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shaula, 32 anni
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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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martedì 20 marzo 2007 - ore 20:44


Mammismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Evviva le mamme, queste incontenibili, dolcissime, esasperanti rompiscatole. Evviva queste docili, sensibili, incredibilmente forti anime fragili. Evviva queste irascibili, curiose, pettegole pie donne di casa e chiesa.

La mia mamma e la mamma della mia mamma



Io con la mamma della mia mamma, che ha gli occhi color cielo e non li ha passati a un solo figlio su 4, figuriamoci se avevo il culo di prenderli io, eh...



Evviva la mia irreprensibile mamma e la mia schizzofrenica nonna. Queste due donne che realizzano un sogno, e dal 21 al 24 aprile vanno a Roma. Con una parrocchia che non ricordo, lancinanti ore di corriera, ma sono sempre 4 favolosi agognati sospirati giorni a Roma.
Ma 4 angoscianti inquietanti paurosi terrificanti giorni per me, che devo fare da mamma, tassista, sveglia, promemoria, colf, cuoca e segretaria ai 3 maschi di casa. Tutti e tre con sacche sportive, abiti da lavoro e/o scuola, che mangiano a pranzo e cena primo secondo contorno e dolce. Mi chiedo come faccia mia madre a farlo tutto l’anno.

Sono contentissima per la mamma e la nonna, andare a Roma è sempre stato il loro più grande desiderio, e si meritano un po’ di riposo e di vedere un po’ di mondo, un po’ di quello che sta fuori da Fontane. Ma mollarmi a casa con quei tre fastidiosi maschi fancazzisti e disordinati potrebbe deteriorare ulteriormente il mio già provato stato psichico e fisico.
Nel senso che se sopravvivo a quel week end di aprile posso andare a fare anche la maratona senza allenamento.
Rischio un esaurimento nervoso. Potrei tenerli in pugno nascondendo i telecomandi di casa e minacciando di farli cenare solo con il mio minestrone ipocalorico - sul quale sono costretta ad aggiungere grana olio e crostini di misura inferiore alla media.
Ma con le quintalate di dolci biscotti e porcherie che si celano in ogni angolo di casa nostra credo sarebbe impossibile tenerli a freno. Se uno non vede gli armadi traboccanti non mi crede. Maury dice che casa mia è il paradiso dei balocchi. Che si sente tipo Homer Simpson quando va nel paese fatto tutto di cioccolato e morde i cani.
Tenere in scacco quei tre disgraziati con lo spauracchio del digiuno, valutando tutto quello che in famiglia riusciamo a collezionare nelle varie dispense, è impresa titanica.





E poi mi chiedono perchè non riesco mai a finire una dieta.
E il resto non si vede, perchè mi vergognavo a fare foto a tutti i ripiani dell’armadio "così quando abbiamo ospiti almeno so cosa offrire, e poi ai tuoi fratelli piace cambiare lo sai che dopo un po’ si stufano... non ti lamentare che tanto li mangi anche tu... ah, quelli li ho presi per Maury, sono quelli che piacevano a lui coi corfleics e l’uvetta, digli se vuole venire qui stasera". [cit.]


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domenica 18 marzo 2007 - ore 11:24


Festismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siccome, come dicevo qualche giorno fa, mi si è laureata la creatura, sabato scorso abbiamo festeggiato con un’abbondante paella (palella per gli amici), mozzarelline e olive ascolane, peperoni ripieni fritti. I quali, infidi e bastardi, mi hanno resa catalizzatore d’attenzione per una involontaria e ben piazzata macchia, che mi è valsa il trono di “prima macchiata della serata”. Questo perché non sono stata l’unica, visto che l’altra mia creatura ha ben pensato di macchiare gente sparsa, e il mio uomo si è violentemente sbrodolato di rosso, ma di nascosto, perché si vergognava a dire che è come me, e forse peggio, e che Dio li fa e poi li accoppia, a volte male.
Insomma, dopo la cena e dopo la rilettura del papiro siamo finiti in discoteca. Sì, io in una discoteca, questa in particolare si chiama Amami. Tralascio l’iniziale imbarazzo, le presentazioni con bancone, luci, camerieri. Buonasera, io sono una discoteca. E io già ti odio, piacere di conoscerti, ma sappi che non sarei mai arrivata da sola, di mia spontanea volontà. Tranquilla, a me non frega niente di te, a te non frega niente di me, l’unica cosa è non boicottarsi a vicenda.
Diceva, ma mi ha inculata, perché è stato subito disastro. Già sono intollerante di mio a posti come quello, i fatti poi non sono stati d’aiuto al favorire la mia pacificazione con le discoteche. Lo scontro fra una indemoniata Dany alla ricerca di un bagno e un avventore con iniziativa d’amor cortese ha provocato una valanga di caipiroska fragola sul MIO cappotto nero. Sul mio, non su quello di lei, né su quello di lui. Il boicottaggio era solo all’inizio.
Gente ammassata per ordinare da bere a un biondo tinto con la ricrescita, ragazze semi nude che ballavano sopra la consolle, ragazze semi nude che ballavano davanti ai bagni, ragazze semi nude in atteggiamenti saffici in qualsiasi angolo del locale, ragazze semi nude punto. Io in confronto sembravo sbarcata da un tour in Alaska. La cosa non è stata poi così drammatica, ne avevo sentito parlare, ma mai le avevo viste dal vivo quelle bagascione ignobili. E succede che se un ragazzo va lì a conoscerle, o si espone in avance, lo mandano via indispettite. Hai messo la merce in vetrina, troia, non puoi adesso nascondere tutto. Va beh.
E poi vogliamo parlare della consumazione obbligatoria di 8 euro ho detto 8 euro? Decisamente eccessivo. Io poi in posti simili prendo birra in bottiglia, per andare sul sicuro, non mi fido più dei pestati nei locali affollati, non li fanno a regola d’arte, e le birre solitamente sono acqua sporca. Ho una mia personale teoria per tutto (eccesso di autostima e di egocentrismo?), e mi fido solo della mia esperienza. E ne vale la pena.
Grazie al cielo il DJ era un nostro amico, e nonostante la musica del cazzo che lui adora suonare (la sua amata house per me era, è e rimane spazzatura) ci è passata bene, con saluti al microfono, congratulazioni alla dottoressa e dediche. In ogni caso, la musica ha continuato a nausearmi, e mi nauseavano anche quegli scalmanati avventori che si dimenavano tarantolati sopra i tavolini, con lo sguardo perso, in estasi suprema, mentre i loro organi interni tamburellavano una melodia di fondo fatta di bassi elettronici e rutti. C’era una donna di una certa età, che ballava con la stessa anca ondeggiante tutte le canzoni, dalla dance al revival, dalle Scissor Sisters a Battisti a Vasco a Corona. E con la stessa faccia cretina, ovvio, me ne stavo dimenticando: gli occhi socchiusi in una visione mistica, o forse per via di qualche pastiglietta.
Ho tentato di avvicinarmi alla conoscenza della fenomenologia da discoteca, ma è una delle discipline più complesse che si possano impartire, o almeno tentare di insegnare, a un giovane moderno. Credo sia come la matematica. Ci sono quelli che ce la fanno alla grande, quelli che non annegano, quelli che sopravvivono discretamente, e quelli che proprio non ci son fatti. E io non ci son fatta. Lavorarci è un altro conto, quello mi viene benissimo, ma da cliente è tutto più difficile.
Parlerò del mio caso perché non mi piace generalizzare senza aver effettuato studi approfonditi. Dico, io mi sento a mio agio in un luogo solo se mi sento a mio agio. Che di per se è una troiata, ma vale la pena ascoltarla. Quando entro in un locale nuovo è questione di pelle. Se trovo qualche elemento casalingo, qualche parete in cui sostare gli occhi per pensare, qualche faccia interessante, allora il locale può rientrare nella mia lista “posti in cui posso entrare”. E all’Amami l’altra sera c’erano 2 miei amici che lavoravano, e conoscevo il DJ. Detto questo, il posto e la clientela media facevano così impressione che non mi sarei potuta sentire a casa neanche con una cucina e un grembiule addosso.
La discoteca funziona per due motivi: basta muoversi, e la gente si muove. E basta gridare, perché quando c’è un pezzo che minimo il 40% della popolazione locale conosce, devono gridare tutti, parole sconclusionate senza senso, ma gridando, con le mani in alto.
E cosa succede in quello schifo? Che ci casco. E ci sono cascata, perché l’hanno messa sul sentimentale. C’era Rewind, e quel particolare pezzo mi ricorda quando lavoravo al Bulli e lo mettevano chiamandomi a gran voce al microfono, e una volta me l’hanno fatto cantare (non è vero, mi sono impossessata del microfono). E poi Urlando Contro Il Cielo, che anche se detesto Liga è una canzone che amo, e che mi porta a una mezza dozzina d’anni fa (cavolo è passato così tanto tempo) quando in macchina di Ale tornando dal Borgo si metteva Liga a manetta, e tutti e 5 a gridarla facendo saltare i finestrini.
E quindi quello che ho detto prima vale meno, perché ho ballato e cantato come gli altri. Ma meno, solo un paio di volte. E con 50 Special dai, perché a quella non posso proprio resistere. Sono una cazzona, eh?


