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Padella, + anni spritzino di Paesello CHE FACCIO? scompaio e riappaio ad intermittenza Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO "Memorie di una burlona pentita" HO VISTO cose che voi umani non ve ne potrebbe fregare di meno STO ASCOLTANDO acufeni ABBIGLIAMENTO del GIORNO quello dell’anno scorso riciclato (che a sua volta era dell’anno precedente) ORA VORREI TANTO... volere STO STUDIANDO... il periodo OGGI IL MIO UMORE E'... resisto ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
ci sono E ci faccio. giovedì 31 luglio 2008 - ore 00:55 La rivincita dei Nerds Tra tutte le storie tristi, grottesche e a volte schifose cui mi ritrovo ad assistere, ogni tanto cè qualche siparietto carino. Proprio un coriandolo microscopico, quel tratto spazio-temporale minimo che separa casa mia dal Museo. Tanto più che a volte ho faticato a distinguere l una dall altro. E poi ci sono periodi dellanno in cui ci trovo sempre mia madre. Non che stasera ci sia andata per respirare tutta questaria domestica (io che non ho neanche più voglia di respirare laria tout court – e scusate la precisazione), ma per dovere, si intende. Solo che stavolta era incluso nel dovere anche lo sbellicarsi dalle risate. Gli allievi del corso di pittura tenuto da mia madre ridono sempre. Senza un motivo, così, per inerzia, per il solo fatto di esistere. E così dopo un po, per osmosi, ti ritrovi anche tu sotto leffetto del gas esilarante e ridi. Certo, vedere un ritratto di dama che somiglia sputato ad una bambola gonfiabile aiuta, ma ho notato che è proprio lalchimia di questi soggetti a scatenare lilarità più anarchica, come mi ricordano le immagini di cene sghignazzate e di viaggi sganasciati (se si può definire “viaggio” lo spostamento a bordo di un furgone Polonia-style in cui ci si fa fermare da una pattuglia notturna apposta per sapere dove ci si trova). E sto parlando da esterna, ossia da una che non va mai al bar con loro, ogni settimana. “Di’ quello che pensi, di’ veramente quello che pensi!”, mi esortavano stasera mentre si parlava di mia madre. E invece io, per la strada in bicicletta a mezzanotte, mi chiedevo “ma che cazzo dico alla loro presentazione di venerdì?!”. Vabbè, me lo domando ogni volta che mi tocca presentare una mostra. Ma stasera mi sono accorta che, in fondo, a parte un paio di eccezioni, si tratta di relitti della società: un gay, un sordo, una sorda, una vedova con figlia handicappata a carico, un vedovo sfigato, una riccona alcolizzata, una malata di cancro. Vabbè - direte - tu sei una cogliona di avvocato che a mezzanotte si diverte a fare le acrobazie in bicicletta col berrettino e le braghette corte come un regazzino. Ma loro, quei personaggi non in cerca di autore (perchè sono loro gli autori) pare che abbiano trovato dignità e motivazione in quello che fanno, anche se la gente riderà di loro (e non con loro). Perchè sto scrivendo questo blog? Perchè non posso dire quanto sopra allinaugurazione. Però è quello che penso veramente di loro. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 30 luglio 2008 - ore 19:10 Segnale assente Ieri volevo scrivere un blog. E poi non lho scritto. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 25 luglio 2008 - ore 01:39 With a little help from my friend Avevo 19 anni quando il destino bastardo, sotto le spoglie di un chirurgo con il bisturi, mi insegnò che (almeno in questo Mondo) non esiste l’amicizia. Più tardi, in quel lungo déja vu che è la mia vita, il concetto è stato ribadito più volte, anche se con alcune variazioni sul tema (una volta finiva per soldi, un’altra per i principi, un’altra per pigrizia e, buffamente, a volte pure per invidia). Ed io, siccome perseverare è da tonti, facevo il mio dovere, perseverando nello stupore ogni volta che si verificava quanto sopra. Ma il tempo passa ed ad un certo punto, quando hai 99 anni e sei lì che pensi veramente a tutt’altro e non solo non hai più amici, ma neanche ne vuoi, ti capita qualcosa di strano. Ti verrebbe da rispondere: “Ma senti, che cacchio vuoi?” oppure “Ma che cazzo te ne frega se sto male?” e ti trattieni veramente a stento. Fai mentelocale sull’eventuale tornaconto che potrebbe animare l’interesse altrui (sempre ammesso che ci sia!). E non lo trovi! Non sai se ridere o piangere (o schifarti). Quello che ti colpisce non è tanto il risultato, ma constatare proprio l’ intenzione, lo slancio affettivo! Come si diceva 99 anni fa? “Grazie del pensiero”… Mi verrebbe da ringraziarti, ma non lo voglio/posso fare, perchè da quell’esatto momento qualcosa a livello planetario