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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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martedì 17 aprile 2007
ore 16:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Due cuccioli di tigre, nati una settimana fa a Dreamworld, sulla Gold Coast australiana (Epa)
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martedì 17 aprile 2007
ore 14:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 17 aprile 2007
ore 11:48 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I fucili al supermarket Gli Usa, le armi e il potere delle lobby. di Massimo Gaggi
NEW YORK — Lex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, repubblicano molto liberal e persona di solidi principi religiosi (è un mormone che nella chiesa di Salt Lake City ha ricoperto ruoli comparabili a quelli dei vescovi cattolici), per molti anni si è battuto per ottenere controlli più stretti sulla vendita e la detenzione di armi. Fino a qualche mese fa, quando, poco prima di annunciare la sua candidatura alla Casa Bianca, ha cominciato a difendere il diritto dei cittadini di armarsi liberamente e si è addirittura iscritto alla Nra, la potente lobby dei produttori di armi da fuoco.
Stamattina, poche ore dopo la più sanguinosa mattanza di civili della storia americana il Senato di Washington dovrebbe votare una legge (già approvata in Commissione la scorsa settimana) che riduce i pochi vincoli attuali, autorizzando gli americani ad andare al lavoro armati (lasciando, però, fucili e pistole chiusi nelle loro auto). In alcuni Stati leggi come questa, che è sponsorizzata dalla Nra, godono addirittura dellappoggio dellAfl-Cio, la principale confederazione sindacale che ritiene, in questo modo, di proteggere un diritto dei lavoratori (oltre che il posto di chi lavora nella produzione e distribuzione di armi da fuoco).
Lennesima strage in un campus scuoterà lAmerica, forse provocherà reazioni più vigorose che in passato, ma non cambierà la cultura di un Paese che ha la nozione dellautodifesa impressa nel suo Dna e che considera quello di detenere armi da fuoco un diritto inalienabile, protetto dal Secondo emendamento della Costituzione (il cui significato è, peraltro, controverso). È stato così dopo la strage del 99 alla Columbine High School di Littleton, in Colorado — luccisione di 12 studenti alla quale Michael Moore ha dedicato un celebre filmdocumentario — ma anche dopo decine di altri episodi analoghi, pur se con bilanci un po meno drammatici. È di pochi mesi fa la vera e propria «esecuzione» di cinque bambine nella scuola di una comunità amish della Pennsylvania da parte di un squilibrato entrato nelledificio con unarma automatica. Due anni fa sei ragazzi (e quattro adulti) erano morti in un episodio analogo in una riserva indiana del Minnesota.
Una storia che va avanti da decenni: lepisodio più grave, prima del massacro di ieri a Blacksburg, era avvenuto 41 anni fa, nel Texas. Sedici persone furono uccise da un «cecchino» che si era appostato in cima alla torre che domina il campus delluniversità di Austin. E, tra una strage e laltra, una miriade di episodi «minori», ma che comunque testimoniano della facilità con la quale armi, anche automatiche, circolano e vengono usate. Nei pochi mesi trascorsi dalla strage di ottobre nella comunità amish, si sono verificati almeno altri quattro casi in cui studenti hanno ucciso un compagno o si sono suicidati.
Psicologi e sociologi si interrogano smarriti: cè chi parla di violenza repressa di un Paese che discende da generazioni di pionieri abituati a farsi giustizia da soli e che deve fronteggiare le grandi tensioni di una società multirazziale. Cè chi se la prende con la diffusione dei videogiochi violenti (che, però, sono una realtà degli ultimi anni). In ogni caso la violenza perpetrata con armi da fuoco sta diventando in molte parti degli Usa un fatto comune, che non sorprende più. Nelle grandi metropoli come New York laumento della sorveglianza, la durezza nel contrastare il crimine e le azioni di risanamento del tessuto urbano, hanno fatto calare i reati e, in particolare, gli omicidi. Ma nelle zone suburbane e nelle città minori gli episodi di «ordinaria violenza» dilagano. Nei quartieri più poveri si sta creando una sorta di assuefazione alluso delle armi da fuoco: un fenomeno che viene attribuito alla crescente tendenza di molti giovani a usare la violenza per regolare anche controversie piuttosto banali e alla facilità con cui si può ottenere unarma.
