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cantare a squarciagola sulla mia vespa, l’attimo prima di rivederti, progettare un nuovo viaggio, vedere il mio cane che mi corre incontro, piangere senza senso, sentire l’odore della pioggia, tutti i libri che ho letto, la musica colonna sonora della mia vita, la mia prima opera, detestare liberamente, mani che mi cercano, l’odore del mare odore di casa mia, l’andare via e il sapore di tornare, le persone che amo e che mi sanno ancora emozionare, le promesse fatte da ubriachi, il domani che non arriverà mai e dopo è già passato, le foto nel portafoglio, ricordi appesi, il momento dell’innamoramento, scrivere quello che mi passa per la testa, le ore al telefono, gli amici che non cambieranno mai e tutti quelli passati, le coperte calde e dormire sulla spiaggia, le tue parole che mi entrano dentro.
Tutto ciò che ho già visto, che sto per vedere, e che forse non vedrò mai.


lunedì 3 dicembre 2007 - ore 18:46


Gelidi pezzi di incoerenza.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi chiedo, ultimamente davvero spesso se il fatto che riesca sempre a fottermi da solo faccia di me un perfetto stupido.
Se È vero che la somma delle nostre esperienze ci accresce, se è vero che la memoria dovrebbe giocare un ruolo fondamentale nel nostro proseguo della vita, mi chiedo come è possibile che commetta sempre gli stessi errori.
Forse sono limitato e quindi non posso fare altrimenti.
Quindi il mio continuo sbagliare è dato da una incapacità di fondo, e sono esattamente come un pesce rosso senza coscienza di nulla ciò che mi circonda.
Nuoto e basta?
Finisco per giocare con le persone, come se fossero una collezione strana, come se fossero solo oggetti privi di una loro vita all’infuori di me. Chissà se veramente la gente vive fuori dal mio mondo.
Chissà se le emozioni che provo io qualcuno le ha mai vissute.
Forse la malinconia di sentirsi sempre inadeguato in qualsiasi situazione è nata con me, forse il suono del violino è stato creato per sottolineare la mia cupezza.
E allora se fosse così non dovrei preoccuparmi di ciò che mi circonda.
Intorno brividi, suono di messaggi in codice.
passeggio per le stradine strette quelle che portano direttamente al nostro bar, mi volto ma non ti trovo più.
Mario il pescatore dice che quest’anno sarà un anno buono, glielo ha sussurrato una sirena, perché non dovrei chiedergli.
Mia nonna migliora, il dottore mi ha detto che se continua così sarà con me per natale, sarà banale, ma quest’anno voglio solo questo come regalo.
Mi deve insegnare a fare la piadina, se no che romagnolo sarei.

La neve arriverà, davvero e il mare non lo distinguerai più.
La sabbia ci sarà ancora, nascosta ma sai che c’è.
e stavolta se ascolti la brezza ti parlerà del mio volto, stupisciti, ora sorride.

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martedì 27 novembre 2007 - ore 08:19


come livido amniotico
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Appena apro gli occhi sento che non ci sei più e subito una fitta mi percorre la schiena. Ormai è una settimana che te ne sei andata, come sempre hai preso tu la decisione, quella giusta per entrambi. Tu sicuramente una persona così forte in apparenza, così sicura. E io mi ci sono sempre nascosto dietro di te, dietro al tuo rossetto rosso e le tue unghie colorate, mi sei stata sempre vicina, mi hai cullato quel giorno, grazie non lo scorderò mai. Ma poi come sempre mi sono perso. Perso dentro i miei mille ma, perso dentro mille parole non dette, frasi a metà discorsi interrotti. E ti ho visto scivolare via senza avere la forza per provare a sorreggerti, alla fine sono riuscito a spegnere anche te mia piccola pulce. Il mio posto non è qua, sono un viaggiatore venuto chissà dove senza sapere dove devo andare, ti ho sfiorato ed è stato bellissimo. Ti sei donata completamente, tu così sicura di tutto, tu così complicata. Mi piacerebbe dirti di averci provato ma non è così. Sulla scrivania sporge il biglietto aereo per berlino, la borsa è pronta, l’appartamento è vuoto. È vuoto come me pulce mia. Questo bilocale non è mai stato così grande, ti ricordi le risate per far entrare tutta la tua roba? Guardo la finestra e la condensa crea delle piccole gocce, sembra che stia piangendo. Ci sono delle gocce anche sul mio viso che strano penso. La stanza senza il tuo cappotto rosso è senza colori. Esco di casa di fretta, le pareti troppo vuote hanno deciso di ferirmi, stringo il biglietto in mano, mi volto solo un istante a guardare il nostro palazzo e capisco di essere quasi in ritardo, ma non per il volo.

