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shaula, 32 anni
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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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mercoledì 4 febbraio 2009 - ore 09:57


Centripetismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ok, ho anche una certa età e alla mia età le cose succedono, specie se frequenti persone che hanno un anno o due più di te. Ci si avvicina ai trenta, per carità, mica dico di no, la vita va così, è il normale processo delle cose, ma tra quest’anno e il prossimo metà di quelli che conosco si sposano, fanno figli o mettono su casa, oppure l’hanno già fatto in tempi recenti, e io ancora me ne stupisco benché mi renda conto che è una pratica consolidata, quando due stanno insieme. Va beh, metà di quelli che conosco no, ma mi sento in grado di affermare che sono una buona, buonissima parte.
Solo nel 2009, a fare un attimo di conti, mi partoriscono in 5, e una l’ha fatto la scorsa settimana.

Il primo che mi dice che è l’età giusta gli sputo in un occhio.



Lo senti questo ticchettio? Chessaràmmai?
Voi non lo sapete ma i miei nuovi amici sono cinici, sarcastici e divertenti come non ho mai conosciuto nessuno.


In verità in verità vi dico, lasciatemi lamentare, perché sono circondata. Ho solo voglia di lamentarmi e voglio sfogarmi.
Vedo pancioni ad ogni angolo di strada, e ogni volta che incontro casualmente qualcuno scopro che un amico in comune si sposa o è incinto. È pazzesco, ed è così. C’è di mezzo anche un divorzio, ma quelli anche se non li contiamo è meglio.
A volte esagero, mi piace esasperare le cose. Quando sono in vena di simpatia la metto giù sempre un po’ più grande di quel che è. E questo non perché ho iniziato a collaborare con un giornale. Anzi, credo di iniziare ad inserirmi nell’ambiente proprio per questo.
E così, mentre l’altra sera commentavo acidamente la forza centripeta di un cambio di pannolini, quando dovrebbe esserci invece una fuga verso l’esterno, mi sono resa conto che la faccio molto più grande di quel che è. Ma la mia involontaria comicità sta in questo: che esaspero talmente tanto le cose da non riuscire a separale dal mio pensiero reale. Mi sono calata nel personaggio della psicopatica nevrotica e lunatica al punto da essermici seriamente affezionata.
Gira e rigira finisco sempre a parlare della mia particolare propensione all’autolesionismo psicotico. E hai il tuo bel da fare, tu, a cercare di farmi ragionare e tirarmi fuori. Eh no, non credere che sia così facile, dopo anni di crisi e terapia, crisi e terapia, e ancora crisi. Mi sono analizzata e sono giunta alla conclusione che dovrebbe piovere molto meno, in questo mondo. E se proprio deve piovere, vorrei saperlo in anticipo. E potermi organizzare per tempo. Ad esempio, oggi c’è il sole, vedo che ci capiamo.

Ho la O della tastiera che mi funziona male, e certe volte non mi si digita. La devo schiacciare più forte se no il tasto cala poco. Pensa un po’. Mi vengono in mente le tre caravelle, quando parlo di O. E la lascio così, questa frase, criptica e insidiosa, così nessuno di voi capisce, ma se passano i miei amici di teatro si fanno due sganassate.


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lunedì 2 febbraio 2009 - ore 20:46


Bambolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sono andata a fare un giro in centro e sono tornata a casa con un Herpes.

Di pelouche.


Amici che ridono. Pensano a un herpes peloso sul labbro superiore. Che fa pure un pochino schifo, e invece no.
Uno ci scherza su, eppure quella che ho appena ipotizzato lì in alto può essere una ciaccola normale, una conversazione basata sulla quotidianità. Una persona va a fare una passeggiata, si ferma in un negozio e compra una bambola facente parte della serie virus batteri e affini. Non fa una piega. Ce ne sono una ventina abbondante, uno più coccolo dell’altro. Ma io ho già scelto i miei.



Vi presento Scabbia e Raffreddore. Cuccioli...



