno strumento in emozione. Così dentro uno scatto ci celava un microcosmo: attimi e sospiri, balbettii e trasalimenti, gocce cadenti e fiocchi leggeri. Aurore a primavera, meriggi e tramonti, inverni con lune volutamente piene. E colpiva, coglieva, evocava. Accendeva la curiosità d’incamminarsi alla scoperta di quella cavità che sembrava incredibilmente paradisiaca.


La voce della natura, la musica del silenzio, la dolcezza della solitudine ricercata: la sete di emozionare e di lasciarsi emozionare. Lo incrociai ad un incontro: mi colpirono quegli occhi tutti sorridenti che t’avvolgevano, ti ampliavano l’orizzonte, comunicavano senza parole. Appresi lì, tra un bicchiere di grappa e un album di fotografie, il potere della poesia. All’uomo, allontanatosi dal mondo per colpa della malinconia, le parole capaci di sorprendere calano diritte nel cuore. Lui l’aveva capito – come ogni buon maestro innamorato della sua arte – che il cuore esce dal coma con l’immaginazione. Oggi la corsa ci ruba la sorpresa, l’improvvisata, l’estro, lo stupore. Francesco d’Assisi investiva ore a contemplare il volo delle rondini: simbolo di libertà. Il ritmo della nostra vita può impedirci di accorgerci degli altri. Può spegnere la tenerezza. E la tenerezza è la poesia dell’amore.
Non sempre la competenza s’apprende su banchi di scuola. Può capitare a tutti un giorno, seduti all’ombra d’un faggio, di cogliere il salto di un pettirosso tra due rami. E pensare che, dopo tutto, anche la vita dell’uomo è poco più che un salto.
Dal tempo all’Eterno!


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venerdì 11 gennaio 2008 - ore 07:45


Collaborazione con L’Altopiano
(categoria: " Riflessioni ")


SAPOR D’ACQUA NATIA
"Direzione obbligatoria: feretro e bandiera"

di don Marco Pozza
da L’altopiano, sabato 12 gennaio 2008, pag. 2

D’ora in poi chi vorrà ancora parlare di pace dovrà fare i conti anche con quel feretro avvolto nella bandiera nera – verde – rossa del Partito Popolare Pakistano che ora giace a Garhi Khuda Bakhsh, villaggio che custodisce le radici della famiglia Bhutto. Vicino a papà, morto per impiccagione dopo un processo – farsa. Anche ai piedi del Golgota imbastirono una farsa attorno ad un Bambino diventato troppo grande e scomodo: è la specialità dell’uomo quella di eliminare in maniera grottesca la gente che pensa, elabora, agisce.
Benazir Bhutto era una leader. Donna con testa: e oggi le donne con testa che funziona non possono brillare. Signora che aveva aggomitolato sulle sue spalle le ansie, le attese e gli aneliti di un’intera nazione martoriata spesso e volentieri: il Pakistan. Sull’omicidio, perpetrato dall’ennesimo kamikaze sognante vergini paradisiache nell’aldilà, pesa l’ombra inquietante di Al Qaeda ma, soprattutto, la poca trasparenza di Musharraf, della cui ombra ingombrante la popolazione non tarderà a liberarsene.



