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![]() GreatFang, 29 anni spritzino di Mestre CHE FACCIO? cazzeggio,sbevacchio e rockeggio :D Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
lunedì 12 gennaio 2009 - ore 10:19 Giorni di Cielo Terso Svegliato più tardi di quello che avrei voluto sbrigo una routine che prevede anche perdere tempo. Aspetto che sia già tardi e monto in macchina. Cime innevate davanti eppure la meta è il mare. Silenzio dentro. Abbasso il finestrino e il vento entra a farmi compagnia. Strada bassa, lunga in mezzo ai campi, costeggiando un po’ di barena. I pensieri scivolano a pelo d’acqua, ballando su onde lunghe e quiete, assieme ai riflessi del sole. Poca gente, sempre troppa. Cammino per la città ancora addormentata. Animazione sospesa. I sogni sono rimasti qui, attaccati ai muri e alle porte e una volta ancora capisco perché. Immobile. Che colore hanno i miei occhi adesso? Tutto quello che sarebbe potuto essere, tutto quello che stai sognando. Vecchie persiane di legno abbassate, crepate dal vento freddo, scrostate dalla sabbia e dal tempo. Sabbia, polvere e sabbia e rami spezzati. Ninnoli sulla spiaggia. Silenzio. Dove sono tutti? Quattro passi più in giù, sollevando dalla vita una cartolina trasparente. Non diventa tutto dolorosamente più chiaro, in fondo possediamo già le risposte ma tendiamo a non volerle conoscere. 7.30 Blu fiore di granturco. Un cielo ancora assonnato si sveglia a est stropicciando gli occhi. La Luna sorride, dandogli il buongiorno. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK lunedì 5 gennaio 2009 - ore 14:13 Quando un libro, lo stesso libro, ti fa ridere e piangere e pensare allora è un libro che valeva la pena di essere letto, anzi, è un libro che DOVEVA essere letto. LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK venerdì 2 gennaio 2009 - ore 16:37 IO NON FACCIO BILANCI...PAGO UN COMMERCIALISTA PER FARLI AL POSTO MIO... In genere non mi piace fare il bilancio dell’anno trascorso, diciamo forse per una certa convinzione di trovare il saldo inevitabilmente in rosso. Mi rendo conto di non essere abbastanza metodico da poter (leggi: aver voglia di…) fare una bella partita doppia anche se avrei ben chiare alcune voci per entrambe le colonne. E così anche il 2008 se n’è andato. Primi giorni del 2009: nebbia, sole opaco, cumuli di neve ghiacciata e grigia ai bordi delle strade, campi ancora immacolati. Sono i bambini a non saper più correre per i campi ed infangarsi o sono solo povere vittime di genitori ipocondriaci? L’atmosfera è irreale, ovattata. Penso potrei stare ore a fissare il biancore freddo e letargico, aspettando paziente che la luce cambi, disegnando nuovi profili. Tempo per pensare, congelato in un istante imperfetto. È stato un anno improbo. Ci sono stati addii. Definitivi. Il freddo è un’anestesia alla quale comincio ad essere assuefatto. Alle volte non mi basta più. Ho guardato persone care allontanarsi e mi sono dovuto chiedere fino che punto fosse colpa mia, decidere che puoi solo scegliere se credermi, vedere me e non quello che vorresti io fossi nel momento del tuo bisogno o farne a meno ed andare per la tua strada. Ho dovuto fare i conti con incubi che non pensavo avrei mai avuto e mentre lo facevo ho visto spazzar via la serenità che avevo faticosamente conquistato. Guardo giù, dove credevo fosse il fondo scopro altre profondità ed ora mi pare di essere punto a capo. Ho visto che non sono cambiato ed è stato lungi dal confortarmi. Mi sono chiesto fino a che punto imparo dai miei errori, se poi davvero imparo. Mi sono sentito impotente quando avrei voluto fare qualcosa, frainteso quando avevo buone intenzioni, mi è stata attaccata una coda di paglia da chi aveva bisogno di liberarsi della sua, ho dovuto sopportare lezioni di vita di cui sinceramente non avevo bisogno, scontrami con l’impossibilità di comunicare e sforzarmi di temperare un cinismo che potrebbe diventare mio troppo facilmente. Ho capito che