Questi invece sono Alitosi e Cellula di tessuto adiposo. Che solo il nome te la fa amare alla follia.


Li voglio tutti. Li voglio collezionare, li voglio tutti in fila su una mensoletta. Credo sia la prima volta che mi piace un pelouche. Io i pelouches li odio, mi indispongono, mi irritano il sistema nervoso. Li brucerei tutti. Tutti tranne questi, che invece mi piacciono da morire. Sono teneri e bruttissimi. Ma a modo loro splendidi.

Forse per questa ragione (ma spesso confondo i riferimenti causa/effetto in queste situazioni) sono l’unica bambina del Pianeta che da piccola era innamorata di Marco Columbro.




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sabato 31 gennaio 2009 - ore 09:21


Ippodromismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il momento dei saluti è sempre difficile.
Ci sono persone che non puoi semplicemente salutare. Non basta un saluto, il cenno con la mano sventolante, o la stretta seria e piena, con la parolina sussurrata. Per qualcuno non basta. Ma poi ci sono quelli per cui un cenno con la mano è anche troppo. E bisogna fare una via di mezzo. E non eccedere con i sentimentalismi.
Ci sono persone che non devi salutare, e invece vorresti farlo. Persone che non vorresti salutare, e invece lo impone lo stato delle cose, e la tua posizione subordinata, la professionalità. Persone che sei contento di non rivedere mai più, e che guarda il caso ti capiterà di incontrare di continuo. Persone che vorresti andarci a bere uno spritz insieme ogni tanto, ma che sai che ti direbbero di no, perché lo sai, non si può. Ma in bocca al lupo con tutto.
Persone a cui vorresti anche semplicemente dire ciao, ma non ti è concesso neanche ciao. Ciao. E te la metti via, perché certe cose vanno così e basta.
Il momento dei saluti è schifoso. Ti senti un po’ grande perché prendi una direzione, e un po’ piccola perché ogni saluto è un addio, e lo sai benissimo. E io sono piccola. È una settimana che mi sento piccola, piccola e grigia.
Ho le paturnie, capita...

Ci sono addii e addii, ma fanno tutti schifo uguale. Quante situazioni ho chiuso, quante questioni, quante cose. Chiuso, addio, stop, ricordami se ti va e se no mi accontento di ricordarti io. E quante ne prenderò ancora. Alcune mi entusiasmano e mi caricano, altre mi tormentano. Tanto.

Ciao ippodromo. Per quel poco che ho fatto, so di aver fatto del mio meglio. E so che lo sai.
E ci siamo voluti bene, dopotutto. Anche dopo tutto.
Chissà cosa mi mancherà di più. La regia piena di polvere con tutti quei cavi di cui nessuno ha mai conosciuto l’utilità, guardare la piccola tv fra una corsa e l’altra, i bottoncini che non si legge play rec rewind perché sono tutti consumati, il Sony non usavamo mai, le macchinette al primo piano con la cioccolata buonissima e il te dolcissimo, quelli che chiedono le copie delle corse e non vogliono pagare, i cartelli che mettevamo da soli e non leggeva nessuno, le telefonate per le tris, il caffè schifoso del bar, i cameraman che si lamentano della postazione, e che arrivano sempre in ritardo e devi chiamarli al cellulare e sono appena scesi dal letto, danger e le esternazioni poco ortodosse di dg, i bagni ghiacciati, i tramezzini più costosi del mondo, l’odore di cavallo d’estate, il palio dei comuni, Follia Omicida e le scommesse buttate via, i massaggi di Italo, Italo.

È la prima volta che presento una lettera di dimissioni. Spero che sia scritta bene, come si deve. Ho preso spunto da una che ho trovato su un sito, ho usato un font freddo e impassibile, ho cercato di essere professionalmente corretta. Ho firmato col nero, che mi sembrava meglio. Ho messo la data del 31 gennaio, oggi, ovvero il giorno in cui la consegnerò, ma l’ho preparata un mese prima. Mi sono passate davanti agli occhi un sacco di immagini. E di cavalli ce n’erano davvero pochi, forse uno, il mio adorato Follia Omicida.
Uno dice, lavori all’ippodromo e non ti vengono in mente i cavalli.
Io dico, lavoravo all’ippodromo.
Dal primo febbraio lavoravo. E ricordo tutto fuorché i cavalli.

