OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD

5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI)
DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
@ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA
RESIDENT @ NEW AGE, BANALE, WAH WAH CLUB, SHERWOOD
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
venerdì 27 giugno 2003 - ore 16:38
Subsonica
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E questo solo per memoria storica (mia
). Grazie per il favoloso concerto di ieri. Volume basso ma una qualità di suono straordinaria... e poi tra una cosa e l'altra si viaggia 
Grazie, ci voleva
TUTTI I MIEI SBAGLI - SUBSONICA
Tu sai difendermi e farmi male
Ammazzarmi e ricominciare
A prendermi vivo
Sei tutti i miei sbagli
A caduta libera
E in cerca di uno schianto
Ma fin tanto che sei qui
Posso dirmi vivo
Tu affogando per respirare
Imparando anche a sanguinare
Nel gioco che sfugge
il tempo reale sei tu
Tu a difendermi a farmi male
Sezionare la notte e il cuore
Per sentirmi vivo
In tutti i miei sbagli
Non m' importa molto se
Niente è ugule a prima
Le parole su di noi
Si dissolvono così
Tu affogando per respirare
Imparando anche a sanguinare
Nel giorno che sfugge
Il tempo reale sei tu
Tu a difendermi e farmi male
Sezionare la notte e il cuore
Per sentirmi vivo
In tutti i miei sbagli
Tu il mio orgoglio che può aspettare
E anche quando c'è più dolore
Non trovo un rimpianto
Non riesco ad arrendermi
A tutti i miei sbagli
Sei tutti i miei sbagli
Sei tutti i miei sbagli
Sei tutti i miei sbagli
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PERMALINK
venerdì 27 giugno 2003 - ore 14:00
Un impegno concreto, la servitù della gleba
(categoria: " Riflessioni ")
Spinto dal blog di bighina, in quanto maschio e, come tale, parte in causa (anche se in questo periodo non vivo tale condizione), mi sento in obbligo di dare una mia visione di questo status sociale, molto in voga nel nostro genere. La servitù della gleba nasce nel medioevo come forma di bontà verso lo schiavo, per dargli qualche diritto e farlo sentire umano. Un contentino, insomma. La servitù della gleba as we know it nasce invece in due diversi tempi. Il primo, con la fine della tradizione nella cultura occidentale del matrimonio combinato. L'uomo si trova per la prima volta non a dover scegliersi un'amante perchè la moglie di turno non lo soddisfa abbastanza (nonostante stia in silenzio e lavi i piatti come da accordo familiare e da mos maiorum tramandati di generazione in generazione). L'uomo deve scegliersi una donna (dirle che l'ama, scriverle canzoni d'amore..). Corteggiarla quanto basta, essere gentile (facendo un mutuo tra fiori e surrogati), insomma, tutte quelle cose lì. E'ancora semplice, la donna è meravigliata da questo rilancio del suo status. Ma tutte le cose semplici, più prima che poi, hanno termine. Arriva la famigerata EMANCIPAZIONE FEMMINILE. Ha mandato più in crisi questo fenomeno che la divisione dell'atomo negli acceleratori nucleari svizzeri. La donna inizia a scegliere. Fossero solo le borsette nel negozio. Fosse solo il film al cinema. Fosse solo il ristorante dove andare. No, sceglie in tutti i campi. Giusto, eh? Giustissimo, non prendetemi per maschilista (che comunque sono). Ma drammatico. Uno sconvolgimento al qual confronto la rivoluzione copernicana si fa le pippe. Pare che prima di questo fenomeno catastrofico non esistessero eclissi di sole e luna, i puffi fossero solo maschi, le Fiat fossero auto affidabili, Sergio Japino non avesse i baffi e la vita fosse facile. La donna sceglie ma mentre sceglie commette madornali errori che, tuttavia, saranno a scapito del povero maschio di turno. Il maschio si avvicina alla donna con falsi intenti amichevoli. L'uomo può essere un despota burbero ma tal donna sarà sempre la sua regina. Iniziano i prestiti a fondo perduto. Macchina di famiglia, aspirapolvere... ogni cosa è di proprietà di LEI. L'uomo inizia a lavare la macchina anche tre volte al giorno, pettinarsi con cura, tagliarsi le unghie di mani e piedi con innovativa regolarità. Tale voglia di igiene e purezza è però compromessa dal cosiddetto effetto "muschi e licheni", scoperto da Faso di Elio e le Storie Tese e surrogato da monaci benedettini nelle abbazie, dalla procter&gamble, da ricercatori del CERN e del CNR. Il maschio un giorno esce e la donzella gli dice "Come stai bene con quel maglione". 10 a 1, quell'uomo non si cambierà mai. Nemmeno in caso di clima tropicale o monsonico. L'unico motivo che lo spingerà a cambiare abito sarà la formazione appunto di muschi e licheni sotto le ascelle. Mio corollario alla legge di Faso: quell'uomo finchè il maglione sarà in lavanderia non uscirà, od al limite manderà suoi emissari ad acquistare maglione analogo, magari diverso solo per colore. E non parliamo dei libri! Quale miglior (= peggiore) strumento di (impossibile) conquista dei libri? Di solito la donna corteggiata (senza rendersene conto) deve acquistare una libreria extra. L'uomo le porta almeno due libri al giorno. Presentarle in una settimana tutto quello che ha contribuito alla sua crescita di tutta la vita è il suo obiettivo. Ecco che l'uomo può incorrere in straordinarie gaffes, quali ad esempio prestare ad una atea la Sacra Bibbia oppure, in mezzo ad una serie di libri ispirati (classico è "Il piccolo principe", ci sta sempre bene, assieme a "Il gabbiano Jonathan Livingstone"), un numero di Ratman. Si narra che per la foga una volta un uomo abbia portato alla sua amata "Lettera ad un
bambino mai nato" della Fallaci e la collezione completa dei romanzi Harmony. Aveva sbagliato scaffale ed aveva fatto razzia dei libri della madre. Due giorni dopo lei abusava del migliore amico di lui grazie ai consigli di "In barca a vela con sentimento". Ma lui era convinto che sarebbe durata poco, l'amore vero lei lo cercava in lui. Ed ora, a suggellare questa tragicomica condizione che spesso viviamo noi maschi, ma della quale andiam fieri, non il Teorema di Ferradini (che, nonostante faccia parte del repertorio musicale di ogni maschio che almeno una volta l'abbia presa nel culo, tutti disprezzano), ma il manuale del perfetto servo della gleba, comprensivo di intro, la quale dice più del testo intero.