...e adesso fotoooo!!!

La mia creatura laureata




L’altra mia creatura



La Macchia, con la M maiuscola.
[Maury: "Che impressione amore, sembri in allattamento"]



Dopo la macchia - obbligata a togliere il punto di grigio che avevo messo per sdrammatizzare il nero e abbinare i miei stivali nuovi grigi, cavolo!!!



Con Davide, ricordando El Diablo



Mio moroso e il moroso della mia creatura (l’altra) che, vestiti compagni, sullo sfondo giallo dell’osteria stavano che era uno spettacolo



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venerdì 16 marzo 2007 - ore 08:42


Direzionismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Capiamoci. Non è difficile, lo so anch’io. Mi ci vuole un attimo solo, sarà mica complicato. Fiocchetto azzurro, fiocchetto rosso. Ok, va meglio. Alla fine è una cazzata, non ci vuole niente... Qua là. Qui lì. E’ più difficile fare confusione che non farne. Eh. Cosa ci vorrà, eccheccavolo. Niente, ci vorrà, niente.

La mano per mangiare, per scrivere, per depilarmi.



L’altra.



Adesso ci siamo.

Lo dico io, prima che esca e mi rovini definitivamente. Tanto, prima o poi, l’avrebbero saputo tutti. Io lo so dove stanno destra e sinistra, lo so perfettamente, sono nozioni immediatamente apprese nel lungo arco scolastico elementare e medio inferiore. Per non parlare dell’istruzione superiore, e dell’università. E della politica. Destra e Sinistra sono termini di uso non comune che non si possono non conoscere.
Io ho solo difficoltà a dirlo. A pronunciarli. E non sempre, solo quando devo indicare, dare, ricevere informazioni stradali. Sono paroline ambigue, incongrue, pusillanimi, recidive, convesse, caustiche. E a me i termini così non mi piacciono e non mi son mai piaciuti. Non riesco a dire "va a destra", preferisco gesticolare, che del resto mi viene tanto bene e mi rende tanto graziosa e carina... Allungo la mano che corrisponde all’uscita da imboccare, protendo l’indice e accompagno il tutto con un "di là" se è a sinistra e "di qua" se è a destra, e io mi trovo sul sedile del passeggero. La mia definizione spaziale è perfettamente chiara, magari non precisa verbalmente, ma perfettamente chiara.

