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mercoledì 20 febbraio 2008 - ore 06:22


Collaborazione con Epolis Roma
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei.
O, almeno, ci provo"


di don Marco Pozza
da EPolis Roma, mercoledì 20 febbraio 2008, pag. 6

E’ bagaglio di elementari studi che la generalizzazione sia uno dei virus più letali che s’insinui nell’umano ragionare. Sotto tale categoria ho inserito la fotografia scattata da Franc Rodé - prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata – per dipingere le nuove generazioni di preti e di consacrati. Un quadro scoraggiante e parziale: “Mondani, restii ad indossare l’abito talare e a obbedire ai superiori, poco interessati alla preghiera e alla vita comunitaria”.




Accettiamo pure che, aprendo gli armadi (almeno il mio) sarà impresa ardua imbattersi in calzini neri, polsini dorati, colletti alla romana e talari filettate di nera austerità. Ne tantomeno si scoveranno con le mani tessuti dai colori più sgargianti come aspirazione di sogni “proibiti” in future carriere. Nati in un secolo che nella sua brevità ha tentato di annullare la figura del padre, saremo pur restii e ostili al servilismo, ma di fronte a padri autorevoli (non autoritari) poniamo ancora fiducia e obbedienza. Certo: al padre spetta l’onore per comandamento divino! Ma il figlio ha il dovere di chiedere l’onorabilità del padre per esigenza umano-divina. Vivere in comunità forse ci costa, perché moltiplicare i talenti è impresa meno scontata che sommarli in un anonimo calcolo.
All’alba non ho infilato i polsini! Però ho aperto il mio breviario e ho pregato. Per la Chiesa Universale: perché, seppur con la felpa della Kappa addosso, ad essere sacerdoti di Cristo oggi è di una bellezza tutta moderna.
Quasi che Cristo ti vestisse a colori!


Don Antonio Mazzi: "Il vero scandalo è il lusso dei vescovi"
«Lo scandalo non siamo noi preti restii a indossare l’abito talare e a obbedire ai superiori, ma le vesti costose di ecclesiastici e vescovi: sono l’immagine più cruda dell’imborghesimento della Chiesa e dello spreco di soldi. Sono diventato prete tardi e in comunità con i tossicodipendenti farei ridere in clergyman». E’ diretto come sempre don Antonio Mazzi, fondatore della comunità «Exodus» e famoso anche per la sua «divisa», in jeans e maglione. E aggiunge: «Nel guardaroba non ho giacche, né camicie, né pantaloni con la riga. Altro che talare, oggi nella Chiesa la crisi è l’assenza di carisma. E quando manca il carisma, ci si attacca alle regole. Mai come in questo periodo la Chiesa è senza profeti».
(Giacomo Galeazzi, La Stampa, 15.02.2008, pag 22)


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lunedì 18 febbraio 2008 - ore 00:15


Le strategie del cielo
(categoria: " Riflessioni ")


II^ DOMENICA DI QUARESIMA
Un Decalogo a testa!

"In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».

Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore."

(Libro della Genesi, cap. 12 vv. 1-4)

di don Marco Pozza

E se anche Dio avesse bisogno di un decalogo?
Shemà, Adonai. Primo: se vedi l’uomo stanco, non lo disturbare. Le reazioni sono imprevedibili. Secondo: se bussi e non risponde, abbi la cortesia di ripassare domani. Terzo: non avere troppe pretese. Quarto: se non vuoi essere antipatico come la maestra, digli sempre che è bravo, bello e buono. Quinto: se ti chiede di vivere 73 anni, tu fallo vivere 73 anni. Sesto: non chiedergli mai di far fatica. Settimo: assicura il tuo finanziamento. Ha bisogno di sapere che tutto andrà sempre bene. Ottavo: digli che la Chiesa tante volte sbaglia. Vedrai un sorriso germogliare sulla labbra. Nono: raccomandagli di non stancarsi. Non faccia oggi quello che potrebbe fare domani. Decimo: assicuragli che la messa di Natale vale sei mesi e quella di Pasqua altri sei. Così la domenica mattina dorme in tutta pace.
Son quasi certo che un Dio così sarebbe gentilmente simpatico all’uomo!


Peccato che a quest’Uomo non prema essere simpatico, conquistarsi gli applausi, diventare il premier di un popolo giocherellone e bamboccione. A Lui preme che l’uomo diventi un gigante nella storia! E, allora, scopri che Lui è di una coerenza unica, di un’esigenza inaudita. Insomma: tutt’altro che un simpaticone. E’ semplicemente Dio dal capo ai piedi! Ne sanno qualcosa quegli uomini che, per loro fortuna o sfortuna, se Lo sono trovati davanti nella loro vita. Se prima era gente tranquilla e riposata, con i nervi saldi e la mente rilassata, nascosta sotto il cuscino o dentro un sacco a pelo…in un battibaleno te la ritrovi che corre impazzita e che urla, che non sta mai ferma e che t’importuna, che salta, danza e predica cose assurde. Fai due più due e tiri una conclusione: dev’essersi fulminata qualche lampadina nella testa!


