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mercoledì 16 maggio 2007 - ore 17:07


Lo Spirito soffia dove vuole
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ORME
"Un volto amico su frequenze di fede"

da www.tgcom.it

Ritorna ogni tanto, per piccole parti. Cordiale, serena, avvolta in un tailleur, Claudia Koll ha presentato a Roma "Petali di rosa", film di Maximo De Marco in cui si racconta la storia dell’ispiratrice della Congregazione delle Suore Orsoline, suor Rosa Roccuzzo. Nella pellicola Claudia Koll appare solo un cameo. "Scelgo i ruoli con il cuore - ha spiegato, - ma mi piacerebbe interpretare anche commedie non solo film drammatici’’.


Nella pellicola la Koll è la madre della piccola Rosa che le insegna l’amore per Dio. ’’Ho accettato questo ruolo perché avrei interpretato una madre, una figura fondamentale nella trasmissione dei valori e anche perché era legato a una mia esperienza personale. Io infatti ho studiato dalle Orsoline i loro insegnamenti hanno gettato in me il seme della conversione che poi è germogliato al momento opportuno’’ ha detto l’attrice alla fine della proiezione. ’’Anche se erano tutti giovani sul set mi ha colpito il loro rispetto nel trattare la materia religiosa, temi così importanti".
"Petali di rosa", in cui il ruolo della protagonista Rosa Roccuzzo è interpretato da Antonella Ponziani è ambientato nella Sicilia tra fine Ottocento e inizio Novecento a Monterosso Almo. Al centro del racconto la decisione di Rosa e di altre quattro ragazze del paese, Giovanna Giaquinta, Giuseppa Cristina e Arcangela di rinunciare a vivere solo per se stesse e a dedicarsi agli altri ponendo la base della nuova Congregazione delle Suore Orsoline della Sacra Famiglia.
Tra gli interpreti anche Rita Comisi, finalista a un’edizione di "Amici" che ha partecipato a una delle scorse edizioni della trasmissione. Per ora il film cerca ancora un canale di distribuzione che non si sa se sarà televisivo o cinematografico.
Nel futuro della Koll però ci sono anche altri progetti su cui l’attrice è criptica. Parla solo di un lungometraggio, di cui inizierà la lavorazione a settembre ma sul quale non vuole ancora dire nulla. In compenso racconta della sua partecipazione al Family Day nei giorni scorsi e accenna alle emozioni che le ha trasmesso la manifestazione: "E’ stata bellissima, anche perché ha superato i confini delle religioni, hanno partecipato anche famiglie musulmane ed ebree per testimoniare il concetto di unione e di amore nel matrimonio’’.


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martedì 15 maggio 2007 - ore 17:35


A posteriori...!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


FAMILY DAY
"I papa - boys sono diventati grandi"

di Renzo Foa

Nel caldo pomeriggio romano, via via che si riempiva piazza San Giovanni, prendeva corpo un fatto inedito, inatteso, difficilmente interpretabile se non si esce dai vecchi stereotipi. Ci si attendeva una manifestazione che fosse la testimonianza del laicato cattolico in difesa della famiglia, era annunciato l’appuntamento di un arcipelago di associazioni unite dal fatto di riconoscersi nella Chiesa. I critici e anche i "neutrali", come il presidente del Consiglio Prodi, pensavano ad una prova di forza neo-guelfa, tratteggiando l’immagine di una sorta di mobilitazione dell’"armata del cardinal Ruini". Sul piano strettamente mediatico-spettacolare l’attenzione era concentrata sul confronto fra "le due piazze", sul piano politico sui riflessi all’interno del centrosinistra, diviso dai Dico. Si è trattato invece, sotto la forma di una partecipazione numerica colossale, dell’affermazione del cattolicesimo italiano, così come è cambiato negli ultimi decenni, attraverso i pontificati di Wojtyla e di Ratzinger e attraverso il lavoro compiuto dalla Conferenza episcopale con il suo "progetto culturale". È apparsa dunque una novità. Non ne erano mancati i segni, a cominciare dal fallimento del referendum per l’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita e dalla crescente attenzione verso il pensiero degli uomini della Chiesa. Ma è stato questo pellegrinaggio di ieri - lo si può anche chiamar così - a mostrare che i cattolici sono cambiati, che sono cambiati i loro pastori, che è cambiato l’insieme di una comunità così importante per l’Italia e per il mondo. Una comunità di persone che ha a cuore i figli e la loro educazione, che si preoccupa della famiglia e la vede come il motore della società. Una comunità nutrita di valori forti. Che è tollerante, inclusiva, aperta. Che non vuole negare i diritti degli altri. Che non ha nulla di fondamentalista. E, soprattutto, che si rinosce nella parola libertà.
A guardare in faccia le persone, a incrociare i loro sguardi in piazza San Giovanni, si capiva bene il clima: non c’era una carica ideologica, nè alcuna contrapposizione verso "l’altro da sé". C’era coinvolgimento personale. C’era disponibilità ad ascoltare, c’era quella testimonianza cattolica che spesso si preferisce non vedere, ma che è un’anima profondamente radicata nella società italiana. E c’era, rivolta al mondo politico, in primo luogo a chi governa, la domanda di fare, di agire, di prendere provvedimenti a sostegno della famiglia. Questa è stata la vera, grande novità di ieri. Una novità difficile da capire se non si esce dallo schema della contrapposizione fra Stato e Chiesa. Una novità - va aggiunto - molto laica.Per tutte queste ragioni è impossibile sia ridurre l’impatto di quel che è successo sul terreno politico - a soffrirne è soprattutto il centrosinistra - sia fare un confronto tra piazza San Giovanni e piazza Navona, dove c’è stato l’appuntamento del "coraggio laico" e dove, a guardare anche lì volti, bandiere e slogan, si è radunata soprattutto un’élite politica, rimasta ferma alla convinzione che difendere la laicità dello Stato significa contrapporsi alla Chiesa. Ma se proprio bisogna cercare il tratto distintivo, allora va detto che da una parte, a piazza San Giovanni, è emersa la novità, mentre dall’altra, a piazza Navona, c’è stato il sussulto di un tradizionalismo ormai incapace di leggere la società e di proporle dei valori. Quel "coraggio laico" è apparso privo di contenuti, forte nel riferirsi alla vittoria del 1974, ma esile nel riferirsi all’Italia e al mondo di oggi.
Forse finisce un antico modo di essere laici, certamente si afferma una cultura moderna del cattolicesimo italiano.


