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Il_Nano, 22 anni
spritzino di Padova/Taranto
CHE FACCIO? Scienze dell'autoerotismo agonistico
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"Nasco, Cresco, Appassisco: la vita di merda di un fiorellino"

HO VISTO

una mucca riversare una montagna di merda su un fiorellino





STO ASCOLTANDO

un mio rutto che ha fatto tremare il fiorellino che ho nel vasetto qui difronte

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

camicia a fiori

ORA VORREI TANTO...

un fiorellino di donna... ammicco



STO STUDIANDO...

la psicologia congenita di alcuni casi patologici di fiorellini nati malati o semplicemente con qualche petalo di meno e che non riescono ad accettarsi

OGGI IL MIO UMORE E'...

floreale



ps: so che quelle sono foglie, ma non si può dire un umore "foglieale", quindi non rompete!

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata



Sai, ti dirò... in questo blog credo parlerò di tutto e alla fin fine credo di niente... è un pò difficile da spiegare... in fondo anche in un piccolo fiorellino c’è la gioia della vita, la bellezza dei colori e tutta meraviglia del creato; c’è tutto nel fiorellino... ma basta alzare lo sguardo ed ecco che si capisce che quel fiorellino è ben poca cosa riguardo al mondo, all’universo e a tutto il resto; quindi quel fiorellino non è niente. Ma è tutto per quella zolletta di terra a cui è attaccato, per quell’insetto che sfamerà i suoi figli col nettare e magari è tutto anche per quell’invisibile raggio di sole che lo colpisce e che esiste solo per dargli calore e colore... quindi si... in questo blog parlerò di fiorellini...




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venerdì 8 settembre 2006 - ore 19:35


Ieri notte...
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Gente, atmosfera, musica. Tutto perfetto.
Giovanissimi, giovani, adulti, anziani.
Libertà, amore, pace.
Janis Joplin, Richie Havens, ma soprattutto...







Il mio paradiso.


ps: e quanti furgoni cazzarola!!! di tutti i tipi e colori!!!


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giovedì 7 settembre 2006 - ore 22:18