Intristisce come la maggior parte della gente ha fatto proprio questa triste pagina di storia: con l’indifferenza. L’indifferenza del Natale. Ovvero:la preoccupazione che le piste siano innevate, che gli skipass prevedano sconti e riduzioni, che il caviale sia in frigo e le lenticchie della credenza, che la gente non disturbi più di tanto la tregua fasulla del quieto vivere che il Natale porta in dono alla gente superficiale. O forse non ci dovrebb’essere stupore per il trattamento riservato: son secoli che ci addormentiamo volentieri e compiacenti nel greto di tristi pagine di storia. E sì che quassù, a metà strada tra la terra e il cielo, l’Ortigara serba geloso una storia pesante da raccontare.
Nel 1939 nel suo romanzo tradotto in italiano con il titolo “Il cielo sottratto” Franz Werfel scriveva: “Quando me ne andavo in giro per le strade della città, mi veniva voglia di prendere per il collo tutta quella gente dalle facce ottuse e di gridargli: fermatevi un momento a riflettere (…) Io ho saputo molto presto che la rivolta contro Dio è la ragione di tutte le nostre miserie”. E la storia siamo noi: che viviamo, c’impauriamo, c’intristiamo. Ma all’uomo distratto nemmeno il tramonto più poetico riuscirà mai a ri-svegliare aspirazioni primitive. Forse la peste e il colera non sono più il peggio. Il peggio è passare davanti al sacrario della vita e sbadigliare.
La politica – e anche la Chiesa in parte – hanno mandato a morire fuori dalle mura chi aveva Parole di vita eterna. Forse per distrazione. Di certo è stata una distrazione colpevole. Alexander Solzenicyn, dissidente e Premio Nobel, urlò un invito: “Riportate Dio nella politica!”.
Penso a Benazir Bhutto e mi ritorna alla mente Giorgio la Pira. Correva l’anno 1951: La Pira fu eletto per la prima volta sindaco di Firenze. Subito domandò a ventun monasteri di clausura di pregare quotidianamente per il Comune di Firenze. I monasteri aderirono volentieri. Nel discorso del suo insediamento il sindaco disse: “Abbiamo ventun comunità puntate verso il cielo”. Ogni mattina si fermava a lungo a pregare prima di andare in municipio, dove tante persone lo aspettavano con i loro problemi. Ripeteva: “Come potrei stare con questo popolo nel nome di Dio se non stessi in preghiera con Dio?”.
A chi è certo del Cielo, la terra non potrà mai risultare indifferente!


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mercoledì 9 gennaio 2008 - ore 06:05


Collaborazione con EPolis Roma
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Gli sbadigli e le polveri da sparo"

di don Marco Pozza
da EPolis Roma, mercoledì 9 gennaio 2008, pag. 6

Roma Termini: intasata. Ciampino: ritardo su tutti i voli. GRA, altezza Via Aurelia: coda di tre km in direzione centro. Clacson nervosi, automobilisti impazziti, strade troppo piccole per sogni megalomani: ogni anno la Befana regala attimi di suspence ad una città anelante all’eternità. Riparte il quotidiano vivere dopo un “sabato del villaggio” in versione extra – large per la nascita di un Bambino dalle pretese universali. Frigoriferi svuotati, conti bancari infiacchiti, pensieri sommersi da eventi faticosi da leggere: la morte di Benazir Bhutto, l’ apprensione del Kenya africano, la love story Sarkozy-Bruni, la preghiera della Chiesa per gli abusi dei suoi preti, l’inflazione che fa abitare il lastrico a milioni di italiani. E poi il tempo che se ne va, la spesa che sale e il salario che scende, la pazienza che diminuisce e il nervosismo che s’ingrandisce. La voglia di scappare e la necessità di rimanere. Suoni, profumi e odori di una terra da abitare. Nasce oggi “Con i piedi per terra”, zona di speranza per chi s’appassiona nel tessere trame da protagonisti nei meridiani e paralleli dell’esistenza.


Non a tre metri sopra il cielo: ma sulla terra! Senz’annoiarsi: perché risulta che gli sbadigli abbiano danneggiato la storia più di tutte le polveri da sparo.
L’uomo, per dormire sonni tranquilli, s’è inventato la befana. L’Epifania ha rilanciato il suo pungolo: chi s’inginocchia di fronte a Dio saprà stare in piedi davanti agli uomini.


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lunedì 7 gennaio 2008 - ore 07:39


Strategie di cielo
(categoria: " Riflessioni ")


EPIFANIA DEL SIGNORE
"Una lepre, una tartaruga e tre magi"

"Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese."

(Vangelo di Matteo, cap. 2 vv 1-12)

di don Marco Pozza

La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: “Nessuno può battermi in velocità. Sfido chiunque a correre come me”. La tartaruga, con la sua solita calma, disse: ”Accetto la sfida”. “Questa è buona!” - esclamò la lepre. E scoppiò a ridere. “Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. Vuoi fare questa gara?”
Così fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l’altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo".