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sabato 12 maggio 2007 - ore 18:21


La Pace di Satana
(categoria: " Riflessioni ")


VI^ DOMENICA DI PASQUA
"Si ringrazia la gentile clientela per la preferenza accordataci. Firmato: SATANA"

di don Marco Pozza

Fossi parroco, appenderei un cartello sulla porta: “Per consentire a tutti di venire in chiesa domenica prossima, abbiamo organizzato una speciale domenica senza scuse". Saranno sistemati dei letti in sacrestia per tutti quelli che dicono: "La domenica è l’unico giorno della settimana in cui posso dormire". Sarà allestita una speciale sezione di morbide poltrone per coloro che trovano troppo scomodi i banchi. Un collirio sarà offerto a quelli che hanno gli occhi troppo affaticati dalla nottata alla tv. Un elmetto d’acciaio temprato sarà regalato a tutti coloro che dicono: "Se vado in chiesa potrebbe cadermi il tetto in testa". Morbide coperte saranno fornite a quelli che dicono che la chiesa è troppo fredda e ventilatori a quelli che dicono che è troppo calda. Saranno disponibili cartelle segnapunti per coloro che vogliono fare la classifica delle persone che "vanno sempre in chiesa ma sono peggio degli altri". Parenti e amici saranno chiamati in soccorso delle signore che non possono, contemporaneamente, andare in chiesa e preparare il pranzo. Verranno distribuiti dei distintivi con la scritta "Ho già dato" a tutti coloro che sono preoccupati per la questua. In una navata saranno piantati alberi e fiori per quelli che cercano Dio solo nella natura. Dottori e infermiere si dedicheranno alle persone che si ammalano sempre e solo di domenica”.
Cosa volete, nel maggio del 2007 a Padova sono questi i problemi!


Nell’anno 49 d.C., a Gerusalemme, i problemi erano altri.
E non puoi dire che questa storia non la capisci. Anche se datata, conserva una sorprendente attualità. C’era qualcuno che veniva dalla Giudea e lasciava capire di aver ricevuto un incarico preciso, che nessuno, però, gli aveva affidato. Un incarico per fare accettare le proprie idee piuttosto meschine. Un incarico che pretendeva di imporre come necessarie pratiche di cui il Vangelo non s’era mai occupato. Dev’essere stata una fatica titanica quella dei due ambasciatori, Paolo di Tarso e Barnaba, contrastare quelle manovre subdole. Pensa che il cristianesimo stava muovendo i primi passi e già la piccolissima comunità cristiana si dimostra capace di eleganza e precisione nel trattare le questioni. E’ un momento drammatico. Se tra di loro non fiorirà l’armonia, se decideranno d’arrendersi… la Chiesa non inizierà a viaggiare. Chissà… forse sarà risuonata nelle loro menti quella domanda inquietante rivolta loro da Gesù: “Volete andarvene anche voi?”. E Pietro , il discepolo farabutto dall’intuito incredibile, agganciò gli occhi di Gesù e gli sussurrò: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”. Signore, le parole tue danno una vita che riempie per sempre, non abbiamo nessun altro da seguire all’infuori di te. Gli altri discepoli sentono il sudore scivolare sulla fronte, Pietro li ha interpretati bene. E oggi non si appellano agli uffici competenti, ma nella città di Antiochia e di Gerusalemme ci si confronta, si ascolta, si decide insieme: “fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme”. T’immagini Giacomo, vescovo della Chiesa Madre di Gerusalemme, che indice il primo concilio per aiutare il Cristianesimo a partire? T’immagini la dolcezza, l’autorevolezza, la preoccupazione di questi primi innamorati tutti intenti a far si che sulla strada nessuno si perda… T’immagini i primi battibecchi, le prime invidie, le prime gelosie tra gli apostoli sulle terre da evangelizzare, sulla diversità di carismi, sulla modalità con cui far innamorare la gente parlando di Gesù di Nazareth? Eppure han centrato il bersaglio!


