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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

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C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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domenica 23 dicembre 2007 - ore 09:48
Natalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sfigata. Ma che ci fai al computer alle 9 e mezza di domenica mattina? A quest’ora noi personaggioni delle serate mondane siamo appena arrivati a letto dopo la colazione in autogrill. Sfigata. Non hai una vita sociale?
Sì, ce l’ho. Attiva e soddisfacente. Ma ho anche degli orari di sonno, e non posso stare fuori fino alle 5 solo perchè è sabato sera, soprattutto se fa freddo e l’umidità perfora pelle grasso e ossa. E soprattutto perchè si lavora, oggi.
Il magico ippodromo di Treviso rimane aperto per la gioia di grandi e piccini che si accingono a festeggiare il santo Natale scommettendo su ronzini e stalloni che rincorrono una macchina con le ali aperte. Ma non ho voglia di lavarmi i capelli, come era da programma, prima di arrivare al lavoro. Lo farò con calma oggi pomeriggio, per impegnare almeno un’oretta di questa schifosa domenica. Che giorno inutile, la domenica. Non si improvvisano, le domeniche: o hai davvero qualcosa da fare o muori d’inedia.
Odio la domenica. Odio ancora di più la domenica prima di Natale, in cui la gente si affolla in centro per cercare regali che qualcun altro ha già comprato, e che quindi non troverà. Il 23 dicembre è tardi, vecchi miei.
Ammassatevi nei negozi, come pecore nel’ovile, insultando le commesse che non sono sufficientemente numerose per il riversamento dell’intera popolazione nazionale nei centri storici. Soffocate nelle vostre bardature antartiche da passeggiata quando varcate la soglia, spogliatevi di tutti i vostri accessori in lana dentro le profumerie infernali, dove ragazze e ragazzine confezionano pacchetti che avreste fatto con più perizia a casa vostra. Ridete di coloro che girano con enormi scatoloni colorati e ricolmi di fiocchi luminosi, pensando che faranno un’enorme fatica a caricarli in macchina - macchina che dato il traffico avranno parcheggiato oltre i confini provinciali. E poi, dopo aver riso, ricordate che loro, il regalo, ce l’hanno.
Mi è passato il sentimento del Natale purtroppo, non lo trovo più. Hanno vinto i più e mi hanno trascinato nel loro vortice d’ignavia. Niente più Natale, quest’anno. Ha vinto quella massa di odiatori del natale. Quello sciame di novelli Scrooge che di Scrooge non hanno l’originalità nè le motivazioni. Hanno vinto quelli che lo fanno per moda, perchè adesso amare il Natale non va più di moda.
Non basta dire mi piace il Natale, glielo devi motivare. La tua risposta "perchè mi piace" non viene accettata, ma la loro risposta "perchè fa schifo" sembra un assioma incontestabile.
Quindi se quest’anno non arriveranno messaggini di Natale, sappiate che è solo perchè sono coerente con il mio essere coerente. Amavo il Natale e mandavo messaggini carini a chi mi interessava fare gli auguri. Ora che mi hanno costretta con la forza a non amare il Natale, i messaggini io non li mando.
E pregate Iddio che nessuno di quelli che mi ha detto odio il Natale me lo mandi. Scateno il putiferio.

