Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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sabato 17 gennaio 2009 - ore 10:02
Simpsonismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oh no!!! OmmioddiooooOOooOO!!! Mi sono trasformata in uno di quelli che postano solo video nel blog!!! Qualcuno mi disinfetti, mi anestetizzi, mi curi, mi farmacologizzi, mi trapianti, insomma qualcuno faccia qualcosa!!!
Tipo regalarmi un paio d’ore. Un paio solo. E poi vorrei una macchina. Una smart, che odio cercare parcheggio. E poi vorrei una gonna colorata ma non troppo, che se no fa la fine delle altre e non la metto mai. Ma non metto mai neanche quella grigia: alla fine ho solo bisogno di una gonna che sia normale. E di una borsa nera. E anche di una colorata, perché è tanto che non compro borse la mia vita è incompleta senza. Ah, se vi avanza monea mi farebbe comodo una seduta di massaggi. Un paio di occhiali da vista e un paio da sole, un portatile decente, calzini a righe e a quadri, alcune dozzine di pacchetti di sigarette e una poltrona sacco. E altre cose che ora non ricordo, ma prometto di tenervi aggiornati.
Io invece devo comprare un portabanane viola. L’ho visto in un negozio e ho deciso che dovevo regalarlo assolutamente. Ora ho anche scelto la persona a cui regalarlo.
Ennesimo post nonsense. Tanto valeva non aggiornare neanche. Ma il video meritava tutta la pubblicità possibile. Saluti. Vado a rendere migliore la mia giornata.
Ogni tanto, vedi...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Thunder road - Bruce Springsteen
The screen door slams Mary’ dress waves Like a vision she dances across the porch As the radio plays Roy Orbison singing for the lonely Hey that’s me and I want you only Don’t turn me home again I just can’t face myself alone again Don’t run back inside Darling you know just what I’m here for So you’re scared and you’re thinking That maybe we ain’t that young anymore Show a little faith there’s magic in the night You ain’t a beauty but hey you’re alright Oh and that’s alright with me
You can hide ’neath your covers And study your pain Make crosses from your lovers Throw roses in the rain Waste your summer praying in vain For a saviour to rise from these streets Well now I’m no hero That’s understood All the redemption I can offer girl Is beneath this dirty hood With a chance to make it good somehow Hey what else can we do now ? Except roll down the window And let the wind blow Back your hair Well the night’s busting open These two lanes will take us anywhere We got one last chance to make it real To trade in these wings on some wheels Climb in back Heaven’s waiting on down the tracks Oh-oh come take my hand We’re riding out tonight to case the promised land Oh-oh Thunder Road oh Thunder Road Lying out there like a killer in the sun Hey I know it’s late we can make it if we run Oh Thunder Road sit tight take hold Thunder Road
Well I got this guitar And I learned how to make it talk And my car’s out back If you’re ready to take that long walk From your front porch to my front seat The door’s open but the ride it ain’t free And I know you’re lonely For words that I ain’t spoken But tonight we’ll be free All the promises’ll be broken There were ghosts in the eyes Of all the boys you sent away They haunt this dusty beach road In the skeleton frames of burned out Chevrolets They scream your name at night in the street Your graduation gown lies in rags at their feet And in the lonely cool before dawn You hear their engines roaring on But when you get to the porch they’re gone On the wind so Mary climb in It’s town full of losers And I’m pulling out of here to win
Finché potevo fare semplicemente la blogger e cazzeggiare in rete qui e lì potevo permettermi commenti molto più espliciti e chiari alla moltitudine dei miei lettori. Ora la mia condizione lavorativa e sociale mi impone di preservare il mio deretano intatto, e perché ciò si verifichi preferisco non spifferare segreti o divulgare informazioni confidenziali, benché di importanza opinabile. Mi rendo conto che ne va del mio meraviglioso blog, che perde appeal e simpatia, ma ne guadagna la mia salute psicofisica. L’importante sarà ricordarsi, fra due anni o forse tre quando rileggerò questo post insensato, a che cavolo si riferiva. Per fortuna è un gran giorno, e non credo di dimenticarmene in fretta...