Gli addii fanno proprio schifo, a volte.




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mercoledì 28 gennaio 2009 - ore 15:25


Ho 27 anni...
(categoria: " Vita Quotidiana ")






... e non riesco a smettere di ridere. Mi sono rincretinita totalmente o mi confermate che è spettacolare???????

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lunedì 26 gennaio 2009 - ore 16:04


Non per vantarmi, però...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono fortune e fortune.
Io ho alcune fortune.



Aggiornamento non necessario per voi ma fondamentale per me.
E quindi aggiorniamo il blog.

"Ci avevano insegnato che sui giornali bisogna raccontare l’uomo che morde il cane, ma oggi è il cane che morde l’uomo la vera notizia. Perché in un mondo di esibizionisti violenti e isterici che hanno reso rivoluzionario il buonsenso, essere normali sta diventando qualcosa di eccezionale."

Massimo Gramellini riassume una questione che in poche parole non riuscivo a rendere comprensibile. Perchè a me, quella volta, il dono della sintesi mica me l’hanno dato.

Aggiornamento del giorno dopo:
Che bello svegliarsi la mattina e trovare su un giornale della concorrenza una notizia che io avevo da una settimana, e che aspettavo di dare quando ci fosse stato spazio. Che meraviglia. Cose che rallegrano la giornata. Guarda, inizio il mio gioioso martedì con un sorriso.


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domenica 25 gennaio 2009 - ore 10:30


Seratismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mai avrei pensato, fino a un anno fa, di trovarmi ad una festa in una cascina di campagna, ed assentarmi dalla sala gremita di gente per parlare di fumetti, politica e stili di lavoro, lamentandomi della musica alta e invidiando i giovani che ballano perché “beati loro che ne hanno la forza”.
E tutto questo dopo aver insultato durante una cena in agriturismo i bambini seduti accanto a noi che sbraitavano e si dimenavano come animali in gabbia. E dopo aver esibito con orgoglio la mia celebre espressione ’Jack Nicholson in Shining’ a due ragazzine che si erano chiuse in bagno per ballare canzoni con il videofonino, “Giratevi non guardate”, e mi sono passata il filo interdentale. E dopo essere entrata in un supermercato per comprare due bottiglie di Lemon e una di Gin, e basta, come un’alcolizzata.

E dopo aver scoperto che non conta quanti amici hai, tanto saranno sempre impegnati quando sei libera tu, e vice versa.


NB - Su google immagini per "filo interdentale" ci sono più mutande che denti.

Guarda cosa non cambia in un solo anno di vita. Io truccata e vestita di un abito nero fasciante su cui sono costretta a mettere la spilla di Biancaneve per non sentirmi fuori luogo, che incontro i miei capi ed esplodo di timidezza, io che non tocco un solo goccio d’alcol per tutta la sera e pur con i mille stimoli riesco a fumare pochissime sigarette, e mi trovo in mezzo a due vecchi amici, che non vedo da tempo, “Nasce a fine maggio” mi dice lei mostrandomi il suo bellissimo pancione di ragazza madre, “L’anno prossimo vado in Argentina a sposare la donna della mia vita” mi dice lui con gli occhi che brillano.
Vedere le persone felici fa bene anche a me.



E da ieri la ricerca di una casa è sempre più seria. Ma prima concretizziamo un paio di proposte.
Goditi e prenditi un impegno per volta Silvietta.



Le elezioni - Giorgio Gaber

Generalmente mi ricordo
una domenica di sole
una giornata molto bella
un’aria già primaverile
in cui ti senti più pulito
anche la strada è più pulita
senza schiamazzi e senza suoni

chissà perché non piove mai
quando ci sono le elezioni.

