BLOG MENU:


shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




(questo BLOG è stato visitato 64134 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



lunedì 23 febbraio 2009 - ore 15:57


Dottorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Me mancava soeo che questa.
Amici e amiche, l’allarme lanciato per la mia visita dermatologica si è risolto con una nuova patologia dal nome simpatico - sdrammatizzare è la mia passione quando si tratta di salute, se invece sono cavolate mi piace rendere il tutto vagamente simile alla fine del mondo.
Oggi la Silvietta vostra vi parla della sua ultima malattia.



Acrocianosi: sindrome che colpisce i tessuti delle estremità a causa di insufficiente irrorazione arteriosa della cute provocata da spasmo dei capillari. È caratterizzata da colorito cianotico (bluastro) dei piedi e delle mani, e talvolta delle gambe, con ipotermia cutanea. Si presenta prevalentemente nei mesi invernali. Ha andamento cronico; compare in età giovanile e in prevalenza nelle donne. La protezione dal freddo è la principale misura terapeutica. Nei casi severi può essere indicata una terapia con vasodilatatori topici.


La mia dermatologa dice che non è niente di grave, è una cosa che capita sovente ai giovani. Mi ha detto che sono giovane. Detto oggi è un gran complimento, la prendo col sorriso.
Resta il fatto che ho l’acrocianosi e dalla settimana prossima avrò anche un angiologo.

- Dove vai oggi, Silvia?
- Vado dal mio angiologo.
- Caspita, come lo dici bene...
- Eh certo, quando hai un angiologo devi tirartela un po’...
- Sembri quasi più elegante ora che hai un angiologo!
- Lo sono! Mi dà un certo tono in effetti...

E via dicendo.

Trovate qualcuno che curi la mia isteria. Vi prego.



LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



sabato 21 febbraio 2009 - ore 16:10


Negozismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ebbene sì, sono una piattola malinconica, paranoica e polemica e mi lamento, e mi lamento sempre.



Ogni tanto c’ho i tiri di matto.
Tipo che risparmio per mesi e mesi tirando la cinghia in maniera quasi esagerata, e non spendo una lira che sia una in cose futili e frivole. E poi, in una sola mattina, spendo 36 euro.
Che, fondamentalmente, non ho.
La mia recondita femminilità esulta in questo sussulto di autoaffermazione, ma il mio bancomat mi fa il gesto dell’ombrello gridando e strombazzando “Fregata! Fregata!!” come se per lui fosse una vittoria. Ciccio, non hai capito, ci rimettiamo tutti e due quando ho le crisi d’identità.
Stamattina ho capito che avevo bisogno di calzini. I miei, come dice la mamma che la sa ben lunga, “xe tutti fruai”. Mi sono dunque rivolta al mio fornitore privilegiato, ovvero il mercato settimanale di piazzale Burchiellati, a Treviso. Bicicletta, bancarella, signora poco socievole, gente che spinge, tre paia 5 euro, carini, righe arcobaleno che mettono allegria nel grigiore invernale. Perfetto, niente di meglio. Cinque euro per dare il cambio al mio coloratissimo cassetto dei calzini.



Il problema, in realtà, è che ci ho preso gusto, funziona così, tre due uno via. Sono femmina dentro e fuori, inutile che mi si accusi di mascolinità e di sciatteria. Sì, per carità, è pur vero che sono l’unica quasi 28enne che gira ancora in jeans e scarpe da ginnastica quando esce la sera, ma capitemi, ho le mie ragioni.
Questo deludente e patetico preludio vuole introdurre le spese davvero inutili di stamattina: una cinturina viola che dai, costava una monata, non si poteva lasciarla lì, metti che mi serve; un paio di jeans corti corti, simpatici da mettere anche con calza e stivali, ma che potrebbero andare daddio quest’estate, col caldo che farà; e un vestito viola vinaccia, che non mi sta proprio a meraviglia, ma è elegante, sobrio e simpatico, e l’ho preso di una taglia in più così non mi segna troppo le curve, che ridi e scherza ne ho in abbondanza – di curve. Alla fine ho preso cintura M, pantaloni S e vestito L. E in tutto questo devo ancora capire che cazzo di taglia ho.