Il mio blog ormai lo leggono troppe persone. O me ne faccio un altro sotto pseudonimo, o me ne frego e continuo ad autoflagellarmi pubblicamente con il mio fu radicchioblog. A cui sono affezionata come a un cucciolo che raccogli lungo il ciglio della strada e porti a casa per renderlo il tuo cucciolo. Sproloquismi. Derivati da un eccesso ingiustificato di felicità.
Potrei passare giornate come ieri per il resto della mia vita senza stancarmene mai.
Bello il tramonto sul mare dinverno.
Il mare dinverno - L. Bertè
Il mare dinverno è solo un film in bianco e nero visto alla TV. E verso linterno, qualche nuvola dal cielo che si butta giù. Sabbia bagnata, una lettera che il vento sta portando via, punti invisibili rincorsi dai cani, stanche parabole di vecchi gabbiani. E io che rimango qui solo a cercare un caffè.
Il mare dinverno è un concetto che il pensiero non considera. E poco moderno, è qualcosa che nessuno mai desidera. Alberghi chiusi, manifesti già sbiaditi di pubblicità, Macchine tracciano solchi su strade dove la pioggia destate non cade. E io che non riesco nemmeno a parlare con me.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via. Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia. Mare mare, non ti posso guardare così perché questo vento agita anche me, questo vento agita anche me.
Passerà il freddo e la spiaggia lentamente si colorerà. La radio e i giornali e una musica banale si diffonderà. Nuove avventure, discoteche illuminate piene di bugie. Ma verso sera, uno strano concerto e un ombrellone che rimane aperto. Mi tuffo perplesso in momenti vissuti di già.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via. Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia. Mare mare, non ti posso guardare così perché questo vento agita anche me, questo vento agita anche me
Ogni donna ha bisogno di sentirsi dire che è bellissima. Mica ogni giorno. Una volta ogni tanto. Poi ride, fa finta di niente e si vergogna. E magari dice Dai smettila. Ma ha bisogno, ogni tanto, di sentirsi dire che è bella. Una donna che non si sente bella almeno un giorno ha un vuoto dentro. Non è una questione estetica, non è questione di nulla. La belessa è una condizione interiore.
E invece. Così, sfumato sotto gli occhi. Con la Fede che va al concerto con Andrea e non con me, e io che rimango davanti al computer a sperare di finire in tempo, a sperare di non mancare. Esattamente come dicevo ieri, come senza rendermene conto avevo previsto. Eppure ci ho sperato fino alle 21.37, con l’ultimo sms alla Fede "Ho finito". Ma non è bastato, erano già partiti, erano già lì e io dovevo ancora mangiare un boccone, e finire la camera, e quindi... Ciao Radiofiera, ciao...
Ma le scelte sono scelte, e io sono fiera e convinta della mia scelta, e bisognerà abituarcisi, prenderne atto. Non io, intendo, gli altri. E se ci andrà di mezzo qualche altro concerto pazienza, vedrò le mie amiche in separate sedi. Ci sono cose che vanno al di là di questi appuntamenti mancati, per quanto brucino. Brucia solo perché è il primo, bisogna farci l’abitudine.
Sabati, domeniche e anche Natale...
Joan Baez - Here’s To You Here’s to You Nicholas and Bart Rest Forever Here in Our Hearts the Last and Final Moment Is Yours That Agony Is Your Triumph!
Forse so qual è la cosa che mi mancherà di più, quale sarà il sacrificio più grande. E Dio solo sa quanto mi fa male.
Stasera c’è il concerto dei Radiofiera al New Age, spero di finire presto di scrivere e di fare in tempo ad andarci, anche perchè vado a un concerto con la mia Fede, e voi non sapete cosa vuol dire. E poi, in tutto questo, c’è un altro motivo che mi rende triste e felice e mi fa incrociare le dita, sperando di non mancare, di non perdere questa serata. Morte di un angelo è la canzone che avevamo scelto per introdurre e chiudere il nostro spettacolo di teatro, a fine maggio. Silvia, Linda, Sandro, Lemon, Ilenia, Gigi, Michela. Mi sembra un buon modo per dire ciao.