solo per me certe distanze non esistono ma che, per quanto ampolloso, non sono un demagogo. Mi sono curato ma sono ancora lontano dal mens sana in corpore sano, terribilmente. Già, un anno non facile però… L’Irlanda e quella sensazione di non esistere se non mentre ti sposti lungo strade deserte. Gli occhi che bevono il paesaggio fino ad ubriacarsi. Il whiskey che per la prima volta ha un senso. Quella sensazione agrodolce che si chiama nostalgia che ti dice che tornerai. Gli amici, i loro occhi, le loro voci. Chi non ti dice le cose per farti piacere ma dopo uno schiaffo ti getta la corda e si spella le mani per tirarti fuori. Sapere che c’è sempre qualcosa oltre le parole. E i gesti diventano rituali, una comunione per pochi. Gli abbracci di chi ti stringe e dice “Andrà tutto bene” e pensi che forse esiste davvero qualcuno che ha visto il peggio di te e non scappa e non cerca scuse e allora anche se fa un po’ paura ci provi. Il piacere delle cose maledettamente semplici, come immiserirsi su un divano mentre fuori nevica, sotto una coperta, guardando un filmaccio oppure uscire e camminare nella bufera, calcare il piede nella neve immacolata sprofondando fino alla caviglia, maledirsi per aver dimenticato la macchina fotografica e pensare che tanto quell’immagine resterà nel cuore. Giocare a palle di neve come bambini. Il cibo indiano, le pizze porche, gli Irish Coffee… Decisamente non tutto di questo anno bisesto è da buttare, anzi. Vedremo cosa riuscirò a combinare con l’anno appena cominciato. Intanto la nebbia se ne sta lì fuori, accarezzando i rami spogli, i tetti spruzzati di neve ghiacciata ed io ascolto un po’ di jazz come non mi capitava da un bel po’ di tempo. LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK lunedì 29 dicembre 2008 - ore 15:25 WATERMAN … che non è Kevin Costner in Water World e nemmeno un supereroe della Marvel ma una marca di penne. Credo di aver avuto il mio primo contatto con la stilografica già alle elementari ma fu solo alle medie che mio nonno si decise a “prestarmi” la sua. Badate bene: “prestare”. Era e rimaneva sua, anche se potevo usarla a mio piacimento per tutto il tempo che desideravo. Come ogni suo piccolo tesoro, anche il prezioso cofanetto era meticolosamente nascosto fuori portata. Stava sopra la credenza, dentro un centrotavola a forma di cesto, di ceramica blu notte con il bordo dorato ed il manico a treccia, una di quelle cose che ormai, forse per fortuna, si vedono solo nelle case dei nostri nonni, ricordo di chissà che comunione/cresima/matrimonio/Dio-solo-sa-cosa. La stilografica e la sorella più sottile, una penna a sfera di quelle che non sapevi mai dove andare a prendere la cartuccia di ricarica, se ne stavano comodamente addormentate da chissà quanto tempo dentro la loro custodia: un prisma di sezione triangolare, in plastica scura, con un lato scorrevole in alluminio con su impresso “WATERMAN” con un inchiostro un po’ scrostato. Se ne stavano incastonate in piccoli scalmi di plastica, su un fondo di raso chiaro, un po’ ingiallito dal tempo. Le avevo viste tante volte, così come avevo visto tante volte gli altri tesori del nonno: croci di guerra, attestati di benemerenza, ori di famiglia, ma ogni volta, e come ogni cosa che mi presentava, mi faceva capire che era la marca migliore, il modello migliore. La stilografica aveva un fascino tutto suo: grossa, pesante, d’acciaio inox appena un po’ opaco. Mio nonno amava provare le penne apponendo la propria firma a margine delle pagine di giornale: prendeva la stilografica, un vecchio Gazzettino e lasciava scivolare fuori l’inchiostro dal pennino mentre mi spiegava che era una gran penna, di una gran marca, che era in acciaio, che se ne vedono poche, che costa tanti soldi, che quando sarai grande te ne regalerò una o magari ti presterò questa. Quando arrivò il giorno e gli chiesi la penna lo vidi tentennante, come sempre, ma alla fine me la mise in mano con il sorriso e si raccomandò di averne cura. Negli