E soprattutto come ho potuto spendere trentun euro per tre capi tre, che non mi servivano. Non dico i calzini, che ho speso cinque euro per tre paia. Ma per pantaloni (10), vestito (15) e cintura (6) ho buttato al vento quello che da mesi cercavo di trattenere in attesa di tempi migliori.
Mentre mi lanciavo nello shopping mi sentivo una principessa realizzata. Uscita dal negozio, e intendo appena uscita dalla porta del negozio, sono precipitata nella Fossa delle Marianne della disperazione. Evviva la coerenza.

Ma il vestito è carino, e secondo me una volta me lo metto pure. Prometto. Quand’ho gli slanci da signorina so essere proprio signorina.
A 28 anni è un traguardo ragguardevole (mi piaceva l’assonanza).

Scoppio.




LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



giovedì 19 febbraio 2009 - ore 09:46


FeStiValiSmi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vorrei essere una giornalista di spettacolo, società e costume per poter sezionare, studiare, analizzare, criticare, decifrare, apprezzare, smontare, descrivere e valutare il Festival di Sanremo su una rivista a tiratura nazionale, e far sapere a tutti quello che penso e divulgare le mie idee e renderle dogmi inattaccabili. Ma questo presupporrebbe guardare tutte le puntate, e aver visto anche tutte quelle delle edizioni precedenti, e mi domando se sarei in grado di sopportare questo peso sulle spalle. E’ un sacrificio che non so se sono disposta a fare, non ancora per lo meno. Intendo, al DopoFestival di Elio tanto di cappello, lo butto giù come lo sciroppo per la tosse che sapeva di miele. Se non avessi avuto un lavoro la mattina sarei rimasta su a guardarlo ogni sera, giuro – meno male che esiste youtube, perché gli orari in cui trasmettono i miei programmi preferiti sono indecenti.
Ma il Festival vero, quello istituzionale, è un’altra cosa e dura fino a mezzanotte con dodicimila pubblicità e messaggi promozionali nel mezzo, e per par condicio mette il valletto maschio mettendolo però in questo modo terribilmente in ridicolo perché giudacane l’avete preso straniero co tutti i bei tosatti che gavemo. Ecco, quel Festival lì lo digerisco un po’ meno bene.
Ma mi piacerebbe essere una di quei tizi in sala stampa a fare le interviste – secondo me loro la mattina mica si svegliano, eh. Vorrei avere abbastanza credibilità e professionalità per scrivere sul mio giornale recensioni del Festival, ed essere letta da tutta Italia. Scriverei che Patty Pravo ormai ha totalmente perso la voce, che Bonolis e Laurenti fanno le stesse gag da vent’anni eppure se la cavano discretamente bene, che Del Noce dalla platea sembrava il ministro Brunetta perché hanno lo stesso sorriso contagioso (hahahaha no dai intendevo che sono alti uguali, cosa credevate), che Fausto Leali ha sempre una delle voci più belle che io abbia mai sentito, che Dolcenera ha sbagliato vestito e che forse ha la bocca più larga del mondo, che Chiara Canzian c’avrà anche 19 anni ma ne dimostra almeno trenta. E sono solo i cantanti che sono riuscita a vedere, e non credo che un italiano medio ne abbia visti molti di più, perché dopo un’ora di programmazione la soglia di attenzione scende paurosamente sotto lo zero.



E poi vorrei dire una cosa importante, ora che l’onda dell’entusiasmo è scemata abbandonando un uomo nell’oblio dopo averlo portato in trionfo per due o tre giorni. Non era un grande interprete, e non era neanche un grande autore. E non aveva neanche una voce indimenticabile, che dici porca miseria che voce. E non era bello, che dici almeno te lo ricordi perché era bello. Ma non era neanche talmente brutto da notarsi perché era brutto. Era normale. Ma era una persona umile, simpatica, gentile, e mi faceva un sacco ridere ogni volta che lo vedevo. E quando partecipava a un programma, uno qualsiasi, io lo guardavo. Non so, lo guardavo perché mi sembrava una persona che aveva sempre qualcosa da dire.
L’ultima volta che ne avevo parlato era stato con Alvise quest’autunno. “Mi presti il tuo cd di Mino Reitano?” mi aveva chiesto. Ma intendeva quello di Rino Gaetano, e allora ci siamo fatti un sacco di risate.
Tutto qui, volevo lasciare una notina per Mino a due settimane dalla sua dipartita.

E volevo anche aggiungere una citazione che mi piace moltissimo, e che mi fa sentire veramente Silvia.