Vado a vestirmi a mille strati per andare a lavorare.
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PERMALINK
venerdì 21 dicembre 2007 - ore 08:46
Amorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non riesco a crederci che sia davvero passato così tanto tempo. Ti ricordi quando tutti dicevano “sembrate due morosi, dovreste mettervi insieme”, e noi ridevamo come matti? Amici come noi... Ci invitavano alle cene di coppie, ci invitavano a uscite di coppie e, mentre gli altri si davano la mano, io e te ci bevevamo sta gran birra, noi, amici.
E poi quando quel giorno ci siamo accorti che l’amicizia era passata in secondo piano, e davanti c’era quella cosa grandissima che era un
Noi maiuscolo.
E a chi pensava che forse eravamo più amici, e a chi pensava che eravamo troppo diversi per incontrarci, io dico: sono tre anni, oggi.
Noi. Che ci chiedevano se eravamo insieme, prima. E adesso che ci vedono così sereni, ma spesso distanti, con impegni e interessi diversi, ci chiedono se siamo ancora insieme, adesso. E si preoccupavano,ma adesso l’hanno capito che noi non siamo una di quelle coppie che vivono in simbiosi. Noi per queste cose siamo meno coppia che meno non si può.
Adesso che ormai, se leggi, è già oggi, te lo dico: ti ho preso un regalo. Lo so che diciamo sempre di non farli, ma a me andava. Te l’ho preso, un pensierino. Il mio regalo per te. Quello per me è già arrivato.
Tre anni sono tanti.
Ci chiamano Sandra e Raimondo. Ma noi siamo Elvis e Marylin. Promesso.
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PERMALINK
martedì 18 dicembre 2007 - ore 13:22
Binarismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Viviamo in un sistema costituito di opposizioni binarie. Cose sì, e cose no. Una società come la nostra, che si esprime nella formula del massimo risultato con il minimo sforzo, è consueto definire i termini in opposizione l’uno con l’altro. Sei forse tu A? Bene, quindi non sei B. Se tu non fossi A saresti necessariamente B: non c’è scampo.
Ho scoperto cosa sono gli Emo da pochi mesi, uscendo dal nido di ovatta in cui la mia generazione mi ha cullata fino all’ingresso nel nuovo millennio. Poi, come quel terrificante bug di cui tutti gli informatici temevano i devastanti effetti, la vita sulla faccia della Terra è cambiata e le nuove generazioni hanno preso il sopravvento. E queste nuove generazioni non trovano di meglio da fare che classificarsi per esclusione, per opposizioni binarie. Ai miei tempi c’erano alcuni punk, gli ultimi metallari, i primi rappers, gli sfigati, le fighe. Ma era tutto molto, molto omogeneo, e ci si rispettava culturalmente ed esteticamente. Ora invece si procede per scompartimenti stagni.
Ero in un supermercato, lo ricordo perché c’era un rilassante profumo di pachouli, il quale stimola le mie capacità intellettive (dovrei ricordarmi di scrivere sempre sotto effetto di qualche essenza esotica). E ricordo quel singolare incontro perché lei era l’unica sedicenne in mezzo a donne in fuga dall’ufficio per comprare il detersivo, o vecchiette che cercano il miglior bagnoschiuma da regalare a Natale, più me e la Emilia. E poi c’era lei, questa ragazzina di nero vestita, con i calzerotti fucsia a righe, una minigonna a balze, alcune ciocche rosse fra i capelli, e un’inquietante scritta a uniposca sulla borsa:
cacciatrice di Emo.