Qui, se ci guardiamo in faccia, stiamo facendo il gioco di Satana, invece.
Esagerato! Ho intrapreso un viaggio: seguimi! Drinnn! Suona la sveglia: l’invidioso allunga subito il braccio per spegnerla e subito va in malumore dicendo: “Io mi devo svegliare alle sette, invece gli altri possono dormire fino alle otto”. Poi davanti allo specchio: “Guarda che capelli stupidi. Invece Greta, Francesco, Silvia… Guarda che occhi, guarda che denti! Invece Michela, invece Federica, invece Lucia. Già, Lucia. Quella oltre ad essere bella ha anche un bel nome. Io invece mi chiamo Antonello: un nome più scemo i miei genitori non potevano darmelo”. Poi va in cucina per la colazione. Il papà è già in strada per lavoro, la mamma gira strillando: “Muoviti, sbrigati che è tardi”. “Che disgrazia – mugugna tra se’ – avere dei genitori così e immagina le case degli altri dove la colazione è come nella pubblicità del Mulino Bianco: papà e mamma allegri, gioiosi, sorridenti per le macine, per lo yogurt con frutta fresca, per il cappuccino che lascia una schiuma bianchissima sulla punta del naso. Niente fretta, niente rimproveri, niente corse”.
Poi esce di casa. Qui cominciano i tormenti più strazianti. Tutti hanno un corpo più bello e più snello del suo. Tutti hanno scarpe, jeans, orologio più belli e alla moda dei suoi. Tutti hanno voti più alti, interrogazioni più facili professori dalla loro parte. E poi: “Guarda quello che bella ragazza si è trovato. A me non fila nessuna. Guarda quella che fusto. Invece io: con questi cuscinetti sul fianco, con questi capelli, con questo naso…”. La giornata è appena all’inizio, ma questo è già scontroso, depresso, strano. A questo punto ha due possibilità: o si chiude in se stesso e fa la vittima, oppure diventa un seminatore di veleni. “Lo sai che quello li ha fatto questo?. L’hai saputo? Non l’hai saputo. Ma se lo sanno tutti. Quello li ha fatto quest’altro. Si, se te lo dico io vuol dire che è vero”. Sbaglio? L’invidioso è come se avesse una vipera dentro che gli impedisce di essere contento della sua vita e di quella degli altri. Da lui non sentirai mai un complimento vero, una gioia sincera, un grazie limpido per il bene, il buono, il bello che c’è negli altri.


“La lampada del tuo corpo è l’occhio” (Lc 11,34) ebbe a dire un giorno Gesù, come al solito fortissimo e attualissimo. A sentirlo parlare, ti giri perché sembra sia parlando di noi. Sembra stia osservando con noi quelli dalla pelle chiara che vogliono la pelle scura, quelli con i capelli neri che li vogliono biondi, quelli bassi che vogliono diventare alti, quelli con i seni piccoli che li vogliono grandi… E tutti a gridare: “Evviva gli altri. Abbasso noi stessi”. Come gli altri. A tutti i costi! Con tutti i mezzi! Anche con le pasticche, anche con le siringhe, anche con i bisturi. Anche a costo di rimetterci la salute! Tristi e arrabbiati col mondo. Scontenti di sé perché non si è come gli altri, scontenti degli altri perché non sono come noi. E tutti a desiderare la casa, la macchina, la donna, l’uomo, l’abbronzatura, il corpo, la carriera … degli altri.
Lo sai, vero, che questo è il sogno di Satana? Non esagero! L’obiettivo dichiarato è di portarci a vivere senza la gioia, senza amore. Trascinandoci.


Signore. Ben strano il tuo Vangelo. Un libro completamente diverso dagli altri. Riserva sorprese brutali. E più lo leggiamo, meno ci sentiamo tranquilli. Uno studente che abbia approfondito un determinato trattato è sicuro per l’esame. Invece chi conosce il Vangelo finisce col perdere la sicurezza. Solo chi lo ignora può ostentare una certa sicurezza. Lo studio dei libri umani procura la promozione. Lo studio del Vangelo regala la bocciatura.
Come oggi, Signore. Mi sentivo in pace e scopro d’essere in pace. Ma nella pace di Satana. Cioè… ho sbagliato tutto.
Signore perdonami. Perdona questa mia testa che non capisce un tubo!

Buona settimana!



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giovedì 10 maggio 2007 - ore 10:35


Ordinanza del Sindaco
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Non si può più dire che il mondo va a puttane"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 11 maggio 2007, pag. 6

Per sfogare l’occhio. Per trasgredire. Tanto le mogli sono tranquille, dormono serene, li pensano al bar. Secondo un sondaggio commissionato da don Oreste Benzi, fa riflettere il numero di maschi italiani che va a prostitute, anche se sanno bene che sono schiave della malavita e del racket. La maggior parte sono battezzati, appartengono alla Chiesa ma non vivono nella Chiesa. Genitori che fanno gli “scambisti”: incontri tra coppie nei privè e poi porcherie a 360°. Un bordello bestiale. No, le bestie s’offendono: dovremmo cambiare aggettivo! Prima del diluvio universale la Scrittura Sacra attesta che “la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male” (Gen 6,5). A volte la storia fa paura!


Entri a Padova quando il sole si nasconde dietro la sinuosità dei colli e su un cartello luminoso t’accoglie una scritta: “In questa città è in atto un decreto anti-prostituzione”. Onore…perché indice che non tutti ci stanno a questo gioco notturno. Vergogna…perché senti che qualcosa non quadra più nella nostra società se abbiamo bisogno di queste ristrettezze. Un papà - cliente mi rassicura che i suoi bambini non lo sapranno mai: anzi, questo serve alla sua serenità. Il tradimento come medicina per la famiglia… Figurati! E la potenza dei loro occhi, il riflesso del loro sguardo, l’innocenza del loro cuore non avvertono la puzza di bruciato? Agli adulti – parafrasando A. de Saint-Exupery – non puoi parlare di bellezza, devi dire loro quanto costa la bellezza. Perché tutto deve avere un prezzo. Perché il prezzo esprime potere, possibilità. Frustrazione: comprare un corpo! Danilo Dolci, uno scrittore contemporaneo, dice che la “città nuova” nasce laddove un bambino impara a costruire impastando sabbia e sogni. Come costruisce un bambino? E’ lo stesso costruire di Dio. Ci mette tutta l’ansia, la pazienza, le vibrazioni del cuore, la speranza, la voglia di futuro e impasta la sabbia, l’esperienza di vita quotidiana, i suoi piccoli problemi, le cadute, le sconfitte, i sogni. Impasta per costruire, non per sporcare.
La legge del Sinai parla chiaro: “Onora tuo padre e tua madre” (Es 20,12). Ai figli spetta l’onore, ai genitori il compito di essere onorevoli! A me viene nostalgia di un mondo pulito…perché mi procura troppa tenerezza vedere figli orfani con genitori vivi.