A questo punto vien da pensare che fosse una Bambino un po’ strano nella sua complicatezza. Vien da pensare che non gli bastassero i pastori di Giuda, poveri e ignari come le loro pecore. Ci si chiede perché li abbia fatti partire da così lontano: dai covili di Persia e di Mesopotamia, di notte, tormentati e guidati da una stella tanto poco poetica quanto misteriosamente inquieta. Tre magi. Tre sapienti. Tre intelligenze! Arrivano a Gerusalemme, ma non trovano la luce. C’è agitazione. Un re trema, è impaurito perché un Bambino gli sta togliendo il sonno. I sommi sacerdoti – di ieri e di oggi – s’accontentano dei libri, delle dichiarazioni, delle discussioni teologiche, ma non s’accorgono che un Bambino chiede d’essere visitato. Vomitano risposte sicure, certe, indefesse. Uccidono, scoraggiano, infiacchiscono i cercatori. Sigillano gli occhi invece di spalancarli, ti raspano in gola, vogliono ammazzare quella scintilla di luce che una stella t’ha acceso nell’anima. “Andate e informatevi accuratamente del bambino” – sono le parole interessate di un re tanto astuto quanto imprevidente. Ma la sapienza viene azzerata e resa ridicola da uomini partiti da lontano: “Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme”. Pur sapienti, partono. Partono per cercare. Cercano per imparare. Imparano per scoprire. Basta un segno nel cielo e s’accende il loro desiderio, la loro curiosità, il bramito dei loro cammelli. Non vogliono insegnarti la strada: ti mettono nell’animo la voglia di camminare. Che è molto di più!
Gente strana, diversa, straniera che il Vangelo ti fa incrociare sulla strada: zona d’incontro e di scontro, di tradimenti e d’amori, di vita, ricerca e vivacità. Sulla strada per inginocchiarsi: “Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono”. Si prostrano e lo adorano: cioè tacciono. Chiudono la bocca. Spalancano gli occhi! Riconoscono la grandezza del Bambino e la piccolezza dell’uomo. Gloria e nullità. In ginocchio di fronte a Dio per stare in piedi davanti all’uomo. Oggi hanno un sapore tutto particolare le parole che Isaia avea sgranocchiato millenni prima: “Uno stuolo di cammelli t’invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso”.


E di fronte allo splendore della luce, il profeta Isaia lancia un invito bellissimo ad una Gerusalemme stanca morta: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce…”. Quasi che il profeta esortasse: Su, scuotiti. Butta via la stanchezza. Scrollati di dosso la polvere delle abitudini. Smettila con i mugugni. Acquista chiarezza. Sei impresentabile con quel vestito consumato, con quella faccia triste, con quel volto ombroso, con quello sguardo maledettamente spento. Mettiti in viaggio, Gerusalemme! I Magi intuiscono al volo che l’occasione è unica perché nella vita nulla si ripete. Le ore, i giorni, gli anni e ciò che essi offrono non sono né fotocopiabili, né riciclabili. Sempre! O li firmi, li vivi da protagonista, o li perdi! Quanta malinconia è diffusa oggi, ragazzi! Sta venendo meno il sapore della vita. Forse perché siamo sazi di tutto. Fermarsi un po’ a fare il pieno sembra da falliti. Nessuno vuol perdere tempo per riempire il serbatoio, ma sappi che ne perderemo molto di più se rimarremo a metà strada. La gente spesso ci vuole “su misura”. Ripetitivi. Senza scatti di novità. Non ama essere provocata. Hai ragione: si può vivere anche di pubblicità, di vestiti firmati, di canzonette, di pallone… il somaro di zio Checco è grande e grosso e non conosce Gesù. Ma prima o poi – tra la collezione di Warhammer, la raccolta della Panini e le schede telefoniche – anche in te nasce il desiderio di capire te stesso. Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? La vita, quello che ti circonda, la storia. E a questo punto non puoi fare a meno di conoscere quel Bambino: niente è più comprensibile. Egli è venuto in mezzo a noi e ci costringe a fare i conti con Lui, a scegliere, a decidere. Spaccone? Esuberante? Affetto della sindrome di protagonismo?
Mi spiace… con questo volto Dio s’è presentato!