Il grande bambino... (pt.3)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


[...]Volevo un pò sdrammatizzare.
"Bhè, dopo tutto sto discorso del cazzo me la passi quella canna?". L’automa ricevette il comando, modificò la richiesta in istruzioni, attivò qualche comando elettronico e azionò solo i pistoncini che gli avrebbero permesso di passarmi quel fottuto porro. Ero rassegnato. Presi la canna e il braccio meccanico tornò al suo posto. Poi si mosse. Girò la testa verso di me e con un mezzo sorriso mi disse "Bravo! Sei diventato grande!". I suoi occhi, i suoi modi, i suoi movimenti facevano venir voglia di passargli un braccio sopra la testa per smascherare i fili che lo muovevano. Sembrava così fragile. Sembrava fatto di cartapesta. Pensai che chiunque stesse manovrando quel burattino avrebbe potuto ucciderlo semplicemente tirando un pò più forte. Lui non si sarebbe lamentato.
Tuttavia, man mano che parlava, le sue parole scioglievano il ghiaccio di cui sembrava essere ricoperto. Il suo sguardo era malinconico, triste, deluso. Non so bene. In ogni caso ero contento di vedere segni di umanità nel Pinocchio che mi trovavo accanto.
"Sei diventato grande! te lo leggo negli occhi" - mi disse guardandomi con occhi fieri di me e allo stesso tempo profondamente delusi.
"Dove vuoi andare a parare?" - risposi io con fare superiore. Aprii le orecchie e la mente a quella verità che stava per svelarmi, ma sapevo di aver ragione io. Ero solo curioso. Non avrebbe potuto dire niente che avrebbe riaperto la mia ferita. L’avevo chiusa. Ogni tanto si riapriva, ma non usciva più del sangue. Credo che l’avessi finito.
"Sai benissimo che quello che dici sono solo stronzate" - tornò a fissare il terreno. Non sembrava più vuoto. "Sai, i bambini non riescono a mentire bene. Si lasciano tradire dall’emozione. Girano gli occchi, sono nervosi. Sanno che quello che dicono è solo un parto della loro fantasia e a volte non riescono neanche a trattenersi dal ridere delle loro stesse stronzate. Si tradiscono." - prese un tiro dalla canna ormai finita e gettò ciò che rimaneva nel fuoco. "I grandi no. Loro possono farti bere un mare di stronzate. Ti ubriacano delle loro bugie. E ci riescono perchè ti sembrano dannatamente convinti. Sanno come gestire le proprie emozioni."
"Ma se i bambini credono a babbo natale, l’uomo nero, dracula, i pokemon e a tutto il resto!" - gli dissi sorridendo.
"Cosa centra credere alla bugie degli altri? quello è un altro discorso. I bambini ci credono perchè hanno fiducia in chi le racconta. I grandi si fidano meno degli altri e quindi sono più sospettosi, meno creduloni. Ma anche loro ci credono." - continuava a guardare a terra. Non staccava lo sguardo da lì. Poi riprese "Qui si tratta di credere alle proprie menzogne. I mocciosi non lo fanno. Credo che diventare grandi significhi credere alle proprie bugie." - manteneva gli occhi bassi. Senza voltarsi o muovere lo sguardo mi chiese "Vedi questi dietro di me?". Si riferiva ai due piccioncini che continuavano a limonare sotto gli asciugamani. Se ne era accorto allora. Li aveva dietro e con tutto il mormorare che c’era attorno a noi non poteva averli sentiti. Non aveva mai girato la testa. Non poteva averli visti. Non so come faceva a sapere che fossero lì. Mi chiedevo però come faceva a non rendersi conto del caldo che ci stava investendo e che era sicuramente più evidente di quei due che si imboscavano. Continuava a battere i denti. Continuava ad avere brividi.
"Si, li ho visti prima".
"Loro sono dei bambini. Credono alle bugie degli altri perchè di loro si fidano. Credono ai vari "non ci lasceremo mai", ai vari "per me sei l’unico" e a tutte queste cose. Ma quando lo dicono loro, quando quelle parole escono dalla bocca di uno dei due, chi le dice sa che non è così. Sa benissimo che molto probabilmente si lasceranno, che magari non si parleranno più. Sa benissimo che non andrà tutto bene, che prima o poi accadrà qualcosa che svelerà le sue bugie. Ma l’altro ci crede. E viceversa." - fece una pausa "Poi si molleranno. Staranno male e ognuno di loro inizierà a dirsi bugie da solo. Per tirare avanti. Perchè non si può soffrire troppo a lungo. Si diranno che ci sarà di meglio, che è bello anche stare soli per un pò, che non hanno bisogno di nessuno per il momento e che la vita in ogni caso è bella anche se ti manca gran parte di quello che può offrirti. E ci crederanno." - ancora una pausa "Poi si innamoreranno di nuovo e torneranno bambini..." - continuava a muovere sabbia.
"E qual’è il problema? Si sa che le cose vanno così, tra alti e bassi"
Si voltò verso di me. Fermò la sua mano e lasciò in pace quei poveri granelli. Mi guardò fisso e con uno sguardo come di rimprovero, come se non avessi capito un cazzo.
"Il problema è che c’è gente come me che non vuole crescere. Che non sa farlo. Io non riesco a credere alle mie menzogne. So bene che non si può vivere soli. So bene di aver perso la mia metà. Forse non era la migliore, forse non combaciava bene. Ma mi piaceva, cazzo! Io amavo la mia metà. Forse la amo ancora. Questa è la verità. E non c’è stronzata che possa convincermi del contrario.". Tornò a guardare a terra e a martoriare i granelli. Non sapevo cosa dire. Forse era vero. Forse l’ho sempre saputo. Forse ero cresciuto sul serio. Avevo rinunciato a cambiare le situazioni e ora le accettavo passivamente. Mi convincevo del fatto che ero io a decidere come prendere ciò che veniva. In realtà predevo e basta. Come un animale in gabbia a cui viene lanciato del cibo, io raccoglievo ciò che la vita mi lanciava. E ne ero contento. Ero convinto che quel cibo era buono. Che era quello che volevo. Avevo permesso alle circostanze di cambiarmi, di soffocarmi. Quelle noccioline mi facevano schifo. Ma avevo perso l’entusiasmo. Quello tipico dei bambini. Avevo smesso di combattere per un pasto diverso, per qualcosa che mi piaceva davvero. Masticavo il nulla e mi convincevo che fosse tutto.
Avevo freddo. Sanguinavo.