Prendi un giorno in cui hai voglia di leggerezza, un giorno in cui vorresti sparire per un po’, magari come da bambino quando mi nascondevo nell’armadio di mio nonno, tra le sue enormi giacche che profumavano di colonia quando avevo combinato un guaio. Mi sento addosso la sua colonia ora, pulce mia.


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martedì 20 novembre 2007 - ore 18:46


quando il sole ti bagna i capelli
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho sentito il vento sussurrarmi di alchimie, comunque lontane, ma pur sempre affinità. Elementi comuni, tratti diversi ma non troppo, colori e umori simili. Il vento mi accarezza, mi racconta di te, mi affascina con i suoi racconti, mi dice di chiudere gli occhi e ascoltare solamente. La tentazione di vedere è enorme, immane, fatico a dargli retta, ma quando mi parla di te mi fa stare bene, sorrido e gli occhi ora sono più leggeri. Mi racconta di come passi le giornate, a volte mi descrive così bene quello che provi che lo sento mio, mi rendo conto che mi racconta attraverso te. Faccio un passo indietro mi sento cosi inadeguato davanti a te, sento di non avere armi. Ma poi servono davvero? No se tu mi credi.
Il vento non soffia più verso di me, sento solo echi lontani. Ma io sono ancora in piedi, ti aspetto. Ho ancora gli occhi chiusi come mi hai detto tu, non ti preoccupare non li apro. Credimi.
Ti chiedo solo un favore, sbrigati il cappuccino si fredda.


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mercoledì 14 novembre 2007 - ore 16:03


diario di un giullare stanco
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bologna 23-04-02

Sono contento di avere questo scazzo in corpo.
Libera la parte migliore di me, quella creativa quella volta a creare qualcosa di nuovo, quella che non si accontenta di avere surrogati di tutto.
Come con Francesca, bella simpatica ma assolutamente non adatta a me, e se non fosse per il fatto che lei è felicemente (?) fidanzata, sarebbe partito in me quel meccanismo di appartenenza che non mi avrebbe fatto vedere i difetti ma solo la (mia) voglia di stare in coppia.
Ma fa poi cosi schifo stare soli?
Se non si ha la voglia di rischiare e di lasciarsi andare si, fa davvero schifo.
Io sono in bilico.
Ma ci provo veramente a spingermi fuori, facendo ogni giorno a botte con le mie insicurezze, le mie paure e le mie debolezze.
Non sono certo un essere perfetto anzi.
Ma ci provo a migliorare, davvero.
Oggi ho comprato una macchina digitale, cercherò di portarla sempre con me per sfruttare quei lampi di creatività che mi prendono.
Che mi prendono in giro? Chissà…
Proprio mentre sto scrivendo sento il desiderio di ricevere un segnale dalla fra, chesso un sms uno squillo, chissà se avrei la forza di non risponderle.
Oggi in classe l’ho ignorata, o meglio l’ho evitata.
I sigur ros suonano dal mio stereo e mi lascio prendere per un attimo dalla musica.
Sono fottutamente bravi.
Mi manca l’avventura, forse qualche amico per farla, e forse anche le palle perché no.
Ma ci provo.
Veramente.
E che questa sia davvero la mia rinascita?
“muovo le ali di nuovo?”
ma sono mai stato innamorato?
A sprazzi penso di si.
E forse è proprio la mia innata incapacità a stare solo che mi fotte.
Ma stavolta cara la mia incapacità ti fotto io per una volta.
Alla fra non la cerco.
E rimango solo.
E se non ci riesco e se non va bene?
E se non va bene, andrà bene lo stesso.
[IMG]

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lunedì 12 novembre 2007 - ore 15:38


quando ritrovi le tue emozioni
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’e’ una ferita in fondo al cuore
grande come non l’hai vista mai
guarda il sangue e il suo colore ...
e’ bellissima.
C’e’ un grande salto in fondo al cuore
prima deserto, adesso un’oasi
via i cancelli per favore,
che non mi servono piu’.
Via le lame dal mio cuore,
via le cose che lo umiliano
carro che non vuol cadere
nella stupidita’.

Sulle labbra era il sapore
del mattino che hai inventato tu
guarda adesso come piove
sulle mie labbra blu.
Guarda adesso come piove
sui sentieri in fondo all’anima
storie che non hanno odore,
e’ la mia realta’.

Vorrei dare un nuovo nome,
nuova linfa a tutto quel che c’e’.
ma ogni cosa e’ una ferita
che mi ricorda te.