Il caso clinico e di denuncia che oggi la Scrittura presenta è quello di Abramo, provenienza Ur dei Caldei. Abramo era pastore: fiutare i pascoli era la sua passione. Il suo mestiere. Nella carta d’identità annoverava settantacinque primavere (e altrettanti inverni). Convinto che la vita stesse ormai tramontando. Tempo di testamenti da firmare e ricordi da custodire, tempo di passati, di nostalgie e di rimpianti. Tempo di verifica, di tristezza, di malinconia. Un Dio inaspettato varca la porta della sua tenda e, proponendogli un’assurdità, gli fa capire che settantacinque anni è l’età giusta per iniziare a vivere. Ed Abramo non ha nemmeno il tempo di capire, di collegare, di rabberciare la sua confusione. Gli dice solo tre cose. Gli dice: “Vattene, Abramo, dalla tua terra”. Cioè: sii un senza terra! Complimenti, che augurio! All’uomo, per essere simpatico, dovresti dire: costruisci la casa, ingrandisci la sala da pranzo, allarga il giardino. Dio dovrebbe sapere che l’uomo soffre il “mal di strada”. L’uomo sogna di conservare, mantenere, proteggere, fare la ronda, investire, sorvegliare. Tutt’al più: di accumulare. Lui, invece, toglie la terra da sotto i piedi, ti scaraventa in avanti, ti fa abbandonare il certo per l’incerto. Ad Abramo dice: “Vattene”. A Mosè dirà: “Va dal faraone e scappa”. A Giosuè dirà: “Entra”. Ad Elia dirà: “Alzati”. Ai discepoli stanchi per il lavoro suggerirà un buon riposo: “Seguitemi, vi farò pescatori di altri mari”. Alla Maddalena, che chiedeva un po’ d’intimità, dirà: "Non mi trattenere. Piuttosto và…”. Ai discepoli confusi e preoccupati per la fine del Maestro proporrò una terapia folle: “Andate in tutto il mondo e predicate il mio Vangelo”. Insomma: sembra faccia apposta. Mai una volta che ti dica: “Non alzarti, allunga il tuo pisolino. Fai un po’ di shopping anche per me. Siediti all’ombra del campanile e bevi un aperitivo. Non prendertela troppo: divertiti che la vita è una sola”. Sai che bello se poi aggiungesse: “Parola di Dio”. Avrebbe i colori della favola questo Dio: se qualcuno ti dicesse qualcosa, tu potresti sempre dire: “E’ Parola di Dio”. E qui si che sarebbe da rispondere: “Rendiamo grazie a questo Dio”. Sul Monte della Trasfigurazione ne fanno le spese Pietro, Giacomo e Giovanni (non gente qualunque: gente avezza all’imprevedibilità del Maestro). Gli manifestano la loro gioia, la bellezza d’essere lassù, la luce di quella presenza. E propongono tre tende da montare: un giochetto per manovali esperti come loro. E, puntuale, la sferzata di Dio: “Scendete a valle: il vostro posto è là in mezzo a loro!”. In realtà Lui è sincero: promette di esserci. Ma la sua presenza l’avverti solo quando sei per strada.


Uno accetta di partire, ma almeno la direzione la sognerebbe: e Dio è di una coerenza assoluta. Gli fornisce meridiani e paralleli, coordinate geografiche, via precisa, numero civico difficile da sbagliare. Gli dice: “verso il paese che io t’indicherò”. Ma tu ci capiresti qualcosa? Noi siamo abituati che i giornali ci tengono che noi stiamo seduti. I grandi, tramite loro, per ogni problema ci forniscono in anticipo la risposta da dare: la scheda da votare, il partito da annettere, il film da guardare e quello da non guardare, il giornale da leggere, il telegiornale da ascoltare, l’acqua da bere, i cibi da deglutire. La strada da percorrere, il vestito da indossare, le parole da dire. Piaci loro seduto, perché ogni movimento è attentato all’autorità!
“Con una Parola come equipaggiamento”. Unica risorsa, unico appoggio: che consolazione! Eppure Abramo crede. Ma il tempo passa: eppure Abramo crede. Le possibilità si riducono: eppure Abramo crede. Dio sembra non mantenere le promesse: eppure Abramo crede. Sembra aver dimenticato le promesse: eppure Abramo crede. Crede. Non si lamenta. Non accantona il sogno. Non lo spaventa la derisione. Crede, perché ha intuito la tecnica di Dio: interviene quando tutte le possibilità dell’uomo sono bruciate. Mantiene con puntualità la Parola quando è passato il tempo, quando non c’è più nulla da aspettarsi. Come dire: “Ora, o stringi la mia mano o stringi la mia mano”. Questo è il paradosso incredibile e lacerante della fede. Se l’accetti scopri un Dio magnifico: un Dio che ti mette in piedi! Che risveglia, provoca, fa nascere, interpella, scuote, accende la creatività, spalanca gli orizzonti, dischiude i passi. Ti libera! Ha un difetto, però: scappa sempre avanti! Il paese promesso è oltre: vietata la nostalgia! Loro t’addottrinano, Lui ti svuota per far ardere la libertà! L’uomo è statico e ripetitivo, Dio è dinamico e sorprendente!