Guarda che occhi: “Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua Madre”. Vedono perché hanno sete di vedere. Vedono perché son partiti da lontano, dove si pratica l’astrologia e ci s’inchina di fronte alle divinità. Capaci di sapienza: uomini del proprio tempo, della propria terra. In cammino, carichi di doni ma soprattutto di attese, disposti a guardare oltre il breve lineamento dell’orizzonte. Uomini che pensano, che nutrono coraggio, che all’inganno di Erode rispondono con un’intelligente ingenuità. Anche a Roma s’inseguono le stelle! Dell’astrologia che promette soldi se risparmieremo e pace se non si litiga (previsioni che francamente non necessitano di astrologi e indovini). Del calcio, dello spettacolo, della moda… che regalano successi facili e guadagni favolosi. Per poi lasciarti per strada. In realtà anche noi vorremmo poter guardare il cielo e scoprire qualcosa come la stella che ha acceso il cuore di quei tre saggi. Stanchi di cieli artificiali che hanno cacciato gli angeli e trattano da clandestini i santi, che hanno firmato il “foglio di via” a quel Bambino per adottare tarocchi e cartomanzie abbiamo sete di desideri grandi, voglia di vincere la pigrizia, di rimettere scarpe gettate troppo in fretta. Nostalgia di occhi che non s’arrestino alla superficie delle cose. Delle persone!


“Questa è buona!” - esclamò la lepre. E scoppiò a ridere. “Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. Vuoi fare questa gara?” Così la lepre arrivò seconda ed Erode non arrivò mai alla grotta. Eppure partivano entrambi avvantaggiati. Entrambi sicuri, certi, garantiti. Ma nella strada uscirono perdenti.
Così l’uomo, per dormire tranquillamente, oggi ha inventato la befana. L’Epifania, che non può lasciarti dormire tranquillamente, ti butta addosso un avvertimento: attento a non farti fregare.
Perché non sempre chi parte per primo arriva primo!


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domenica 6 gennaio 2008 - ore 00:03


Scusa, Signore!
(categoria: " Pensieri ")


SANTA AUTOCRITICA
"Il Vaticano: preghiamo per le vittime del clero"

da www.tgcom.it

Una preghiera mondiale "per la riparazione delle mancanze dei sacerdoti e in particolare per le vittime della condotta sessuale di una esigua parte del clero". E’ l’iniziativa lanciata dal prefetto della Congregazione per il Clero Claudio Hummes. "Chiediamo a tutti di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime", ha detto il cardinale.


"La consapevolezza che l’agire consegue all’essere e che l’anima di ogni apostolato è l’intimità divina ci ha portato a promuovere urgentemente proprio una grande adorazione eucaristica, se possibile perpetua", sottolinea il prelato. Che poi spiega: "Problemi ce ne sono sempre stati perché siamo tutti peccatori. Però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi. Ovviamente si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi. Neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale. La stragrande maggioranza non ha nulla a che vedere con fatti di questo genere. Ma tutti i sacerdoti hanno comunque bisogno di aiuto spirituale per continuare a vivere la propria vocazione e la propria missione nel mondo di oggi".
La Chiesa, conclude Hummes, "ha sempre pregato per la riparazione dei peccati di tutti. E’ questa, ad esempio, una delle caratteristiche della tradizionale devozione al sacro cuore di Gesù".


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sabato 5 gennaio 2008 - ore 06:10


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Pensieri ")


MEMENTO VIVERE
"Contro tutte queste minestre riscaldate"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 5 gennaio 2008, pag. 6

Sempre la solita minestra: con il dado, scaldata, rinvigorita da un po’ di pepe, di formaggio grattugiato, versata su piatti lavati. Ma rimane la solita minestra. Uomo insospettabile, educato, cuore grande, gentiluomo, perfetto marito per ogni donna che sogni sereni giorni a venire. Salvo poi scoprire che, sega elettrica alla mano, spezzetta in 29 pezzi di uguale dimensioni il volto, la storia e i sogni di una donna incrociata nel suo umano vagare. Persino il medico che ha firmato l’autopsia (che pure deve annoverarne di immagini truci nella sua memoria) rimase sconvolto. Però era insospettabile!