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giovedì 7 settembre 2006 - ore 16:22


Il saputone... (pt.2)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


[...]Mi alzai ed andai da lui. Lungo il tragitto passai in rassegna tutte le frasi banali che potevo dire per farmi rivelare cos’aveva. Come se non lo sapessi. "Come stai?", "che mi dici?", "ti va un goccio di birra? magari ti leva quel culo che ti sei messo in faccia!". Non ce n’era una che non mi lasciasse un retrogusto di banalità in bocca. Prima ancora di trovare la giusta combinazione di parole mi misi a sedere affianco a lui allargando il cerchio attorno al fuoco. Non feci in tempo a dire qualsiasi cosa che venni subito investito da una vampata di caldo impressionante. Il fuoco bruciava la pelle e seccava la bocca. Cercai di non pensarci. Mi voltai verso Peppe. Aveva ancora lo sguardo fisso sulla sabbia che spostava con una mano e la sua canna nell’altra.
"Ei, come va?" - il gusto di scontatezza bruciava sulla mia lingua.
"Una favola!" - mi rispose lui tenendo fermo il suo sguardo. E ancora spostava la sabbia.
"Senti, ci crederai se ti dico che so come stai, vero?" - lo guardai in silenzio - "sai che stavo così anche io! no?". Continuavo a guardarlo in attesa di una risposta. Non arrivò mai. Mi chiedevo se si fosse accorto che io fossi ancora lì.
"So che è dura" - continuai facendo finta che mi avesse risposto. "Io ero morto dentro. Mi sentivo strappato della mia metà. E andandosene ha portato via la metà di tutto il resto. Ogni cosa, ogni situazione, ogni emozione la vivevo a metà. E non potevo far nulla. L’altra parte ce l’aveva lei. Pensavo di poter vivere completamente ogni cosa, me compreso, solo standole accanto, unendo le nostre due metà. Ma non potevo. Ti senti incompleto. Tutto perde senso. Tutto ti sembra vuoto. Anche il futuro perde ogni significato. E senza futuro il presente risulta inutile. E vivere nel passato ti può solo uccidere." - presi anche io a muovere la sabbia e a guardar fisso per terra. La mia ferita si stava riaprendo, ma non potevo permettermi di farla sanguinare ancora. Continuai subito il discorso, per non sprofondare in quel silenzio che ti fa pensare, che ti fa ricordare, che ti fa male. "Poi ti rendi conto che ci sono altre mille cose al mondo e che nascosta tra queste potrai trovare un’altra metà, magari che combaci in modo migliore con la tua. Sai benissimo che non sarà stasera, non domani e magari neanche tra un mese o un anno. Ma arriverà. E se continui a guardare la sabbia ti passerà accanto senza che tu te ne renda conto." - avevo staccato anche io gli occhi dal terreno e lanciato un rapido sguardo al fuoco che mi stava facendo sudare. Sfregavo le mani tra di loro per togliere la sabbia umida che vi si era attaccata. Poi continuai "A volte fa bene anche stare da soli. Dipingere il mondo con i tuoi colori. Prendere quello che viene come e quando vuoi tu. E solo per te. Delle cose, delle persone, delle situazioni e delle emozioni prendi solo la parte che tu vuoi prendere. Poco importa se non è completa! Tu puoi scegliere di prenderne il pezzo che più ti piace e tenerlo per te. E’questo quello che ti completa sul serio." - ancora silenzio. Ancora lui che fissava a terra. Sembrava vuoto dentro. Sembrava un automa che con qualche meccanismo muoveva solo il braccio per spostare della sabbia...