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mercoledì 9 maggio 2007 - ore 09:05


Pensiero del giorno
(categoria: " Pensieri ")



Giovani, pensateci! Voi siete destinati, che lo vogliate o no, ad essere la più infelice di tutte le generazioni umane, o la più felice di tutte. Sarete i più infelici se, stupidi in così larga misura come siamo stati noi prima di voi, continuate a lasciarvi trascinare nell’nsulsaggine e nella vergogna dell’idolatria di voi stessi, a credere che la gioia di vivere sia: Io, Io, Io. La mia carriera, la mia fortuna, i miei soldi... e gli altri crepino! Ma voi potrete essere i più felici che siano finora esistiti tra i figli dell’uomo, tra i figli di Dio, se finalmente capirete che la felicità di vivere sta nel cercare la propria gioia mettendosi al servizio della gioia di tutti. Se finalmente capirete che il modo di impegnare la vita è amare il prossimo come se stessi, vale a dire servirlo prima di me, se è meno felice di me.. Non troverete la gioia, il senso della vita, il gusto che c’è nella vita ad essere figli di Dio, se non nella misura in cui sarete i fratelli dei vostri fratelli, gli altri figli di Dio.
Si possiede solo quello che si è capaci di donare. E si è veramente salvi solo dal momento in cui ci si fa salvatori.

Abbè Pierre, Fondatore della Comunità di Emmaus


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martedì 8 maggio 2007 - ore 09:37


Caso Rivera
(categoria: " Riflessioni ")


IL CORRIERE DELLA SERA
"Per un quarto d’ora di celebrità"

di Aldo Grasso
da Il Corriere della Sera, giovedì 3 maggio 2007, pag. 2


Capita di dire delle sciocchezze: approfittando della lunga diretta tv, Andrea Rivera ha detto delle grandi sciocchezze sul Papa. Abituato a parlare ai citofoni di Serena Dandini, il ragazzo ha perso la testa, si è lasciato andare dimostrando, prima di tutto, di non essere ancora un professionista. Di fronte a queste intemerate, al facile applauso della folla, allo stordimento delle telecamere ci si chiede sempre: cercava l’incidente per avere il suo quarto d’ora di celebrità, per finire sui giornali, per imprimere il suo nome nella nostra memoria oppure, più semplicemente, cercava se stesso? Purtroppo temo sia andata così. Rivera si è abbandonato alle sue convinzioni sicuro di raccogliere l’approvazione del pubblico di piazza San Giovanni, e magari le polemiche del giorno dopo. Come probabilmente farà ogni giorno, nella sua cerchia d’amici, almeno da quando frequenta la tv. E questo succede perché nessuno gli ha mai detto che le sue canzoni sono modeste, molto modeste, che il suo umorismo è fragile, che non basta essere nel cast di «Parla con me» per far ridere. Dalla sua, però, Rivera ha un’arma forte, l’ideologia. Che ti fa credere di essere dalla parte giusta, che ti vieta ogni esame di coscienza, che ti unisce a molti altri giovani che la pensano come te senza bisogno di tanti interrogativi. Dal palco, Rivera ha parlato in automatico, purtroppo, megafono di un pensare logoro e disfatto: non aveva un’idea ma aveva idea di come dirla.


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lunedì 7 maggio 2007 - ore 18:19


Lavoro inutile!
(categoria: " Riflessioni ")


V^ DOMENICA DI PASQUA
"Povero idraulico! Tanto lavoro per cosa?"

di don Marco Pozza

“Dimmi un po’, quanto pesa un fiocco di neve?” – domandò la cinciallegra alla colomba. “Niente di niente” fu la risposta. Allora la cinciallegra le raccontò una storia. “Mi trovavo in un ramo di pino quando cominciò a nevicare. Dato che non avevo niente da fare, cominciai a contare i fiocchi di neve che cadevano sul ramo in cui mi trovavo. Ne caddero 3.751.952. Quando il 3.751.93eesimo cadde sul ramo, il ramo si spezzò”. Detto questo la cinciallegra se ne andò. La colomba pensò un momento e concluse tra se: “Ecco, forse non manca più che una sola persona che il mondo si capovolga”.