anni seguenti andare a prendermi le ricariche originali, perché solo quelle originali per la Waterman!, era diventato per lui un rito, un rito da consumarsi nell’unico negozio degno, la “cartoleria” più costosa di Mestre, quella che ancora oggi espone cose come la Parker Snake con intarsi in argento nel suo bel cofanetto nero in vera pelle, grande quando una trusse. Se non hai mai scritto con una stilografica non sai, non puoi sapere, non puoi afferrare il vero significato delle parole “versare fiumi d’inchiostro”. Le penne a sfera non grattano la pagina a quadretti, non accarezzano il foglio a righe, non sussurrano al foglio bianco. Sono mute. Ma le stilografiche… Le stilografiche ti parlano mentre scrivi, ti raccontano la loro storia, la raccontano a te e al foglio e il sangue si fa un po’ inchiostro e l’inchiostro un po’ sangue. Chi scriva alle volte non lo sai davvero ma il pensiero scivola via lungo il pennino, lungo quella lacrima colorata, e bacia il foglio. La stilografica piange con te, di gioia, di dolore, di rabbia. Grida sul foglio i tuoi pensieri, li sussurra, li canta quando ancora la tua canzone non ha versi compiuti ma solo idee e parole confuse, quando non ha scale ne note l’accompagna col suo sottofondo discreto. Lei suggerisce, obbedisce, macchia, secca, sbiadisce, sbava quando la carta non è abbastanza porosa e tu, incauto, ingenuo le porgi il fianco. Ho cantato canzoni su fogli di carta che nessuno vedrà mai, scritto lettere senza un destinatario, preso appunti per i quali ora mi servirebbe una stele di Rosetta e un buon Champollion, tentato equazioni e studi di funzione, gridato rabbia, disperazione ed amore. Ho esercitato la mia firma in maniera arrogante fino a farne uno sgorbio senza senso e pudore. Ho pianto e amato e odiato e sognato su un foglio di carta. È dura guardare adesso al lavoro che un inchiostro troppo acido ha fatto alle parti di plastica. Mi piange un po’ il cuore a pensare che non potrò più scriverci e mi sento un po’ in colpa ad averla trascurata così, sicuro com’ero che una Waterman fosse praticamente indistruttibile, che potesse star ferma anni e poi tornare a scrivere come se nulla fosse. Scorro il fusto e guardo i graffi, ognuno avrebbe una storia da raccontare. La prendo in mano e mi piace ancora sentirla fredda e pesante, pronta a raccontarmi una storia e insieme a lei, rivedere gli occhi e le mani di mio nonno il giorno che me la “prestò”. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK martedì 23 dicembre 2008 - ore 15:45 Serata passata a riscoprire il genio dei gruppi progressive italiani degli anni settanta, di quelli meno famosi: Semiramis, Alluminogeni, Alphataurus, Museo Rosenbach, Officina Meccanica, Pierrot Lunaire, Jacula, Antonius Rex, Blocco Mentale e tanti altri. ...e scoprire chicche...tipo che Michele Zarrillo, QUEL Michele Zarrillo, a 15 anni era un mostro della chitarra e che ad un festival con i Semiramis, chitarristi più famosi e blasonati gli fecero abbassare il volume dai fonici per non sfigurare, che Giancarlo Golzi (quasi inutile batterista dei Matia Bazar) nei Museo Rosenbach faceva strage dietro le pelli in un concept basato su Così Parlò Zarathustra... Triste verità del mercato discografico italiano. E mi fermo qui per non fare polemica. Amare riflessioni individuali. Notte strana, piena di sogni che non posso definire incubi ma che al risveglio mi hanno predisposto ad un malumore pesante. Non faccio bilanci di fine anno, lanno non è ancora finito, tuttavia posso dire che alcune cose sono cambiate, decisamente in meglio, altre amaramente in peggio, altre ancora sono rimaste uguali e queste sono forse quelle che mi preoccupano maggiormente. Ultimo giorno prima delle ferie. Alleluja. Nullafacentismo dobbligo e umore parzialmente risollevato da cioccolatini alle spezie e da un regalo inaspettato. così la canto solo per me e il suo ritornello mi consola un po LEGGI I COMMENTI (10) - PERMALINK domenica 21 dicembre 2008 - ore 