I negozi specializzati dovrebbero controllare identità e precedenti penalidegli acquirenti, ma fucili e pistole ormai sono venduti anche in molti supermercati e nelle fiere che si svolgono ogni fine settimana nelle strade di villaggi e città: veri e propri «mercati delle pulci» dellautodifesa dove si può ottenere unarma da fuoco senza dover rispondere a troppe domande.
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martedì 17 aprile 2007
ore 11:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La cioccolata? Molto meglio di un bacio appassionato
LONDRA - Un bacio appassionato? Piacevole. Un buon cioccolatino? Molto meglio. Fa battere il cuore e diffonde una sensazione di eccitazione che dura ben più a lungo di uno scambio di effusioni. La barretta, insomma, batte lamore. Lo sostiene una ricerca britannica - che ha stupito un po anche gli stessi scienziati - scoprendo anche che di fronte al cioccolato uomini e donne perdono la testa allo stesso modo.
Lesperimento è stato condotto su coppie di ventenni. Le loro reazioni fisiche dopo un bacio o un cioccolatino sono state controllate con apparecchiature per rilevare lattività cerebrale e i battiti cardiaci. Ebbene, il coinvolgimento amoroso ha miseramente ceduto di fronte alla soddisfazione fisica indotta dalla cioccolata. In particolare, il momento in cui si scioglie sulla lingua. E anche il bacio più focoso scambiato fra due innamorati non è riuscito ad eguagliarne le sensazioni.
"Ci aspettavamo che la cioccolata - specialmente quella fondente - aumentasse i battiti cardiaci perché contiene sostanze altamente stimolanti. Ma sia la durata della stimolazione che i potenti effetti sulla mente, quelli non ce li aspettavamo" ha detto al quotidiano scozzese The Scotsman il dottor David Lewis, psicologo, che ha condotto la sperimentazione.
Lo studio della Middlesex University ha visto coinvolte sei coppie eterosessuali di ventenni, che hanno una relazione romantica. Ad ognuno di loro è stata controllata la frequenza cardiaca e una serie di elettrodi collegati al capo hanno permesso di rilevare lattività elettrica nel cervello. Ecco il test: una barretta di cioccolato da spezzare e far sciogliere in bocca, per registrarne le stimolazioni e metterle a confronto con quelle provocate da un bacio appassionato al proprio partner.
Beh, non cè stata storia. Nel momento in cui la barretta si scioglie, il cervello riceve una stimolazione molto più intensa e duratura rispetto a un semplice bacio. Non solo: il cuore batte più in fretta e più a lungo, passando in media da 60 a 140 battiti al minuto. Una vittoria del cioccolato "a mani basse", come lha definita il dottor Lewis, che dirige una società di ricerca privata, The Mind Lab.
I romantici ci resteranno male, ma qualcuno ha accolto con particolare gioia i risultati del test: la Cadbury, il cui cioccolato è stato usato nellesperimento. Una miscela di cacao puro al 60 per cento, molto simile a quella usata esclusivamente per la famiglia reale. Che, per la felicità dei ventenni e non, sarà presto lanciata sul mercato con il nome di Deeply Dark.
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lunedì 16 aprile 2007
ore 19:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Unicef, offensiva su internet: un gioco per difendere i ragazzi TULLIA FABIANI
Un cruciverba per navigare su Internet senza rischi. Un gioco per rassicurare tutti i genitori mentre osservano i propri figli davanti al computer; e per garantire a bambini e ragazzi che vanno alla scoperta del web di non incappare in brutte sorprese. Le aspettative di migliorare il mondo digitale e la sua fruizione, in particolare quella dei minori, sono alte. E proprio a tali attese risponde il progetto voluto da Microsoft Italia e Unicef Italia, in collaborazione con la Polizia Postale e con il patrocinio del Ministero delle Politiche per la Famiglia, pensato per garantire una navigazione sicura a milioni di bambini e adolescenti.
Le caratteristiche del progetto. La "Missione Internet Sicuro!", come è stata chiamata, si rivolge a 1000 scuole secondarie di secondo grado in tutta Italia e a decine di migliaia di studenti, ai loro insegnati e ai loro genitori. L’idea è quella di un gioco educativo: un cruciverba appunto che permetterà ai ragazzi delle classi prima e seconda dei diversi istituti, con l’aiuto dei docenti, di comprendere rischi e opportunità del web. Oltre a far cimentare gli studenti con le domande e le risposte del cruciverba, l’insegnante potrà poi approfondire le tematiche della sicurezza in Internet con percorsi formativi gratuiti e materiale multimediale (scaricabile dal sito www. apprendereinrete. it). Alle classi che hanno risolto il quiz, e identificato la parola chiave del cruciverba, l’opportunità poi di partecipare fino a giugno al concorso online per vincere due dei dieci computer messi in palio da Microsoft .