ne scaturirà e tu, matematicamente, mi deluderai. Però non è neanche giusto così: a me hanno insegnato che quando ricevi devi anche dare in cambio. E allora ti rivolgo una dedica qui, dove non leggerai mai (almeno credo). Ti dedico l’opera di uno che ci lavorava, con i suoi amici. Parlo al passato perchè è morto. E con la scusa che suonava in una band “commerciale” (non virgoletto mai per sport) , non se lo incula mai nessuno. Eppure è una rockstar morta di droga e alcol esattamente come tante altre. Settarismo dei "R.I.P.". Era l’ 8 gennaio 1991 e mancavano 3 giorni al mio sedicesimo compleanno, quando i miei compagni di liceo (gli stessi stronzi che 3 anni dopo non sarebbero venuti a trovarmi dopo l’operazione…) mi riferirono – forse con un lieve sadismo, chi lo sa- che Steve Clark era deceduto. Ci rimasi di merda, come tutti gli adolescenti ai quali muore un idolo. In quel periodo, i Def Leppard erano i miei eroi ed anche per il resto della mia insignificante vita sono rimasti, assieme a Lingua Saettante (che non fa musica ma che non è neanche – a dispetto del nome - una pornostar. A richiesta posso raccontare anche la sua storia), l’ emblema della volontà che supera ogni sfiga. Che mica vuol dire vincerla. I componenti della band erano legati da un profondo rapporto umano ed infatti la formazione è rimasta relativamente stabile, negli anni. Eppure i suoi amici non riuscirono a salvare Steve dal gorgo in cui si era infognato. Nonostante tutti i tentativi, immagino. Nonostante il pensiero. Grazie al cazzo, starete dicendo voi. Ma le avversità sono un conto, l’ amicizia un altro. Adesso (domani o dopodomani) deludimi, amica mia; io, intanto, la dedica te l’ho fatta. Magari andrò a ramengo lo stesso, però ti ringrazio. Ciao. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 21 luglio 2008 - ore 13:13 ma sì, va... ![]() I metallari, i metallari sono cosi, i metallari sono fatti così: pezzi di miele che scende giù, una lama in gola. Innamorati, i metallari sono sempre innamorati e condannati a ricucirsi da soli, come antichi guerrieri. Sono brillanti, i metallari sono come diamanti che dalla notte nera sbucano in tanti a un concerto rock. I metallari, i metallari Innamorati, i metallari sono sempre innamorati e condannati a ricucirsi da soli, come antichi guerrieri. Sono brillanti, i metallari sono come diamanti che dalla notte nera sbucano in tanti i metallari, i metallari. (Ivan Graziani) LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 16 luglio 2008 - ore 20:07 IL CASTIGAMATTI “Fai schifo! Va’, va’ che faccia! Ma vergognati! Hai fatto notte un’altra volta? Va’, va’ che roba! Ma quand’è che metti la testa a posto? Ma non ti vergogni?! Alla tua età, poi! Sei solo capace di chattare con 4 dei deficienti fino a tardi! Che poi…di cosa vai in cerca? Sei un avvocato!! Se proprio vuoi compagnia ci sono tanti bei giovani avvocati in Tribunale…perché non vai alle feste dei giovani avvocati e ti trovi un bel moroso e ti sposi? Sempre dietro a quei zozzi musicisti! Che poi sempre al computer fino a tardi e ti vengono tutte le rughe! Fai schifo! (l’ho già detto?) Ma non pensi mica che hai una bolletta Telecom di 295,00= Euro (chi crede alla storia dei 259,00= è un sognatore dislessico)? Ma stai un po’ dietro ai tuoi interessi! E fatti pagare dai tuoi clienti, una buona volta! E non tirare fuori la storia che hai bisogno di ferie, perché tu NON puoi permetterti le ferie, anche perché non ci sarebbe nessuno al posto tuo, a tirare la carretta, capito? E comprati un vestito decente, che ti vesti sempre come una saltimbanco (o saltimbanca? O saltainbanca? Beh, insomma, ci siamo capiti)! Dopo che sei stata in Tribunale, invece di andare al Tempio Dello Straccetto vatti a comprare qualcosa di normale! A 33 anni ti comporti ancora come un’adolescente! Fai schifo!” Eh sì: ogni tanto farsi una ramanzina da soli aiuta a riprendere contatto con la realtà. --------------------------------------- Ps: un contatto, non di più. Dopo il Tribunale, sono andata al Tempio Dello Straccetto. LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK martedì 15 luglio 2008 - ore 14:51 A volte ritornano Quando avevo la pretesa di indagare (e, addirittura, capire) il funzionamento della vita, avevo abbracciato una concezione celtica, ossia ciclica. Tutto, prima o poi, torna al punto di partenza ed il cerchio si chiude. Innanzitutto, ritorno io, che una volta (tipo il 2005) mi esprimevo qui. Poi, com’è come non è, accadde (fatto riportato nei libri di Storia) che, pensate un po’, mi offesi per la celeberrima frase “non è che voi asessuali siete lesbiche in