Lei e' bella dentro, lei e' sensibile;
piu' dolce di uno sfacciottinio di papa' Barzotti.
Cammina a una spanna da terra...
come un hovercraft d'amore...
Io l'accompagno alla mostra del Pinturetto
anche se in realtà preferisco di gran lunga il Tinturicchio,
poi torno a casa e -con un cuscino sulla faccia-
penso a lei
ascoltando al buio F.
De Gregori
e, dato che lei salutandomi mi ha baciato
nelle vicinanze dell'angolo esterno della bocca
ritengo a ragione di avere delle possibilità oggettive
Poi la guardo dalla mia finestra muoversi leggera
come un gavettone di idrogeno
in direzione del mio amico
Furio Terzapi
e infilargli in bocca due metri di lingua
la lingua dell'amore,
ma tanto lei mi ha assicurato che non lo ama
Anzi
mi dispiace per lui
perche' magari poveretto
si fa delle idee!!!
SERVI DELLA GLEBA - EELST
Allora come e' andata con la tipa?
Mah, devo dire bene!
Hai pucciato il biscotto,
almeno hai limonato?
No ragazzi, non scherziamo.
Lei non è come tutte le altre.
Bll b b bll parlaci di lei.
Ah, guardate, questa qui e' una tipa veramente
simpaticissima,in gambissima. Mi ha raccontato delle cose
delle sue ferie divertentissime,
ma tipo che lei era andata la con un sacco di creme dopo sole
poi ha preso un casino di sole, si e' bruciata i tettoni.
Le hai mostrato il popparuolo?
No ma ho buone possibilità...
Allora ci vediamo questa sera?
Una serata fra amici, una chitarra e uno spinello.
Eh, amici, purtroppo no. Questa sera
sono invitato a casa sua per vedere le diapositive
del mare, delle sue ferie,
poi subito dopo devo accompagnare i suoi genitori
che devono prendere il treno
perchè sono rimasti senza macchina,
l'hanno distrutta... era mia!
Siamo tutti servi della gleba
e abbiamo dentro il cuore una canzone triste.
Servi della gleba a testa alta
verso il triangolino che ci esalta.
Niente marijuana ne pasticche:
noi si assume solo il due di picche.
Servi della gleba in una stanza,
anestetizzati da una stronza,
come dei simbolici Big Jim:
schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm.
Ehi, guardate un po' chi si rivede.
Uè ciao ragazzi.
Hai la faccia di legno, dove cazzo eri finito?
Ma no, niente, è che c'ho un'esame in ballo
e poi non sono stato molto bene.
Dicci cosa hai avuto di preciso.
Mah, m'ha detto il medico
che c'ho le papille - Eh? - gustative interrotte
sì, poi ci ho il gomito -Cosa? - che mi fa contatto col piede
mio padre ieri è rimasto chiuso nell'autolavaggio
...no, è che... ho delle storiacce con la tipa...
Ah... Lei ti ha dato il due di picche!
Ma no, che cosa dite? lei mi e' molto affezionata,
solo che - eh - ha delle storie - eh - col suo tipo che
la rendono infelice, e siccome a lei ci tengo più che a me
ho parlato col suo ragazzo e l'ho convinto a ritornare da lei
Ma non starai mica piangendo?
No, è che mi è entrata una bruschetta nell'occhio
L'occhio spento il viso di cemento
lei e' il mio piccione io il suo monumento
Servi della gleba a tutta birra, carichi di ettolitri di sburra
cuore in fiamme e maschera di ghiaccio
noi col nostro carico di sfaccio
Servi della gleba planetaria
schiavi della ghiandola mammaria
come dei simbolici Big Jimme:
schiacci il tasto ed esce lo sfaccimme.
Lassame canta'...