Le aspettative. Un modo dunque per fare della Rete un oggetto di didattica, che è piaciuto al Ministero delle Politiche per la famiglia. "Benvengano, nella scuola, progetti dedicati al mondo di Internet - afferma il Sottosegretario Maria Chiara Acciarini - progetti, sono certa, da cui trarranno beneficio non solo gli studenti ma anche gli insegnanti e i genitori". Alla volontà di "avvicinare il mondo degli adulti a quello dei più giovani" si unisce infatti la necessità delle misure destinate a promuoverne un consumo consapevole e informato dei mezzi di comunicazione .
"Bisogna fare attenzione quando Internet viene usato come strumento per amplificare problemi della società - spiega Marco Comastri, Amministratore Delegato di Microsoft Italia - va cambiato il modo in cui i bambini possono usare certe informazioni, come ad esempio pubblicare immagini o video, e vanno aiutati gli stessi educatori a spiegare come utilizzare al meglio le potenzialità della Rete". Da qui la necessità di fornire strumenti concreti e orientamenti didattici sul tema dei diritti dell’infanzia e la scelta della partnership tra la campagna sociale di Microsoft (SicuramenteWeb), e l’Unicef, che da tempo si rivolge al mondo della scuola. "Internet è sempre più diffuso e aumentano i rischi - nota Antonio Sclavi, Presidente dell’Unicef Italia - ci sono messaggi che possono carpire l’interesse del bambino e portare ad azioni di pedopornografia. Con questa iniziativa si vuole perciò rafforzare la capacità dei bambini e degli adolescenti di leggere e capire bene i messaggi. Comprendere i rischi, ma anche le opportunità della rete. E garantire tutele". Al riguardo in termini di protezione c’è l’intenso e difficile lavoro che sta facendo la Polizia Postale".
I dati della Polizia. Finora sono stati più di 250 mila i siti analizzati, 155 quelli chiusi, più di 3500 le persone denunciate per pedofilia online. "Lo scambio, il commercio, la diffusione di materiale pedo-pornografico sulla rete internet - ricorda Marco Valerio Cervellini, responsabile per la Polizia Postale e delle Comunicazioni dei progetti di educazione alla legalità e navigazione sicura dei minori sulla rete internet - hanno evidenziato la necessità di adottare una serie di comportamenti a livello familiare per ridurre i rischi". Ecco allora l’adozione, nell’ambito del progetto, di un linguaggio semplice ma esplicito, adatto alle diverse fasce di età; e "l’intenzione di lavorare anche sul tema dell’educazione alla legalità, che vede spesso i minori attori principali di reati sulla rete".
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lunedì 16 aprile 2007
ore 14:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Scuola, è vietato ammalarsi: mancano i soldi per i supplenti di SALVO INTRAVAIA
Ultimi due mesi di scuola senza supplenti? Sembra proprio di sì. Mancano i soldi per pagare i supplenti e i dirigenti scolastici devono arrangiarsi come possono. In questi giorni, gli alunni disabili restano sovente senza insegnante di sostegno. I bambini e i ragazzini vengono smistati come pacchi nelle altre classi e gli studenti delle superiori sono sempre più spesso costretti a saltare alcune ore di lezione: accorciano la giornata scolastica o entrano qualche ora dopo linizio canonico delle attività scolastiche.
Lunica speranza è che in questi ultimi due mesi di scuola maestre e prof godano di ottima salute. Insomma, che nessuno si ammali. La situazione è davvero drammatica soprattutto per i dirigenti scolastici che non sanno quello che fare quando la mattina arriva la notizia di un docente in malattia. Stessa situazione da Milano a Palermo. Ma non è meno difficile per alunni costretti a transumanze quotidiane e ragazzini disorientati da continue interruzione della continuità didattica e con programmi svolti a metà. Come al solito, in questi casi, sono i più deboli a pagare dazio.
