"Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede
nell’amore che non abbiamo donato. L’amore che doniamo è la sola ricchezza
che conserveremo per l’eternità" [Gustavo Rol]
My videos
The Party: michelONE
My photos: MsnSpace
(questo BLOG è stato visitato 11378 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
lunedì 12 marzo 2007 - ore 16:42
OGGI VA COSI’
(categoria: " Pensieri ")
Non si può avere sempre la moglie piena e la botte ubriaca…è così il detto? non ha importanza. Ci sono giorni in cui vorresti impadronirti della vita di qualcun altro e trovarti in un altro paese, parlare un’altra lingua, inseguire altri sogni. Giorni un po’ malinconici, giorni vissuti a metà, in cui la mente sembra un tizzone ardente intrappolato dentro a un cubo di ghiaccio. Il sole non mi sembra caldo come ieri, non ho voglia di ascoltare la mia canzone preferita, né di guardare una puntata di Scrubs. Quello che ho scritto ieri non mi piace già più, e i progetti futuri sembrano di colpo insensati, futili perdite di tempo. E il motivo qual è? Eh..vai a saperlo..
Mentre mi arrovello alla ricerca dell’arcana ragione di questa inaspettata malinconoia apro il frigo agognando una Redbull ghiacciata: chissà che il sacro mix caffeina-taurina mi dia quell’energia sufficiente a spiccare un volo pindarico e sorvolare sulle momentanee inquietudini odierne. Macchè, trovo solo una Peroni già aperta e per giunta calda (cazzo ha sto frigo..). Poiché una volta ho sentito dire che chi si accontenta gode afferro la birra e inizio a sorseggiarla avidamente, riflettendo sui non-sense della società in cui viviamo e chiedendomi se esiste al mondo qualcosa di più schifoso di una birra calda. Cogito invano sul divano, con la birra in mano ascoltando Albano. Ma non riuscendo a trovare il bandolo della matassa mi rassegno all’idea di lasciare la matassa così, senza bandolo, e decido di far buon viso a cattivo gioco e accettare di buon grado, facendo spallucce, la misteriosa eclissi neuronale che si ostina a oscurare i miei pensieri.
La crema al riso Muller non mi fa alcuna voglia, l’appuntamento dal dentista non mi spaventa e le barzellette della Famiglia Cristiana mi fanno ridere.
Pazienza, oggi va così.
LEGGI I COMMENTI (16)
-
PERMALINK
venerdì 9 marzo 2007 - ore 13:57
NUVOLE SPARSE
(categoria: " Riflessioni ")
E’ nuvoloso oggi, qui nella Via Lattea. Lo era anche ieri, lo sarà pure domani. Nuvole ovunque, sopra, sotto, dentro e fuori. Non parlo di masse visibili di acqua sotto forma di goccioline che per leccessiva leggerezza sfuggono alla forza gravitazionale restando nellatmosfera. Parlo di ammassi informi di diversa entità e dimensione che regolarmente si frappongono fra noi e la luce, oscurando la visione del nostro immediato futuro, sfuocando le conseguenze delle nostre azioni.
Riuscirò a laurearmi entro dicembre? Rimanere o accettare il nuovo lavoro? Funzionerà la nuova dieta? Ce la farò a pagare i debiti? Acciufferanno Bin Laden?
Domande senza risposta, dubbi, indecisioni. Ogni giorno lastricano il nostro quotidiano percorso di vita rendendo incerto il passo, svuotando il bicchiere mezzo pieno e facendo vacillare anche quelle che fino a ieri ci sembravano verità incrollabili: il Sole che ruota attorno alla terra, i gusti sessuali di Cecchi Paone, la cecità delle talpe.
Mai dare niente per scontato, rimettere sempre tutto in discussione, discutere per ottenere uno sconto: sono regole base per un’esistenza più ricca e performante. Le certezze su cui possiamo davvero contare sono sempre meno, e dunque diventa fondamentale imparare a convivere con la precaria stabilità di un mondo che corre troppo veloce, rendendo impossibile un adeguamento istantaneo alle sue stravaganti evoluzioni e ai suoi dicotomici progressi. La macchina sta correndo ma non c’è nessuno al volante: questa è la sensazione che provo sempre più frequentemente leggendo le notizie di attualità che settimanalmente vengono pubblicate su Topolino. Matrimoni fra cow-boy gay, gigantesche parabole per captare gli sms alieni, reggiseni automodellanti, i primi cepu-laureati che inviano i loro cepu-curriculum credendo che esistano dei cepu-lavori, il buco dell’ozono che si sta chiudendo, il buco nelle casse dello Stato che si sta allargando, il postino elettronico che non suona mai 2 volte, donne che diventano uomini e si accoppiano con uomini diventati donne, Tv al plasmon, Luca Giurato. Che poi non dobbiamo dimenticarci che la potenza è nulla senza controllo, e se non ci credete chiedetelo a Giucas Casella, che ha perso l’uso dei piedi nell’ultimo dei suoi famosi esperimenti pirobatici.