Io so esattamente che la mano con cui scrivo è la destra (tranne al pc, ovvio, perchè sono brava e le sfrutto parimenti tutte e due). E so esattamente che metto l’orologio sulla sinistra. Lo so, sono anni che lo faccio. Il mio problema è dirlo agli altri, se non si era capito.
Qualcuno mi deride, qualcuno mi compatisce, qualcuno ha paura di me, qualcuno prova pena. Qualcuno mi dice che anche lui ha avuto problemi simili fino a poco tempo fa. All’incirca intorno ai 6 anni d’età.
Ci sto lavorando. Non è semplice un problema così, da risolvere. Ci vuole pazienza, ci vuole.

Inizio a dubitare seriamente delle mie capacità cerebrali.
Oppure sono semplicemente una demente. Che, onestamente, mi pare la soluzione più plausibile.


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lunedì 12 marzo 2007 - ore 19:27


Alicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")










Mi pare ieri che scrivevo di lei, di quanto piccola, dolce, bellissima fosse appena nata. Mi pare ieri che la tenevo in braccio e pesava come un fiore, come un dolce di mele. E adesso è grande, ed è sempre più bella. Anche con il musetto lungo perchè voleva andare a letto. Anche quando mi diceva di no, ma poi mi mettevo il naso rosso e le veniva da ridere, perchè lo sa che lo porto via solo per lei, ormai.
E mi zerbino con lei come non facevo da tempo immemore. Potrebbe dirmi qualsiasi cosa, potrebbe chiedermi di fare il ballo del qua qua in Piazza dei Signori, e io lo farei, solo per ricevere un sorriso. Per lei mi zerbinerei all’infinito.
Guardatela, la mia piccola Alice. L’orgoglio della zia Silvia. Chi resisterebbe a questa meraviglia qui??





PS
Volevo scrivere solo di Alice oggi, di quanto è bella bella bella bella.
Invece mi è appena arrivata questa cosa qua, e non riesco a smettere di ridere. E devo condividerla col mondo intero.

In primo piano Bud.
In secondo piano, dal centro: Pappa, Toto e Maury





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sabato 10 marzo 2007 - ore 12:57


Jumpismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La radio è una cosa straordinaria. Perchè è tutto inaspettato. Capita che ti trovi Cristicchi alle 9 di mattina e vorresti vomitare la cena del giorno precedente, o improvvisamente la Pausini che rovina un altro capolavoro con quel suo tono insulso e asettico e quei gargarismi vocalici arroganti e presuntuosi.
Oppure capita che facendo zapping tra le frequenze ti imbatti in Jump. Ti cambia la giornata! E’ tutto fantastico quando senti Jump per caso alla radio. E balli sul sedile, e guidi come un pazzo, sballonzolando la macchina di qua e di la, invadendo corsie perchè canti con gli occhi chiusi roteando la testa e fingendo di avere i capelloni dei Van Halen, e guidi in una maniera davvero pietosa, quasi fastidiosa, quasi incivile, che avrebbero ragione a fermarti e ammanettarti dopo una violenza carnale sul cruscotto (come disse un mio amico tampo addietro).
Ma non c’è volante (termine ambivalente, mi sento una specie di genio della linguistica essenziale) che tenga, devi ballare. Jump è fatta per scatenare, per caricare, per esaltare. Solo il titolo, jump... e allora jump.
O che ne so, I Want You Back dei Jackson Five. Sopprimere la voglia di ballare e scuotersi dentro e fuori è un reato.

O che ne so, su Radio Birikina chiama Raimondo da Camalò, per esempio, e chiede una canzone dei Guns a caso scegliete voi, e tu incroci le dita e speri che gli mettano quella, quella lì vi prego, quella lì vi prego. E il dj del momento sceglie quella, che pregavi.

Torno indietro al New Jersey, a Jason. Al videogame con le chitarre, quello che devi schiacciare i bottoncini colorati sulla chitarra seguendo il ritmo della canzone sul video che non mi ricordo come si chiama, e io che per la prima volta con quel joypad singolarissimo totalizzo una quantità imbarazzante di punti, e tutti sorridono e dicono che è la fortuna del principiante, ma io ho fatto veramente troppi punti e sono solo invidiosi.
E infatti la volta dopo perdo clamorosamente con una tredicenne dei monti. Ma è una canzone che fa svolare. Te la regalano così, all’improvviso. E’ un regalo dei più belli.