L’ex giornalista e commentatore televisivo John Chancellor si preparava a godersi la meritata pensione, quando fu colpito da un tumore allo stomaco. Con la malattia arrivarono i soliti sensi di colpa: ho fumato, bevuto o fatto altre cose che non dovevo? Mi sono preoccupato abbastanza della mia salute? Nella mia famiglia non c’erano mai stati casi di cancro. Perché proprio a me?
“Il cancro – dice – ci ricorda che siamo legati ad un guinzaglio molto corto. Come ho letto da qualche parte: Volete far ridere Dio? Parlategli dei vostri progetti”.
Hai capito? Vuoi far ridere Dio? Parlagli un po’ dei tuo sogni!

"Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore" (Gen 12,4)
GOD BLESS YOU!
Buona settimana


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domenica 17 febbraio 2008 - ore 00:20


Collaborazione con Il Mattino di Padova
(categoria: " Riflessioni ")


SULLA STRADA DI EMMAUS
"Anche Dio ha un difetto: meno male..."

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, domenica 17 febbraio 2008, pag. 15

Pazienza se a prima lettura conclusa, in chiesa s’accenderà il play e la risposta sarà automatica: “Rendiamo grazie a Dio”. Complice la sua brevità, il fatto che ci si è appena seduti, la sgomitata dell’ultimo arrivato, il vibracall da accendere…risponderemo così per il solo fatto che non abbiamo sentito cos’è stato proclamato. Chi l’ascolta ci pensa due volte a rispondere. Perché?


La Scrittura Sacra, complice l’intuizione divina, ha la capacità unica di innalzarti e azzerarti, commuoverti, intristirti e investirti, sorprenderti, innervosirti, santificarti. Oggi ti presenta la storia di Abramo, un uomo la cui vecchiaia è stata sconvolta da Dio: tanto per cambiare. Dio gli dimostra che 75 anni sono l’età giusta per iniziare a vivere. Gli impetra un ordine secco: “Vattene”. Verso una direzione che nessun gprs riconosce: “verso il paese che ti indicherò”. Con una bussola strana: la Parola. Inconcepibile la pedagogia celeste. Mai che dica: “Appisolati, fai un po’ di shopping, siediti all’ombra e bevi un aperitivo”. Mai! Ha sempre parole ardue: ad Abramo urla di partire, ad Elia di alzarsi, ai discepoli di seguirlo, a Mosè di scappare, a Giosuè di entrare. Peccato che l’uomo manifesti sintomi d’insofferenza: troppo dolce star seduti e dormire! Comunque sia oggi diremo: “Rendiamo grazie a Dio”. Come a dire: eccoti il contentino, tanto noi non ci muoviamo!
Poi in edicola capisci l’avvertimento di Dio. La sua Parola ti provocava, nel giornale scopri che t’indottrinano. Cioè ti anestetizzano, ti gonfiano la pancia, ti fanno sentire sazio. I potenti di ogni campo (o quelli che si ritengono tali) per ogni problema forniscono in anticipo la risposta da dare: la scheda da votare e il partito da annettere, il film di Moretti da non guardare e il giornale da leggere, l’acqua da bere e i cibi da deglutire. La strada da percorrere, il vestito da indossare, le parole da dire. Piaci loro seduto, perché ogni movimento è attentato all’autorità!
Dio è magnifico: Dio ti mette in piedi! Risveglia, provoca, fa nascere, interpella, scuote, accende la creatività, spalanca gli orizzonti, dischiude i passi. Ti libera! Ha un difetto: scappa sempre avanti! Il paese promesso è oltre: vietata la nostalgia! Loro t’addottrinano, Lui ti svuota per far ardere la libertà! L’uomo è statico e ripetitivo, Dio è dinamico e sorprendente!
S’avverte efficace che almeno questa domenica la chiesa tutta prepari al Triduo Pasquale e non al Triduo elettorale! E nemmeno al film di Nanni Moretti!
No: oggi testimoni un Dio che libera, non un Dio che indottrina.
A questo Dio gridiamo: “rendiamo grazie”!