incognito?” pronunciata dall’ allora chitarrista dei Banco di Mutuo Soccorso, Fabio Poli (una frase che, oggigiorno, mi farebbe solo sorridere a denti storti). E così cambiai nome, me ne andai su un altro pianeta e scelsi altre persone cui rompere i coglioni. In pratica, lo spin off della vita del suddetto chitarrista. Voi siete lì che seguite appassionatamente rutilanti (fatica scrivere questo aggettivo con una tastiera senza lettere leggibili!) avventure di sesso e rock’n’roll (ho scordato qualcosa?), quando un giorno vi accorgete che su un altro canale sta andando in onda (o anche in mona) un’altra serie (ben poco seria) che ha per protagonista la comparsa del telefilm precedente. La quale crea un sito e tocca picchi di onnipotenza, poi molla il lavoro, poi vola giù da una rampa di scale (spaccandosi), poi va in ritiro spiritual-bucolico ascoltando solo la musica di un gruppo intellettualoide chiamato “A Perfect Circle” (un cerchio, notate), poi le viene il ghiribizzo di fare l’avvocata (trovando perfino chi la asseconda), poi viene eletta a suffragio universale Presidente della prestigiosa Associazione dei Mona e poi e poi e poi. Eh sì! Forse non tutti sanno che anche il vice-sceriffo di “Hazzard” (che non so neanche come qualificare perchè la mia memoria arriva a malapena fino allo sceriffo Rosco) ebbe la sua bella serie dedicata; io ero forse da meno? ![]() Insomma, dicevo: in una di queste puntate accadde che molti dei personaggi fino a quel momento apparsi, animando anche parecchi episodi andati in onda su Spritz.it (in disordine sparso: l’ amico/rivale fascistoide, la segretaria troia, la farmacista troia, lo spasimante obeso, l’amica svampita, la coppia scoglionata e via sbrodolando), si dileguarono tutti contemporaneamente. Probabile che, essendo persone intelligenti (in misura prossima al minimo sindacale), si siano rappresentati l’ eventualità che la sottoscritta chiedesse loro un prestito, avendo aperto una baracca. Per motivi di credibilità della trama, l’uscita di scena dei 2 principali personaggi maschili è stata ammantata di un’aura di legittimità con l’ espediente romanzesco del fidanzamento. Cosa, dico COSA (rendo?) è in grado di strapparti ad un’amicizia, di farti sbattere la porta dimenticando date importanti, avventure passate assieme, numeri di cellulare? Trovare la ragazza. Come silurare due elementi del cast con dinamismo e precisione (manco un bilama poteva meglio): un mini happy end. Ma siccome the show doveva must go on (guai chi ride, perchè io l’ inglese l’ho studiato a Gnu Iork), lo sceneggiatore ha tosto reperito altre comparse (io le chiamo così, ma molto probabilmente saranno protagonisti di qualche altra serie) da sparpagliare qua e là. E tutti validi, allo scopo di: 1) crearmi ostacoli; 2) raccontarmi cazzate; 3) farmi stare male; 4) farmi stare peggio. Validissimi. Tra i quali svettava la sottoscritta. E per darmi fastidio sappiate che me ne sono inventate tante, toccando l’apice (negativo. Praticamente un pedice) con una clamorosa scuffia per un bassista di rock duro acefalo che viveva (e tuttora vive) a 600 km da me. Attenzione: non stiamo parlando di bazzecole come sesso o amore. Stiamo parlando di scuffie, una forza sovrannaturale in grado di muovere il Pianeta (e dunque anche me) nei secoli. Immaginate che puntatone vi siete persi! Ho fatto finta di cantare, di recitare, di presentare manifestazioni. Ho messo su Internet (chiaramente su un sito figo) centinaia di immagini colorate di me medesima, in versione “metallara trucida”, “uoma in carriera”, “burlona della porta accanto”. Alla faccia vostra, che foto mie non ne avete mai viste. E mai ne vedrete, neppure se ve le andaste a cercare, mossi da curiosità morbosa, perché le ho già cancellate. Cioè: me le ha cancellate la depressione. Quel sito non è più tanto figo. Mentre, però, ero indaffarata col mio nuovo hobby, proprio qualche giorno fa, quando meno me l’aspetto, riemerge un big (in tutti i sensi): il Ciccioso, il pretendente arresosi ma riscattatosi con il suddetto fidanzamento, affrancandosi, dunque, dalla condizione di “sfigato” che per tante puntate lo aveva afflitto. Qualcosa non deve aver funzionato, dalla “Rivincita dei Nerds” in poi, però. Avevo saputo (non ricordo neanche più come e quando: stavo registrando altre puntate) che in realtà la sua partner provvidenziale era un balenottero con carattere di merda (ella comunque respirava, il che è sempre notevole, per un giovane maschio odierno) e che, pare, si lascino a giorni alterni. Ma non penso questo possa giustificare l’ espressione da visionario mistico da lui assunta allorché