Radiofiera – Morte di un angelo
Bianca la neve d’inverno cade dolce è il miele che cola dal pane pallidi eterei spiriti santi, mani gelate ed occhi distanti. Ampie ferite cosparse di sale i vecchi sopportano meglio il dolore... Attorno gli spiriti piangono... Attorno gli spiriti cantano…
Lascio il mio cuore agli uomini E il mio nome in ricordo ai demoni Le ali a Cristo re
La notte si stende tra i fuochi e le case i sogni dei bimbi ora fanno rumore Magiche, mistiche, eretiche forme danzano libere in girotondo. L’aria si ferma e il lupo tace gela il respiro nell’ultima voce Stringi la spada o nel volo la perderai Stringi la spada o nel sogno la perderai...
Lascio il mio cuore agli uomini E il mio nome in ricordo ai demoni Le ali a Cristo re
Quanto scritto qui di seguito si sviluppa in tre punti, più un Ps. Librismi è il primo tema e dà il titolo all’intero post, partendo da un romanzo che ho appena terminato di leggere e che consiglio all’intero globo terracqueo. Il secondo si chiama Saldismi e rivendica la mia indiscriminata voglia di spendere i soldi che in realtà non ho, elencando i minimi ma fenomenali acquisti di sabato e di ieri. Il terzo punto invece si chiama Lotterismi, e vuol dire molto poco per chiunque tranne che per me. La canzone che ho scelto per il post odierno non c’entra con nessuno dei titoli di spezzoni e con nessuno degli argomenti trattati.
Librismi Ieri sera ho divorato quel che restava di un romanzo iniziato due giorni prima. Uno di quei libri che vorresti non finissero mai.
Saldismi Il mio shopping saldizio si è manifestato a me nella sua prepotenza: ho comprato un paio di necessari jeans per la modica cifra di 29 euro (sono la Regina dei Saldi, oltre che la Regina degli Abbinamenti e la Regina dei Tramezzini e un’altra che non mi ricordo), e due capi dei quali non avevo assolutamente bisogno, ma che hanno reso i miei acquisti strepitosi. Non ha senso che io vi descriva la giacchina viola lunga da sotto le ginocchia che pur essendo divina è difficilmente raccontabile, ma vi annuncerò con gaudio magno la mia nuova tshirt con Biancaneve e i sette nani su fondo grigio. Detta così mette quasi angoscia, ma vi assicuro che su di me ha il suo bel perché. E mette in risalto le mie forme. Tonde, tondissime forme.
Lotterismi Di tutti quelli che giocano alla lotteria, quanti ci credono davvero? Quello che intendo è: di tutti gli italiani che ogni anno comprano i biglietti della lotteria, quanti sono quelli che davvero dicono prendo un biglietto per vincere? Secondo me pochi. Secondo me, in realtà, non ci crede nessuno. Anch’io ce l’ho un biglietto, e se vinciamo lo dividiamo per 5. Ma non ci crede nessuno dei 5. Perché fare la schedina del totocalcio, per dire, è una tua scelta. Credi che la Juve vinca con l’Empoli, che il Milan non riesca a superare l’insidioso campo di Cagliari, che la Sanbenedettese avrà la meglio in casa del Lumezzane. Uno ics due, e scrivi. Ci metti del tuo. Ti impegni. Ma il biglietto della lotteria ha quella serie di numeri e lettere che nessuna persona media sceglierebbe di proposito, te li danno a caso. Sono per lo più sequenze insensate. Magari lette al contrario viene fuori che sono messaggi satanici, ma lette come stanno non vogliono dire un emerito nulla. Secondo me sono davvero pochi quelli che credono di poter vincere, che comprano il biglietto per vincere. Sono pochi anche quelli che vincono, ma sono ancora meno quelli che ci credono, in proporzione. Pensavo a questa cosa alle 5 di mattina, nel mio caldo letto, al termine del mio capodanno che salutava con enfasi un 2008 difficile (è una ripresa di un post precedente, che al suo interno comprende riprese di tutto il 2008, sono bravissima). E siccome ero troppo assonnata per scriverla sul mio nuovo Moleskine per gli appunti, l’ho scritta sul cellulare e salvata tra le bozze. E l’ho trovata oggi, per caso. E ora che l’ho messa nero su bianco non mi stupisco di averla pensata mentre crollavo dal sonno alle 5 di mattina del primo gennaio 2009. L’anno della concretezza. E se lo decidono una acquario e una pesci son cazzi amari per tutti.