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sabato 16 febbraio 2008 - ore 08:49


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Riflessioni ")


MEMENTO VIVERE
"Il diario come pagina di Vangelo"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 16 febbraio 2008, pag. 6

Fragile: è la foglia del fico lambita dal vento, il filo d’erba carezzato dalla brezza mattutina, il cristallo di Boemia che abbellisce l’entrata, l’orologio svizzero che ingioiella il polso, il ciclamino vivace in giardino, la costruzione con i Lego dell’asilo, la collezione degli Swarovski della mamma. Ma fragile è anche la carezza e il bacio, l’amicizia, la stretta di mano e la pacca sulla spalla. Fragile è l’anziano e il soldato, il papà, il nonno e il bambino. Solo i super eroi sono infrangibili! Fragile è la vita stessa dell’uomo. E solo sui “prodotti” che sono tali s’affigge con lo scotch il biglietto: “Attenzione, fragile”. Perché nella fragilità giacciono i lineamenti della bellezza.



Erto, Bilbo, Cesco e Cloud non saranno più semplici nomi, affettuosi travestimenti, teneri ri-battesimi di quattro ragazzi qualsiasi. Martedì pomeriggio la piazza di Camisano richiamava quel pezzo di strada - reso celebre da un Uomo che dichiarò sconfitta la morte - che dal Golgota scende a picco sul sepolcro di Gerusalemme. Il silenzio addolorato, gli sguardi inteneriti, le parole troppo povere in una giornata disturbata solamente da voli di rondini che recano - pure loro silenziose e composte - l’annuncio di un’imminente primavera.
“Gesù, vengo a Te con il mio Angelo. E’ lui che mi accompagna e mi protegge. Sei tu, Angelo, che mi vuoi bene”. Sono parole estrapolate dal diario di Cloud e che il fratello ha regalato come testamento di cui far tesoro. Forse nelle discoteche o nei campi da calcio, lungo le strade, nei pub o nell’oratorio, in classe, seduto sul motorino o ad inseguire qualche ragazza dallo sguardo misterioso…non lasciava trasparire sguardi verso l’Alto. Ma alla sera, giunto a casa, nel diario parlava con il suo Dio. Con l’Angelo. Si tuffava dentro la sua anima. E lì affiggeva gioie e speranze, dubbi e trasalimenti, sorrisi, tristezze e angosce. O, semplicemente, raccontava la sua voglia di vita, la sete dei sogni, la bellezza di inventarsi un futuro. Fragile è l’anima di un giovane! Così fragile che s’affidano i lineamenti ad un diario per il pudore di tratteggiarli in compagnia. “Attenzione, fragile”: solo Dio riesce a tradurre senza tradimenti la composizione che questi ragazzi avevano ideato nel loro cuore.
Hanno rubato l’ultimo applauso donando gli organi: perché la vita chiede vita per continuare ad essere vita.
Con un invito: parlate con Dio!
Usate un diario: forse un giorno potrebbe diventare pagina di vangelo!


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giovedì 14 febbraio 2008 - ore 11:16


Quattro anni fa...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


14 FEBBRAIO 2004 - 2008
"Per non dimenticare un vecchio pirata"






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mercoledì 13 febbraio 2008 - ore 13:43


Collaborazione con Epolis Roma
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"La testimonial che nessuno richiede "

di don Marco Pozza
da EPolis Roma, mercoledì 13 febbraio 2008, pag. 6

Avvolta nel suo scialle nero, discretamente donna, mani stanche a chiudersi e due occhi che impugnano la polvere, i tacchi dei passanti, l’anonimato del mondo. 60 anni o poco più: lineamenti mediterranei, capelli increspati, vestiti laceri. Davanti una sfilza di auto blu, di cellulari caldi, di uomini in giacca e cravatta: è la sede di uno dei due partiti che, a colpi di fucilate reciproche, sta tentando di comperare la torta che sarà messa all’asta il 13 e 14 aprile prossimo. Quando l’aspirante premier esce, lo anticipa una processione di bodyguard che, ovviamente, spostano la signora perché intralcia il traffico. O, semplicemente, macchierebbe gli scontati passaggi televisivi.


Lei, commovente, raccoglie le sue misere reliquie e si sposta dietro la colonna. Troppi corrono dietro all’uomo vestito di nero: lo additano dai vetri della pizzeria e lo chiamano per ricevere un sorriso che, ovvio, è incluso nel “pacchetto” assieme alla scheda elettorale. Lei torna al suo angolo e riposta la ciotola sulle sdrucite scarpe.
Ennesima occasione naufragata. Mi sarebbe piaciuto veder il volto di quella donna – forse madre dalla tenerezza – campeggiare per le vie di Roma in vista delle elezioni. Come testimonial di una coalizione. Forse sarebbe stata nota di speranza per chi, come lei, già trema pensando che quest’anno il Calvario non finirà il 22 marzo, Venerdì Santo, ma si protrarrà fino a metà aprile.
Con il dubbio che nemmeno quel giorno, non solo per lei, ci sarà vera Risurrezione!


