"Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede
nell’amore che non abbiamo donato. L’amore che doniamo è la sola ricchezza
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martedì 10 ottobre 2006 - ore 12:34
BUONA LA PRIMA
(categoria: " Sport ")
Esordio vittorioso del
Real Sant’angelo nel campionato Amatori UISP 2006-2007, un perentorio 4-1 al Delta4 con buone giocate e pregevoli lisci. Pubblico delle grandi occasioni (8 spettatori fra cui i 2 guardalinee), avversari arcigni, scorbutici e facilmente irritabili, mancava poco che la partita si tramutasse in una Royal Rumble casereccia, specie dopo che il loro numero 4 ha fatto un’entrata volontaria omicida sul nostro allenatore-giocatore-tesoriere-presidente Andrea Lando, il quale dopo aver recuperato la gamba sinistra e averla riattaccata al corpo alla meno peggio ha esclamato con espressione di disappunto:”Accidenti..mi è sembrato un fallo abbastanza pericoloso..ehi numero 4 per favore sta attento un’altra volta, avresti potuto procurarmi del dolore fisico..comunque non preoccuparti, ti perdono..anche se dovrò zoppicare per il resto della mia vita non ho rancore nei tuoi confronti..ciao stammi bene, e ricordati di me quando Satana ti infilerà un palo rovente nel culo!”. Rosso diretto. “SOTTO LA DOCCIA! SOTTO LA DOCCIA!” alla Fabio Caressa (santo subito!). Animi accesi, piedi caldi e lingue taglienti. Ma soffermiamoci sugli aspetti tecnico-tattici della partita: difesa solida, a parte nell’occasione del gol subito, centrocampo un po’ da registrare con molta quantità e non troppa qualità, attacco prolifico. Da segnalare un curioso episodio avvenuto al 7° minuto del secondo tempo: l’arbitro viene colto da dissenteria fulminante (che sia colpa di quella polverina che gli abbiamo messo nel thè?) ed è costretto ad abbandonare il campo alla velocità Mach = 1 per rifugiarsi nello spogliatoio e trovare asilo e salvezza davanti ad un buco sul pavimento. Noi ne approfittiamo per regolare i conti in sospeso e cioè per gambizzare il portiere avversario, asportare una rotula del loro attaccante e seppellire il cadavere del n°4. Al termine della partita abbiamo festeggiato la prima vittoria stagionale mangiando panini col salame (con l’aglio ovviamente), bevendo Moretti e “intrattenendo” 3 puttane.
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venerdì 6 ottobre 2006 - ore 13:40
BENZINA SUL FUOCO
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Spia gialla accesa, Megghy ha sete. Hanno aperto un distributore nuovo tra Sandon e Fossò, decido di andare lì visto che pare abbiano i prezzi più bassi del Triveneto. Considerando che ormai fare un pieno costa più di un privè in un night club, meglio approfittare dei prezzi ribassati di un distributore appena aperto. Un tizio sta riempiendo di benzina la sua Fiat Duna (vorrei tanto conoscere il genio che ha partorito questa macchina, probabilmente quando l’ha disegnata era sotto l’effetto di LSD o aveva appena guardato il Processo di Biscardi) alla pompa n°3, un signore anziano è dentro la cabina prefabbricata seduto a una scrivania pronto a riscuotere i miei sudati denari. Mi fermo alla pompa n°1 e comincio ad abbeverare la mia piccola annusando felice l’odore di nafta. Il tizio della pompa n°3 mi si para davanti:
Tizio:”Salve”
Fresh:”Salve. Non sono io l’ometto del distributore.”
(Ometto?? ma perché diavolo mi viene sempre da usare la parola “ometto” per indicare benzinai, parcheggiatori, strappa-biglietti, tecnici della Telecom..)
Tizio:”Veramente sono io che devo fare benzina a lei.”
Fresh:”…”
Il simpatico ometto resta immobile davanti a me e mi guarda come se tenessi in mano la sua collezione privata di video porno anziché una stupida pistola a petrolio.
Fresh:”Credevo che lei fosse..uno qualsiasi..”