"La situazione è precipitata - dichiara Massimo Di Menna, leader della Uil scuola - quando il ministero ha comunicato ai dirigenti scolastici il nuovo meccanismo di calcolo del budget per pagare i supplenti. Da quel momento in poi, non nominare il supplente è diventata una pratica diffusissima oltre che illegittima". Dallo scorso febbraio direttori didattici e presidi sono andati in pallone. Quando manca il docente titolare "smembrano le classi o cancellano le compresenze". "I dirigenti scolastici - aggiunge Di Menna - sono diventati tanti piccoli ragionieri trasformando in troppi casi la scuola in servizio di assistenza anziché attività didattica vera. E, così, lintero sistema scolastico sta andando in tilt".
"Tutti i giorni - osserva Enrico Panini, segretario generale della Flc Cgil - viene messo in discussione il diritto allo studio in migliaia di classi". Il perché è presto detto. Negli anni del governo Berlusconi le risorse per le cosiddette supplenze brevi - quelle di pochi giorni, al massimo qualche settimana - sono state abbondantemente ridotte: nel 2004 il budget era di 889 milioni di euro ridotti a 598 nel 2006. Somma che è stata ulteriormente ridotta con la Finanziaria 2007 passando - secondo lUfficio studi della Cgil - a 573 milioni. In buona sostanza, in appena tre anni sono letteralmente spariti 216 milioni. Le scuole, per non farsi pignorare computer e scrivanie, hanno tamponato pagando i supplenti con fondi destinati ad altre attività ma hanno accumulato debiti per 500 milioni di euro. E questanno è arrivata la novità del cosiddetto "capitolone" che raggruppa tutti i finanziamenti alle scuole in unico capitolo.
Allinizio, la cosa sembrò positiva perché le scuole ricevono in ununica soluzione i finanziamenti che prima provenivano da diverse fonti ma, ancora una volta, le risorse hanno subito un taglio. Per le supplenze brevi e saltuarie nelle scuole elementari e materne sono previsti 450 euro a docente che diventano 150 per la scuola media e superiore. Comè andata con le nuove regole varate dal ministro dellEconomia, Tommaso Padoa Schioppa - lo raccontano gli stessi presidi. "In provincia di Milano, ma più in generale in Lombardia, si sta prospettando una situazione estremamente preoccupante", hanno scritto qualche settimana fa al ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, un gruppo di dirigenti scolastici milanesi. "Per fare un esempio concreto - si legge - : alla scuola di (...) spetterebbe un massimo di 86.200 euro. La spesa per le supplenze per il 2006 è stata di euro 190 mila e per il 2007 si può prevedere una sostanziale conferma del trend. E evidente quindi che i finanziamenti assegnati bastano a poter pagare gli stipendi solo per pochi mesi. E casi come questo sono molto diffusi, soprattutto nelle scuole primarie e negli istituti comprensivi. Dobbligo la domanda: cosa farà il dirigente scolastico una volta esaurite le somme assegnate? Non chiamerà più i supplenti dividendo gli alunni delle classi scoperte in altre classi tutti i giorni della settimana con evidente compromissione delle attività didattiche e creando una situazione di caos permanente nella scuola? Oppure continuerà a stipulare contratti di lavoro sapendo di non avere i fondi necessari per corrispondere gli stipendi al personale supplente temporaneo? E chi li pagherà? E quando?".
Anche in Toscana i capi distituto hanno messo nero su bianco le loro difficoltà. Lo scorso 5 aprile 53 dirigenti scolastici di Firenze hanno inviato una nota al ministro. "Il budget per le supplenze brevi risulta assolutamente insufficiente. In moltissimi istituti nonostante le strategie attivate dai dirigenti la somma prevista è stata già spesa. Si ritiene opportuno lo scorporo delle supplenze effettivamente brevi da quelle lunghe quali le maternità e prevedere per questultime che il pagamento sia effettuato dal ministero dellEconomia". Già perché nelle supplenze brevi sono conteggiate anche quelle, che spesso arrivano fino a 8 mesi, per sostituire le insegnati per maternità o quelle per lunghe malattie del titolare. Assenze che fanno saltare tutti i calcoli e mettono nei guai le scuole. In questo clima di generale caos due novità suonano come buone notizie. Il ministro Fioroni - conclude Di Menna - ha chiesto a Padoa Schioppa di gravare le indennità per maternità allInps mentre per il pagamento dei supplenti, oltre al budget massimo previsto da viale Trastevere - è stato messo su un fondo perequativo che sarà distribuito i relazione alle necessità documentate dalle scuole". Servirà, tutto questo, a risolvere i problemi?