Sweet child o’ mine - Guns’n Roses

She’s got a smile that it seems to me
Reminds me of childhood memories
Where everything
Was as fresh as the bright blue sky
Now and then when I see her face
She takes me away to that special place
And if I’d stare too long
I’d probably break down and cry

Sweet child o’ mine
Sweet love of mine

She’s got eyes of the bluest skies
As if they thought of rain
I hate to look into those eyes
And see an ounce of pain
Her hair reminds me of a warm safe place
Where as a child I’d hide
And pray for the thunder
And the rain
To quietly pass me by

Sweet child o’ mine
Sweet love of mine

Where do we go
Where do we go now
Where do we go
Sweet child o’ mine


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venerdì 9 marzo 2007 - ore 12:33


Creativismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È stato un colpo di fulmine. Forse per quella vaga, eterea somiglianza con Severgnini, che tanta simpatia mi ispira in ogni sua apparizione mediatica e non. Forse per quei capelli arruffati, forse per quel disinteresse totale nell’abbinare il colore delle scarpe a giacca e pantaloni, forse per quel foulard al collo, che fa tanto retrò. Forse per il suo modo semplice di divagare, di non finire gli esempi, quel suo stile confuso nelle spiegazioni, dando per scontato che tutti noi in platea sapessimo qualcosa sulla divisione molecolare del neutrone, o una cosa simile che in ogni caso mi è entrata da un orecchio ed è uscita a velocità luce dall’altro. Forse per quelle digressioni, per il suo gesticolare, per il suo togliere e mettere gli occhiali, per la sua voce chiara e dolce.
Ma è stato colpo di fulmine, e amerò questa donna per sempre. Anche se è una donna di scienza, anche se crede nei numeri e ama la matematica, perché “la matematica è libertà”, anche se parla di microbiologietecnologiche o cose che comunque non potrei comprendere. Anche se siamo antipodi, di donna e di mente, se siamo due persone che mai si incontrerebbero se non ad una conferenza. Ieri la conferenza vedeva lei come protagonista, come ospite e come catalizzatore principale della mia attenzione.. Fra qualche anno verrà lei a quella che terrò io, ci rivedremo e a me scapperà da ridere. E lei mi guarderà pensando “e questa chi cazzo è?”. Ma è amore, e voglio parlare di questo amore. Amore che non è amore comune, perché non ci somigliamo e non ci somiglieremo mai. Ma lei è speciale, e voglio parlarvi di lei.
Ieri sera, a Palazzo Bomben (incredibile ma vero, a Treviso), ho partecipato al secondo incontro di un ciclo sulla creatività, dal titolo "Il lusso di essere creativi". Il primo me l’ero perso per causa di forza maggiore, ma questo dedicato alle Connessioni non potevo assolutamente farmelo scappare. E meno male, non me lo sarei mai perdonato.
Straordinario. Stimolante, accattivante, fresco, semplice. E poi ho conosciuto lei, Silvie Coyaud, questa scheggia impazzita, questo cervello scatenato, questa vivacità quasi alcolica.



Questa donna incredibile, questa giornalista scientifica, questa testa geniale. E l’amerò per sempre. Era lì che parlava della creatività scientifica, e parlava di corvi intelligenti, di balene a margherita, dell’Atene dei macachi. Voglio diventare la sua ombra, voglio amarla in eterno. E voglio assolutamente il libro che ha consigliato, e che le ho chiesto di scrivere per me sul mio moleskine, perché non ero sicura di aver compreso appieno il nome della scrittrice che aveva citato, questa indecifrabile Wislawa Szymborska con le sue Letture Facoltative. Sarà il mio prossimo acquisto, lo amo già.
Ieri era tutto amore.