Hai presente la pubblicità dei Rubinetti Zucchetti? Un idraulico entra in una stanza e vede un buco dal quale esce dell’acqua. Ci mette un rubinetto per bloccarla. Nel frattempo se ne apre un altro. Altro rubinetto. Ma un foro s’apre sul pavimento. Bloccato. Poi un altro sul muro, poi uno sul soffitto, uno sull’angolo… E vedi quest’idraulico inzuppato d’acqua che corre, tappa buchi ma non ne da fuori. Cosa c’entra? Guardali! Partono da Antiochia: li danno per pazzi. Passano per Attaglia, Perge, Antiochia di Pisidia, Frigia, Iconio: fustigazioni, legnate, pelle insanguinata. Non s’arrendono: sandali ai piedi e via alla conquista di Listra, camminando sulla terra di Derbe, oltrepassano i confini della Galazia, entrano a Triade, radunano folla a Samotracia, parlano di Cristo a Neapolis. Insulti e sputi, qualche timido applauso ma successo zero. Non s’arrendono: varcano Filippi e Anfipoli, bussano a Tessalonica, Corinto e Atene: promesso! Un’altra volta li ascolteranno. Oggi no! Cencre, Samo, Mileto, Patos, Clivia e Rodi! Sono la rovina dei sommi sacerdoti, sono l’incubo delle piazze, sono l’ansia dei governatori. Ovunque vanno… creano confusione parlando dell’Uomo di Nazareth. E tu ti chiedi: cos’è successo? Semplice: hanno conosciuto un Uomo! Ancora più semplice. Pietro ha pensato che se lui ha un euro e un altro ha un euro e se lo scambiano, alla fine si trovano ancora con un euro. Ma se lui ha un’idea e l’altro ha un’altra idea e se la scambiano, alla fine se ne vanno con due idee ciascuno.


Un Uomo che li ha amati, cercati, trovati, sedotti e inviati nel mondo. E ringraziali! Se io sono cristiano, oggi, lo devo a quel qualcuno che un giorno, nonostante le minacce, ha scelto di non rientrare in aula al fischio della maestra, ma mettendo da parte la paura, ha raccontato una storia “proibita”: “Spiacenti – han detto sfidando le catene e le persecuzioni – ma noi dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. Pietro e Giovanni furono messi in galera e l’indomani furono fatti comparire davanti ai capi e agli anziani. Si sono “sputtanati” per Cristo! E hanno segnato l’inizio di una storia che qualcuno voleva ad ogni costo che fosse dimenticata. Non hanno chiesto l’applauso, la lacrima di commozione, un girotondo di sentimenti… Era troppo poco: chiedevano la conversione!


Tutti pretendono che tu dica si: a casa la mamma, a scuola la professoressa, nel crocicchio di amici la fidanzata, a calcio l’allenatore, in patronato il parroco, in parrocchia il parrocchiano, in strada il vigile o la vigilessa, E poi la pubblicità, le mode, i maestri di passaggio, i venditori delle ultime novità. Se vuoi avere successo devi dire di si. Se ci tieni a far carriera, se vuoi scattare in avanti, se vuoi una posizione di privilegio, se vuoi quella donna, quella posizione, quel futuro… devi rassegnarti a dire di si. Per fortuna i primi cristiani erano un po’ come i cantastorie che trovi negli angoli delle piazze, ai crocicchi delle strade. Ogni tanto, nella nuvola di passanti, brilla una fisarmonica, un vecchietto aleggia una canzone. E il cantastorie, imperterrito, senza badare al numero dei clienti, riprende il suo racconto antico e sempre nuovo. E alla fine non chiede di dire di sì aprendo il portafoglio, ma si accontenta che qualcuno custodisca quella storia nel fondo del cuore. Possono anche arrivare le guardie a sloggiare l’ultimo abusivo e impedirgli di intralciare il traffico, di disturbare gli affari. Lui, disobbediente nell’ubbidienza, si sposta in un altro angolo, recluta una manciata di bambini e riattacca il racconto. Spettacolare: si siede in mezzo alla gente, sente il sapore e il profumo del popolo, s’inebria di una canzone. E tutto questo è splendido perché da significato alla vita. Credimi, ti prego! E’ così. Il Signore è in grado di renderti felice al punto tale che questa felicità senti il bisogno di trasferirla agli altri, di raccontarla a tutti coloro che t’accostano nel cammino della vita. Morale: le autorità, i grandi, i guardiani nostalgici dell’ordine possono chiudere le scuole, bloccare le prove, ostacolare la fantasia, proibire la novità, bruciare i testi che raccontano di un Amore. Ma non riusciranno mai ad estirpare un racconto, una canzone, una poesia dal cuore di un innamorato!


Giovanni Paolo II, un cantastorie innamorato che faceva vibrare cantando l’Amore, lo disse con il cuore in mano a due milioni di giovani nella notte di un sabato d’agosto a Tor Vergata: “Carissimi amici, anche oggi credere in Gesù, seguire Gesù sulle orme di Pietro, di Tommaso, dei primi apostoli e testimoni, comporta una presa di posizione per Lui e non di rado quasi un nuovo martirio. Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì!”. Se non ha ragione… Il sangue forse no, ma la fedeltà si!
In realtà, non vedete? Le proviamo tutte per essere felici. Vediamo nella pubblicità che sono contenti per aver cucinato i tortellini con il dado e proviamo anche noi. Ma a casa nostra, con tre dadi, mamma, papà e figlio litigano lo stesso. In TV padre, madre e figlio ballano perché hanno le fette biscottate a colazione. Proviamo anche noi: ma a casa nostra, anche con le fette biscottate a colazione, tutti urlano perché hanno fretta di uscire! Insomma: ci manca sempre qualcosa per essere felici: prima la bicicletta, poi la moto, poi la macchina, poi la casa, poi la salute, poi… In realtà è Gesù che noi cerchiamo quando sogniamo la felicità. Ci vergogniamo magari a dirlo, ma in realtà quell’Uomo c’incanta! Ci strega la profondità di quello sguardo, la tenerezza di quelle mani, la piacevolezza di quella bocca, la profondità di quel cervello. Ci fa impazzire quel suo essere bambino, quel nascondersi sotto le vesti di un Viandante curioso, quella capacità di amare senza imprigionare, quel sorriso che cela semi di speranza. Ci sconcerta che quell’uomo senza usare un telefono, senza vedere mai un film, senza mai esser stato inquadrato dalla tv…agganci lo sguardo di milioni di persone!


