Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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sabato 3 marzo 2012 - ore 09:04
Abbismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando il tuo venerdì è stato una giornata pessima, costellata di piccole e grandi sfighe in ogni suo quarto d’ora, il tuo sabato non può che essere un’altra giornata di inutilità con una notte insonne, incubi sormontati fra loro e la sveglia all’alba per una conferenza che non produrrà pezzi di valore. Ma ha detto che bisogna andare, non se ne può proprio fare a meno. Quindi se non ci caverò fuori mezza notizia mi sentirò in colpa e questo acuirà ulteriormente questo senso di inadeguatezza. Molto bene. Silvia, il week end inizia con brio, direi. Su, cerca un lato positivo. Ah, sì, ecco. Se non altro la bici è aggiustata. Ma dei diari della bicicletta vi parlerò un’altra volta (spoiler: si rompe una volta al mese, o meglio la rompo una volta al mese, e sono aneddoti abbastanza singolari). E l’occhio che mi sono involontariamente colpita stanotte con un gancio degno del miglior giovinotto del Bronx non si è gonfiato troppo. Ah, sì, non ve l’avevo detto, mi sono infilata una mano in un occhio, quello sinistro, mentre dormivo. Mi sono svegliata con la testa annebbiata dal dolore e ho passato una buona mezz’ora con pulsazioni in zona occipitale che neanche dopo la maratona. E sono solo le otto del mattino. Cosa potrà capitarmi entro sera?
Parliamo ora di cose belle. Ieri sera a cena fuori con la Fede. Fede: Tu sei? Silvia: Io sono. Tu sei? Fede: Io sono. Noi? Silvia: Siamo. Fede: Essi? Silvia: Non lo so.
Ecco. Una roba del genere. Ripetere a intervalli regolari questo motivetto ci ha rese totalmente ridicole agli occhi dei molti presenti, persone rispettabili per la maggior parte. Ma almeno mi ha fatta ridere. Almeno un po’.
Parma, estate 2011
Normale e speciale. Obiettivo del pomeriggio: un bel vocabolario e trovare le definizioni per capire la differenza fra normale e speciale. Io sono normale. Sono circondata di persone speciali. E rimango normale.
Ah, prima che mi dimentichi: la questione teatro si è risolta grazie a una buona dose di fortuna (mia) e di impegno (del mio regista Daniele). Data spostata, così potrò essere al lavoro e salvare la faccia, e due giorni dopo essere sul palco e salvarmi tutto il resto. La testa, il cuore, la voglia. E adesso sotto coi vestiti, che sono presa indietrissimo. E dovrei anche studiare, fare i compiti e lavorare. Voglio una giornata di 36 ore. Solo che se tanto mi dà tanto troverebbero il modo di occuparmene trenta. Stay tuned.
Vi lascio con gli Abba, che sono la mia ossessione della settimana.
Non è la mia preferita, ma oggi pure questa ha un suo senso.
Ho scoperto che anche spritz.it è rintracciabilissimo tramite motore di ricerca - insomma, un Google qualsiasi può portare anche il Papa sul mio blog, se tanto mi dà tanto. Non so in che modo o con che chiave, nè vi so spiegare quali strane coincidenze possano portare a Shaula (ricordo che un amico arrivò al mio blog, anni fa, cercando lavatrici usate, ridete su). Resta il fatto che anche spritz.it è rintracciabile e questo può creare problemi alla mia rispettabilità. Se mai ne ho avuta una. E sono tornata indietro di un paio di mesi a leggere cosa scrivevo, e cristoddio a volte dovrei trattenermi. Non sempre dire/scrivere quel che si pensa è un bene.
E allora penso: potrebbe intaccare l’idea che il mondo si fa di me ridicolizzandola all’essenza di un blog ridicolo benché bellissimo, o rendermi vulnerabile e svelare segreti inconfessabili. Potrebbe fare un sacco di cose, non so stabilire se più negative o positive. Ma poi penso: chisseneciava. Che è un po’ il mio nuovo stile di vita.
E allora dire/scrivere quel che si pensa è un bene. E allora goditela Silvietta, suvvia.
Anche perché c’è così tanto di me, qui dentro, serenamente e sinceramente, che alla fine non può essere un male. No?
Sorprese. Regalini. I 31 anni mi stanno portando bene, dopotutto.
Chi è che ha detto che dopo i 30 non cambia nulla? Beh, noi no. Come punto di riferimento mi basta. Il resto è magia.
Il 9 torna la Dany. Finalmente. Devo convincerla a rimanere in Italia. Non semplicemente in Italia, ma a Treviso proprio. Mi ci metto dimpegno stavolta.
Io mi so dar ottimi consigli. E li do anche agli altri, quando richiesti. Ma se non li seguo io, che consigli posso dare?
Lavoro, passioni, vita, relazioni, amicizie, salute, diete. Io dispenso consigli come un erogatore automatico. E poi, quando tocca a me, ciao ciao buoni propositi.
Sto mangiando biscotti in studio. Ero in dieta fino a 15 minuti fa. Ah no, anche ieri sera li ho mangiati, sul divano. Con la marmellata spalmata sopra. Evviva la dieta. Ferrea, eh.