Credo che le nuvole ci saranno sempre, disseminate qua e là, a sbiadire l’ottimismo e ad eclissare le rosee speranze di chi sta inseguendo un sogno, piccolo o grande che sia. Ma non mi lascerò terrorizzare dal buio improvviso o da una pioggia gelida e pungente, perché so bene (l’ho letto su Topolino) che oltre quella densa coltre scura c’è la distesa verde su cui correvo spensierato da bambino, e il tramonto rosa che mi faceva pensare allo zucchero filato, e quel sole caldo che passando attraverso la mia lente di ingrandimento faceva dei forellini bruciacchiati sul poster degli 883.
Non me ne starò con le mani in mano ad ascoltare il Colonnello Giuliacci e ad aspettare che il tempo cambi; non far nulla per paura di sbagliare è la più stupida delle illusioni. Dunque correrò i miei rischi, perché preferisco il mare in tempesta alla calma piatta, e affronterò con fiducia le altalenanti ondate di inquietudini che accompagneranno ogni mia scelta futura.
Io, in ogni caso, mi metto gli occhiali da sole.
LEGGI I COMMENTI (3)
-
PERMALINK
mercoledì 7 marzo 2007 - ore 13:58
remember
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non ricordo la prima cosa che mi hai detto,
né il vestito che indossavi al nostro primo appuntamento.
Non ricordo il nome della via in cui abitavi,
e nemmeno il colore delle pareti della tua camera.
Ho dimenticato qual è il tuo piatto preferito
e anche la parola buffa che ti faceva tanto ridere.
Non so più perché abbiamo litigato quel giorno al mare,
e non ricordo neppure quando abbiamo smesso di volerci bene.
Ma l’espressione dei tuoi occhi, quando si perdevano nei miei, la ricordo perfettamente.
LEGGI I COMMENTI (6)
-
PERMALINK
lunedì 5 marzo 2007 - ore 17:54
STANCO? ABBASTANZA, GRAZIE.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sì, sono abbastanza stanco dei dossi stradali e dei semafori che diventano rossi dopo 7 secondi. E sono abbastanza stanco di quelli che si affiancano alla mia auto e mi guardano, specie se io sono da solo e loro in 5, peggio se sono poliziotti (che hanno il coltello dalla parte del manico), e peggio ancora se sono poliziotti gay (che in questo caso il manico non è quello del coltello..).
Sono anche un po’ stanco dei pseudo-amici che incontro casualmente nei locali e mi salutano con un caloroso “Ciao carisssssimo!” col sorriso Durban’s a 47 denti e ripetute pacche sulla spalla, e dopo 2-3 frasi circostanziali riguardanti un argomento a scelta fra meteo/calcio/grandefratello mi liquidano con un fantomatico “Ci vediamo dopo!”. Dopo???? Dopo quando??? Ma se hai fatto fatica a dirmi 4 parole di fila, perché mai dovremmo fermarci a parlare ancora se dovessimo reincontrarci in un altro angolo del locale? Lo so, è un modo di dire, si dice così tanto-per…ma sono abbastanza stufo anche dei modi di dire.
E come la mettiamo con quelli che ti fermano per strada chiedendoti di compilare un brevisssssimo questionario di 248 pagine (fronte retro) e poi ti costringono (ti punterebbero una pistola alla tempia se ne avessero una) ad abbonarti a riviste tipo “Monete antiche” o “Alla scoperta del magico mondo degli origami”. Se sei davvero sfortunato ti ritrovi iscritto a corsi di “Memory training per sviluppare una memoria infallibile”, che poi se chiedi al tipo che ti ha circuito quanto costa il corso ti dirà che non se lo ricorda. Perché i più bravi usano l’ipnosi per farti firmare le loro carte, e allora succede che senza renderti conto diventi un adepto di Scientology o un membro del “Circolo di cucito della sacra scuola di Okuto”, e il contrattino che hai firmato prevede una clausolina che ti lega a quell’associazione per i prossimi 50 anni con pagamento di una quota annuale direttamente proporzionale al numero delle liti di Sgarbi in Tv.