“Quando sono buona sono tanto buona, ma quando sono cattiva sono ancora meglio”. Mae West.

Quanto mi sarebbe piaciuto essere stata sua amica.


Ornella Vanoni – Una ragione di più (testo di Mino Reitano)
Sai, c’è una ragione di più
per dirti che vado via
vado e porto anche con me
la tua malinconia
cerco le mie mani, ti vorranno ancora
ma ci sarà chi me le tiene
oggi e domani e poi domani ancora
finché il mio cuore ce la fa.
sei tu quella ragione di più,
mi hai chiesto talmente tanto.
Io, non ho più niente per te,
e ti amo , tu non sai quanto
amo da morire anche il tuo silenzio
che non mi lascia andare via
t’amo ma se mi dici "non lasciarmi solo"
non so se il cuore ce la fa
è una ragione di più
è una ragione di più
è una ragione di più.



Non c’entra ma è bella...


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 18 febbraio 2009 - ore 09:20


Teatrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")




La cantatrice chauve è la prima opera teatrale di Eugène Ionesco.
L’autore rumeno, francese di adozione, decise di imparare l’inglese comprandosi un manuale di conversazione. Per esercitarsi, ricopiava le frasi del manuale e, facendo ciò, si accorse della banalità delle frasi in esso contenute: "il soffitto è in alto, il pavimento in basso", "i giorni della settimana sono sette", etc. Da qui egli trasse ispirazione per la commedia, datata 1950.
La pièce - definita dall’autore anticommedia - è il primo esempio di un genere teatrale allora ai suoi albori, il teatro dell’assurdo, in cui la vicenda subisce uno straniamento tramite l’utilizzo esasperato di frasi fatte, dialoghi contrastanti, luoghi comuni.
Ecco cosa lo stesso Ionesco dichiarò a questo proposito:
« Scrivendo questa commedia (poiché tutto ciò si era trasformato in una specie di commedia o anticommedia, cioè veramente la parodia di una commedia, una commedia nella commedia) ero sopraffatto da un vero malessere, da un senso di vertigine, di nausea. Ogni tanto ero costretto ad interrompermi e a domandarmi con insistenza quale spirito maligno mi costringesse a continuare a scrivere, andavo a distendermi sul canapè con il terrore di vederlo sprofondare nel nulla; ed io con lui. »
La prima messinscena di Parigi del 1950 fu tutt’altro che un successo; il genere, del tutto particolare ed innovativo, lasciò infatti perplessi gli spettatori. Nuovamente inscenato nel 1955, riscosse un enorme successo.
I personaggi sono sei: i coniugi Smith, i coniugi Martin, la cameriera Mary ed il pompiere.
L’opera è scritta in un atto unico inscenato nel salotto dei signori Smith. Sia gli Smith che i Martin incarnano, secondo i canoni del teatro dell’assurdo, la tipica famiglia borghese: gli Smith ad esempio, abitano in una villetta a più piani, sono abbigliati in modo impeccabile ed all’antica, trascorrono il tempo spettegolando su amici e vicini; la signora trova diletto nel pensare a come preparare lo stesso yogurt della vicina, il marito legge il giornale e fa commenti conservatori sui medici, sullo stato britannico, sull’esercito. Una grande importanza hanno gli orologi della stanza, che scandiscono il tempo: la pendola suona a caso rintocchi il cui numero cambia ogni volta.
Nella prima scena i coniugi Smith siedono in salotto arredato di mobili inglesi: il signor Smith legge un quotidiano fumando una pipa inglese, mentre la signora fila, ripetendo più volte il menu della loro cena, perfettamente all’inglese.
La cameriera Mary compare, annunciando i coniugi Martin, venuti per la cena già consumata. Gli Smith si dirigono a cambiarsi. I Martin si accomodano e si comportano come perfetti sconosciuti rievocando ricordi di luoghi che hanno incontrato unitamente, senza però incontrarsi.
Le coppie si ricongiungono, e cominciano a parlare quando il campanello suona più volte, senza che però nessuno sia alla porta; la signora Smith elabora così la teoria che il suono del campanello corrisponde all’assenza di qualcuno, anziché alla sua presenza. Infine alla porta compare un pompiere alla disperata ricerca di un fuoco da estinguere. I personaggi cominciano a parlare, a raccontare barzellette, poi a sbraitare ed infine, colla comparsa anche della cameriera, ad emettere suoni senza senso. Poi calano le luci.
Il dramma ricomincia daccapo coi Martin al posto degli Smith: la signora Martin discute della favolosa cena inglese, mentre il signor Martin legge il giornale fumando la pipa, comodamente seduto in pantofole; infine cala il sipario.