(Durante la messa c’era il battesimo di Rachele)
Dietro una bambina, il volto di una mamma e di un papà. Chissà, laggiù sulle assolate spiagge siciliane per Vito e Antonella sarà bastato uno sguardo, un sorriso, un bacio e la loro storia ha iniziato a comporre le prime note della melodia: “Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Oggi, raccolti in questa chiesa impreziosita dalle nostre storie di uomini, facciamo festa assieme a voi perché, di fronte a Dio, presentate Sofia, il primo frutto del vostro giovane amore.
Dietro una bambina… una mamma e un papà. Dietro una bambina, la rassicurazione firmata da Dio: su questo nostro vecchio mondo la storia non è ancora finita.
Ma la condizione è atroce: o ritornerete bambini o il Regno dei cieli non s’aprirà!

Buona settimana!


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venerdì 4 maggio 2007 - ore 01:13


Notte Bianca 2007
(categoria: " Pensieri ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Per la Notte Bianca cinque volti al naturale"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 4 maggio 2007, pag. 6

Per i finanziamenti tagliati drasticamente e la fatica di sponsor privati, dicono che la Notte Bianca 2007 - l’evento che segna ufficialmente l’inizio delle notti d’estate padovane – potrebbe essere a rischio. Mancano i fondi ma ci sarebbe già il nome della “bellona” da abbinarci come madrina: Caterina Murino, l’ultima Bond Girl in Casino Royale.


Eppure ci sarebbe una “madrina” molto più esperta di “notti passate in bianco”, meno costosa ma non per questo meno attraente. Io ogni volta che la guardo, m’incanta. Dorme pochissimo, lavora all’inverosimile, attende tantissimo. Dall’aurora al tramonto inanella una serie impressionante di azioni, degna delle migliori prestazioni atletiche: pulisce, lava, cucina, prepara, stira, sbraita, s’arrabbia, s’addolcisce, telefona, guida, innaffia, accarezza, consiglia, investe, sorride, stende il bucato, organizza, pianifica, s’ingegna. Alla mattina la trovo alzata, alla sera spegne le luci. Quando parto la vedo dietro di me, quando torno a casa la trovo ad attendermi. Non l’ho mai vista con il mascara tra le mani, 90-60-90 non è mai stato per lei un sogno ma con gli arnesi di cucina ci sa fare. Da piccolo mi chiamava tesoro, da bambino mi chiamava tesoro, da prete mi chiama tesoro. E mi chiedo perché tutti cambiano, invece lei rimane sempre la stessa: bella, indescrivibile, esigente e testarda come il suo bambino. Mi fa innamorare e imbestialire, ridere e piangere, gioire e innervosire. Mi fa paura solo in un’occasione: quando tace! Mi piace la mia mamma, perché l’ho sempre vista “in cammino” accostarsi e camminare con me.
Anche lei sperava…ma è rimasta delusa. Sperava che suo figlio. Sperava che la scuola. Sperava che le amicizie. Sperava che i sacrifici fatti. Sperava che la delicatezza. Sperava che i sogni. Sperava che la casa. Sperava che il futuro fosse da nonna. Sperava che le camicie da prete venissero usate. Sperava che i suoi sogni diventassero realtà. Invece sta andando tutto diversamente. Insomma lei, donna che con l’Amore ci sa fare, ha capito che è inutile farsi illusioni.
Fra pochi giorni sarà l’8 maggio, festa della mamma. Perché sul palco non sostituiamo Caterina Murino con cinque mamme di casa nostra? Loro, esperte di notti in bianco, potrebbero anche fare “prevenzione sociale”. Quante cose in un colpo solo!
D’altronde…è la loro specialità!


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domenica 29 aprile 2007 - ore 00:49


Dipende...!
(categoria: " Riflessioni ")


IV^ DOMENICA DI PASQUA
"4 euro o 17 milioni di euro?"

di don Marco Pozza

Nelle mie mani un pallone da basket vale 20 €. Nelle mani di Michael Jordan vale 30 milioni di euro. Dipende dalle mani in cui si trova. Una pallina da golf nelle mie mani vale 4 €. Nelle mani di Tiger Woods vale 17 milioni di Euro. Dipende dalle mani in cui si trova. Una racchetta da tennis nelle mie mani è praticamente inutile. Nelle mani di Rafael Nadal, è la vittoria a Wimbledon. Dipende dalle mani in cui si trova. Un bastone nelle mie mani tiene lontano un animale selvatico. Un bastone, nelle mani di Mosè spalanca il Mar Rosso. Dipende dalle mani in cui si trova. Una fionda nelle mie mani è un giocattolo. Una fionda nelle mani di Davide è un’arma straordinaria. Dipende dalle mani in cui si trova. Due pesci e cinque pani nelle mie mani sono una buona merenda. Due pesci e cinque panini nelle mani di Dio sfamano le moltitudini. Dipende dalle mani in cui si trovano. I chiodi nelle mie mani possono produrre una cuccia per cani. Nelle mani di Gesù Cristo producono salvezza per il mondo intero. Dipende dalle mani in cui si trovano.