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lunedì 11 febbraio 2008 - ore 08:07


Le strategie del cielo
(categoria: " Riflessioni ")


I^ DOMENICA DI QUARESIMA
Satana, vaff...!

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

(Vangelo di Matteo, cap. 4 vv. 1-11)

di don Marco Pozza

Un vecchietto, seduto su una panchina della villa comunale, nota con soddisfazione che molti passanti, giunti vicino a lui, lo salutano e rallentano i loro passi. Alcuni addirittura togliendosi il cappello.
Il vecchietto è commosso e ammirato: mai aveva ricevuto tanti omaggi e persino dagli sconosciuti. Una donna però, giuntagli vicino, si ferma e si mette a pregare, con lo sguardo fisso al di sopra della sua testa. Allora il vecchietto si gira e si accorge che, alle spalle, c’è un’immagine della Madonna. Diventa rosso per la vergogna e la presunzione: sia pure per poco, aveva creduto rivolti a sé gli omaggi che i passanti indirizzavano alla vergine Maria.


Me lo immagino un po’ triste oggi il mio carissimo Cristo! Triste, perché s’accorge che la gente lo segue non tanto per il Pane che promette, ma per lo spettacolo che offre. Guarigioni e conversioni, stupore e incredulità, paralitici che corrono, ciechi che scrutano il cielo e muti che intonano canzoni. E’ alla moda annoverare un amico così. E pensare che nella Galilea del tempo era si Figlio di Dio, ma non significava “figlio di papà”. Mi scoccia pensare che il primo segno che s’inventa appena uscito dalla sua infanzia non è un miracolo, né una parabola. Ma è questo spartire con noi la legge di chi nasce uomo, che si chiama tentazione. Mi irrita ma non mi sconvolge. Non mi provoca scandalo: anzi, m’è di consolante compagnia. Anzi, se guardo i gesti di Satana m’innamoro ancor di più di questo Uomo che sta riscrivendo i passi dell’umano vagare. Perchè mi rendo conto la stupidità ingenua del Principe delle Tenebre. Imbevuto di cecità, dilettante di teologia, psicologo ridicolo conoscerà bene le tecniche per mettere in crisi don Marco, povera creatura impreziosita di limiti; ma di fronte al fascino indecifrabile dell’Infinito, nel mezzo di quel deserto – condizione ideale per smantellare la grandezza di Gesù - impazzisce per la confusione e la stanchezza di un mestiere che si è logorato ripetendosi nei secoli.


Una partita giocata nel deserto! E nel deserto Cristo sembra costretto ad un “esame di coscienza”, costretto a capire se sta scegliendo la sua strada o se era stato scelto per una strada, se era ambizione o obbedienza. E il deserto, dopo quaranta giorni, gli presenta il conto: la fame! L’occasione che Satana avvertiva provvidenziale. “Hai fame? – disse a Gesù con un pigli provocatorio e frustrante - Dì a queste pietre che diventino pane! Avanti, coraggio! Un bel miracolo e tutti gli uomini ti adoreranno!" (Mt 4,6). Un Cristo prestigiatore, un Cristo acrobata sui tetti delle case per sbigottire e sbalordire la folla: questa è l’idea che Satana ha del Messia. Proposte meschine e arroganti, strumenti ridicoli di proprietà di uno che ha compreso male la fisionomia di quest’avventura. Ma vi prego: scrutate l’eleganza nella risposta data da Gesù: non c’è asprezza, non c’è sdegno nelle sue parole. C’è la serenità di un uomo che non ama la mezza misura, un uomo libero, un uomo ottimista, un uomo che sa resistere ai deserti e controbattere ai diavoli: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio…” (Mt 4,4).
Colpo alla gola fallito.


Ma Satana non cede. Lo punzecchia nell’orgoglio: “Converti il mio cuore, ti prego: se riuscirai il resto di cuori sarà un gioco da bambini. Dai: buttati dal pinnacolo. Dai: fallo per me e così chiudiamo la partita”. Lo guarda e gli ricorda una legge: “Sta scritto: non tenterai il Signore Dio tuo…” (Mt 4,7). Perché se l’intelligenza di Satana arriva a citare le Scritture Sacre, Gesù Cristo non è da meno… Due segnali per far capire a quel maldestro avversario di abbandonare quello sproporzionato duello. Ma Satana è sordo, la Bellezza non l’ammalia, l’orgoglio è ferito: continua ad immaginare un uomo comperabile con il fascino delle cose di quaggiù.
Messo alle strette, si gioca il tutto per tutto. Gli rovescia sotto gli occhi l’intero tesoro, tenta di appendergli nel cuore l’intera umanità, rischia di addomesticarlo con il luccichio della banalità: “Io ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni se mi adorerai”. Lo capisci anche tu: Satana potrà mai regalare quello che non è suo? Egli non è il padrone – come qualcuno ha tentato di insegnarci – di foreste, cattedrali, fiumi e giardini – ma ne è l’usurpatore. E’ padrone solo delle bave che noi facciamo di fronte al richiamo di tutto questo. E Gesù si stanca. Lo bracca, lo smantella e lo invita a cedere: “Vattene, Satana”. Un comando, una risposta, un sogno: non quello di preservare la sua incorruttibilità ma di proteggere il mondo in tutta la sua fantasia. Meraviglioso un Dio del genere! Si è lasciato tentare perché non ripetiamo nei suoi confronti le medesime seduzioni, perché non abbiamo a costruire la nostra fede su un’immagine meschina e ridicola di Lui. Ha indossato la nuda libertà di Adamo: per ri-cucire l’errore di un uomo che voleva diventare come Dio, Dio diventa uomo fino a rivestirsi della debolezza della caduta e della seduzione.