[Faso al telefono]: "Ciao, senti, hai 5 minuti? Perche' volevo chiederti due cose... Senti, guarda,
sinceramente vado al dunque subito, ci sono rimasto molto male perche' ho saputo che sei uscita con
Tafano ieri sera, e... perchè? Scusa, ti ho telefonato a cena, ti ho detto: ci vediamo?, tu hai detto:
no, devo studiare. E va bè, se poi esci con lui... cioè, perchè non me lo devi dire? Pensi che sia un
problema per me accettare che tu hai una storia? Un uomo? Vedi qualcuno? No, non è un problema per me
perchè io ti voglio bene veramente e non ti chiedo nulla, anzi, magari sono qui a dirti: se hai bisogno
di qualcuno io ci sono.
E allora? Che cosa devo fare?
Mi vuoi mettere una scopa in culo così ti ramazzo la stanza?"
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giovedì 26 giugno 2003 - ore 17:39
Parola di Baffo
(categoria: " Vita Quotidiana ")

1992. Dobbiamo ridipingere la casa. Su una delle tante tv locali una ditta reclamizza il "lampo", mirabolante arnese di plastica con spugna ricoperta di strato di lana merinos e rullo per pitturare le pareti. Prezzo: 87.000 vecchie lire. Mai comprato nulla in TV ma il personaggio è simpatico e già noto. Trattasi del mitico "Baffo", aka Roberto da Crema, venditore degli arcinoti WASH (come lui li pronunciava), scritto "watch", imitazioni mal riuscite degli swatch scuba prima serie. Ci convinciamo in casa e facciamo l'acquisto. Dopo due giorni durante una gita di famiglia al brico lo vediamo a 30.000 lire. Passiamo oltre e cerchiamo di autoconvincerci che quello che il postino ci consegnerà avrà, a differenza del prodotto in offerta, poteri magici. Così non sarà, e ci costerà 102.000 lire (15.000 di spese di spedizione per un pacco arrivato in cinque giorni..). Vabbè, Roberto ci sta simpatico lo stesso. A volte lo si vede in giro per Padova, da Baessato e in zona SS. Trinità e ogni ragazzo che lo vede quasi gli salta addosso per un autografo. Serate in discoteca, di tutto. Ora, pur pensando che se l'hanno messo in prigione qualche motivo ci sarà, mi sembra che il prossimo passo, dopo aver messo dietro le sbarre lui, sarà condannare a morte il Mago Zurlì, Topo Gigio, Uan, Four, Five, Rockfeller, il dj Super X ed il Telegattone per circonvezione d'incapaci.
LIBERATE IL BAFFO!
HAVE YOU EVER NEEDED SOMEONE SO BAD - DEF LEPPARD
Here I am, I'm in the wrong bed again
It's just a game I just can't win
There you are breathin' soft on my skin
Still you won't let me in
Why save your kisses for a rainy day
Baby let the moment take your heart away
Have you ever needed someone so bad, yeah
Have you ever wanted someone
You just couldn't have
Did you ever try so hard
That your world just fell apart
Have you ever needed someone so bad
And you're the girl I gotta have
I gotta have you baby
There you go, midnight promises again
But they're broken by the dawn
You wanna go further, faster every day baby
But in the morning you'll be gone
And I'm alone
Why save your kisses for a rainy day
Baby let the moment take your heart away
Have you ever needed someone so bad, yeah
Have you ever wanted someone
You just couldn't have
Did you ever try so hard
That your world just fell apart
Have you ever needed someone so bad
And you're the girl I gotta have
I gotta have you baby
Every dream I dream is like
Some Kinda rash 'n' reckless scene
To give out such crazy love
ou must be some kinda drug
And if my time don't ever come
For me you're still the same
Damned if I don't, damned if I do
I gotta get a fix on you
Have you ever needed someone so bad, yeah
Have you ever wanted someone
You just couldn't have
Did you ever try so hard
That your world just fell apart
Have you ever needed someone so bad
And you're the girl I gotta have
I gotta have you baby
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mercoledì 25 giugno 2003 - ore 20:57
il mio pensiero se ne va...