Ma come fanno i marinai - F. De Gregori
Ma dove vanno i marinai con le loro giubbe bianche sempre in cerca di una rissa o di un bazar. Ma dove vanno i marinai con le loro facce stanche sempre in cerca di una bimba da baciar. Ma cosa fanno i marinai quando arrivano nel porto vanno a prendersi l’amore dentro al bar qualcuno è vivo per fortuna qualcuno è morto c’è una vedova da andare a visitar.
Ma come fanno i marinai a riconoscere le stelle sempre uguali sempre quelle all’Equatore e al Polo Nord ma come fanno i marinai a baciarsi tra di loro a rimanere veri uomini però.
Intorno al mondo senza amore come un pacco postale senza nessuno che gli chiede come va col cuore appresso a una donna una donna senza cuore chissà se ci pensano ancora, chissà.
Ma dove vanno i marinai mascalzoni imprudenti con la vita nei calzoni col destino in mezzo ai denti sotto la luna puttana e il cielo che sorride come fanno i marinai con questa noia che li uccide addormentati sopra un ponte in fondo a malincuore sognano un ritorno smaltiscono un liquore affaticati dalla vita piena di zanzare che cosa gliene frega di trovarsi in mezzo al mare a un mare che più passa il tempo e più non sa di niente su questa rotta inconcludente da Genova a New York ma come fanno i marinai a fare a meno della gente e rimanere veri uomini però.
Intorno al mondo senza amore come un pacco postale senza nessuno che gli chiede come va col cuore appresso a una donna una donna senza cuore chissà se ci pensano ancora, chissà...
PS - Cioè, adesso mi chiedo. Che cos’abbiamo noi di diverso? Cos’ha il nostro Pd che non funziona? Luomo che doveva diventare il nuovo Ministro del Commercio degli Stati Uniti (no mia nonna in carriola a Conscio, eh) rinuncia allincarico per non creare problemi a Obama e al nuovo governo; questione di stile, rispetto e correttezza. Noi, a parte tutte le inchieste aperte e mai chiuse su politici di qualsiasi provenienza, età, grado e livello di cui non starò certo a discutere, abbiamo Chiamparino che si dimette da Ministro ombra (ombra eh, ombra, come il vino) e poi revoca. Yes they can.
Per una Silvia nuova che riesce a realizzare il 2 gennaio l’unico buon proposito di cui era sicura, c’è anche una Silvia che va a lavorare controvoglia. E non è l’unica a sperare che la sua collaborazione con l’ippodromo si concluda il più presto possibile. Quattro ore di sonno fatto male sulle spalle, due occhi così così. Un enorme gigantesco brufolo sul mento. Il buongiorno si vede dal mattino, siamo il 3 gennaio, e già spero che la fine del mese arrivi rapidamente.