Mi strega un Dio del genere! Altro che quella caricatura di Dio che Satana regala al povero Adamo, mezzo nudo e mezzo vestito, nel giardino dell’Eden. Hai visto che Dio gli dipinge? Un Dio tentatore – castratore, che un po’ sadicamente regala all’uomo il godimento per poi negarlo. Quasi a dire: “Adamo, vedi com’è bello tutto ciò?”. E Adamo, appena promosso custode del creato, a rispondere: “Meraviglioso, Signore mio”. E la sferzata sadica di Dio: “Peccato sia proibito!”. Quando invece c’è tutta la tenerezza di Dio in quel racconto. Un Dio che ad Adamo regala il cielo e la terra, il mare, i fiumi e le montagne. Gli alberi, gli arbusti e gli uccelli del cielo. Regala tutto, ma gli mostra anche il cammino per arrivarci! La strada è sconnessa, pericolosa, difficile da indovinare: Cristo ci mette dei guard-rail, delle “barriere protettive”, degli indicatori stradali. Vedi dove s’incunea quel maledetto avversario: ieri, oggi, domani. Fino all’ultimo istante! Ti fa credere che Dio sia perverso e cattivo, geloso e invidioso, maligno e tremendo. Ma la Bibbia è disarmante nella sua puntualità: Satana gli mostra quel piccolo frutto cui aggrapparsi, una mela per godere, un piccolo albero come sogno proibito. Tutto in piccolo, abusivo e riduttivo, mentre Dio ad Adamo dava la possibilità di spaziare nell’intero Giardino. Di più: camminava con lui!


Oggi è veramente il caso di dire. Povero diavolo! Come ci sei caduto! Ma non avevi letto nelle istruzioni che il gioco era al contrario? Era Cristo a tentarti. Ti ha provocato per mostrarti chi era, ma tu non hai retto al gioco, ne sei uscito perdente. Perdente perché vittima anche tu della sindrome di donna Prassede – di cui parla Alessandro Manzoni - la quale “diceva spesso agli altri e a se stessa che tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, che era di prendere per cielo il suo cervello” (A. MANZONI, I promessi sposi, cap.XXV)
Perdente… come sua madre Maria quando lo trovò ancora bambino seduto nel Tempio ad insegnare, come me, come tanti altri… perché di fronte al suo mistero brancoliamo tutti nel buio: peccatori e santi, diavolo e Madonna.
Povero diavolo! O povero me?

"Signore apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode" (Sal 50)
GOD BLESS YOU!
Buona settimana!


***

Stamattina una signora mi ha detto: "Lo sai, don Marco, che sei un bravissimo prete?". E io, con un pizzico d’ironia, le ho risposto: "Lo so, signora. Me lo ricorda ogni mattina il Diavolo".

Tanti auguri alla Donna che non conosce vecchiaia


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domenica 10 febbraio 2008 - ore 07:11


Collaborazione con Il Mattino di Padova
(categoria: " Riflessioni ")


SULLA STRADA DI EMMAUS
"Per un bacio sulla punta del naso..."

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, domenica 10 febbraio 2008, pag. 15

Che trambusto! La lusingai per mesi e mesi, ne studiai i cammini e i movimenti, decifrai i lineamenti e definii i suoi silenzi, feci tesoro dei suoi arrivi e tramutai in sospetto la mestizia delle sue partenze. Poi un giorno persi senno e ragione e fu impresa da principianti conquistarla! Fissatala negli occhi, sulle ali della mia sfacciata sfrontatezza, le dissi: “Ti amo”.
Non aggiunsi altro.