Seguivo da lontano i funerali di Iole Tassitani, massacrata – sgozzata - tagliata nella nostra bella Bassano del Grappa. Fra poco arriveranno gli Alpini, apriremmo le botti di vino, canteremo un’Italia che “se desta” per risanare il nostro senso nazional - patriottico…ma dopo il sogno di un’eterna giovinezza nessuno può più nascondere il ritorno della paura. Paura perché scopriamo che il nostro vicino di casa – che magari la mattina prima s’è offerto di farci la spesa – è capace del più turpe dei delitti. E il grembo della paura genera diffidenza, mancanza di fiducia, apprensione, sospetto, preoccupazione e ansia. In sintesi: voglia di star da soli! Con la conseguenza di non essere significanti più per nessuno. Ma sul terreno della paura non è che sia stato costruito un granchè nella storia dell’uomo. Benedetto XVI, pastore – filosofo, ribadisce nella sua ultima fatica letteraria, che sarà la speranza a salvare l’uomo. Ancora una volta è un anziano papa a scrollare le membra fiacche e vacillanti: senza speranza l’uomo è un cadavere ambulante. Ridiamo speranza al mondo: il rischio è la morte per soffocamento!
Domani festeggeremo l’Epifania del Signore: tre magi partiti da lontano s’inginocchieranno di fronte alle debole bellezza di un Bambino, salvato da Erode perché Salvatore da tutti gli Erodi della storia. L’uomo ha inventato la befana, l’Epifania porge certezza più grande: chi è capace di inginocchiarsi davanti a Dio è capace di stare in piedi davanti agli uomini! E la Scrittura Sacra possiede quella capacità inimitabile di rendere grande Dio senza rendere piccoli gli uomini. E questo – non me ne vogliano i paladini del totem del dialogo – è dato senza confronto tra le religioni del mondo.
Contro tutte le minestre riscaldate!


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venerdì 4 gennaio 2008 - ore 08:35


Collaborazione con Il Padova - Il Mattino di Padova
(categoria: " Pensieri ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Tre amici costretti a vivere in diaspora!

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 4 gennaio 2008, pag. 6

Tre amici avvicinati da un destino: essere preti per conto di un Dio terribilmente singolare. Nella sua pretenziosa attrattiva. L’età è giovane: il più vecchio annovera 30 primavere. Il sogno è d’alta quota: restare leali con Dio in eterno. La donna che condividiamo alla sera è sbalorditiva perché non rende nessuno dei tre dubbioso delle sue attenzioni: Maria di Nazareth. Siamo tre ragazzi della Padova fortunata che ogni mattina s’accorgono d’essere “impresari di Dio” in un cantiere provocatoriamente all’avanguardia: l’animo dell’uomo. Sappiamo d’essere piccoli scalatori ai piedi di una grande vetta: la santità. Ma non perché la montagna è alta decidiamo d’abbassarla. Anzi: l’impossibile c’affascina, c’intriga, ci violenta nella nostra occasionale malinconia.


Siamo giovani e per questo a volte siamo “snobbati” dai grandi. Giovani che magari fanno innervosire: perchè non vogliamo più saperne di un cristianesimo dell’abitudine. Sentiamo, con gli auricolari della preghiera, che dei discorsi, delle parole, delle elucubrazioni il mondo è stanco: però quand’avverte la presenza di un testimone sa ancora fermarsi, ascoltare e lasciarsi emozionare. Questo cristianesimo dell’innamoramento ci strapazza il cuore!
Viviamo in diaspora: uno a Padova, uno a Roma, uno a Frosinone. Ma quando c’incontriamo dal vivo o per telefono, su Skype o su Msn, per e-mail o sui nostri blog non ce lo nascondiamo che la nostra “ditta” attraversa un momento d’inflazione. Però non ci spariamo perché abbiamo appreso molto bene alla scuola di un docente - che parlava in ebraico del suo Dio usando il cuore - che “concentrazione per riduzione” è operazione di pertinenza tutta biblica: il popolo si concentra sempre più riducendosi. Ma nonostante tutto il Regno di Dio cresce nel cuore dell’uomo, il lievito fa fermentare la pasta, la semente nascosta nel terreno sta germogliando. Siamo preti di Santa Romana Chiesa: pertanto siamo al corrente che oggi, all’interno della Chiesa (universale e particolare) si dicono molte parole, si scrivono molti documenti. Li ascoltiamo, li leggiamo. Ma non ci dimentichiamo che la nostra legge essenziale è il Vangelo. Leggiamo e gustiamo il Vangelo: ecco la nostra mattutina missione. Lo snoccioliamo come sta e giace, nudo e crudo.
Un Dio che ci fa imbestialire ma anche innamorare perché anche quest’anno, la notte di Capodanno, mentre ci trovava inginocchiati, ci rassicurava che essere minoritari non significa essere insignificanti.
Tutt’altro!


SULLA VIA DI EMMAUS
"Una metafisica sciocchezza dagli effetti collaterali!"