12:02 CUORI DI GALLINA? - PANTAGRUEL E GARGANTUA’ Cominciò tutto in maniera innocente… M – Andiamo a mangiare al ristorante argentino? T – Ma si dai! … M – Mio fratello dice che a Dolo c’è un ristorante brasiliano…se non troviamo l’argentino potremmo andare lì.. T – ok…tanto sono tipo 2 giorni che non mangio… M – … Giunti in quel di Dolo in nostri eroi si trovano alle prese con la topografia aliena del luogo. Girano a vuoto per un buon 10-15 minuti, fino a quando si decidono a chiedere a degli autoctoni, creaturine socievoli ma in via d’estinzione a causa di nuove specie introdotte… Autoctoni – Brasiliano? Ce ne sono 2: uno di qua e uno di là. Il secondo fa anche pizzeria. Me pensa: E ‘sti cazzi! “Meglio che Mestre…” (Cit.) Scarpina e scarpina nella notte del Dolo, infilati in calli più o meno illuminate e alla fine eccolo! Completamente pieno, tutto prenotatissimo da ere geologiche, tavoli da 30 – 40 persone. Scarpina che ti scarpina e il secondo ristorante pizzeria non si vede ancora. T – Comincio ad avere una certa fame… M – Ti!...mi so qua che tra un fià me magno un cordoeo de cemento… E lo videro, miraggio di lucette natalizie nella bruma dolense. Famelici e allo stremo in nostri si fiondano verso la luce che promette calore e un pasto caldo…e qui la prima tragica constatazione: già da fuori pare una trattoria di 30 anni fa, con la porta a vetri in alluminio dorato. Il dubbio, l’afrore di inchiappetata comincia a manifestarsi, da prima con un leggero tic nervoso all’angolo dell’occhio e continua con una leggera smorfia, a stento camuffabile da sorriso di circostanza. Paron – eora fioi, par de qua… M a T, sottovoce – eh bhe…chiaro accento di San Paulo! La smorfia è ormai una risatina quasi isterica, seduti al tavolo di quella che pare una trattoriaccia ridipinta in giallo e verde perché fa molto Brazil… Paron – Mangiamo brasiliano? M – bhe…si…semo qua a posta… Me pensa: see…ne porterà 3 costesine de porseo dal maceo del Doeo… Paron – ok, ve porto a roba da bevar e dopo podì ‘ndar al bufè de’i antipasti. Po’ comincemo a passar co’l churrasco. Aea fine del giro, par farve capir che xè fina, ve portemo do fete de ananas. Me pensa: ananas?...mmm…podaria esser l’unica roba comestibie de stasera… Rimasti soli il dubbio e l’incertezza oramai sono manifesti… T – ma si dai! Prendiamola come un’avventura! M – mmm…me basta che no sia ‘n’incueada! Attimo di silenzio. T – si dai…al massimo prendiamo una pizza… M – Ah cazz che sfiga però! Domani sera prenotiamo e andiamo all’altro! 21.00 Piccolo giro di antipasti. M – cos’è? T – sembra cuscus.. M – proviamo! T – com’è? M – credo sia segatura… In compenso riso, fagiolini neri, banana fritta (i nostri lo scopriranno solo alla fine della cena…) e il resto degli antipasti erano decisamente buoni. L’umore dei nostri due deportati comincia a rialzarsi e fanno anche il secondo giro, avventandosi sui piatti come se non mangiassero, che so, da 2 giorni… NOTA: ITALIANI E BUFFET Il mio ex capo, un’argentina, mi faceva notare la tendenza dell’italiano medio a lanciarsi sul buffet come se fosse stato tenuto a pane e acqua per mesi e mesi, caricandosi il piatto fino a rischiare di slogarsi il polso per reggerlo… Credo sia un retaggio del dopoguerra trasmessoci dai nostri nonni, il motto è: “finchè ghe n’è magna fin quando che te s-ciopi!” Arriva il primo Churrasco. Da qui in poi i ricordi sono confusi, frammentati. Camerieri con l’aria di serial killer da film di Tarantino. Spade con succosi pezzi di carne al sangue e coltelli affilati che tagliano porzioni o staccano bocconi dalle dimensioni e dall’aspetto innocuo. Aspetto, in realtà il peso specifico è spropositato. Deliquio, delirio! SubDOLO il pezzo di carne ti guarda invitante, pare dire: sono solo un bocconcino! Un assaggino! E tu ci stai e cadi nella trappola, perché al quinto/sesto sei talmente pieno che credi di vedere S.Damiano (spero di non sbagliare santo) martire e in un attacco di blasfemia ti identifichi in