E poi sono stufo dello spam, di Albano, del canone RAI, dei pizzaioli che mi bruciano la pizza, dei pesci rossi che muoiono dopo 5 giorni, della coca sgasata, della carta che si inceppa nel fotocopiatore, dei reality show, dei baristi che servono da bere a tutti tranne che a me, dei calzini spaiati, dei cinesi, della talpa che vive nel campo da calcio dove gioco, degli errori irrecuperabili di Word, della lentezza della cassa veloce, dei CD che saltano e dei governi che non saltano, di quelli che sanno sempre tutto, delle olive negli spritz.
E di molte altre cose.
LEGGI I COMMENTI (24)
-
PERMALINK
lunedì 5 marzo 2007 - ore 13:24
Non posso che concordare con Woody Allen..
(categoria: " Riflessioni ")
<< La vita l’avrei voluta vivere al contrario. Tanto per cominciare sarei nato morto, e così tricchete tracchete il trauma era già bello che superato.... Quindi mi sarei svegliato in un letto di ospedale apprezzando felice il fatto che miglioravo giorno dopo giorno.... Poi mi dimettevano perchè stavo bene, e la prima cosa che avrei fatto è andare in posta a ritirare la mia corposa pensione, e me la sarei goduta al meglio. Col passare del tempo, le forze aumentavano, il fisico migliorava, le rughe scomparivano....avrei iniziato a lavorare, e il primo giorno mi avrebbero regalato un orologio d’oro. Lavoravo quarant’anni finchè non ero così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.... Quindi sarebbe stato il momento di andare di festino in festino, bere, giocare, fare sesso e di prepararmi per iniziare a studiare. Poi avrei iniziato la scuola, giocato con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non fossi stato bebè....Quando ero sufficientemente piccolo, mi sarei infilato lì, in un posto che ormai avrei conosciuto molto bene. Gli ultimi 9 mesi li avrei sicuramente passati flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno mi rompa i coglioni. E alla fine avrei abbandonato questo mondo in un orgasmo... >>
LEGGI I COMMENTI (1)
-
PERMALINK
giovedì 1 marzo 2007 - ore 18:25
SUGGESTIONI DI UN INVERNO MANCATO
(categoria: " Riflessioni ")
Un inverno che si è fatto attendere a lungo, neanche fosse Godot, mi ha lasciato strascichi di gioie inespresse e frammenti di riflessioni inconcludenti. E non è ancora finito, sempre che sia comincitato.
Miti nottate alla luce di stanchi lampioni, a far risuonare i miei passi sui ciottoli del centro patavino, pensando che mai avrei immaginato, qualche settimana prima, di poter indossare le maniche corte in gennaio.
Le stagioni si son scambiate i panni, e come se esistesse una magica corrispondenza fra temperature e sentimenti penso, con sollievo, che la serenità che provo mancava all’appello da tanto, troppo tempo. Era andata a nascondersi, forse tra i nembostrati mentali, più probabilmente sotto i blocchi di ghiaccio arenati ai bordi del mio cuore assonnato.
E’ ricomparsa, o è più giusto dire riemersa.
Dodici lunghi mesi di proiezioni fisiche e mentali su nuovi livelli di comportamento, accettando improbabili sfide perse in partenza e abbracciando tortuosi ragionamenti destinati a soffocare ogni rassicurante certezza preesistente. Scuotere la cattedrale dalle fondamenta: triste ma necessario.
Comodo nelle scarpe da tennis sorseggio pacatamente il mio drink, rapito dal movimento morbido e ipnotico delle labbra che stanno parlando, a pochi centimetri dal mio viso, raccontando di luoghi inesplorati e chimere da inseguire. Il contrasto così netto fra la mia tranquillità e la sua irrequietudine ci pone al centro della scena, spostando su di noi luci e ombre di quel locale fumoso. Ma a suo tempo avevo imparato la lezione. Non avrei più ripetuto gli stessi errori, ne ero sicuro.
Qualcuno cantava che “si muore un po’ per poter vivere”. Io dico che per trovare la serenità devi prima esserti trovato faccia a faccia con la solitudine, e aver giocato a poker con la desolazione più cupa, perdendo la mano più importante.
La felicità è sì dietro l’angolo, ma trovare la forza di svoltare quell’angolo è difficile quanto spazzare via le nuvole con un soffio. Se però hai dovuto arrampicarti per ore e ore, e giorni e mesi, per risalire in superficie e respirare di nuovo un po’ d’aria pura, allora i tuoi polmoni avranno la forza di soffiare via anche le nubi più dense e nere che oseranno oscurare il sole.