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mercoledì 6 settembre 2006 - ore 17:25


Monsters, Inc.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sera ho visto "Monsters & Co." o se volete "Monsters, Inc.". Non è la prima volta che lo vedevo. Anzi. Solo che questa volta non l’ho presa come semplice favoletta per bambini. Ho cercato di vederci qualcosa di più (come in ogni titolo pixar).
Ho cercato di mettermi nei panni di Sally. Non ho ancora capito se mi ci sono riconosciuto o no. Lui ha a che fare con una cosa che crede mortale per se. Ma si fida del suo istinto. La mette al primo posto. Mette al primo posto ciò che è meglio fare per lei. Calpesta tutto il resto. La sua vita, il suo lavoro, le sue amicizie. E tutto per seguire quell’istinto che gli diceva che la povera Boo doveva avere ciò che era giusto per lei. Non so fino a che punto il mostro peloso fosse mosso dal senso di responsabilità. Forse, e neanche tanto forse, c’è dell’altro. E per questo qualcos’altro, per una cosa tanto piccola quanto una bambina per un mostro gigante, si getta tutto all’aria? E’giusto? Non era giusto anche quello che diceva Mike nella caverna dell’abominevole? Non so. Forse Sally sapeva benissimo di trovarsi in un cartone animato o film che dir si voglia. Conosceva il suo lieto fine.
Noi no.
Una cosa è certa. Il rutto di Mike è troppo portentoso. Mi fa morire ogni volta










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mercoledì 6 settembre 2006 - ore 15:49


Lo zoo di colori... (pt.1)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quella sera trovammo qualcosa di diverso da fare della solita serata in spiaggia a vedere la Luna specchiarsi nell’acqua di un mare piatto come l’olio. Forse anche la Luna ha bisogno di guardarsi per assegnare un luogo ai suoi sogni, così come noi cerchiamo di trovare le nostre speranze e i nostri desideri che qualche tempo prima abbiamo nascosto tra le stelle, per tenerli lontani da questo mondo. Sembra non esserci spazio qui per loro. Sembrano morire sbattendo contro muri fatti di egoismo , di avidità, di esigenze, di responsabilità.
Quella sera eravamo sì sulla spiaggia, ma ad una festa. Come quelle dei film. C’era il fuoco, alto e vivo, che scaldava chiunque avesse voluto affogare i propri problemi con un salutare bagno notturno. C’era da mangiare. C’era da bere. C’era da fumare. C’era chi rideva. C’era chi si baciava sulle note di chi suonava la chitarra. C’era vita, quella vita di cui avrei sempre voluto ubriacarmi e che sempre mi era stata data col contagocce. Poco importava in quel momento. Ora ci ero dentro. Ci stavo nuotando e pur di non uscirci mi sarei affogato. Fu ciò che feci.
Quel pezzo di mondo concentratosi in una spiaggia era come uno zoo di esistenze. Per avere un biglietto bastava portare qualcosa da bere o da fumare e potevi goderti lo spettacolo. Ognuno di quegli "animali" girava libero per quel pezzo di spiaggia avendo come unica recinzione quella costruita da se stessi sulla base della propria personalità e del vivere nella società. E con la tua bella birra fredda tra le mani potevi ammirare la grandezza di Dio o di madre natura, quello che volete. Ogni essere su quella spiaggia non era carne ed ossa. Era sensazioni, emozioni, sentimenti, pensieri, idee, capacità. Ed ognuna di queste si mostrava diversa da individuo ad individuo, formando un arcobaleno dalle sfumature infinite in cui potevi trovare qualsiasi variazione dello stesso colore. Purtroppo, o forse per fortuna, erano presenti anche le sfumature più cupe e scure. Le conoscevo bene.
Chi negli occhi ne portava i segni era Peppe. Se ne stava davanti al fuoco seduto in cerchio con tutti gli altri. Aveva lo sguardo basso mentre fumava il suo personal. Ogni tanto batteva i denti e scattava all’improvviso come punto da qualcosa. Brividi. Sembrava che il fuoco non lo scaldasse. Mi chiedevo se si fosse reso conto di avere davanti una fiamma di un metro che scaldava anche a lunga distanza. Mi chiedevo se si fosse accorto di quella coppietta improvvisata che, neanche tanto nascosta dall’asciugamano, faceva voletaggiare le proprie mani e le proprie lingue. Erano proprio dietro di lui. Mi chiedevo se stesse sentendo il ragazzo che suonava "People are stranger" dei suoi amatissimi Doors. Sembrava fuori dal mondo. Mi sembrava di vedermi in uno specchio che mostrava la mia immagine di qualche settimana prima. Anche lui come me aveva una ferita ancora aperta da cui continuavano ad uscire sangue e lacrime. La mia si stava lentamente richiudendo. Dovevo fare qualcosa per medicare anche la sua. Per tamponare la sua emorragia....