Tizio:”E invece sono L’OMETTO DEL DISTRIBUTORE..”
(dannazione..non gli piace essere chiamato “ometto”!!)
Fresh:”Eh..sa..sono abituato a farla al self service..”
Tizio:”A fare cosa?”
Fresh:”La benzina!”
Tizio:”Non si direbbe”
Fresh:”E perché scusi?”
Tizio:”Perché si sta versando il gasolio sulle scarpe..”
Fresh:”MA PORC..”
Tizio:”Bisogna stare attenti. Ci vuole testa anche per fare il benzinaio.”
(dannato ometto petrolifero, perché non mi dà uno straccio per pulirmi invece di dispensare massime come Sgarbi a Pupe & Secchioni??)
Fresh:”..sì..sì..immagino..come in tutte le cose del resto..”
Tizio:”Stia attento che qualcuno non le lanci una sigaretta accesa tra i piedi!”
Fresh:”Eh..tanto queste scarpe non mi son mai piaciute..”
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martedì 3 ottobre 2006 - ore 11:52
VIAGGI
(categoria: " Riflessioni ")
F. è partita due settimane fa, resterà nelle Canarie per i prossimi 7 mesi. A. torna oggi dalla Spagna dove ha vissuto da febbraio fino a ieri, e dove forse ritornerà tra un mese. M. è al momento disperso in qualche regione inospitale della Namibia e, lasciatemelo dire, che Dio gliela mandi buona. A. mi ha chiamato qualche giorno fa per dirmi che andrà a fare la tesi a Monaco di Baviera, lo rivedremo ad aprile. M. vive a Vienna ormai da più di un anno e non ho ancora trovato il tempo per andare a trovarlo. I. presto decollerà alla volta del Brasile, e nessuno è davvero certo che abbia preso il biglietto del ritorno.
Viaggiare, vivere altrove, cambiare vita.
M. è cambiato moltissimo da quando è partito per Amburgo la prima volta, esattamente tre anni fa. Ho rivisto S. l’altro giorno, lei è rimasta quella di sempre nonostante viva in Inghilterra ormai da molti anni. Si è sposata.
Ognuno di noi è alla continua ricerca di qualcosa: il viaggio come metafora della vita ben rappresenta il bisogno di cercare altrove le risposte che non riusciamo a trovare, ed offre la possibilità di cambiare prospettiva, luce, sensibilità percettiva. Un po’ come guardare la Terra dalla Luna.
Andare a vivere in un punto a caso del mappamondo e poter scegliere di essere chiunque. Immergere la propria identità in un secchio di vernice e pescare una carta dal mazzo degli stili di vita. Chi non ha mai pensato di farlo? Certo, i burattini non possono tagliare i fili con cui Mangiafuoco li manovra, e purtroppo non è nemmeno facile far capire loro che quel sadico burattinaio esiste soltanto nelle loro menti. Sono vari i motivi per cui molti di noi restano lì, immobili, aggrappati ai loro minuscoli fazzoletti di terra, a recitare il ruolo di gelosi guardiani della propria banale vita privata nonostante si rendano conto di essere insoddisfatti.
File di insoddisfatti, cortei di insoddisfatti, interi eserciti di insoddisfatti! Un mio amico mi ricorda spesso che “
è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti ”, ed io non riesco davvero a dargli torto.
Il problema è che..
………………… (lack of cause cognition) …………………Non è facile.
Non è facile viaggiare dolcemente ed evitare le buche più dure.
Non è facile capire che a volte non serve cercare le risposte altrove, e rendersi conto che sono già dentro di noi.
Sì viaggiare
(Battisti-Mogol)
Quel gran genio del mio amico
lui saprebbe cosa fare,
lui saprebbe come aggiustare
con un cacciavite in mano fa miracoli.
Ti regolerebbe il minimo
alzandolo un po’
e non picchieresti in testa
così forte no
e potresti ripartire
certamente non volare
ma viaggiare.
Sì viaggiare
evitando le buche più dure,
senza per questo cadere nelle tue paure
gentilmente senza fumo con amore
dolcemente viaggiare
rallentare per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore.