COMMENTA (0 commenti presenti)
-
PERMALINK
martedì 27 febbraio 2007 - ore 14:02
CHE MONDO SAREBBE..
(categoria: " Riflessioni ")
..se il genere femminile avesse la capacità di dire le cose chiaramente, senza DARE PER SCONTATO il 60-70% (a seconda del periodo del mese) delle cose che ritengono più importanti, quanto più facile sarebbe la vita di noi uomini? Forse anche troppo facile, non ci sarebbe più gusto, però probabilmente riusciremmo a campare fino a 115 anni. Anche 130 se imparassero a chiedere scusa quando sbagliano, e invece il più delle volte non lo fanno, nemmeno quando è così palese, ovvio, evidente, lapalissiano, dimostrato matematicamente, comprovato da test scientifici e perizie balistiche che la colpa è loro. Sarebbero in grado di spararti a una gamba perché hai dimenticato di abbassare la tavoletta e poi, puntando la pistola ancora fumante in direzione della coscia spappolata, chiedere con angelica ingenuità: “Ehi ma che diavolo hai combinato?”
Che mondo sarebbe se, quando montano in macchina, chiedessero subito di abbassare il volume della musica perché hanno mal di testa. “Oh amore, mi dispiace..certo la abbasso subito! Vuoi che la spenga?” – “Non serve tesoro, basta che la abbassi un po’.” Sarebbe semplicissimo, come rubare una playstation a un bambino. E invece no! Soltanto dopo 47 chilometri scopri, cadendo dal pero, che se fino a quel momento avevi di fianco la persona più scorbutica e irritabile dell’intera Via Lattea, che non ha perso occasione per insultarti gratuitamente per futili motivi e per sottolineare svariate volte i tuoi 10 peggior difetti, è perché sei una testa di cazzo che tiene alto il volume della radio nonostante lei abbia un’emicrania del 8° grado della scala Aulin. Il mal di testa non è come il gesso a un braccio, o una protesi in carbonio: non basta uno sguardo per capire che c’è.
Ma non vogliatemene, sappiate che non considero le modifiche genetiche al cervello femminile il modo più semplice ed efficace per migliorare il mondo. Ad esempio ogni tanto penso a che mondo sarebbe se non avessero inventato la cancellina e la scopa elettrica. E se le talpe avessero la vista di un falco, chi riuscirebbe più a catturarle? Quando immagino un mondo senza Luca Giurato mi sento mancare la terra sotto ai piedi e sono costretto a correre su Youtube a guardare un qualsiasi spezzone di Unomattina, finchè il mio battito cardiaco non ritorna ad essere regolare. E poi ditemi voi, carissimi alcolisti anonimi e non, che mondo sarebbe se il leggendario re germanico Gambrinus non avesse inventato la birra? E se mia nonna non mi avesse comprato la vestaglia di raso rossa con cui ho potuto travestirmi da Rocco Siffredi?
Infine un quesito agli appassionati di fantascienza: come sarebbe andata a finire se il capitano Kirk avesse installato il Windows 98 nel calcolatore elettronico dell’Enterprise?
LEGGI I COMMENTI (6)
-
PERMALINK
lunedì 26 febbraio 2007 - ore 14:04
QUELLI CHE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quelli che a Gennaio decidono di sposarsi in Marzo..
Quelle che mi fanno da infermiera..
Quelli che hanno un’idea geniale e la regalano al primo che incontrano..
Quelle che girano con gli spartiti nella borsetta..
Quelli che imprecano contro la segnaletica di Milano..
Quelli che mi mandano sms consigliandomi di trovarmi un avvocato..
Quelle che mangiano una patatina ogni 6 minuti.. Nell’ordine: grazie per il nipotino che presto mi regalerete, grazie per l’indimenticabile balletto sexy e la visita urologica, grazie per l’idea geniale che ho sapientemente messo a frutto, grazie per lo spartito e per avermi insegnato a starnutire con gli occhi aperti, grazie per avermi portato all’Alcatraz a vedere i Blackfield, grazie per i tuoi ridicoli sms che mi aiutano a ricordare che ci sono molte persone più sfigate di me, grazie per la tua “diabolica” simpatia e per avermi dato subito fiducia ingaggiandomi come tuo personale distributore automatico di patatine.
LEGGI I COMMENTI (5)
-
PERMALINK
venerdì 23 febbraio 2007 - ore 13:15
TIPICO SCAMBIO NOTTURNO DI SMS CON QUEL CAZZONE DEL MIO AMICO (?) PAOLO
(categoria: " Vita Quotidiana ")
PAOLO:"Sai cos’è la formaggetta?"