Questa ragazza preferiva definire la sua esistenza non come partecipante, socia, fondatrice o adepta di una di quelle costosissime o alternative sette modaiole, no. Lei si definiva in opposizione agli Emo. Cos’avranno mai fatto questi Emo io non lo so, non ho assolutamente idea di chi siano e di come si distinguano da quelli che ho sempre pensato fossero i
“Dark”, e che sono quelli che ai miei occhi ci si possono avvicinare maggiormente.
La facilità del descrivere con un
“non” forse troppo semplicistico si esaurisce davanti alla contrapposizione di Bene e Male, le cui definizioni sono state oggetto di diatribe etico morali dalla notte dei tempi. Ma semplificando la cosa anche noi, e andando un po’ più a fondo, ci rendiamo conto che ciò che è Male, chiunque sia ad averlo definito Male, per qualcuno è Non Male. E ciò che è Male è Non Bene, perché Bene è il contrario di Male.
Le opposizioni binarie portano secondariamente a stereotipi e luoghi comuni, non prevedendo variazioni tematiche.
Coppie binarie di sconfortante attualità sono ad esempio
Firmato = Simpatico --> Non Firmato = Non Simpatico
Magro = Bello --> Non Magro = Non BelloE potremmo andare avanti all’infinito, questo è il problema. Quanto più facile risulta, a conti fatti, descrivere uno stato d’animo, un sentimento, un colore, una persona, uno stile, ponendolo in contrapposizione ad un termine che sia, se non l’esatto, all’incirca il contrario.
Dunque, o sei un Emo o sei Non Emo; ma per essere Non Emo sembra necessario stare completamente dall’altra parte della barricata, quindi ritirarsi nell’odio della
caccia agli Emo. Non puoi essere indifferente a quel superfluo gregge di teschietti sulle felpe, perché la tua società gestita da minorenni ti chiede di schierarti.
Per questo sono giunta alla conclusione di rientrare nell’opposizione
Giovani – Non Giovani.
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PERMALINK
domenica 16 dicembre 2007 - ore 16:30
Patatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non ho mai capito la predilezione per le patate fritte in quello che agli occhi dell’universo intero è lo scontato confronto con le patate al forno. Posso comprendere quello con le patate lesse, anche se prezzemolate sono eccezionali, ma il confronto con le patate al forno...
Facciamo un esempio. L’altra sera eravamo a cena fuori io e il mio giocondo uomo.
Quando si ordina un secondo piatto, e parliamo in questo caso di un abbondante secondo piatto di carne alla griglia in una trattoria rustica e accogliente, la cameriera generalmente propone una lunga e (se siete fortunati) sfiziosa lista di contorni. A noi quella sera è capitata la lista più ricca e sfiziosa dell’ultimo decennio. La mia scelta è caduta su
broccoli e patate gratinati al forno, Maury ha ordinato
patate al forno e
funghi trifolati (ci trattiamo bene).
Essendo, come ho spesse volte ricordato, un essere umano di sesso femminile, sono curiosa, e mi piace ascoltare le ordinazioni degli altri tavoli. Sì, per farla breve mi faccio i cavoli loro. E quasi sempre non credo alle mie orecchie. Dinnanzi a una lista che pur presentando vegetali cotti e crudi era invitante quanto un carrello di dolci, il popolino sceglie le
patate fritte. Fra tutto, dopo aver ascoltato tutte le opzioni, sceglie le patate fritte. Eh no,
NCS - non ci siamo, diceva il commenda. Le patate fritte saranno anche saporite, ma sono patate fritte. Le trovi in qualsiasi pub, bar, caffè. Le mangi coi panini, non con la grigliata. Non con l’angus. Non con il pollo arrosto.