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lunedì 4 settembre 2006 - ore 23:10


L’ingegno malefico
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dicono che l’uomo sia il più stupido animale intelligente sulla terra. Credo sia vero. E’impressionante cosa l’umanità sia riuscita a fare nella sua storia. E’riuscita a trasformare la materia di questo pianeta nel modo che desiderava; è riuscita ad avere risposte a problemi dalla soluzione apparentemente inarrivabile; viaggia su poltrone che corrono, volano o attraversano gli oceani; ha mandato un suo esponente a poggiare i suoi piedi su un altro pianeta; ecc...
Tuttavia stiamo parlando pur sempre dell’animale più stupido su questo pianeta. E così il genio insito in noi e spesso celato riemerge con estrema facilità quando si tratta di ingegnarsi, di dare il massimo delle proprie capacità avendo come unico scopo il male. Altrui e personale. Gran parte delle invenzioni che oggi ci facilitano la vita derivano da idee nate per potenziare gli eserciti, per alimentare guerre, per uccidersi l’un l’altro condannando il nostro mondo alla morte prematura e la nostra specie all’estinzione.
E chi sono io per essere sciolto da queste "regole" proprie del genere umano? Può un nano sovvertire l’ordine sociale e psicologico dell’intera umana stirpe. Faremo finta che la risposta sia "no". E così il mio estro creativo e la mia vena autodistruttiva si sono fuse stamane alle 10:00 per costruire questo strumento di morte:




L’idea in se è parecchio innovativa, nonostante sia stata pensata ed attuata da chiunque fumi e non ha un cazzo da fare. Oltre al fattore "imboscamento", elemento fondamentale per la riuscita di tale prodotto, si presenta la possibilità di affittare spazi pubblicitari sulle facciate dell’attrezzo stesso, ammortizzando le spese sostenute per l’acquisto iniziale.
Correte quindi! Chiunque lo desideri riceverà le istruzioni per costruire questo sfizioso strumento di autolesionismo, anche tramite e-mail. Presto approderà anche a mediashopping. E chi ha il digitale terrestre, premendo il tasto verde, potrà seguire la televendita con il doppiaggio di Mario Giordano, scoperta da poco altamente lassativa.
Tenere lontano dai bambini... Mario Giordano dico...

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lunedì 4 settembre 2006 - ore 17:26


Grazie...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nella giornata di ieri, dopo il tradizionale bagno cerimoniale, si è conclusa la cerimonia di battesimo del furgone, nuovo compagno di vita nelle agitatissime giornate patavine. Da ieri il furgoncino sarà ufficialmente noto a tutti col suo nome:

"C A N N A B U S "




E sebbene egli sia tornato alla vita da poco tempo, non sembra perdere la saggezza dovuta ai suoi 34 anni e più, mandandoci un messaggio chiaro ed inequivocabile: non è mai troppo tardi per tornare a vivere di nuovo. Nel corso degli anni egli avrà preso botte, avrà subito rotture, graffi, ruggine e molto altro. Eppure oggi è qui, bello come non mai, pronto a riprovarci ancora, sapendo di dover subire ancora, di doversi rompere nuovamente. Ma ciò non scalfisce il suo entusiasmo, la sua voglia di rincominciare, il suo desiderio di vivere e di afferrare la medaglia della vita, con entrambe le sue facce.
Impariamo tutti da lui. Ti voglio bene Cannabus...