Voi mi rinfaccerete che al prete mal s’addice l’abbraccio di una donna. Che fare? La prima volta che l’incrociai mi stuzzicò il cuore. Ora la sera, con la testa a far capolino dal piumone, mi sembra quasi di toccarla da quanto mi s’appresta, di carezzarla, di stringermela al petto. Che mistero quel corpo: la potenza è incredibile, il suo mistero rasserena. Il suo nome lo scribacchio ovunque. Pur stamane prima di voltar le spalle alla porta le stampai un bacio sulla punta del naso. Esagero con lei. Il suo volto campeggia sul calice, simbolo del mio sacerdozio, a pregar assieme lungo i sentieri di Villa Borghese ci siamo affezionati. La sera, sbucando da sotto le coperte, l’ammiro mentre s’appressa sul mio letto e vicino a lei piango, m’arrabbio, mi stiracchio, mi confido, mi sento forte, piccolo, affettuoso, tenero. Non passa mattino che non le riservi il primo sguardo lanciato dalle postazioni prospettiche del mio cuscino.


Sto confondendo? Ma chi se ne importa: io so che in tutti gli “incroci” pericolosi della mia vita, una donna m’ha preso la mano, m’ha nascosto sotto il suo manto e m’ha scortato con delicatezza, amore e fantasia. E m’avverto fiero che Lei, donna mai s-vendutasi per un sogno da sabato sera, annoti tutto di me: il prete che sbraita e piange, che fa il duro per mal celare la timidezza, che si sente sicuro e pauroso, piccolo e gigante, debole e innamorato, imbronciato e tenerissimo, burbero ma con una carezza a saltellare tra le dita. E questa donna – assolvetemi se scorgete rossore sulle mie gote – che mi stringe a lungo sul suo petto, che m’accarezza se le chiedo una benedizione, che sembra essere sempre lì a tenermi d’occhio, a farmi coraggio, ad interpellarmi: “Come va? Come stai?” Mamma e donna di un prete: come fu mamma e donna di Giacomo di Zebedeo, il primo ucciso da Erode. Di Andrea, massacrato a Patrasso. Di Bartolomeo, di Giuda Taddeo, di Giacomo di Alfeo, di Simone lo Zelota. E poi di Filippo, Pietro, Giovanni!
150 anni domani il cielo di Lourdes ospitò la sua bellezza: ne fu inondato, sconvolto e riappacificato. Venne allagato d’Eterno.
Avercene di donne così!
Maria, da uno a dieci: ma quanto bella sei?


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sabato 9 febbraio 2008 - ore 06:23


Collaborazione con Il VIcenza
(categoria: " Vita Quotidiana ")


MEMENTO VIVERE
"Avanti il prossimo..."

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 9 febbraio 2008, pag. 6

Aveva avvisato con largo anticipo d’essere scandalo in senso etimologico: sasso che fa inciampare, motivo di confronto, pietra miliare per i suoi successori. Così, dopo il fallimento della ditta Cesare Augusto – Erode Antipa - Ponzio Pilato, oggi ne fanno le spese Fitzgerald Kennedy, Napoleone, Giulio Cesare e Garibaldi. Come a dire: avanti il prossimo. Non è fanta-vangelo, ma un sondaggio - dal titolo “Il segreto del successo” - che ha coinvolto 20.000 dipendenti italiani e che ha eletto suo vincitore Gesù di Nazareth. Figura poliedrica Costui: Figlio di Dio e dell’Uomo, falegname e predicatore, amore per la pesca e i pescatori, profeta, sacerdote e servo. Ora un altro titolo: “guru” per aspiranti manager. Il segreto starebbe tutto nel carattere: carismatico e motivatore, lungimirante e ottimista, umile e fermo.
Dal Nazareno attinse pure Bob Briner, celeberrimo economista americano, per comporre un libro ad hoc: “Gesù come manager: gli insegnamenti di Gesù per il business di oggi”. Vuoi riuscire? Basta applicare il Vangelo. La parabola delle vergini chiosa che parte del successo di un capo stia nella preparazione: se inadeguata, sarà fallimentare. La carriera chiede l’audacia del rischio. Chi pensa che Gesù sarebbe stato autore di una filosofia d’affari senza fantasia non ha capito nulla della parabola dei talenti: come manager non bisogna accontentarsi di preservare il patrimonio ma accrescerlo. Per non parlare della scelta dei collaboratori. Anche in questo caso il contratto Gesù - discepoli è modello. Si potrebbe sempre portare il caso di quell’operaio zelota, al secolo Giuda Iscariota, per smontare la tesi. Briner rispose: “Vorrei essere riuscito a scegliere i collaboratori giusti undici volte su dodici”. Dimostrata l’incapacità dell’uomo di eliminarLo per sempre, non resta che intascare e ri-progettare prospetti lavorativi.