Ti è data facoltà di mangiare patate al forno, perché scegli quelle fritte?
E ve lo dice una che vive di fritto. Ma le patate al forno hanno tutto un altro gusto, bisogna ammetterlo. Hanno profumo, sfumature, spezie. Le patate fritte sono salate, tutto qui. Buone, buonissime in mancanza d’altro. Ma con una costata, con un filetto, con le costicine pancettate… che fai, prendi fritte?

E poi, in tutta onestà, le patate fritte sono solo dei bastoncini o spicchi di patate da gettare nell’olio bollente, il lavoro finisce lì. Le patate al forno richiedono perizia, attenzione, esperienza. La giusta temperatura del forno, la giusta crosticina d’orata, la giusta cottura, richiedono una maggiore complessità di preparazione e ciò le premia, e premia noi con un gratificante piatto di patate al forno.
Davvero non capisco come una tavolata di 20 persone ordini
patate al forno per 5 e
patate fritte per 15 con la carne alla griglia. Andrà a finire che le patate fritte avanzeranno sul piatto di portata, mentre nessuno potrà gustare appieno le patate al forno perché tutti saranno irrimediabilmente attratti da quel profumo sublime e ne vorranno assaggiare. E nessuno sarà soddisfatto perché, per affrettarsi a recuperare gli ultimi brandelli di patate al forno (che sono state ordinate per cinque), i commensali abbandoneranno temporaneamente le patate fritte, che alla ripresa delle operazioni saranno già quasi fredde, e verranno ovviamente avanzate sul tavolo fino al momento di sparecchiare e portare di sotto i piatti sporchi.
Con grande disapprovazione dell’oste e della tavolata intera, che si riprometterà di ordinare meno patate fritte la volta successiva. Ma come asini ci cascheranno di nuovo. Quanti ne ho visti in quelle condizioni.
Io e Maury nel frattempo ci gustavamo i nostri contorni in serena armonia con l’universo. Anche se il mio uomo non mi ascolta mai quando dovrebbe, e non ha voluto prendere come me i broccoli gratinati con patate. E si è mangiato quasi metà della mia porzione – arrivando a mangiare la sua verdura fredda.
Come faccio a stare dietro a tutti? Ho una vita sociale e privata, io… Mica posso rincorrervi tutti… Non riesco davvero a comprendere. A volte sembra che ci sia rimasta solo io, di normale, su questo folle, folle pianeta. Eh…
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giovedì 13 dicembre 2007 - ore 08:31
Tossismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fino a prova contraria sono una donna, e in quanto donna faccio e sono un sacco di cose: fra le altre, sono curiosa, acida, polemica e cinica. E odio, odio, anzi detesto quelli con la
tosse. Non li sopporto proprio. Tollero molte cose, certa di potermi ritenere personcina di una certa educazione, ma sono intollerante per natura.
Sono rispettosa delle diversità ma intollerante, non è un paradosso né un controsenso. E odio le persone con la tosse. Le persone con la tosse pensano che la tosse passi tossendo, e tossiscono a più non posso. Tossiscono, e riempiono l’aria che io respiro dei loro germi infetti. Con quelle guance gonfie, con le schiene curve. Per non parlare del rumore, quelle emissioni di gas maleodorante oltre che sonoro. La tosse è rumorosa, puzza, è trasmissibile e devasta nel corpo e nello spirito. Io non sopporto le persone con la tosse.
Posso sopportare il colpetto schiarisci voce, posso sopportare anche il colpetto di freddo, sporadico e isolato. Capitano, e come tali vanno tollerati. Ma non sopporto la gente con la tosse, quella vera. E con tosse vera non intendo solo il tossire continuato e prolungato per minuti interi, no. Parlo anche di quella tosse a intermittenza per tutta una giornata di lavoro seduto accanto a me, o di fronte a me mentre chiacchiero. E seduto accanto a me in autobus. Dio solo sa quante volte ho avuto l’istinto di scendere prima della mia fermata per sottrarmi alla tortura di un vecchio con la tosse, e che magari neanche mette la mano davanti. Non sopporto la gente con la tosse, e vengo criticata per questo. Mi dicono, stanno male, che devono fare? Te lo dico io cosa devono fare – allontanarsi, andare in bagno, cambiare stanza, o perlomeno non farlo con la bocca spalancata e gli occhi strabuzzati e la faccia rossa e sanguigna.
Per non parlare di…. Oddio mi sento male al solo pensiero. Quando sono a tavola. E ancora peggio, quelli che tossiscono quando gli va di traverso qualcosa bevendo o mangiando. Lì perdo davvero la pazienza, perché io sono persona buona ed educata, rispettosa e gentile. Ma intollerante, e intollero moltissime cose.
Non tollero chi si lecca le dita per girare il giornale. Non tollero chi lascia la goccia sul rubinetto. Non tollero chi risucchia cibi e bevande. Non tollero chi parla con la bocca piena – ma anche semi piena, che alcuni dicono ma non era del tutto piena, beh non me ne frega un cazzo, non ti tollero. Non tollero la gente che mi prende per fessa, non tollero la gente che vuole farmi passare per fessa. E non tollero quelli con la tosse. Molto più di quelli che tirano su col naso e non conoscono quella salutare e civile abitudine che è soffiare in un fazzoletto, quelli che tossiscono urtano i miei nervi e offendono la mia anima. Sì, l’anima, nel profondo. Mi urtano, mi offendono, mi rendono intollerante.
Quando la tosse viene a me poi divento acida, nevrotica, irosa; cado nello sconforto, mi rinchiudo in me stessa, perché so quanto la tosse sia fastidiosa. E se sono in biblioteca e mi viene un colpo di tosse esco. E il giorno dopo rimango a casa a studiare, lo faccio per rispetto. E allora non capisco perché qualcuno deve vantarsi della sua tosse e dimostrare a tutti quanto i suoi polmoni siano provati da un ingorgo di sostanze organiche imprecisate. Io non lo voglio sapere, non mi interessa, e non ti tollero.
Ti odio, persona con la tosse.
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mercoledì 12 dicembre 2007 - ore 08:26
Librismi (and more)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sto leggendo il libro più bello del mondo e ve lo volevo dire.
L’ho scoperto per merito di un sito che mi sta dissanguando, e che si sta prendendo lentamente tutti i miei ultimi stipendi. Questo sito risponde al nome di
ANOBII. Non approfondisco per non tessere lodi ed elogi che potrebbero sembrare immotivati ai più - ma qualcuno, e io lo so, mi capisce.
Quindi mi sono innamorata di questo libro che sto divorando, e soprattutto delle protagoniste; mi identifico nell’una e nell’altra, a turno, a capitoli alterni. Vivo con loro, vivo nel palazzo, è come se fossi lì. Conosco tutti, e mi danno fastidio, come a loro. E li amo, come loro. E adoro come scrive quella bambina di 12 anni. Che poi lo so che l’autrice ne ha un po’ di più, ma il bello è che io sono convinta che l’abbia scritto quella bambina di 12 anni, e non mi interessa essere smentita.
In conclusione: leggetelo. Sabi, leggilo.