Percepiamo la bellezza? Siamo in grado di distinguerla nei pochi momenti di lucidità che abbiamo durante la giornata? Ci svegliamo per andare a lavorare. Usiamo la macchina che paghiamo coi soldi che guadagniamo. Torniamo a casa la sera, mangiamo qualcosa, spesso siamo stanchi perfino per uscire. Un bar rischia di essere troppo rumoroso per le nostre orecchie dopo una giornata stressante. Figuriamoci un cinema, cè la non troppo remota possibilità di addormentarci. Andiamo a letto, pensando a cosa dovremo fare domani. E poi ci svegliamo per lavorare, di nuovo. Quando, dico, quando pensiamo alla bellezza che cè attorno a noi? Alle persone che valgono la pena. Alle cose che valgono la pena. Alle emozioni che valgono la pena. Non cè tempo, sempre di fretta. No, non possiamo vederci domani, sarò a pezzi, magari la settimana prossima. Unamica che ti ospita un venerdì sera così, allimprovviso, perché avevi voglia di stare un po con lei. Unaltra che vedi il sabato mattina dopo un mese e mezzo di lontananza. Autoinvitarsi. Insistere. Non aver paura di chiamare, hey ti va se ci beviamo una cosa? La stanchezza non dovrebbe impedirmi di vivere cose semplici e meravigliose che mi circondano. Il tempo sì, il lavoro pure, ma possiamo affrontare il problema o circumnavigarlo. Risolverlo no, ma prenderlo di petto non dovrebbe essere impossibile, se lo vuoi. Percepiamo la bellezza che ci passa sotto gli occhi? La riusciamo a riconoscere in tutto il nostro gran da fare? È questa la domanda. Quanto è importante la nostra professione, o la nostra carriera, o la vita che abbiamo deciso debba essere giusta per noi, se ci toglie il piacere di scoprire le emozioni di un teatro che ti applaude? O di una partita a carte di vecchietti, col quinto che guarda, in unosteria. O di due amici di una volta che ti accolgono come fosse ieri, lultima volta.
Vorrei apprezzare di più quello che cè fuori da qui. Forse non dovrei scriverlo. Forse dovrei semplicemente farlo. “Fatelo” dice sempre Daniele. Per me, Sandro e Alvi era un mantra. Ogni volta che cera un dubbio, o paura, o incertezza, uno dei tre prendeva la parola: “Fatelo”. Mi mancano anche loro.
San Valentino è nonsense. Buongiorno cuoricini innamorati. Fatevi del bene tutti i giorni, che è più bello. Se no, non ha neanche senso. Che andate fuori a cena stasera e domani non vi parlate neanche.
Ascoltate la zia Silvia, che qualcosa in questi anni ha imparato.
Dicevo, qualche tempo fa, che ci sono delle priorità, e che ho stabilito la prima. Il lavoro, intendevo. Ho scelto di mettere la mia professione davanti a tutto, alla passione, agli svaghi, a quello che mi fa stare bene - davanti al teatro.
Però pensavo, purtroppo - la faccio troppo spesso, questa cosa di pensare. Sì, è vero, pensavo fra me e me, ma cè qualcosa che non torna.
Mi ci hanno fatto riflettere bene laltro giorno. Sono una che divide la vita in cassettini, settorializzando. Cassetto passioni, cassetto lavoro, cassetto cose giuste, cassetto cose sbagliate. Devo razionalizzare anche ciò che non lo è, e riconosco questo come uno dei miei più atavici difetti. E così si argomentava, io e un amico. Se soffro così tanto, posso dire che sia stata la scelta migliore? Io l’avevo letta esattamente così, ovvero soffro così tanto proprio perché è la scelta migliore ed è un grande segno di maturità e di senso di responsabilità. Invece ribaltare la prospettiva farebbe sì che la scelta migliore fosse quella di non rinunciare al teatro. Sono un’attrice se non ho il coraggio di rischiare per il palcoscenico? E poi, ce la farò a riprendermi da tutto questo, a non gettare la spugna, a riprendere il prossimo anno a ottobre come se non fosse stato nulla?
Mentre il vicedirettore e un collega fidatissimo mi hanno detto che ho fatto bene a sacrificare il teatro per il lavoro, la vicecapa mi ha detto che avrei dovuto fare l’inverso. Adesso, io dico. Dovete proprio farmi venire i dubbi? Non ne ho già di mio?
Ogni nuova esperienza mi arricchisce di qualcosa. In questo periodo mi sento viva. Sogno e spero. Sono nervosa, è vero. Ma sto facendo la cosa giusta.
Ci sono delle priorità nella vita, c’è una lista, c’è il posto uno e il due e il tre. Poi ci sono l’otto, il venti, il trenta. A me basta sapere qual è l’uno, e stabilito questo tutto il resto passa in secondo piano. Ho un lavoro, ho investito in questo lavoro, adesso rischia di scivolarmi dalle mani e sto facendo quanto mi è umanamente possibile per tenermelo stretto. Lo voglio, è il mio. E tutto il resto passa in secondo piano. Anche il teatro - ahimè, mia gioia, mia valvola di espressione, mia luce. L’avevo detto proprio pochi giorni fa, "meno male che ho il teatro". Ma le cose, si sa, non vanno mai come vorresti. Altrimenti questo mondo sarebbe troppo facile.