(categoria: " Pensieri ")
...direbbe al bano... C'è tanta aria fuori, stasera forse non serve neanche accendere il condizionatore... Stasera ho in testa un po'di persone. Mare, domani mattina hai la tua ultima prova a scuola.. fai vedere a quegli stronzi dei tuoi compagni e ai tuoi prof quanto cacchio vali.. Laura, pure te, tira fuori le palle. Penso a sara, che anche se sta a reggio emilia è sempre nei miei pensieri, e penso che tra tre settimane andrò a tirarle il riso addosso appena alza il velo. Penso ai ragazzi di sanbe, penso al Mirò di Lignano, Villa Barbieri e Monaco di Baviera con voi. Penso a te, Bobo, che dormi con la testa appoggiata sui miei piedi (piccolo, spero tu abbia l'olfatto addormentato..) mentre sono qui a scrivere al computer. Penso a Max che starà aprendo il locale adesso, sistemando i bicchieri e preparandosi un drink dopo aver scelto la colonna sonora della sua serata, perchè siamo fatti uguali, perchè ogni cd non è mai a caso. A volte mi chiedo se abbia visto anche lui "Alta fedeltà" e come me ci si sia ritrovato in pieno. Penso ad un altro Max che però vive dalle parti di Roma che non vedo da un anno, chissà che stai facendo, non vedo l'ora di sentire qualcosa di nuovo dalla tua voce, magari uno di sti giorni ti do un chiamo. Penso al Po che è in secca e quante volte mi ha fatto paura quando andando o tornando da Bologna lo vedevo sempre più vicino al ponte come altezza e capisco che nella vita il troppo fa sempre paura, quando c'è troppo e quando c'è troppo poco. Penso alla Checca, alla quale ho messo in mano un computer e da digiuna di informatica ci sta finendo la tesi. Penso a Gabriele, e spero che le cose tornino a girare bene per lui. Penso a Roberto, il mio coinquilino di Bologna, Roberto che ha un figlio a Napoli e non lo ha mai detto a nessuno per non rischiare di fare "pena" o "compassione" od avere favori sul lavoro, Robè che, a parte per le scoregge in appartamento, mi manca un sacco perchè è sempre stato in grado di farmi capire quando esageravo a preoccuparmi di qualcosa. Penso a Valentina, che è a Roma con i suoi pensieri e chissà quando potrà sorridere sul serio, invece che sforzarsi per far buon viso alla reception dell'alitalia ogni mattina. Penso a Mattia ed alle interferenze che pure lui percepisce in mezzo alla serenità in questi giorni. Penso a Giulio che tutte le mattine entra in ditta anche alle 6 anche se di soldi sta bene ed è sempre l'ultimo ad andare via perchè la ditta è la sua creatura, a Giulio che quando mi chiama mi dice "momoooooooooooooo dimmi come siamo messi" e mi fa sempre sorridere. Penso a Jessica che si fa in quattro per gli altri e nemmeno se ne accorge. Penso a una immagine che ogni tanto mi torna, dal video di "a groovy kind of love" di phil collins, dove lui è seduto in mezzo ad una stanza vuota a riguardare il film della sua vita proiettato su un lenzuolo sul muro e penso che quel lenzuolo non è teso ma si muove con l'aria. Penso a Marco Pannella e a quegli occhi che non riesco a dimenticare, quelli di un uomo che crede fino in fondo a quello che fa anche quando c'è gente che lo sfotte. Penso alla Adry che ha sempre le parole giuste. Penso a Gigi che sta studiando parecchio, sonno permettendo. Penso ai km che mi piace fare con il casco aperto per sentire tutta l'aria addosso. Penso troppo, forse.
MIO FRATELLO E'FIGLIO UNICO - RINO GAETANO
Mio fratello è figlio unico
perché non ha mai trovato il coraggio
di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto - Ancona
e non ha mai criticato un film
senza mai prima vederlo
mio fratello è figlio unico
perché è convinto che Chinaglia
non può passare al Frosinone
perché è convinto che nell'amaro benedettino
non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud
può vivere cent'anni
perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati
malpagati e frustrati
mio fratello è figlio unico
sfruttato represso calpestato odiato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso frustrato picchiato derubato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
dimagrito declassato sottomesso disgregato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
frustrato derubato sottomesso
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso declassato frustrato dimagrito
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
malpagato derubato deriso disgregato
e ti amo Mario
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mercoledì 25 giugno 2003 - ore 14:53
Colpo Grosso
(categoria: " Pensieri ")
Pensare alle cose leggere mi fa stare meglio. Gli anni 80, periodo di allegria che trasudava da tutti i pori, periodo di crescita, di sviluppo, di allegria forzata. Ponte tra i novanta di eccessiva emancipazione e i settanta di emancipazione ricercata, memoria di mondiali vinti e da dimenticare. Gli anni della radio, della dance italiana, dei dodicimila governi. Ma più di Italia-Germania dell'82, più dei Righeira, più del Fagiolone della Carrà molti italiani di sesso maschile ricordano volentieri Italia 7. Il network che ha riportato alla ribalta Umberto Smaila dopo i fasti dei Gatti di Vicolo Miracoli.