mi ha intercettata nel corridoio del Tribunale di Rovo Depresso, la settimana scorsa, né la rincorsa delirante intrapresa subito dopo, noncurante del fatto che stavo dirigendomi in udienza, con controparte al seguito. La conversazione di un’ora che è riuscito comunque a strapparmi fuori dal Palazzo di Ingiustizia (caratterizzata dal solito invito a cena retrattile, subito rimosso per la mia risaputa refrattarietà al cibo) mi ha riportata indietro di mesi. O anni. Che ne so, ormai non capisco più neppure quanti ne abbiamo (ed infatti porto fuori le immondizie nei giorni sbagliati)! Ma è da lì in poi che arriva la raffica di colpi bassi per il mio già vacillante senso del tempo. Mi si presenta con l’occhio da triglia il pesciaiolo mio non-cliente che l’anno scorso mi irruppe (con l’ occhio un po’ più vispo) in ufficio per asportargli alcune multe dal groppone ma che poi, a ricorso già redatto e munito di sigillo avvocatizio, ripiegò su una presunta “difesa tecnica” da parte di “un veterinario” (giusto: se ho rubato gioielli mi faccio difendere da un orafo, mica da un legale!), togliendomi mandato (ma non soldi, visto che non me ne aveva dati). Ferragosto 2007, quasi un anno fa esatto. 11 mesi in cui ho dapprima lottato contro la tentazione di tagliare i pneumatici del suo furgone, poi archiviato il tutto, all’ insegna del panta rhei (ah sì: non vi avevo detto che nel frattempo avevo abbandonato la teoria ciclica in favore del principio “sempre dritto”?). Mi informa di essere stato condannato e recita l’atto di dolore, mentre io sospiro un “vabbè” e mi propongo di redimere le sue cazzate con le mie. Però me lo diceva la mamma: “Guarda che il mondo gira…vedrai che prima o poi tutto ritorna…” Che sia vero? Ho la vaga sensazione, infatti, che mi pagherà come ha fatto l’ anno scorso. Bah, meglio metter fuori l’ immondizia, che qua non la ritirano mai, chissà perchè… E così, in un sabato trattato da venerdì, mi zampilla fuori dal telefono un’altro fantasma del passato: niente (e sottolineo “niente”…) popò (e sottolineo anche “popò”) di meno (ma sì, sottolineiamo anche “di meno”) che Pipia. Una delle più famose “migliori amiche” (se volete vi spiego che accezione possiede l’ espressione “miglior amico”, nel mio telefilm), con all’attivo un numero ragguardevole di vacanze rovinate, serate rovinate (rovinate a me, specifico), iniziative del cazzo (anche per sua stessa ammissione…alla fine, però!) e tanta fuffa. Il regista e lo sceneggiatore me ne liberarono col solito accorgimento dell’ accasamento, addirittura ambientandolo Oltreconfine e fui finalmente libera di stracciarmi i coglioni con altre faccende. Dopo tanto silenzio, però, mi chiama. “Cosa vorrà?” mi chiedo, mentre lecco la colla con cui chiudere una busta da spedire “un piacere?” Invece no: un favore. Bla, bla, bla, insomma: mi faresti da Dj durante la cena di matrimonio? Certo, come no. E ti procuro anche l’ impianto. Nelle puntate vecchie sarebbe sembrata coglioneria pura. Lo è ancora, ma con risvolti di redenzione: sempre più entusiasmante cambiare dei dischi che parlare con i suoi invitati (rapportateli alla nubenda e poi datemi torto). Però, che belli i ritorni al passato, eh! Ma io panto rheo, scorro tutta, e infatti mi incombe un compleanno, per di più quello della mia migliore amica (ci siamo capiti?) Talpona: altro che menate d’antiquariato! In un percorso da pallina del flipper in acido, vado a cozzare anche contro un negozione di elettrodomestici incastonato in un campo di concentramento commerciale. Per accorciare i tempi, già assurdamente dilatati, della ricerca, chiedo al primo essere umano che vedo: “Scusi, vendete microfoni?” (la mia amica Talpona è una non-cantante non-professionista). La cassiera mi guarda perplessa e risponde: “E chi sono io?” Sono sufficientemente lucida per capire di avere fatto una domanda un po’ scema, ma non mi aspettavo di scatenare cotanta crisi d’identità. Lei appare convinta, tanto rimane fissa sulla stessa posizione facciale interrogativa. Non sopportando il peso della responsabilità di doverle appioppare una soggettività piuttosto che un’altra, mi arrendo appellandomi alla Teresina. Ma lei no: “Chi sono io??” Mamma li turchi!!! (ho detto proprio così) Ma sei…aspetta, sei….sei B. (“B puntato” è stato scelto per non far capire che si chiama “Barbara”)!! Mi era capitato di reincontrarla solo su Internet, qualche mese fa, un’altra compagna del liceo, ma la sensazione è stata la stessa anche con questa. Ed è stranissima, perché tu identifichi ancora quella persona come un’adolescente, nel fisico e nella psiche, mentre quella nel frattempo