Sulle colline della Palestina le pecore erano una delle risorse principali della popolazione. Nei suoi viaggi da un villaggio all’altro, dalla terra di Galilea al mercato di Gerusalemme, Gesù e i suoi discepoli ne incontravano continuamente. Molti pastori erano mercenari, uomini pagati dai padroni delle pecore per custodire i loro greggi. Erano considerati praticamente dei selvaggi, rozzi, duri, insensibili. Peccatori pubblici perché non si lavavano le mani, non andavano al tempio, non rispettavano il riposo. Insomma, quello dei pascoli era un discorso che aleggiava spessissimo attorno a Gesù. Come sono i pascoli quest’anno? Il latte è buono? Gli agnelli sono numerosi? La lana è di buona qualità? Domande aperte, domande interessate, domande quotidiane…


Un giorno, tra una scodella di latte e un gomitolo di lana, il profeta di Nazareth espone un quadro per far scuola: un gregge, un pastore, l’eco di una voce. Se l’immagine è familiare, il concetto s’addentrerà facilmente – pensa Lui. Una pedagogia furba e indovinata! “Le mie pecore ascoltano la mia voce, non andranno perdute, nessuno le rapirà”. La voce di Cristo! Uomo dalla voce straordinaria, metteva sete in chi lo ascoltava, riusciva a creare gocce di emozione solo con il timbro della voce. Potenza di quell’Uomo. In trent’anni di silenzio ha imparato la differenza tra parlare e chiacchierare: parlare è riempire il silenzio di idee e pensieri, chiacchierare è riempire il suono di bla-bla-bla. Ai suoi discepoli insegnò che le parole sono come l’acqua: quella più buona, dissetante, limpida o viene dalle profondità della terra o dalle altezze dei monti. Capisci perché Lui incantava? Le sue parole profumavano di bucato, non s’arrestavano al suono ma le firmava con la vita. Parlava… e qualche volta il cuore era in anticipo: allora sentivi il brivido della forza, della passione. Si, ti commuovevi! Sulla strada di Emmaus, due discepoli tristi, dopo aver scoperto chi stava sotto le sembianze di quel Viandante così anonimo e apparentemente distratto si regalarono una domanda: "non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?” (Lc 24,32). Personalità spigliata, fastidiosa, incandescente. Pensa che un giorno i farisei, nemici dichiarati di Gesù, scocciati han detto: “Tutto il mondo gli è andato dietro” (Gv 12,19). Hanno ragione: quell’Uomo era una calamita, un incantatore. Mite ma non debole, povero ma non pitocco, calmo e slanciato, franco e umile, denso e semplice, disinvolto e saggio. Uomo di fuoco e di lacrime, di adorazione e di azione, uomo di pani, di pesci e di vertiginosi pensieri. Ha usato sapientemente la voce. Ma una ragione c’era: perché quand’anche avessimo fatto sparire la fame dal mondo, avremmo fatto ancora poco. Troppo poco. L’uomo non è solo un essere da sfamare, da vestire, da alloggiare, da difendere, da curare, da assicurare. E’ anche una creatura da illuminare, da guidare, da consigliare, da confortare, da incoraggiare, da elevare. L’uomo è un essere che ha bisogno di parole! “Le mie pecore ascoltano la mia voce, non andranno perdute, nessuno le rapirà”. Il Vangelo ti da ragione: il Pastore deve saper parlare. Con le parole, con la vita. Ma il gregge?


Il gregge ascolta e segue. Nel Vangelo. Da noi? Domenica scorsa, al termine della messa, un docente universitario mi ha detto: “Perché continui a rompere? Guarda ragazzi, guarda gente che si spacca la schiena per te”. Ha ragione: mi stupisco di loro, ma non perché si spaccano la schiena. No! Non me ne può fregare di meno! Non li voglio a due a due, con il grembiulino, schierati a parata e dire: “Agli ordini, comandante”. Qui non siamo a scuola: qui stiamo camminando verso la Terra Promessa. E, allora, mi sorprendono perché accettano di cambiare le cose. Son disposti a tradurre nei fatti la Parola che abbiamo pregato. Li custodisco come un pastore il suo gregge perché mi chiedono coerenza, perché collaborano, perché nel quotidiano si fanno trovare puntuali. Perché hanno imparato a suggerirmi strade nuove, strappi in avanti. Perché mi supplicano di vedere il bicchiere mezzo pieno, di essere felice, di pregare-piangere-sorridere con loro. Una pecora che ascolta – nel Vangelo - è una pecora che si sveglia, si scuote, allunga il passo. Si spaccano la schiena, per carità! Ma io non voglio la testa bassa, gli occhi chiusi, il cervello disattivato. Insomma, tentiamo di unire tante mani per tenere accesa la bellezza di un volto: Gesù di Nazareth. Come vedi, noi crediamo che tutto dipende dalle mani in cui gli oggetti si trovano. Due pesci e cinque pani nelle mie mani sono una buona merenda. Due pesci e cinque pani nelle mani di Dio sfamano le moltitudini. Allora pensa! Se i miei ragionamenti, le mie preoccupazioni, le mie paure, le mie speranze, i miei sogni, la mia famiglia, i miei rapporti con gli altri li tengo in mano, m’innervosisco e basta. Io provo e insegno a rischiare di spostarli nelle mani di Dio. Sai, tante volte dipende dalle mani in cui si trovano. E cambia tutto!