E poi ho scoperto che quello che sto studiando mi serve!! Che la spicciola teoria che sto assimilando da 5 anni ha un senso! Quello che studio fa veramente parte del mondo reale, non sono solo assurde teorie basate su contrapposizioni binarie! Lo scoprire che i miei studi hanno una qualche relazione con la vita artistica e culturale, lo scoprire che questa attività culturale mi è più vicina di quanto penso, e lo scoprire che riesco a capire di cosa parlano alcuni specialisti del settore senza strabuzzare gli occhi, è stato incredibile, direi emozionante.

Dai, giovedì prossimo si torna, e si parla del design. Non vedo l’ora.


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mercoledì 7 marzo 2007 - ore 20:34


Sanremismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono arrivata alla conclusione che io di Sanremo ho capito tutto. Io Sanremo ce l’ho in pugno, per me non ha più segreti. L’anno prossimo mi lancio in pronostici, grazie al mio naturale intuito musicale (che più volte ho dimostrato possedere e sfruttare egregiamente): dopo le prime due serate io so già quasi di per certo chi vince. Anzi, quest’anno lo sapevo dopo la sola lettura dei testi delle canzoni, perché diciamolo, era scritta. Si sapeva. Era scritta. Ho deciso, punterò una bella sommetta (di soldi che prima però dovrei racimolare, ma andiamo per gradi), e potrò permettermi una qualche sicurezza economica, non dico a vita ma per un lungo periodo. Adoro pensare di essere una veggente, di avere una sfera di cristallo musicale. Inizio a compiacermi di me stessa, l’autostima cresce.