lui, solo che al posto delle frecce, nel corpo hai piantati spiedoni di churrasco… E il sadico Banderas di Dolo raddoppia la dose ogni volta che tenti di tirarti indietro davanti all’ennesima portata. T, guardando un quadro che illustra i diversi tagli di carne di un manzo brasiliano – oh mio Dio, sono 22 tagli…non dovremo mica farli tutti…?! M – credo solo quelli in rosso…una decina… T – e no ti basta?!?!?! M – … M – al prossimo dobbiamo dire di no…non ce la faccio più… T – Assolutamente,ho la nausea… Cameriere – pronuncia il nome brasiliano dell’ennesimo piedone T e M – Grazie! T e M – … T e M – Doh! M, sconvolto – Ma perché gli abbiamo detto di si???!!!! T, quasi in lacrime – ma che ne so! Li vedi lì, sono piccoli, invitanti, ti fanno voglia…in più ho paura che se proviamo a dirgli di no si offenda e ci massacri a colpi di churrasco… M – non volevo spaventarti, è la stessa cosa che stavo pensando io… Le espressioni facciali sono fantozziane, le mandibole provate, lo stomaco invia inquietanti segnali, del tipo: mi teo digo, al prossimo xè cassi tui… T – ho carne di manzo nelle vene…se me ne porta un altro mi metto a piangere, giuro! 23.15 Due ore passate a mangiare carne. Solo carne. Deliziosa carne alla brace, al sangue al punto giusto. Un boccone meglio dell’altro. Il numero di tagli non si conta. Oltre al manzo i nostri non avevano contato il pollo, la gallina, il maiale e il cavallo… Vari intervalli con ballerine brasiliane più o meno coordinate, giusto per dare un attimo di tregua all’attività manducatoria. Eccolo, il miraggio: l’ananas coperto di caramello, la promessa di armistizio, di prova superata, l’ananas rimetterà i nostri peccati! O noi rischieremo di rimettere tutto il resto… I nostri quasi piangono dall’emozione, sono visibilmente commossi, quasi lo toccano, quasi ce l’hanno nel piatto, quasi…quasi, quasi il maledetto cameriere passa oltre e rapido e beffardo come manzo in carica Il Sadico ci pianta sul piatto l’ennesimo churrasco… Il Sadico – Cuori di gallina…? T e M…liberatorio, disperato, più che satollo, esausto, all’unisono – NUOOOOOOOOO!!! Miracolo! Si ritira! Perplesso e un po’ spaventato, ma si ritira! E poi fu ananas. Per una sera assurto a frutto degli ddddei! I nostri si alzano a fatica, saldano un conto più che ragionevole e rantolando si dirigono alla macchina, ripromettendosi di tornare…tra qualche mese…qualche decina di mesi… Svenire a letto, ubriaco di carne alla brace non ha prezzo… FAST FORWARD Mi alzo, faccio colazione con 2 fette di pane, burro e marmellata di arance amare e una tazza di caffè. La Santa Donna, mia Madre – per pranzo oggi ci sono gnocchi di zucca e stinco di maiale, per stasera seppie in umido e polenta brustolata… LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK venerdì 19 dicembre 2008 - ore 12:16 REAZIONI Non sono versato nella chimica, leggermente meglio (per pura presunzione) va nelle dinamiche comportamentali, credo a causa di una certa indesiderata empatia. Sia quel che sia resto sempre sorpreso davanti a certi segni tangibili, ad alcune violente reazioni. Giorni di vigilia eppure sento una certa rabbia crescermi dentro, sublimazione di uninsofferenza frenata troppo a lungo. Ogni tanto ombre indesiderate si allungano sul giorno ma tantè. Stanchezza. Bisogno di cambiare aria. Motivi ricorrenti. Opterò per un bagno caldo, qualche buona bottiglia e qualche passeggiata. Sono piuttosto irritabile. In Between (Judas Priest) I am love, I am hate Im an atheist with faith Went my anger with a smile Im polite or obscene Either whisper or I scream Im not quite what I seem Im somewhere in between I am young in my old age I am calm or in a rage Im your friend or enemy A pacifist or at war I am rich but I am poor Im all extremes Im nowhere in between Wide awake Or in a dream Nowhere in between Like the pulse of a machine Im driven to extremes I feel the turmoil boil in me Im neither healthy nor diseased I am all extremes But Im still in between Say