è diventata adulta. Infatti B. mi scaglia in 2 minuti qualche granata di saggezza senile (“Scolta to nona!”) e mi sgrana addosso due occhi cerchiati di rughe d’espressione (del resto ha ormai i suoi anni…oddio, pure i miei!...). Sa che faccio l’avvocato, che comunque non è stato facile (tutto, in generale), probabilmente sa anche che la mia ultima Telecom ammonta ad Euro 259,00=. E, ovviamente, mi trova “molto cambiata fisicamente…praticamente irriconoscibile”, adombrando l’idea che il mio aspetto abbia conosciuto un miglioramento (questo vi dà l’idea di quanto cesso fossi al liceo. Ma anche adesso). Me ne vado senza microfono. Ma con il mio solito subbuglio interiore ancora più in subbuglio. Abbiamo fatto 30, facciamo 40. La sera, dopo la sua cena di compleanno, la festeggiata mi tortura fino a convincermi a portarla all’ eccitante Festa Dei Massariotti, a Paesotto Vicino. Solito copione di macchine, birre e piedi calpestati; giusto in tempo per l’ultima canzone. E lì, altro flash di storie già digerite e defecate: tra le decinaia e decinaia di persone, Maurizio Solieri mi individua con lo sguardo e scoppia a piangere. Chiaramente perché ricorda il tragico episodio accaduto anni orsono, in cui voleva farsi scattare una foto con la sottoscritta, venendo in ciò ostacolato dal già citato Poli (nel frattempo diventato chitarrista dei New Trolls). Oh, non gli ancora passata. Già all’epoca ci aveva sofferto parecchio, ma incontrarmi di nuovo, senza potersi comunque scattare una foto con me (era tardi, la mia amica si era un po’ rotta, 231242349 persone dopo l’ultima canzone avevano deciso di lasciare il luogo tutte simultaneamente), ha riaperto la ferita. Finita la mitragliata di rigurgiti. No. Sono lì che faccio cyber-sex via chat con il Poli, quando mi sovviene: ma sai che c’ho delle foto di un tuo concerto di un anno fa? Lui non lo sapeva, io manco più ci pensavo. E invece ci sono proprio e documentano lo stato dei luoghi e delle persone un anno prima: rewind. Ora basta! Adesso mi chiedo seriamente per quale motivo ogni tanto rifluisce il passato! E alla fine, come in tutti i miei episodi, purtroppo la chiave di lettura si appalesa, togliendomi il gusto di scrivere una storia assurda. Assieme a Ricchione (personaggio nuovo, col quale, dunque, non dovrei avere trascorsi, se non in una vita precedente), vado a visitare la prestigiosa mostra “Quadri Molto Vecchi”, presso Palazzo delle Croste, ultimo giorno di apertura. Con un colpo di culo (chiaramente non qualificato così con il mio accompagnatore), ci intrufoliamo in una comitiva munita di guida che illustra ben bene i quadri. Davanti all’accurata rassegna di befane degli anni ’20, spiega: “Ecco, vedete questa racchia…è una donna che si sta evolvendo…sta facendo carriera…ma l’emancipazione ha un costo: è tesa, scattosa, tiene le mani contratte…notate come non si appoggi neanche allo schienale per stare ricurva…” La osservo e mi rendo conto che…cacchio sono io! Vabbè, io sono gobba e tesa da sempre…ma è solo per via del mio sangue nervoso, mi dico… Le guardo tutte: c’è il ritratto della Contessa Poveretti, fatto dal Pennellini, della Marchesa Scalzacani, dipinto dallo Sputacchietti…ma ad un certo punto non mi curo neanche più delle loro autorevoli identità, perché ho capito tutto. O almeno qualcosa. E qui il cerchio si chiude. Anzi, che si chiuda o no è uguale, perché capire il funzionamento della vita non mi interessa neanche più. Caro amico di sventura, se adesso io ti parlo, tu non ascoltarmi. O, se proprio sei così indebolito da darmi retta, non prendermi sul serio. Perché non merito (se te lo dico io!). Sei più giovane di me, dammi retta, scolta to nona. Io faccio solo interpretazioni alla Jimmy il Fenomeno, in cui irrompo (qualcuno potrebbe anche omettere “ir”), farfuglio qualcosa di incomprensibile, qualcuno mi appoggia due schiaffi e me ne sgattaiolo via. Il mondo è pieno di tipi come me, che si autoproclamano intelligenti e simpatiche, che credono di essere anticonformiste solo perché fanno la Figa di Legno. E sai quanti come te ce ne sono, con la tua stessa sensibilità ed inventiva? Non hanno neanche un nome, perché tanto sono più o meno tutti uguali, siamo più o meno uguali. Le canzoni ormai sono già state scritte tutte, anche sul senso di smarrimento che ho io ora. E se ti sembrerà che mi freghi qualcosa di te, non crederci, perché non è vero e tra poco sparirò di nuovo. Anzi, questo è il mio ultimo post, la comparsata è già finita. E anche voi: non fateci caso, a tutto quello che ho scritto, anche a questi monologhi estenuanti che mi assorbono e mi tormentano fino alla fine, facendomi perdere sonno ed ore di ufficio. Solo roba buona per essere riletta in un giorno lontano (non so neanche quale) dicendo: “Ah, ero io?” Sai cosa devi fare, amico di sventura, anche se non vuoi accettare i miei consigli? Per l’ Anima di tutti i Santi: trovati una fidanzata. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK sabato 12 luglio 2008 - ore 18:36 Alzati-la-gonna Uno di questi giorni (non ricordo più quale…tanto so’ tutti uguali), durante la consueta morning glory che il mio encefalo conosce nel dormiveglia, mi chiedevo: Solo per il gusto di farsi ridere appresso? Ormai sono una persona che non ha più niente da dire. Quindi state sicuri che quando parlo è perchè non ce la faccio più a trattenermi. È ovvio: le boiate che leggete qui sono prima partorite dalla mia testina di vitello e già basterebbe ed avanzerebbe, in questo sporco mondaccio. Solo che, a volte, mi si presenta come inevitabile redigerne un resoconto. Come nel caso di specie. Voglio infatti dedicare questo post a tutti i miei colleghi uomini che hanno avuto la fortuna (senza rendersene conto) di essere stati inscatolati nell’involucro giusto, al contrario del sottoscritto. Certo, essendo nato femmina, ho dei diritti. Ho il diritto di non ottenere un posto di lavoro, perchè, a parità di requisiti con altri candidati maschi, sono a rischio (anche solo potenziale) di gravidanza. Ho il diritto di correre più lentamente e di saltare meno in alto (e se mai dovessi superare certi valori, mi diranno che ho assunto delle sostanze illecite che, comunque, rendono simili all’uomo). Ho diritto di ammirare le (anzi, i) rockstar, portando loro dei doni a fine concerto. Ho il diritto di ricamare, confezionare bigiotteria, cucire. E il tutto senza che mi si possa dire che sono un gay! Certo, non ho la facoltà di ammazzare una persona “perchè non ci sta"... Come tutti i soggetti svantaggiati, comunque, mi spetta una buona dose di solidarietà-misto-aria-fritta da parte di chi non è nato nella mia condizione, il lato B degli insulti/dileggi di default che ormai anche le stesse donne rivolgono alle loro pari (io compreso, perchè denigrare una donna per il solo fatto di essere tale fa molto figo!). Per carità, non sto mica inscenando il solito piagnisteo (sup)post-femminista! Anzi, io mi sono sempre adattato. Meglio, sono proprio stato duttile: quando dovevo essere una racchia mi sono rassegnato al non-ruolo e da quando, invece, mi è stato imposto di essere una figa mi sono impegnato a calarmi nel personaggio. Certo, non è stato facile quando ho dovuto iniziare a truccarmi (26 anni. Giusto il tempo di realizzare che la convenzione era obbligatoriamente applicabile anche a me). “Cazzo, sembro una puttana!”, urlai (ero un po’ isterico, in quel periodo). Sostituendo all’azzurro elettrico altri colori ho successivamente arginato l’effetto estetico. Oddio, non è stato agevole neanche imparare a sculettare (mi sono aiutato, ovviamente, pensando alla “linea immaginaria” del “Vizietto”). Tanto più che l’ho già scordato. – È stato imbarazzante anche adottare una nidiata di reggiseni imbottiti. – È disarmante sentirsi chiedere “ma perchè ti muovi con le braccia/gambe aperte come un gibbone?” (che domande: perchè io SONO un gibbone!). – È fastidioso doversi ricordare di indossare collane, braccialetti e tutti gli altri accessori inclusi nella scatola del prodotto “femmina” (vabbè, li indossano anche i maschi propriamente detti, ma vi invito a provare il brivido di un colpo tra malleoli con una cavigliera di mezzo!). – È antipatico mentre si sale su un palco vedersi rincorrere da una rompicoglioni con un paio di scarpe in mano che urla: “Mettiti queste, che hanno i tacchi!! Non vorrai mica farti vedere con delle scarpe basse!!” (almeno me le avesse date della mia misura, il genio! Un 35 mi voleva appioppare…) – È odioso non poter uscire da solo la sera (e/o beccarsi una ramanzina se lo si è fatto lo stesso, come si è verificato nel mio caso, a partire da un certo punto in poi della mia vita). – È demoralizzante dover rinunciare a formare una band perchè mentre canti il chitarrista secerne litri di bava guardandoti (e, a mani libere, ti telefona per tre volte al giorno, minimo). Tanto, poi, suonerà il refrain “è vero, io ho esagerato…però eri tu che mi davi corda!”