Labbra blu - Cristina Donà-Diaframma

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venerdì 9 novembre 2007 - ore 11:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da quanto tempo sto dormendo? Per quanto tempo ho viaggiato con il pilota automatico? Ora che riapro gli occhi faccio fatica a tenerli aperti, la luce della verità è insopportabile, troppo forte. Troppo forte per me. Da quanto tempo mi ero perso? Ormai non lo sapevo più. È come camminare per un sentiero già tracciato da qualcun altro, un sentiero prestabilito con il sapore di scelte ovattate. Tornare da londra per assistere mia nonna sul letto di morte era stato un atto dovuto, lo dovevo a me stesso prima che a lei. Mia nonna, la mia stella polare. Se la famiglia fosse un immagine avrebbe il suo volto che guarda fuori dalla finestra, sempre rabbuiato, sempre con quel velo di tristezza che non le sono mai riuscito a toglierle, mia nonna, una delle mie ragioni di vita, lei che la sua vita me l’ha donata senza chiedere nulla in cambio. È passato più di un anno, ho anche smesso di scrivere, un’altra mia ragione di vita, anche il mio editore ha smesso di chiamarmi. Non so come sia iniziato tutto, non ricordo più il momento esatto in cui sono caduto. Ricordo solo chiaramente il gusto di nuotare nel mare della sconfitta, quell’atroce senso di apatia che mi ha avvolto piano piano, quasi senza farsi notare. E poi c’è Elena. Sono riuscito a perdere anche lei, una mia ragione di vita. Il suo lucidalabbra rosa, le sue calze colorate, il suo sorriso pronto ad esplodere.Bellissima Elena. Il matto è appena uscito e sto stringendo il laccio attorno al braccio, fra poco non ci saranno più ricordi. Non ci saranno più Elena il mio pc e il mio mondo perduto. Per essere sicuro di non fallire almeno questo ho già buttato giù un mix di pasticche, sento già la testa che mi gira, mi serve solo un ultimo istante di lucidità e poi… la siringa entra veloce nel mio braccio, mischio il mio sangue con l’eroina, troppa per una sola volta, studiata per lo scopo. Ed eccola scivolare dentro di me, dentro di me per l’ultima volta. La mia mano trema ma la testa è leggera, finalmente. I miei demoni mi lasciano solo, li vedo evaporare in una nuvola di compassione. E il mio ultimo pensiero va al mio vecchio cane, quando si era sentito la morte addosso si era andato a nascondere, solo ora capisco perché. Ognuno quando muore è solo, sai la morte è una di quelle cose abbastanza personali. Definitive e personali. E mentre penso a tutto questo non mi accorgo di essere fuori dal mio corpo ad osservarmi, come mi sono lasciato andare, avevo una concezione più romantica della morte. Rumori di sirena in lontananza, penso devo andarmene di qua e in un attimo sono in casa mia, mi spogliano e iniziano a cercare di rianimarmi, la scena è quasi comica, non riesco a capire quanto dura, un ora o qualche secondo. L’attimo dopo sono via, sento un rumore continuo, non capisco cosa sia. È un rumore constante, quasi un tamburo, è il mio cuore che ha ripreso a battere. Sento una voce, non riesco a capire cosa dice, il suono appare disturbato poi diventa sempre più nitido sempre più comprensibile finchè non capisco il mio nome. Il mio nome sulla bocca di elena. Luce forte, tubi dappertutto, elena che mi guarda e piange. E il mio cuore che batte.



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mercoledì 7 novembre 2007 - ore 08:23


Tutto ciò che esalta la vita ne accresce, nello stesso tempo, l’assurdità.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Con te finisco sempre a correre dietro a parole non dette, o milioni di parole, di giri di parole che mi lasciano sempre inerme davanti a te, razza di un essere complicato. Ma è così sbagliato ammettere che le cose possono essere bianche o nere, cosi semplicemente. Giusto o errato. Per una volta senza mille ipotesi, senza mille ma solo si o no. continuo a tenderti la mano nella speranza di sentire salire quel brivido incontrollabile di quando la tua mano dorme nella mia. Sai non ho fretta, conosco perfettamente l’attesa. Se ci fosse un immagine per la parola pazienza quella mi ritrarrebbe. E allora parlami ancora un po’, raccontami di come hai passato la giornata e di come ti ha guardato male quella signora sull’ascensore. Portami un po’ in giro sull’aria della tua bocca, parlami delle tua scarpe rosse, parlami del tuo cappotto. Mescola tutti gli ingredienti come sai fare solo tu, spiegami perché il mio cane non conosce sartre. Prendimi in giro ma portami con te e smettila di camminare in punta di piedi. Dentro di me puoi correre quanto vuoi.

E il naufragar m’è dolce in questo mare….