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, venerdì 4 gennaio 2008, pag. 16

Barbados, Seychelle, Sharm El-Sheik, Cortina d’Ampezzo: luoghi esotici, montagne innevate, profumo di spiagge lontane. M’arresto sulla biglietteria di Passo Vezzena e contemplo: m’impressiona la gente che scappa impaurita per lo scorrere del tempo. Volti intenti a comprare skipass, facce tristi condannate al divertimento, briciole di mondo alla disperata ricerca di una scheggia di felicità. Vedo gente che si sforza di sorridere. Viaggiare, assaporare terre lontane, ubriacarsi di spensieratezza: è felicità? Non è automatico! La Società Autostrade tace, ma tantissime altre famiglie sono in viaggio in questi giorni. Ma al posto delle spiagge trovano una Finanziaria assassina, al posto d’abbronzature e spensieratezze colpisce la loro composta dignità, al posto della frenesia ti regalano l’occasione di pensare l’essenziale nella vita.



Radio Birikina, sugli impianti, manda in onda un approfondimento sulla morte di Benazir Bhutto, leader Pakistana, ammazzata da un folle kamikaze. L’ennesimo! Una signora, mia occasionale coinquilina nella seggiovia, borbotta tra sè: “Cosa ci rovinano le vacanze con queste notizie!”. Ha ragione, nella sua follia, quella signora: quello che frena il divertimento deve sparire. Salvo rendersi conto che si può buttare a mare la storia, ma negarla non ci è concesso. L’ 11 settembre 2001 la festa è finita a New York: il rombo del World Trade Center dichiara conclusa la sagra. Ma era distante l’America. Così 911 giorni dopo, l’11 marzo 2004, la festa finisce anche in Europa: Madrid paga il prezzo di duecento morti e più bombe esplose contemporaneamente. Ora tocca al Pakistan, che è l’equivalente di un fiammifero gettato in un pagliaio: il 27 dicembre 2007, probabilmente, la festa è finita pure lì con la morte di una donna-simbolo. Il giorno seguente l’11 settembre americano Peter Scholl-Latour, giornalista esperto in questioni islamiche, scrisse: “Questa è la fine della maledetta società del divertimento. La fantasia che il mondo e gli uomini siano buoni è finalmente stata accantonata”.
Finalmente o purtroppo la festa è finita. Rimane una domanda: che cosa offriamo agli esseri umani oltre alle vetrine strapiene? Se regalassimo occhi nuovi per leggere la storia, forse ce ne guadagneremmo. Perché l’attentato in Pakistan è l’ennesimo piccolo fiasco. La storia non crolla improvvisamente: se n’accorgerebbero tutti. Si sta sgretolando con una sorta di piccoli fiaschi e insuccessi che quasi nessuno nota, mentre si pensa a mangiare bene, a pochi soldi e tanti saldi, ad avere bei vestiti, sci nuovi e creme solari che offuschino vecchie rughe. Finchè tutto scompare. Il filosofo Max Scheler definisce una “metafisica sciocchezza” credere che l’uomo possa fare tutto da solo e non abbia bisogno di Dio! Troppi la pensano così…
Partecipo all’Eucaristia il 1 gennaio in una chiesa dell’Altopiano: strapiena. D’attenzione, va dimostrato. Il sacerdote, funzionario perfetto di Santa Romana Chiesa, conclude la messa in modo perfettamente ortodosso (mancava solo il latino): “La messa è finita. Andate in pace”. Che occasione persa.
Visto il termometro inquieto del mondo sarebbe stato più azzeccato dire: “La pace è finita. Andate a messa!”.
Ma forse avrebbe rischiato la carriera episcopale!


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lunedì 31 dicembre 2007 - ore 00:01


Tra un addio e un benvenuto...
(categoria: " Pensieri ")


31 DICEMBRE 2007 - 1 GENNAIO 2008
"Te Deum laudamus!"


“Quando, da giovane, me ne andavo in giro per le strade della città, mi veniva voglia di prendere per il collo tutta quella gente dalle facce ottuse e di gridargli: fermatevi un momento a riflettere e a porvi quest’immensi interrogativi: Da dove – Verso dove – Perchè! Io ho saputo molto presto che la rivolta contro Dio è la ragione di tutte le nostre miserie”.