. – È sgradevole sentirsi chiedere “faresti il numero in cui esci dalla torta?” da (im)perfetti sconosciuti. – È triste omettere un giro in bicicletta nei viottoli vicino ai cantieri per evitare le urla (del genere “Sposaa! Vien qua!!”) e gli apprezzamenti dei muratori. – È umiliante essere oggetto di claxonate mentre si attende il verde al semaforo pedonale (MA QUEI CAZZO DI PULSANTI DI CHIAMATA FUNZIONANO O NO? Un dubbio esistenziale). – È seccante anche sapere che il 99% di chi legge penserà che le frasi di cui sopra le ho scritte “per sembrare più figa” (come se io non sapessi che manovali e astinenti generici sono, passatemi la trivialità, “di bocca buona” e bastano le funzioni respiratorie per essere appetibile, secondo i loro standard). Ah, dimenticavo: è stato deprimente appurare che, quelle rare volte in cui ho dichiarato di non essere attratto dagli uomini, sono stato automaticamente catalogato come “lesbica” (io direi che sono ase…asess…asessual…ma non si può dire…). Comunque, a tutto si fa l’ abitudine, come i morti di fame dell’Africa si abituano alle mosche sulla faccia. Ho accettato tutto: i testi del rock, dell’ hard rock, dell’heavy metal, i video di Robert Palmer e del rap; tanto, mica parlavano di me. Ho perfino assimilato il fatto che, per la collettività, io sarò sempre e comunque - per principio- una persona che guida male e parcheggia pure peggio, anche se applico il Codice della Strada impeccabilmente. Ma stavolta...stavolta mi sono proprio rotto! Una tra le prime dichiarazioni di principio che mi sono rimangiato nei fatti è stata “non indosserò mai gonne!”. Anzi, ora che comincio ad impinguarmi (circostanza di cui ovviamente mi devo addolorare, perchè “la donna deve essere magra, sennò è brutta”, sempre facendo attenzione a “mantenere quei due-chiletti-due in più perchè agli uomini piacciono tanto”), ne apprezzo la maggior comodità. Ma mentre ero lì intento a riflettere sul fatto che gli Scozzesi han capito tutto della vita, si è alzato il sipario della tragedia. Letteralmente. Scenario: il museo. Sto per presentare la mostra di pittura di mia nonna e mi accorgo che ci sono degli elefanti alati che mi trivellano l’ epidermide. Dico a qualcuno: “ehi, spruzzami un po’ di insetticida sulle gambe, che tanto le braccia le ho sempre in movimento!”. Ma sapendo che le sanguisughe voleranno in alto anche sotto-sotto, comincio ad alzare il livello, mentre la bomboletta asperge. E più su volava la sottana della comare e più su…finchè una sirena di approvazione virile mi avverte che si è vista la natura (mutande bianche, per la cronaca). E la malizia sta negli occhi di chi guarda, che disgraziatamente, nel caso di specie, era rappresentata da una pletora di sedicenti (non seducenti) intellettuali di mezza età (la seconda metà, però) “da buco della serratura di Alvaro Vitali”. Non ve lo devo scrivere che, da quel momento in poi, l’ unico argomento di discussione con i veterovoyeur è diventato quell’involontario esibizionismo. Né devo precisare che il rimorso per una simile leggerezza (la stessa della sottana) mi ha spinto, anche nei giorni successivi, a desiderare di poter salire su una macchina del tempo solo ed esclusivamente per cancellare quel fotog(d)ramma. Ma non c’è uno senza due e, quando ancora non ho espiato il senso di colpa, arriva il colpo di scena. Anzi, di vento. Un paio di giorni dopo, una tizia ed io si va al meraviglioso Parco di Vattelapesca. Mi metto una gonna: co’ ‘sto caldo… Ma un club di Nuvole Di Fantozzi si raduna proprio lì sopra e battiamo ritirata. Io, notorio pitocco, converso finto-distrattamente con il custode per sondare (inutilmente!) se gli Euri buttati ci verranno rimborsati. E, porco tutto quello che volete, in quel mentre la mia sottana vince la forza di gravità! E così il guardiano diventa pure guardone. Non sarebbe bastata una bufera a spazzare via l’ imbarazzo che ho provato da quell’istante in poi, anche dopo che ero sgattaiolata via da quel suo sorrisetto dentierato (ma la soddisfazione mi pareva autentica). Non mi consola nemmeno considerare che ero di verde vestita: con il bianco di Marilyn negli anni ’50 ed il rosso di Kelly LeBrock negli anni ’80, avrei potuto fare un bel tricolore. No, decisamente non mi consola. Prima ancora di varcare la soglia di casa, davanti allo specchio del pianerottolo condominiale faccio volutamente sollevare la sottana, per capire cosa mai abbia potuto vedere quel tizio, e contemporaneamente sale il rossore sulla mia faccia. Maledendo la mia superficialità maschile, mi ripeto che allo scopo di coprirmi avrei potuto anche indossare un paio di pantaloni, un pigiama, un burqa, un saio, un caffettano, un kimono! E, da quel momento in poi, come chiunque abbia avuto un incidente, mi accorgo di tutte le situazioni in cui corro lo stesso rischio ed alzo la guardia, prima che si alzi l’orlo. Pare impossibile, ma adesso tutti i condizionatori, le tramontane, gli