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venerdì 26 ottobre 2007 - ore 11:40


freak e non a caso
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I SIGNORI DELLA CORTE
Alla luce dei fatti di cui sono a conoscenza posso dire con certezza di non essere più pazzo di un cavallo, al limite più bello, ammessa dimostrabile la pazzia dell’animale già citato da me considerato spesso metro di misura per mentali inefficienze... umane deficienze.
All’epoca dei fatti ero un grande sognatore della razza che la vita la vivono col cuore, descrivevo con disprezzo la società del capitale e l’amarezza del sudore, il puzzo del sudore.
Disegnavo sulla sabbia i miei progetti esistenziali, miraggi nel deserto, gabbiani senza ali, fervevo di ambizioni di improbabile attuazione, cercavo il treno giusto ma non ero alla stazione e il destino non deraglia per venirti a cercare "trovare i binari per farsi investire!" diceva mio nonno capostazione che vide da vicino le ruote di un vagone nell’ultimo istante prima di morire ed io che pensavo continuasse a scherzare ma l’unico modo per fare è fare sul serio ed ora ricordo che piansi, per lui piansi sul serio.
Avevo fatto strada lavorando per il circo e quando dico strada non intendo la carriera ma intendo strada vera, solo strada vera. Ho visto tutto il mondo girando in carovane, era come una famiglia, ci chiamavano i gitani, ho visto l’equatore poi case fatte in ghiaccio, io non ero l’acrobata, io ero il pagliaccio e mi pagavano per piangere ridere e cadere, schiaffi, schiaffi e calci nel sedere ma il destino non deraglia per venirti a cercare "trovare i binari per farsi investire!" diceva mio nonno capostazione che vide da vicino le ruote di un vagone nell’ultimo istante prima di morire ed io che pensavo continuasse a scherzare ma l’unico modo per fare è fare sul serio ed ora ricordo che piansi, per lui piansi sul serio.
Berenice ha fatto un sogno in cui ero suo fratello, disegnavo piedistalli in una ditta americana di busti e manichini, non robusti ma carini e svegliatasi dal sonno non distinse più il reale dall’onirico, stette lì un po’ in bilico poi decise di lasciarmi per il ben più celeberrimo domatore di leoni, parlando d’incesto, coraggio ed illusioni e seppure lei sembrasse del tutto convincente non cedetti, non crollai, non credetti proprio a niente e guardandola negli occhi nascosti tra i capelli di colpo diventai un lanciatore di coltelli...
Berenice andava uccisa per il suo modo di fare, da sempre un indecisa che può fare molto male quindi ammetto son colpevole ma per auto difesa, dieci coltellate, per due le ho chiesto scusa, io pensavo che lei fosse il treno da cercare rideva pensava io volessi scherzare ma l’unico modo per fare è fare sul serio ed ora ricordo che piansi, per lei piansi sul serio.
Non cito questi fatti per smuovere clemenza ma per unire i pezzi d’un vaso che si è rotto per sommarsi di fratture, anche s’era duro, magari inaffidabile come in bilico sul letto di mia nonna, non la vedova quell’altra, che la notte si produce in perfette imitazioni di biplani del diciotto ma io non sono matto... io non sono matto... no! io, non sono matto.


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giovedì 25 ottobre 2007 - ore 18:27


ascoltando i passi fuori dal corridoio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


il viaggio in treno è volato, ho guardato per ore il paesaggio fuori dal finestrino cambiare continuamente, mutare piano scandito dal ritmo dei binari, sono andato una volta in bagno a guardarmi a lungo allo specchio, è strano fissare la tua immagine e non ritrovarti.
Tornare a casa dopo tanto tempo, chissà perché ho sentito questo bisogno cosi forte, chissà perché a distanza di anni.
Cammino zaino in spalla tra muri e strade che conosco anche se non sembrano più mie, riconosco ogni cosa, la luce, ogni singolo sasso sulla strada, è difficile da spiegare ma sembra rimasto tutto uguale dopo anni, come se il paese si fosse fermato dopo la mia partenza.
Il paese è immobile, si lascia camminare bene, quasi mi accoglie come un soldato che torna dopo anni di guerra, finalmente la brezza mi spinge dentro l’odore del mare e mille ricordi mi assalgono.
Da un cancello sento il mio nome, sbuca una vecchietta tutta curva con lo scialle sulla testa, cammina a fatica si aiuta con un bastone, intravedo nei suoi occhi la mia maestra, mi abbraccia e mi bacia, inizia a piangere, è felice e in un attimo la rivedo dietro la cattedra che mi sorride, dice di aver letto i miei romanzi e mi stringe ancora con tutta la sua forza, la sua debole forza.
E per la prima volte mi sento di nuovo a casa, finalmente capisco che casa mia non è un posto fisico ma è dove riesco a ritrovarmi, è solo uno stato mentale.
Solo uno stato mentale.
E casa mia è un abbraccio della mia vecchia maestra, dovunque e qui.


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martedì 16 ottobre 2007 - ore 07:34


come una bambina che ti viene incontro
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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