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lunedì 16 aprile 2007
ore 12:14 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«Sparate ai neri, come nel Bronx» Germania, video scandalo di un istruttore di reclute diffuso su Internet. di Paolo Valentino BERLINO — Il videoclip è di cattiva qualità. Ma nonostante la cattiva definizione delle immagini, si vede e soprattutto si sente chiaramente listruttore della Bundeswehr spiegare lesercitazione a un gruppo di reclute in tuta da combattimento. Nella prima parte del filmato, ha detto ai ragazzi che dovevano immaginare di essere alle prese con dei terroristi, i quali avevano appena dirottato un aereo. Quelli hanno seguito per filo e per segno le istruzioni e alla fine lui si è congratulato: «Molto bene, i terroristi sono morti». Ora cè una nuova situazione demergenza ipotetica da affrontare: «Siete a New York, nel Bronx — dice testualmente listruttore —. Un furgoncino nero si ferma proprio di fronte a voi. Tre afroamericani scendono e insultano pesantemente vostra madre. Dovete reagire. Ogni volta che premete il grilletto voglio sentirvi gridare forte "motherfucker"». Il filmato si concentra quindi su un soldato, che esegue lordine con grande trasporto, incoraggiato dal superiore. È di nuovo nella bufera per le ragioni sbagliate, lesercito federale tedesco. Scovato sulla rete dal settimanale Stern, il video incriminato, della durata di circa un minuto e mezzo, ha fatto già il giro del mondo e sollevato lennesima ondata di reazioni indignate e di proteste. Soprattutto negli Stati Uniti, dove il sindaco del popolare quartiere newyorkese, Adolfo Carrion, si è detto rattristato per lincidente, chiedendo le scuse dei vertici militari. Lepisodio, secondo Carrion, conferma la necessità che la Bundeswehr faccia molto di più per leducazione dei propri soldati: «È chiaro come questa gente non sappia nulla degli afroamericani e del Bronx».
Anche il governatore dello Stato di New York, il democratico Eliot Spitzer, è intervenuto nella vicenda, auspicando che lincidente non rifletta le pratiche abituali dellesercito tedesco. In unimmagine del video, listruttore che impartisce ordini razzisti. Accanto a lui, un soldato spara con trasporto Ma è proprio questo il punto al cuore dello scandalo. Intervistato dallAssociated Press, il tenente colonnello Juergen Rose, che guida la Darmstädter Signals, associazione di soldati critici verso lattuale vertice militare, ha infatti dichiarato che «non si tratta affatto di un caso isolato». Secondo Rose, «da troppi anni nella Bundeswehr abbiamo una lunga lista di cosiddetti casi isolati». Il video scoperto da Stern è stato girato nel luglio 2006. Un portavoce dello Stato maggiore ha detto ieri che uninchiesta interna è già in corso e che porterà probabilmente a misure disciplinari nei confronti di due istruttori. In ogni caso, lufficiale del video sarebbe già stato allontanato dalla caserma dove prestava servizio, senza tuttavia essere stato ancora sospeso. «La Bundeswehr prende la vicenda molto sul serio», ha spiegato il portavoce. Lincidente del video segue a ruota linfortunio politico, sicuramente più grave, che vede coinvolto il premier cristiano-democratico del Baden Württemberg, Günther Oettinger, autore di una discussa commemorazione di un suo predecessore, Hans Filbinger, ex giudice nazista, autore di numerose condanne a morte per ragioni politiche, che nel Dopoguerra riuscì a nascondere il suo passato e a far carriera nella Cdu. Oettinger, che ieri si è scusato ufficialmente, ne aveva incautamente tessuto le lodi, addirittura definendolo un oppositore del nazismo, beccandosi per questo critiche da tutti i leader politici, inclusa quella molto dura della cancelliera Angela Merkel.