Quel programma, Colpo Grosso, che dall'88 al 92 ha colorato di blu i riflessi dei muri degli italiani più di Indietro Tutta di Arboriana memoria. Alle dieci di sera inoltrate l'italiano medio era davanti al televisore con le dita sul telecomando, pronto allo spettacolo che lo faceva sorridere con quel minimo di malizia per movimentare la serata. A guardarlo adesso sembra uno spettacolo da patronato. Femmine e maschi (uguaglianza tra i sessi) giocavano al casinò in tv e a credito esaurito compravano nuove eurofiches (come erano avanti..) spogliandosi. Il massimo a cui si arrivava era restare in mutande. Le vere protagoniste della serata però erano le ragazze Cin Cin. A stento ricordo gli pseudonimi di questo gruppo multietnico che mostrava a turno un seno (l'altro era coperto da una stellina) dopo balletti improbabilissimi, al suono del loro favoloso jingle. La mia preferita si chiamava "Spregiudicata", ricordo. Si era piccoli, e Colpo Grosso lasciava di stucco noi bambini. Ricordo che sul telecomando avevo un tasto per tornare al canale visto subito prima dell'ultimo, e quando sentivo dei passi mettevo in rapida sequenza rete4 e canale5 onde evitare figure imbarazzanti con i miei in caso di "controllo castità". Nessuno lo guardava, ma se canticchiavi una sigletta la sapevano tutti. Un po'come Forza Italia, nessuno dice di votarla ma poi governa. Colpo Grosso piaceva a tutti, bacchettoni a parte. Ricordo una famiglia amica che si radunava davanti alla tv ogni sera per lo spettacolino. Era un momento di relax, battute come "Vento in poppa" si sprecavano. Nelle case si sprecavano le dispute sulla ridicolaggine o meno dell'abbigliamento delle persone. Ed ora che Happy Channel lo ripropone, ancora di più, vista la profusione di canotte ed intimo "fuori moda" sullo schermo. Molti hanno tirato un sospiro di sollievo sapendo che in Primo Sky (il nuovo equivalente di tele+ basic) non è stato cancellato Happy Channel. In Internet si era già radunata una folla di kamikaze pronti ad incatenarsi davanti ai cancelli del nuovo colosso digitale e darsi fuoco pur di rivedere quel programma che qualche occhiaia fonda e qualche strigliata ha portato a casa. Assieme a tanta goliardia ed allegria. Ed è per questo che Smaila è un professionista, ha sempre saputo non dico reinventarsi ma capire "cosa" serve all'italiano. Prova ne siano i suoi bellissimi locali, in Sardegna come a Sharm. Sorrido ogni volta sento i termini "finestre Panto", "mistofrutta", "cin cin" (quindi spesso). Grazie Umbertone! La nostra pubertà l'hai costruita anche tu
E chiamatemi scemo, superficiale, non lo so, quello che volete, ma sarà la musica, saranno i ricordi, la nostalgia del periodo post-infanzia ma quando sento questa LINK canzone ho la pelle d'oca come con "L'estate sta finendo".
CIN CIN - LE RAGAZZE CIN CIN
Cin cin - primizie siamo cin cin
Cin cin - fruttine prelibate cin cin
sbucciate e shakerate cin cin
con ghiaccio zucchero e l'amore per te
tanto ce n'è per far cin cin
ci innamoriamo cin cin
Cin cin - cin cin
ricoprimi di baci
Cin cin - cin cin
assaggia e poi mi dici
Cin cin - cin cin
diventeremo amici
brinda alla fortuna
festeggia con noi!
Cin cin - ti intratteniamo cin cin
Cin cin - t'affasciniamo cin cin
frizzanti e spensierate cin cin
se bevi un sorso tu fai perder la testa
sarà una festa con cin cin
ti accarezziamo cin cin
Cin cin - cin cin
ricoprimi di baci
Cin cin - cin cin
assaggia e poi mi dici
Cin cin - cin cin
diventeremo amici
brinda alla fortuna
festeggia con noi!
Cin cin - cin cin
ricoprimi di baci
Cin cin - cin cin
assaggia e poi mi dici
Cin cin - cin cin
diventeremo amici
brinda alla fortuna
festeggia con noi!
Cin cin
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martedì 24 giugno 2003 - ore 15:02
Senza titolo - 3
(categoria: " Pensieri ")
Solo in mezzo a tante persone. Capita, a volte. Sei con persone care, la serata è bella, ma ti succede. Parti con un sorriso e la tua testa inizia a viaggiare. La testa fa più kilometri in un secondo di quanti ne riesca a percorrere la pallina del mouse in un anno, il mouse però quando è esausto lo cambi, la testa più si stanca di viaggiare più trova la masochista forza di avanzare per inerzia. Prendi il primo bicchiere, guardalo, leggi l'ombra che ci trovi dentro, inizia a far scendere il prezioso nettare lungo ogni centimetro del tuo corpo, cospargilo di alcolico e lascia che sia la cartina tornasole della tua serata. Usa le tue papille gustative per apprezzare quello che stai ingurgitando e contemporaneamente per non pensare a perchè lo fai in realtà e quante volte ti è già capitato di farlo. Deglutisci, sentilo correre nel tuo stomaco, pensa a tutto quello che verrà assorbito e farà l'amore con il tuo sangue fino a diventare una cosa sola. Pensa ai tuoi neuroni meravigliati o forse già assuefatti a questo spettacolo, alla serotonina che strabiliata non sa più come comportarsi dentro di te e schizza da una parte all'altra per poi fermarsi davanti a questo scenario di guerra che cresce con il reiterarsi del rito. Goccia dopo goccia, sorso dopo sorso, inizia a mescolare alle tue parole le parole del tuo bicchiere. Sì, il bicchiere ti parla, ti parla quando passi il dito umido sul bordo, piano ma si fa sentire, il suo vociare cresce via via che lo svuoti e sfrutta il tuo corpo come cassa di risonanza, le tue paure come magazzino, i tuoi rapporti sociali come palcoscenico. Parla il tuo bicchiere quando lo appoggi, parla il tuo bicchiere mentre lo riempi, tessendo una ragnatela sempre più fitta che terminerà solo con il morso di quel ragno che goccia dopo goccia ti fa girare la testa, quando ormai è quello che c'era nei bicchieri che coordina (o scompensa) i tuoi pensieri. Concediti al vino, concediti come un piacere, come una tantum, come una distrazione. Altro che in vino veritas, in vino omnia quae