E tornare a viaggiare
e di notte con i fari illuminare
chiaramente la strada per saper dove andare .
Con coraggio gentilmente, gentilmente
dolcemente viaggiare.
Quel gran genio del mio amico,
con le mani sporche d’olio
capirebbe molto meglio;
meglio certo di buttare, riparare
Pulirebbe forse il filtro
soffiandoci un po’
scinderesti poi la gente
quella chiara dalla no
e potresti ripartire
certamente non volare ma viaggiare.
Si viaggiare…
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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 14:03
3NO!
(categoria: " Pensieri ")
Ho sempre creduto che guidare un treno dovesse essere una cosa molto divertente, ma mi sbagliavo..
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martedì 26 settembre 2006 - ore 18:30
INSONNIA PREMEDITATA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando appoggiò la testa sul cuscino, ormai a notte fonda, sapeva che avrebbe faticato non poco ad addormentarsi: troppe immagini ancora impresse negli occhi, troppi pensieri sconnessi. Un treno variopinto gli correva in tondo nella testa, sfrecciava tra i neuroni sbuffando irriverenti anelli di fumo tricolore, girava in loop da una tempia all’altra come intrappolato in un circolo vizioso che solo un
Aulin avrebbe potuto sopprimere. Ad ogni finestrino di quel treno lillipuziano era affacciato un volto dall’espressione ridente, e ognuno di quei minuscoli passeggeri gli stava urlando qualcosa: alcune erano cose dolci e piacevoli, altre erano frasi ingiuriose e volgarità irripetibili. Lui sentiva nitidamente ciascuna di quelle mille voci cantilenanti, le distingueva perfettamente l’una dall’altra e ad ognuna associava un’immagine e un pensiero.
Ormai ne era certo, avrebbe dormito poco quella notte, perché era una di quelle notti che va vissuta fino in fondo.
< flashback > Un boato assordante, liberatorio, a trasformare migliaia di volti tesi in un girotondo senza fine di urla, risa, canti e lacrime di gioia. Il sogno si era avverato, il cielo era di nuovo azzurro. E sotto quel cielo c’erano loro, ragazzi di ogni età, cultura, educazione, ognuno con i suoi sogni e le sue aspirazioni, con le proprie ideologie da difendere e le proprie paure da combattere, ma uniti in quel momento dalla stessa irrefrenabile voglia di festeggiare un’impresa insperata e a lungo attesa.
Guardò le persone che erano accanto a lui e capì che non le avrebbe più dimenticate. Aveva sentito dire che quando stai per morire ti passa davanti agli occhi il film della tua vita. Ecco, quel momento e quel fotogramma in cui si trovava dovevano entrare di diritto nel film della sua vita, un film a basso costo dalla colonna sonora incerta e ancora senza titoli di coda.
Nei lunghi abbracci che ovunque attorno a lui nascevano spontanei vide molte lacrime, lacrime vere, che rigavano guance di persone che, come lui, non stavano soltanto gioendo per una partita di calcio ma stavano cacciando demoni che da mesi dimoravano nelle loro anime, divorando ogni desiderio e interi pezzi di vita. C’era in loro un disperato bisogno di provare un po’ di felicità, di sentire nuovamente l’incantevole leggerezza di un sorriso sincero, spontaneo, e l’abbraccio caloroso di un amico.
E’ la libertà pura e assoluta di momenti come quello, in cui riesci a estirpare e liberare tutto ciò che avevi intrappolato da tempo dentro di te, che ti fa veramente capire che la vita è un dono, un dono prezioso, e che vale davvero la pena provarci fino alla fine.
Ciò che non riusciva a immaginare era che di lì a poco sarebbe successo qualcosa di inaspettato, qualcosa che lo avrebbe fatto ripensare ancora più spesso a quella notte così magica e indecifrabile.
< un salto nel blu > Osserva lo spettacolo di luci e suoni che rende ancora più bella la piazza più grande d’Europa. Ha le guance calde e gli occhi ancora arrossati, si fa strada a fatica tra la folla esultante.