scirocchi, gli spostamenti d’aria da passaggio di Tir, tutti cospirano alle mie gonne! Io, sia ben chiaro, mi sforzo di calare il Braccio della Decenza (parente di quello della Legge) sullo svolazzo indisciplinato…ma quale onere, almeno fino a quando non mi sarò fatta trapiantare un arto supplementare! E poi, donna-dannazione, finisco per chiedermi: non mi era mai successo prima, nella mia carriera di donna (non in carriera)?? Come mai non mi ero accorto, nei precedenti anni di apprendistato gonnellinato, che Eolo è così impietoso con i panneggi dalla vita in giù? O nel 2008 si è scatenata la Rosa dei Venti fino a diventare un roseto? Se va avanti così, io cambio il titolo del post in “Vento d’estate”! Come sempre, nello sconforto ci si appella alla saggezza delle generazioni precedenti e così mi sono ritrovato a scrutare come si sono organizzate le signore in bici; quelle signore, intendo, che per motivi anagrafici non si sono piegate alla moda dei jeans e delle bermuda. Ed ecco il prevedibile esito dello scrutinio: lenzuoli, tovaglie, bandieroni. Ci credo che a loro non si alza mai la gonna, neanche se pedalano come Gimondi! Ma dove lo trovo un sarto che collabora: all’ Atelier Dei Tendoni Da Circo? Mi devo applicare delle piccole zavorre, per evitare che la mongolfiera prenda quota? No, io mi sono rotto, davvero! Penso e ripenso ad una possibile soluzione, mentre corro verso l’ufficio in bicicletta, di poco preceduto da un bambino. Lungo una pendenza più ripida lui sale sui pedali ed io, nella fretta, lo imito. Ma mi accorgo subito che io ho l’handicap del pudore, e poso di nuovo le chiappe sopra la sella. Porca miseria, ma cosa devo fare per tornare anche io un bambino che di tutte queste menate se ne infischia? E allora non mi resta che il mondo virtuale, dove tutto (amore e odio, principalmente) si sublima nello stesso gesto onomatopeico: click. Vengo a scoprire che in questo sito a sfondo alcolico-secessionista (chiedete cosa sia lo spritz da Roma in giù…) molte utenti hanno deciso di assumere un genere cromatico diverso da quello anagrafico. Dopo le suffragette, le azzurrine. Contente loro... Io faccio molto di meno. Intanto scrivo questa cagata, a titolo di sfogo. E poi mi faccio insegnare dal Poli come si posta un filmato da YouTube (in ossequio al teorema secondo cui “le donne non capiscono niente di informatica”, anche mi chiamavano “Bill Gates”, dove lavoravo una volta ed anche se sono i codici di questo sito ad alta gradazione separatista a non essere conformi allo standard) e lo spiattello qua. Dura 9 minuti e 23: guardatelo tutto, Poli. Tu e chi ti verrà dietro. E sono convinto che non ci saranno commenti maschilisti. Intuito...femminile. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK domenica 6 luglio 2008 - ore 02:16 ...e chissenefrega... dannazione, Killercoke, ce l’hai fatta a riportarmi di qua, facendo leva sul mio disperato attaccamento (sottolineo "attacca") al passato...tu che ancora mi chiami "Padella" (più passato di così: il mio nome prima che capissi chi sono veramente...preciso, comunque, che poi l’ho dimenticato)! vabbè, facciamo una roba rapida e indolore: oggi dopo un’astinenza di secoli (4 giorni, per la precisione), sono tornata in sella. Sole al tramonto, grano appena tagliato, mais svettante e "Le ragazze di Osaka" che parte a tradimento. neanche una lacrimuccia ce l’ha fatta ad uscire (probabilmente stava piangendo anche lei). Insomma, ho toccato il dito con un cielo. il resto è stato rimbambimento da pc finto-utile. e, ciononostante, alle 2 passate di notte mi chiedo: MA SONO L’UNICA CHE SI RICORDA DI QUESTO? http://it.youtube.com/watch?v=dPT3rnzXT4A (la riga -bianca, peraltro- qui sopra è un link. di meglio non riesco a fare. anzi, ci riesco ma fingo di essere imbranata per validi motivi) LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK venerdì 4 luglio 2008 - ore 01:16 le ultime parole famose... Da venerdì 19 gennaio 2007, ore 18.41 fino ad ora (=adesso=venerdì 4 luglio 2008, ore 1.13), probabilmente molti (ma non tutti) avranno letto il testo qui sotto (uno tra i rari a non essere criptati, perchè, per la cronaca, ’sto blog è quasi tutto oscurato...e pensate cosa vi perdete!), all’interno del quale compare la frase: "Non voglio più muovere un muscolo per nessuno." Secondo voi, com’è andata a finire? COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 19 gennaio 2007 - ore 18:41 Basta. Fanculo a tutto e a tutti. Non voglio più muovere un muscolo per nessuno. Basta. Fanculo. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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