In questi giorni s’apre lo zoom sulla scuola di Rignano Flaminio: bambini di 3 anni disegnano sulla carta un uomo dalla carnagione scura nudo. Quattro indagini… “strage degli innocenti”: bambini narcotizzati e abusati da maestre che sono mamme e nonne. Speriamosia tutto falso, ma le accuse sono pesantissime: associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione di minore, sequestro di persona, violenza sessuale di gruppo, violenze sessuali su minore di anni 10 e atti osceni in luogo pubblico. Può bastare?
Don Fortunato di Noto è un prete che non tace: per questo lo vogliono morto. Sabato 25 giugno 2005 migliaia di persone hanno festeggiato la Prima giornata dell’Orgoglio Pedofilo. Non si è depresso. Ogni anno (da dodici anni) invita a celebrare dal 25 aprile al 1 maggio la Giornata della Memoria dei bambini - vittime della violenza, indifferenza e sfruttamento. Questa è la prima vocazione: diventare uomini!
Rimane un solo grande dubbio: perché infangare la bellezza dei bambini?


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sabato 28 aprile 2007 - ore 15:49


La scommessa di don Fortunato
(categoria: " Vita Quotidiana ")


AVVENIRE
"Vittime dei pedofili. Ormai è olocausto.
Di Noto: una Giornata per fermare la piaga"


di Lucia Bellaspiga
da Avvenire, giovedì 26 aprile 2007, pag. 12

Un silenzio profondo, nella grande chiesa affollata e ammutolita, scandito solo dalla lenta lettura di trecento nomi: quelli di altrettanti bambini che non ci sono più. Violentati e uccisi dai pedofili in Italia e nel mondo. È iniziata così ieri mattina ad Avola (Siracusa) la "Giornata della Memoria dei Bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza", nella chiesa della Madonna del Carmine, dove parroco è don Fortunato Di Noto, da anni implacabile e ferratissimo "prete antipedofilia". Su una parete della chiesa trecento fotografie e una scritta: "Che non accada mai più". Trecento fermo-immagine di visi bianchi e neri, biondi e bruni, occidentali e orientali, ma tutti con un’identica caratteristica: sorridono.
È normale, si dirà. Normale che chi guarda l’obiettivo rida. Anzi, normale che rida chi è bambino, tutto qui. Solo che questo nostro mondo ci sta proponendo un’altra "normalità", che normalità non è: parla di "olocausto bianco" don Di Noto, mentre da anni cerca (senza riuscirci) di tener dietro alla contabilità dei bambini scomparsi, sfruttati, venduti, violentati, spesso uccisi, a decine di milioni nel mondo. E a nome di quei milioni - sconosciuti, molte volte dissolti nel nulla semplicemente come non fossero mai nati, senza che in fondo nessuno se ne sia poi tanto accorto, carne da macello di un mercato usa e getta - parlavano ieri quei trecento scelti come monito dalla Fondazione Meter di don Di Noto.


Al centro del murales, in un settore a parte, 35 foto un po’ isolate: «Sono gli italiani - spiega don Fortunato - i piccoli scomparsi e mai più ritrovati nel nostro Paese dal 1983 al 2006». Certamente anche questi simbolici, contati per difetto. «Altri 18 bambini italiani sono invece stati ritrovati, uccisi dai pedofili...».
Pedofilia, nome ingannevole, "amore per i fanciulli"... in realtà la più turpe delle depravazioni, che nel vuoto morale odierno sta trovando terreno fertile, e negli sconfinati mezzi di Internet il veicolo di espansione. «Impossibile definire la reale portata del fenomeno - denuncia il sacerdote, che collabora con la Polizia postale e le Polizie internazionali, alle quali nel solo 2006 ha segnalato 9.872 siti pedopornografici, 162mila nell’ultimo decennio -. La settimana scorsa ho scoperto 18 video che riprendevano la violenza carnale su altrettanti neonati... A sera erano già 25. Tra l’altro si abbassa sempre di più l’età delle vittime». E così c’è un altro termine bugiardo che dobbiamo imparare, infantofilia, "amore per i più piccoli" vorrebbe dire.
Nomi e numeri insufficienti, insomma. Ma ci proviamo: «Secondo gli ultimi rapporti - ricordano a Meter - l’anno scorso nel mondo sono stati uccisi 54mila minori, 223mila sono stati costretti a rapporti sessuali o a pesanti molestie fisiche, quasi 2 milioni sono stati usati per la prostituzione e la pedopornografia, oltre un milione sono stati vittime del traffico di esseri umani per i più svariati scopi (mercato di organi, bambini soldato, schiavitù...). Questo in un solo anno. Ma si calcola che attualmente nel mondo ci siano tra i bambini 150 milioni di femmine che hanno subìto abusi sessuali, tra i maschi la metà, 73 milioni... In aumento tra l’altro le violenze perpetrate da donne», come le cronache orrende registrate anche di recente in Italia confermano sempre più frequentemente.


Per ricordare che tutto questo accade, la Giornata della Memoria dei Bambini è giunta alla sua XII edizione e durerà come sempre fino alla prima domenica di maggio con iniziative, convegni, fiaccolate in Italia e da quest’anno anche in Belgio. "Una Giornata che, oltre a richiamare l’attenzione sulle gravi, ripetute e diffuse violazioni dei princìpi giuridici ed etici di tutela dei più piccoli, offre anche un’utile occasione di riflessione comune", ha scritto in una lettera a don Di Noto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Messaggi di adesione anche dai presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini, incitamenti a non abbandonare la sua lotta da istituzioni e associazioni, ma soprattutto dalla tanta gente che ha voluto esserci, ieri, ed ascoltare quei nomi. Trecento durissime accuse, un solo grande perché. Senza risposta accettabile.

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