Davanti alla fontana sorride sentendo i piedi bagnati e vedendo i ragazzi che sguazzano nell’acqua, giocando e ridendo come bambini. Pensa che sarebbe bello prolungare questi attimi, poter dilatare il tempo; sarebbe ancor più bello mettere tutto questo dentro due gocce d’acqua e farle scivolare sulle pupille.
Si sente leggero, continua a camminare in mezzo alla gente, spostandosi da un corteo all’altro e unendosi al coro di qualche estemporaneo gruppo di amici. La gioia che sta provando gli sembra inattaccabile, solida, una diga senza crepe; sorseggia una birra e scherza con la sua amica, già compagna di molte notti trascorse tra sigarette e chiacchiere sotto le stelle.
Si ferma in una via affollata dove decine e decine di giovani stanno ballando in mezzo alla strada, seguendo la musica che due casse gigantesche montate sopra un furgone stanno sparando ad altissimo volume. Padova sembra ora Rio de Janeiro, grazie anche alla presenza di alcuni ragazzi di chiara origine sudamericana che stanno ballando la capoeira.
Balla anche lui, mescolandosi a quella folla così colorata ed eterogenea, sentendosi come gli altri protagonista in un giorno in cui
“abbiamo vinto tutti”.
Stanco e accaldato è ora fermo sul marciapiede, con l’ennesima birra in mano, ad osservare quel magico show.
E accade l’imprevedibile.
Un motorino gli passa davanti, a pochi centimetri; lo vede solo all’ultimo momento, quando ormai gli era davanti, eppure riesce a catturare perfettamente quell’immagine, riesce a vedere con precisione ogni minimo dettaglio della diapositiva che solo per pochissimi istanti si trova davanti agli occhi.
Non ha alcun dubbio, è lei.
Lei che non aveva più rivisto, lei che era stata una delle parentesi più belle, lei che lo aveva gettato nell’abisso, lei che pensava finalmente di aver dimenticato. Lei.
Non ci sono più colori, suoni, luci, sorrisi e lacrime. La folla è sparita, l’azzurro non è più azzurro, la musica si è spenta. Quante probabilità c’erano di vederla in mezzo alle migliaia di persone in festa che affollano il Prato e le vie del centro? La strana, beffarda commedia della vita ha avuto la meglio ancora una volta.
< a letto, ancora sveglio >Non riusciva a non pensarci. Si alzò, andò a bere un bicchier d’acqua, tornò a letto. Chiudere gli occhi non serviva a nulla, se non a vedere foto-impressa sulla retina l’immagine di lei, in motorino, con le braccia strette attorno alla vita del suo nuovo ragazzo. Tanto valeva fissare il soffitto su cui danzavano strane ombre cinesi ogni volta che i fari di un auto colpivano col loro invadente fascio di luce la finestra della sua camera.
Il trenino continuava a correre in tondo nella sua pista neuronale emettendo fastidiosi segnali di fumo. Prese in considerazione l’idea di prendere un
Aulin, ma la scartò. Perché la vita riesce sempre ad essere così inspiegabilmente sorprendente? Perché siamo sempre impreparati di fronte all’irriverente cinismo della casualità degli eventi?
Chiuse gli occhi. Forse, pensò, non era poi tutto sbagliato. Forse era il perfetto epilogo di una vicenda incredibile che lo aveva profondamente segnato. Forse stava prendendo finalmente la direzione giusta. Forse.
Di certo una notte come quella non l’avrebbe dimenticata.
Era l’alba di un nuovo giorno, e si addormentò.
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venerdì 22 settembre 2006 - ore 10:55
NON E
(categoria: " Pensieri ")
Non è tra le pagine di un libro che troverai la tua strada,
non è con le parole di una canzone che imparerai a non sbagliare più,
non è lottando contro il mondo che ritroverai ciò che hai perduto.
Ti ricordi ancora comeri da bambino?
A cosa pensavi mentre guardavi la neve che cadeva, con il viso appiccicato alla finestra, attraverso lalone che il tuo respiro lasciava sul vetro?