"Il raffreddore". Mio cognato, dal lato paterno, aveva un cugino germano, lo zio materno del quale aveva un suocero di cui il nonno paterno aveva sposato in seconde nozze una giovane indigena, il cui fratello, nei suoi viaggi, aveva incontrato una ragazza dalla quale aveva incontrato una ragazza della quale si era innamorato e dalla quale aveva avuto un figlio che sposò poi un’intrepida farmacista, la quale altro non era che la nipote di uno sconosciuto quartiermastro della Marina Britannica, il cui padre adottivo aveva una zia in grado di parlare correttamente lo spagnolo e che era, forse, una delle nipoti di un ingegnere morto in giovane età, nipote a sua volta di un proprietario di vigne dalle quali si ricava un vino assai mediocre, ma che aveva un cugino, casalingo e sottotenente, il cui figlio aveva sposato una graziosissima signora, un po’ divorziata, il primo marito della quale era figlio di un vero patriota che aveva saputo educare le sue figlie nell’ambizione di far fortuna, la quale era riuscita a sposare un fattorino che aveva conosciuto Rothschild e il cui fratello, dopo aver cambiato parecchi mestieri, si sposò ed ebbe una figlia, il cui bisnonno, gracilino, portava gli occhiali che gli aveva regalati un suo cugino, cognato di un portoghese, figlio naturale di un mugnaio, non troppo povero, il fratello di latte del quale aveva preso in moglie la figlia di un medico di campagna, a sua volta fratello di latte di un lattaio, a sua volta figlio naturale di un altro medico di campagna, sposato tre volte di seguito, e di cui la terza moglie...



LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



lunedì 16 febbraio 2009 - ore 15:25


Imboressato:
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dal verbo imboressare.

Ridere a dismisura e/o sguaiatamente, sganassare, divertirsi con gran gusto, spanciarsi, sbellicarsi, capottarsi dal ridere.





Dicesi anche ndar via col fià. Che per i non venetofoni significa letteralmente andare via con il fiato, ovvero faticare a respirare dal ridere.

Vietato imboressarsi quando si è mangiato troppo a pranzo, tipo a una cresima. Vietato quindi, con la mente annebbiata dal cibo, guardare programmi demenziali in Tv perché si rischia di ridere per delle cazzate immani. E la digestione ne risente.
Eccome se ne risente.


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



giovedì 12 febbraio 2009 - ore 16:21


ValEntiNiSmi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


San Valentino si può amare o detestare (io sostengo con fervore la seconda tesi), ma in alcuni casi è obbligatorio amarlo. E parlo del singolare e simpatico caso del titolo apparso a pagina 38 sul dotto settimanale che mia madre si ostina a comprare, "Oggi":



SAN VALENTINO
IDEE A COSTO ZERO PER UOMINI DISTRATTI
Regalatele un sassolino a forma di cuore, un quadrifoglio, una bella lettera.
E salutatela con un "Sei dimagrita?"



Serena Viviani, che hai scritto questo titolo, ti voglio bene. Il tuo consiglio è prezioso. "Sei dimagrita" è la frase d’amore più bella che una donna possa sentirsi sentire.
Ovviamente dopo "Ti ho fatto preparare un tiramisù senza biscotti e con poco cacao".
Poi, sul fatto che il sassolino a forma di cuore sia una troiata pazzesca vi illuminerò e discetterò la prossima volta, se ne avrò voglia.



E per la logica delle situazioni, cercando "San Valentino" su Google Immagini viene fuori questa cosa qui.
Io amo Google Immagini.



E amo lo squilibrato che l’ha messa come immagine in un post sul 14 febbraio.
A San Valentino bisogna distribuire amore, e io che sono più buona di tutti lo faccio già oggi.



COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 11 febbraio 2009 - ore 17:49


GioRnaLisMi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho cercato con Google Immagini "Giornalista d’assalto", per documentare iconograficamente il mio sentimento attuale. Volevo fare un post con una sola foto, così, per sfizio.
E ho trovato questa.



Qui c’è qualcosa che non va.