BARBERY MURIEL
ELEGANZA DEL RICCIO (L’)
Editore: E/O
Pubblicazione: 09/2007
Numero di pagine: 321
Prezzo: € 18,00
EAN: 9788876417962
"L’eleganza del riccio", edito in Italia da E/O, grande caso letterario del 2007 in Francia. Il volume ha conosciuto nel paese transalpino 6 ristampe e ha venduto complessivamente 600.000 copie, ha conquistato vari premi e ha già venduto i propri diritti cinematografici. L’autrice, Muriel Barbery, laureata in filosofia , è nata a Casablanca, in Marocco, nel 1969. La storia è ambientata in una splendida Parigi; la cornice è quella di un elegante caseggiato abitato dall’alta borghesia della capitale francese. Dalla finestre del palazzo, la portinaia Renée osserva lo scorrere vacuo di quest’esistenza lussuosa: Renée sembra avere in un certo senso antropoformizzato la propria condizione vitale. E’ "grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente", quasi a confermare i luoghi comuni sui portinai: ma in segreto coltiva una grande cultura da autodidatta, ama "l’arte, la filosofia, la musica e la cultura nipponica". L’altra protagonista del romanzo è la dodicenne Paloma, figlia di un ministro incapace di comprendere i pensieri della ragazzina; Paloma ha una sensibilità spiccata e un’intelligenza brillante. Incompresa e stanca di vivere ha deciso di farla finita il giorno del suo compleanno, il 16 giugno. Fino a quel momento continuerà a fingersi una dodicenne mediocre, senza particolari qualità, simile a tante sue coetanee.
Due personaggi "nascosti" dunque, che al di là della propria esistenza "ufficiale", mantengono una vita segreta e intima. L’occasione per conoscersi sarà rappresentata dall’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese che saprà smascherare l’antico e ben custodito segreto di Renée.
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NB: Colgo l’occasione per ringraziare i camionisti d’Italia che rompono i coglioni alla brava gente che si sposta per lavorare, e non a quelli a cui dovrebbero romperli davvero per ottenere ciò che vogliono. I disagi di questa situazione li subiamo solo noi. I grandi capi hanno le loro fonti alternative. Trovate altri modi per manifestare il vostro disappunto, state dando fastidio solo alla gente che si guadagna da vivere esattamente come voi. Non ho più benzina a casa, come cazzo ci vado a lavorare io secondo voi? Come ci va mia madre al supermercato con questo tempo? Avete rotto i coglioni, e solo a noi. Vi siete solo resi ridicoli e vi state facendo odiare da tutta Italia, invece di attirare simpatie e comprensione. Vergogna.
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domenica 9 dicembre 2007 - ore 13:22
..le feste da Pappa non sono semplici feste..
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ovvero libera interpretazione delle

Vacanze di Natale ’83
Ebbene sì...



...ho scoperto di amare i MoonBootFesta a casa di Pappa, stavolta abbiamo davvero superato noi stessi. Ambientazione straordinaria, perfetta, curata in ogni minimo particolare. Le immagini parlano da sole - anche se ho dovuto sacrificare la maggior parte delle 70 foto che ho scattato. E devo ancora entrare in possesso di quelle della Silvia, della Anna e di Toto.
Intanto, solo per dare una panoramica dell’organizzazione, eccovi casa Pappa in tutto il suo splendore.





I favolosi anni ’80 sulla neve. Abiti, accessori e gingilli obbligatoriamente ovviamente originali, conservati dalle mamme nei bauli e nelle soffitte. Tutto rigorosamente anni ’80, tutto vacanze sulla neve, tutto magnificamente
Vacanze di Natale ’83.



E adesso via di foto!! La prima obbligatoriamente col padrone di casa.

... e poi a seguire.

La migliore: la Vale!! In assoluto la regina incontrastata della serata!!







Ultimo ma non ultimo, il Karaoke. Sia maledetto il Karaoke. Sia benedetto il Karaoke.




E tanti auguri al festeggiato, buon compleanno Ale!!