Era inverno, un inverno freddo, e prima di metterti a letto tua madre metteva il tuo pigiama sopra il termosifone acceso, per qualche minuto. Sono le piccole cose che rendono così speciale la nostra vita, te lo ricordi ancora vero?
Non è con le lacrime che rimedierai ai tuoi errori,
non è aspettando che la fortuna bussi alla tua porta che troverai la felicità,
non è girando una clessidra che recupererai il tempo perduto.
Te lo ricordi il giorno del tuo compleanno? Ti sentivi speciale, importante, come se quel giorno tutti ti volessero più bene. Bastava una corsa su un prato, un calcio a un pallone, un aquilone nel cielo per dare un senso a una giornata, per sentire la vita scorrere dentro di te. Quanto è meraviglioso sentirsi amati, te lo ricordi ancora vero?
Non è tenendo tutto dentro di te che allontanerai le incomprensioni,
non è con la solitudine che imparerai il significato del silenzio,
non è con una lettera che rimetterai al loro posto i pezzetti del suo cuore.
Però sei ancora qui, tra questi fogli e queste canzoni, a cercare un sentiero, una direzione.
E il senso profondo di ciò che succede la meta del viaggio, forse ora lhai capito. Ma non temi la fatica, né hai paura della notte e del freddo, perché a scaldarti basta il ricordo di quel pigiama appoggiato sul termosifone. Ora sai che a volte basta una carezza per asciugare le lacrime, o basta una parola per far tornare il sorriso. E sai che solo la sincerità può farti ritornare su quel prato in cui correvi dietro a un pallone, quanderi bambino. Sono sicuro che te lo ricordi ancora, come fosse ieri..
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mercoledì 20 settembre 2006 - ore 12:12
Bianca
(categoria: " Cinema ")
- E quando ho visto le sue scarpe io ho capito tutto di lei: è un uomo che ha sofferto, che ha solo un paio di scarpe alla volta, che piano piano si consumano, diventano lise, perdono il colore. Quando io ho guardato le sue scarpe ho pensato: ora glielo dico subito.
- Che cosa?
- Che sono io quello che cerca, che sono stato io.
- Ma perché, erano suoi amici, che cosa le avevano fatto?
- Mi avevano deluso. Gli amici ti deludono, la gente normale no. A me piacciono le coppie felici, io li aiuto, li indirizzo sulla strada giusta, gli dò consigli, però non li seguo più quando fanno quegli errori cosí stupidi. Cominciano a dirti le bugie, poi si separano, poi ritornano a stare insieme però è troppo tardi, perché ormai sono feriti e cattivi e allora non li voglio più vedere. Una volta era più facile giudicare, come con le scarpe: c’erano solo alcuni modelli, molto caratterizzati, erano quel tipo di scarpe e basta. Ora invece tutto è più confuso, uno stile si è intrecciato a un altro, le cose non sono più nette.
- No, scusi, stavamo parlando dei suoi amici...
- Sí, gli amici non possono comportarsi cosí, perché io mica divento amico del primo che incontro. Io decido di voler bene, scelgo; e quando scelgo è per sempre.
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martedì 19 settembre 2006 - ore 12:15
Il silenzio
(categoria: " Riflessioni ")
Prima di parlare accertati che quello che stai per dire sia più interessante del silenzio.
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martedì 12 settembre 2006 - ore 17:57
ANTICIPI DI NOSTALGIA IN PILLOLE
(categoria: " Riflessioni ")
E’ strano, lo so; eppure mi è successo di esser colto da nostalgia anticipata di quello che un giorno non avrò, di ciò che ora è la mia normalità, la mia realtà quotidiana, e che un domani sarà soltanto un ricordo, una vita passata. Pochi giorni fa, dopo una bella serata in compagnia di alcuni amici, mi sono ritrovato seduto in giardino alle 4 di mattina con una stretta al cuore: osservavo il cancello bianco, la mia macchina parcheggiata, i 2 metri quadrati di giardino che mi separavano dalla strada deserta, i vasi di fiori che da sempre mia nonna annaffia con cura, l’albero che mi ha visto crescere attraverso la finestra della mia camera; e pensavo che tra non molto tutto questo non farà più parte della mia vita, ma sarà soltanto la cornice del quadro che rappresenta la mia giovinezza, la mia faticosa scalata nel mondo degli adulti. Un vecchio quadro ricoperto di polvere da mettere in soffitta, da riguardare solo di tanto in tanto, quando la frenesia della modernità occidentale allenterà di quel poco la corda con cui mi tiene legato, lasciandomi un po’ di tempo per aprire il vecchio album dei ricordi.