unusquisque optat. Fuori piove più di quanto possa piovere dentro di te ma tu ti senti al riparo. La pioggia che arriva dall'esterno non ti può fare danno, ti sei messo addosso un impermeabile che ogni tanto si apre da solo, lasciando vedere cosa c'è sotto. Le voci intorno sono sempre più confuse e lo stomaco appesantito, fletti nuovamente il polso, avvicini il bicchiere alla bocca. E va giù, giù, scende. E poi sale in testa. La testa, sì, quella che senti girare, quella che senti altro da te. La tua testa ti manda gli sms, altro che un cellulare. Non sai mai a quali terminazioni nervose stiano arrivando quegli sms, ma stanno volando e sono persi nell'aria, in corsa come spermatozoi con tante carte di risiko come obiettivi da colpire sul tuo corpo e la tua aura. Gli sguardi intorno ti sorridono e sornione ricambi il sorriso. Sai già che domani peserà tutto questo, ma sai quanto peso hai avvertito prima. Ed allora piega di nuovo quel polso, fai sollevamento pesi, alzi un peso leggero di cristallo con il suo contenuto ed abbassi un peso che ti pervade il corpo, ti dai un po'di tempo di recupero. Sai che il sogno finisce, ne sei cosciente, anche mentre stai ancora sognando. Sempre meglio però di quando sai che i sogni a volte crollano più in fretta del muro di berlino, o della difficoltà di arrampicarsi sui sogni, o della fottuta nostra volontà di appigliarsi a loro senza troppo slancio, come ti appiglieresti ad un palo dell'autobus, ben conscio che ad ogni frenata perdi quello che un equilibrio normale in effetti non è. Ed allora ti chiedi che cosa perdi, prima di chiederti cosa puoi rischiare di guadagnare. Nuota, fai il morto a galla, affoga. Sai che stavolta puoi farlo, sei già abituato a perdere il respiro, non ti costa nulla trattenerlo per un po'.
CHILD IN TIME - DEEP PURPLE
Sweet child in time you'll see the line
The line that's drawn between the good and the bad
See the blind man shooting at the world
Bullets flying taking toll
If you've been bad, Lord I bet you have
And you've not been hit by flying lead
You'd better close your eyes and bow your head
And wait for the ricochet
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lunedì 23 giugno 2003 - ore 12:23
Pippo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ogni anno è la stessa cosa. Oggi c'è l'ultima prova di maturità pippo, e come ogni anno ripenso a te. Quando ti ho conosciuto il primo giorno delle superiori mi sembravi un cagone. Un po'ti invidiavo, avevi tutto, la moto a 15 anni appena fatti, tutte le ragazze ti venivano dietro (ed ovviamente a te non faceva schifo sfruttare questa situazione, chiamati scemo..), eri una persona forte, avevi carisma. Eri quello che a me sarebbe piaciuto essere. In pochi giorni ho imparato a conoscerti. Ti sei avvicinato tu a me, a quello un po'timido, un po'tranquillo. Hai creato un gruppo di persone nel marasma di classe nostra, dove ognuno stava per i cazzi suoi. Hai preso le redini ed hai organizzato le pizzette al Taco Rico o al top31 il sabato sera, i pomeriggi in centro, le biciclettate. Ti sei fatto il culo perchè anche noi crescessimo non solo fisicamente. Mi ricordo quante volte all'h&c a metterci sulla scalinata davanti al tetris a vedere la coda di ragazze che giocavano, ogni volta che ce n'era una "particolare" ci facevi segno di alzarci, iniziavamo a seguirla e tu dicevi "mi so-no-in-na-mo-ra-to!". Mi ricordo quando abbiamo seguito assieme il tossico che mi aveva tagliato la catena della bici e me l'aveva fregata, ricordo che mi chiamavi e mi dicevi "ciao uomo" e mi hai sempre chiamato così. Io mi vedevo bambino con tanto da imparare e tu mi chiamavi "uomo". Tu che andavi a provarci con le tipe al posto mio perchè ero imbranato (e su questo non son cambiato più di tanto, mi spiace). Tu che mi accompagnavi dal barbiere e mi davi le dritte, che mi hai portato la prima volta in una vera discoteca e mi hai dato una mano a lanciarmici, che mi ascoltavi alla radio, che mi hai sempre incoraggiato nella carriera musicale, che mi scrivevi l'elenco delle canzoni che dovevo per forza mettere su. La persona con cui ho fumato la prima sigaretta, bevuto le prime birre, i primi superalcolici. A cui raccontavo i fallimenti e le piccole soddisfazioni della vita, tu, che quando non reggevo più in casa mi davi asilo politico. E la bici prima, il motorino poi a Cadoneghe ci andavano da soli ormai. Quando mi hai inventato alla mia prima vera festa dell'ultimo dell'anno, la prima festa da adulto. Mi sembravi veramente un fratello maggiore. E lo eri, anche se avevi qualche mese in meno di me e quindi dicevi di essere tu il bocia della situazione. Mi ricordo che mi sentivo utile, mi sentivo importante, quando affidavi a me le tue confidenze, le tue paure, i tuoi rimorsi, i tuoi dubbi. Mi sembrava impossibile tu ne avessi, mi sembrava impossibile avessi scelto me come vicino. E quante cazzate abbiamo fatto, pisciare nell'ascensore, andare in 4 sul mio scooter, in tre sulla tua moto, a suonare campanelli, a simulare eventi strani per non andare a scuola. Il Le Palais era nostro, i primi giri nei pub pure. Pippo tu forse lo sai quanto cazzo mi manchi. Ogni volta che entro in quel cimitero e vedo l'unica tomba senza scritte ma con un sacco di fiori e la tua foto penso a quella leucemia di merda, a quell'anno in cui sembrava fosse passato tutto e a quei pochi giorni che a nemmeno 20 anni ti hanno portato via di colpo, proprio finchè eri felice perchè stavi recuperando l'anno perso. E stavi lanciandoti sulla maturità anche tu, tu che eri maturo quando io ero ancora meno che acerbo. Pippo a volte ho bisogno di te, anche se sono circondato di persone che forse tu stesso mi hai mandato. Ogni tanto vedo tuo fratello, tua madre e nemmeno riesco a salutarli. Continua a guardarmi da dove sei, perchè senza di te combino un sacco di cazzate.