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lunedì 28 agosto 2006 - ore 16:54


Factotum
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Incredibile quanto ferocemente ci attacchiamo alla nostra infelicità. L’energia che bruciamo per alimentare la nostra rabbia. Incredibile quanto un momento siamo lì che ringhiamo come bestie... e un momento dopo ci siamo già scordati come e perchè. E questo non per ore o giorni o mesi o anni. Ma per decadi. Vite completamente usate. Consegnate agli odi e ai rancori più insignificanti. Alla fine qui... non resta niente alla morte da portare via..."

"Se hai intenzione di provare, vai fino in fondo. Altrimenti non cominciare neanche. Potrebbe voler dire perdere la ragazza, la moglie, i parenti, il lavoro. E forse anche la testa. Potrebbe voler dire non mangiare per tre, quattro giorni. Potrebbe voler dire gelare su una panchina del parco. Potrebbe voler dire la prigione. Potrebbe voler dire la derisione, lo scherno... l’isolamento. L’isolamento è il premio. Tutto il resto è un test di resistenza. Per vedere fino a che punto sei veramente disposto a farlo. E tu lo farai. Nonostante i rifiuti e le peggiori probabilità di successo. E sarà meglio di qualsiasi cosa tu possa immaginare. Se hai intenzione di provare, vai fino in fondo. Non c’è una sensazione al pari di questa. Sarai da solo con gli dei. E il fuoco incendierà le tue notti. Cavalcherai la tua vita dirtto verso una risata perfetta. E’ l’unica battaglia buona che ci sia."

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giovedì 24 agosto 2006 - ore 18:11