( Franz Werfel, Il cielo sottratto, 1939)





"Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira,
finiamo i nostri anni come un soffio.
Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti,
ma quasi tutti sono fatica, dolore;
passano presto e noi ci dileguiamo.
Chi conosce l’impeto della tua ira,
tuo sdegno, con il timore a te dovuto?
Insegnaci a contare i nostri giorni
e giungeremo alla sapienza del cuore
."

(Salmo 90, 9-12)


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domenica 30 dicembre 2007 - ore 09:20


Collaborazione con l’Altopiano
(categoria: " Riflessioni ")


SAPOR D’ACQUA NATIA
"L’anno di Clemente Mastella, del Vday, del grano che cresce"

di don Marco Pozza
da L’altopiano, sabato 29 dicembre 2007, pag. 2

365 giorni. Troppi! O forse troppo pochi. Di certo agli occhi di Dio sono come un turno di veglia nella notte. Giorni in cui abbiamo annaffiato i germogli primaverili, assaporato i profumi dell’estate, provato i colori dell’autunno, avvertito le burrasche invernali. Nella natura. Ma anche nel cuore. Giorni di fatica e di bellezza, di simpatia e d’incomprensione. Giorni di sole, di cuore e d’amore. 365 giorni!
Giorni nostri: sprecati, investiti, giocati, nascosti. Non usati! Giorni abitati da migliaia di volti. Di nomi: Beppe Grillo e il suo mandare a vaff… il mondo intero! John Beer e la sua amatissima scuola autolesionista. Alberto Poggi e Mario Alessi: fidanzata e bambino massacrati. L’anno di Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba: un mistero di follia. L’anno di Clementina Forleo e Luigi de Magistris: anticamente giustizia era “uniquique suum tribuere”. Anticamente! L’anno della Juventus in serie B e della triade Moggi-Giraudo–Bettega al capolinea. L’anno di Lele Mora e Fabrizio Corona: passando per Nina Moric riciclando denari sporchi. L’anno della gente comune! Che ne ha le palle piene della politica. Della chiesa. Dello sport. Di tutto! Gente esausta: del sindaco Bitonci, del maialino leghista, del muro di Padova! Delle prostitute cacciate, dei cacciatori di prostitute, dei decreti di caccia regionali. L’anno di Mastella Clemente da Ceppaloni: in Parlamento, nella Camera, a Matrix, da Bruno Vespa, al TG1. Nella collezione privata manca solo l’Isola dei famosi e A sua immagine e poi ha collezionato tutti i gettoni: che incubo!
Giorni di storia sacra! E questi son giorni nascosti: la nascita di Michele e le lacrime di Elena. L’anello messo da Francesco a Beatrice e da Beatrice a Francesco: un cerchio d’amore. La passione di Carlo: peccato, caduta, redenzione. La morte di Oreste Benzi, il prete dalla tonaca lisa. La risurrezione di Valentina: con le siringhe adesso annaffia i fiori. La fatica di Pino che vorrebbe scappare perché la salita non concede tregua. Il sorriso di Chicco: bambino-poeta che viaggia in carrozzina. L’amore di don Cesare: 93 anni di fedele sacerdozio. E poi… i fiori che sbocciano. Il grano che cresce e la neve che scende. Il sole che s’innalza e il melo colorato. L’alba. Il tramonto. Il gorgoglio di un ruscello, il gre-gre delle ranelle. Anno di campane che suonano: per una nascita. Per una morte. Per un nonnulla.

















Anno di miserie e di speranze: per noi. Per Dio: compagno fedele pure quest’anno! L’aveva intuito Carl G. Jung, uno dei padri della psicanalisi, tanto da far scrivere nella sua residenza di Kussnacht in Svizzera: “Vocatus atque non vocatus Deus aderit”(“chiamato o non chiamato, Dio sarà presente”). La sua presenza non dipende da te!
Se ti guardi allo specchio ti trovi due occhi per ammirare ciò che vai incontrando, per dilatare lo sguardo. Due orecchi per raccogliere le voci del mondo. Due mani per costruire una storia che profumi di sacro. Due piedi per non far dormire la vita! Tutto in duplice copia. Tutto: o quasi!
Perché una sola bocca: il rischio di parlare per niente va sempre di moda.
Buon Anno! Ma che sia un anno di parole, non di chiacchiere!


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