Google Immagini rimane sempre una continua sorpresa. Mi diverto da morire.

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



lunedì 9 febbraio 2009 - ore 09:00


Domenicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per dire, credo agli unicorni, a Babbo Natale come essenza del Natale e alla Fatina dei denti. Credo nella sfiga e nel destino, alle persone a cui voglio bene, nella saggezza popolare e nei proverbi della campagna che riguardano il tempo.
Ma non credo alla domenica.
La domenica non esiste. È una mera illusione.

Uno lavora tutta la settimana, arriva la domenica e magari dorme un’oretta in più la mattina. Poi si organizza, esce di casa e prende la macchina. Ed è subito sera.
La domenica serve solo a spezzarti il ritmo della settimana così il lunedì è più difficile lavorare. Non ti riposi, perché non è abbastanza lunga, la domenica, è un giorno solo. E non è sufficiente per fare le cose di cui ti privi nei precedenti sei. Non basta. A volte cerchi di riempire la domenica con tutte le cose che non hai fatto nei precedenti sei, e magari ci riesci. Ma non hai trovato il tempo per goderti una mezz’ora di meritato agognato riposo con la testa incastonata nei cuscini del divano.
Arriva la domenica sera, torni verso casa tua e pensi: ma è già finita? Come ho fatto a perdermi una mezza dozzina d’ore? Non le hai perse, sono volate.
Voglio la settimana lavorativa di sette giorni. voglio eliminare la crudele illusione di una domenica che in realtà non esiste. Voglio liberarmi del preconcetto domenicale del giorno di riposo.



* Dedica: Questo post, anche se non c’entra niente, lo dedico a una persona speciale, apparsa raramente sul mio blog e da tempo assente, ma che sente il bisogno di essere un po’ protagonista. Perché non è importante chi si sia arricchito alle spalle di chi, o chi abbia mangiato che cosa in un agriturismo di Olmi invece che in Toscana.
Marco B. è l’uomo giusto per voi.





COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



domenica 8 febbraio 2009 - ore 09:52


Nutrizionismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho una dieta biscottocentrica.
Sono arrivata alla conclusione che l’ottanta per cento della sostanza che ingerisco proviene da biscotti e affini.



Devo rivedere seriamente la differenziazione del mio apporto nutrizionale. Secondo me sto sbagliando qualcosa.

Pranzo alle due e ceno alle 9 e mezza, da sola come una matta, in una cucina deserta.
Sarà una settimana che non mangio un piatto di spaghetti o pennette.
Ho mangiato due volte carne negli ultimi quattordici pasti casalinghi.

Se non ci fossero questi provvidenziali e onnipresenti biscotti i miei momenti a tavola sarebbero davvero gli unici deprimenti momenti in cui mi cibo di qualcosa.
Invece mi salvo con una quantità incredibile alla mente umana di biscotti trangugiati a qualsiasi ora del giorno e della notte.
God save the biscuits.


LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



giovedì 5 febbraio 2009 - ore 16:45


Ho letto un libro
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Riassunto di "Quella sera dorata", di Peter Cameron, in due righe:
“Omar è andato in Uruguay solo per farla contenta, e quando se ne accorge la sua vita cambia radicalmente. E diventa felice”.