Solitamente succede che la canzone che vince Sanremo a me non piaccia, è un classico, non mi stupisce più. Anche se la sento dopo, e non la conoscevo ai tempi della votazione nazionale, non mi piace. E mi piace solitamente una canzone che si piazza fra i primi tre, solitamente. Vedi Cristicchi e vedi Silvestri, vedi altri casi in altre edizioni – sono recidiva. Silvestri poi è, a mio modesto parere, uno dei grandi contemporanei della musica italiana. Non sbaglia mai un pezzo. Anzi, addirittura riesce a piacermi al primo ascolto, cosa che non è da tutti. Solitamente.
Ma parliamo seriamente di Cristicchi, parliamone dai. Che delusione... Parliamone da atei ovviamente, da incompetenti musicalmente, perché non siamo sicuri di poter dare un giudizio formalmente corretto. Una canzone che ha obbligato il pubblico a votarla, per il tema mai trattato in una manifestazione canora, nuovo e fatalmente polemico, triste, un tema che punta al buonismo e al sentimentalismo. Ma in uno stile giovane, che se non lo voti vuol dire che non hai capito niente della musica moderna, che non è solo per giovani, è per tutti, e se non lo voti sei vecchio, vecchio, vecchio, perché questo è il futuro. E se non lo voti vuol dire che non ti interessi dei problemi della nostra società, che sei insensibile ai drammi dei malati mentali, che vengono torturati in queste stanze microscopiche, che perdono il contatto col mondo, e lui ha sollevato il dolore che provano, ha mostrato al mondo cosa succede nei manicomi, quindi votalo.
Scusatemi, a tratti sono cinica, sono consapevole che qualcuno potrebbe pensarlo. Ma per quanto mi sia simpatico Simone, il Ricciolino nostro, per quanto io sappia della carica creativa che lo spinge a comporre musiche e testi, per quanto lo trovi un promettente giovane autore, scusatemi ma quella canzone è stata sfornata per commuovere, impietosire, vincere. Se non avesse vinto, avrebbe fatto la vittima, probabilmente paragonandosi agli incompresi delle case di cura, che non sono liberi di esprimersi, e sono migliori di molti di noi. Che poi la canzone in se non sarebbe neanche male (anche se, in effetti, evolvere la musica di fondo in un festival della canzone sarebbe stato opportuno), ma quel finale col suicidio… col volo dalla finestra, lui che finalmente libera le sue emozioni e il suo corpo, e vola… lì veramente sfioriamo il patetico, dai. Ed è commozione sparata in faccia, obbligata e indotta - non evocata, ma appositamente posizionata alla fine della canzone, il momento cruciale, il dramma. È il pathos, il momento della lacrima, oddio questo ragazzo ha detto la verità, siamo stati tutti ciechi fino a questo istante. Applausi scroscianti (esiste un altro aggettivo per applausi?) e vittoria in tasca, perché lui lo sapeva, era lì apposta, se non mi fanno vincere io comunque passo per quello buono e loro per i cattivi. Ricordo Annalisa Minetti, e mi vengono i brividi. Terribile, a me ste cose non sono mai piaciute. Ma l’importante è che se ne parli, e se ne parla.
Credo che in fondo la canzone di Cristicchi mi sarebbe anche piaciuta, perché dai non fa così schifo dopo tutto, ma non a Sanremo dai, non portata per vincere. Non portata come un inno forzato al sentimentalismo, questa cosa non mi passa. Quella stessa canzone, ascoltata per radio, promossa come personale manifestazione di dolore, di comprensione, di vicinanza a un uomo che soffre, forse mi sarebbe piaciuta di più. È il contesto di Sanremo che l’ha resa detestabile, patetica, insulsa. Un contesto credibile quanto un santino con la faccia di Giuda. Ma sono idee mie, non voglio convincere nessuno di questo, tanto meno lanciarmi in discussioni, polemiche, digressioni storiche.
Lo so, mi faccio trascinare dai miei preconcetti, quando ho un’antipatia è difficile che quella persona mi stupisca positivamente. Così era per la commovente Minetti ed è per il deludente Cristicchi e per la scialba Hunzicker, per dirne una, che mi sta sul groppone come una cozza mandata giù intera. Mi faccio spesso trascinare, nei miei commenti, da idee che mi sono fatta e che, conoscendomi meglio di quanto sperassi, so non cambierò mai. Oh, io la Hunzicher non la posso vedere, per me non sarà mai una presentatrice. Finché non la smette con quelle facce ipocrite e quei sorrisi falsi non mi piacerà mai. Non l’ho mai potuta vedere. Arrampicatrice. Noiosa. Bah.
Una canzone secondo me splendida (anche se ammetto di non averle sentite proprio tutte) è quella di Daniele Silvestri, arrivata terza quindi dopo il secondo posto di Al Bano, che Dio ci salvi per questa bestemmia, Don Marco prega per noi. CVD, come volevasi dimostrare, la canzone che piace a me non vince. Ma scommetto che avrà successo, lo sento. Silvestri non sbaglia un colpo. E’ geniale. La canto da mattina a sera, la paranza... la paranza... ponza... stronza... na na na na na na...

Non riesco ad essere una popolare in questi casi, e non è per bisogno di sentirmi alternativa o per distinguermi dalla massa. Proprio non ce la faccio a farmi piacere quelle musiche da Festival della Canzone Italiana. La canzone di Cristicchi, quella precisa canzone, era scritto che avrebbe vinto, perché se non la voti sei un insensibile, e la massa pur di dimostrare sensibilità avrebbe votato quella canzone anche cantata da Marylin Manson. Ti costringe a votarla perché se non la voti dai, non hai capito niente, non hai cuore. Io non ce la faccio. Piuttosto voto il toupè di Baudo come nuova rivelazione.

La mia canzone preferita, però, l’ho già scelta. Perché sono una nostalgica, perché ho le mie simpatie, perché ammetto i miei pregiudizi, i miei limiti e le mie limitazioni, innati come per tutti quanti, ma che non rientrano nel sentimento massificato indotto, perché c’è qualcuno che mi piace per principio perché piace a me, e mi interessa che piaccia solo a me. E questo è Paolo Rossi, ed è Rino Gaetano. E siccome amo sia Paolo Rossi che Rino Gaetano, la canzone che per me ha vinto Sanremo quest’anno è la sua. Un omaggio a un uomo che ha fatto la storia della musica, raccontata e cantata da un uomo che non ha bisogno di stupire per stupire. Non so se mi spiego. Va beh. I miei pregiudizi e i miei preconcetti sono innanzitutto miei, e me li godo, e mi crogiuolo come un pollo in umido nella mia salsa di pregiudizi tutti miei. Che mi piacciono un sacco, e mi rendono molto Silvia. In conclusione: Cristicchi speriamo per la prossima, Silvestri sei sempre il migliore, Paolino grazie da parte di tutti gli amici e i fan di Rino. Punto.