Ho riflettuto, ho pensato, ho anche pianto un pochino. Ma ho deciso. Ho ponderato, poi parlato. Ho spiegato tutte le mie motivazioni. E Daniele ha capito.
Non sarò la Regina della Notte. Qualcosa doveva andare storto, e l’ha fatto. Non sarò Papagena, non sarò la Regina Astrifiammante, quest’anno il palcoscenico non mi avrà. La data del debutto coincide con un appuntamento lavorativo fondamentale, a cui non posso rinunciare. E il teatro, per quanto mi sia d’aiuto in ogni momento della mia giornata - anche il solo pensiero a volte mi bastava - deve farsi da parte.
Ora il peggio sarà dirlo agli altri. Daniele, il regista, non l’ha presa benissimo ma il suo lavoro è anche risolvere questo tipo di problemi. E gliel’ho detto per tempo, mancano 3 mesi e c’è tutto il tempo per allevare una sostituta. Poi le mie soddisfazioni me le sono prese. Ha detto che un’altra Papagena la trova, di sicuro. Ma non una Regina, serve "una di spessore". E ha detto che non ne ha, neanche nelle sue compagnie fisse. Questo mi ha fatto benissimo al cuore, benissimo all’autostima. E mi ha fatta sprofondare nella disperazione. Solitamente Daniele è avaro di complimenti, ti dice solo se sbagli, non se vai bene. E quelle parole erano per me, un saluto. Bellissimo.
Ma gli altri. Cosa penseranno. Qualcuno ci rimarrà male, qualcuno no. So essere pesante, a volte, a teatro. Mi impunto, rompo le scatole, insisto per prove e prove bis. Ma lo faccio per passione e per stimolare anche loro, che non sempre lo capiscono. Per alcuni di loro fare teatro è alla stregua del corso di salsa, o di fare uncinetto davanti alla tv. Che errore, cosa si perdono. Ma loro saranno lì, quel giorno, e io no. Che mondo ingiusto.
Suvvia Silvia, smettila di lamentarti. Hai fatto la cosa giusta, l’ha detto anche il vicedirettore. "Hai fatto bene" mi ha detto. Ho fatto una scelta di responsabilità, e sono contenta di me. Forse sono diventata grande.
Ma quanto mi mancherà. E quanto male farà. E quel 7 maggio guardando il mio computer penserò a loro sul palco, dove avrei voluto essere io.
Forse il problema è che credo troppo poco in me stessa. Forse il problema è che sono altalenante di umore, e passo dalla grinta cocciuta di alcuni giorni alla rassegnazione più cupa di certi altri. Qualche giorno fa gongolavo, mi sarei battuta con dei leoni, avrei dato qualsiasi cosa per ottenere quello a cui stavo puntando. Oggi, ad esempio, se mi chiedessero di annegare in un mare di fango penserei che mi stanno addirittura facendo un favore, perché è solo fango. E mi lascerei annegare.
Oggi è uno di quei giorni che vorrei essere in un altro posto di questo mondo. Dove non mi conosce nessuno, dove nessuno può rintracciarmi, e lì vorrei essere me stessa liberamente, senza condizionamenti. Stare da sola, con un libro e un cd. Portarmi la Fede, ecco. E basta. Stare a parlare per ore, senza freni e senza tempi, senza scarpe.
Ho bisogno di rigenerarmi. Staccare da tutto e tutti. Già, e come? Non lo so. Per ora non lo so. Ho bisogno di ritrovarmi un pochino, mi sento tutta rinsecchita. La vecchia Silvia saprebbe cosa fare, una Silvia che si nasconde dentro a questo corpicione stanco. Questa Silvia invece no, non è ancora pronta. Vorrei solo che quest’angoscia dell’attesa finisse, che qualcuno mi dicesse sì o no fin da subito, per potermi organizzare. Ho bisogno di organizzarmi. Di sapere. Di capire. Di avere un’agenda e delle scadenze. Chiedo troppo? No. Io so di non sapere.
Dovrei avere più fiducia nelle mie capacità, e non sprizzare di gioia un giorno, e quello successivo sentirmi carta straccia - e il paragone non è utilizzato a caso. Dovrei puntare sempre al massimo senza sentirmi il minimo, ed essere felice di quello che sono e di quello che ho. Dovrei cominciare a pensare che a volte, le cose belle, me le merito anchio. Che non è sbagliato se qualche volta mi va bene.
Lo posso scrivere solo qui, perché su Facebook e Twitter ho tutti i colleghi che leggono e non voglio domande, nè che si facciano gli affari miei. Ma io ho un super capo, che capisce e che mi sta vicino. E anche se tutto è nero, io sono felice. Un pochino. Non proprio felice, dai, ma sono cose belle che aiutano a tirare avanti. E lo dovevo dire a qualcuno, a me stessa prima di tutto. E spritz è questo, è il mio blog. E oggi finisce l’apnea. Grazie.