Una curiosa sensazione
che rassomiglia un po’ a un esame
di cui non senti la paura
ma una dolcissima emozione,
e poi la gente per la strada
li vedi tutti più educati
sembrano anche un po’ più buoni

ed è più bella anche la scuola
quando ci sono le elezioni.

Persino nei carabinieri
c’è un’aria più rassicurante
ma mi ci vuole un certo sforzo
per presentarmi con coraggio
c’è un gran silenzio nel mio seggio

un senso d’ordine e di pulizia.
Democrazia!

Mi danno in mano un paio di schede
e una bellissima matita
lunga, sottile, marroncina,
perfettamente temperata
e vado verso la cabina
volutamente disinvolto
per non tradire le emozioni

e faccio un segno sul mio segno
come son giuste le elezioni.

È proprio vero che fa bene
un po’ di partecipazione
con cura piego le due schede
e guardo ancora la matita
così perfetta è temperata...

io quasi quasi mela porto via.
Democrazia!


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venerdì 23 gennaio 2009 - ore 16:38


Metti la cera, togli la cera.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Movimenti circolari. Metti la cera, togli la cera.
Sarebbe più facile farlo in un altro modo, sì, ma tu devi farlo come ti dico io.



I problemi ci sono. Pensarci prima non aiuta a superarli. Restano lì, che li aspetti o meno, che tu li voglia o meno.
Anche se metterebbe un po’ di cose a posto ed eviterebbe di averli, poi, i problemi.
Io non li voglio i problemi. Non mi piacciono. Preferisco non doverli risolvere, praticamente preferisco trovarmi in condizione da non averli. E invece, facendo così, non faccio che circondarmene, perché trasformo in problemi dei dubbi, delle situazioni, delle questioni che di per sé sarebbero magari anche semplici. Non lo so.
Mettermi in difficoltà per qualcuno è un lavoro serio, e non lo dico sarcasticamente. C’è chi lo fa per aiutarmi a venire fuori dalla situazione di incubo in cui mi trovo. Perché è vero, nonostante i recenti sorrisi che mi si sono scolpiti in faccia, la mia condizione non è delle migliori. E rimugino sulle cose fino a trasformare i problemi in tragedie. Propensione tipicamente femminile, e fra le femmine tipicamente mia.
Daniele ce la mette tutta, e vuole stimolarmi e darmi la scossa. Mi fa sbattere sulle cose, o mi ci ficca in mezzo per vedere come me ne esco. Lui ci prova, ma io reagisco sempre in modo diverso. E se a volte imparo e mi emancipo dalla mia vergognosa inconsistenza caratteriale, altre volte sprofondo ancora più giù. O resto lì, con i battiti a mille all’ora, il colorito che passa dal rosso imbarazzo al bianco panico, per scemare poi verso un verde vomito. Sono un’italiana media.
E mi perdo le cose belle: che non è questione di convinzione, io sono convinta di quello che faccio. È che non sono convinta di quello che pensano gli altri, anche se me ne dovrei sbattere altamente. E non lo faccio. E vivo questo continuo conflitto interiore che posso superare soltanto da sola.
Ne ho già sconfitti tanti, di giorni grigi. Un po’ di pazienza, perseveranza, coraggio e decisione.
Eh, brava... Hai detto niente.