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lunedì 16 aprile 2007
ore 10:48 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 13 aprile 2007
ore 16:26 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le chiamano "le sette sorelle" e in questa immagine, appena inviata dal telescopio spaziale Spitzer, sembrano galleggiare su un letto di nuvole. Sono le Pleiadi, stelle distanti più di 400 anni luce nella costellazione del Toro. Proprio in questo periodo, possono essere osservate appena al di sopra di Venere
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venerdì 13 aprile 2007
ore 12:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Alcol, si beve già a 11 anni. «Basta spot in tv»
ROMA — Bevono non perché piace, ma perché «è una figata». Perché mostrarsi fuori dal bar con bottiglia in una mano e sigaretta nellaltra aiuta a stare nel branco e a non sentirsi normali. Meccanismi psicologici sfruttati ad arte negli spot che mostrano una gioventù bella, spensierata, vincente. Sullo sfondo marchi di drink alcolici. E che funzionano, visto laumento dei bevitori tra i giovanissimi e soprattutto tra le ragazzine. Tanto che il governo vuole mettere un freno. Anche perché, secondo lOms, i morti per alcol in Italia sono 25 mila allanno, 7 mila dei quali donne.
PERICOLI — Dopo i ripetuti allarmi lanciati da esperti e operatori di servizi, sembra che questo governo sia davvero intenzionato a imporre regole etiche al mondo della comunicazione. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, ha annunciato larrivo in Consiglio dei ministri di una legge che limiterà la pubblicità degli alcolici in televisione e sui giornali. Verranno imposte inoltre etichette che avvertono dei pericoli legati allabuso. «Vogliamo puntare su una grande campagna di informazione su rischi e danni alla salute — ha detto Ferrero —. È possibile arrivare ad una legge che limiti, o abolisca del tutto, la propaganda scorretta, subdola. La società di oggi spinge ad andare al massimo in ogni situazione e lalcol è uno dei mezzi per sentirsi allaltezza. È ora di uscire da questa pazzesca ipocrisia e aprire una discussione nellopinione pubblica per combattere il fenomeno». Doveva esserci anche Livia Turco, titolare della Salute, alla presentazione dellAlcol prevention day organizzato dallIstituto Superiore di Sanità. Se non avesse cancellato lappuntamento per motivi personali avrebbe ricordato il piano governativo sulla correzione degli stili di vita presentato qualche settimana fa.
MODA — «Se si vuole invertire la tendenza occorre far comprendere cosa significa bere troppo. È unabitudine che può trasformarsi in dipendenza e uccidere», non va per il sottile Linda Laura Sabbadini, direttore centrale Istat, nel commentare gli ultimi dati su abuso di alcol e binge drinking. Tre le criticità: il consumo in età precoce, laumento delle ubriacature, il fuori pasto. Il 70% dei ragazzi dagli 11 anni in su hanno provato almeno una volta negli ultimi 12 mesi il gusto della bottiglia. Quasi la metà tra 11-15 anni sono già clienti abituali di bevande alcoliche. Tra 11 e 17 anni prevale la birra, seguita dalla triade aperitivi-superalcolici-amari, il vino è il meno richiesto. Classifica leggermente invertita nella fascia che va dai 18 ai 24 anni. Il vino resta ultimo, seconda la birra, al primo posto gli altri prodotti. Nella fascia 14-17 anni, la percentuale di chi beve lontano dai pasti è passata dal 12,6% del 98 al 20,5% dellanno scorso. E la crescita maggiore riguarda le ragazze: quasi raddoppiate: dal 9,7 al 16,8%.
STILI — La popolazione dei consumatori è rimasta sostanzialmente invariata tra 98 e 2006, non altrettanto le abitudini. I giovani hanno appuntamento fisso con lubriacatura del fine settimana, si beve fuori pasto e altre bevande. Spesso sono i genitori a dare il cattivo esempio. Lalcol viene considerato innocuo. E invece è gravemente dannoso specie prima dei 15 anni (manca lenzima per metabolizzare) e dopo i 70, quando si esagera (massimo un bicchiere di vino al giorno).
REAZIONI — Apprezzano ma non si illudono gli alcolisti anonimi. «Liniziativa di Ferrero è encomiabile, ma non è la prima e non sarà lultima. La legge non passerà, troppe resistenze interessate», è pessimista il presidente dellassociazione, Maurizio M. E Dorina Bianchi (Dl), propone lavvio di campagne choc anche nelle scuole e il potenziamento dei centri di cura. Contraria Donatella Poretti (Rosa nel Pugno: «È un divieto assurdo che nulla farà per una concreta soluzione del problema».
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