Quante volte ho colpito quel muro con il pallone? Migliaia! e quante volte sono stato rimproverato per aver buttato la palla tra le rose o per aver rotto qualche vaso? Passavo i pomeriggi a giocare a calcio e tra una corsa e un’altra cercavo di immaginare come sarebbe stata la mia vita da adulto.
“Cosa ti piacerebbe fare da grande?”
“LO SCIENZIATO! ANZI NO, L’ASTRONAUTA! OPPURE IL CALCIATORE!”
Perché tutto era così semplice? Bastava solo immaginarlo e già ti sentivi davvero un’astronauta, impegnato nell’ultima importantissima missione della NASA, lanciato a bordo di uno shuttle alla conquista del pianeta X, il decimo e più lontano pianeta del sistema solare.
Osservavo con meraviglia una ragnatela ricoperta di rugiada, ascoltavo il rumore del vento cercando di decifrarne il linguaggio, giocavo con le gocce di pioggia che scendevano lungo il vetro del finestrino. E tutto era così bello, trasparente, privo di ombre. Il buio era solo un posto in cui nascondersi quando giocavamo a nascondino, la notte era solo il momento in cui il sole va a dormire, il silenzio era solo quiete e rispetto.
Quel bambino di allora, coi capelli sulla fronte e il pallone sotto al braccio, catapultato nel mare di non-sense in cui sguazziamo oggi resterebbe tramortito..e affogherebbe di certo.
Per fortuna il mio cammino è stato lento e progressivo, senza troppi intoppi; un passo alla volta, uno dietro l’altro, con qualche scivolone qua e là, ma un ginocchio sbucciato non ha mai ucciso nessuno. Ogni cosa a suo tempo, ogni esperienza ha il suo giusto momento, come granelli di sabbia in una clessidra, e ogni tempo ha i suoi errori e le sue lezioni da dispensare. Ed è per questo che oggi
io non tremo, perché so che quando
mi lancerò non mi prenderanno, nemmeno tu.
Le inquietudini non spariscono ma si camuffano, si travestono, si tingono di colori diversi ma sono sempre lì, all’orizzonte, come minacciosi nuvoloni neri densi di carica elettrostatica. Ma è la
consapevolezza di ciò che ci accade a rendere tutto facilmente sopportabile, a permettere lo scatto di un meccanismo complesso, a mettere a fuoco il paesaggio anche attraverso il vetro spesso di un boccale di birra.
Perché anche quando sento il peso di una solitudine non voluta, o lo sconforto per la perdita di qualcosa che non potrò più recuperare, so che è solo un altro passo del cammino, faticoso certo, ma necessario. E so che l’anima non sta morendo, ma crescendo; e che la malinconica sensazione di abbandono che si diffonde
è solo un po’ di me che se ne va.. Bye bye Bombay
Steso su un balcone guardo il porto
Sembra un cuore nero e morto
Che mi sputa una poesia
Nella quale il giorno in cui mi lancerò
E non mi prenderanno
Neanche tu mi prenderai
Io non tremo
E’ solo un pò di me che se ne va
Giù nella città, dove ogni strada sa
Condurre sino a te e io no
Bye bye, bye bye, bye bye, bye bye Bombay
Sai Mimì che la paura è una cicatrice
Che sigilla anche l’anima più dura
Non si può giocare con il cuore della gente
Se non sei un professionista, ma ho la cura
Io non tremo
E’ solo un pò di me che se ne va
E’ sporca la città, tutto cercherà
Di condurre sino a te e io no
Bye bye, bye bye, bye bye, bye bye Bombay
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PERMALINK
lunedì 11 settembre 2006 - ore 13:34
9/11
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per non dimenticare, mai.
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