A volte mi consolo, pensando che molto spesso la gente parla per niente. Che sentenzia e giudica senza avere ben chiara la situazione. Ma quando, e cioè sempre, persone che mi conoscono in maniera diversa, in ambienti diversi e in momenti diversi, tutti dicono che “hai problemi di autostima” e che “dovresti credere di più in te stessa”, penso che forse uno di loro ha ragione. Almeno uno, per la legge delle probabilità. E siccome dicono tutti la stessa cosa, è vagamente possibile che tutti abbiano ragione.
Tutti tranne me.
Ora, mi sarebbe facile ammettere di aver sbagliato, di essere l’unica che non l’ha ancora capito e/o accettato, ma sarebbe falso. Prima di tutto, fra l’altro, rimetterebbe in bilico la precaria sicurezza che ho acquistato nei mesi precedenti a questo ennesimo scontro con la mia personalità.
Chi di voi mi ha conosciuta all’inizio della mia esperienza su questo sito? Pochi, è vero. Ma alcuni possono giustamente testimoniare che ora sono una persona estremamente positiva, detto e considerato com’ero presa fino a qualche anno fa. Ho fatto dei passi da giganti in questa direzione.
Eppure, a scadenze regolari, qualcuno mi dice che dovrei crederci di più.
Ho già fatto passi da gigante, dico io.
Fanne un altro, mi dicono.
Passano giorni, e qualcun altro, in un altro remoto angolo di mondo, mi dice che dovrei avere più fiducia in me stessa.
Ho già fatto passi da gigante, dico io.
Non mi pare, dicono loro.
Ma davvero, sono stata bravissima. Dovevi vedermi prima.
Impegnati di più, allora, perché non mi pare proprio, chiudono loro.
E io resto lì, inebetita. Inetta, as usual.
Eppure davvero sto facendo passi da gigante.



Intanto oggi un nuovo forte decisivo cambiamento: prematuro parlarne, ma sappiate che sono serena e convinta. Forse sto per fare un passo più lungo della gamba. Forse è solamente qualcosa che non ho mai avuto coraggio di fare. Forse avevo solo bisogno di una spinta più forte.

E se questa non era una spinta, vorrei davvero sapere cos’era.
Chi mi presta un centocinquantamila euro?

Sì, ho mollato, e allora? Il fallimento è mio, e di nessun altro. Sono io che ho sbagliato, sono io che mi sono buttata via. Sto già male da me, è necessario che vi ci mettiate pure voi? Siete troppi da gestire. Uno per volta, per cortesia...
Ho perso anni, non voglio perderne altri. Prendo in mano tutto. Non posso cambiare ora? Mi sono preclusi i cambiamenti solo perché sono invecchiata nella maniera peggiore?
Sto già soffrendo, ripeto. Questo è il mio fallimento, fa male a me. Non voglio che nessun altro si senta offeso da un mio fallimento. Lo pretendo.
E poi c’è chi pretende da me, e io non so più offrire niente. O per lo meno, ho poco da offrire. E lo tengo per chi lo merita.




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mercoledì 21 gennaio 2009 - ore 19:33


Nerdismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una volta c’erano i nerds. Erano quelli, in poche parole, che passavano le loro ore davanti al computer preferendolo alle attività all’aria aperta, allo sport, alle passeggiate. Erano i piccoli geni della tecnologia e della ricerca intellettuale, personaggi che conoscevano tutto di elettronica e pc, software modem connessioni varie ed eventuali.
Ecco: dove cavolo sono finiti? Me lo dovete dire perché vivo un conflitto interiore. Una volta quelli che passavano le giornata su chat e forum internetici erano sfigati. Adesso sono i padroni del mondo, i protagonisti della comunicazione mediale, fanno i miliardi aprendo social networks, avviano attività di tecnici informatici, creano siti e presentazioni in flash, e sanno tutto, ma tutto dei computer. E ribadisco non sono per niente sfigati. Anzi, sono i ‘fighi’ della situazione, per utilizzare termini in antitesi e rendere maggiormente il gap.
Mi sono andata a cercare la definizione, per completezza. Wikipedia ci dice che Nerd è un termine della lingua inglese con cui viene chiamato chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale (magari associata a un quoziente intellettivo superiore alla media), ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno spiccata predisposizione per l’asocialità. Il termine ’nerd’ è usato nella lingua inglese con accezione negativa, ed in italiano può essere tradotto, generalmente, con secchione o, per certi versi, con sfigato. Lo stereotipo vede queste persone affascinate dalla conoscenza, specialmente quella riguardante la scienza e la matematica; i ‘nerd’ sono inoltre considerati poco interessati alle attività sportive e sociali. Anche l’aspetto esteriore è rappresentato da un clichè ben definito: indossano vestiti niente affatto alla moda, spesso tipici di persone più in là con gli anni (come gilet o mocassini), e portano gli occhiali.
Più o meno, l’ho sintetizzata focalizzando sugli elementi topici. Insomma, mi capite se dico che la domanda sorge spontanea: dove sono finiti i veri e propri nerd? Non esistono più perché la società si è talmente evoluta che più sai di computer e meglio è? O ci siamo nerdizzati tutti quanti e abbiamo ridotto i nerd agli studiosi senza vita sociale? Sto limitando la questione al fattore computer, è vero, ma era uno dei parametri su cui ai miei tempi si stabiliva il grado di ‘nerd’ di una persona.
Ho un blog e ci scrivo parecchio, quasi ogni giorno. Fino a qualche anno fa era da nerd. Scrivere un diario su un computer. Sfigata. Sono iscritta a Facebook, cioè contatto persone che potrei incontrare in qualsiasi occasione mondana ma no, le saluto su uno schermo aggiungendo qualche emoticon, perché passo le mie giornate a lavorare con gli occhi a forma di tastiera e non ho tempo per intrattenere relazioni pubbliche solide; avevo anche Myspace ma mi sono cancellata perché fa schifo. Non cerco le parole nel vocabolario, né le bibliografie sull’enciclopedia. Quando non so una strada non prendo più lo stradario. Ho due indirizzi mail, e li uso entrambi. Ho tre chat accese contemporaneamente, ho sia skype che voip, leggo i giornali on line, la mia libreria è su un sito mondiale che raccoglie librerie di tutta la galassia, e quando la mia connessione internet è saltata mi sono sentita come l’Inter senza Ibra. E ho i brufoli.
Quali sono i nerd di adesso? Datemi ragione che non potete fare diversamente.
Adesso i nerd sono quelli che si rifugiano nei libri polverosi, nelle biblioteche più anguste, nei meandri delle vecchie scuole abbandonate per leggere in solitaria trattati di cosmologia e vangeli apocrifi. O qualcosa di simile, dai, la sto romanzando. Sono brava ad esagerare. Ma il senso mi pare chiaro.
Con tutti questi giri di parole rischio di farvi perdere il succo del discorso, quindi se non si fosse capito, se non fossi stata abbastanza chiara, ho paura di essere diventata una mezza nerd.
Con la scusante che passo le ore al computer per lavoro. E poi non ho i calzini bianchi di spugna e gli occhiali con lo scotch sul naso, quindi non sono una nerd completa.

In compenso adoro gli stereotipi. Li adoro. Io ci vivo di stereotipi.
E di problemi. Che puoi fare quello che vuoi, ma se devono arrivare arrivano, e non c’è forza di volontà che tenga. Non sai mai cosa ti aspetta. I problemi li risolvi quando arrivano, non prima che si presentino. Altrimenti ti fai male e basta.


Spoiler - potete fare a meno di proseguire con la prossima frase se non volete rovinarvi la sorpresa. Ma siccome non dice niente di concreto potete leggerla. Il post di domani o dopodomani sarà Metti la cera, togli la cera. Baci a tutti.


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martedì 20 gennaio 2009 - ore 08:48


Fratellismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La mamma della giovane maggiorata del Grande Fratello dichiara di essere venuta a conoscenza soltanto ora della doppia vita della figlia. Stenta a credere che ballasse sui tubi in un locale. Credeva che facesse la barista.

Come darle torto. Anch’io, quando una diciottenne torna a casa con due tette grandi come i cerchioni di un’Alfa credo che le cameriere prendano molte, moltissime mance. Dopotutto ho fatto la camerierea per 3 anni, so come vanno queste cose.

Sarei sicuramente un’ottima madre.


Cristina, ora fa un’espressione intelligente:



Cristina, ho detto intelligente:



Cristina, un po’ più intelligente:




Ecco, brava.
Tutta tua madre.