IL VOLO - LITFIBA
Amigo mio
Trasforma l' energia
E' un gioco duro che
Ci ha segnato gli occhi
La giostra e` la tua stella
Di luce illuminera`
I tuoi passi incerti
Babie, il volo che ti porta
A du a du du du
Lo sai soltanto tu
Il mondo e` qua
O non c' e` stato mai
Feroce e inutile
La sua spada e` il tempo
Babie, il volo che ti porta
Potevi avere il mondo
Lo sai soltanto
Tu
Come si fa ad amare
Lo sai soltanto tu
E cavalcare il mondo
Lo sai soltanto tu
Lo sai soltanto tu
Il mondo e` qua
Il mondo non c'e` piu`
Ignora i piu` fragili
E si sta spaccando
Babie, il volo che ti porta
A du a du du du
Lo sai soltanto tu
Aaah Babie, Zelig in evidenza
Potevi avere il mondo
Lo sai soltanto
Tu
Lo sai soltanto
Tu
Come si fa ad amare
Lo sai soltanto tu
E cavalcare il mondo
Lo sai soltanto
Tu babababababa babe, babe
Come si fa ad amare
Lo sai soltanto tu
E cavalcare il mondo
Lo sai soltanto tu
Lo sai soltanto tu
Babie, perso nelle citta`
Potevi avere il mondo
Ma l' hai lasciato
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domenica 22 giugno 2003 - ore 11:28
Padova - 1
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Chi può dire che viviamo in una città di merda? Padova è bellissima. Camminate di notte e vedrete quanto è bella. Guardatevi il Prato, quando è l'alba e ci sono ancora le luci accese, ed oltre alla merda lasciata dagli incivili per terra forse vedrete chi ci fa jogging intorno, chi ci ha trovato un "riparo" per la notte, chi è ancora lì con la chitarra. Passate per il Santo, fatevi tutto l'interminabile ciottolato, arrivate in piazza, quella piazza dove vi bevete l'aperitivo, quella piazza sempre rumorosa e strapiena di gente, guardatevela vuota, magari sedetevici in mezzo. Godetevela, ci siete solo voi. Passate nei luoghi che vi sono cari, ricordatevi quando non c'era una profumeria ma c'era Testi e i vostri genitori vi portavano a sognare l'ultimo giocattolo, pensate a Frigoberetta, guardatevi il monumento della madonnina dei tassisti in piazza Garibaldi mentre taglia la luce del sole. Poi siete liberi di chiamare i Carabinieri per informazioni sull'interruzione di pubblico servizio e scrivere una lettera a mattino e gazzettino, perchè non è possibile che dalle 4 di notte alle 6 non ci sia un fottutissimo taxi che vi prenda su dal bassanello all'arcella e vi è toccato farvela a piedi!
INTO THE FIRE - DOKKEN
You weave your spell
Your eyes beckon me
Your lips they speak, lies and misery
I know it's wrong, but I can't turn away
The flames draw near, they're telling me to stay
(Into the fire) I'm falling
(Into the fire) I'm falling
Into the fire
Your love burns bright, and yet the flames are cold
This time I fear, you won't be back no more
When will it end, your love consumes my soul
Into the fire, I'm being tempted once more
(Into the fire) I'm falling
(Into the fire) I'm falling
Into the fire
Take me back whera I came back
Don't wanna see your face no more
You broke my heart, now it's not the same
I'm falling, again
I'm falling, again
Into the fire
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PERMALINK
sabato 21 giugno 2003 - ore 11:57
Spazio personale
(categoria: " Riflessioni ")
<<Per non sentire freddo i porcospini si raggruppano tra loro, ma se si avvicinano troppo l’uno all’altro si pungono reciprocamente con i loro aculei.