Il camaleonte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Puttantour?". Così esordì Teo rompendo il silenzio che da una buona mezz’ora mi aveva preso per mano e accompagnato nella mia spietata e cinica fantasia.
"Cosa?" - risposi io per coprire il suono della mia assordante caduta dalle nuvole.
"Puttantour! Andiamo in giro a vedere le puttane! Ci fermiamo, chiediamo il listino, il prezziario... e magari uno sconto famiglia!" - prese tempo - "ci si diverte un pò!".
"No grazie. Stasera non mi va" - risposi con la faccia di uno che aveva appena vomitato le proprie budella e a cui viene offerto un goccetto, per riprendersi un pò.
Il lungo serpente di asfalto si estendeva a perdita d’occhio sotto le ruote dell’eroica panda di Teo che, con sguardo perso verso l’orizzonte, sembrava un automa. Forse non respirava neanche. Concentrato. Concentratissimo. Forse anche troppo per uno che, da dieci minuti buoni, non doveva neanche preoccuparsi di correggere l’andatura del bolide, come chiamava lui quella scatoletta con le ruote.
Feci un respiro profondo e come se sapessi già la risposta, gli chiesi: "A che stai pensando?"
"A te"
"Ecco." - ancora silenzio. "Sei diventato frocio?" accennai un sorriso del tutto poco credibile.
"Sei un coglione! Devi smetterla di fare così! Fatti camaleonte!"
"Cos’è che vuoi?" e ancora il tonfo cadendo dalle nuvole.
"Fatti camaleonte!"
"Tutto chiaro ora!"
"Stammi a sentire" - e i suoi occhi si staccarono finalmente dalla linea bianca per rivolgermi uno sguardo che non nascondeva la convinzione delle parole che mi avrebbe detto di lì a poco - "Ti devi adattare alla vita che ti scorre sotto i piedi, dietro le spalle, attorno a te! Non puoi farci niente! Non decidi tu il colore dello sfondo... ti devi soltanto fottutamente adattare!" - ancora la strada. E di nuovo a me - "Come i camaleonti!"
"Si... l’avevo capito" - gli dissi scocciato, sapendo di stare davanti ad un altro discorso su come vivere la mia vita di merda.
"E’da teste di cazzo" - continuò lui rivolgendosi alla strada - "Credere di poter far colorare tutto ciò che è attorno a te del tuo di colore! E’ da teste di cazzo! Sei tu che ti devi adattare, devi cambiare colore, adeguarti alle situazioni per impedire ai predatori di vederti e attaccarti... altrimenti sei spacciato, caro mio...".
"L’unico mio predatore sono io" - dissi io incuriosito dalla sua voglia di filosofeggiare. Lo volevo assecondare. In fondo piaceva anche a me. Piaceva ad entrambi quando la ganja ci aiutava - "Io so quale cazzo di colore ho e anche se avessi lo stesso color merda della situazione che mi circonda, saprei benissimo dove cazzo mi trovo. Conosco i miei punti deboli, conosco i miei errori. E ogni volta ne esco battuto. E ogni volta riconosco i miei errori e mi credo più forte di prima. Ma il mio predatore..." - respiro - "io so dove devo colpire... colpisco al cuore! E anche se sono più forte, inizio a rimpiangere gli errori di prima, di come ero stupido, di come sono stato disattento. Mi accascio, piango e mi dispero. Ed è lì che il mio predatore attacca di nuovo. E non può non vincere." - silenzio - "E così ancora... all’infinito. Non c’è nascondiglio che tenga". Respirai a fondo e in modo nervoso, arrabbiato non so neanche con chi... non con Teo, non con i camelonti... forse solo con me stesso. Ancora.
"E’qui che sbagli!" - disse Teo - "I camaleonti si convincono dall’interno di essere di quel colore! Tu ti metti dalla parte sbagliata! Non ti devi mettere di fuori, non devi essere realmente tu a cambiare colore!" - disse con la voce sorretta da un’eccezionale forza di convinzione - " Tu devi controllare il tuo io interno... quello che ora ti attacca! quello che decide di che cazzo di colore devi essere! L’unico che ti può far alzare il culo e andare a trovarti una situazione del colore che tu vuoi essere in quel momento. Non puoi cambiare lo sfondo, ma puoi cambiare sfondo! Puoi andare avanti, continuare a cercare sfondi che si intonano al tuo colore. Prendi il controllo del tuo predatore, diventa tu predatore e fa che te stesso sia la tua preda, e non tu la preda di te stesso!". Piegatosi leggermente verso di me come volesse spingermi più forte le sue parole nella testa, si rimise dritto e assunse la posizione da automa. Un automa soddisfatto questa volta. Decisi di voler sdrammatizzare il discorso, di voler fare un pò il simpatico, senza dirgli che forse aveva ragione. Ero ancora troppo orgoglioso all’epoca. Non potevo dirgli che forse era come diceva lui. La sua autostima si nutriva dei resti della mia. Simpatico, divertente... brillante come ai tempi migliori. Così mi dissi.
"Puttantour?" - mi uscì sorridendo.
"Esatto!" - rispose lui con un ghigno di saccenza che non mi spiegai. Non mi ci volle molto però. Cercando di nascondergli la quasi schiacciante vittoria della sua teoria sulla mia non ho fatto altro che avvalorare la sua, trasformando un sudato uno a zero, in una memorabile goleada nella mia porta. Mi ero convinto da solo di poter essere simpatico in modo non banale e ce l’avevo fatta, dimenticando il mio fottuto sfondo color merda. Per un attimo avevo cambiato sfondo. Mi ero mosso leggermente in uno in cui mi trovavo più a mio agio. Forti i camaleonti. Dovevo dire qualcosa. Non potevo lasciargli l’ultima parola.
"Sei uno stronzo!".
"So anche questo...".
Goal. Cazzo!

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martedì 22 agosto 2006 - ore 12:25


Voglio una pelle splendida...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stringimi madre ho molto peccato
ma la vita è un suicidio l’amore è un rogo
e voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida
Senza un finale che faccia male
con cuori sporchi e le mani lavate
A salvarmi, vieni a salvarmi, salvami, bacia il colpevole
se dice la verità
Ma sì...
Passo le notti nero cristallo
a sceglier le carte che giocherei
a maledire certe domande che forse era meglio non farsi mai
e voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida
A salvarmi, vieni a salvarmi, salvami, bacia il colpevole
se dice la verità
Ma sì...
E voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida
A salvarmi, vieni a salvarmi, salvami, bacia il colpevole
se dice la verità
Ma sì...


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