La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: “Nessuno può battermi in velocità. Sfido chiunque a correre come me”. La tartaruga, con la sua solita calma, disse: ”Accetto la sfida”. “Questa è buona!” - esclamò la lepre. E scoppiò a ridere. “Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. Vuoi fare questa gara?”
Così fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l’altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo".
A questo punto vien da pensare che fosse una Bambino un po’ strano nella sua complicatezza. Vien da pensare che non gli bastassero i pastori di Giuda, poveri e ignari come le loro pecore. Ci si chiede perché li abbia fatti partire da così lontano: dai covili di Persia e di Mesopotamia, di notte, tormentati e guidati da una stella tanto poco poetica quanto misteriosamente inquieta.
Tre magi. Tre sapienti. Tre intelligenze! Arrivano a Gerusalemme, ma non trovano la luce. C’è agitazione. Un re trema, è impaurito perché un Bambino gli sta togliendo il sonno. I
sommi sacerdoti – di ieri e di oggi – s’accontentano dei libri, delle dichiarazioni, delle discussioni teologiche, ma non s’accorgono che un Bambino chiede d’essere visitato. Vomitano risposte sicure, certe, indefesse. Uccidono, scoraggiano, infiacchiscono i cercatori. Sigillano gli occhi invece di spalancarli, ti raspano in gola, vogliono ammazzare quella scintilla di luce che una stella t’ha acceso nell’anima.
“Andate e informatevi accuratamente del bambino” – sono le parole interessate di un re tanto astuto quanto imprevidente. Ma la sapienza viene azzerata e resa ridicola da uomini partiti da lontano:
“Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme”. Pur sapienti, partono. Partono per cercare. Cercano per imparare. Imparano per scoprire. Basta un segno nel cielo e s’accende il loro desiderio, la loro curiosità, il bramito dei loro cammelli. Non vogliono insegnarti la strada: ti mettono nell’animo la voglia di camminare. Che è molto di più!
Gente strana, diversa, straniera che il Vangelo ti fa incrociare sulla strada: zona d’incontro e di scontro, di tradimenti e d’amori, di vita, ricerca e vivacità. Sulla strada per inginocchiarsi:
“Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono”. Si prostrano e lo adorano: cioè tacciono. Chiudono la bocca. Spalancano gli occhi! Riconoscono la grandezza del Bambino e la piccolezza dell’uomo. Gloria e nullità. In ginocchio di fronte a Dio per stare in piedi davanti all’uomo. Oggi hanno un sapore tutto particolare le parole che Isaia avea sgranocchiato millenni prima:
“Uno stuolo di cammelli t’invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso”.
E di fronte allo splendore della luce, il profeta
Isaia lancia un invito bellissimo ad una Gerusalemme stanca morta:
“Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce…”. Quasi che il profeta esortasse: Su, scuotiti. Butta via la stanchezza. Scrollati di dosso la polvere delle abitudini. Smettila con i mugugni. Acquista chiarezza. Sei impresentabile con quel vestito consumato, con quella faccia triste, con quel volto ombroso, con quello sguardo maledettamente spento. Mettiti in viaggio, Gerusalemme! I Magi intuiscono al volo che l’occasione è unica perché nella vita nulla si ripete. Le ore, i giorni, gli anni e ciò che essi offrono non sono né fotocopiabili, né riciclabili. Sempre! O li firmi, li vivi da protagonista, o li perdi! Quanta malinconia è diffusa oggi, ragazzi! Sta venendo meno il sapore della vita. Forse perché siamo sazi di tutto. Fermarsi un po’ a fare il pieno sembra da falliti. Nessuno vuol perdere tempo per riempire il serbatoio, ma sappi che ne perderemo molto di più se rimarremo a metà strada. La gente spesso ci vuole “su misura”. Ripetitivi. Senza scatti di novità. Non ama essere provocata. Hai ragione: si può vivere anche di pubblicità, di vestiti firmati, di canzonette, di pallone… il somaro di zio Checco è grande e grosso e non conosce Gesù. Ma prima o poi – tra la collezione di Warhammer, la raccolta della Panini e le schede telefoniche – anche in te nasce il desiderio di capire te stesso. Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? La vita, quello che ti circonda, la storia. E a questo punto non puoi fare a meno di conoscere quel Bambino: niente è più comprensibile. Egli è venuto in mezzo a noi e ci costringe a fare i conti con Lui, a scegliere, a decidere. Spaccone? Esuberante? Affetto della sindrome di protagonismo?
Mi spiace… con questo volto Dio s’è presentato!
Guarda che occhi:
“Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua Madre”. Vedono perché hanno sete di vedere. Vedono perché son partiti da lontano, dove si pratica l’astrologia e ci s’inchina di fronte alle divinità. Capaci di sapienza: uomini del proprio tempo, della propria terra. In cammino, carichi di doni ma soprattutto di attese, disposti a guardare oltre il breve lineamento dell’orizzonte. Uomini che pensano, che nutrono coraggio, che all’inganno di Erode rispondono con un’intelligente ingenuità. Anche a Roma s’inseguono le stelle! Dell’astrologia che promette soldi se risparmieremo e pace se non si litiga (previsioni che francamente non necessitano di astrologi e indovini). Del calcio, dello spettacolo, della moda… che regalano successi facili e guadagni favolosi. Per poi lasciarti per strada. In realtà anche noi vorremmo poter guardare il cielo e scoprire qualcosa come la stella che ha acceso il cuore di quei tre saggi. Stanchi di cieli artificiali che hanno cacciato gli angeli e trattano da clandestini i santi, che hanno firmato il “foglio di via” a quel Bambino per adottare tarocchi e cartomanzie abbiamo sete di desideri grandi, voglia di vincere la pigrizia, di rimettere scarpe gettate troppo in fretta. Nostalgia di occhi che non s’arrestino alla superficie delle cose. Delle persone!
“Questa è buona!” - esclamò la lepre. E scoppiò a ridere.
“Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. Vuoi fare questa gara?” Così la lepre arrivò seconda ed Erode non arrivò mai alla grotta. Eppure partivano entrambi avvantaggiati. Entrambi sicuri, certi, garantiti. Ma nella strada uscirono perdenti.
Così l’uomo, per dormire tranquillamente, oggi ha inventato la befana. L’Epifania, che non può lasciarti dormire tranquillamente, ti butta addosso un avvertimento: attento a non farti fregare.
Perché non sempre chi parte per primo arriva primo!