Io:"Certo, si trova in cima all’albero maestro. Che cavolo di domande fai?"
PAOLO:"Non ti ho chiesto dove si trova! E il meolo? Il gratile? La balumina? Grande è la tua ignavia...
Io:"La mia ignavia in materia di barche è paragonabile alla tua impareggiabile abilità nel collezionare insuccessi in tutti i campi della vita." Dovete sapere che Paolo è mantenuto da anni dall’Università di Padova, unicamente grazie all’immensa magnanimità del suo mentore nonchè suprema divinità in terra F. A., direttore del xxxxx xxxxxxxxxx xxxxx e xxxxxx xxxxxxxx, dove io ho lavorato per un breve periodo avendo così l’immane sventura di imbattermi nel suddetto poco raccomandabile individuo dal cognome ridicolo. Il suo unico compito è quello di assicurarsi che tutte le aule della facoltà di Ing. xxxxxxxxx siano ben fornite di gessi e lavagna luminosa, oltre a testare personalmente il corretto funzionamento dei microfoni, dell’impianto luminoso e di quello del riscaldamento; e per tali modeste mansioni è pagato fior di quattrini! Poco sveglio e privo di qualsivoglia abilità, Paolo passa le notti insonne facendo zapping frenetico tra i canali delle televisioni locali e mandando inutili sms a destra e a manca, un patetico tentativo di attirare attenzioni e considerazione che mai avrà la capacità di meritarsi. Disprezzato e reietto dalla società, questo losco individuo grava economicamente sul bilancio del comune di Padova e infanga in maniera scellerata il buon nome dell’Università Patavina, lasciando rammarico e vergogna nelle coscienze di tutti noi.
LEGGI I COMMENTI (2)
-
PERMALINK
martedì 20 febbraio 2007 - ore 09:57
SCUSI, HA DA ACCENDERE?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fonti abbastanza attendibili riferiscono che quand’ero piccolo diedi fuoco alle pantofole di mia nonna. Fin qui niente di così rilevante. Altre fonti sostengono però che le pantofole in questione erano calzate dai piedi della cara nonna nel momento in cui decisi di incendiarle. Non che quelle pantofole a forma di quaglia avessero chissà quale valore economico, ma erano pur sempre un regalo del nonno e per questo erano per lei pregne di significato affettivo. Sembra che nonostante la severa punizione a cui fui sottoposto (mi costrinsero a guardare per un’intera settimana ininterrottamente tutte le puntate videoregistrate de “La casa nella prateria”) non persi la voglia di fare scherzetti con il fuoco. Un vecchio articolo di giornale appeso sulla parete della camera dei miei narra di un violento incendio scoppiato alle scuole elementari, anche se non fu mai appurata la reale causa dell’incidente. I pompieri dissero che molto probabilmente si era trattato di un fenomeno di autocombustione, e il caso fu chiuso imputando al criceto del bidello la colpa di aver preso fuoco autonomamente. Conservo ancora l’accendino verde che usai in quel frangente, e nessuno notò mai l’adesivo con la scritta “Odio i criceti” attaccato sulla sella della mia bicicletta, o forse qualcuno lo notò ma non ebbe l’acume di fare uno più uno.
I miei genitori pensarono che soltanto inculcando in me i sani dettami della fede cristiana avrebbero potuto riportarmi sulla strada verso il Paradiso, ed ebbero così la malsana idea di costringermi a fare il chierichetto. Riuscii ad incendiare la tunica del parroco in ben tre occasioni, anche se la migliore fu quella volta durante l’omelia, quando la veste prese fuoco proprio mentre quel buon uomo si rivolgeva duramente ai peccatori prospettando loro una calda permanenza eterna tra le fiamme dell’inferno.
Memorabile fu anche il tredicesimo compleanno di mia sorella: alcuni testimoni sostengono (non so in base a quali ridicole congetture) che io immersi le 13 candeline da mettere sulla torta nella tanica di benzina che c’era in fondo al garage. Quando mio padre avvicinò il fiammifero acceso alla prima candelina ci fu da ridere, anche perché avevo sapientemente posizionato con cura tutte le candeline molto vicine tra di loro. Dovevate vedere la faccia di mia sorella e dei suoi amichetti, uno spettacolo! Peccato per la torta, doveva essere davvero gustosa.
LEGGI I COMMENTI (2)
-
PERMALINK
> > > MESSAGGI PRECEDENTI