Alla prossima non-recensione musicale cercherò di essere più obiettiva. Promesso.


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lunedì 5 marzo 2007 - ore 22:02


Trevisanismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nessuno deve venirmi a dire poi che i trevigiani (o trevisani che siano) non sono ospitali. Ospitali e carinissimi, e simpatici. Anzi, diciamola tutta, splendidi, veramente deliziosi. Persone estremamente squisite. Guide turistiche ed enogastronomiche. Non ci facciamo mancare niente. Gli ospiti vanno trattati con i guanti.
Noi trevigiani DOC ci facciamo in quattro per un ospite che viene da fuori.



Ci facciamo in quattro di rosso. Altro che.

Ma abbiamo un nome da portare avanti. Sia mai che un trevigiano si tira indietro davanti a un aperitivo di rosso a stomaco quasi completamente vuoto. Mai. Questione d’orgoglio.

E voi che non siete ancora venuti a trovarmi a Treviso, voi. Pentitevene amaramente, e pensateci. Non sapete cosa vi perdete. Io sono la regina degli aperitivi trevigiani. O trevisani, che dir si voglia. Non ho più il magico potere dello sconto ovunque, mi son finite le batterie. Ma conosco posticini niente male. Sappiatelo.
O come dice Vulvia. Sapevatelo.

Ma non venite di lunedì che il Bottegon è chiuso, e devo assolutamente farvi assaggiare le polpette. Eh. Se non hai mangiato le polpette del Bottegon non hai mangiato niente. Il mistero del mondo, il segreto della vita, l’origine dell’universo, stanno dentro le polpette del Bottegon.


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sabato 3 marzo 2007 - ore 13:41


Laureismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri a Trieste mi si è laureata questa creatura qua.
Dottoressa in Scienze e Tecniche dell’Interculturalità.



La mia patatina ha finito di studiare!!

GRANDE DANY!!! SEI STATA BRAVISSIMA!!!

E adesso un po’ di photoreportage, in attesa delle foto in cui disgraziatamente si nota la mia presenza. La mia e quella di Silvano, il brufolo vulcano, il mio secondo mento disumano. Arriveranno, domani o dopodomani o il mese prossimo, ma arriveranno... Spero!

PRIMA

La tensione



La stanchezza



DOPO


La spogliazione



La vestizione



L’abbeveramento





La lettura (e notate il disegno, di cui sono molto orgogliosa!)







La sezione: delle sardineeeee!!!!



Queste sono le altre... alcune delle altre. E vanno messe perchè ci siamo noi...

Mi e ti, due amici due amiche forever.



E noi tre. Tre cretine in mezzo a una piazza.



Ci sono talmente tanti ricordi che non so da dove cominciare.



Sempre insieme.



Io, Giada, Anna, Dany, Fede. Dietro Luca e Marco...

Complimenti patatina mia!!!!


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giovedì 1 marzo 2007 - ore 18:59


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi sono una demoiselle d’avignon. Non nel senso di una meretrice amica di Picasso. Non nel senso di capolavoro dell’arte moderna. Non nel senso di un passo fondamentale dell’uomo verso un’evoluzione di sensibilità.
Ma perchè ho due menti. Uno frontale, e uno laterale.



Io un brufulo sul mento che sembra un altro mento non l’avevo ancora visto. Non è semplicemente grande. E’ un’entità a se stante sulla mia faccia.
Giusto oggi. Che domani ho la laurea della Dany, e farò milioni di foto.
E sembrerò un dipinto cubista. Una scultura cubista.
Ho un brufolo cubista.

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