Omar non si rendeva conto che non era quello che lui voleva, andare a Montevideo, a Ochos Rìos, a cercare quei tre matti: ci è andato perché Deirdre riteneva che quella fosse la cosa migliore, per lui e per lei. Lui voleva mollare, aveva capito che qualcosa non andava, ma lei insisteva, e insisteva per lui, sembrava. Ci ha provato allora ed è partito perché lei gli dimostrava il suo amore così, cercando di stimolarlo a diventare quello che lei voleva che diventasse, credendo di fare il suo bene, e suo è diventato proprio bene, invece di quello di Omar. Lo riempiva di attenzioni, ma rimproverandolo di continuo. Gli diceva ti amo, ma poi gli diceva che era immaturo, che era poco serio, che era un pasticcione, che non era pronto.
Omar è andato in Uruguay per lavoro, per scrivere il suo libro, la biografia di Gund – ma poteva essere per scrivere una tesi, o per raccogliere semplice materiale di studio. E lì ha conosciuto Arden.
E lì ha capito che l’amore di Deirdre non era l’amore che lui voleva. Finisce il momento in cui accetti di essere rimproverato, e in cui non sei accettato per i tuoi difetti. O magari ti accetta con i tuoi difetti ma te li fa pesare ogni momento della tua vita. E Omar sarebbe rimasto con lei fino alla fine del mondo, ma non lo voleva. Perché un solo bacio con Arden gli ha fatto capire che non era la vita che voleva, quella che stava vivendo. Che non voleva l’università, che non voleva l’insegnamento in America. Non gli interessava. L’aveva fatto per compiacere qualcun altro. A lui piacevano la letteratura, la lettura, i libri e la carta dei libri. Non per questo doveva piacergli l’insegnamento, non per questo doveva concludere il suo dottorato. I suoi genitori, alla fine, li aveva già delusi, amici veri in America non li aveva, non era la casa che voleva.
E ha mollato tutto, ed è tornato in quella vecchia fattoria con l’orto e le api, immersa nella natura uruguaiana, con una gondola rotta nella rimessa di un lago asciutto, a fare quello che voleva davvero.
Stare bene.
Poco ambizioso? Forse. Ma chi dice che per sentirsi realizzati si debba per forza raggiungere le cime? La vetta, essere i migliori, essere forti grandi e perfetti, non è quello che tutti vogliamo. A qualcuno non serve essere il migliore per tutti, a qualcuno basta essere felice. Qualcuno vuole semplicemente, unicamente, scioccamente e superficialmente stare bene.

Questo riassunto che non ha niente di critica letteraria contiene degli spoiler. Anzi, racconta praticamente la fine del libro e niente della storia. Dovevo dirlo prima che c’erano gli spoiler? Sì. Scusate. Mi sono fatta trascinare.
Se volete leggere "Quella sera dorata" tornate indietro nel tempo a ieri, facciamo. E quando vi viene voglia di leggere il mio blog imponetevi di non farlo. Magari non sapete il perché, ma l’altro vostro Io lo sa, e ve ne sarà grato.

Ma mi chiedo: Omar e Arden si sarebbero conosciuti se Omar non avesse ascoltato Deirdre, che l’ha convinto ad andare in Uruguay?



Ora, dato che sono stata abbastanza melodrammatica, voglio postare una foto bellissima. Desidero che voi la vediate perché ne vado molto orgogliosa. Mi piace tantissimo. Ci farei un ingrandimento da quanto è bella.



Questa foto si chiama Clint Eastwood e la bionda del saloon.

Adesso chi mi dice che “stai benissimo, sembri un’altra persona”, prima di farlo, si renda conto che dirmi che sto benissimo e che sembro un’altra può essere male interpretato. Nel senso che sto bene perché sembro un’altra persona, ovvero una che non sono io. Sono bravissima a rovesciare le situazioni.

Vi voglio bene. A tutti.
La Pms mi trasforma in una persona sensibile. Non ho detto buona, ho detto sensibile. Non ho detto sincera, ho detto sensibile.
Quindi, per l’appunto, vi voglio bene.

Silvia.


LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


WOMENE:
apina clarice dulcinea jam janee kabiria77 lisaè nonlado pecchia sabry8 Temporale Thelma

miss doctor

valevally

il mio editore:
Ceres

venice pictures:
ninfea

so lovely

stefy86 Emiglino

BEST BLOGS

momo Markoski
mist
Mister xxl will

le figure:
chobin

ginocchio massone:
vampina

sex and the padova-city:
Beatrix_k

mia mini elila

birrafondai:
El Guera Maazimo

Tugurio & co.

lazzaro void BluesGT

Lemon Team:
jijotdl lauvar sbifidus
and honey team:
Lumberto & miss

freeway
fabio 25 zilvio

dermatologicamente testato
Jeff

Triviali:
Killercoke Vitto

OMENI:

absolutely ayeye BourbonSt calimero Centipede daunt Elwood enchicco enjoyash81 erpo gareth jax habit79 Lacurrada Lercio lucadido lucas74 Mirò Porkemon quiconque Wis
__________________________

el paron
Davidoff

BELIEVE IN
Il Messia

per ridere seriamente

CASBAH




BOOKMARKS


la Urnatilla
(da Pagine Personali / HomePage )
la Pulsatilla
(da Pagine Personali / HomePage )
per gli orari dei treni
(da Scienza e Tecnica / Zoologia )
la tela nera
(da Arte e Cultura / Narrativa )


UTENTI ONLINE:



APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30