Quindi occorre trovare la giusta "vicinanza" alla quale non "si ha freddo" ed evitare quell’intimità che in determinati casi può "ferire">>. Questo dice Michael Birkenbihl, che non so assolutamente chi sia, prendendo spunto da Nietzsche. Ogni persona ha bisogno di distribuirsi nell'ambiente dove si trova. La vicinanza con gli altri da sicurezza, da conforto, aiuta a stringere rapporti personali di qualsiasi tipo. L'uomo si è inventato pure la territorialità per delimitare lo spazio e così moderare o spingere la socializzazione o regolarla secondo diversi schemi.

Lo spazio personale è quel territorio che ognuno porta con se, e guai ad invaderlo. Tutte le persone che ti tocchignano, ti si avvicinano troppo, uniscono magari all'invadenza della parola quella fisica, mi fanno sentire a disagio. Pensare che pure gli arredatori fanno attenzione alla disposizione di sedie e poltrone per riuscire a fare sentire a proprio agio le persone che abitano una casa, poi esci e ti ritrovi il pressing ad uomo. Poi il caldo amplifica tutto e magari un tranquillo uomo medio diventa un killer spietato di "che cazzo mi tocchi brutto bastardo allontanati con le tue mani schifose e vattene che mi stai frastagliando i testicoli più di quanto possa l'erosione marina sulle coste". Ci vorrebbe l'assoluzione in questi casi. Ed allora inizi una crociata: libertà ed immunità per gli afflitti dagli stracciamaroni. Per la qual sola categoria di persone sembra che anche Amnesty esiga la pena di morte 
PORCELINA OF THE VAST OCEANS - SMASHING PUMPKINS
As far as you take me, that's where I believe
The realm of soft delusions, floating on the leaves
On a distant shoreline, she waves her arms to me
As all the thought police, are closing in for sleep
The dilly dally, of my bright lit stay
The steam of my misfortunes
Has given me the power to be afraid
And in my mind I'm everyone
And in my mind
Without a care in this whole world
Without a care in this life
It's what you take that makes it right
Porcelina of the oceans blue
In the slipstream, of thoughtless thoughts
The light of all that's good, the light of all that's true
To the fringes gladly, I walk unadorned
With gods and their creations
With filth and disease
Porcelina, she waits for me there
With seashell hissing lullabyes
And whispers fathomed deep inside my own
Hidden thoughts and alibis
My secret thoughts come alive
Without a care in this whole world
Without a care in this life
It's what you take that makes it right
And in my mind I'm everyone
In my mind I'm everyone of you
You make it right
It's all allright
You make it right
Porcelina of the oceans blue
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venerdì 20 giugno 2003 - ore 18:45
Grazie
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A volte le amiche più vere le conosci di colpo, senza preavviso, senza crederci. Amiche che il giorno stesso che ti conoscono ti vogliono menare
Amiche che conosci da pochi mesi, eppure chi ti vede crede siate compari da una vita e ci resta di merda quando conosce la verità. Che assilli, che stanno sempre lì, ad ascoltarti e che fingono tranquillità perenne, le cose gliele provi a tirare fuori ma non escono, escono dopo un po'quando sbottano. Persone che ti ascoltano per ore ed ore, persone che non ti stufa ascoltare per ore. Con cui riesci a passare giorni interi senza annoiarti. Con cui ti mandi almeno un messaggio al giorno solo per ricordarsi che "ci siete". Con cui ti consigli per il lavoro, per gli affetti, per le cotte, per le amicizie, per i casini di casa, per il fegato, per il cervello, per gli stronzi, per mangiare, per bere. Alle quali sai di poter dire tutto senza ricevere giudizi, anche se fossero cose che riguardano persone a cui tiene. Che sono in grado di saperti riportare a terra quando stai volando ma che ti accompagnano in basso con metà della forza con la quale ti riportano a mezz'aria grazie alla loro mano che c'è sempre. Quella mano che sa quando farsi vedere e quando no. Quella mano che senti anche a km di distanza. 5 mesetti che ci conosciamo, Cia, e sei una delle amiche più care che abbia. Ti vorrei dire grazie ma so che non lo gradiresti. Te vojo ben, per me è importante avere una persona come te nella mia vita, e mi fa sentire meno inutile il fatto che tu faccia sentire la stessa cosa a me. Quindi, anche se non lo vuoi, grazie amica. Ed ho una paura folle a dare dell'amica ad una persona, visto ciò che la vita mi ha insegnato, ma con te no. Grazie.
FRIEND IS A FOUR LETTER WORD - CAKE
To me, coming from you,
Friend is a four letter word
End is the only part of the word,
That I heard.
Call me morbid or absurd,
But to me,
Coming from you,
Friend is a four letter word
To me,
Coming from you,
Friend is a four letter word
End is the only part of the word
That I heard,
Call me morbid or absurd,
But to me,
Coming from you,
Friend is a four letter word
When I go fishing for the words,
I am wishing you would say to me,
I am really only praying that
The words you'll soon be saying
Might betray the way you feel about me.
But to me,
Coming from you,
Friend is a four letter word.
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