Ale e il suo divino pail multicolor. Ale con il quale ho duettato una spettacolosa "Vivo per lei" conclusasi con una pioggia di giustificatissimi applausi. Prima che si riducesse a fare l’angelo della neve.


Questa foto qui sopra è bella perchè il ragazzo a destra è Nico, e Nico è così, come sotto. Ma ha detto che negli anni 80 ce li aveva.

Che serata. E Maury mi era a casa con la febbre...
Si sarebbe divertito un sacco...
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venerdì 7 dicembre 2007 - ore 08:15
Natalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sapevo che quest’anno sarebbe successo prima, ma non così tanto prima. Lo sentivo, perché è un sentimento, e in quanto tale si sente. Ma non si prevedono i sentimenti, in genere. Questo è diverso.
In realtà avevo iniziato già a novembre, a
New York City. Era tutto così bello, così bianco e rosso, così d’oro e d’argento, così vischio, così pungitopo, così abeti pini allori corone di pacchetti e pacchettini. Così centrotavola, così candele, così regali. Così Natale.
Da Macy’s la colonna sonora natalizia più straordinaria, più commovente, più da brividi, che io abbia mai sentito, e che non riesco a collezionare - introvabile. E da Brooks Brothers i nastri già pronti su tutte le confezioni, e da Sachs, con le arcate di rami bianchi, e la finta neve. A New York è più Natale che dalle altre parti. È più Natale lì che in tutto il mondo insieme.
Lo sentivo, lì; mi era sembrato come di tornare indietro di qualche mese, quando ci eravamo stati a Capodanno, quando le luci erano ancora tutte su. Quando tutto brillava, come un unico albero di Natale grande come una città. New York, che è sempre bella, nel periodo natalizio è la più bella.
Lo sentono a novembre, il Natale, in quella città matta. Lo sentono tutto, è viscerale, ce l’hanno nel sangue. A novembre ce l’hanno già sotto gli occhi. Anche se è presto, forse troppo presto.
E adesso lo sento anch’io, presto, forse troppo presto. Troppo presto per aprire la cartella
X-mas tra le mie canzoni. Troppo presto per le lacrimucce e il groppone. Troppo presto. Le pubblicità in TV, con quelle musiche tutte uguali, quei bambini tutti uguali. Quanto è stereotipato il Natale, quanto è abusato, quanto è commerciale, industriale. E quanto amo il Natale.
È tutto troppo bello. Quanto amo il Natale.
E poi
Maury è tornato, ed è ancora più Natale, adesso.
Bryan Adams – Christmas Time
We waited all through the year
for the day to appear
when we could be together in harmony
You know the time will come
peace on earth for everyone
and we can live forever in a world where we are free
let it shine for you and me
There’s something about Christmas time
something about Christmas time
that makes you wish it was Christmas everyday
To see the joy in the children’s eyes
the way that the old folks smile
says that Christmas will never go away
We’re all as one tonight
makes no difference if you’re black or white
’cause we can sing together in harmony
I know it’s not too late
the world would be a better place
if we can keep the spirit more
than one day in the year
send a message loud and clear
It’s the time of year when everyone’s together
we’ll celebrate here on Christmas day
when the ones you love are there
you can feel the magic in the air -
you know it’s everywhere
There’s something about Christmas time
something about Christmas time
that makes you wish it was Christmas every day
To see the joy in the children’s eyes
the way that the old folks smile
says that Christmas will never go away
******************************************************
Ecco alcune pics giunte direttamente da NYC. Notare come i miei capelli sono ancora morbidi, fluenti e lunghi. Decisamente lunghi.




Ecco, invece in questa i miei capelli non ci sono. Ma fa ridere.

Il fatto è che voi non c’eravate a vedere Maury che si arrampicava sullo spartitraffico per fare delle foto dall’alto, e ricadeva, e ci è stato almeno 5 minuti a provare e cadere, col camionista che gli rideva dietro...
Beh, si, cose nostre... Era tutto davvero bellissimo.
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mercoledì 5 dicembre 2007 - ore 20:46
Shhhhh.....
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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lunedì 3 dicembre 2007 - ore 13:20
(categoria: " Vita Quotidiana ")
domani a quest’ora prendo la macchina e vado a Tessera
domani pomeriggio torna Maury
mi porta perfino un regalino, il mio amore
scelto da lui, lui da solo
domani a questora vado a prendere il mio amore

se sarò irreperibile mi scuserete
torna Maury
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