Quasi dimenticavo. Nella pubblicità del programma vengono presentati uno per uno tutti i protagonisti, per sottolineare la varietà di carne da macello entrata in quella casa. Ovviamente lei viene presentata per prima. E che parole usano per descriverla? "Una promettente studentessa".
Giudacane, una promettente studentessa.
Dalle mie parti non si dice così. Ma si sa, il dialetto ha sfumature che l’italiano non conosce.


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domenica 18 gennaio 2009 - ore 13:40


Canzonismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il mio impegno principale degli ultimi giorni (dell’ultima settimana in realtà) è stato quello di ascoltare a ripetizione sempre la stessa canzone, di modo che entrasse nella lista di "i 25 più ascoltati" su iTunes. Ovviamente non ho dedicato le mie ore unicamente a questo impegno: ascolto la musica mentre lavoro, mentre scrivo. Sempre se non mi sconcentra eccessivamente. C’ho da lavorare, io.



Oggi ne sto scegliendo altre, con le quali intendo spodestare le porcherie che ascolta mio fratello. Sono riuscita a intervenire sui suoi gusti musicali solo in certi casi. Per dire, il primo cd che gli ho regalato, quando ancora si regalavano dischi, è stato un best of di Elio e le Storie Tese (sì, sono una sorella meravigliosa), ma ultimamente mi delude.
Insomma, la cosa importante da dire è che sono arrivata a 47 ripetizioni della canzone che voglio salti in vetta. A ciò bisogna aggiungere che il venticinquesimo classificato nei preferiti è Psycho, dei Puddle of Mudd, con 53 ascolti: questo significa che mi mancano 6 ripetizioni e Puddle va fuori dalle palle. Non male dai, considerato che a inizio settimana la canzone che volevo vincesse l’ingresso nei top twentyfive registrava 27 ascolti.
Sono stata decisamente brava, mi compiaccio. Venti volte la stessa canzone, considerato che ogni tanto cambiavo per non andare completamente fuori di testa. E la genialità sta proprio accanto a questa perversa convinzione e costanza: l’ho ascoltata anche con le casse spente, perché pur di fare numero e dovendomi concentrare per lavoro lasciavo andare la canzone, senza che si intromettesse fra me e le mie scuole. Cosa non si fa per assecondare certe ossessioni psicotiche...
Qualcuno fra i più sani di voi si starà chiedendo perché lo faccio, e io che sono educata gli rispondo. Lo sto facendo perché fra le più ascoltate ci sono canzoni che mi piacciono molto, e vorrei poterle ascoltare tutte insieme. I più esperti mi diranno, fatti una sottocartella, mettile tute insieme e chiamale "i 25 più ascoltati da Silvia". No, io voglio che entri nelle più ascoltate di iTunes, non mi frega di renderla speciale inserendola in un contesto in cui sarebbe facile vincitrice, no. Io voglio che sia regina assoluta.
Per cui adesso, ogni volta che finisce, la riascolto. Riapro la pagina e rischiaccio play. E poi di nuovo.

E mi sto rincoglionendo del tutto.
Però è bellissima, e tanto non mi dispiace, alla fine. E poi so che quando avrò reso Mrs Potter’s Lullaby il nuovo arrivo fra “i 25 più ascoltati” punterò un’altra canzone, e in poco tempo mio fratello non troverà più le sue canzoni fra “i 25 più ascoltati” e io avrò vinto.

Sì, anche questo post è inutile, è scritto male e non ha motivo di essere inserito. Ci ho anche pensato, mentre lo scrivevo, di cancellarlo. E invece no. Perché se oggi scrivo così è perché non viene pubblicato su nessun quotidiano locale e posso permettermi errori della gramatica, di ortrografia e dgtazione.
Perché io l’italiano lo so, e se volessi potrei scrivere meglio e stupirvi con preziosismi lessicali e sintattici. E invece non me ne frega niente, oggi. Perché vado al cinema a vedere Viaggio al centro della terra.



Brendan Fraser fotografato il giorno in cui gli hanno annunciato che i suoi sforzi erano stati premiati e poteva smetterla di fare il primate allo zoo di New York.


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