Radiofiera – Come quando
Come neve al sole, come una goccia che cade, come un bambino che gioca a due passi dal mare, come Giuda che bacia e non sa di tradire, come Caronte senza remi, come una barca a motore. Come quando piango, come quando rido, come quando provo a trattenere il respiro. Come quando lascio tutto in mano al destino chiudo gli occhi apro il cuore e continuo il cammino. E a volte volo così in alto che arrivo in paradiso tocco il culo agli angeli e cado giù
Mentre passano gli inverni dentro alle mie stanze sopra a queste viltà e mi attraversano gli inverni e lasciano dolori che nessuno guarirà
Come quando dico che il peggio è già passato e mentre lo dico metto un vestito sbagliato, come quando bestemmio il Dio che ho sempre pregato, come quando vinco e non vengo premiato. E adesso che ho ventanni e non sono partito, e adesso ho quarantanni e non sono pentito, avessi io ventanni e un sacco di parole ripagherei mia madre, allevierei il dolore. E intanto volo così in alto che sfioro il paradiso bacio il culo agli angeli e cado giù
Mentre passano gli inverni dentro alle mie stanze sopra a queste viltà e mi attraversano gli inverni e lasciano dolori che nessuno guarirà
Ieri sera, mentre ci fumavamo una sigaretta in terrazza, è circolata la classica domanda “Com’è stato il tuo 2008?”. I miei interlocutori si lanciavano in spiegazioni. Difficile, ho risposto io, serafica. “Impegnativo, insomma…” ha ribattuto con un sorriso un ragazzo. No, impegnativo è una cosa positiva, mi sono sentita di sottolineare. Impegnativo per me significa che mi sono impegnata, che ho lavorato sodo ma poi ho avuto delle soddisfazioni, che alla fine ho ottenuto cose per cui avevo lottato. No, il mio 2008 è stato impegnativo ma difficile e non sempre gratificante, e dire solo impegnativo non è la stessa cosa. È stato uno degli anni peggiori in assoluto degli ultimi 27. “Ah”, mi hanno risposto. Sono rientrata in casa, faceva freddo. Mi sono avvicinata a un’altra persona. “Allora, cosa ti aspetti dal 2009?” mi ha chiesto. Che sia migliore del 2008, ho risposto. Mi ha sorriso. Da più voci ho avuto conferma che gli anni pari sono quelli più brutti. Boh, non lo so, non sono superstiziosa né credo a queste cose. So solo che il mio 2008 è stato un anno di quelli da abbattere. E quella ragazza con gli occhi grandi mi ha detto che i 27 anni sono stati anche per lei i peggiori, ma che poi tutto si è andato concretizzando, ed è migliorato. E io spero che a me succeda lo stesso. Perché come in quest’anno qui non ho ricordi che me ne siano successe tante (questo costrutto totalmente insensato vi è stato offerto dal mio Sonno * ). Eppure, ed è incredibile come il caso si affidi all’equilibrio - o l’equilibrio si affidi al caso, l’anno peggiore è stato quello che mi ha regalato le cose più belle. Tutte difficili, tutte impegnative. Una meravigliosa. E se ancora sorrido dopo tutto quello che mi è successo dallo scorso gennaio a ieri pomeriggio, perché il mio maledetto 2008 è finito solo ieri pomeriggio, lo devo soprattutto a una persona che ha riportato sul mio viso qualcosa che mancava da tempo – un sorriso. Un sorriso, ho detto, mica cose grosse. Un sorriso. E quanto mi mancava. Una persona che non ha paura delle mie crisi, perché ancora crede che siano sporadiche e che passeranno. Una persona che non mi giudica per i miei errori, ma mi aiuta a migliorarmi. Una persona che mi legge nel pensiero e dà le stesse risposte che do io, come la renna di Babbo Natale. Una persona che mi cerca, che mi vuole accanto, e che non mi fa sentire sola. Un uomo che sa tranquillizzarmi solo guardandomi negli occhi. Un uomo che sa sorprendermi * e incantarmi, che mi legge le sue pagine preferite sul divano, che storpia le canzoni per inserirci il mio nome, che per non essere rimproverato tocca i miei tasti deboli. Che sa come prendermi, che mi ha sopportata in questi giorni in cui, se mi avessero chiesto di starmi vicina, avrei detto di no. Il mio uomo.
È la quarta volta che riscrivo gli auguri di buon anno. La scorsa settimana avevo prodotto una cosa davvero carina e preziosa, pronta per essere inserita al momento opportuno. I miei auguri completati da un’analisi seria e semi razionale dell’anno appena trascorso. Un’analisi lunga, articolata, sobria e istruttiva, grammaticalmente ineccepibile e semanticamente pregna. Ma non li pubblico, non li vedrà nessuno, non mi interessa che siano letti. Tanto chi viene su questo blog qui lo fa con un’idea ben precisa di chi sono io, di cosa pensa di me, di cosa crede che io sia. Nel bene e nel male. Ed era solo un ammasso di spiegazioni, che non devo a nessuno. Quasi nessuno. Poi ne ho riscritti altri, di personali biglietti d’auguri, ma il pericolo di incappare in qualche accusa ai miei lettori più falsi mi rendeva troppo fredda, o mi riscaldava oltremodo, limitando il mio raziocinio. È che questa è ancora una Silvia * sensibile, e ancora le fanno male la cattiveria, il cinismo, l’ipocrisia e la presunzione di essere migliori. Migliori di chi, poi… Buon 2009 quindi, sperando che vi insegni più di quanto non vi abbia insegnato il 2008. O per lo meno, questo è l’augurio che faccio a me. Imparare sempre di più e riempire la mia scatoletta del Pss *. Dal prossimo anno l’obiettivo è farmi rispettare. E sbattermene di voi e dei vostri preconcetti. Il 2007 * mi ha fatto bene, il 2008 è stato la messa in atto del mio cambiamento. Il 2009, se le cose vanno a vanti per stadi graduali, praticamente divento Presidente della Repubblica (Presidente del Consiglio no, troppi cazzi per la testa). E i prossimi auguri di Buon Anno li faccio in teleconferenza a reti unificate.