right or say wrong Outcast yet I belong Im high or Im dry Say I am weak yet I am strong In Between In Between I am my alter ego I am subconsciously In depth but also shallow Or somewhere in between Oh I know I am Always first in line or last I swim with sharks or drown with rats Ill defend as I attack My world and yours are not the same I am in a different lane I am not where I seem But Im somewhere in between I seek revenge As I forgive I die to live - ah Not afraid but scared to death I dont fit in In Between - all extremes ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 18 dicembre 2008 - ore 12:09 As we all know the sharper claw is hiden in our heart Cielo grigio e compatto. Mi fa un po’ ridere parlare di "ispirazione", non ritengo di essere ben voluto da nessuna musa. Tuttavia è un dato di fatto: capitano giorni in cui il desiderio di buttare giù quattro righe strampalate si tramuta in necessità fisica. E’ un po’ come se avessi bisogno d’incidermi la pelle e far sgorgare fuori l’inchiostro prima che le vene mi esplodano. Ho sempre scritto, non ho mani buone per disegnare anche se mi piacerebbe tanto. Ricordo giorni, in quel periodo prolifico fino alla nausea, sapido e sincero, del quale spesso finiamo per vergognarci a posteriori detto "adolescenza", in cui svuotavo la stilografica di mio nonno su ogni foglio che trovavo. Ricordo la strana impressione, tutt’altro che lontana, che mi facevano quelle parole. Non ne capivo il senso, le connessioni. Certo, mi fossi drogato avrei avuto una giustificazione ma, fortuna o disgrazia, ho sempre pensato che talune cose fossero frutto di una malformazione congenita, una sorta di frattura, una lacerazione dalla quale i miei mostri fuoriuscivano a frotte, per regalarmi sogni e incubi in ugual misura. Non ho mai avuto pretesa di far ne poesia ne prosa, materie troppo complicate. Sono duro con ciò che scrivono gli altri, terribile con ciò che scrivo io. In effetti ammiro molte più persone di quello che sarebbe facile pensare solo per il modo in cui scrivono, anche quando non condivido i loro contenuti. Si, c’è un mondo nel quale sono solo: quello in cui scrivo. Sono talmente solo da non avere nemmeno me stesso, perchè spesso, dopo aver scritto, non sono più sicuro di riuscire ad afferrare il senso pieno, distante e remoto, delle mie parole. Ritratto romantico di un poeta maledetto. Forse sono romantico, se "mediamente preso sotto braccio dalla sfiga" può essere sostituito a "maledetto" passi anche questo, ma sicuramente non poeta. Chi scrive è mediamente più sincero così che quando parla, credo per un difetto di pronuncia, per un qualche problema di comunicazione. In sostanza è così: una giornata grigia e compatta e questo è un vecchio trucchetto per scrivere qualcosa. Però c’è un posto dove mi sento di essere in certi momenti, una stanza bianca... WHITE ROOM (Cream) In the white room, with black curtains, near the station Black roof country, no gold pavements, tired starlings Silver horses run down moonbeams in your dark eyes Dawn light smiles on your leaving my contentment I wait in this place - where the sun never shines I wait in this place where the shadows run from themselves You said no strings could secure you at the station Platform ticket, restless diesel, goodbye windows I walked into such a sad time at the station As I walked out felt my own need just beginning I wait in the cue - where the trains come back Lie with you - where the shadows run from themselves. At the party she was kindness in the hard crowd Consolation for the only now forgotten Yellow tigers crouched in jungles in your dark eyes She just dressing goodbye windows, tired starlings. I sleep in this place with a lonely crowd Lie in the dark - where the shadows run from themselves ![]() LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK mercoledì 10 dicembre 2008 - ore 10:42 SPOTLIGHTS ON 5 giorni di ferie. Potrei descriverli in dettaglio ma diciamocelo: sono troppo pigro... BOLZANO - Nanna in treno Buongiorno qui è TrenItalia che vi dà il benvenuto a bordo. I signori passeggeri sono pregati di rimuovere le spoglie della vecchietta dalla porta del vagone n.5 onde consentirne una corretta chiusura Stufffff….eeeeeee!stuuufff....eeeeeee!stufffff.... Ripeto:rimuovere il cadavere della vegliarda prego! ![]() - Neve Neve Neve Neve!! ![]() - Passeggiare per il mercatino di Natale in cerca di addobbi e regali ![]() - Brezel e birra, Gulash alla birra e canederli..e birra, gnocchi dolci ripieni di goduria, Grappetta...e scusa se eravamo seduti nel posto migliore dellintero locale... ![]() Non tiri su il tocio? Dilettante! Prova...Visto che avevo ragione?!OK, il resto lo finisco io,dai qua! ![]() - Giochi per bambini, neve sasina, palle di neve giù per la schiena ![]() - Cavalli sassini...anche quelli mignon... ![]() Che liquore è quello che stai mettendo punch? Kome skusa? Ne fuoi ti più? Kvuesto fpa 80°... ![]() - Renneeeeeeeeeeeee!!! COMPLEANNO D: - arrivare a metà serata ed essere accolto da unovazione...non ho parole...soprattutto una gioia rivedere tutta la mia amata gentaglia riunita in una volta sola. - Snoop e Isa back togheter...e mi so lultimo a saverlo...ma so contento uguae! - Scarpa Brothers Show: al limite della scomunica e della denuncia - Karaoke: MASTER OF PUPPETS... ![]() - Scarpetta beve, in chiusura di serata: 2 avana-cola, 2 gin-lemon...tanto per cominciare.. - IL SIGARO E IL WHISKEY...e noi sappiamo perchè e per chi. JESOLO: - La rotula è NOTORIAMENTE un punto erogeno! ![]() Aaaahh, varda! Matoni! I bei muri de na volta! No i fa più i muri cussì! VENEZIA: Ok, ammetti che non sai dove siamo! Ovvio che non lo so! Ma non hai detto che sapevi dovera il Ghetto?! Certo! E molto più indietro! Grazie, lo sapevo anchio ma perchè non abbiamo girato prima allora?! Perchè io stavo seguendo te, credevo conoscessi unaltra strada, una delle tue! Cooosa? IO stavo seguendo te! No no!IO stavo seguendo te! - Ristotante Ebraico-pacco: piatto tipico...sarde in saor... E il ristorante assiro-babilonese (arabo-siriano) dove sarebbe? E dopo questo ponte...ok, forse e dopo QUEL ponte...mmm, forse dopo quello lì... Sniiiiiiiiiiiiiiiiiiiitzeeelll!! VARIE ED EVENTUALI: Andiamo a pulire i pesci! ![]() - Le Bancarelle della Perdizione: non guardare, non guardare!! - Palle (di cannone) di cioccolato...ricoperte di cioccolato... - Regali...tanti regali...troppppi regali...fatti tutti! Piaciuta la pizza? Bene. Due caffè, corretti AnitraWC? ...e molto altro che Mo non mi ricordo... ![]() LEGGI I COMMENTI (12) - PERMALINK lunedì 1 dicembre 2008 - ore 11:37 PER ESSERE UN LUNEDI’... Apro gli occhi troppo, troppo presto. Recupero una coperta scivolata giù dal letto sporgendo un braccio infreddolito e mi accoccolo di nuovo. Ventaccio lì fuori, e pioggia. Vorrei restare ad ascoltare ma oggi si lavora. Mi giro e rigiro ma il sonno è scappato su un cavallo grigio. Guardo il cellulare. Una buonanotte mi dà il buongiorno. Sorrido. 5.32 am. Mi rigiro. Mi rigiro un’altro po’. Ascolto il vento che sbatte la pioggia contro gli scuri. Immagino le piante che si piegano e le foglie involarsi brevemente, prima di cadere pesanti d’acqua, sull’erba del giardino, sull’asfalto della strada, nel fango dei campi. Ascolto mia madre, la santa donna con la fobia dei temporali, giù da basso in cucina. E mi alzo, non piove più. Ma il vento no, lui soffia ancora e non s’è quietato. Passo sul Musestre gonfio e torbido. I gabbiani sembrano aquiloni, origami bianchi contro un cielo di piombo. Ali spiegate, immobili nelle correnti ascensionali, un istante soltanto. Che strani angeli! Il vento spazza il cielo, apre ferite dai bordi chiari sull’azzurro soprastante. Il campanile vicino al castello di Roncade si risveglia, si tinge d’oro mentre tutt’intorno è ancora scuro. L’ombra del cielo pesante taglia di sbieco mura e torrioni. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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