Dalla fredda Norvegia annunciano che fare sesso in ufficio migliora le prestazioni. Un elisir: in Italia immaginano già stanze adibite a tale deposito nelle aziende. Sembra sia sempre questione di emozioni da gestire. Visto il genio del Figlio, perché non scommettere sulla potenza della Madre? Non si necessita di chiese negli uffici: basterebbe ricordarsi d’avere un’anima.
150 anni fa a Lourdes una contadina c’ha provato: fu Gloria Eterna!
Nei nostri uffici preferiamo la coppia Toniolo-Garko.
A ragionare diversamente forse qualche azienda non avrebbe chiuso i battenti così in fretta…


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venerdì 8 febbraio 2008 - ore 07:47


Collaborazione con l’Altopiano
(categoria: " Riflessioni ")


SAPOR D’ACQUA NATIA
Avevate ragione: il prete ha bisogno di una donna
Ti amo, Amore mio!


di don Marco Pozza
da L’altopiano, sabato 9 febbraio 2008, pag. 2

Ti conobbi per caso sulla riva del mare. Quella spiaggia che per me significava castelli da costruire, buche da scavare, sogni da abbozzare con le conchiglie, pensieri da smussare sotto la forza d’urto delle onde. Nello scoglio del mio cuore si fissò il tuo volto e più non ebbi pace. Sul molo, una vecchia donna – la mia nonna catechista – mi parlò di te per la prima volta. Mi diresse verso i tuoi occhi, mi fece baciare la punta del tuo naso, mi nascose sotto il tuo mantello. Fu amore a prima vista! Un innamorato di passaggio t’avea scarabocchiato una scritta ardente: “Totus tuus”. A casa parlavo il dialetto, l’italiano era forestiero, del latino non conoscevo ne genitivo, né tantomeno il dativo o il locativo.
Ma c’era poesia in quelle sillabe: lo coglievo!


Cresciuto a pane, giochi e briciole di sogni… m’avvertivo sempre più geloso, sofferente nel cuore, malinconico sul volto. T’avrei voluta tutta per me! Invece, sfogliando i libri di papà, vedevo che per corteggiarti gli uomini sembravano inventarsi follie: cattedrali di marmo e chiesette di montagna, l’esagerazione di Notre Dame e la maestosità di Chartres. M’arrabbiavo quando tra i corridoi di scuola, durante la merenda, sentivo Simone che parlava di te assieme a Duccio di Buoninsegna, Cimabue, Gentile da Fabriano, Lorenzetti, Giotto e Beato Angelico. Non potevo nemmeno vedere Raffaello, Tiziano e Leonardo da Vinci: con i colori sembravano voler trafugare la mia donna. Loro con i colori: Rossini, Verdi, Perosi e Schubert sistemando delle note su di un pentagramma. Come se non bastasse, passeggiando su vecchie mulattiere con il mio nonno, sentivo che, tra compagni di guerra, si rilanciavano una frase: “Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la Provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade…”. Come se non bastassero i poeti, pensavo tra me! Anche gli alpini poggiavano gli occhi su di te. Più ti guardavo, più m’ingelosivo, più m’innamoravo. Papà mi diceva che di te provava paura il dittatore Tito, il governo ungherese, polacco e russo. Chiedevano di te i musulmani in Mozambico (tra l’altro: ogni giorno ancor oggi t’inviano “per raccomandata” la XIX sura del loro Corano). Ti volevano in Inghilterra, negli Stati Uniti d’America: i cristiani separati, gli scismatici, i protestanti. Andavo a catechismo e incontravo gente che per te avea perso il senso della misura, gente che giocava con le parole: Ambrogio di Milano, Agostino d’Ippona, Basilio di Cesarea, Cirillo, Gregorio Magno, Anselmo d’Aosta, Tommaso d’Aquino, Bonaventura da Bagnoregio! Ne controllavo uno, se ne presentavano dieci: e tu eri sempre più bella! Eri umile e alta, eri “più che creatura” (D. Alighieri).
Un giorno t’incontrai da sola a danzare tra le pagine di un vecchio libro chiamato Scrittura Sacra: emergevi come una Venere dalle altezze del cielo, passeggiavi tra le fontane e le viuzze della tua Galilea. Colsi l’attimo. Chiesi d’entrare nel tuo cuore: sapevo che da là nessuno m’avrebbe più fatto paura.
Tu accettasti.

Da quell’istante tu non sei più stata tu.
Non sei più stata Maria di Nazareth.
Per me sei diventata la Bellezza!

150 anni fa t’han visto colorare il cielo di Lourdes, impreziosire i sogni di Bernardette Soubirous. Lourdes era un pugno di case, fra povere terre, colli pirenaici, sentieri sconnessi e campi sterminati. Son passati 30 lustri ma il peso degli anni non osa incurvare le tue spalle. I capelli son quelli di sempre: argentea ti fece tuo Figlio. Gli aranceti profumati, gli ulivi tremolanti e le stelle parlano di Te. Sulle nude rocce o nel calore degli Inferi! Sempre e solo il tuo nome!
Dopo 23 anni d’attesa, oggi te lo dico: Ti Amo, Maria!


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