Per avere delucidazioni e chiarimenti sui temi trattati: Per ridere della mia classica reazione al sonno. Per sapere come si può con poco sorprendermi. Per una definizione di Pss. Per una definizione di 2007. Per una definizione di Silvia mi sa che dovete aspettare ancora un po’. Ma ci stiamo lavorando.
Daniel Powter - Bad Day Where is the moment we needed the most You kick up the leaves and the magic is lost You tell me your blue skies fade to grey You tell me your passion’s gone away And I don’t need no carryin’ on
You stand in the line just to hit a new low You’re faking a smile with the coffee to go You tell me your life’s been way off line You’re falling to pieces everytime And I don’t need no carryin’ on
Because you had a bad day You’re taking one down You sing a sad song just to turn it around You say you don’t know You tell me don’t lie You work at a smile and you go for a ride You had a bad day The camera don’t lie You’re coming back down and you really don’t mind You had a bad day You had a bad day
Well, you need a blue sky holiday The point is they laugh at what you say And I don’t need no carryin’ on
You had a bad day You’re taking one down You sing a sad song just to turn it around You say you don’t know You tell me don’t lie You work at a smile and you go for a ride You had a bad day The camera don’t lie You’re coming back down and you really don’t mind You had a bad day
(Oh.. What a horrible day..)
Sometimes the system goes on the blink And the whole thing turns out wrong You might not make it back and you know That you could be well oh that strong And I’m not wrong (ahhh...)
So where is the passion when you need it the most Oh, you and I You kick up the leaves and the magic is lost
’Cause you had a bad day You’re taking one down You sing a sad song just to turn it around You say you don’t know You tell me don’t lie You work at a smile and you go for a ride You had a bad day You’ve seen what you like And how does it feel for one more time You had a bad day You had a bad day
Conferenza stampa in Comune, durante la quale viene presentato il nuovo calendario ideato dalla Società Iconografica Trevigiana. Il tema di quest’anno porta in luce le lavandaie, storiche e stoiche lavoratrici che, lungo i fiumi e i rii del centro, lavavano i panni e la biancheria. D’estate come d’inverno, con la pioggia e con il sole. Al termine della conferenza stampa la nostra gaudente collaboratrice chiacchiera amabilmente con il presidente della società e riceve un calendario in omaggio.
Silvia: sono davvero foto interessanti, grazie. Presidente: abbiamo fatto anche i calendari piccoli e pieghevoli, da tavolo. Silvia: eh, forse sono più comodi, per essere tenuti in ufficio… Presidente: questo lo volevamo regalare al Sindaco. Silvia: è molto bello, di sicuro lo metterà in gabinetto. Presidente: speriamo no in gabinetto… Silvia: …
Mentre la nostra gaudente collaboratrice emetteva il suono “gabinetto” si rendeva conto che la parola poteva essere fraintesa, ma in quegli stessi attimi la sua lingua stava già articolando fonema per fonema. "Gabinetto" mi è sembrata la parola più lunga del mondo. E da oggi lo è.
E va beh. Buon 2009 e più gabinetti per tutti.
Update: guarda cosa ci regala il Corriere on line. Ho sempre saputo che non era solo una mia impressione.
Update del giorno dopo: le ultime parole di ieri sera sono state "può solo migliorare". Ebbene, oggi è peggio di ieri. Cosa mi aspetta il prossimo anno? Tremo al solo pensiero.